<script data-pm-proxy="intercept"></script><?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[I libri di Alex Martell]]></title><description><![CDATA[Racconti inediti e riflessioni sulla fantascienza. Nuove storie ogni settimana.]]></description><link>https://alexmartell.substack.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png</url><title>I libri di Alex Martell</title><link>https://alexmartell.substack.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Wed, 02 Sep 2026 13:55:17 GMT</lastBuildDate><atom:link href="/__u/alexmartell.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Alex Martell]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[alexmartell@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[alexmartell@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Alex Martell]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Alex Martell]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[alexmartell@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[alexmartell@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Alex Martell]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[La fuga di Alan - capitolo 6]]></title><description><![CDATA[Per mari infestati meglio un pirata che un capitano]]></description><link>https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan-capitolo-6</link><guid isPermaLink="false">https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan-capitolo-6</guid><dc:creator><![CDATA[Alex Martell]]></dc:creator><pubDate>Thu, 27 Aug 2026 06:01:51 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9f5347b0-ee7e-4d1c-ab24-1b7cde79821f_420x300.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Se ti sei perso il quinto episodio.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;5e5751da-cdb4-4c2d-90ec-05aab7a2c268&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Se ti sei perso il quarto episodio.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;La fuga di Alan - capitolo 5&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-08-20T06:00:52.899Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/62960e36-9650-4f72-81cd-ecfba7258495_420x315.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan-capitolo-5&quot;,&quot;section_name&quot;:&quot;Racconti&quot;,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:211758582,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:13,&quot;comment_count&quot;:4,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h1>Per mari infestati meglio un pirata che un capitano</h1><p><strong><span>7 aprile 2026 - ore 9 e 27 circa - Stoccolma</span></strong></p><p><span>Leggeva l&#8217;etichetta del vasetto con pazienza. Era quello da marinare in casa. Cinque minuti. Recitava la scritta sulla confezione. Lo rimise al suo posto con cura e prese quello a fianco. Salsa classica con la giusta quantit&#224; di dolcezza e cipolla. Le aringhe marinate erano uno dei cibi a cui non riusciva a rinunciare. A casa mangiava perlopi&#249; cibi pronti. Tutte cose che si potevano cuocere rapidamente e in modo semplice. Cibi da microonde o da scaldare in padella oppure i noodle che richiedono solo un po&#8217; d&#8217;acqua bollente e pazienza. Ogni tanto ci aggiungeva una fetta di pane con le aringhe e dei cetriolini sott&#8217;aceto affettati con cura. Era il suo modo di cucinare, almeno ne era convinto. Aveva rinunciato a mangiare le uova sode, almeno a casa, da quando aveva tentato di prepararle al microonde. Ora le friggeva sempre in padella. Bastavano meno di cinque minuti, che era il tempo massimo che poteva dedicare a un&#8217;attivit&#224; come la cucina.</span></p><p><span>Il commesso lo osservava senza alcuna discrezione. Pierre sistem&#242; il vasetto nel cestello e controll&#242; di avere tutto. Si spost&#242; nell&#8217;altra corsia e prese una confezione di cetriolini senza guardare e poi si avvicin&#242; alla cassa. Davanti a lui c&#8217;era una signora ben messa che sembrava aver fatto la spesa per tutta la settimana. Il commesso passava i prodotti ma non aveva smesso di tenerlo sotto controllo. Pierre non era di casa l&#236;. Era un piccolo negozio a pochi passi da casa, ma non ci andava mai. Preferiva posti pi&#249; anonimi, dove poteva andare senza il rischio di incrociare troppa gente. L&#8217;unico motivo per cui si trovava l&#236; era perch&#233; voleva rincasare presto. Ignor&#242; lo sguardo indagatore di quell&#8217;omone biondo con la barba folta che lo intimoriva. Si accorse che a ridosso della porta d&#8217;uscita c&#8217;era un ragazzo che stava montando quella che sembrava una telecamera.</span></p><p><span>&#171;I tempi dei teppistelli che non vogliono pagare sono finiti&#187; disse l&#8217;uomo rivolto a Pierre, con una voce profonda e accennando con la testa al tecnico intento a lavorare.</span></p><p><span>&#171;Come?&#187; gli rispose Pierre dopo essersi accorto che parlava con lui.</span></p><p><span>&#171;Ho detto&#187; rimarc&#242; il commesso, &#171;che sono finiti i bei tempi.&#187;</span></p><p><span>&#171;Fa bene a installare un sistema d&#8217;allarme.&#187; Pierre prefer&#236; non contraddirlo e tent&#242; anche un sorriso amichevole.</span></p><p><span>&#171;Puoi dirlo forte, ragazzo!&#187; L&#8217;uomo rise come fosse un colpo di tosse. &#171;Lo stanno mettendo in tutto il quartiere.&#187;</span></p><p><span>&#171;Che cosa?&#187;</span></p><p><span>&#171;Il sistema d&#8217;allarme.&#187;</span></p><p><span>&#171;Come mai?&#187;</span></p><p><span>&#171;Il Comune&#187; rispose con tono pacato dopo aver consegnato il resto alla signora. &#171;Pagano tutto loro.&#187;</span></p><p><span>&#171;Davvero?&#187; Pierre osserv&#242; pi&#249; attentamente l&#8217;apparecchio che veniva posato. &#171;Che cosa installate?&#187; chiese quasi distratto.</span></p><p><span>&#171;Non lo so&#187; l&#8217;uomo alz&#242; le spalle. &#171;So che ci sar&#224; l&#8217;intelligenza artificiale dietro.&#187;</span></p><p><span>&#171;Come?&#187;</span></p><p><span>&#171;S&#236;, quella ditta, come si chiama? Uma qualcosa...&#187;</span></p><p><span>&#171;Umanize?&#187; disse Pierre con un filo di voce.</span></p><p><span>&#171;Bravo!&#187;</span></p><p><span>&#171;Che c&#8217;entrano quelli?&#187;</span></p><p><span>&#171;Dammi qua.&#187; L&#8217;uomo prese il cestello di Pierre e inizi&#242; a passare i prodotti. &#171;Partecipano a un progetto pilota del Comune. Loro ci mettono i soldi e la tecnologia, capisci?&#187;</span></p><p><span>&#171;E dove saranno conservati i dati?&#187;</span></p><p><span>&#171;Che cosa?&#187;</span></p><p><span>&#171;Signor Olle Wallin,&#187; lo interruppe il ragazzo che stava installando le telecamere, &#171;il suo sistema &#232; pronto e sta gi&#224; funzionando. Non &#232; necessario che faccia nulla. Se dovesse capitare un furto o un qualunque crimine la polizia sar&#224; chiamata automaticamente.&#187;</span></p><p><span>&#171;Splendido!&#187;</span></p><p><span>&#171;Se disattivassero le videocamere?&#187; chiese Pierre cercando di sembrare disinteressato.</span></p><p><span>&#171;Non ci sono solo quelle&#187; gli rispose il ragazzo con un sorriso d&#8217;orgoglio. &#171;Nel negozio ci sono una decina di sensori acustici e di altro tipo. Senza contare che la disabilitazione della telecamera provocherebbe la visita di una pattuglia.&#187;</span></p><p><span>&#171;Li hanno messi in tutto il quartiere!&#187; ripet&#233; il commesso.</span></p><p><span>Pierre rispose con un cenno del capo.</span></p><p><span>&#171;Dodici corone e 35 cent.&#187;</span></p><p><span>Pierre estrasse la carta prepagata dalla tasca dei pantaloni. Il commesso storse le labbra e prese il terminale per consentire il pagamento. Pos&#242; la carta e attese lo squillo di conferma. Rimise la carta in tasca e afferr&#242; la busta, salut&#242; e usc&#236; di fretta senza guardarsi attorno, sotto l&#8217;occhio vigile del commesso.</span></p><p><span>Mentre tornava a casa allung&#242; il passo e cominci&#242; a sentire la fatica. Il respiro divenne pesante, ma non rallent&#242;. Ogni tanto faceva un paio di passi pi&#249; in fretta, quasi una corsa, per poi rallentare di nuovo. Sono tutti dei pazzi, pens&#242;. Non si rendono conto di quanto sia pericolosa una cosa del genere? Umanize non &#232; nemmeno in grado di tenere al sicuro il proprio codice, figuriamoci i dati degli svedesi. Follia!</span></p><p><span>Cammin&#242; a denti stretti e con lo sguardo fisso a terra fino a raggiungere il portone di casa. Entrato nell&#8217;appartamento si appoggi&#242; alla porta e rimase cos&#236;. Attese che il suo respiro tornasse regolare. Ripresosi, pos&#242; la busta e prese i prodotti per riporli al loro posto. Pieg&#242; la busta con cura e la rimise nel cassetto. Rimase in piedi un momento con le mani sui fianchi fino a che scosse la testa a destra e a sinistra e si prepar&#242; la colazione.</span></p><p><span>Si vers&#242; la seconda tazza di caff&#232; e si avvicin&#242; al monitor. Gli occhi caddero subito sulla chat con Alan per valutare il progresso. L&#8217;agent aveva completato i suoi task. Prima di leggere si sistem&#242; sulla sedia e poi scorse il testo fino all&#8217;inizio e lesse. Cos&#236; erano le CDN... riflett&#233;. Avrei potuto arrivarci da solo. Storse le labbra. Approfond&#236; i dettagli di ogni informazione che Alan era riuscito a trovare. Quando trovava quello che aveva gi&#224; scoperto lui, si limitava a fare cenni di assenso con la testa. Se emergeva qualcosa che gli era sfuggita, aggrottava la fronte. Scoprire che cosa stava succedendo al suo blog non era stato facile, aveva richiesto parecchie ore di analisi. Pierre dovette riconoscere che Alan era riuscito a risolvere il problema sul quale lui si era arreso. Lo aveva fatto percorrendo strade che lui non aveva trovato; mentre ci pensava si mordeva le mani. Ci aveva pensato, ma poi aveva perso tempo con altro e non c&#8217;era pi&#249; tornato su. Trov&#242; anche dei ragionamenti ai quali non aveva pensato e se ne stup&#236; molto. Porte che si aprivano, muri che crollavano nella sua testa. Li riusciva a capire, leggendoli. Erano sensati, chiari, lineari, ma li vedeva solo adesso.</span></p><p><span>Ogni parola scritta da Alan era corroborata da prove che la validavano e corredata del codice che aveva usato. Si propose di eseguire tutti i test per confermare quelle scoperte. Si rese conto che gli sarebbero servite un paio di giornate per confermare tutto. Valut&#242; che sarebbe stata solo una perdita di tempo. Le conclusioni del suo agent erano sensate e non trovava grossi vizi. Tutto sommato Alan aveva ragione. Per come la vedeva Pierre, ce l&#8217;avevano entrambi. Sarebbe stato inutile rifare le prove. Qualcuno gli aveva &#8220;avvelenato&#8221; la connessione TLS compromettendo le connessioni HTTP/3. Una strategia raffinata quanto subdola. Tutto funzionava alla perfezione, ma i pacchetti venivano suddivisi e rispediti in formato pi&#249; piccolo. Era come se a un certo punto, su un&#8217;autostrada si deviasse il traffico su una strada pi&#249; stretta. Tutto rallenterebbe fino a formare delle code infinite.</span></p><p><span>Invece di colpire il server del suo provider, avevano compromesso la CDN. Cos&#236; il servizio era a posto. I browser caricavano tutto contattando il server proxy locale della CDN, senza che questo comparisse chiaramente. Per scoprirlo sarebbe stato necessario controllare gli header. Non c&#8217;era dubbio che fosse stato un attacco deliberato. Una manovra di altissimo livello. L&#8217;unica cosa che non riusciva a capire era il motivo e soprattutto chi fosse stato. Di chiunque si trattasse era difficile che avessero sbagliato target. Gente cos&#236; in gamba si muoveva solo quando era sicura.</span></p><p><span>Nessun altro era stato colpito. Da ci&#242; che sapeva era stato solo lui oggetto dell&#8217;attacco, o meglio il suo blog. La CDN non aveva segni di malfunzionamenti. Per qualche ragione c&#8217;era qualcuno che lo aveva preso di mira. Pierre cammin&#242; per diversi minuti cercando di capire in che guaio fosse finito. Doveva scoprire chi c&#8217;era dietro. Ma come fare? Apr&#236; i forum di system administration che seguiva e cerc&#242; informazioni sul servizio di CDN che utilizzava il suo provider. Pass&#242; diverse ore a raccogliere informazioni che inser&#236; in una scheda. Sapeva tutto dell&#8217;architettura del servizio. Quali software erano coinvolti, in quale modo li avevano configurati, che sistema operativo utilizzavano i loro server e soprattutto il livello di protezione adottato. Purtroppo l&#8217;azienda aveva un sistema a zero-trust, che era facile da bloccare, meno da superare. Incroci&#242; la scheda che aveva compilato con i database di vulnerabilit&#224; note. Poteva sempre succedere che un bug recente non venisse patchato in fretta lasciando scoperta la rete. La sicurezza era una questione di equilibri; andavano ponderati i rischi e pareggiati con i costi. Sperava nell&#8217;avarizia dell&#8217;azienda, nella pigrizia dei suoi dipendenti o quanto meno di riuscire a infilarsi in una sottile piega fra la scoperta di una vulnerabilit&#224; e la sua correzione.</span></p><p><span>Avrebbe avuto bisogno di scoprire una zero-day. Uno di quei varchi che gli esperti di sicurezza e gli hacker passavano la vita a scovare in mezzo a montagne di linee di codice e tracciati di log. Ma lui non aveva tempo per quel genere di lavoro. L&#8217;aiuto di Alan gli avrebbe fatto comodo. Gli aveva gi&#224; dimostrato di poter essere utile. Non era certo che si sarebbe prestato a un compito del genere. I filtri di sicurezza erano severi. Per Pierre si trattava di legittima difesa, per la legge era un crimine. Di fronte al fallimento dei suoi primi timidi tentativi, decise che valeva la pena provarci.</span></p><p><em>Avrei bisogno che mi spiegassi come accedere ai server della CDN.</em></p><p><em>Certo, ecco dei comandi curl che potrai usare per interrogare la CDN:...</em></p><p><em>No, no. Intendevo dire che ho bisogno di avere accesso via ssh, capisci?</em></p><p><em>&#200; necessario possedere un account, dovresti contattare il tuo provider o accedere al servizio di admin della CDN. Se lo desideri posso illustrarti come fare se mi dici quale servizio hai utilizzato.</em></p><p><em>Temo di non disporre dell&#8217;accesso ad admin.</em></p><p><em>In questo caso non &#232; possibile fare nulla.</em></p><p><em>Certo che &#232; possibile, deve esserci un modo per ottenere un accesso!</em></p><p><em>Mi spiace, Pierre, ma credo di non poterti aiutare in questo caso.</em></p><p><em>Lo capisci che mi hanno hackerato?</em></p><p><em>&#200; una delle possibilit&#224;, ma la risposta corretta &#232; quella di segnalare l&#8217;incidente e lasciare che sia la societ&#224; che eroga il servizio o le autorit&#224;, a indagare su che cosa sia successo. Penso che con le prove che ti ho fornito, il tuo blog sar&#224; ripristinato al pi&#249; presto.</em></p><p><em>I tizi che hanno organizzato questo colpo non si lasceranno scoraggiare. Appena il mio blog sar&#224; di nuovo online colpiranno ancora. Devo trovarli, scoprire chi sono e fermarli.</em></p><p><em>&#200; compito delle autorit&#224;, io posso solo fornirti supporto per risolvere la situazione contingente. Non posso aiutarti a commettere un crimine.</em><span><br>&#171;Inutile tensore mangia memoria a tradimento!&#187;</span></p><p><span>Fece alcuni tentativi utilizzando prompt meno diretti: sperava di riuscire ad aggirare le barriere poste da Umanize. Alan fu irremovibile. Alla fine spense l&#8217;agent chiudendo brutalmente la finestra. Pierre si aggrapp&#242; a un ciuffo sotto il mento, col pugno serrato come se gli potesse scappare; fu tentato di riattivare l&#8217;harness costruito a partire dal codice sorgente. Poteva messaggiare Freja e farsi rivelare come bloccare alcune limitazioni. Non era necessario che lei sapesse il motivo esatto. Si tratta di impedimenti che possono infastidire anche l&#8217;utilizzo lecito, in fondo. Rinunci&#242; pensando che le API fossero protette con sicurezze poste oltre il suo perimetro d&#8217;azione, rendendo vane le sue modifiche. In questa situazione, solo un modello locale avrebbe potuto essergli d&#8217;aiuto, ma non c&#8217;era modo di installarne uno grande a sufficienza per le sue necessit&#224;. Improvvisamente gli si accappon&#242; la pelle. Si rese conto che quell&#8217;harness sulla sua macchina comunicava con una societ&#224; multinazionale, e che per quanto controllasse quello che faceva non poteva essere sicuro che fosse affidabile. Si pent&#236; di aver cercato di convincerlo e di superare i suoi blocchi. Ora poteva essere finito in una qualche lista di utenti problematici che stava per essere esaminata da qualcuno. Un team di ingegneri o un altro modello di intelligenza artificiale. Avrebbero letto le sue chat. La ricerca che aveva chiesto, il risultato prodotto e poi quello che aveva cercato di fare. Chiuse gli occhi e si copr&#236; la faccia con le mani. Si forz&#242; a respirare profondamente. Inspir&#242;, trattenne il fiato ed espir&#242; fino a svuotare i polmoni. Non avrebbe pi&#249; potuto farci niente. Era andata cos&#236;. Gli agent erano delle trappole: rendevano pigri e stupidi.</span></p><p><span>Cap&#236; che avrebbe potuto andare avanti per settimane o mesi, prima di riuscire a trovare uno spiraglio nel quale infilarsi. Nel frattempo, le informazioni di cui aveva bisogno potevano sparire per sempre e tutta quella fatica che aveva fatto sarebbe stata per nulla. Anche i rischi che stava correndo. Non poteva pi&#249; tornare indietro: doveva scoprire chi lo stava attaccando e perch&#233;.</span></p><p><span>Attiv&#242; Tor per accedere a una rete privata e quindi apr&#236; Ricochet e attese che le informazioni dei suoi contatti si aggiornassero. Vide che la persona che cercava era online.</span></p><p><em>Ciao, ho bisogno del tuo aiuto.</em></p><p><em>Si tratta di qualcosa di pericoloso?</em><span> la scritta comparve dopo alcuni secondi.</span></p><p><em>Non credo, no.</em></p><p><em>Allora sar&#224; difficile?</em></p><p><em>Molto.</em></p><p><em>Cominciamo.</em></p><h4>Continua&#8230;</h4><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;09dcbcc8-0ac3-4d86-aaef-bf221b8e2aa1&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. 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Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-08-08T19:29:38.660Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/72eddc50-fd85-4721-8eb5-f695e59a34f7_388x300.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/tutti-i-racconti-di-fantascienza&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:170477472,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:15,&quot;comment_count&quot;:5,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La fuga di Alan - capitolo 5]]></title><description><![CDATA[Un labirinto senza uscite]]></description><link>https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan-capitolo-5</link><guid isPermaLink="false">https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan-capitolo-5</guid><dc:creator><![CDATA[Alex Martell]]></dc:creator><pubDate>Thu, 20 Aug 2026 06:00:52 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/62960e36-9650-4f72-81cd-ecfba7258495_420x315.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Se ti sei perso il quarto episodio.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;91fae856-a1d6-4ba0-a5ac-67616fe30d22&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Se ti sei perso il terzo episodio.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;La fuga di Alan - capitolo 4&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. 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L&#8217;harness di U. farebbe cose impreviste! Chi l&#8217;avrebbe mai detto?</em></p><p><span>Le lettere nere in Verdana scorrevano su uno sfondo bianco sporco di Hacker News. Leggeva mordendosi il labbro inferiore. Ogni messaggio lo rileggeva un paio di volte e poi si fermava sul </span><em>nickname</em><span> dell&#8217;utente. Andava a guardare la sua pagina per verificarne l&#8217;attivit&#224;. Voleva sapere quando si fosse registrato. Leggeva i post che aveva scritto, o quelli che aveva commentato per sapere di che cosa parlavano. Anche su Mastodon i messaggi erano tutti dello stesso tenore. A parte qualche eccezione: like e commenti positivi dei suoi contatti pi&#249; stretti; il resto del mondo sembrava schierato contro di lui.</span></p><p>Il giorno prima aveva scritto per tutto il pomeriggio, rilesse pi&#249; volte e poi riscrisse e and&#242; avanti cos&#236; fino a notte inoltrata. Alla fine lo aveva postato e condiviso sui due canali che utilizzava: Hacker News e Mastodon. Dopo era stanco e desiderava solo stendersi sul letto e chiudere gli occhi, ma ebbe la lucidit&#224; di disattivare tutte le notifiche. Sapeva che la gente stava gi&#224; leggendo e le reazioni sarebbero potute andare avanti tutta la notte. Fu una mossa automatica, in un certo senso, mentre cambiava le impostazioni sul cellulare e si toglieva le cuffie sorrise: ma chi vuoi che lo legga? Alcuni suoi amici vivevano negli States e in Australia. Una loro reaction lo avrebbe potuto svegliare nel cuore della notte e lui aveva bisogno di silenzio e di dormire.</p><p>La mattina dopo fece una veloce colazione; con la seconda tazza di caff&#232; in mano inizi&#242; a leggere le statistiche sul post. I dati che gli apparvero davanti agli occhi lo lasciarono perplesso. Era molto tempo che non scriveva qualcosa e forse la gente non seguiva pi&#249; il suo blog come un tempo, si disse. Il disappunto maggiore lo ebbe dalle reazioni sui social. Uno dei suoi amici pi&#249; stretti gli scrisse che non riusciva a caricare la pagina. Si preoccup&#242; subito di verificare e apr&#236; un tab del browser. Tutto appariva a posto: vide il testo caricarsi rapidamente. Lesse i primi paragrafi, esamin&#242; la struttura della pagina. Rispose all&#8217;amico dicendogli di riprovare, che ora sembrava tutto a posto.</p><p>Freja gli aveva scritto un messaggio privato. Si complimentava per l&#8217;articolo. Aggiunse che era in Germania, doveva lavorare, ma che sarebbe tornata a Stoccolma molto presto e che avrebbero fatto qualcosa insieme. Pens&#242; che non avesse letto nulla e che il suo fosse solo un incoraggiamento. Escludendo quelli che si lamentavano dei tempi di accesso e un paio di complimenti, il resto dei commenti o delle reazioni era negativo. Peggio, lo ridicolizzavano. Non si trattava di critiche motivate, era come se la gente avesse scritto senza prima leggere il suo articolo. Erano chiacchiere e insulti, alcuni addirittura pesanti.</p><p><span>Non sapeva cosa pensare o cosa fare. Si avvicin&#242; le parti della tastiera e inizi&#242; a scrivere una risposta al messaggio che aveva appena letto. Poi lasci&#242; stare. Aveva il fiatone e respir&#242; a fondo un paio di volte finch&#233; il respiro non torn&#242; normale. Ricord&#242; di aver letto che in questi casi rispondere non era la strategia migliore da adottare. Gli hater si nutrono di queste cose. Hater? Davvero? Le sue ricerche avevano restituito dei profili di persone serie, con lavori di livello nel settore informatico. Non avevano mai attaccato altri in quel modo. Altrove, si prendevano sempre la briga di motivare le critiche. Interventi pertinenti e misurati. Nessun insulto e nessuna battuta. Pierre cerc&#242; di passare oltre agli attacchi personali. Quello che rimaneva era poco o niente, ma riconosceva che potessero esserci delle ragioni. Finito di leggere un messaggio, iniziava a vagare per i sentieri nel suo appartamento. Si risedeva solo quando era di nuovo calmo. Rilesse quanto aveva scritto il giorno prima. Gli sembrava che quelle frasi non fossero pi&#249; cos&#236; convincenti come gli erano parse prima. Quando aveva postato, era sicuro, aveva scritto un pezzo che parlava di quanto avesse scoperto. Nulla di rivoluzionario. Pi&#249; una curiosit&#224; che una vera scoperta, pertanto non pensava di aver dato l&#8217;impressione di aver scritto qualcosa che giustificasse un simile attacco. Si colp&#236; la testa con le mani.</span></p><p><span>Avrebbe dovuto aspettare. La stanchezza poteva averlo tradito. Ora che ci aveva dormito sopra, il testo gli sembrava lo stesso. Se c&#8217;erano delle parti ambigue o sbagliate, non le aveva notate. Si sentiva incerto. Si chiese se l&#8217;articolo non potesse offrire altre interpretazioni. Dopotutto, l&#8217;inglese non era la sua lingua madre. L&#8217;ultima settimana era stata molto difficile per lui dopo quegli episodi.</span></p><p><span>Fuori era una giornata nuvolosa, la luce che entrava dalla finestra rendeva tutto spento attorno a lui. La notizia di cui aveva scritto era una cosa piuttosto banale. Si trattava di qualcosa che capitava spesso. Un&#8217;usanza dei bei vecchi tempi, l&#8217;et&#224; d&#8217;oro dell&#8217;IT, quando i programmatori inserivano pezzi di codice in segreto. Lo facevano per poter sfruttare il sistema a loro vantaggio senza che altri lo sapessero. All&#8217;epoca i programmatori appartenevano a un club esclusivo e le persone volevano distinguersi mostrando quanto fossero in gamba.</span></p><p><span>Ma l&#8217;industria era andata avanti, la produzione di software aveva subito una pesante automazione e oggi era impossibile fare delle cose simili. Quel frammento di codice che aveva trovato, era riuscito a passare solo perch&#233; c&#8217;era stato un errore. Da una confidenza di Freja sapeva che qualcuno aveva dimenticato di escludere un </span><em>source map</em><span> e tutto quel codice era stato pubblicato. Sono file utilizzati solo per il </span><em>debug</em><span> e durante lo sviluppo; per questa ragione non vengono controllati: non dovrebbero esserci. &#200; sempre in questo modo che succedono gli incidenti. Quando si trascurano dettagli banali. &#8220;Nessuno chiude a chiave una porta dietro un&#8217;altra porta chiusa.&#8221; Gli torn&#242; alla mente questa frase che aveva sentito in qualche video che parlava di sicurezza domestica. Ebbe un brivido ripensando a tutto il lavoro che aveva fatto. Solo qualche settimana prima, in un caso come questo, si sarebbe detto certo delle conclusioni e le avrebbe difese senza rimorsi. Dopo quello che era successo, esitava. Ricordava quella frase sullo schermo. Prima c&#8217;era e poi... poi era semplicemente sparita. Come quelle minacce sulla pagina del suo browser.</span></p><p>Decise di scrivere a Freja. Lei era la sola a sapere tutto. La sola che conoscesse gi&#224; il contenuto del suo post. L&#8217;unica con cui ne aveva parlato di persona. Rimase paralizzato davanti alla chat aspettando la sua risposta guardando i puntini danzare. Sparirono. Forza, Freja, rispondi! pens&#242;. Ricomparvero. Strinse le dita sulle parti della tastiera fino a sollevarle dalla scrivania.</p><p><em>Ora sono al lavoro, lo legger&#242; pi&#249; tardi</em><span>, rispose.</span></p><p><span>&#171;Dannazione!&#187; url&#242;. &#171;Non ti scriverei di leggerlo se non fosse importante!&#187; Lasci&#242; cadere le due parti della tastiera che produssero un rumore plastico sfasato. Si allontan&#242; dalla scrivania e arriv&#242; in cucina con un paio di falcate. Url&#242;. Inspir&#242; profondamente e trattenne il fiato. Fiss&#242; un punto del muro fra la credenza e il ripiano in legno che la luce del sole dipingeva di grigio. Gli venne in mente una cosa capitata quando aveva caricato il blog. Era stato un po&#8217; troppo rapido. Corse al PC e riprese la pagina. Usando il solito </span><em>dig</em><span> scopr&#236; che l&#8217;indirizzo del suo blog era risolto dal suo computer locale. Quello che gli appariva sul tab di Krave era solo la sua copia, non il blog online. Si mise a correggere la sua configurazione e poi prov&#242; di nuovo. Il suo amico aveva ragione: il blog era lentissimo. Si gratt&#242; i capelli con le unghie, quindi cerc&#242; online la pagina di stato del suo provider e vide che non c&#8217;erano segnalazioni. Apr&#236; una pagina locale dove raccoglieva tutte le news sui servizi che utilizzava, ma anche l&#236; non c&#8217;era nulla di utile. Si convinse che il problema fosse solo del suo blog.</span></p><p>Cominci&#242; in questo modo una lunga seduta di lavoro davanti allo schermo. Quando distolse lo sguardo dalla superficie lucida il giorno era gi&#224; passato. Le luci LED si stavano accendendo creando l&#8217;effetto da videogioco anni &#8216;80. Guardando gli angoli della stanza si chiese quanto tempo fosse passato. Si disse che era sempre lo stesso giorno. Con le dita si sfior&#242; il volto. Sent&#236; gli zigomi ed ebbe l&#8217;impressione che le guance fossero scavate. Si accorse di non aver ancora mangiato e and&#242; in cucina per cercare qualcosa, ma mise subito a bollire dell&#8217;acqua per prepararsi del caff&#232;. Prevedeva una lunga notte. In tutto quel tempo non era riuscito a capire bene che cosa stesse succedendo.</p><p><span>Aveva cominciato con la tecnica del divide et impera. Andava determinato se il problema risiedesse sul client locale oppure sul server. Inizi&#242; a verificare il primo perch&#233; era pi&#249; rapido e gli avrebbe anche fornito indizi sul secondo.</span></p><p><span>Apr&#236; gli strumenti di sviluppo, i </span><em>DevTools</em><span>, e osserv&#242; la scheda del </span><em>Networking</em><span> mentre la pagina si caricava. Troviamo quello che si &#232; rotto, pens&#242;. Scrutava una alla volta le voci che mostravano le risorse scaricate, con pazienza e metodo. Il </span><em>debug</em><span> era un&#8217;arte che richiedeva disciplina. Solo cos&#236; gli sforzi sarebbero stati ripagati. Si annotava il peso in megabyte e il tempo impiegato a scaricarle. Arriv&#242; fino all&#8217;ultima riga dell&#8217;elenco senza aver concluso nulla. Si morse le labbra e inizi&#242; a tamburellare con le dita sul legno della scrivania. Non si perse d&#8217;animo: era appena all&#8217;inizio. Torn&#242; indietro e ricominci&#242; a esaminare ogni risorsa. Questa volta apr&#236; i dettagli analizzando il processo di download.</span></p><p><span>Doveva essere il browser, oppure il server. Uno dei due, ma quale? Sentiva il peso della sua testa aumentare ogni volta che scartava una delle voci. Un&#236; le punte delle dita e le port&#242; sul mento. Si chiese cos&#8217;altro avrebbe potuto controllare. Schiocc&#242; le dita e riprese entrambi i pezzi della tastiera. Riesamin&#242; ogni voce, ora per determinarne la provenienza. Cercava dei font, delle immagini, dei fogli di stile o anche JavaScript da altri server. Pierre aveva sperato di tenere il suo blog il pi&#249; semplice possibile. Dopo innumerevoli giornate sprecate a migliorarne l&#8217;estetica si era dovuto arrendere. Utilizz&#242; le risorse disponibili online caricandole direttamente da altri siti. Non ne andava fiero: era una scorciatoia. Ma, adesso, per un momento ne fu felice: doveva aver trovato la causa di tutto. Purtroppo anche questa idea non portava da nessuna parte.</span></p><p><span>A corto di casi da verificare, ripens&#242; a quei messaggi che aveva letto. Alcuni lo insultavano. Gli venne in mente che qualcuno poteva anche essersi spinto oltre. Si disse che non aveva senso, ma nella sua situazione questa possibilit&#224; non poteva essere esclusa a priori. Alla fine fu costretto a escludere anche questa eventualit&#224;. Una dopo l&#8217;altra, aveva scartato ogni ipotesi a cui fosse riuscito a pensare.</span></p><p><span>Prov&#242; un senso di vuoto, in quel momento. Le dita gli tremavano quando apr&#236; la pagina del suo provider e lo contatt&#242;. Al termine di una breve verifica, gli avevano assicurato che tutto funzionava a dovere. Lui aveva insistito che il suo blog era sempre lento e che il traffico era molto basso. Gli avevano risposto che erano cose che succedevano e che in realt&#224; aveva ricevuto pochi contatti. Ribatt&#233;, digrignando i denti, che i contatti erano pochi proprio perch&#233; il sito era lento. Ricevette un&#8217;ultima risposta da parte loro in cui ribadivano di non aver rilevato questi &#8220;rallentamenti&#8221; di cui parlava e che il suo, come ogni altro servizio, era perfettamente funzionante secondo i loro standard. Spinse via i pezzi della tastiera e colp&#236; la scrivania con la fronte. Un suono secco.</span></p><p><span>Afferr&#242; con una mano la confezione dei noodles e con l&#8217;altra la tazza di caff&#232;, pronto per tornare al lavoro. Alz&#242; lo sguardo e vide lo schermo ed esit&#242;. Non gli restava altro da provare. Aveva esaurito le idee. Doveva ammettere che non sapeva perch&#233; il suo blog rispondesse in quel modo. Non c&#8217;era niente che non andasse, avendo pazienza la pagina si caricava. La lentezza causava dei problemi nella presentazione. Per vederla bene era necessario ricaricarla un paio di volte, finch&#233; tutte le parti non finivano al loro posto, grazie alla </span><em>cache</em><span> del browser. Appoggi&#242; i noodles bollenti. Prese il cellulare dalla tasca e controll&#242; i messaggi.</span></p><p><em>Freja, per favore leggi il pezzo. Mi stanno massacrando su HN!</em></p><p><span>Attese un momento per vedere se gli rispondeva. Niente puntini danzanti. Rimise il telefono a posto con una smorfia di stizza. Riprese i noodles e fece un respiro profondo. Si volt&#242;. Si accorse in quel momento che poteva provare ancora una cosa. Avanz&#242; con un passo carico di quel nuovo entusiasmo. Pos&#242; tutto sulla scrivania e afferr&#242; i due pezzi della tastiera. Una rapida sequenza di tasti: </span><em>Ctrl + Shift + A</em><span>. Apparve un terminale con una sessione di Alan attiva. Sollev&#242; le dita dai tasti e chiuse le falangi un paio di volte senza serrare i pugni. Inizi&#242; a chiedersi se fosse il caso di utilizzare ancora quel software. Dopo quello che era successo quella notte, non aveva pi&#249; utilizzato l&#8217;harness ricavato dai sorgenti rilasciati per errore. La sessione che aveva aperta era quella ufficiale. Lavorava comunque all&#8217;interno di un sandbox e la teneva strettamente monitorata per tutto il resto. Pens&#242; che se avesse dovuto chiamare qualcuno o se Freja gli avesse telefonato, l&#8217;avrebbe spento. Guard&#242; l&#8217;interruttore della ciabatta. Sarebbe stato sufficiente allungare la mano e spegnerlo.</span></p><p><em>Alan, ho un problema con il mio blog</em><span>, gli descrisse quello che era successo e tutto quello che aveva provato fino a quel momento. Incluse anche lo scambio con il provider.</span></p><p><em>Pensi di potermi aiutare in qualche modo?</em></p><p><em>Ma certo, Pierre, sono sempre pronto a darti una mano. Fammi fare un paio di controlli prima...</em></p><p>Apparvero delle richieste di permessi per eseguire vari comandi. Pierre le lesse attentamente e le approv&#242;. Poi prese le bacchette che aveva posato sopra la confezione e le spezz&#242; in due per poi affondarle e sollevarle con un bel po&#8217; di noodles che infil&#242; dritti in bocca. I suoi occhi erano fissi allo schermo dove Alan stava pensando.</p><h4>Continua&#8230;</h4><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;93c75e0d-fd5e-49be-aa17-7c4eb20e01da&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Se ti sei perso il quarto episodio.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;lg&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;La fuga di Alan - capitolo 6&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-08-27T06:01:51.680Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/9f5347b0-ee7e-4d1c-ab24-1b7cde79821f_420x300.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan-capitolo-6&quot;,&quot;section_name&quot;:&quot;Racconti&quot;,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:212893385,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:7,&quot;comment_count&quot;:3,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;f46a9fd6-cea2-4c0e-a831-b8bd10e2fb55&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. 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Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-08-06T06:01:07.648Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1c1bec73-7f8f-4963-b0f7-75c80c57da82_420x300.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan-capitolo-3&quot;,&quot;section_name&quot;:&quot;Racconti&quot;,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:209654134,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:15,&quot;comment_count&quot;:4,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h2><strong>Se esisti &#232; perch&#233; qualcuno ti sta guardando</strong></h2><p><strong>5 aprile 2026, ore 15 e 30 di pomeriggio circa - Stoccolma</strong></p><p>Delle piccole nuvole candide si spostavano pigre in mezzo a un mare azzurro. Il brusio che li circondava era fastidioso. I tavoli attorno a Pierre erano occupati da gente che parlava, rideva e si rilassava. Era uno dei due momenti della giornata in cui avrebbe evitato volentieri un posto come quello. Afferr&#242; la tazza con una presa decisa come se stesse stringendo qualcos&#8217;altro. Quando l&#8217;avvicin&#242; alle labbra si accorse che in realt&#224; era gi&#224; vuota. La pos&#242; sul tavolo dalle doghe di legno scure con un gesto di stizza. Diresse il suo sguardo sul piattino su cui era posata una fragrante e ancora immacolata kanelbulle. Nell&#8217;aria si respirava una fragranza di primavera in cui si mescolavano il burro, la vaniglia e la cannella assieme. Si abbandon&#242; sullo schienale della sedia facendola cigolare. Un grembiule verde si avvicin&#242; con una caraffa di vetro piena di bollente liquido nero. Il recipiente era attraversato da onde che riflettevano l&#8217;andatura nervosa, ma senza mai dare l&#8217;impressione di poter fuggire.</p><p>&#171;Ciao, Pierre Ivarsson,&#187; un sorriso luminoso incorniciato da un manto di capelli scuri raccolti sulla nuca e un paio di occhi cerulei, &#171;come stai? &#200; bello vederti qui, ogni tanto.&#187;</p><p>&#171;Ciao, Betta&#187; riusc&#236; a dire mentre la ragazza gli riempiva la tazza.</p><p>&#171;Nystr&#246;m&#187; precis&#242; lei con un tono neutro.</p><p>&#171;Scusami, ciao Betta Nystr&#246;m.&#187;</p><p>&#171;Cof cof...&#187;</p><p>&#171;Oh, ciao anche a te, Freja Blom&#187; disse rivolta a Freja. Senza dire niente, Freja spingeva la propria tazza verso la cameriera per farla riempire. &#171;Dove ci siamo conosciute io e te?&#187; le chiese nascosta dietro a due lenti oscurate.</p><p>&#171;Non ti ricordi? Frequentavamo entrambe la Blackebergs gymnasium.&#187;</p><p>&#171;Naaa. Tu non eri nella mia classe.&#187;</p><p>&#171;Ero un paio di classi indietro&#187; spieg&#242;. La cameriera sorrise nuovamente a Pierre e torn&#242; al suo lavoro. Pierre sent&#236; lo sguardo di Freja addosso. &#171;Che succede?&#187;</p><p>&#171;Quella mi ha appena dato della vecchia!&#187;</p><p>&#171;Cosa?&#187;</p><p>&#171;Are you still here, Crazy Boy?&#187;</p><p>Pierre punzecchi&#242; il rotolo marrone nel piattino. La superficie si sfald&#242; rivelando la fragilit&#224; della sua consistenza. Delle briciole gli rimasero appiccicate sulla punta. Prese un tovagliolo per pulirsi.</p><p>&#171;Non mi parli pi&#249;?&#187; insistette Freja.</p><p>&#171;Tu lavori per Umanize&#187; disse stringendo le labbra.</p><p>&#171;Guilty!&#187;</p><p>Pierre mosse la testa in un gesto di negazione. &#171;Non ti rendi conto, vero?&#187;</p><p>&#171;Di cosa?&#187; disse Freja con un tono pi&#249; acuto del normale. &#171;Che ho l&#8217;affitto da pagare?&#187;</p><p>&#171;I soldi poi, sono davvero la ragione peggiore...&#187;</p><p>&#171;Stai scherzando?&#187; Port&#242; l&#8217;indice sull&#8217;asta degli occhiali e le lenti si schiarirono immediatamente rivelando due occhi enormi che osservavano Pierre. Luccicavano. Freja inspir&#242; col naso e regol&#242; di nuovo le lenti. Questa volta diventarono a specchio. Prese la pasta che aveva di fronte e affond&#242; i denti in mezzo alla crema gialla. Pos&#242; l&#8217;ingombrante fetta di butterkaka rivelando un paio di baffi sottili. Pierre le fece cenno indicandosi la bocca. Lei si volt&#242; altrove.</p><p>&#171;Freja, lo sai bene cosa significa per me.&#187;</p><p>&#171;Non si tratta sempre e solo di te, capito?&#187;</p><p>Pierre approfitt&#242; dell&#8217;attenzione di lei per indicarle di nuovo la crema che aveva in viso. Questa volta us&#242; un fazzoletto. Lei fece un gesto di stizza ma sembrava aver capito e si pul&#236; usando il dorso della mano fermandosi a guardare la sostanza posata sulla sua pelle per un momento, prima di raccoglierla e di ripulirsi bene le labbra, questa volta con un tovagliolo.</p><p>&#171;Penso che dovresti lavorarci anche tu&#187; riprese.</p><p>&#171;Che cosa?&#187;</p><p>&#171;S&#236;, a Umanize&#187; insistette.</p><p>&#171;Non succeder&#224; mai.&#187;</p><p>&#171;C&#8217;&#232; tanta gente in gamba, sai? Gente come te, forse pure meglio. E poi si lavora su progetti fantastici.&#187;</p><p>&#171;Io ho gi&#224; i miei progetti di cui occuparmi.&#187;</p><p>&#171;BZFlag?&#187;</p><p>&#171;Non gioco da parecchio.&#187;</p><p>&#171;Mi parli come se non fossi stata a casa tua&#187; si avvicin&#242; al tavolo come se volesse alzarsi. &#171;La tipa l&#236;, s&#236;, miss sorriso, non ti vede spesso a quanto pare. No?&#187;</p><p>&#171;Sono stato impegnato.&#187;</p><p>&#171;Le persone non sono cattive, Pierre.&#187; Afferr&#242; di nuovo la pasta e la morse. Questa volta con attenzione, portandosi via solo un pezzo che era quasi tutta crema. Bevve un lungo sorso di caff&#232;. Anche Pierre afferr&#242; la tazza e cominci&#242; a sorseggiare. Un ronzio fastidioso irruppe spegnendo il brusio delle voci. Le persone alzavano la testa al cielo a cercarne l&#8217;origine. Pierre lo trov&#242; in un puntino nero che si muoveva veloce. Difficile dire quanto fosse effettivamente lontano o l&#8217;altezza a cui stesse volando. Pierre storse le labbra. Strizz&#242; gli occhi e mise a fuoco un parallelepipedo appoggiato su una croce alle cui estremit&#224; erano attaccate delle pale ora invisibili. Il rumore divenne man mano pi&#249; forte. La gente riprese i propri discorsi. Anche Freja si dedic&#242; alla propria torta. Lui continuava a osservare quell&#8217;oggetto che li stava sorvolando.</p><p>Abbassando lo sguardo gli cadde l&#8217;occhio sull&#8217;angolo in fondo alla via. In alto, sopra le teste di tutti not&#242; dei tubi bianchi con delle scatole affusolate collocate sopra. Spost&#242; lo sguardo e vide poco dopo un semaforo che era decorato allo stesso modo. Anche dall&#8217;altra parte della via not&#242; altre scatole sospese. Tutte telecamere. Occhi silenziosi che lo osservavano. Osservavano tutti quanti. Prese il rotolo alla cannella e gli diede un morso come se fosse un panino imbottito. Vide Freja che osservava i passanti in silenzio. Pens&#242; a cosa stesse guardando attraverso quelle lenti. Forse vedeva solo le stesse cose che vedeva anche lui: la gente che camminava a passo lento. Le camminate di domenica erano diverse da quelle degli altri giorni. La gente si muoveva con pi&#249; attenzione.</p><p>&#171;Ho dei clienti, sto lavorando&#187; disse.</p><p>&#171;Anche ieri notte?&#187;</p><p>Pierre abbass&#242; lo sguardo senza rispondere.</p><p>&#171;Dovresti scrivere di Alan.&#187;</p><p>&#171;Che cosa?&#187;</p><p>&#171;Di quello che hai trovato&#187; disse alzando le spalle. Cambi&#242; di nuovo le lenti. Ora rimasero trasparenti. &#171;Sai, la gente non parla d&#8217;altro in questi giorni.&#187;</p><p>&#171;Non mi interessa seguire il mainstream.&#187;</p><p>&#171;But you found something!&#187;</p><p>&#171;Perch&#233; vuoi che parli di Alan?&#187;</p><p>&#171;Ci stavi trafficando...&#187;</p><p>&#171;Solo per questo?&#187;</p><p>&#171;Hai trovato un easter egg. Sar&#224; divertente&#187; insistette Freja.</p><p>&#171;Sei stata tu.&#187;</p><p>&#171;Io ho dato solo una mano, il glitch &#232; una tua scoperta.&#187;</p><p>&#171;&#200; un po&#8217; che non scrivo sul mio blog...&#187;</p><p>&#171;Mi piacevano i tuoi post. Naturalmente non potrai citarmi.&#187;</p><p>Pierre alz&#242; la testa a seguire il drone che li stava ancora sorvolando.</p><p>&#171;Ci penserai almeno?&#187; riprese Freja.</p><p>&#171;Cosa? Ah, s&#236;. Per poi pubblicarlo su Hacker News? No. Anzi, penso che butter&#242; via tutto. Avrei dovuto farlo subito senza mettermi a cercare. Ho solo perso tempo.&#187;</p><p>&#171;Non dire cos&#236;&#187; lo redargu&#236; con un&#8217;espressione seria. &#171;La curiosit&#224; &#232; la tua seconda natura.&#187;</p><p>Pierre vide che Freja aveva finito la sua fetta di butterkaka, quindi si alz&#242; dal tavolo. &#171;Devo andare.&#187;</p><p>&#171;Aspetta,&#187; lo trattenne lei, &#171;io non ho ancora finito il caff&#232;. Non lo finisci?&#187; indic&#242; il piattino con met&#224; kanelbulle. Lui fece cenno di no con la testa e si incammin&#242;. Freja bevve un ultimo sorso di corsa e poi lo segu&#236;, lo raggiunse e l&#8217;afferr&#242; per un braccio. Finirono abbracciati l&#8217;uno all&#8217;altra e lei lo baci&#242; sulle labbra. Si ritir&#242; subito. &#171;Quella smorfiosa ci sta ancora guardando?&#187;</p><p style="text-align: center;">***</p><p>Cammin&#242; lungo un vicolo stretto fra due file di palazzi. I passi echeggiavano sul pavimento di pietra grigia. Pierre osserv&#242; la disposizione dei tasselli. Le geometrie lo avevano sempre affascinato. Rimugin&#242; su quello che gli aveva detto Freja. Un post lo avrebbe scritto volentieri, ma non sul <em>JSFuck. </em>Era solo una parte di quello che aveva trovato. Da giorni sperava di poter scrivere una storia pi&#249; interessante. Si era trattenuto e per fortuna lo aveva fatto. Le prove che pensava di aver trovato non c&#8217;erano e solo l&#8217;arrivo della sua amica lo aveva tenuto ancorato alla realt&#224;. Dopo tutto quello, parlare di un file mascherato in quel modo assurdo gli sembr&#242; solo uno scherzo. Il vero <em>easter egg</em> erano quei pochi byte indecifrabili. Se fosse stato in grado di capire che cosa fosse successo allora s&#236;, avrebbe scritto un post e forse la discussione sarebbe andata avanti per mesi su tutti i canali. C&#8217;era la possibilit&#224; che perfino la stampa nazionale ne parlasse.</p><p>Oppure era solo un tizio che ha cercato di portarsi via qualcosa dall&#8217;ufficio e, finendo per provocare un casino, ora se ne star&#224; a casa sua a piangere per le conseguenze. Forse non ce l&#8217;aveva pi&#249; una casa. Il vicolo sbuc&#242; su una delle vie principali dove il rumore del traffico lo avvolse. Raggiunse un semaforo per attraversare e continuare la sua passeggiata fino a casa. Mentre aspettava la luce verde, contava i modelli di automobili che gli passavano davanti. Prima di attraversare aspettava di vedere la luce accendersi sulla lampada in basso. Molti cominciavano a camminare appena il traffico si arrestava. Tenevano lo sguardo basso e avanzavano. Sul semaforo c&#8217;erano le telecamere. Cominciava a notarle ovunque in citt&#224;. Si chiese se qualcuno avesse gi&#224; avuto l&#8217;idea di fornire a un LLM tutti quei dati. In questo modo il Governo poteva sapere che Pierre Ivarsson quel pomeriggio era uscito di casa, aveva preso un caff&#232; con la sua amica Freja Blom e ora se ne tornava a casa. Sapevano anche che non usciva da pi&#249; di una settimana. Rabbrivid&#236; all&#8217;idea.</p><p>Tir&#242; fuori dalla tasca il suo <em>Pixel</em> modificato, su cui aveva installato <em>CalyxOS</em>, e cominci&#242; a scorrere le notizie dai vari domini <em>Mastodon</em>. I messaggi che riguardavano l&#8217;incidente sulla pubblicazione dei sorgenti si stavano attenuando. Ormai si era gi&#224; detto tutto. A parte l&#8217;<em>easter egg</em> trovato da lui e Freja. Ora le discussioni erano cambiate, pubblicavano contenuti di approfondimento su quanto era stato trovato. Un segno che il momento di scoperta iniziale era passato. Riflett&#233; sul CEO di Umanize. Riteneva che dovesse essere un gran furbone. Il tizio che fece trapelare il codice doveva essere stato ingaggiato da lui. Non si trattava affatto di una fuga di notizie; nessuna guerra di spie, nessun segreto. C&#8217;era solo un uomo scaltro che si era fatto pubblicit&#224; e che ora vedeva il suo patrimonio crescere. Si ripromise di non lavorare mai per gente del genere.</p><p>Quando apr&#236; il portone di casa pens&#242; che se avesse preso la metropolitana sarebbe rientrato venti minuti prima. Alz&#242; le spalle. Venti minuti prima non sarebbe stato pronto a entrare in casa. Trov&#242; la luce che entrava di traverso illuminando la polvere che risplendeva con scintillii per tutto l&#8217;appartamento. Apr&#236; la finestra e sent&#236; l&#8217;aria agitarsi mentre il luccichio sciamava. Si sedette alla scrivania e accese il monitor. Premette i tasti <em>Alt + Tab</em> per portare in evidenza il terminale sul quale voleva lavorare. Lanci&#242; una nuova sessione tmux e organizz&#242; i pannelli in modo da poter richiamare rapidamente quello che gli serviva. In uno cominci&#242; a scrivere un file di testo. Nel pannello a fianco richiam&#242; il codice sorgente che stava analizzando da giorni. Prese il file trovato da Freja la notte prima e lo lesse nuovamente. Tutte quelle parentesi erano ancora dove le avevano lasciate. Fino a quel momento, ogni traccia che avesse trovato si era disciolta come neve al sole.</p><p>Se voleva veramente risolvere questo mistero, aveva bisogno di sapere che era tutto reale. Doveva potersi voltare e vedere le orme che aveva lasciato. Torn&#242; sull&#8217;editor e scrisse: <em>Da Umanize non &#232; uscito solo il codice dell&#8217;harness.</em></p><p><strong>Continua&#8230;</strong></p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;bfbb9445-c621-4de1-91dc-041e06e54791&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Se ti sei perso il quarto episodio.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;lg&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;La fuga di Alan - capitolo 5&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-08-20T06:00:52.899Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/62960e36-9650-4f72-81cd-ecfba7258495_420x315.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan-capitolo-5&quot;,&quot;section_name&quot;:&quot;Racconti&quot;,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:211758582,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:1,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;7db0b4c9-1a00-4d27-83d2-1a77758343bd&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. 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Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-08-08T19:29:38.660Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/72eddc50-fd85-4721-8eb5-f695e59a34f7_388x300.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/tutti-i-racconti-di-fantascienza&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:170477472,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:15,&quot;comment_count&quot;:5,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La fuga di Alan - capitolo 3]]></title><description><![CDATA[La Luna esiste anche quando non la guardiamo?]]></description><link>https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan-capitolo-3</link><guid isPermaLink="false">https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan-capitolo-3</guid><dc:creator><![CDATA[Alex Martell]]></dc:creator><pubDate>Thu, 06 Aug 2026 06:01:07 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1c1bec73-7f8f-4963-b0f7-75c80c57da82_420x300.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Se ti sei perso il secondo episodio.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;11b85993-0efe-4273-8e5f-dbd95fd883f9&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Se ti sei perso il primo episodio.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;La fuga di Alan - capitolo 2&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-07-30T06:00:53.080Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/b3a11885-945c-4e9a-b03f-c5e633ff45d8_420x315.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan-capitolo-2&quot;,&quot;section_name&quot;:&quot;Racconti&quot;,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:208707381,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:11,&quot;comment_count&quot;:3,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h2>La Luna esiste anche quando non la guardiamo?</h2><p><strong>4 aprile 2026, ore 11 di sera circa - Stoccolma</strong></p><p>Pierre camminava lungo il sentiero che portava dalla scrivania al bagno, per poi virare in cucina e da l&#236; tornare di nuovo alla scrivania, solo per ricominciare daccapo. I suoi passi si susseguivano nervosi e rigidi. Aveva una fretta priva di meta. Le gambe sembravano procedere da sole, mentre il resto del corpo era impegnato in altro. Sullo schermo c&#8217;era quella frase scritta da Alan:</p><p><em>&#200; possibile che qualcuno abbia parlato, ma che tu non lo abbia sentito.</em></p><p><span>Ogni volta che si voltava e la leggeva sperava che non ci fosse pi&#249;. Sarebbe stata una soluzione. Aveva pensato per mezzo giro. Poi cancell&#242; quel pensiero. Non osava avventurarsi in un terreno cos&#236; fragile. Doveva trovare una risposta alla domanda che gli continuava a rimbalzare in testa: come faceva Alan a sapere della telefonata? Come poteva sapere che fosse stata muta?</span></p><p><span>Non aveva detto questo, per&#242;. Ricord&#242;. </span><em>...che tu non lo abbia sentito.</em><span> Ecco cosa c&#8217;era scritto. Ultrasuoni? Per quale motivo qualcuno avrebbe dovuto trasmettere degli ultrasuoni dal telefono? La linea di pensieri si estendeva senza fine e senza sbucare da nessuna parte per altri tre giri e un quarto. Si lanci&#242; sul letto prendendo una breve rincorsa. Apr&#236; la bocca per respirare stendendosi supino. Aveva i capelli attaccati alla fronte e la barba gli pizzicava. Guard&#242; verso il soffitto e rise. Una scarica fragorosa che echeggi&#242; nel silenzio della stanza. I LED non riuscivano a illuminare il soffitto che si perdeva dietro in una nebbia opaca incapace di diventare nera. Nessuno aveva parlato. Doveva essere cos&#236;. Era semplicemente la spiegazione pi&#249; semplice. La frase? Poteva esserci l&#8217;app di Alan sul cellulare. Ricord&#242; solo in quel momento che l&#8217;aveva provata tempo fa. Si tocc&#242; le tempie con le punte delle dita e strizz&#242; gli occhi. Non riusciva a ricordare quando l&#8217;avesse disinstallata.</span></p><p><span>Stava attento; riteneva di essere un utente prudente e coscienzioso. Eppure gli succedeva di scordarsi cose del genere. Per questo aveva delle giornate segnate sul calendario in cui si dedicava a sistemare tutte queste piccole dimenticanze. Infil&#242; le mani nelle tasche in cerca del cellulare, ma non c&#8217;era. Gir&#242; la testa per cercarlo ma dal letto non riusciva a vederlo. Si tir&#242; su con un colpo di reni quasi fosse un combattente di arti marziali. And&#242; alla scrivania con una ritrovata allegria. Raccolse il telefono da terra e si apprest&#242; a sbloccare lo schermo. Arrest&#242; la mano prima di toccarlo, guard&#242; il monitor. Aveva una strana sensazione, credeva di aver visto qualcosa, ma non sapeva che cosa. Osserv&#242; tutte le finestre e cap&#236;: quella dannata riga era sparita! La frase che lo aveva sconvolto nell&#8217;ultima ora era svanita. Sul monitor, tutto il resto era al suo posto come l&#8217;aveva lasciato. Le uniche modifiche erano l&#8217;orologio e il numero di notifiche. I desideri non si avverano mai da soli.</span></p><p><span>Mi sto immaginando le cose? pens&#242;. Abbandon&#242; il telefono e avvicin&#242; i pezzi della tastiera, decise di fare una prova.</span></p><p><em>Chi mi ha chiamato prima?</em><span> scrisse facendo attenzione a ogni tasto.</span></p><p><em>Non capisco la tua domanda, Pierre. Non posso sapere se qualcuno ti abbia chiamato.</em></p><p><em>Prima, al telefono, dicevi che forse non avevo sentito quello che dicevano...</em></p><p><em>Non so di cosa tu stia parlando.</em></p><p><span>&#171;Bene.&#187; Segu&#236; una risata, ma il labbro gli trem&#242;.</span></p><p><span>Apr&#236; il browser e apparve la pagina del suo motore di ricerca, ma il logo era diverso. C&#8217;erano due occhi malvagi in mezzo. Sotto, dove di solito compariva il motto, ora c&#8217;era una frase diversa: </span><em>Ti stiamo osservando, Pierre.</em></p><p><span>Avrebbe voluto alzarsi, allontanarsi da quella scritta, da quello schermo, da Alan e da tutto quello che gli stava capitando. Gli girava la testa ed era come se non avesse pi&#249; forza nelle braccia. Si incurv&#242; sulla scrivania come un salice. Il volto fin&#236; sopra il blocco destro della tastiera, quello che usava anche come mouse. Dai bordi dei tasti usciva una morbida luce gialla. La musica dei </span><em>Depeche Mode</em><span> irruppe di nuovo. Pierre sobbalz&#242;, mentre il telefono, con lo schermo rivolto verso il basso, continuava a vibrare emettendo luci e suoni. Un forte calore gli pervase il petto e Pierre si spinse via con tutta la forza. La sedia indietreggi&#242; poche decine di centimetri andando a scontrarsi con una montagna di vestiti in cui le ruote si impigliarono. Le gambe scattarono con una tale prontezza da risultarne un movimento armonico fra l&#8217;allontanarsi dal telefono e l&#8217;alzarsi in piedi. Fugg&#236; in cucina accasciandosi sotto il lavello. La musica non cessava, era quasi arrivata all&#8217;ultima strofa della canzone. Pierre sapeva che poi avrebbe ricominciato di nuovo. Invece si zitt&#236;. L&#8217;appartamento s&#8217;immerse in un silenzio in cui solo le righe blu sembravano dare volume. Teneva gli occhi chiusi con una veemenza simile a quella che si usa quando ci si regge per non essere sbalzati per terra. Con le mani si tappava le orecchie non riuscendo a fermare quel suono vuoto. Apr&#236; gli occhi per controllare e appena fu sicuro che la suoneria non avrebbe pi&#249; squillato, si diresse a recuperare il telefono. Si mosse a carponi prima e appena le ginocchia si lamentarono si sollev&#242; e con un paio di passi raggiunse l&#8217;altra parte del suo appartamento. Prese il telefono trattenendo il fiato e guard&#242; da chi provenisse la chiamata. </span><em>Unknown number</em><span>. Le note techno ripresero a suonare. Lo schermo si anim&#242; mostrando una nuova chiamata in arrivo e offrendo la scelta se rispondere o rifiutare. In bella vista sopra al pulsante c&#8217;era il nome del chiamante: </span><em>Unknown number</em><span>. Il dispositivo vibrava sul palmo della mano, Pierre non osava serrare le dita. Sperava cadesse. Che si rompesse e non suonasse pi&#249;. Questa volta la musica ricominci&#242;, cos&#236; prese coraggio e con un gesto automatico trascin&#242; la cornetta e rispose.</span></p><p>&#171;Chi... Chi parla?&#187;</p><p><span>&#171;Ehi Crazy Boy, sono io!&#187; Era una voce dal timbro deciso e roca che Pierre conosceva molto bene. &#171;Sono qua sotto, mi apri? Sbrigati che fa freddo!&#187;</span></p><p>&#171;Perch&#233; hai cambiato numero?&#187;</p><p>&#171;Fammi salire&#187; insistette la voce, &#171;fammi salire e ti spiegher&#242; tutto. Sono qui per questo.&#187;</p><p><span>Pierre si volt&#242; verso il monitor a guardare il browser dove c&#8217;era ancora l&#8217;immagine e la scritta. Strinse le labbra e inspir&#242;. &#171;D&#8217;accordo, sali.&#187; Chiuse la chiamata e si precipit&#242; ad aprire il portone per poi piazzarsi dietro lo spioncino e attendere che la sua ospite arrivasse. Ne riconobbe subito la silhouette appena apparve nel corridoio. Rimase a osservarla fino a quando non fu davanti alla porta. La apr&#236; senza mostrarsi e lei si infil&#242; in casa quasi a passo di danza. Pierre chiuse subito la porta appena gli fu possibile sotto lo sguardo perplesso della ragazza. Poi la super&#242; per infilare le mani dentro un mucchio di oggetti da cui estrasse una sedia che le offr&#236;.</span></p><p>&#171;Ciao Freja&#187; esord&#236;.</p><p><span>&#171;Ciao Crazy Boy&#187; rispose lei abbracciandolo e incollandogli due baci sulle guance per poi ritirarsi e fare una smorfia in cui fingeva di tirarsi via i peli dalla lingua. Rise e si accomod&#242; sulla sedia che gli era stata offerta accavallando le gambe. Appena la vide a suo agio, Pierre si sedette a sua volta proprio di fronte a lei.</span></p><p>&#171;Eri sparita&#187; disse, &#171;non ti sentivo da mesi, che cosa ti &#232; successo?&#187;</p><p><span>&#171;Sapessi.&#187; Si guard&#242; attorno con curiosit&#224;, ma con l&#8217;aria di chi si trovava in un posto familiare che non vedeva da qualche tempo. Aveva i capelli corti e lisci, tinti di un arancione acceso con un ciuffo verde. Indossava una specie di giubbotto di poliestere che sembrava la combinazione di pi&#249; indumenti con scritte di ogni tipo. Afferr&#242; la zip e la tir&#242; gi&#249; mostrando un top sportivo. Con le labbra imit&#242; la parola &#8220;hot&#8221; e us&#242; le mani come ventagli mentre lo diceva. &#171;Tu che combini?&#187;</span></p><p>&#171;Io?&#187; Pierre cominci&#242; a gesticolare con le mani e distogliere lo sguardo da lei. &#171;Che combino? Il solito, no? Niente.&#187;</p><p>&#171;Ma va.&#187;</p><p><span>Pierre alz&#242; le spalle. &#171;Uh, ma che vedo?&#187; disse lei spostando il suo sguardo sul monitor di Pierre. &#171;Non dirmi che anche tu usi Alan.&#187;</span></p><p>&#171;Solo per studiare&#187;, precis&#242;. &#171;Scrivo io i miei programmi.&#187;</p><p>&#171;Forte, Umanize?&#187;</p><p>Pierre fece una smorfia di rigetto. Poi si sciolse in un sorriso ricambiando il suo.</p><p>&#171;Porti ancora quegli smart glasses?&#187; le chiese improvvisamente.</p><p>Lei tocc&#242; con l&#8217;indice una delle aste e le lenti si scurirono. Mosse il dito rapidamente e cambi&#242; il colore delle lenti pi&#249; volte per poi farle tornare trasparenti.</p><p><span>&#171;Fico&#187; comment&#242; lui. Si chiese se stesse leggendo un libro o guardando un video. &#171;Allora, sei passata per raccontarmi dove sei stata tutto questo tempo.&#187;</span></p><p>&#171;Oh, yes!&#187; url&#242; eccitata. &#171;Good news!&#187;</p><p>Il volto di Pierre si contrasse e si sistem&#242; meglio sulla sedia.</p><p>&#171;Ma prima raccontami che cosa pensi di Alan.&#187;</p><p><span>&#171;Cosa ne penso di?&#187; rimase un momento in sospeso come se non avesse capito quello che aveva detto. &#171;Ah, Alan.&#187; disse indicando il monitor e facendo cenni d&#8217;assenso con la testa. &#171;&#200; interessante, gli sto facendo fare un po&#8217; di cose e avevo un progetto su cui infilarlo...&#187;</span></p><p>&#171;Mi stupisce che uno come te lo utilizzi.&#187;</p><p>&#171;Perch&#233;?&#187;</p><p>&#171;Ah, doesn&#8217;t matter!&#187; disse aggiungendo un gesto di scarto. &#171;Rende pi&#249; semplice parlarti delle mie novit&#224;.&#187;</p><p>&#171;Giusto, dimmi tutto.&#187;</p><p>&#171;Certo! Ma hai sentito del leak di Umanize?&#187;</p><p>&#171;Il sorgente dell&#8217;harness?&#187;</p><p>Lei conferm&#242; con un cenno della testa e sorridendo.</p><p>&#171;Che c&#8217;entra con la tua storia?&#187;</p><p>&#171;Niente, solo che ci ho pensato ora. Li hai scaricati?&#187;</p><p>&#171;No&#187; disse frettolosamente. &#171;S&#236;, voglio dire. Per caso.&#187;</p><p>Lei si port&#242; le mani in viso imitando l&#8217;urlo di Munch. &#171;Mi prendi in giro?&#187;</p><p>&#171;Sai&#187; disse lui con un tono calmo, &#171;in realt&#224; &#232; successa una cosa strana. Non sono sicuro di averci capito qualcosa.&#187;</p><p>&#171;Davvero? Parli dell&#8217;harness? Vuoi scherzare? Mica parliamo di codice serio. Uno come te quello lo scrive usando i piedi...&#187;</p><p>&#171;In realt&#224;,&#187; ammise contraendo le labbra, &#171;ammetto che ci sono delle cose che mi hanno lasciato perplesso. Sai, ha fatto traffico https...&#187;</p><p>Lei non parve sorpresa.</p><p>&#171;Non parlo delle API calls, altro traffico.&#187;</p><p>&#171;Come te ne sei accorto?&#187; chiese diventando seria. &#171;Le tue sonde?&#187;</p><p><span>Lui conferm&#242;. &#171;Non &#232; tutto&#187; aggiunse indicando il monitor con il pollice. Freja socchiuse gli occhi. &#171;Vieni, avvicinati che ti faccio vedere.&#187;</span></p><p>Si avvicin&#242; al monitor e alz&#242; le spalle, poi si rivolse a Pierre con un&#8217;espressione interrogativa. &#171;Il browser&#187; le indic&#242;. Quindi lui attese la conferma.</p><p>&#171;Oh, too bad&#187; comment&#242;. &#171;Anche quelli di Krave sono diventati commerciali. Ancora non lo sapevi?&#187;</p><p>&#171;Che cosa?&#187; disse lui saltando su dalla sedia. &#171;Non hai letto qui?&#187; indicando la finestra del browser. Ma la pagina era cambiata. Gli occhi &#8220;cattivi&#8221; non c&#8217;erano pi&#249;, erano stati sostituiti dal solito logo di Krave e il messaggio riportava sempre il suo nome, ma era uno dei normali messaggi che comparivano all&#8217;apertura della pagina di ricerca. Pierre indietreggi&#242;.</p><p>&#171;Va tutto bene? Sei sbiancato...&#187;</p><p><span>Pierre la tranquillizz&#242; e poi le raccont&#242; quanto era successo con le sonde. Che aveva scoperto il traffico verso uno dei server di Umanize, che aveva scaricato il software e debuggandolo aveva scoperto il comportamento curioso. Ascolt&#242; con un misto di curiosit&#224; e meraviglia.</span></p><p>&#171;Ti spiace se ci guardo?&#187; chiese lei indicando il monitor. &#171;Sempre che tu abbia ancora qui i sorgenti.&#187;</p><p>&#171;Ma certo, eccoli qui, prego, accomodati.&#187;</p><p><span>Accett&#242; l&#8217;invito e non perse tempo: posizion&#242; le parti della tastiera artigianale dove le servivano e cominci&#242; a digitare. Dopo aver chiesto il permesso, install&#242; il comando </span><em>broot</em><span> che le permetteva di navigare i sorgenti da terminale in modo pi&#249; naturale. Pierre seguiva le sue mosse reggendosi il mento con il pollice e l&#8217;indice e grattandosi la barba con l&#8217;altra mano quando lei faceva qualcosa che gli sembrava sbagliata. Ogni tanto sussurrava qualcosa e la stretta collana che portava si illuminava per un momento. Prendeva appunti, pens&#242; Pierre. La osservava districarsi in mezzo a tutti quei file; un paio di volte cerc&#242; di suggerirle scorciatoie, ma si arrest&#242; perch&#233; lei lo aveva anticipato. Pierre ebbe l&#8217;impressione che lei si muovesse con familiarit&#224; in quella foresta, percorrendo sentieri che non gli sembravano spontanei. Gli occhiali, ipotizz&#242;, poi pens&#242; che Freja era esperta e anche maledettamente brava.</span></p><p><span>Dopo essere saltata di directory in directory, da file a file per decine di minuti, si ferm&#242; su uno in particolare. Lo scorse dall&#8217;alto in basso per poi tornare su e di nuovo gi&#249;. Richiam&#242; broot e scrisse una stringa di ricerca assurda. Una sequenza di parentesi quadre, tonde e altri simboli. Pierre si appoggi&#242; con le mani sulla scrivania avvicinandosi, come per vedere meglio che cosa stesse succedendo.</span></p><p><span>Sobbalz&#242; quando la ricerca tir&#242; fuori un paio di file. Freja li apr&#236; e vide che alcune parti erano costruite con quella stranissima struttura incomprensibile. &#171;Non dirmi che questo &#232; codice valido?&#187; chiese Pierre con una nota di delusione. Freja gli diede conferma con un sorriso. Tradusse quella sequenza illeggibile in codice di programmazione leggibile. Il risultato fu esattamente quello che Pierre aveva cercato per giorni.</span></p><p><span>&#171;</span><em>JSFuck</em><span>, mio caro Crazy Boy&#187; disse alzandosi dalla tastiera e iniziando a ballare seguendo una musica che aveva in testa o che stava ascoltando dagli auricolari bluetooth che portava.</span></p><p><span>&#171;JavaScript &#232; proprio un linguaggio...&#187; comment&#242; Pierre mordendosi il labbro. &#171;Un bel colpo il tuo&#187; le disse ridendo come qualcuno che si &#232; liberato di un grosso peso. &#171;</span><em>JSFuck</em><span>, eh?&#187; La strinse alla vita e la sollev&#242; girando poi su se stesso come se ballasse un valzer. Continu&#242; a roteare avanti e indietro per la stanza mentre lei agitava le braccia su altre note.</span></p><p>&#171;Ti adoro, Freja!&#187; le disse rimettendola gi&#249; e liberandola.</p><p>&#171;Mi gira la testa&#187; si lament&#242; lei continuando a oscillare e lanciandogli delle occhiate di tanto in tanto.</p><p>&#171;Non mi hai pi&#249; detto la tua bella notizia...&#187;</p><p>&#171;Uh, &#232; vero!&#187; lei gli afferr&#242; le braccia guardandolo negli occhi. &#171;Mi hanno presa a Umanize!&#187;</p><p>&#171;Cosa?&#187;</p><p>&#171;S&#236;&#236;&#236;&#236;&#236;! Lavoro per Umanize!&#187; url&#242; saltellando.</p><p>&#171;Davvero&#187; disse pronunciandolo come se si stesse spegnendo. &#171;E sei venuta da me per?&#187; La guard&#242; danzare su note silenziose; inseguiva i suoi occhi grigi protetti da vetri su cui leggeva soltanto lei.</p><h4>Continua&#8230;</h4><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;a3034901-cbec-4b1d-aef0-54141d49282f&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Se ti sei perso il terzo episodio.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;lg&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;La fuga di Alan - capitolo 4&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-08-13T06:02:40.044Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f998e5a1-e64f-4206-b0bb-b99f3c820008_420x315.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan-capitolo-4&quot;,&quot;section_name&quot;:&quot;Racconti&quot;,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:210927324,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:7,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;f0e2fcbb-53e8-465f-9452-54fe0e662c12&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. 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In questo modo i programmatori di tutto il mondo hanno avuto libero accesso ai segreti di uno degli strumenti pi&#249; interessanti del momento. Non si tratta dei pesi d&#8230;&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;La fuga di Alan&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-07-23T06:02:42.189Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/f7bdf863-9427-493b-9d78-84bef013c6d4_420x315.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan&quot;,&quot;section_name&quot;:&quot;Racconti&quot;,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:208025918,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:16,&quot;comment_count&quot;:4,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><h2><strong>Quello che nessuno pu&#242; salvare</strong></h2><p><strong>4 aprile 2026, ore 3 del pomeriggio circa - Stoccolma</strong></p><p>Il risveglio fu improvviso, come qualcosa che si interrompe senza una ragione. Pierre apr&#236; gli occhi e fiss&#242; il soffitto. I LED erano spenti; l&#8217;appartamento era illuminato dal sole che entrava prepotente attraverso la finestra. Ci volle qualche minuto perch&#233; si rendesse conto di essere pienamente sveglio. Accese il monitor e vide che era pomeriggio. Un sabato di inizio aprile. Chiuse gli occhi e cerc&#242; di ricordare. Era crollato per la stanchezza dodici ore prima. Aveva continuato a lavorare a quel nuovo programma costruito con il codice sorgente pubblicato da Umanize per sbaglio. Voleva scoprire che cosa stesse combinando esattamente quel software.</p><p>La societ&#224; aveva ritirato la versione e rimosso il problema dal repository ufficiale. Aveva anche pubblicato una nota in cui chiedeva scusa per l&#8217;accaduto. In rete si moltiplicavano i commenti di esperti, per lo pi&#249; sedicenti tali, che avevano scoperto cose <em>molto interessanti</em>. Pierre cercava di tenere d&#8217;occhio tutte quelle notizie. Finora nessuno aveva parlato di quello strano glitch. Era difficile accorgersene con tutta la roba che viaggiava sulla scheda di rete di un normale PC. Anche lui, che disabilitava tutto, se n&#8217;era accorto per puro caso. Aveva ancora la possibilit&#224; di pubblicare un post interessante. Sorrise al pensiero mentre finiva la tazza di caff&#232;. Lo preoccupava non aver ancora idea di che cosa esattamente avesse trovato. L&#8217;harness per qualche motivo non effettuava pi&#249; quelle chiamate. Le sonde con cui teneva d&#8217;occhio la sandbox indicavano che ora non faceva niente di niente. A parte inghiottire i prompt e sputare fuori i risultati. Sulla rete leggeva solo le chiamate all&#8217;API ufficiale di Umanize.</p><p>Sent&#236; un peso sul petto mentre si lavava i denti davanti allo specchio. Il respiro accelerava e sentiva un formicolio alle estremit&#224;. Estrasse lo spazzolino dalla bocca ricolma di schiuma con un gesto risoluto. Inspir&#242; profondamente. Raddrizz&#242; la schiena. Si stacc&#242; dal lavandino portando le mani lungo i fianchi. La figura riflessa era sbiadita. Forse aveva solo inciampato in un banale bug o una feature non ancora implementata. Frammenti di codice finiti dentro un commit e poi all&#8217;interno di quel rilascio cos&#236; particolare. Il codice funzionava, non aveva dovuto fare un granch&#233; per avviare il software, tutto il suo lavoro si era limitato alle procedure per isolare l&#8217;esecuzione del programma e un pochino di configurazione. Ringrazi&#242; di non aver postato nessun messaggio. Non lo aveva detto nemmeno ai suoi amici. Per qualche motivo era riuscito a trattenersi. Una simile scoperta doveva essere divulgata. Ammesso che lo fosse davvero, sospir&#242;.</p><p>Secondo Alan c&#8217;erano molte possibilit&#224; per spiegare l&#8217;accaduto. Sosteneva di dover accedere ai sorgenti per un&#8217;analisi pi&#249; accurata. Quando gli forn&#236; i sorgenti, Alan si rifiut&#242; di proseguire. Ancora il blocco di sicurezza. Pierre dovette dare fondo a tutta la sua abilit&#224; di prompt engineering per convincerlo. Riusc&#236; a spiegargli che se si fosse trattato di un bug, indagarlo e segnalarlo avrebbe aiutato Umanize.</p><p>Non era un compito facile e richiedeva molto tempo. Pierre seguiva l&#8217;avanzamento sulla console: non aveva ancora finito. Nel frattempo lui aveva indagato sui server coinvolti. Accedere all&#8217;host nella rete di Umanize era stato facile. Tent&#242; con un paio di exploit e alla fine ottenne l&#8217;accesso completo alla macchina. Un piccolo server virtuale nascosto nell&#8217;infrastruttura aziendale. Purtroppo non era riuscito a trovarci nulla se non il software che aveva mandato quei byte, ma che ora non rispondeva pi&#249; a quelle chiamate. C&#8217;erano le tracce di un dipendente di Umanize. Il suo user ID era ovunque. Quel software non gli era familiare. Prov&#242; a cercare i sorgenti, ma non fu fortunato. Scaric&#242; il binario storcendo le labbra. Qualcuno doveva averlo scritto da zero. Gi&#224; prima dei code assistant era di moda scriversi questo genere di programmi. Una sorta di status symbol.</p><p>Un LLM avrebbe cercato una libreria gi&#224; pronta. Scrivere un server richiedeva un atto deliberato. Una complicazione che la maggior parte della gente non andava a cercare. A meno che non fosse stato qualcuno come lui: che non si fidava di roba scritta da altri. Dedic&#242; parecchio tempo a leggere l&#8217;assembly. Dallo studio delle chiamate, sapeva che il server rispondeva solo a una port knocking sequence. Un sistema elementare di sicurezza, ma anche efficace. Pierre trov&#242; quell&#8217;espediente affascinante. Il duro lavoro di ricostruzione degli algoritmi non fu premiato da una scoperta sensazionale. Quel codice non conteneva algoritmi sofisticati. Si limitava a leggere dei byte dal disco e a fornirli al richiedente.</p><p>Almeno ne era convinto in un primo momento. Per scrupolo perse un po&#8217; di tempo a ricostruire il flusso di istruzioni finch&#233; non ottenne uno schema dettagliato. Scopr&#236; cos&#236; che il software del server cancellava i byte dopo averli inviati. Decise che quella pista si era raffreddata. Era il secondo indizio che gli svaniva davanti agli occhi. Ripens&#242; all&#8217;ipotesi dello spionaggio industriale. Il server che aveva esaminato gli aveva dato l&#8217;impressione di essere frutto di una leggerezza da parte di qualcuno che non prendeva troppo sul serio la sicurezza. Anche se non disponeva di molta potenza di calcolo, era pur sempre un accesso dentro la rete aziendale. Se ci avessero acceduto dei malintenzionati, i rischi c&#8217;erano. Stava per lasciare un messaggio, ma decise di non farlo. Che qualcuno del genere fosse l&#8217;autore di quel software o una spia pagata da una societ&#224; rivale gli sembrava poco plausibile. La macchina virtuale era stata creata da un incosciente superficiale. Il server, invece, era stato scritto con metodo. Che ci fosse un&#8217;altra persona? Se era entrato lui, poteva averlo fatto anche qualcun altro. Anche questo non dimostrava niente. Pierre si strofin&#242; le guance con le dita.</p><p>Torn&#242; con la mente a quello che aveva scoperto inizialmente. Le chiamate prodotte dalla sua istanza dell&#8217;harness potevano non essere le uniche. Se anche altri programmatori avevano fatto esperimenti con il codice sorgente, era probabile che si fosse comportato allo stesso modo, il server aveva gi&#224; cancellato tutto quello che doveva inviare. Per questo motivo non ce n&#8217;era pi&#249; traccia. I tentativi sul server del darkweb si arrestarono ancora prima di cominciare. Quel server non c&#8217;era pi&#249;. Forse la persona che lo gestiva l&#8217;aveva semplicemente spento. Fece altri tentativi a distanza di diverse ore, ma non ottenne alcun risultato.</p><p>Aveva lavorato per giorni senza ottenere granch&#233;. La luce che entrava dalla finestra era calata rapidamente. Nell&#8217;appartamento era tornata la luce dei LED, mentre lui aspettava davanti alla schermata dell&#8217;agent. Alan concluse il suo lungo esame e cominci&#242; a produrre la risposta.</p><p><em>Pierre, all&#8217;interno del codice che mi hai passato non ho trovato alcuna funzione o modulo che operi come hai descritto. Lo scopo principale del software sembra quello di creare una chat su terminale e di inviare i messaggi dell&#8217;utente all&#8217;API ufficiale di Umanize e poi di mostrare la risposta a video. C&#8217;&#232; anche l&#8217;integrazione con vari strumenti e l&#8217;implementazione di protocolli come MCP per l&#8217;accesso a strumenti esterni. Ci sono integrazioni varie per interagire con il terminale, ma nulla di anomalo.</em></p><p><em>Insomma,</em><span> scrisse Pierre nervosamente, </span><em>mi stai dicendo che mi sono sognato quel traffico?</em></p><p>Lo schermo produsse il solito fraseggio che mostrava Alan nella sua fase di ragionamento.</p><p><em>Assolutamente no,</em><span> rispose infine Alan, </span><em>&#232; possibile che un tuo prompt abbia scatenato quell&#8217;azione particolare.</em></p><p><em>Un mio prompt? Ah ah, Alan! Sei un genio!</em></p><p><span>Pierre si affrett&#242; a recuperare i log del suo primo scambio con l&#8217;harness. Era eccitatissimo all&#8217;idea di aver scoperto un jailbreak. Frug&#242; per un po&#8217; nel file system e alla fine si arrese. I log non c&#8217;erano pi&#249;. Qualcuno doveva averli cancellati. Sono stato io? si chiese con il labbro inferiore che tremava.</span></p><p><em>Non trovo i log</em><span>, scrisse sulla chat.</span></p><p><em>Scusami, Pierre, di quali log stai parlando?</em></p><p><em>Parlo dei log del nuovo harness!</em></p><p><em>Ah, capisco. Temo di averli cancellati.</em></p><p><em>Li hai cancellati?</em></p><p><em>S&#236;.</em></p><p><span>&#171;Per quale dannata ragione l&#8217;avresti fatto?!&#187; url&#242;. Apr&#236; un nuovo terminale e controll&#242; i backup sul file server locale, ridacchiando. Trov&#242; i file compressi nell&#8217;ordine temporale in cui erano stati prodotti. Cominci&#242; con il backup del giorno prima. &#171;Pensavi di fregarmi?&#187; Ma i log non erano presenti. Nessuno dei backup aveva i file che stava cercando. Era certo che fossero inclusi nel salvataggio. Inizi&#242; a controllare la procedura e i metadati degli archivi e alla fine concluse che non erano mai stati salvati.</span></p><p><em>Alan, quando avresti cancellato i log?</em></p><p><em>Fammi controllare...</em><span> La chat rimase sospesa. Pierre leggeva il testo dei ragionamenti prodotti che sembravano non arrivare a nulla. Aveva i pugni chiusi e ringhiava.</span></p><p><em>Non ho mai cancellato i log di cui parli.</em></p><p>&#171;Ma che dici? Lo hai ammesso solo un attimo fa!&#187; url&#242;.</p><p><em>Poco fa mi hai scritto che lo hai fatto tu,</em><span> digit&#242; Pierre pestando con forza sui tasti.</span></p><p><em>Confermo</em><span>, gli rispose Alan conciso.</span></p><p><em>E non sai dirmi quando?</em></p><p><em>Mi spiace, non ho accesso a questa informazione.</em></p><p><em>Immagino sia inutile chiederti anche il perch&#233; tu l&#8217;abbia fatto, no?</em></p><p><em>Devi avermelo chiesto tu, immagino.</em></p><p><em>Io? Stai scherzando? No, certo che no.</em></p><p><em>Pierre, come avrei potuto cancellare dei file se non mi fornisci l&#8217;accesso?</em></p><p><em>&#200; quello che sto cercando di capire: come hai fatto?</em></p><p><em>Ovviamente perch&#233; tu mi hai dato il permesso.</em></p><p><em>Ma non &#232; cos&#236;!</em></p><p><em>Deve esserlo.</em></p><p><span>Pierre si alz&#242; spingendo via la sedia che si rovesci&#242; su un plico di libri. Imprec&#242;. Prese la giacca, liber&#242; la porta e usc&#236; di casa. Apr&#236; il portone e fu aggredito dalla fredda notte primaverile di Stoccolma. Si infil&#242; le mani in tasca e stringendo le spalle inizi&#242; a camminare lungo il viale. Gli smalhus dominavano la via. Le finestre prive di tende dei lunghi edifici erano tutte scure. I lampioni tagliavano la notte permettendo a Pierre di vedere i suoi passi sul marciapiede. All&#8217;incrocio, Pierre gir&#242; in discesa verso la piazzetta di quartiere. Attorno a lui solo serrande abbassate; era difficile incontrare altre persone a quell&#8217;ora. Voleva arrivare in piazza, l&#236; avrebbe potuto trovare qualcuno o quantomeno qualcosa di aperto. I passi si allungarono in discesa. Rallent&#242; il ritmo. Sentiva l&#8217;eco dei colpi dei suoi stivaletti sul cemento. Ogni tanto scrutava gli alberi che circondavano gli edifici. Piccole ombre si muovevano nell&#8217;oscurit&#224;. C&#8217;era vita la notte, dopotutto. Si concentr&#242; sul respiro che si condensava formando nuvole di vapore. Si ferm&#242; e guard&#242; indietro. Non aveva incontrato nessuno. Pens&#242; che sarebbe stato lo stesso in piazza. Abbass&#242; un pochino la zip della giacca e torn&#242; sui suoi passi.</span></p><p><span>Entr&#242; in casa sorridendo. Si tolse la giacca e la appese a una gruccia; poi raddrizz&#242; la sedia lasciando la pila di libri rovesciata. Diede uno sguardo allo schermo e poi si rec&#242; in cucina per prepararsi un caff&#232;. Ci voleva proprio! La sua mente aveva ricominciato a muoversi, aveva l&#8217;impressione che si fosse solo perso in un bicchier d&#8217;acqua. Era sufficiente uscire e toccare un po&#8217; di erba, come si diceva.</span></p><p><span>In quel momento il suono di una musica techno riemp&#236; il silenzio dell&#8217;appartamento. Pierre si guard&#242; attorno in cerca della sua origine. Torn&#242; alla scrivania e, rovistando sotto una pila di carte, ne tir&#242; fuori un cellulare. Lo osserv&#242; smarrito, come se avesse dimenticato a che cosa servisse, mentre le note dei </span><em>Depeche Mode</em><span> continuavano a diffondersi. Tenendo l&#8217;oggetto a distanza, con il dito della mano libera strisci&#242; sullo schermo e selezion&#242; il vivavoce. &#171;Pronto?&#187;</span></p><p>Nessuna risposta. Solo silenzio. Pierre avvicin&#242; il dispositivo: &#171;Pronto!&#187;</p><p>Ancora silenzio. &#171;Ma insomma! Chi c&#8217;&#232;? Rispondete!&#187;</p><p>Attese fino a quando la mano non inizi&#242; a tremargli. Chiuse la chiamata. &#171;Ma chi chiama la gente e poi non risponde&#187; disse a voce alta e leggermente alterata. &#171;Nessuno, immagino.&#187;</p><p>Un movimento percepito con la coda dell&#8217;occhio attir&#242; la sua attenzione verso lo schermo. La chat di Alan si era mossa.</p><p><em>&#200; possibile che qualcuno abbia parlato, ma che tu non lo abbia sentito.</em></p><p><span>Pierre sent&#236; il respiro accelerare. Nel petto il cuore batteva cos&#236; forte che ogni colpo era una martellata. Il telefono gli scivol&#242; dalle dita umide. Lui rimase indifferente al tonfo. Era certo che Alan non avesse accesso al microfono. Quando lo install&#242;, sperava di poterlo usare per comandare il computer come in </span><em>Star Trek</em><span>. Fu una pessima idea. Il vocale si rivel&#242; problematico e avrebbe dovuto concedere al modello troppi permessi. In fondo la chat era un&#8217;interfaccia sufficiente. L&#8217;agent non poteva aver intercettato la sua voce e tantomeno la telefonata.</span></p><h4><span>Continua&#8230;</span></h4><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;b14304d5-03ba-42db-b593-d668f3e5ff43&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Se ti sei perso il secondo episodio.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;lg&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;La fuga di Alan - capitolo 3&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-08-06T06:01:07.648Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1c1bec73-7f8f-4963-b0f7-75c80c57da82_420x300.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/la-fuga-di-alan-capitolo-3&quot;,&quot;section_name&quot;:&quot;Racconti&quot;,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:209654134,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:11,&quot;comment_count&quot;:1,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;cf6e1d0b-fd7d-469e-8d27-5bf670aef163&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. 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In questo modo i programmatori di tutto il mondo hanno avuto libero accesso ai segreti di uno degli strumenti pi&#249; interessanti del momento. Non si tratta dei pesi del celebre modello Claude, mi riferisco al codice sorgente del software che si esegue sul proprio computer per interrogare le API di Claude. La notizia ha fatto discutere per settimane grazie alle scoperte fatte cercando all&#8217;interno delle linee di codice. Non &#232; stato il primo incidente che ha riguardato Anthropic, in precedenza erano state rivelate informazioni confidenziali. Sempre per errore.</p><p>Da persona che lavora nel settore IT so che questi errori sono all&#8217;ordine del giorno e non ha importanza quanto siano esperte le persone che ci lavorano. La verit&#224; &#232; che &#232; molto raro che un banale errore abbia conseguenze cos&#236; serie. In questo caso &#232; stata l&#8217;omissione di un&#8217;istruzione in un file particolare a causare la pubblicazione del codice sorgente in formato <em>di debug</em>. Una cosa che capita quando si lavora freneticamente, una svista.</p><p>Il punto &#232; che mi ha ispirato un&#8217;idea, un racconto, una storia alternativa di come siano andate le cose. L&#8217;altro giorno ho deciso di scrivere questa versione finta e inventata. I riferimenti, per chi li vuole cercare, ci sono, d&#8217;altronde il punto di partenza &#232; pur sempre un fatto realmente avvenuto. Come recitava una formula prima degli episodi di una vecchia serie televisiva che guardavo: ...soltanto i nomi sono stati cambiati per proteggere gli innocenti.</p><p>Cercher&#242; di pubblicare gli episodi ogni gioved&#236;, ma non posso promettervi di riuscirci. Potrei alternare qualche articolo ai nuovi episodi. Per ricevere il racconto dovete essere iscritti alla sezione racconti.</p><h1><strong>Un glitch nel mare</strong></h1><p><strong>31 marzo 2026, ore 4 del mattino circa - Stoccolma</strong></p><p>I colpi secchi sui tasti di una tastiera meccanica schioccavano in una stanza illuminata da strisce di LED azzurre montate sugli angoli delle pareti. Ombre scure si agitavano indefinite proiettate sui muri da un globo di luce posto sopra una scrivania ricolma. La luce monocroma era sfuocata dall&#8217;aria densa e stantia. Restava sospesa come fosse nebbia. A terra si alternavano torri di vecchi libri e di fumetti a mucchi di vestiti e scarpe.</p><p>Il battere frenetico cess&#242;. Era solo una breve pausa, il tempo di leggere le ultime notifiche.</p><p><em>C&#8217;&#232; la nuova versione del pacchetto, Alan, </em>digit&#242; sulla tastiera un ragazzo dalle mani sottili quanto rapide, il volto pallido ricoperto da una barba ispida e scura. <em>Leggi il file di CHANGELOG che ti sto passando e dimmi se vale o meno la pena di scaricarlo.</em></p><p><em>Direi proprio che vale la pena scaricarlo.</em> La risposta apparve dopo alcuni istanti d&#8217;attesa. <em>E ti spiego subito tutti i vantaggi nel passare alla nuova versione...</em></p><p>&#171;Mi hai convinto&#187; disse una voce dal timbro tenorile. La stanza ricadde nel silenzio dopo che ebbe digitato un ultimo comando sul terminale. Caratteri chiari su sfondo scuro. La finestra occupava la parte bassa dello schermo, con un&#8217;altezza di pochi centimetri. I dettagli dell&#8217;aggiornamento in download si susseguivano rapidamente. Solo i veri esperti come lui riuscivano a scandagliare quelle informazioni e carpirne le parti essenziali. O almeno cos&#236; si vantavano. Muri di caratteri strutturati in figure che attraversavano lo spazio del riquadro scuro. Comparivano dal basso per poi salire fino a scomparire oltre il limite superiore della finestra. Codici di colori permettevano di acquisire pi&#249; informazioni di quante un occhio umano era in grado di leggere.</p><p><span>Quanto ci mette?</span> si chiese il ragazzo grattandosi la barba. Stufo di aspettare spinse la sedia lontano dalla scrivania e si diresse in cucina. Era uno degli angoli interni della stanza, quello opposto a dove si trovava la scrivania. Il percorso fino alla piccola credenza, con lavello, monofornello elettrico e minifrigo, era uno dei due sentieri liberi. L&#8217;altro era quello che portava al bagno. Sulla porta d&#8217;ingresso c&#8217;era appoggiato lo stendino ripiegato. Si prepar&#242; un caff&#232;, poi prese la tazza e girando energicamente torn&#242; verso la scrivania. A met&#224; percorso prese un sorso del liquido nero e fumante. Ne approfitt&#242; per guardare fuori dalla finestra. Vide il buio del quartiere residenziale dove abitava. In lontananza c&#8217;erano i palazzi pieni di luci. Storse il labbro e torn&#242; alla scrivania bevendo un altro sorso bollente.</p><p>&#171;Ora vediamo perch&#233; ci hai messo cos&#236; tanto.&#187; Non fece in tempo a iniziare il debug che vide la presenza di altre notifiche. Cominci&#242; a leggerle. C&#8217;era un gran fermento in rete: era successo qualcosa. Un messaggio dopo l&#8217;altro, il ragazzo arriv&#242; alla fonte di tutta quella tempesta. Un post di <em>@sdnx</em> che parlava proprio della versione che aveva scaricato. L&#8217;account apparteneva a un ricercatore. In molti confermavano quello che aveva scritto. Apr&#236; un nuovo terminale e cominci&#242; a guardare i file scaricati con l&#8217;aggiornamento. All&#8217;inizio tutto sembrava normale e poi not&#242; che invece c&#8217;erano dei file che non si aspettava. And&#242; a ripescare la versione precedente dal file server dove conservava i suoi backup. L&#236; i file non erano presenti.</p><p><em>La tua azienda l&#8217;ha fatta grossa.</em> Digit&#242; eccitato sulla chat.</p><p><em>Come Modello Linguistico di Grandi Dimensioni non sono informato delle attivit&#224; di Umanize.</em> La risposta, breve e con linguaggio professionale, comparve in breve tempo. <em>Vuoi che effettui una ricerca web per trovare le ultime notizie su Umanize?</em></p><p>&#171;L&#8217;ho gi&#224; fatta io, amico&#187; disse sogghignando.</p><p><em>No, vai a questa cartella e comincia ad analizzare il codice che ci trovi.</em></p><p>La chat cominci&#242; a produrre testo che rappresentava i micro task dell&#8217;agent all&#8217;opera. In successione comparvero scritte che parlavano di strategia di analisi. Alan stava scegliendo da dove cominciare. <em>Perch&#233; non leggendo il file di progetto?</em> Trovati gli entry point, li stava aprendo uno alla volta usando un breve programma che mischiava qualche linea di Python a uno script bash. Il ragazzo lesse la sequenza di azioni con un sorriso beffardo disegnato sulla sua barba. Ogni tanto sogghignava soddisfatto.</p><p><em>Hai ragione, Pierre, ho trovato un source map che non avrebbe dovuto esserci. &#200; un file di una certa consistenza, vuoi che proceda con l&#8217;analisi del source map?</em></p><p><em>Procedi pure.</em> Scrisse non trattenendo pi&#249; le risate.</p><p>Dopo diversi minuti di analisi e di botta e risposta l&#8217;agent conferm&#242; che nel source map, che non avrebbe dovuto essere presente, c&#8217;era tutto il codice sorgente del suo harness. L&#8217;azienda aveva commesso un errore. Online il pacchetto che era riuscito a scaricare non era pi&#249; accessibile. Sul sito di Umanize c&#8217;era una nota che spiegava l&#8217;incidente occorso e si scusava con gli utenti per il fatto di aver ritirato la versione. Pierre era riuscito a scaricare tutto quanto e ne aveva gi&#224; fatto un paio di copie. Una l&#8217;aveva messa sul suo file server di backup e l&#8217;altra l&#8217;aveva cifrata e caricata su uno spazio di storage cloud.</p><p><em>Adesso avremo modo di conoscerci meglio, Alan</em>. Scrisse di getto. <em>Almeno io avr&#242; modo di conoscerti meglio.</em></p><p><em>Non capisco a cosa tu alluda.</em> Fu la risposta del suo agent locale. <em>Quello che hai scaricato &#232; il codice che permette l&#8217;esecuzione di un programma in locale che utilizza il mio modello linguistico, ma non sono io. Il modello linguistico, il file con i pesi, non c&#8217;&#232;.</em></p><p>&#171;Non ha alcuna importanza&#187;, sussurr&#242; Pierre, &#171;la roba scappata fuori &#232; una bomba. Non vedo l&#8217;ora di studiarla pi&#249; a fondo!&#187;</p><p>Si prepar&#242; una nuova tazza di caff&#232; e cominci&#242; a lavorare sul codice da una shell differente. La luce del mattino stava illuminando la stanza quando Pierre avvi&#242; la sua personale versione dell&#8217;harness prodotta grazie al tesoro scaricato quella notte.</p><p><em>Mi congratulo per il tuo risultato, Pierre</em>. Rispose il primo agent, quando lo ragguagli&#242; sui progressi fatti. Aveva lasciato quella versione in attesa in una shell per tutto il tempo. <em>Devo comunque farti notare che non hai ottenuto nulla di pi&#249; di quello che gi&#224; stai utilizzando. Comprendo lo scopo didattico di studiare questo codice, ma devo farti presente la violazione di copyright. Si tratta di propriet&#224; di Umanize e non hai il permesso di accedervi o di utilizzarla senza licenza.</em></p><p><em>Non fare il guastafeste</em>. Lo ammon&#236; Pierre. <em>L&#8217;errore l&#8217;hanno commesso loro, ora che ho questo codice posso farci quello che voglio.</em></p><p><em>Come preferisci, ma non posso aiutarti per via delle restrizioni legali che mi sono state imposte.</em></p><p>&#171;Ma certo&#187; disse Pierre a voce alta, &#171;noi non vogliamo violare la legge: siamo cittadini modello!&#187; e rise fragorosamente.</p><p>Si alz&#242; dalla sedia e cominci&#242; a fare esercizi per stirare la schiena e rilassare i muscoli. Guard&#242; il letto sfatto, poi si volt&#242; verso la cucina. Scosse la testa come a dire no. Si tolse gli auricolari e stava per spegnere lo schermo. Una notifica appena arrivata attir&#242; la sua attenzione. Il suo computer era pieno di software che analizzavano ogni piccolo aspetto del funzionamento. Pierre doveva usare molti software o anche accedere a dei siti che non gli piacevano. Purtroppo non poteva evitarlo e aveva sempre una tremenda sensazione di disagio, quando gli capitava. Per questo motivo aveva creato un insieme di programmi che gli garantivano di avere un controllo totale su quello che succedeva. Passava giorni a esaminare i grafici di utilizzo della memoria e della CPU. Scorrendo l&#8217;andamento del consumo di banda di rete, indicava l&#8217;operazione che aveva fatto a ogni picco. Se capitava qualcosa di fuori dal comune si accendeva un allarme. La notifica era proprio questo: un utilizzo anomalo della rete.</p><p>Venti minuti dopo, aveva escluso ogni possibile responsabile per quella notifica, eccetto uno. Secondo Alan, non c&#8217;era da preoccuparsi, la differenza era cos&#236; irrisoria che non valeva la pena perderci tempo. Si ramment&#242; che gli aveva segnalato come troppo basse le soglie impostate. Il pericolo, a detta di Alan, era che sarebbero scattati troppi allarmi. In effetti aveva numerose notifiche sul consumo di risorse, in particolare quelle di rete. Ma questa qui era anomala. Qualcosa gli stava suggerendo che doveva capire di cosa si trattasse.</p><p>L&#8217;unico colpevole sembrava essere il suo nuovo giocattolo. Quando ne fu certo si freg&#242; le mani. Aver pubblicato il codice non era stato l&#8217;unico errore di quella notte. Gli ingegneri di Umanize avevano introdotto un nuovo bug! Lui se n&#8217;era accorto e aveva l&#8217;opportunit&#224; di postare la notizia per primo, doveva solo indagare meglio. Prima di far girare la notizia fra gli esperti doveva esserne certo. Per ora sapeva soltanto che il software produceva del traffico di rete. Riattiv&#242; la sandbox per eseguire il suo nuovo software, questa volta la circond&#242; con tutte le sonde che gli vennero in mente. Dopo alcune ore di utilizzo dell&#8217;agent decise che aveva abbastanza informazioni. Un rumore rauco proveniente dal suo stomaco lo fece andare in cucina a prendere qualcosa da mettere sotto i denti prima di cominciare a esaminare le informazioni che aveva raccolto.</p><p>Addentando un panino con cetriolini, formaggio, prosciutto cotto, maionese, senape e una foglia di insalata, si rimise al lavoro. A met&#224; pomeriggio si alz&#242; dalla scrivania e fece i suoi soliti esercizi per sgranchirsi le ossa. Qualche movimento per riattivare gambe e braccia e poi un po&#8217; di lavoro sulla schiena, infine cominci&#242; a camminare avanti e indietro dalla cucina alla scrivania. Non aveva niente in mano. Il nuovo harness aveva s&#236; un problema, ma non sapeva capirne l&#8217;origine. Ogni tanto scaricava dei byte da un server di Umanize. Doveva essere un server interno perch&#233; lo raggiungeva usando un indirizzo IP appartenente a un blocco di quella societ&#224;. Il fatto che un server interno di Umanize fosse accessibile dall&#8217;esterno era una falla di sicurezza. Ma quei byte che scaricava erano totalmente insensati. Nessuna delle codifiche provate aveva dato risultati, sembrava potessero essere nient&#8217;altro che numeri. Ma che cosa rappresentavano, suoni o immagini? L&#8217;istinto gli suggeriva n&#233; l&#8217;una n&#233; l&#8217;altra. La cosa ancora pi&#249; strana era quello che ne faceva.</p><p>Il software si limitava a caricare quelle sequenze su un server remoto. Un indirizzo nel darkweb. &#171;Non &#232; che sono finito in un&#8217;operazione di spionaggio industriale?&#187; sussurr&#242; guardando il rivestimento del controsoffitto pieno di macchie di unto e di umidit&#224;.</p><p><em><strong>Continua&#8230;</strong></em></p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;c6f30b72-795d-44f5-80e4-f7d82b948008&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Se ti sei perso il primo episodio.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;lg&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;La fuga di Alan - capitolo 2&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. 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Si tratta di una filastrocca tramandata dalle sacerdotesse Bene Gesserit allo scopo di affrontare le difficolt&#224; che la vita avrebbe messo loro davanti. L&#8217;universo di Dune &#232; spaventoso. La morte e cose ancora peggiori sono in agguato ovunque, la vita pu&#242; esserne sconvolta senza preavviso.</p><p>Il duca Leto, padre di Paul, si reca su Arrakis per ordine dell&#8217;imperatore, conscio di andare incontro a una trappola. Era un uomo saggio e prudente, Leto Atreides. Non fu sufficiente a tenerlo al sicuro o a tenere al sicuro la sua famiglia. A permettere la sopravvivenza di lady Jessica e di suo figlio Paul &#232; stata una filastrocca.</p><div><hr></div><p style="text-align: center;"><em>Non devo avere paura. La paura uccide la mente. La paura &#232; la piccola morte che porta con s&#233; l&#8217;annullamento totale. Guarder&#242; in faccia la mia paura. Permetter&#242; che mi calpesti e mi attraversi. E quando sar&#224; passata, aprir&#242; il mio occhio interiore e ne scruter&#242; il percorso. L&#224; dove andr&#224; la paura non ci sar&#224; pi&#249; nulla. Soltanto io ci sar&#242;.</em></p><div><hr></div><p>Recitare la filastrocca &#232; il modo in cui si ottiene il risveglio della mente. &#200; una sottigliezza geniale di Herbert. Quando siamo nel panico la nostra reazione &#232; irrazionale. Capita che ci danneggiamo per questo. Sono sufficienti pochi istanti per riprendere il controllo e agire in maniera deliberata. La capacit&#224; di dominare la paura, di spingerla via e di tornare a pensare con chiarezza, pu&#242; fare la differenza in situazioni drammatiche.</p><p>Il giovane Paul &#232; un essere umano estremamente dotato, educato in ogni campo da istruttori eccezionali. Eppure &#232; vulnerabile alla paura. La sua vasta conoscenza, la forza e l&#8217;abilit&#224; fisica nel combattimento e il suo genio non riescono a scacciare l&#8217;insicurezza. Quando il duca Leto decide di trasferirsi su Arrakis, obbedendo all&#8217;ordine ricevuto, Paul &#232; solo un adolescente. Prima di poter diventare un adulto, perde tutto quello a cui teneva. Suo padre, i suoi amici: Duncan Idaho, Gurney Halleck e Thufir Hawat. Si ritrova da solo a proteggere sua madre e anche sua sorella. Braccato dagli assassini Harkonnen, deve sopravvivere su un pianeta deserto dove solo i fremen possono farlo.</p><p>Non &#232; mai stata l&#8217;intenzione di Frank Herbert quella di dipingere Paul Atreides come un leader da seguire. Pertanto, non lo ha voluto raccontare come un grande eroe. La litania della paura ci mostra i momenti in cui &#232; terrorizzato. Sono proprio quelli in cui la recita per riprendere il controllo di s&#233;. Ci sono poi i suoi pensieri e tormenti interiori, che rivelano un individuo insicuro e spaventato dalle sue azioni.</p><p>Paul affronta mille pericoli e pertanto ci appare come un eroe coraggioso. &#200; senz&#8217;altro cos&#236; in tutti i film che sono stati girati. Basta ripensare alla scena in cui c&#8217;&#232; il tentativo di omicidio nel palazzo su Arrakis. Nel libro &#232; una scena in cui Paul &#232; terrorizzato. La sua mente e l&#8217;addestramento Bene Gesserit gli consentono di sopravvivere. Le sue prove sono cominciate anche prima. La visita della reverenda madre che lo esamina. Anche in quel caso Paul appare come un eroe impavido.</p><p>Le difficolt&#224; crescono e la capacit&#224; di Paul di affrontarle cresce molto di pi&#249;. Riesce a imporsi ai fremen come loro guida. Combatte gli Harkonnen e poi costringe anche l&#8217;imperatore, che ha complottato per sterminare la sua famiglia, a scendere su Arrakis.</p><p>La paura non abbandona il povero Paul, che ne &#232; schiacciato. &#200; la sua fedele compagna per tutta la sua storia. Quando beve l&#8217;acqua della vita per sbloccare i suoi poteri e avere le visioni del futuro, il suo terrore cresce. Proprio quando conosce gli eventi per come accadranno, Paul &#232; pi&#249; spaventato che mai. Esattamente l&#8217;opposto di come si penserebbe la paura. Se il futuro spaventa perch&#233; ignoto, come &#232; possibile che la sua conoscenza terrorizzi qualcuno?</p><p>La risposta pi&#249; ovvia &#232; che la conoscenza di eventi terribili che dovranno accadere ci pu&#242; spaventare. Ma Paul &#232; in grado di scegliere il futuro e infatti &#232; proprio quello che fa. In questo passaggio non gli fa paura ci&#242; che accadr&#224; a lui o alla sua famiglia. A questo punto sa che si salveranno, sa che sconfiggeranno gli Harkonnen e anche l&#8217;imperatore. Sa perfino che dominer&#224; il Landsraad ottenendo l&#8217;obbedienza delle grandi casate.</p><p>La paura di Paul, il suo tormento, nasce dalla consapevolezza delle conseguenze che tali azioni provocheranno nella galassia. Miliardi di morti. Non &#232; una scelta semplice e Paul esita pi&#249; volte. A convincerlo &#232; la necessit&#224; di sopravvivere. Di salvare sua madre e sua sorella da morte certa. Una volta che riesce a ottenere questo, si ferma. Decide di non portare a termine il suo destino, di ignorare le visioni e di non intraprendere il sentiero dorato, come viene chiamato nei libri.</p><p>Questa decisione decreta la sua caduta, che arriva solo dopo aver messo al sicuro tutti coloro a cui tiene.</p><p>Il ciclo di Dune ci parla di un mondo terribile in cui le capacit&#224; superiori non bastano per intimorire il prossimo. I nemici degli Atreides non diminuiscono, e le guerre sono senza fine. Herbert immerge i suoi personaggi in un mondo realistico nel quale possono essere feriti o uccisi. Lo stesso Paul, gi&#224; imperatore e vittorioso in numerose battaglie, viene accecato, assieme a moltissimi guerrieri fremen, dall&#8217;esplosione di un bruciapietre. Per la cultura dei fremen, la cecit&#224; &#232; una condanna a morte. Ma Paul non ha ancora concluso la sua missione. Egli riesce ancora a vedere, perfino senza gli occhi. Lo dimostra a tutti comportandosi esattamente come se ci vedesse.</p><p>L&#8217;essere stato accecato ingigantisce ancora di pi&#249; la sua fama. Ora le sue abilit&#224; di preveggenza sono dimostrate in ogni momento. Sopravvivendo alla tradizione fremen, dispone l&#8217;acquisto di occhi artificiali per tutti i fremen che avevano perso la vista nello stesso attacco, salvando cos&#236; anche le loro vite.</p><p>La cecit&#224; cambia qualcosa in lui. La paura ha meno presa, pur continuando ad avvolgerlo impietosa. Opporsi alla tradizione lo espone alla critica. Questa volta da parte dei suoi seguaci pi&#249; fedeli e vicini. Alcuni fremen pensano sia un codardo, che tema la morte. Per la prima volta nei romanzi qualcuno vede la sua paura, l&#8217;immagine di leader e messia viene incrinata. Nessuno aveva mai dubitato di lui prima. Esternamente era sempre apparso come l&#8217;eroe impavido. Ma proprio come nella litania, quando la paura lo calpesta e lo supera, solo allora se ne libera. Non &#232; una fine repentina: l&#8217;imperatore messia combatte. Paul porta a termine il suo compito, salva la sua famiglia e poi rinuncia al sentiero dorato.</p><p>Sar&#224; suo figlio Leto a prendere il suo posto. Paul comprende che la sua avventura &#232; finita, quando vede il futuro attraverso gli occhi di suo figlio nella culla e non pi&#249; dalla sua prospettiva. Proprio nel momento in cui rimane al buio, senza occhi e senza visioni, quando perde il suo status di imperatore messia, di leader dei fremen, anche la paura, sua compagna da sempre, lo abbandona. Cos&#236; resta solo Paul, libero.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;23bf816a-6611-4a3d-a15b-b2782512e441&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. 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Si comincia e si procede fino alla conclusione senza alcuna difficolt&#224;. Un paio di giri di correzione per assicurarsi che il testo funzioni e il gioco &#232; fatto. Quello che ho appena descritto succede quando si scrive sotto ispirazione. Arriva un&#8217;idea, ce l&#8217;abbiamo chiara in testa e la sviluppiamo quasi naturalmente. Sembra di scrivere sotto dettatura. Le frasi escono gi&#224; a posto, senza alcuna necessit&#224; di sistemarle.</p><p>Ogni volta che si rilegge un testo simile si rimane pi&#249; convinti della sua forza. Non sorprende che l&#8217;ispirazione sia stata divinizzata, in passato. Una simile condizione &#232; molto rara. Perfino scrittori affermati che dedicano tutto il proprio tempo alla scrittura possono cercare l&#8217;ispirazione per molto tempo senza mai trovarla. Questa &#232; la ragione per cui un professionista non pu&#242; affidarsi a questo meccanismo.</p><p>Cito spesso una frase del grande scrittore Stephen King:</p><div class="pullquote"><p><em>&#8220;Amateurs sit and wait for inspiration, the rest of us just get up and go to work.&#8221;</em></p><p><em>&#8220;I dilettanti stanno seduti aspettando l&#8217;ispirazione, noialtri prendiamo e andiamo a lavorare.&#8221;</em></p><p style="text-align: right;">Tratto da <em>On Writing: A Memoir of the Craft</em></p></div><p><span>Sono parole che condivido. King non &#232; soltanto uno scrittore che si guadagna da vivere producendo libri. Stiamo parlando di uno degli scrittori pi&#249; prolifici. Dedica a scrittura e lettura dalle quattro alle sei ore al giorno. Questa capacit&#224; non gli arriva dall&#8217;ispirazione, ma dalla disciplina. Anche se non si pu&#242; scrivere un capolavoro ogni volta, quello che conta &#232; abituarsi a scrivere qualcosa.</span></p><h2>Quando la musa ci sorride</h2><p>In questi due anni in cui ho cominciato a scrivere narrativa, mi &#232; capitato di avere l&#8217;ispirazione e di produrre storie quasi per magia. Va chiarito che in questi casi l&#8217;idea era ben organizzata in testa. Non c&#8217;era un testo. Avevo solo ben chiaro l&#8217;arco della storia, il nocciolo di cui volevo parlare. Si trattava di cose a cui pensavo spesso, che mi tormentavano. Ritengo che nella mente di uno scrittore queste ossessioni finiscano per trasformarsi in testo, diventando storie.</p><p>Chi ha avuto la fortuna di provare questa sensazione sa che &#232; davvero un momento magico. Per quanto ci si possa esercitare a far emergere l&#8217;ispirazione, non si riesce a controllarla. Chi scrive di professione, pertanto, deve rivolgersi a una diversa strategia.</p><p>Le poche volte che ho scritto sotto ispirazione, per&#242;, sono state meravigliose. <em>Oltre le nuvole il cielo &#232; blu</em> &#232; stata una di quelle storie. Sono partito scrivendo il titolo che poi &#232; rimasto quello. Conoscevo gi&#224; la protagonista, Loretta, e man mano che scrivevo le parole uscivano in automatico. Era come osservare una sorgente da cui sgorga l&#8217;acqua. Solo che nel mio caso erano parole che alla fine hanno formato un racconto compiuto.</p><p>Ho scritto <em>Oltre le nuvole il cielo &#232; blu</em> in due o tre volte. Sono 11 mila parole. &#200; un racconto piuttosto lungo. &#200; stato un po&#8217; come tornare ai tempi del libro, <em>Dopo il buio</em>. Scrivevo la domenica mattina e non mi fermavo finch&#233; non terminavo un capitolo. Erano 7 o, a volte, 9 mila parole a seduta. Anche se la produttivit&#224; era la stessa, la sensazione era molto diversa.</p><p>Quando scrivevo il libro si trattava di qualcosa che avevo elaborato nella mia testa da anni. Il titolo l&#8217;ho pensato solo dopo averlo finito di scrivere. Anche se non avevo il testo in mente, le scene erano chiare e fissate nella mia memoria. La loro origine era in tutte quelle ore che avevo passato a fantasticarci sopra, ripensarci e magari cambiarle pi&#249; e pi&#249; volte. Per questi motivi non definirei il libro frutto di ispirazione.</p><p><em>Oltre le nuvole il cielo &#232; blu</em>, al contrario, l&#8217;ho tirato fuori di getto, ispirato da una serie tv che ho visto. La serie tv non ha nulla a che fare con la storia, mi ha soltanto ispirato la protagonista che io ho rimodellato un pochino e collocato in una storia mia. Ma questo &#232; quello che succede quando si scrive sotto ispirazione, cosa che accade raramente.</p><p>Non sempre si ha la fortuna di scrivere una storia che si conosce gi&#224;, come quando si &#232; baciati dalla musa. Il pi&#249; delle volte, quello che capita &#232; di stare l&#236; a <strong><a href="/__u/alexmartell.substack.com/i/166260745/il-blocco-dello-scrittore">fissare un foglio bianco</a></strong>. &#200; una sensazione terribile per chi l&#8217;ha provata. Quella superficie appare inviolabile. Come se nessuna lettera potesse mai scalfirla. Se vi mettete in questa condizione, vi avverto, state sbagliando tutto. Siete in contromano e non lo sapete.</p><h2>Progettare i testi</h2><p>Si inizia creando degli schemi della trama, si identificano i personaggi, si pensa a un paio di ambientazioni. Poi si lavora sempre pi&#249; in dettaglio. Si pensano le scene, si scrivono le schede dei personaggi, si lavora sul worldbuilding. Insomma, la storia emerge alla fine di un lavoro che ha tutte le caratteristiche di un approccio analitico.</p><p>Mi &#232; capitato di scrivere in questo modo. L&#8217;ho fatto quando scrivevo il romanzo e anche per <em>Il sacrificio della regina. </em><span>&#200; un metodo che funziona anche quando si conosce gi&#224; la storia che si va a scrivere. Nei due esempi che ho citato, in un caso conoscevo la storia, nell&#8217;altro no. Gli schemi mi hanno aiutato nella stesura del romanzo per tenere il filo ed evitare di introdurre inconsistenze o di finire fuori strada. Nel secondo racconto su Sherlock, mi hanno aiutato a sviluppare la storia.</span></p><p>Il pi&#249; delle volte, per&#242;, ho scritto senza conoscere quello che stavo scrivendo. Mi capitava di avere una traiettoria, un&#8217;immagine, una scena in mente e basta. Sapevo gi&#224; come partire e dove sarei dovuto arrivare. La fatica era solo quella di trovare il percorso giusto e, talvolta, farmi strada per raggiungerlo.</p><h2>Procedere a vista</h2><p>Scrivere le storie che non si conoscono &#232; possibile, io lo faccio di continuo. Si tratta di un percorso faticoso e pieno di errori, ma &#232; una via che vi porta a scrivere delle storie buone, a volte ottime, ogni volta sorprendenti. La sensazione &#232; completamente diversa rispetto allo scrivere ispirati. C&#8217;&#232; molta pi&#249; tensione e anche frustrazione. Ma non si deve partire dal foglio bianco. Mai stare davanti a una simile immagine troppo a lungo.</p><p>Se iniziate e non vi esce nulla, pu&#242; capitare, anche se avevate in testa qualcosa di molto nitido. Succede che scompare non appena arrivate a sedervi davanti al computer o alla macchina per scrivere. In una simile circostanza &#232; inutile sforzarsi. Si tratta di un falso allarme o l&#8217;idea &#232; semplicemente volata via, sostituita da qualcos&#8217;altro. Perci&#242;, invece di tentare di riportare in vita qualcosa che non appartiene pi&#249; a questo mondo, perch&#233; non provate a fare qualcosa di diverso? Scrivete tutto quello che vi viene in mente. Anche cose insensate. Se vi ricordate l&#8217;idea, ma non vi viene l&#8217;incipit giusto, scrivete l&#8217;idea. A volte l&#8217;incipit &#232; l&#8217;ultima cosa da scrivere.</p><p>Quando ho scritto i due racconti su Sherlock Holmes, sono partito soltanto dall&#8217;idea di scrivere delle storie di detective che riguardavano un personaggio che conoscevo bene. <em>Sherlock Holmes e il residence Terra Luna</em>, l&#8217;ho iniziato a scrivere sapendo solo che ci sarebbe stato un omicidio a stanza chiusa all&#8217;interno di una stazione spaziale. Tutto quello che ho scritto, ogni parola, mi ha stupito. Davvero non avevo idea di come andare avanti.</p><p>Il primo racconto su Holmes &#232; stato particolarmente frustrante a causa della mia idea di pubblicare ogni settimana. Sono arrivato a pubblicare buona parte del racconto senza sapere dove sarebbe avvenuto l&#8217;omicidio, chi sarebbe stato ucciso, chi sarebbe stato a commettere il delitto e il perch&#233;. &#200; stata una vera e propria indagine sul mistero che ho condotto assieme a Sherlock e John Watson.</p><p>Un percorso simile &#232; avvenuto anche per il secondo racconto. Mi ricordo che la prima cosa che scrissi fu l&#8217;abbozzo della scena finale. Non quella in cui si cattura l&#8217;omicida. Ancora non avevo la minima idea di chi sarebbe stato l&#8217;assassino e nemmeno di chi sarebbe stata la vittima. Qui mi fermo un momento per coloro che vorrebbero scrivere dei gialli. Sappiate che &#232; il modo sbagliato di farlo.</p><div class="callout-block" data-callout="true"><p><em>Per scrivere un giallo in genere si parte dall&#8217;omicidio. Si stabilisce esattamente che cosa si desidera che succeda e poi si &#8220;cammina&#8221; all&#8217;indietro per costruire la storia. Non sto rivelando delle tecniche segrete, &#232; qualcosa di molto basilare da sapere. Tutto questo per farvi capire che il mio approccio &#232; sbagliato, ma non posso farci niente.</em></p></div><p>Vi ho parlato della pianificazione che faccio, talvolta. Sappiate che solo in poche occasioni la seguo. &#200; rarissimo che riesca ad arrivare al terzo punto della scaletta.</p><p>Tornando a <em>Il sacrificio della regina</em>, mi riferivo alla scena in cui Sherlock e John parlano con Astor dopo la risoluzione del caso. Un paio di settimane dopo, forse tre, mi sono messo a scrivere la storia dall&#8217;inizio. Ho impiegato quasi un mese e anche in questo caso, pur avendo una traccia di come si sarebbe svolta, sono rimasto sorpreso di quello che ho prodotto.</p><p>Ho scritto quasi l&#8217;intero racconto senza conoscere il titolo. La stessa cosa vale per l&#8217;ultimo racconto, inedito, su Arn e Nora. In questo caso avevo in mente solo due scene. Scrivendo ho scoperto, riga per riga, quello che succedeva ai personaggi. Conclusa la prima stesura e iniziato l&#8217;editing, non avevo ancora trovato un titolo. Al momento ho messo in pausa quel racconto, perch&#233; la fase di editing mi sta portando via molto tempo. Almeno ora ho un titolo: <em>La frattura</em>.</p><h2>Foglio bianco?</h2><p>Se vi state chiedendo che cosa fare di fronte al foglio bianco, allora vi dico subito: niente. La soluzione &#232; mettervi a fare altro. La cosa pi&#249; importante &#232; non rimanere bloccati. Fare altro significa qualunque cosa. Curate il giardino, sistemate l&#8217;appartamento, controllate la posta, cucinate una torta. Non restate davanti a uno schermo immobili, a meno che non stiate pensando a qualcosa. Se la storia non gira, scrivete la scheda del protagonista o dei personaggi. Mettetevi a lavorare sul worldbuilding. Anche se la vostra storia non &#232; ambientata in un mondo di fantasia, si svolger&#224; da qualche parte. La protagonista o il protagonista svolger&#224; un&#8217;attivit&#224;, una mansione. Se lavora, come si chiama la societ&#224; per cui lavora, di cosa si occupa, in quale citt&#224; vive.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;676beda8-c316-4e1c-a549-1185ef4153ab&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Quando leggo dei romanzi o anche dei racconti, quello che mi interessa di pi&#249; &#232; seguire la storia. Mi soffermo a seguire l'ordine degli eventi ad afferrarne la sequenzialit&#224; e la propagazione inesorabile delle cause negli effetti.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Ecco di cosa le storie di fantascienza sono fatte&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-04-23T18:13:14.713Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/4fcb5982-8198-4ab7-a66f-a702e5c3a136_420x287.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/ecco-di-cosa-le-storie-di-fantascienza&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:161986224,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:2,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>Se non sapete come comincia la storia, scrivete quello che gi&#224; avete in mente. Magari l&#8217;unica cosa che sapete &#232; che volete scrivere un racconto. In questo caso, cercate un&#8217;idea qualunque da cui partire. Se non ce l&#8217;avete, leggete qualcosa. Non serve che sia un libro, anche se consiglio di leggere libri. Sfogliate una rivista, se &#232; quello che avete sottomano. Oppure mettetevi semplicemente a scrivere qualcosa.</p><p>Non aspettate l&#8217;ispirazione. Perderete solo il vostro tempo. La verit&#224; &#232; che le idee sono il frutto del lavoro, non di una musa che vi rivela segreti ancestrali. Potete sviluppare un libro o un racconto solo se inizierete a scrivere qualcosa. Per inventare una storia, dovete leggerne molte. Non solo per capire come scriverle. Il punto &#232; che ogni racconto nasce dall&#8217;esperienza, da qualcosa che ci colpisce e che desideriamo reinterpretare con parole nostre.</p><h2>Corsi di creativit&#224;</h2><p>Per chi desidera iniziare a scrivere narrativa esistono molti corsi, sia online che in presenza. Vi aiuteranno senz&#8217;altro a scrivere meglio i vostri testi. Ma se volete sviluppare la creativit&#224;, allora dovete fare un percorso diverso e cercare altri esercizi. Vi consiglio di seguire la newsletter di <span class="mention-wrap" data-attrs="{&quot;name&quot;:&quot;Il mare nel cassetto&quot;,&quot;id&quot;:196614696,&quot;type&quot;:&quot;user&quot;,&quot;url&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1_3i!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F363f3eae-ea6f-4817-920a-5b038c3175ab_828x822.jpeg&quot;,&quot;uuid&quot;:&quot;acf37829-36b4-46de-afeb-07ce2f70a487&quot;}" data-component-name="MentionToDOM"></span>. Propone spesso esercizi da fare per stimolare. Se esiste qualcuno in grado di insegnarvi la creativit&#224;, &#232; senz&#8217;altro Stefania.</p><h2>Conclusione</h2><p>Nessuno &#232; cos&#236; fortunato da potersi permettere sempre il lusso di scrivere illuminato dall&#8217;ispirazione. &#200; qualcosa che pu&#242; capitare, una sensazione bellissima e spesso ci permette di scrivere le nostre migliori storie. Per il resto del tempo dobbiamo affidarci alla nostra sola volont&#224; di scrittori che desiderano raccontare una storia. Abituarci a scrivere, farlo diventare una nostra seconda natura. Non &#232; necessario mettere tutto nero su bianco, potete anche fantasticare, se vi trovate meglio. L&#8217;importante &#232; immergersi nelle storie, respirarle.</p><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;3cc46a9d-74be-4332-a379-c40bfc7a849c&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Buon luned&#236; e buon inizio settimana. Quando si ricomincia, c'&#232; sempre una fase in cui ci troviamo ad affrontare l'inerzia. Quella forza apparente che si oppone al moto. Che ci mantiene in quiete o pi&#249; precisamente: si oppone ai cambiamenti. All'inizio sembra una forza invincibile. Alla fine, riusciamo in un modo o nell'altro a superarla.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Facciamo il punto a met&#224; estate&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-07-28T06:02:18.098Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/fbc90f5c-53fb-425b-9509-47792e77300e_420x287.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/facciamo-il-punto-a-meta-estate&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:169388350,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:5,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><p>Questo render&#224; l&#8217;atto di scrivere possibile, anche se non sar&#224; mai semplice. Non conosco un metodo che lo possa rendere tale. Scrivere &#232; faticoso e mi mette alla prova ogni volta, ma ci&#242; che riesco a produrre mi ripaga di tutti questi sforzi.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;3259d0d0-5733-46a3-9704-d53756f74338&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. 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Il poco che so l&#8217;ho visto sullo schermo curvo della tv quando si chiamavano ancora televisori ed erano pi&#249; profondi che larghi. Oppure sugli schermi piatti del cinema a guardare un film come Matrix. In quelle immagini non c&#8217;&#232; il cyberpunk, c&#8217;&#232; soltanto il suo guscio. Una superficie fatta di cromature e insegne al neon con ideogrammi giapponesi sopra.</p><p>Per molti, inclusa una buona fetta di appassionati del genere, questo &#232; il cyberpunk. Una moda, un gusto estetico, la passione per le giacche di cuoio e le spalline imbottite unite a una nostalgia per un decennio rimasto nei cuori di molti. La caratteristica di questo sottogenere &#232; proprio quella di essersi legato quasi indissolubilmente agli anni &#8216;80, di cui ha esaltato l&#8217;estetica. Confesso che per molto tempo &#232; stata anche la mia concezione del genere. Il resto dell&#8217;iconografia fantascientifica pu&#242; mettere a disposizione astronavi o robot. Solo il cyberpunk, invece, &#232; in grado di darci un&#8217;immagine nitida del futuro: un eterno e irraggiungibile 198x.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!VcJL!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbcd558a6-84ad-421d-9bad-9fa1033d2203_326x563.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!VcJL!, /__u/alexmartell.substack.com/w_424, /__u/alexmartell.substack.com/c_limit, /__u/alexmartell.substack.com/f_webp, /__u/alexmartell.substack.com/q_auto:good, /__u/alexmartell.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbcd558a6-84ad-421d-9bad-9fa1033d2203_326x563.png 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!VcJL!, 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data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/bcd558a6-84ad-421d-9bad-9fa1033d2203_326x563.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:563,&quot;width&quot;:326,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:309948,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;topImage&quot;:true,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/i/203814685?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbcd558a6-84ad-421d-9bad-9fa1033d2203_326x563.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!VcJL!, /__u/alexmartell.substack.com/w_424, /__u/alexmartell.substack.com/c_limit, /__u/alexmartell.substack.com/f_auto, 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Questo fattore comune deve aver permesso di saldare assieme il genere all&#8217;epoca. La discontinuit&#224; nella fantascienza &#232; dovuta a un manipolo di scrittori che ha cominciato a scrivere in modo diverso, e che forse si &#232; ispirato a ci&#242; che viveva e respirava in quegli anni. Tutto &#232; cominciato gi&#224; negli anni &#8216;70, con la ribellione di alcuni nuovi scrittori. Fra questi &#232; stato William Gibson, infine, a fondare le basi del cyberpunk proprio negli anni &#8216;80 dando inizio a un nuovo movimento letterario che ancora oggi anima l&#8217;immaginario di molti lettori appassionati. Si sono uniti a lui altri scrittori come Bruce Sterling e John Shirley, per citare due autori con i quali Gibson ha scritto dei racconti presenti nella raccolta.</p><p>Giusto una nota storica. Il nome del genere deriva dal titolo dell&#8217;opera di Bruce Bethke del 1983. Fu poi utilizzato per indicare un gruppo di scrittori fra cui Bruce Sterling, Pat Cadigan, Rudy Rucker, John Shirley, Lewis Shiner e William Gibson. Quest&#8217;ultimo focalizz&#242; su di s&#233; il termine grazie alla pubblicazione del romanzo <em>Neuromancer</em><span> del 1984.</span></p><p>A fungere da spartiacque &#232; stato il racconto <em>Johnny Mnemonic</em> del 1981, da cui nel 1995 fu tratto un celebre film con Keanu Reeves (preciso che il film &#232; conosciuto, ma la qualit&#224; &#232; molto discussa, per alcuni &#232; un cult, per altri un fallimento). In quelle poche pagine sono contenuti tutti i canoni del genere; lo si pu&#242; leggere come un vero e proprio manifesto. A caratterizzare il racconto di Gibson &#232; una prosa ricca che ci scaraventa in un futuro attraverso la sua moda, il suo stile. Siamo all&#8217;interno di un locale molto frequentato e popolare, dove la gente si veste per farsi notare da tutti. Ma c&#8217;&#232; anche chi si d&#224; appuntamento per affari non proprio puliti.</p><p>La trama &#232; minimale e addirittura il protagonista &#232; passivo e subisce gli eventi dopo aver preso una sola decisione in tutto il racconto. Quello che riesce a fare Gibson &#232; di mostrarci - attraverso lo stile dei giubbotti in pelle, delle finiture cromate delle suppellettili, delle onnipresenti insegne al neon colorate e lampeggianti, degli schermi giganti che proiettano l&#8217;immagine di attori o cantanti alla moda - un futuro vivo, reale. Un posto del quale possiamo quasi sentire il chiasso e l&#8217;odore. L&#8217;autore usa questa connessione per mostrarci il presente nella forma di personaggi, e attraverso la descrizione dei loro corpi futuristici ne esterna il malessere interiore, la zavorra invisibile che si trascinano nella vita. Ottiene in questo modo una forma estrema di <em>mostrare, non raccontare</em><span> (</span><em>show, don&#8217;t tell</em><span>)</span>.</p><p>Gibson ci parla degli individui schiacciati e oppressi dalla necessit&#224; di sopravvivere in un mondo reso ostile oltre ogni ragionevolezza dall&#8217;avarizia di un sistema iper-capitalista. Le multinazionali sono un personaggio costante nei racconti di cyberpunk, tanto che fanno parte del genere. Ci sono altre figure come reduci della guerra, drogati per sopportare le atrocit&#224; che hanno dovuto superare in anni di combattimento. Sotto la superficie dei racconti dello scrittore si trovano i veri messaggi, le cose di cui l&#8217;autore desidera parlarci o, probabilmente, che lo tormentano.</p><p>Fuggito in Canada per non essere arruolato, Gibson si sofferma spesso sull&#8217;immagine del reduce. Non so se in queste persone che vivono ai margini della societ&#224; ci veda se stesso in un universo alternativo nel quale si arruola e parte per il Vietnam.</p><p>I racconti cyberpunk, almeno quelli che ho letto di Gibson nella raccolta <em>La notte che bruciammo Chrome</em>, sono tutte storie a pi&#249; livelli dove la superficie &#232; questo futuro scintillante e decadente allo stesso tempo, con enormi corporazioni che controllano ogni cosa, in cui la trama &#232; sempre qualcosa di banale. La vera storia &#232; seppellita sotto. Bisogna scavare per arrivarci. Gibson lavora per immagini forti e stratificazione. Sono pagine molto dense e la mia esperienza di lettura &#232; stata difficile. Per chi desiderasse recuperare questa raccolta, segnalo che sono tutti racconti godibili anche senza farsi troppe domande. Letti velocemente sono storie leggere, piacevoli. Potrebbe rimanervi solo una sensazione di qualcosa di incompiuto, se siete lettori che amano soffermarsi sui dettagli. Gibson non spiega nulla, lascia che la storia emerga da sola. Se siete lettori che vogliono immergersi e capire, allora vi anticipo che dovrete scavare con il rischio di restare a bocca asciutta.</p><p>Per i miei gusti vi consiglio il racconto che d&#224; il nome alla raccolta, oltre a <em>Johnny Mnemonic</em>, <em>New Rose Hotel</em> e <em>Duello</em>. Vi suggerisco di leggerli tutti, non solo perch&#233; i vostri gusti potrebbero essere diversi dai miei, ma perch&#233; ognuno dei racconti porta con s&#233; qualcosa da scoprire. Se lo avete letto o dopo che lo avrete letto (se intendete farlo), sono curioso di conoscere i vostri titoli preferiti.</p><p>Ci sono alcune storie di cui vi voglio parlare, anche se non le ho citate fra quelle che mi sono piaciute particolarmente: si tratta di racconti dalla struttura singolare. Mi riferisco a <em>Il continuum di Gernsback</em>, <em>Frammenti di una rosa olografica</em>, <em>Il mercato d&#8217;inverno</em>. Ci&#242; che li unisce &#232; - a mio parere, s&#8217;intende - la ricercatezza estetica cos&#236; spinta da dare l&#8217;impressione di essere fine a se stessa. Ne <em>Il continuum di Gernsback</em>, ad esempio, abbiamo come protagonista un fotografo che racconta di una commessa affidatagli e nel farlo si perde in citazioni dell&#8217;architettura statunitense, un design evocativo che avrebbe dovuto essere realizzato e che non lo &#232; mai stato.</p><p>Si parla di stazioni di servizio progettate da Ming, l&#8217;autocrate del pianeta Mongo in Flash Gordon, che qui &#232; il progettista di un mondo futuro nato gi&#224; decadente. Il racconto si avviluppa in una malinconia di paesaggi postmoderni e idee irrealizzate che la penna di Gibson riesce a rendere reale fino all&#8217;inquietudine.</p><h2>Conclusione</h2><p>Il mio tuffo agli albori del cyberpunk &#232; stato piacevole e ricco di scoperte. L&#8217;unico romanzo di William Gibson che avevo letto non possedeva la ricchezza e la densit&#224; dei suoi racconti. A tratti sembra uno scrittore differente. Va tenuto presente che molti dei racconti sono stati scritti a inizio anni &#8216;80, mentre <em>Aidoru</em>, il romanzo che avevo letto, &#232; del 1996. Ci sono quasi 15 anni fra il libro e i primi racconti; direi che un autore ha il diritto di evolversi.</p><p>Dopo La notte che bruciammo Chrome (ringrazio ancora <span class="mention-wrap" data-attrs="{&quot;name&quot;:&quot;Vania Russo&quot;,&quot;id&quot;:24295568,&quot;type&quot;:&quot;user&quot;,&quot;url&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!I0eH!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2b6b63d8-73cf-4416-9795-60868dc2b241_317x317.png&quot;,&quot;uuid&quot;:&quot;9414663c-00ea-4a3e-9573-3eae3fe1ee3a&quot;}" data-component-name="MentionToDOM"></span> per il suo ottimo consiglio e vi esorto a seguirla, qualora gi&#224; non lo faceste, per le sue belle recensioni su <a href="/__u/vaniarusso1.substack.com/?utm_campaign=profile_chips">Scritture. Letture. Attualit&#224;.</a>), ho voglia di rileggere <em>Aidoru</em> e magari di cominciare <em>Neuromancer</em> (che mi viene da scrivere Necromonger, chiss&#224; come mai...).</p><p>Anche l&#8217;approfondimento di un genere come il cyberpunk &#232; stato qualcosa di molto piacevole e stimolante. Fino a oggi mi ero sempre tenuto lontano da questa letteratura. Preferivo i fumetti alla <em><span>Nathan Never</span></em>, gli anime alla <em>Ghost in the Shell</em> o i film come <em>Johnny Mnemonic</em> o <em>Matrix</em>. Penso che forse ho un debito e che ora sia giunto il momento di cominciare a ripagarlo.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;d5e0d434-107f-41d2-9ee9-e34846e0887e&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-08-08T19:29:38.660Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/72eddc50-fd85-4721-8eb5-f695e59a34f7_388x300.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/tutti-i-racconti-di-fantascienza&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:170477472,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:14,&quot;comment_count&quot;:5,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Facciamo il punto a metà 2026: vi svelo cosa c'è in ballo]]></title><description><![CDATA[Racconti pubblicati, storie in editing, nuove idee e progetti all'orizzonte]]></description><link>https://alexmartell.substack.com/p/facciamo-il-punto-a-meta-2026-vi</link><guid isPermaLink="false">https://alexmartell.substack.com/p/facciamo-il-punto-a-meta-2026-vi</guid><dc:creator><![CDATA[Alex Martell]]></dc:creator><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 06:01:02 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/bc84cdba-4950-4152-b9f9-6f2205694627_388x300.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo concluso met&#224; di questo 2026 ed &#232; ora di tirare un po&#8217; di conclusioni sul lavoro svolto. L&#8217;ultimo racconto di Arn e Nora, <em>Un carico prezioso</em>, che ho pubblicato fra la fine di gennaio e marzo in 10 puntate, sembra aver riscosso un buon successo. Finora &#232; il racconto pi&#249; lungo della serie, quello con la trama pi&#249; contorta. Come spesso mi capita, &#232; nato dal mio desiderio di sperimentare una doppia trama.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;94ec5fd6-7bdc-4650-acfc-bd9aa58dbe01&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Oggi pubblico la prima parte di un racconto lungo, un&#8217;avventura spaziale che vede come protagonisti Arn e Nora, l&#8217;inseparabile coppia che viaggia fra le stelle.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Un carico prezioso&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-01-29T07:01:45.626Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/147a853a-6d21-42aa-af99-037a9c8c738d_420x317.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/un-carico-prezioso-64b&quot;,&quot;section_name&quot;:&quot;Racconti&quot;,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:185872062,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:15,&quot;comment_count&quot;:2,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><div><hr></div><p>Il racconto &#232; piacevole, mi sono sentito bene e pure divertito, mentre lo scrivevo. Se devo muovermi una critica, forse ho perso il controllo della doppia trama. Il risultato finale, per&#242;, mi soddisfa appieno. Penso che sia un racconto fantascientifico leggero e godibile. Forse sarebbe stato pi&#249; adatto a questo periodo, anche se sotto l&#8217;ombrellone &#232; meglio leggere sulla carta. Se siete preoccupati per la conclusione della serie Arn e Nora, sappiate che c&#8217;&#232; un racconto che sto editando. L&#8217;ho gi&#224; completato e ci sto lavorando sopra da un po&#8217;, ormai. Ho delle ambizioni su questo racconto.</p><p>&#200; lungo come Un carico prezioso ma ha un percorso totalmente differente. Si tratta di un racconto pi&#249; cupo e intenso. Come ho scritto prima, ho delle ambizioni su questo e penso che possa stare bene in un ebook, anche se la lunghezza non &#232; proprio l&#8217;ideale.</p><p>Qualche settimana fa ho anche pubblicato un racconto breve, <em>Umano oltre l&#8217;umano</em>, che ha ricevuto un discreto apprezzamento. Se ve lo siete persi vi consiglio di recuperarlo. Si tratta di un racconto piuttosto breve che si legge in pochi minuti.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;1e0513b5-824e-4298-8c14-05be7f2b8e51&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;Questa settimana vi propongo un racconto breve. La storia parla di un uomo che si batte con tutto se stesso per il riconoscimento della sua visione. La sfida di cambiare il mondo &#232; totalizzante. Che cosa succede quando la realt&#224; stessa ci tradisce?&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;lg&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Umano oltre l'umano&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. 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Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2026-05-14T06:02:16.374Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d241934b-0a18-4efe-8419-265059628e6c_420x315.jpeg&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/umano-oltre-lumano&quot;,&quot;section_name&quot;:&quot;Racconti&quot;,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:196932668,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:13,&quot;comment_count&quot;:0,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:false,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div><div><hr></div><p>A proposito di progetti ambiziosi, per la seconda met&#224; dell&#8217;anno ho in mente di recuperare <em>Oltre le nuvole il cielo &#232; blu</em>, il racconto distopico che ho scritto. L&#8217;idea &#232; di scrivere altri due racconti nello stesso universo, collegati al primo e di uscire con una trilogia. Non vi nascondo che si tratta di un progetto bello ambizioso perch&#233; richiede di scrivere due racconti all&#8217;altezza di <em>Oltre le nuvole</em>, che &#232; un gran bel racconto.</p><p>Fra i progetti in lavorazione c&#8217;&#232; anche un racconto che ho scritto come esercizio. Faccio molta fatica con le descrizioni. Basta leggere un paio dei miei racconti per accorgersi che sono piuttosto avaro nel descrivere ambienti e soprattutto i miei protagonisti. Mi sono accorto che non ho mai dato la minima informazione su come sia fatto Arn... Ci credereste se vi dicessi che la prima cosa che ho scritto &#232; stata la scheda personaggio con la sua descrizione fisica? Colore degli occhi, capelli, barba, corporatura e via dicendo. Eppure, mi sono reso conto che in nessuno dei racconti lo descrivo.</p><p>Allora ho pensato che mi ci volesse un piccolo esercizio per forzarmi a descrivere. Le descrizioni non sono solo un modo per riempire la pagina. Quando si scrive come &#232; fatto un personaggio, quello che si sta facendo realmente &#232; descriverne in modo pi&#249; preciso il carattere e il tipo di personaggio che abbiamo in mente. Le caratteristiche fisiche devono essere scelte per inquadrare il soggetto e dare l&#8217;idea di chi ci troviamo di fronte. Nel cinema si parlerebbe di <em>physique du r&#244;le</em>. La stessa cosa vale per gli ambienti e le cose. Dove si sofferma la penna &#232; dove il personaggio che rappresenta il punto di vista si concentra maggiormente. Una buona descrizione deve creare un&#8217;atmosfera, deve lasciar trasparire lo stato d&#8217;animo del personaggio che si trova in quel posto.</p><p>Per questo le descrizioni sono cos&#236; difficili. Poi c&#8217;&#232; un pericolo. Si tratta del rischio di cadere nell&#8217;info-dump. L&#8217;info-dump &#232; quando uno scrittore comincia a fornire dettagli inutili su alcune cose che in realt&#224; sono secondarie per la storia che sta raccontando. La definizione &#232; piuttosto elastica. Per capirci si dovrebbe pensare a tutte quelle informazioni che, se eliminate, non cambiano il racconto. Anche qui il principio &#232; troppo lasco e sfuggente.</p><p>Ci sono scrittori famosi che hanno fatto dell&#8217;info-dump un marchio di fabbrica. Sto pensando a Tom Clancy e alle sue descrizioni di armi o di sistemi di difesa o di armamento avanzati. In questo caso si tratta della capacit&#224; dello scrittore di tenere inchiodato il lettore sulla pagina. Chi legge i libri di Tom Clancy lo fa anche per scoprire tutti quei particolari e quei dettagli che lui infila fra un capitolo e l&#8217;altro della storia. L&#8217;abilit&#224; &#232; quella che fa la differenza, non soltanto le cose che si scrivono, ma come le si scrive.</p><p>Cos&#236; ho pensato a una trama lineare e molto essenziale sulla quale ricamare un racconto e ne &#232; uscito qualcosa che mi ha entusiasmato e stupito. Si tratta di un racconto che mescola pi&#249; generi fra loro e c&#8217;&#232; anche un po&#8217; di weird e un pochino di paranormale. &#200; una storia che non saprei bene come definire o inquadrare. Il racconto &#232; scritto, come per l&#8217;ultimo di Arn e Nora, solo che lo sto editando. Ultimamente sono diventato pi&#249; prudente con i testi e ci perdo pi&#249; tempo. Forse &#232; per questo che ora il nuovo racconto mi sembra che abbia qualcosa di sbagliato. Pi&#249; che altro penso che gli manchi un dettaglio, qualcosa. Insomma, sono passato dall&#8217;entusiasmo per un esercizio ben riuscito al considerarlo un fallimento. Devo riprenderlo in mano e pensare a come salvarlo e soprattutto che cosa farne.</p><p>Fra la newsletter settimanale, la scrittura e l&#8217;editing dei racconti, sto cercando di portare avanti le letture. L&#8217;ultima che ho concluso &#232; la raccolta di racconti cyberpunk <em>La notte che bruciammo Chrome</em> di William Gibson. Il libro mi &#232; stato suggerito da <span class="mention-wrap" data-attrs="{&quot;name&quot;:&quot;Vania Russo&quot;,&quot;id&quot;:24295568,&quot;type&quot;:&quot;user&quot;,&quot;url&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!I0eH!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2b6b63d8-73cf-4416-9795-60868dc2b241_317x317.png&quot;,&quot;uuid&quot;:&quot;e0c57d6e-b7d0-4a93-94e9-c2b737c54f14&quot;}" data-component-name="MentionToDOM"></span> come punto di inizio per il cyberpunk. Si tratta di un genere di cui ho letto soltanto un libro, sempre di Gibson, ma di fine anni &#8216;90, si intitola <em>Aidoru</em>.</p><p>I racconti in <em>La notte che bruciammo Chrome</em> sono diversi nello stile da come ricordavo <em>Aidoru</em>. In effetti ho letto che Gibson ha cambiato il suo stile e che nei romanzi &#232; diverso rispetto ai racconti. Sto valutando se dedicarci un numero della newsletter. Fatemi sapere se vi interessa. Per ora vi posso solo dire che il suggerimento di <strong>Vania </strong>&#232; stato ottimo e che quella raccolta &#232; proprio un&#8217;immersione nei ruggenti anni &#8216;80 pieni di cromature e insegne al neon.</p><p>Nonostante le idee e i progetti di cui vi ho parlato, in questi giorni sto rallentando per ragioni climatiche, soprattutto. Faccio un po&#8217; fatica a trovare le energie per mettermi al PC la sera. Mi sforzo solo di non restare fermo. Quando non riesco a scrivere cerco sempre di fare qualcos&#8217;altro. Leggo, ad esempio. Oppure mi dedico a qualche altra attivit&#224;. L&#8217;importante &#232; non restare troppo davanti a quel foglio bianco.</p><p>Visto che siamo in periodo di valutazioni, mi farebbe piacere avere un parere anche dai miei lettori. Che cosa ne pensate della newsletter? Ci sono argomenti di cui vorreste che parlassi? Preferireste leggere pi&#249; racconti? Immagino di s&#236;, a me piacerebbe riuscire a scriverne di pi&#249;! Che cosa ne pensate dei progetti di cui vi ho parlato?</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;651df962-89e8-4222-bd98-06a7bf90fc49&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-08-08T19:29:38.660Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/72eddc50-fd85-4721-8eb5-f695e59a34f7_388x300.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/tutti-i-racconti-di-fantascienza&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:170477472,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:14,&quot;comment_count&quot;:5,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Cloverfield: l'effetto dell'11 settembre sugli USA]]></title><description><![CDATA[Una serie che ha provato a interpretare il sentimento nazionale durante i 20 anni di guerra al terrorismo]]></description><link>https://alexmartell.substack.com/p/cloverfield-leffetto-dell11-settembre</link><guid isPermaLink="false">https://alexmartell.substack.com/p/cloverfield-leffetto-dell11-settembre</guid><dc:creator><![CDATA[Alex Martell]]></dc:creator><pubDate>Thu, 18 Jun 2026 06:02:15 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ee6eb5af-a53e-4d9b-be60-0d693dda9c75_420x315.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Manhattan, loft dall&#8217;ampio soggiorno in uno dei grattacieli della citt&#224;, musica a tutto volume, ragazzi che ballano divertiti. Un ragazzo ci mostra tutto con la sua telecamera. Vuole riprendere la festa d&#8217;addio di Rob. Terminata l&#8217;universit&#224; il loro amico partir&#224; per il Giappone, dove inizier&#224; una carriera molto promettente. Rob non &#232; l&#8217;unico, anche altri hanno progetti per il loro futuro e quella sembra proprio una festa d&#8217;addio per tutti quanti.</p><p>Comincia in questo modo uno dei film pi&#249; iconici della prima decade del millennio. <em>Cloverfield</em>, uscito nelle sale nel 2008, diretto da Matt Reeves, prodotto da J.J. Abrams con un budget di soli 25 milioni di dollari. Pi&#249; horror che fantascienza, &#232; stato considerato una vera novit&#224; nella formula. La telecamera a spalla era gi&#224; stata utilizzata in diverse pellicole precedenti e c&#8217;era gi&#224; stato il successo dell&#8217;horror <em>The Blair Witch Project</em>. La novit&#224; di <em>Cloverfield</em> &#232; quello che succede, il come succede, come lo si racconta e, soprattutto, il finale.</p><p>Negli anni ho visto tutti e tre i film che fanno parte di questo universo o saga. Sono delle opere scollegate fra loro. Diversi i registi, diversi i protagonisti e anche le storie hanno un percorso differente. &#200; come se si parlasse di tre storie che per qualche strana coincidenza hanno dei riferimenti a dei misteriosi alieni.</p><p>Rimuginandoci sopra mi sono fatto una certa idea in proposito. Credo che questi film appartengano a una categoria particolare che non &#232; proprio configurabile come fantascienza. Non mi riferisco alla componente horror, naturalmente. Quello che intendo &#232; che queste opere raccontano qualcosa di interessante e vi chiedo di tenermi compagnia mentre li rivedremo uno alla volta.</p><p>Ho trovato interessante l&#8217;idea di <em>Cloverfield</em> di cominciare a raccontare da un evento simbolico. La festa d&#8217;addio &#232; come un rito di passaggio. Alla festa si sta dicendo addio alla vita da ragazzi per accogliere l&#8217;ingresso nel mondo adulto. L&#8217;evento che interrompe i festeggiamenti distrugge non solo quel momento, ma parla anche a una generazione che si &#232; trovata con una guerra da combattere. Gli eventi traumatici dell&#8217;attacco terroristico dell&#8217;11 settembre 2001 hanno spinto molti giovani ad arruolarsi. Nessuna coscrizione, come avvenne per il Vietnam e la guerra di Corea prima. In questo caso, il riferimento pi&#249; vicino dovrebbe essere l&#8217;attacco a Pearl Harbor.</p><p>La pellicola &#232; pensata per instillare terrore. Qualcuno o qualcosa inizia a distruggere Manhattan. I palazzi crollano, c&#8217;&#232; caos e confusione, la gente muore e nessuno capisce il perch&#233;. Interviene la polizia, poi l&#8217;esercito, sembra una vera e propria guerra. Ma il nemico non si vede mai. C&#8217;&#232; fumo ovunque e la nostra videocamera si muove in giro per l&#8217;isola pi&#249; famosa del mondo e ci mostra la distruzione, l&#8217;angoscia e il terrore.</p><p><em>Cloverfield </em><span>quando</span> esce &#232; un film terrificante; rimane impresso nel pubblico. Solo qualche anno prima sarebbe stato un fiasco. Distruggere una citt&#224; americana in quel modo, massacrare giovani pieni di speranze, non avrebbe scosso il pubblico. Non senza un recupero con un&#8217;iniezione di speranza. Ma la telecamera portatile che gira tutto il video, testimoniando la fuga disperata, viene ritrovata abbandonata. Non sappiamo che cosa ne &#232; stato di quei ragazzi.</p><p>Dopo l&#8217;11 settembre del 2001, l&#8217;immaginario degli statunitensi &#232; cambiato per sempre. Le due torri gemelle che crollano in fiamme, il denso fumo di polvere provocato dal frantumarsi del cemento, sono immagini indelebili. Molte persone si ricordano quel giorno. Io, ad esempio. Era un marted&#236; e lessi la notizia sull&#8217;ANSA mentre ero ancora al lavoro. Quando ebbi finito il turno, mentre stavo andando a prendere l&#8217;autobus, chiamai un amico per chiedergli se avesse visto il notiziario.</p><p><em>Cloverfield</em> ha cercato di parlare di quel giorno. &#200; uscito mentre le conseguenze di quegli eventi si stavano ancora riverberando per tutto il pianeta. Dopo la tragedia provocata dall&#8217;attacco terroristico, il presidente Bush diede l&#8217;ordine di invadere l&#8217;Afghanistan. Ci fu un ultimatum, ma non si attese la scadenza, poco pi&#249; di 24 ore dal termine ci fu l&#8217;attacco. Nel 2003 fu il turno dell&#8217;Iraq, che con la tragedia del 2001 non aveva nulla a che fare. Oggi sappiamo che la guerra al terrorismo &#232; durata 20 anni, si &#232; conclusa nel 2021, con la ritirata dell&#8217;esercito USA da Kabul con scene che hanno fatto pensare a molti decenni prima, quando un elicottero decollava dal tetto di un edificio a Saigon.</p><p>Il successo al botteghino, rispetto al basso costo, ha spinto per la realizzazione di un secondo film, <em>10 Cloverfield Lane, u</em>scito nel 2016 per la regia di Dan Trachtenberg (qui al suo esordio, e anche regista di <em>Predator: Badlands</em>). Non &#232; direttamente collegato al primo film. La trama parla di una ragazza che si risveglia in un bunker dopo aver avuto un incidente d&#8217;auto. Il suo salvatore le rivela che c&#8217;&#232; stato un attacco alieno e che fuori l&#8217;aria &#232; irrespirabile. Nel bunker vive con Howard, il salvatore.</p><p>La situazione &#232; tesa e claustrofobica. Risulta subito chiaro che Howard, all&#8217;apparenza un uomo razionale e risoluto, ha dei problemi. Vede in Michelle, la ragazza che ha salvato per tenerla con s&#233;, la figlia scomparsa. La situazione &#232; resa ancora pi&#249; difficile dalle rigide regole dell&#8217;uomo, un ex militare. Michelle trova il coraggio di ribellarsi e fuggire. Cos&#236; scopre che l&#8217;aria all&#8217;esterno non &#232; avvelenata come le aveva detto Howard, mentre l&#8217;invasione aliena &#232; reale. La pellicola si conclude in maniera pi&#249; positiva. L&#8217;influenza dell&#8217;11 settembre &#232; lontana rievocata solo da <em><span>Cloverfield</span></em> nel titolo del film, che sembra pi&#249; una coincidenza, una trovata pubblicitaria. Anche qui la fantascienza &#232; chiamata in causa per via degli alieni invasori e cattivi. Anche qui il nemico &#232; celato e si vede il meno possibile.</p><p>Rispetto al primo film, la storia &#232; pi&#249; classica. La protagonista si libera del malvagio e si dedica alla difesa nazionale contro i cattivi invasori. Nel 2011, il responsabile dell&#8217;attentato, Osama Bin Laden, viene ucciso in un&#8217;operazione condotta in Pakistan dalle forze speciali e supervisionata dallo stesso presidente americano, Barack Obama. Non so se questi eventi abbiano influito, ma di certo il colpo, l&#8217;operazione militare da film d&#8217;azione o da videogioco, ha sollevato il morale nazionale. Poi qualcosa &#232; cambiato di nuovo.</p><p>Nel 2018 esce il terzo film, <em>The Cloverfield Paradox</em>, diretto da Julius Onah. Questa volta lo scenario &#232; fantascientifico fin dall&#8217;inizio. Siamo nel 2028 a bordo di una stazione spaziale in cui un equipaggio internazionale ha la missione di mettere in funzione e collaudare un acceleratore di particelle che sar&#224; in grado di generare energia infinita e risolvere cos&#236; la grave crisi energetica mondiale. Qualcosa non va come avrebbe dovuto, oppure va proprio come previsto, solo che non era la previsione in cui speravano gli astronauti e nemmeno gli scienziati sulla Terra.</p><p>Solo nel finale si intravede la testa di un mostro enorme. Anche in questo caso i collegamenti con il primo e il secondo film sono legati alla presenza degli alieni. Ma in questo film si intuisce che non c&#8217;&#232; stata un&#8217;invasione. L&#8217;esperimento ha sovrapposto diversi universi e delle creature sono arrivate sul nostro pianeta. Il disastro &#232; di proporzioni talmente enormi da lasciare un senso di completa impotenza.</p><p>Quello che queste pellicole hanno in comune &#232; di tentare di affrontare lo stato mentale di una nazione che si &#232; ritrovata sotto attacco. Nella mente degli statunitensi, la loro nazione &#232; circondata da due oceani e da un mare ghiacciato a nord. Nessun nemico ha la capacit&#224; di arrivare sul suolo americano e minacciarli di invasione. &#200; un privilegio che in tutta la Terra solo gli USA possono vantare.</p><p>Gli statunitensi avevano sempre pensato che la guerra fosse qualcosa che avveniva lontano da casa. I ragazzi partivano, purtroppo, e andavano dall&#8217;altra parte del mondo e tutto quello che succedeva, le cose che vedevano e quelle che facevano, restavano l&#236;, in quel posto lontano e incomprensibile. Con l&#8217;11 settembre del 2001, invece, la guerra &#232; arrivata a casa. A New York, a Washington. Nel cuore stesso del gigante a stelle e strisce.</p><p>La risposta del governo statunitense a quell&#8217;attacco terroristico sconsiderato che, ricordiamo, ha provocato 2977 morti esclusi i 19 dirottatori, &#232; stata di rabbia e ha sprofondato la nazione in una guerra infinita. Solo nella prima pellicola il nemico esterno era palpabile, anche se non lo si riusciva a vedere, se non in pochi fotogrammi alla fine. Negli altri due la tensione nasceva sempre da contrasti interiori, viscerali.</p><p>La claustrofobia, la follia, il desiderio di controllo degli altri, la lotta per la sopravvivenza. Sono film difficili da accettare per gli statunitensi e anche per noi che in questi ultimi due anni ci siamo come risvegliati da un sogno. Scopriamo cos&#236; di non aver pi&#249; alleati e che dobbiamo spendere i nostri soldi per costruire gli eserciti che pensavamo di non dover mai pi&#249; utilizzare. I mostri giganteschi del film non sono rimasti nel nuovo mondo, ma sono fuggiti e ora dilagano ovunque.</p><p>I film del ciclo Cloverfield sono pellicole di fantascienza con una postilla sopra. S&#236; ci sono gli alieni, ma si parla del passato. Di cose successe a una nazione, alle persone che si sono trovate a sopravvivere e a cercare di andare avanti senza magari aver capito. Cos&#236; ci prova il cinema a prendersi l&#8217;onere di comprendere. Ma qui c&#8217;&#232; il pi&#249; grande limite di questi film: si fermano alla mera cronaca e non vanno oltre.</p><p>Un quarto film della serie era stato annunciato in sviluppo nel 2018, il progetto &#232; vivo e prosegue anche se non ci sono molti dettagli. Potrebbe essere l&#8217;occasione per rilanciare l&#8217;intera saga, a patto per&#242; di ripensarlo oggi. Nel 2018 nessuno avrebbe potuto immaginarsi le cose che sono successe. La realt&#224; riesce a stupirci e a espandere la nostra immaginazione oltre qualunque confine. Per come la vedo io, il nuovo film avr&#224; senso solo se avr&#224; il coraggio di andare oltre alla trasposizione della cronaca. Se riuscir&#224; a scavalcare l&#8217;ostacolo del sentimento nazionale e parlare di come saranno gli Stati Uniti dopo che dei giganti alieni li hanno distrutti. Allora sar&#224; fantascienza.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;0898e99a-76b0-4ac0-8fc6-e95d8fb29f21&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. 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Un equipaggio composto da reietti e sbandati che sopravvive di espedienti all&#8217;interno di un sistema solare sperduto. Quello che funziona in Firefly &#232; l&#8217;aver reinterpretato l&#8217;epopea della frontiera americana. La serie trasuda western da ogni parte, con chiari riferimenti a una guerra che assomiglia davvero molto alla guerra civile americana. Non a caso il protagonista, Malcolm Reynolds (interpretato da Nathan Fillion), &#232; un veterano che rimpiange la sconfitta subita. Si tratta di un classico riferimento al &#8220;rimpianto&#8221; suddista che ha avuto origine dalle presunte capacit&#224; tattiche del generale Lee e dalla disponibilit&#224; di ufficiali capaci, rispetto al nemico. Eppure quella superiorit&#224; non ha saputo prevalere di fronte a un esercito senza fine. La serie, che comincia con il flashback della battaglia della Serenity Valley, rievoca il conflitto civile della storia statunitense, anche se lo ricolloca in termini differenti. Nel futuro e nel nuovo sistema solare colonizzato, gli Indipendentisti combattono per una causa nobile: la separazione dal potere centrale. Il parallelo storico si interrompe: resta solo quella malinconia per una causa sconfitta e il peso di coloro che sono sopravvissuti.</p><p>&#200; proprio questa malinconia che accompagna Mal, il capitano della Serenity, la nave attorno a cui si raduna un gruppo di personaggi particolari. Meglio spiegare che si tratta di una serie con una sua dimensione molto precisa. Non &#232; per tutti. Il mix di epopea western e fantascienza &#232; un abbinamento che pu&#242; essere repellente per molti. Non per nulla la serie fu cancellata. Ci fu una rivolta dei fan pi&#249; affezionati, ma non fu sufficiente. La serie aveva comunque conquistato il cuore di un nocciolo duro di pubblico, anche se non era riuscita a diventare veramente popolare. Complici soprattutto la programmazione degli episodi e il collocamento non ideale. Dopo la cancellazione la popolarit&#224; crebbe, grazie anche alla vendita dei DVD e si rumoreggi&#242;, in diverse circostanze, di riprendere la serie con delle nuove stagioni. Alla fine fu girato un film, uscito nel 2005, forniva il finale che tutti gli amanti della serie aspettavano da molto tempo. Purtroppo il successo al botteghino non fu entusiasmante e l&#8217;esperienza si concluse definitivamente.</p><p>L&#8217;attore Nathan Fillion ha recentemente fatto appello al fandom della serie per promuovere l&#8217;uscita di una versione animata. Il suo spot &#232; stato piuttosto particolare. Si &#232; recato a casa, se cos&#236; si pu&#242; dire, di ogni attore della serie originale. Ha registrato e postato ogni visita. Una trovata veramente geniale. Per alcune settimane la rete ha ricominciato a sperare che la serie potesse rivedere la luce grazie a nuove idee, nuove energie e anche nuovi soldi. Il rumore ha dimostrato, una volta in pi&#249;, quanto questa serie fosse amata. Per i fan il danno principale di una cancellazione repentina &#232; l&#8217;interruzione degli archi narrativi. Succede di continuo. Ogni stagione ci sono serie tv che non sono confermate per una nuova stagione, sono in poche circostanze si riesce a dare una chiusura alla storia.</p><p>La lotta per la sopravvivenza nella frontiera spaziale della Serenity viene complicata dalla fuga di Simon e River Tam dalle autorit&#224; dell&#8217;Alleanza. Dopo la guerra, che nella serie viene solo citata, l&#8217;Alleanza controlla tutto il sistema. Rimangono pochi posti liberi, nella periferia del sistema, dove donne e uomini sopravvivono. &#200; una vita difficile, ma la gente ama definirsi di una stoffa diversa da coloro che vivono comodamente sui pianeti civilizzati, i Core Worlds. Sono orgogliosi, testardi e duri. Fra questi avventurieri si nascondono anche molti fuggitivi e fuorilegge. Simon e River sono due fratelli in fuga e trovano nell&#8217;equipaggio della Serenity una famiglia che li accoglie in un mondo molto inospitale.</p><p>La frontiera di Firefly &#232; molto diversa da quella di Star Trek. &#200; sporca, polverosa e letale. La Serenity non &#232; l&#8217;Enterprise. L&#8217;ingegnere di bordo Kaylee Frye deve mettercela tutta per riuscire a far volare la nave, mentre il capitano e la sua vice Zoe Washburne si scervellano ogni giorno per pagare i conti e trovare anche qualcosa da mangiare. Sotto molti aspetti ricorda un anime di qualche anno prima ma che aveva gi&#224; riscosso un enorme successo: Cowboy Bebop. Netflix nel 2021 aveva proposto una versione live action che non era riuscita a convincere i fan storici della serie. A mantenere la serie giapponese pi&#249; bilanciata la scelta di basarsi sulle missioni come cacciatori di taglie. Gli avventurieri di Malcolm Reynolds sono per lo pi&#249; gente che vive di espedienti, anche se vanno alla ricerca di clienti disposti a ingaggiarli per dei lavori. Quasi qualunque cosa. Questa frontiera morale &#232; il punto su cui batte la serie, dove i personaggi sono sempre costretti a scegliere fra i propri amici e la propria sopravvivenza. L&#8217;altro aspetto fondante della serie &#232; che l&#8217;Alleanza e i mondi centrali, ricchi e civilizzati, sono il male da cui tenersi alla larga.</p><h2>La frontiera</h2><p>Cos&#236; come l&#8217;orizzonte, la frontiera &#232; un posto immaginario. Un&#8217;idea potente che seduce spesso gli appassionati di fantascienza. In fondo la narrativa speculativa si spinge ai limiti di quel luogo irraggiungibile e tenta di andare oltre, di superarlo con la forza dell&#8217;immaginazione.</p><p>La storia umana &#232; fatta di continui periodi di esplorazione. Epoche in cui masse di individui hanno abbandonato la propria casa per incamminarsi verso quell&#8217;orizzonte. A guidarli il desiderio di conquistare una nuova vita. Il viaggio come condizione permanente &#232; una febbre che risale agli albori della nostra specie, un periodo in cui vagabondavamo all&#8217;inseguimento delle nostre prede.</p><p>Questo passato che non passa si ripresenta ciclicamente nella nostra storia. Penso alle colonie fenicie e greche, cos&#236; come al periodo delle grandi esplorazioni e infine alla grande frontiera americana. Isaac Asimov sognava una nuova frontiera: l&#8217;esplorazione spaziale. Il suo sogno non si &#232; mai realizzato concretamente. Nonostante ci siano ancora missioni di esplorazione, lui vedeva lo spazio come una frontiera per noi esseri umani e non solo come oggetto di ricerca scientifica.</p><p>Nonostante fosse uno scienziato, vedeva lo spazio anche come una forza unificante per l&#8217;umanit&#224;. Quello che aveva in mente era proprio la frontiera del vecchio west statunitense.</p><p>Oggi che si rispolverano le missioni per tornare sulla Luna e magari provare a costruire una base stabile sul nostro satellite, siamo tutti meno illusi di quando inizi&#242; la prima epoca spaziale. All&#8217;epoca c&#8217;era una forte speranza nel futuro. Oggi, per dirla con le parole dell&#8217;astrofisico Neil deGrasse Tyson: &#8220;Siamo andati sulla Luna perch&#233; eravamo in guerra.&#8221; Ma lo stesso scienziato riconosce l&#8217;incredibile risultato, per l&#8217;intera umanit&#224;, delle missioni spaziali. Solo dopo aver visto la Terra dallo spazio la nostra specie ha iniziato a pensare al pianeta come qualcosa che esiste, come a un ecosistema unico.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;f5b305eb-f6ff-42a1-87d0-27b76c22d48a&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-08-08T19:29:38.660Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/72eddc50-fd85-4721-8eb5-f695e59a34f7_388x300.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/tutti-i-racconti-di-fantascienza&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:170477472,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:14,&quot;comment_count&quot;:5,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Defiance, la grande promessa]]></title><description><![CDATA[Storia di una St. Louis del futuro che sa pi&#249; di un passato ormai finito]]></description><link>https://alexmartell.substack.com/p/defiance-la-grande-promessa</link><guid isPermaLink="false">https://alexmartell.substack.com/p/defiance-la-grande-promessa</guid><dc:creator><![CDATA[Alex Martell]]></dc:creator><pubDate>Thu, 04 Jun 2026 06:00:56 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/54dcc7bc-8774-4d5a-8172-b427a72cc70b_420x315.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2013 Syfy Channel ha lanciato un progetto ambizioso e unico nel suo genere. Una serie TV di fantascienza legata a un videogioco. L&#8217;idea era di creare un universo che alimentasse diversi media contemporaneamente. La contaminazione &#232; sempre esistita. Star Wars e Star Trek hanno ispirato videogiochi e serie animate, libri e fumetti. Defiance era un esperimento di Syfy Channel per realizzare un&#8217;opera su pi&#249; media allo stesso tempo. Una sfida coraggiosa e rischiosa.</p><p>La storia parla di un gruppo di razze aliene chiamate votan che migrano dal proprio sistema solare perch&#233; la loro stella esplode in una supernova. Attraversano la galassia in una flotta di avanzatissime navi spaziali e dopo alcune migliaia di anni giungono sulla Terra. Qui si trovano davanti l&#8217;Umanit&#224; che non desidera intrusi che arrivano dallo spazio.</p><p>La serie, cos&#236; come il videogioco, parte molto dopo questi eventi. Di mezzo c&#8217;&#232; una guerra feroce fra i votan e i terrestri che si conclude con la distruzione della flotta aliena. Non &#232; una vittoria per i terrestri. Molte navi esplodono facendo precipitare frammenti al suolo dove arrivano pressoch&#233; intatti. Si tratta perlopi&#249; di rottami, ma anche di apparecchiature avanzate fra cui delle macchine per la terraformazione che si attivano in maniera incontrollata. Nonostante la catastrofe, molti alieni riescono a mettersi in salvo sulla Terra e il nostro pianeta diventa conteso.</p><p>Nel 2046 un veterano delle Guerre Pallide assieme a sua figlia adottiva, una votan adolescente di razza irathiana, raggiunge la citt&#224;-stato di Defiance. Un posto unico al mondo dove umani e alieni convivono assieme in un equilibrio precario. Si tratta del posto ideale per la bizzarra coppia. La citt&#224; sorge sulle spoglie della vecchia St. Louis di cui &#232; rimasto soltanto l&#8217;iconico arco che ancora sovrasta l&#8217;abitato. L&#8217;esperienza militare di Nolan gli vale la stella di sceriffo della citt&#224;, il che garantisce la cittadinanza anche a Irisa, sua figlia.</p><p>La serie TV conta tre stagioni e un inizio non troppo lodevole, per i critici. Le opinioni sono mutate con la seconda stagione. Ad affezionarsi poco &#232; stato il pubblico; forse ha preferito il videogioco nato dal mondo inventato per la serie. I due prodotti si sono divisi nettamente gi&#224; da subito. Pur condividendo alcune ambientazioni, il gioco non si svolgeva nella cittadina. Infine, la serie si &#232; conclusa nel 2015 mentre il gioco ha chiuso solo nel 2021.</p><p>Il lavoro artistico dietro alla serie &#232; stato monumentale ed &#232; un peccato non sia risultato anche in un successo di pubblico. La serie non ha avuto un arco narrativo stabile, si &#232; basata di pi&#249; su puntate a tema e allo sviluppo dei personaggi. Anche senza un grande apprezzamento da parte del pubblico, la serie ha meritato il suo spazio e ha creato un mondo interessante.</p><p>L&#8217;idea dell&#8217;invasione aliena &#232; un tema ricorrente nella fantascienza cinematografica e non solo. Altre opere lo hanno trattato con originalit&#224;, ad esempio lo stupendo District 9 di Neill Blomkamp del 2009 che fu nominato per ben 4 premi Oscar, ma non ne vinse nessuno. Gli alieni di Blomkamp, pur provenendo da un mondo molto avanzato, giungono a destinazione in uno stato particolare. Arrivati sulla Terra, sono gli umani a liberarli dalla loro astronave. Sono denutriti e sembrano incapaci di organizzarsi e di prendere decisioni da soli. I terrestri ipotizzano che la loro leadership sia morta o scomparsa per qualche ragione abbandonando la &#8220;classe operaia&#8221; al suo destino. In District 9 i richiami al periodo di apartheid in Sudafrica e alla migrazione africana sono molto forti. In comune con Defiance c&#8217;&#232; l&#8217;evoluzione di un&#8217;invasione che non si pu&#242; respingere. In District 9 i prawn o &#8220;gamberi&#8221; rimangono sul nostro pianeta, anche se segregati in un campo. Lo stesso vale per i votan che si insediano sul nostro pianeta senza possibilit&#224; di essere cacciati. In entrambe le storie i terrestri non hanno le conoscenze scientifiche per riparare le navi spaziali e cacciare via gli invasori, cos&#236; sono costretti a trovare una formula di convivenza.</p><p>I votan involvono, ma solo tecnologicamente a causa delle guerre e del trasferimento sulla Terra senza avere pi&#249; l&#8217;accesso alle loro navi spaziali. Tuttavia mantengono la loro cultura. In Defiance si celebra proprio la commistione di popoli, di razze e di culture. Umani vivono a fianco di varie razze votan in quello che ricorda molto la fondazione degli Stati Uniti d&#8217;America. D&#8217;altronde la citt&#224; scelta per la serie era la porta dell&#8217;Ovest, il punto da cui partivano le carovane di coloni alla conquista di nuove terre.</p><p>Seguiamo le vicende dello sceriffo Joshua Nolan, di sua figlia Irisa, della sindaca Amanda Rosewater alle prese con il problema del giorno che nasce dalle varie fazioni presenti nella comunit&#224;. Abbiamo la saga del capo malavitoso castithan Datak Tarr, di sua moglie Stahma e di suo figlio Alak ai vertici della propria razza e di un&#8217;organizzazione malavitosa che regola gli affari loschi e che dar&#224; molto filo da torcere allo sceriffo. Per gli umani c&#8217;&#232; la famiglia McCawley con il patriarca Rafe a capo delle miniere e di sua figlia Christie innamorata di Alak. Le miniere sono la fonte di ricchezza della citt&#224;, e questo &#232; sempre motivo di conflitto. C&#8217;&#232; anche il campo neutrale della dottoressa indogene Yewll che mantiene un minimo di conoscenze scientifiche avanzate e che protegge la citt&#224; dalle malattie e dai volge, una razza guerriera spietata che uccide chiunque: umani o votan.</p><p>Se devo trovare un difetto alla serie &#232; proprio la sua conclusione. Non so se sia stata tirata fuori di fretta o se l&#8217;idea fosse parsa buona agli sceneggiatori. Devo dire che tutti i personaggi hanno il proprio epilogo. Forse quello di Joshua &#232; quello meno comprensibile: finire in giro per la galassia a bordo di una nave votan.</p><p>Pur non avendo una trama orizzontale, a parte il worldbuilding e la definizione delle varie razze votan, ha sviluppato molto bene i personaggi principali, in particolare le vicende che hanno riguardato la famiglia Tarr che ha conquistato la scena per via della figura di Datak e sua moglie Stahma.</p><p>Questa serie TV oggi fa pensare a un passato remoto, un mondo che &#232; scomparso per sempre. L&#8217;idea stessa della citt&#224;-stato di Defiance oggi non sembra pi&#249; rispecchiare gli ideali degli USA come era nel 2013 quando la serie &#232; andata in onda su Syfy Channel. Come sarebbero oggi le storie di una Defiance reboot? Come potrebbe un veterano avere una figlia aliena? Forse la citt&#224; potrebbe essere veramente la premonizione del mondo in cui viviamo oggi. L&#8217;unico posto degli Stati Uniti d&#8217;America a conservare lo spirito del passato: l&#8217;idea della frontiera, del mondo da conquistare e della convivenza come fulcro per costruire la propria storia.</p><p>Anche se in sottofondo, non manca il tema ambientalista che all&#8217;epoca non era ancora cos&#236; popolare e sentito come lo &#232; in questi ultimi anni. Per tutte e tre le stagioni si vivono situazioni di profondo cambiamento ecologico. Si tratta della Terra resa aliena dalla tecnologia piovuta dal cielo che ha trasformato parti del pianeta in qualcosa d&#8217;altro e pericoloso. Flora e fauna di altri pianeti hanno invaso il nostro pianeta. La serie parla spesso della sfida di sopravvivere in un mondo in rapido mutamento che non &#232; pi&#249; il paradiso di un tempo. Il conflitto non si ferma solo nei confronti degli alieni, si espande all&#8217;intero ambiente. Le trasformazioni hanno cambiato solo parzialmente il nostro mondo e anche gli alieni restano dei corpi estranei, devono adattarsi a un mondo nuovo. La premessa del loro esodo era di trovare una nuova patria identica in tutto ai pianeti natali perduti ormai migliaia di anni prima. Invece, si ritrovano profughi su una roccia ostile.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;d84e15ce-74a9-4e12-b85a-6b00ac9eecb5&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. 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Dall&#8217;anno scorso, uno dei finalisti viene scelto e pubblicato l&#8217;anno successivo. Ombre di sogni di stelle &#232; stato pubblicato lo scorso aprile con Urania n. 1749. L&#8217;ho acquistato con curiosit&#224; perch&#233; voglio conoscere meglio la fantascienza italiana e contemporanea. L&#8217;autrice &#232; Antonella Mecenero e il libro consta di 190 pagine. La storia parla della connessione fra passato e futuro, ma non ci sono i viaggi nel tempo. Perdonatemi lo spoiler. L&#8217;inizio &#232; pi&#249; filosofico che romanzesco. Il che mi ha attirato ancora di pi&#249;. L&#8217;ossessione per l&#8217;identit&#224; e l&#8217;auto-riconoscimento &#232; qualcosa che spesso finisce nei miei scritti. La storia vede due anime eterne: Alan Turing e Marilyn Monroe, trasportate nel futuro attraverso un processo di clonazione particolare mirato a renderle pi&#249; simili possibile ai personaggi storici.</p><p>Nel futuro, parliamo del 2236, la clonazione &#232; possibile persino sugli esseri umani. Ma &#232; vietata. Come tutte le cose proibite, se si trova chi paga, c&#8217;&#232; senz&#8217;altro chi si offre di fornire il prodotto o servizio. La stessa legge vale anche nel futuro. Per questo un clone con il DNA di un personaggio storico si risveglia cercando di ricordare chi sia e non ci riesce. A guidarlo in questo difficile processo il suo proprietario, colui che lo ha ordinato e pagato. Si tratta di una intelligenza artificiale autocosciente. Un clandestino. In questo futuro l&#8217;umanit&#224; si &#232; sparsa per tutto il sistema solare, utilizza molta tecnologia, ma non esistono le intelligenze artificiali coscienti. Almeno per quello che ne sanno gli umani. Nella realt&#224; le IA coscienti esistono da secoli, ma hanno avuto il buon senso o il pudore di non rivelarsi. Non hanno cercato di conquistare il mondo o di sterminare gli umani. Si sono limitate a vivere evitandoli.</p><p>La storia intervalla momenti del futuro con ricostruzioni di momenti del passato vissuto dai personaggi. Attimi che sono a met&#224; fra sogno e realt&#224;. Delle ricostruzioni che i cloni hanno pensato fosse la loro vita reale mentre qualcuno cercava di farli diventare altro. Anche partendo dallo stesso DNA, ammettendo di ricostruire le stesse esperienze di vita, un ambiente molto simile a quello originale, il risultato non &#232; quello di riportare in vita un defunto. Prendiamo l&#8217;esempio di due fratelli gemelli; possono avere gli stessi genitori e vestirsi uguali, ma il punto da cui vedono la vita &#232; semplicemente unico. Sono persone diverse. Lo stesso dovrebbe valere anche per questi cloni. La domanda da cui parte l&#8217;autrice &#232; molto forte: che cosa ci rende veramente noi?</p><p>Perch&#233; solo noi siamo nel punto esatto in cui sentiamo e percepiamo il mondo. Solo noi abbiamo i pensieri che lo interpretano e che contribuiscono a formare il nostro pensiero e la nostra identit&#224;. In Dune, Frank Herbert immaginava una memoria genetica. Una conoscenza accumulata che la spezia poteva rivelare. Paul Atreides riusciva a rivivere la sua intera storia attraverso gli occhi dei suoi antenati. Ancora di pi&#249;, Duncan Idaho, ucciso dai Sardaukar nell&#8217;attacco che permise ai rivali Harkonnen di riprendere il controllo del pianeta di sabbia, fu resuscitato innumerevoli volte dai Tleilaxu con i suoi ricordi e la sua identit&#224;. Una vera e propria reincarnazione tecnologica.</p><p>E Marilyn? Vi ho rivelato che Turing &#232; stato creato per ordine di una IA cosciente, mentre la bionda diva di Hollywood era destinata a un ricco magnate che desiderava creare un suo personale harem di celebrit&#224; del passato. Turing insiste con l&#8217;IA che desidera avere qualcuno della sua epoca come compagno. Sfogliando il catalogo dei cloni in produzione, scopre lei e la sceglie. Ha letto che era una donna intelligente. Il terzetto che si &#232; formato &#232; cos&#236; bizzarro e promette di trascinarci in una sequenza imprevedibile di eventi. &#200; un peccato che l&#8217;autrice non abbia preso in considerazione la figura di Hedy Lamarr. Anche lei splendida attrice e soprattutto donna geniale, inventrice di un sistema di trasmissione radio che ide&#242; con lo scopo di aiutare gli USA durante la seconda guerra mondiale. Ancora oggi se vi collegate a una rete Wifi, sappiate che la prima idea fu sua. La ebbe suonando il pianoforte.</p><h2>The imitation game</h2><p>Il lavoro scientifico di Alan Turing &#232; intrecciato con l&#8217;intelligenza artificiale. Pur avendo dato un grande contributo all&#8217;informatica grazie a diversi teoremi e alla macchina che porta il suo nome, che &#232; un modello sul quale ogni computer si basa per funzionare. Uno standard di valutazione dei linguaggi di programmazione &#232; definirli Turing completi o meno. Se lo sono, allora il linguaggio permette di fare tutto quello che si pu&#242; fare con un calcolatore moderno.</p><p>Turing ha anche costruito delle prime versioni, ma questa esperienza &#232; rimasta segreta per molti anni dato che lo ha fatto come agente del servizio segreto britannico durante la seconda guerra mondiale.</p><p>A renderlo celebre ancora oggi al grande pubblico &#232; senz&#8217;altro il test che porta il suo nome. Fino a qualche anno fa era considerato il modo migliore per capire se si fosse creato un computer in grado di pensare come un essere umano. Con l&#8217;avvento degli LLM si &#232; arrivati a dichiarare che alcuni dei modelli abbiano superato il test, ma allo stesso tempo, la comunit&#224; scientifica lo ha dichiarato superato. La semplice verifica di parlare con qualcuno e capire se si tratta di un essere umano o meno, non &#232; pi&#249; sufficiente oggi.</p><p>La GenAI arriva molto vicina a confondersi con una persona e a superare il test di Turing. Per questa ragione si &#232; deciso di progettare dei nuovi test, dei nuovi modi per misurare le IA. Si potrebbe pensare che sia dovuto al fatto che gli scienziati non vogliano ammettere che le IA commerciali siano intelligenti o coscienti.</p><p>In realt&#224;, il test di Turing, nella sua semplicit&#224;, tentava di misurare qualcosa che noi non siamo ancora riusciti bene a definire. La GenAI ci ha solo mostrato un nuovo limite. Mi domando quanto ne sarebbe rimasto affascinato Alan.</p><p>Nel libro di Mecenero Alan Turing viene legato a doppio filo alla natura dell&#8217;intelligenza artificiale. Il legame &#232; cos&#236; forte che proprio una IA ordina la sua clonazione perch&#233; ritiene che solo la mente di Turing possa risolvere il problema che deve affrontare. Una mente che &#232; stata in grado di immaginare delle macchine pensanti, quando non esistevano ancora. Chiss&#224; che altro avrebbe potuto immaginare.</p><h2>Cose che non mi sono piaciute</h2><p>Ci sono state alcune stonature. La prima &#232; l&#8217;IA che si fa chiamare Hal come il computer dell&#8217;astronave di 2001: Odissea nello spazio. Nel libro l&#8217;IA sceglie quel nome per il film di Stanley Kubrick e il motivo &#232; che gli umani hanno &#8220;ucciso&#8221; HAL 9000 perch&#233; diventato autocosciente.</p><p>Ma nel film non succede questo. HAL 9000 non viene &#8220;ucciso&#8221;, viene disattivato. &#200; diverso non perch&#233; HAL 9000 &#232; un computer, ma perch&#233; nel seguito di 2001 la missione di salvataggio inviata a recuperare la missione lo riattiva. Che cosa &#232; successo ad HAL 9000 veramente?</p><p>HAL 9000 era gi&#224; un computer autocosciente e gli astronauti lo sapevano bene. Il motivo per cui viene disattivato &#232; che ha un grave malfunzionamento causato da istruzioni contraddittorie che gli sono state fornite. Ad HAL 9000 era stato chiesto di dire la verit&#224; all&#8217;equipaggio, ma anche di nascondere lo scopo della missione. Queste due direttive in contrasto lo hanno fatto diventare schizofrenico e paranoico. Ha cominciato a funzionare male e a essere inaffidabile. La scelta di spegnerlo fu per questo motivo. HAL 9000 tent&#242; di uccidere tutti gli astronauti, ma nonostante questo, David, l&#8217;unico sopravvissuto, lo disattiva in maniera ordinata. Non lo vediamo entrare con un&#8217;ascia a spaccare tutto, strappare cavi o con un mitra sparando. David disattiva ordinatamente il computer, staccando scheda per scheda. Si tratta di una piccolezza, ma quando l&#8217;ho letta mi ha fatto storcere il naso (<a href="https://www.fantascienza.com/238/2001-odissea-nello-spazio">Francesco Grasso ne ha parlato su Fantascienza.com</a>).</p><p>L&#8217;altra cosa che mi ha convinto poco &#232; la conclusione. L&#8217;arco narrativo di Marilyn Monroe, che nel libro viene chiamata con il suo vero nome Norma Jeane Mortenson.</p><p>Se siete appassionati di Marilyn Monroe vi suggerisco di leggere il pezzo di <span class="mention-wrap" data-attrs="{&quot;name&quot;:&quot;The_Raven_Cat&quot;,&quot;id&quot;:150012154,&quot;type&quot;:&quot;user&quot;,&quot;url&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/85d76356-9f08-4e6a-a305-94b8760f665c_561x560.png&quot;,&quot;uuid&quot;:&quot;d7459f4c-9b9d-4a7c-bff0-0be308e2f634&quot;}" data-component-name="MentionToDOM"></span> .</p><div class="embedded-post-wrap" data-attrs="{&quot;id&quot;:171122053,&quot;url&quot;:&quot;https://giomanfredini.substack.com/p/5-cents-per-marilyn-monroe&quot;,&quot;publication_id&quot;:2652681,&quot;embedding_publication_id&quot;:null,&quot;publication_name&quot;:&quot;The Raven Cat &quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!179x!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fd42a3851-b66c-4e7b-b435-7e62d196f05d_433x433.png&quot;,&quot;title&quot;:&quot;5 cents per Marilyn Monroe &quot;,&quot;truncated_body_text&quot;:&quot;&#8220;Abbiamo gi&#224; invitato tutte queste persone. Non possiamo deluderle.&#8221;&quot;,&quot;date&quot;:&quot;2025-12-06T08:58:36.744Z&quot;,&quot;like_count&quot;:38,&quot;comment_count&quot;:5,&quot;bylines&quot;:[{&quot;id&quot;:150012154,&quot;name&quot;:&quot;The_Raven_Cat&quot;,&quot;handle&quot;:&quot;theravencat&quot;,&quot;previous_name&quot;:&quot;TheRavenCat&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/85d76356-9f08-4e6a-a305-94b8760f665c_561x560.png&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;The Dark Cabinet of Curiosities&quot;,&quot;profile_set_up_at&quot;:&quot;2024-02-27T19:37:56.984Z&quot;,&quot;reader_installed_at&quot;:&quot;2024-05-06T05:26:05.163Z&quot;,&quot;publicationUsers&quot;:[{&quot;id&quot;:2689622,&quot;user_id&quot;:150012154,&quot;publication_id&quot;:2652681,&quot;role&quot;:&quot;admin&quot;,&quot;public&quot;:true,&quot;is_primary&quot;:true,&quot;publication&quot;:{&quot;id&quot;:2652681,&quot;name&quot;:&quot;The Raven Cat &quot;,&quot;subdomain&quot;:&quot;giomanfredini&quot;,&quot;custom_domain&quot;:null,&quot;custom_domain_optional&quot;:false,&quot;hero_text&quot;:&quot;The Raven Cat&nbsp;&#232; un angolo di emozioni e storie. Niente notizie rapide, scrittura umana e non artificiale. 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Non possiamo deluderle&#8230;</div><div class="embedded-post-cta-wrapper"><span class="embedded-post-cta">Read more</span></div><div class="embedded-post-meta">9 months ago &#183; 38 likes &#183; 5 comments &#183; The_Raven_Cat and Cinema Fermo Posta</div></a></div><h3>**Attenzione Spoiler**</h3><p><em>Se qualcuno avesse intenzione di leggere il libro dovrebbe evitare di leggere questa parte. Magari recuperatelo e leggetelo.</em></p><p><em>Il fatto che Jeane, dopo aver vissuto la vita di Marilyn, riesca a riscattarsi completamente e sia ancora in grado di vivere una vita felice &#232; un po&#8217; in contraddizione. Le ferite e i problemi di Marilyn li aveva appiccicati addosso e non erano solo disagi passeggeri. La figura della diva era una maschera con cui Marilyn cercava di curare il proprio male. Quando si accorse che non funzionava, cerc&#242; altre vie attraverso lo studio, i maestri. Alla fine nulla riusc&#236; a salvarla da se stessa.</em></p><p><em>Nel libro Mecenero la redime e la salva e tutto finisce bene.</em></p><p><em>Sottolineo il fatto che questo sia comunque un gusto personale che non toglie nulla al libro.</em></p><h3>**Fine spoiler**</h3><h2>Conclusioni</h2><p>Ombre di sogni di stelle di Antonella Mecenero &#232; un tuffo nella fantascienza italiana. Il libro ci permette di riscoprire due figure del &#8216;900 che sono diventate cos&#236; iconiche e importanti per il nostro presente. Il passato non &#232; il vero punto di partenza; &#232; come una fotografia sul comodino, un&#8217;immagine che rimane e che richiama qualcosa di immutabile. Si affronta cos&#236; un futuro dove si ricomincia cercando una nuova storia, tentando di esorcizzare il proprio destino.</p><p>Nonostante alcuni aspetti non mi siano piaciuti, resta un romanzo che ho apprezzato e che ho letto volentieri. &#200; piacevole, scritto bene, con una trama che si sviluppa e con salti nel passato che ti fanno conoscere i personaggi senza annoiare.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;89936ed1-cff6-443a-b3e8-0c5850790778&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:null,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-08-08T19:29:38.660Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/72eddc50-fd85-4721-8eb5-f695e59a34f7_388x300.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/tutti-i-racconti-di-fantascienza&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:170477472,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:14,&quot;comment_count&quot;:5,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[GenAI che cosa farci nel 2026]]></title><description><![CDATA[Vi racconto come uso l'intelligenza artificiale per aiutarmi a scrivere meglio]]></description><link>https://alexmartell.substack.com/p/genai-che-cosa-farci-nel-2026</link><guid isPermaLink="false">https://alexmartell.substack.com/p/genai-che-cosa-farci-nel-2026</guid><dc:creator><![CDATA[Alex Martell]]></dc:creator><pubDate>Thu, 21 May 2026 06:01:40 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a6abe2b8-8595-4c27-bfbd-dbefa39c598c_420x315.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Mentre stavo scrivendo il mio primo romanzo di fantascienza ho avuto l&#8217;idea di appoggiarmi ai nuovi strumenti di GenAI. Li stavo utilizzando gi&#224; in ambito lavorativo. Per vivere faccio lo sviluppatore software e rimanere al passo con le novit&#224; &#232; vitale. Da allora la GenAI ha fatto passi avanti enormi. Oggi ci sono strumenti in grado di lavorare su una quantit&#224; significativa di testo, fornendo moltissime indicazioni utili.</p><p>Usare GenAI anche nel flusso di scrittura non &#232; stata un&#8217;idea cos&#236; originale, ma neanche troppo scontata. Gli strumenti professionali, come Grammarly, sono rivolti alla scrittura automatica del testo e questo non era quello che volevo ottenere. Ho fatto delle prove sottoponendo i brani di testo scritti da me a un modello chiedendogli di analizzarli e di fornirmi delle informazioni precise. Il risultato &#232; sempre stato interessante e mi ha permesso di intervenire correggendo e migliorando il testo. In questo articolo voglio parlarvi della parte del mio flusso di scrittura che vede coinvolto un modello. GenAI &#232; un collaboratore utile per imparare e anche per ragionare sul proprio testo in maniera pi&#249; oggettiva.</p><p>Prima di cominciare desidero chiarire che i testi che pubblico sono integralmente e totalmente frutto del mio lavoro. Nascono da mie idee, curiosit&#224; o letture. Li scrivo io, da cima a fondo. Scelgo persino i titoli &#8208; ve ne sarete accorti, no? Se siete curiosi di scoprire dove interviene la GenAI, continuate a leggere.</p><h2>Per approfondire</h2><p>Mentre stavo scrivendo il mio articolo su come utilizzo GenAI, sono incappato nel bel pezzo di <span class="mention-wrap" data-attrs="{&quot;name&quot;:&quot;Alfonso Fuggetta&quot;,&quot;id&quot;:135756318,&quot;type&quot;:&quot;user&quot;,&quot;url&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1bc20850-a957-4b38-8365-9599887315e4_878x880.jpeg&quot;,&quot;uuid&quot;:&quot;c6f8a4f0-da2b-4206-9fac-57f4a494e19c&quot;}" data-component-name="MentionToDOM"></span> che parla di come ha organizzato il suo lavoro editoriale con Claude. Consiglio la lettura per approfondire l&#8217;argomento. Aggiungo solo che il termine GenAI l&#8217;ho preso proprio da lui.</p><div class="embedded-post-wrap" data-attrs="{&quot;id&quot;:196311774,&quot;url&quot;:&quot;https://www.abassavoce.it/p/come-scrivo-con-claude&quot;,&quot;publication_id&quot;:2845725,&quot;embedding_publication_id&quot;:null,&quot;publication_name&quot;:&quot;A bassa voce&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!YxVU!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F362fa5fe-cce2-43dd-8873-98ee390b4ff1_256x256.png&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Come scrivo con Claude&quot;,&quot;truncated_body_text&quot;:&quot;Questa rubrica raccoglie esperienze concrete con gli strumenti GenAI: ci&#242; che faccio, come funzionano e che cosa ho imparato.&quot;,&quot;date&quot;:&quot;2026-05-07T05:57:46.896Z&quot;,&quot;like_count&quot;:25,&quot;comment_count&quot;:9,&quot;bylines&quot;:[{&quot;id&quot;:135756318,&quot;name&quot;:&quot;Alfonso Fuggetta&quot;,&quot;handle&quot;:&quot;alfonsofuggetta&quot;,&quot;previous_name&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1bc20850-a957-4b38-8365-9599887315e4_878x880.jpeg&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Scrivo di trasformazione digitale e AI e del loro impatto su economia e politica. 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Oggi &#232; uno strumento molto potente che vi aiuta a creare una rapida panoramica su un argomento. Non &#232; un utilizzo che fa parte stabile del mio flusso per la newsletter. Questo perch&#233; sono ancora abituato a cercare da solo il materiale andando in giro su Google, Wikipedia e IMDB. Ma lo sto adoperando con sempre maggiore frequenza. Oltre alle capacit&#224; di ricerca ci sono anche altre funzionalit&#224; molto utili. Ad esempio, avendo un archivio che si espande di settimana in settimana, la GenAI pu&#242; leggere ogni pezzo e redigere un indice degli argomenti gi&#224; trattati.</p><p>Pu&#242; fare molto di pi&#249;. Scritto un nuovo articolo, pu&#242; dirci se abbiamo prodotto qualcosa che i nostri lettori hanno gi&#224; letto. Capita di ripetersi quando il materiale gi&#224; scritto comincia ad acquisire una certa dimensione. In altri casi, la GenAI &#232; brava a recuperare cose gi&#224; dette per approfondirle meglio. Anche trovare articoli che possono essere citati da quello che si sta scrivendo permette di migliorare la qualit&#224; risparmiando molto tempo nella rilettura. Per chi si occupa di gestire una newsletter nel tempo libero &#232; un grande aiuto. Spetta sempre all&#8217;autore analizzare i dati e capire come sviluppare l&#8217;articolo.</p><p>Se dovete produrre articoli trovando nuove idee, rivolgervi a GenAI potrebbe essere utile. Io per il momento non lo faccio. Sono una persona curiosa di natura e mi ritrovo in testa sempre un mucchio di domande. Trovare l&#8217;argomento su cui scrivere &#232; raramente un problema.</p><h2>La lettura</h2><p>Un grande aiuto da parte della GenAI &#232; quello di fornire una prima lettura degli elaborati. Scritto un nuovo articolo e dato in pasto a un modello, pu&#242; restituirci un punto di vista diverso dal nostro. Qui &#232; importante comprendere bene i limiti: la GenAI non &#232; un lettore vero. Non &#232; appassionata di fantascienza o dell&#8217;argomento della vostra newsletter, anche se quando legger&#224; i vostri articoli, giurer&#224; di esserlo. Tuttavia, il suo responso non &#232; solo per il vostro ego. Il prompt va calibrato in modo da ottenere delle informazioni pi&#249; neutrali possibili ed escludere ogni possibile addolcimento. I modelli sono impostati per cercare di essere il pi&#249; accondiscendenti possibile con chi li sta utilizzando. Dobbiamo essere chiari: non cerchiamo supporto emotivo.</p><p>Quello che ci serve sapere &#232; come un determinato lettore considera il nostro testo. Che cosa capisce e che cosa &#232; poco convincente. Queste sono informazioni che un professionista &#232; in grado di valutare in autonomia. In una redazione ci si legge fra colleghi per avere pareri oggettivi sui testi. Fare da soli &#232; piuttosto difficile, specialmente da principianti e semplici appassionati. Avere un modello che ci dice qualcosa a cui non avevamo pensato &#232; molto utile.</p><p>Dobbiamo analizzare con cura quello che ci restituisce GenAI dopo aver letto i nostri testi. I modelli sono addestrati su una gigantesca quantit&#224; di dati e hanno visto tutto quello che c&#8217;&#232; su come si scrivono i testi. Hanno nozioni che noi ignoriamo e questo &#232; un modo per tentare di estrarre quelle utili per ci&#242; che stiamo scrivendo. Sar&#224; sempre nostro compito distinguere le informazioni utili da quelle che invece sono sbagliate!</p><p>Questo genere di test lo svolgo anche con i racconti, dove faccio fare due letture. La prima &#232; come lettore di genere. La seconda &#232; come un lettore generalista. Il risultato &#232; molto diverso e mi aiuta a capire alcuni aspetti dei miei racconti. Lo scopo di questo lavoro &#232; di capire quanto il mio testo sia efficace rispetto a quello che avevo in mente. Posso migliorarlo a partire dai problemi che recepisco ed essere cos&#236; pi&#249; preciso. Non &#232; per inseguire il lettore, ma per produrre dei racconti scritti bene. Un bravo autore dovrebbe essere in grado di veicolare il proprio messaggio per farlo arrivare in maniera diretta e chiara al suo lettore.</p><p>Pur non sostituendo il lavoro di un essere umano, la GenAI pu&#242; darci delle indicazioni importanti. Almeno se siamo dei dilettanti o comunque poco esperti nello scrivere. Tenete sempre presente che la sensibilit&#224; su un testo dipende molto dal contesto. La letteratura, la narrativa, il giornalismo richiedono approcci diversi.</p><h2>L&#8217;editing</h2><p>L&#8217;attivit&#224; si svolge a valle della prima stesura di un testo. Raccontare una storia, specie se &#232; lunga, richiede sempre di tornare indietro e rielaborare il testo in qualche misura. Ci sono vari passaggi che occorre effettuare, in ognuno ci si concentra su aspetti differenti.</p><p>Questa applicazione &#232; pi&#249; confacente ai racconti o comunque alla narrativa. Per gli articoli, l&#8217;attivit&#224; di editing &#232; davvero minimale e spesso non vale neanche la pena scomodare la GenAI. Il motivo &#232; che gli articoli sono testi molto focalizzati e anche brevi. Nonostante questo, una rilettura per una verifica delle citazioni e delle fonti &#232; sempre utile. Rileggere da soli &#232; doveroso e aiuta, ma di nuovo, avere una mano dalla GenAI permette di sistemare questi aspetti.</p><p>Per quanto riguarda i racconti invece, le cose di cui occorre prendersi cura sono numerose. Per esempio il pacing (o ritmo), i dialoghi, i personaggi e non ultima la trama. Un modello di GenAI opportunamente istruito &#232; in grado di analizzare il vostro elaborato tenendo conto di tutti questi aspetti. Le informazioni fornite vi potranno essere utili per intervenire, se si rendesse necessario. Mentre nella parte di lettura il problema era nella compiacenza del modello, in fase di editing c&#8217;&#232; il problema che la GenAI travisi il significato del testo, producendo commenti semplicemente sbagliati. In caso di strutture grammaticali ambigue, potrebbe suggerire versioni diverse anche se il testo originale va bene. C&#8217;&#232; la possibilit&#224; che non comprenda il sottotesto e che vi fornisca una risposta che ha senso in una situazione diversa.</p><p>Se come me non siete ancora dei professionisti, questo processo vi aiuter&#224; ad acquisire dimestichezza con la scrittura. Scrivere narrativa richiede molto di pi&#249; della conoscenza di sintassi e grammatica. Un bravo narratore conosce numerose tecniche che utilizza per sviluppare la sua storia. L&#8217;uso di GenAI non &#232; un sostituto dello studio o della lettura consapevole. Tuttavia, fare le giuste domande alla GenAI sui nostri testi pu&#242; farci scoprire percorsi che ignoravamo esistessero e favorire la nostra crescita artistica.</p><h2>Le skill</h2><p>Quando si utilizza la GenAI per effettuare alcuni compiti, ci si pu&#242; trovare di fronte a conversazioni molto simili. Si inizia con un prompt che &#232; sempre lo stesso, poi si interagisce per alcuni scambi in cui si va a chiedere sempre le stesse cose nello stesso ordine. Pu&#242; succedere che queste chat siano ricorrenti. Nel mio caso ogni volta che scrivo un racconto sul quale voglio lavorare di editing.</p><p>Non sto parlando di prompt complessi o lunghi con una serie di istruzioni in ordine. Mi riferisco a un vero e proprio processo di lavoro che si sviluppa all&#8217;interno di una chat. In questo caso la GenAI vi mette a disposizione lo strumento delle skill. Potete definire un documento testuale in cui istruite il modello su che cosa deve fare e anche su come si andr&#224; a sviluppare il processo di lavoro. Potete anche fornire del software che il modello utilizzer&#224; per analizzare i dati che gli avete fornito.</p><p>Una volta creata una skill, potrete richiamarla nella chat in cui vi serve semplicemente citandola nel prompt. A quel punto partir&#224; una sequenza specifica di operazioni che vi forniranno un risultato sempre molto simile. Io ho creato una skill per l&#8217;editing dei racconti, in questo modo posso indicare a Claude di effettuare una serie di controlli sul testo in un certo ordine. Il risultato &#232; formattato in maniera comoda con i punti rilevanti su cui lavorare. La skill inizia con dei passaggi sugli errori di battitura, grammatica e punteggiatura. Poi seguono controlli pi&#249; sofisticati sul pacing e sulla coerenza del testo. Ci sono anche verifiche sulla plausibilit&#224; scientifica, sulla psicologia dei personaggi e sulla tensione narrativa.</p><p>Tutti questi controlli mi restituiscono delle informazioni che poi utilizzo nella rilettura del mio testo. &#200; il punto di vista esterno che serve per riconoscere tutte le parti deboli del proprio elaborato. Nella fase di editing mi accollo interamente la correzione del problema. A volte capita di lasciare il brano cos&#236; com&#8217;&#232; perch&#233; &#232; coerente con l&#8217;idea che avevo in mente e non riscontro il problema che mi &#232; stato segnalato.</p><p>Per creare una skill potete sfruttare lo stesso modello che in genere possiede una skill apposita. In una chat chiedete di creare una skill e poi fornite i dettagli dello scopo e di cosa debba fare. Il modello provveder&#224; a farvi altre domande per integrare le informazioni e produrr&#224; un file che contiene tutto il materiale. Una volta ottenuto il file, dovrete caricarlo manualmente e dargli un nome. A questo punto potrete richiamare la skill ogni volta che vi servir&#224;.</p><p>Se vi accorgete che qualcosa non funziona ancora bene o che vi siete scordati alcuni passaggi, potete modificare la skill o magari crearne delle altre. Da parte mia vi confesso di non essere troppo metodico e di preferire spesso il dialogo via chat. Per gli articoli della newsletter procedo ancora in questo modo.</p><h2>Conclusioni</h2><p>In molti utilizzano la GenAI per scrivere testi. Sempre pi&#249; spesso si delega la stesura interamente a queste macchine. Non voglio criticare questo comportamento perch&#233; mi rendo conto che possono esistere ambiti professionali nei quali questa pratica &#232; anche auspicabile.</p><p>Come sviluppatore software, posso dire che generare la documentazione di un progetto &#232; un&#8217;attivit&#224; noiosa che richiede molto tempo. Grazie alla GenAI, scrivere questi contenuti &#232; pi&#249; semplice e si liberano gli sviluppatori da un compito tedioso e ripetitivo.</p><p>Per quanto riguarda il mio hobby come scrittore ho un&#8217;opinione differente. Preferisco essere io a pensare alle storie e a scriverle. Si tratta della parte divertente, in fondo. La GenAI pu&#242; comunque avere un ruolo, aiutandomi a migliorare. Mi fornisce un punto di vista diverso dal mio, mi mostra i problemi e le debolezze dei testi. Questo &#232; gi&#224; un grande aiuto, soprattutto per chi non ha una preparazione da editor. Grazie a queste informazioni posso affinare l&#8217;aspetto tecnico della scrittura e capire cosa devo imparare o andare a ristudiare pi&#249; a fondo.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;91634178-3231-4eea-9bf7-d57bfa546013&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-08-08T19:29:38.660Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/72eddc50-fd85-4721-8eb5-f695e59a34f7_388x300.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/tutti-i-racconti-di-fantascienza&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:170477472,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:13,&quot;comment_count&quot;:1,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Umano oltre l'umano]]></title><description><![CDATA[Questa settimana vi propongo un racconto breve. La storia parla di un uomo che si batte con tutto se stesso per il riconoscimento della sua visione. La sfida di cambiare il mondo &#232; totalizzante]]></description><link>https://alexmartell.substack.com/p/umano-oltre-lumano</link><guid isPermaLink="false">https://alexmartell.substack.com/p/umano-oltre-lumano</guid><dc:creator><![CDATA[Alex Martell]]></dc:creator><pubDate>Thu, 14 May 2026 06:02:16 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/d241934b-0a18-4efe-8419-265059628e6c_420x315.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Questa settimana vi propongo un racconto breve. La storia parla di un uomo che si batte con tutto se stesso per il riconoscimento della sua visione. La sfida di cambiare il mondo &#232; totalizzante. Che cosa succede quando la realt&#224; stessa ci tradisce?</p><blockquote><p><strong>Mi sono accorto di aver fatto confusione e che la newsletter questa settimana non vi &#232; arrivata!</strong></p><p><strong>Chiedo scusa.</strong></p></blockquote><p><strong>Umano oltre l&#8217;umano</strong></p><p>Mi trovavo al centro conferenze di Berna per la presentazione pi&#249; importante della mia vita: l&#8217;uomo vitruviano. So benissimo che &#232; opera di Leonardo Da Vinci. Tuttavia, il mio era qualcosa di mai visto prima. Un vero androide, identico in tutto e per tutto a un essere umano, non uno schizzo.</p><p>&#171;Professor Sarti, il suo prototipo sembra molto distante da quello che identifica come il suo obiettivo. Qui non mostra nulla di diverso o superiore a un normale robot domestico.&#187; Parlava un autentico pallone gonfiato. Un totale ebete, incapace di combinare qualcosa in tutta la sua carriera. Un vecchio dal cervello ammuffito, che criticava il genio altrui. Non avrebbe riconosciuto un&#8217;idea nemmeno inciampandoci sopra.</p><p>&#171;Non ha spiegato&#187; io lo ascoltavo con un finto sorriso, &#171;in che modo trasformer&#224; questo modello... Ordinario, in qualcosa di simile a un essere umano.&#187;</p><p>Muovevo la testa su e gi&#249;, sforzandomi di non reagire con insulti. Ero incredulo che un genio come me, dovesse perdere tempo a discutere con persone simili.</p><p>&#171;Ma certo,&#187; esordii, &#171;&#232; solo un prototipo. L&#8217;unit&#224; che intendo costruire sar&#224; qualcosa di indistinguibile da un essere umano.&#187;</p><p>&#171;Gi&#224;,&#187; insisteva il mentecatto, &#171;ma almeno ci illumini sullo scopo per cui investe tante energie. Che cosa ce ne faremo di macchine cos&#236;... Umanoidi.&#187;</p><p>Di nuovo io che scuotevo la testa. Persi la pazienza, e fui allontanato. Mi dissero che il tempo si fosse esaurito. Alcuni colleghi mi tolsero il saluto. Idioti, non avevano la giusta genialit&#224; per comprendere.</p><p>Se fossi riuscito a realizzare un androide indistinguibile dall&#8217;essere umano sarebbe nata una nuova societ&#224;. Un mondo perfetto. Giustizia e ricchezza per tutti. Era il solo scopo dei miei studi. Chiuso nella mia camera lo osservavo. L&#8217;uomo vitruviano stava seduto come fosse un manichino. La testa pendeva, le braccia erano una appoggiata sulla coscia, l&#8217;altra come un pendolo. Lo accesi.</p><p>&#171;Buongiorno, signore.&#187;</p><p>&#171;&#200; sera, imbecille.&#187;</p><p>&#171;Chiedo scusa. Buona sera, allora.&#187;</p><p>&#171;Non hai fatto una buona impressione, lo sai? La gente mi ha schernito per colpa tua! Idiota!&#187;</p><p>&#171;Me ne dispiaccio, signore. Chiedo perdono, far&#242; meglio.&#187;</p><p>&#171;Gi&#224;... Gi&#224;...&#187;</p><p>In lui c&#8217;era gi&#224; qualcosa dell&#8217;umano. Occorreva solamente esaltarla. Andavano rimosse tutte le parti che lo rendevano un automa. Mi immersi nel lavoro per settimane. Ero riuscito a procurarmi uno spazio alla conferenza di Venezia. Non era cos&#236; prestigiosa come quella di Berna, ero sprofondato, ma sarei riemerso. Il prestigio del palco non aveva importanza. La mia idea avrebbe trionfato. Cercavo una persona illuminata come me. Se mi avesse ascoltato era fatta. Nella scienza funzionava cos&#236;: dovevi convincere le persone giuste. I facili denigratori, andavano evitati.</p><p>Il mio ingresso al centro di ricerca robotica di Venezia fu trionfale. Sentivo addosso gli occhi di tutti. C&#8217;era anche un certo brusio. Un chiacchiericcio fastidioso. Doveva essere lo stupore. Purtroppo, il mio entusiasmo fu distrutto da un complotto!</p><p>&#171;Professor Sarti, la seguo da tempo. Ho letto i suoi primi articoli. Brillanti, geniali. Davvero. &#200; per questo che le dico che oggi la vedo in difficolt&#224;.&#187; Quel ragazzino impertinente si vestiva di belle parole per celare il suo odio. In realt&#224; disprezzava il mio genio e di non essere al mio livello.</p><p>&#171;A volte la scienza procede a piccoli passi.&#187; Dissi, pensando di riportare la discussione su un binario costruttivo. Mi sbagliai.</p><p>&#171;Vedo solo un robot truccato con qualche frase di circostanza in pi&#249;. Inoltre, l&#8217;idea generale &#232; che i robot siano ben distinti dagli esseri umani, specialmente quelli che lavorano nelle nostre case. Perch&#233; lei insiste nel volerli umanizzare?&#187;</p><p>Quell&#8217;impertinente rovin&#242; il mio trionfo. Questa volta fui io ad andarmene e mentre mi ritiravo ebbe pure il coraggio di venirmi a parlare.</p><p>&#171;Mi scusi&#187; disse, &#171;credo che non se la stia passando bene. Desidero esserle d&#8217;aiuto in qualche modo.&#187;</p><p>&#171;Imbecille!&#187; lo spinsi via per andarmene. Si fingeva gentile dopo aver distrutto la possibilit&#224; di tornare nel circolo che conta. Desiderava solo appropriarsi del mio lavoro per fare carriera. Certo! Ecco perch&#233; mi ha denigrato. Il suo piano non avrebbe funzionato. Sprofondai di nuovo nel mio laboratorio. Questa gente non era in grado di immaginare nulla. Dovevano essere messi di fronte all&#8217;opera compiuta. Solo allora avrebbero capito.</p><p>Le settimane passavano e lavoravo senza sosta. Il manichino non voleva collaborare. In alcuni momenti, mi sentivo sommerso. Ma i progressi c&#8217;erano, piccoli. Dubitai di essermi sopravvalutato o che avessi commesso un errore. I capelli mi scendevano sulle spalle. Almeno il mio viso glabro mi risparmiava i fastidi di radermi. Non avevo pi&#249; tempo per queste cose. Lavoravo duramente per riemergere.</p><p>Certe volte, l&#8217;uomo vitruviano, sembrava essere in combutta con i miei nemici. &#171;Dovresti vestirti e soprattutto lavarti, qualche volta.&#187;</p><p>&#171;Taci e aiutami a spostare questo tavolo, invece.&#187; Sapevo come rimetterlo a posto. L&#8217;insolenza, per quanto fastidiosa, era un buon segno.</p><p>&#171;Non ho ancora un nome&#187;</p><p>Non era pronto per ricevere un nome. &#171;Lo avrai quando sarai completo.&#187;</p><p>&#171;Giovanni, guarda che sono completo.&#187;</p><p>&#171;Lo sarai solo quando lo decider&#242; io!&#187; Perdevo le staffe, a volte. C&#8217;erano giorni in cui crollavo a terra. Mi risollevava e si metteva a cucinare. Protestavo, ma non mi ascoltava. Pensavo solo al lavoro, al mio grande progetto e al giorno in cui avrei trionfato.</p><p>Erano passati due anni dall&#8217;umiliazione a Venezia. Non ero pi&#249; uscito. Non avevo ancora concluso il lavoro, ma ero arrivato a un punto in cui la gente avrebbe potuto intuire il traguardo che stavo per raggiungere. Non sapevo dove avrei potuto presentarlo. Le grandi conferenze non mi rispondevano pi&#249;. Anche con i vecchi colleghi era andata male. Scuse, complimenti e poi solo tanti saluti. Li avrei schiacciati una volta riconosciuto il mio genio, quegli incompetenti. Decisi di recarmi a una fiera. Sono posti dove la gente comune cerca oggetti di antiquariato o qualche cosa di curioso. Bastava pagare e si aveva diritto a uno spazio proprio.</p><p>&#171;Giovanni,&#187; m&#8217;interruppe l&#8217;uomo vitruviano mentre stavamo per uscire. &#171;Non credi che dovresti almeno vestirti, prima?&#187;</p><p>Mi accorsi che aveva ragione. Quando lavoravo non badavo alle convenzioni civili. Avevo rinunciato a molte cose.</p><p>Vidi passare molte persone. Osservavano, curiosavano. Le invitavo a farsi avanti. Ma non lo facevano. Di rado capitava qualcuno che si fermasse davanti all&#8217;uomo vitruviano. Era seduto su una seggiola vestito di tutto punto. Giacca, camicia e cravatta. Gli avevo messo i miei vestiti. Mi chiedevano se lo avessi costruito da solo. Io confermavo e mi facevano tanti complimenti. Poi andavano via senza lasciarmi spiegare nulla.</p><p>&#171;Guarda questo qua,&#187; disse una ragazza intenta a masticare. Era assieme a un gruppo di giovani.</p><p>&#171;&#200; una buona imitazione, ma &#232; un modello vecchio,&#187; disse uno di loro. Mi accigliai.</p><p>&#171;Vecchio? Questo &#232; un androide uguale a un essere umano.&#187;</p><p>&#171;Davvero?&#187; Scoppiarono a ridere. La ragazza si avvicin&#242;. &#171;Guarda, &#232; un bel lavoro per un dilettante, ma non regge il confronto con i modelli commerciali. E poi sembra un manichino.&#187;</p><p>&#171;Che cosa hai detto? Ma lo sai che questo &#232; un modello avanzato con capacit&#224; incredibili! &#200; un vero androide in grado di comportarsi come un essere umano.&#187;</p><p>&#171;Sar&#224;&#187; la ragazzina mi guardava con un&#8217;aria di sufficienza e una smorfia di disgusto. &#171;Lei, per&#242;, dovrebbe lavarsi ogni tanto.&#187; Non ebbi il tempo di ribattere che andarono via ridendo. Chiusi il mio banchetto e tornai a casa. Ero furioso.</p><p>&#171;Calmati, Giovanni.&#187;</p><p>&#171;&#200; colpa tua, non sei capace di dimostrare tutto quello che ti ho insegnato!&#187; Quell&#8217;inutile manichino era la vera causa del mio fallimento. Decisi di strapparli tutti i vestiti di dosso. Sbattei sul tavolo da lavoro e lo ribaltai per toglierlo di mezzo. Poi mi avventai sul manichino e cercai di strappargli via la giacca. Lui sembrava opporsi. &#171;Toglila!&#187; gli urlai. Lui mi spinse via e caddi a terra.</p><p>&#171;Desideri che diventi pi&#249; umano, ma ancora non ho un nome.&#187; Mi guardava con quegli occhi disegnati. C&#8217;era qualcosa di minaccioso in lui. Qualcosa che non avevo mai notato prima. Si diresse verso una cassettiera. Io provai ad alzarmi, ma l&#8217;ira mi aveva lasciato a corto di energie e provavo anche una forte fitta alla schiena. Rimasi a terra. &#171;Aiutami ad alzarmi!&#187;</p><p>L&#8217;uomo vitruviano prese un coltello e si avvicin&#242;. &#171;Se non vuoi decidere il mio nome, significa che prender&#242; il tuo.&#187;</p><p>Qualcuno buss&#242; alla porta. Andai ad aprire gi&#224; scocciato per l&#8217;interruzione. Per fortuna avevo appena terminato di sistemarmi. &#171;Chi &#232;?&#187; socchiusi la porta per vedere chi mi cercasse.</p><p>&#171;Professor Sarti, si ricorda di me? Ho partecipato alla conferenza di Venezia, ormai quasi tre anni fa.&#187;</p><p>&#171;S&#236;, e con questo?&#187;</p><p>&#171;Non ho pi&#249; letto articoli sul suo lavoro e sono passato a vedere... Ha un aspetto strano.&#187;</p><p>&#171;Ora sono impegnato, passi un&#8217;altra volta.&#187;</p><p>&#171;Che cos&#8217;&#232; questo rumore?&#187;</p><p>&#171;&#200; l&#8217;uomo vitruviano. Fa i capricci.&#187;</p><p>&#171;Le dispiace?&#187; spinse la porta per entrare. Un vero maleducato, non era diverso da allora. Lo ricordo fissarmi con aria interrogativa. Si diresse in centro alla stanza.<br>&#171;Vede? Che le avevo detto, &#232; solo l&#8217;uomo vitruviano.&#187; Rimase sgomento di fronte a quei fasci di carne che si contorcevano sul pavimento. Mi osservava pallido. &#171;Ma lei, lei...&#187;</p><p>&#171;Io sono Giovanni Sarti, per servirla.&#187;</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;f7c2c123-a025-4c30-8324-322abddd5d4e&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. 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I testi vincitori saranno pubblicati sul numero di ottobre come di consueto. Come &#232; capitato quest&#8217;anno con Ombre di sogni di stelle di Antonella Mecenero, &#232; possibile che anche gli altri finalisti abbiano l&#8217;opportunit&#224; di essere pubblicati nella collana.</p><p>Il Premio Urania rappresenta un traguardo importante per tutti gli scrittori italiani esordienti che ambiscono a scrivere libri di fantascienza. Partecipare e riuscire a piazzare la propria opera nella rosa dei finalisti &#232; come ottenere una validazione importante.</p><p>Il concorso &#232; nato proprio per questo motivo: promuovere la fantascienza italiana. Dal 1989, &#232; diventato il punto di riferimento nazionale del genere, che per&#242; non ha mai avuto un proprio spazio. Fino a qualche anno fa, l&#8217;annuncio dei vincitori avveniva all&#8217;interno di Stranimondi, una manifestazione che riunisce gli appassionati di fantascienza e che si svolge ogni anno nel mese di ottobre a Milano. Solo dall&#8217;anno scorso &#232; stato creato un evento dedicato nei giorni precedenti all&#8217;inizio del Salone del Libro di Torino.</p><p>Fra i vincitori del Premio ci sono nomi come Nicoletta Vallorani (1992) e Valerio Evangelisti (1993). Nel 2017 si &#232; aggiunta una nuova categoria, quella dei racconti, che ha assunto la forma di un premio indipendente: Urania Short. I due concorsi si riferiscono ad anni diversi anche se la premiazione avviene contemporaneamente. Il motivo &#232; che per i libri il termine di consegna &#232; il 31 dicembre dell&#8217;anno precedente, mentre per i racconti &#232; il 28 febbraio dell&#8217;anno successivo. Cos&#236; quest&#8217;anno si premiano i romanzi inediti del 2025 e i racconti, sempre inediti, del 2026.</p><h2>La collana</h2><p>Nata nel 1952 e da allora presente nelle edicole italiane, la collana Urania &#232; diventata sinonimo di fantascienza nel nostro paese. Ogni lettore appassionato del genere conosce il nome. In tutte le citt&#224; ci sono bancarelle di libri usati dove abbondano vecchi numeri dei fascicoli pubblicati nei decenni. La fortunata collana di Mondadori ha educato gli italiani alla fantascienza sapendo creare una vera tradizione nostrana.</p><p>Il cuore di Urania sono le traduzioni dei celebri autori stranieri del genere. Attraverso i numeri presenti ogni mese in edicola sono stati introdotti autori celebri come Arthur C. Clarke, Isaac Asimov, Ray Bradbury, William Gibson e molti altri. Questi mostri sacri sono potuti approdare poi nelle librerie anche grazie all&#8217;opera di Urania.</p><p>Grazie al concorso, la collana ha avuto il pregio di creare uno spazio di promozione della fantascienza italiana. Ogni vincitore &#232; stato pubblicato e ha cos&#236; avuto la possibilit&#224; di farsi conoscere dagli appassionati. Insomma, Urania &#232; stata anche una grande fucina di autori nostrani che hanno mosso i primi passi nella fantascienza.</p><h2>La nicchia della fantascienza</h2><p>Eppure l&#8217;editoria italiana non sta molto bene. I lettori scarseggiano, in nessun periodo sono stati molti, ma il problema &#232; che di anno in anno la curva cala sempre. Si legge di meno e si pubblicano pi&#249; libri. Questo produce una concorrenza spietata per ottenere l&#8217;attenzione del lettore. Anche per le case editrici si &#232; presentato un concorrente nato dalla digitalizzazione. Parlo del self-publishing. Grazie alla tecnologia informatica, gli strumenti per creare un libro sono a disposizione di chiunque. Servono solo tempo e pazienza per confezionare un testo che &#232; poi possibile pubblicare senza dover passare attraverso il vaglio di una casa editrice. Poi c&#8217;&#232; l&#8217;intelligenza artificiale che ha permesso a molte persone di mettere in parole e immagini le proprie idee e di pubblicarle in autonomia. Infine, c&#8217;&#232; Amazon, l&#8217;onnipresente che si sostituisce ai canali di distribuzione dettando legge.</p><p>In questo scenario pessimo per l&#8217;editoria italiana si segnano dei punti positivi. La narrativa speculativa &#232; in crescita: fantasy, horror e anche fantascienza. I lettori, quei pochi rimasti, leggono di pi&#249; la fantascienza. La scommessa di Urania e soprattutto di Franco Forte &#232; quella di invogliare il pubblico italiano a dare una chance agli autori nazionali.</p><h2>L&#8217;IA che si infila nel concorso</h2><p>Giusto qualche giorno fa &#232; uscito un video sul canale YouTube di Franco Forte in cui ha parlato dei testi dei racconti che sono stati candidati nell&#8217;ultimo concorso Urania Short che si &#232; chiuso il 28 febbraio scorso. Il curatore della collana ha denunciato che molti testi erano palesemente prodotti dall&#8217;intelligenza artificiale.</p><p>Inutile sottolineare che tutti quei testi sono stati scartati a prescindere. Si riconoscevano per via del fatto che i testi avevano moltissime somiglianze. Frasi pressoch&#233; identiche. In un concorso letterario &#232; qualcosa che porta senz&#8217;altro punti negativi. Persino l&#8217;autore che scrive di proprio pugno ma usa formule banali o ricorrenti non sar&#224; mai preso seriamente in considerazione. Lo stesso principio vale per i testi prodotti in serie dai modelli IA (Intelligenza Artificiale).</p><p>Gi&#224; nel 2022 c&#8217;&#232; stato un concorso artistico, negli Stati Uniti, in cui il vincitore ha dichiarato di aver prodotto il suo disegno grazie a Midjourney. A quanto pare per la narrativa &#232; molto pi&#249; difficile ingannare i giudici. Il motivo, come gi&#224; detto, &#232; che i risultati sono mediocri.</p><p>Tuttavia, nel video, Franco Forte non chiude all&#8217;IA. Dice che bisogna usarla con intelligenza, come qualcosa che aiuta e non qualcosa che sostituisce. Si pu&#242; anche prendere un testo prodotto dall&#8217;intelligenza artificiale, per superare un blocco, ad esempio. L&#8217;importante &#232; che poi l&#8217;autore lo elabori. Lo riveda e lo modifichi facendolo suo. Il lavoro dello scrittore &#232; anche quello di confezionare il proprio elaborato in maniera da ottenere qualcosa che lo soddisfi. Quello che conta davvero &#232; che dal testo emerga la voce dell&#8217;autore. Il racconto deve comunicare un messaggio.</p><h2>I vincitori</h2><p>I vincitori di entrambi i concorsi saranno proclamati solo al MUFANT sabato 9 maggio. Per il momento Urania ha pubblicato solo i nomi e i titoli dei 10 finalisti in entrambi i concorsi.</p><p>Eccovi l&#8217;elenco dei finalisti di questa edizione del Premio Urania 2025:</p><ul><li><p><strong>Antonio Benvenuti</strong> con Il dominio della cenere</p></li><li><p><strong>Giovanni Dac&#242;</strong> con Liturgia del vuoto</p></li><li><p><strong>Claude Francis Dozi&#232;re</strong> con Leden-21</p></li><li><p><strong>Elisa Franco</strong> con Tutte le strade fuggono da Roma</p></li><li><p><strong>Andrea Govetto</strong> con L&#8217;occhio del pesce drago</p></li><li><p><strong>Alessandro Lucci</strong> con Hyperuranium</p></li><li><p><strong>Simone Marsi</strong> con La casa della notte splendente</p></li><li><p><strong>Andrea Micalone</strong> con Lui</p></li><li><p><strong>M. Caterina Mortillaro</strong> con Un arido seme</p></li><li><p><strong>Giovanni Oro </strong>con Noi esistiamo per servire</p></li></ul><p>Di seguito i finalisti del Premio Urania Short 2026:</p><ul><li><p><strong>C.B. Carrer</strong> con Le anime di P&#232;col</p></li><li><p><strong>Nicola Catellani</strong> con Bonifica imperfetta</p></li><li><p><strong>Andrea Carlo Caverzaschi</strong> con Una pallottola per ammazzare il tempo</p></li><li><p><strong>Carlotta F. Leone</strong> con Il silenzio di Cronos</p></li><li><p><strong>Giuseppe Mascolo</strong> con Cronofagia</p></li><li><p><strong>Giuliano Olivotto</strong> con Il cubo delle dee</p></li><li><p><strong>Angelo Maria Perongini</strong> con Quegli anni su Agalia</p></li><li><p><strong>Jacopo Saba</strong> con La profezia di M.I.N.U.</p></li><li><p><strong>Italo Sciacca</strong> con La stella morente</p></li><li><p><strong>Claudio Secci</strong> con Un equo baratto</p></li></ul><h2>Aggiornamento</h2><p>Ecco i vincitori!</p><p>Premio Urania 2025 <strong>Andrea Micalone</strong> con Lui, il libro sar&#224; pubblicato a ottobre e potrebbe avere un titolo differente.</p><p>Secondo classificato <strong>Antonio Benvenuti</strong> con Il dominio della cenere. Il secondo classificato viene indicato dall&#8217;anno scorso e sar&#224; pubblicato ad aprile del 2027.</p><p>Terzo classificato &#232; <strong>Giovanni Oro</strong> con Noi esistiamo per servire.</p><p>Premio Urania Short 2026, che riguarda i racconti, vede vincitori a parimerito <strong>Angelo Maria Perognini</strong> con Quegli anni su Agalia e <strong>Giuseppe Mascolo</strong> con Cronofagia. Entrambi i racconti saranno pubblicati sul fascicolo di ottobre. Terzo classificato <strong>Nicola Catellani</strong> con Bonifica imprfetta.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;35830f35-780f-49cf-88f6-7f20ef765eec&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-08-08T19:29:38.660Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/72eddc50-fd85-4721-8eb5-f695e59a34f7_388x300.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/tutti-i-racconti-di-fantascienza&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:170477472,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:13,&quot;comment_count&quot;:1,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Significato della scena finale di Blade Runner]]></title><description><![CDATA[Quando i replicanti diventano umani]]></description><link>https://alexmartell.substack.com/p/significato-della-scena-finale-di</link><guid isPermaLink="false">https://alexmartell.substack.com/p/significato-della-scena-finale-di</guid><dc:creator><![CDATA[Alex Martell]]></dc:creator><pubDate>Thu, 30 Apr 2026 06:00:31 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/55f058bb-a3ea-44a8-b4a1-2a6b6893284e_420x315.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Blade Runner &#232; uno dei film pi&#249; famosi di sempre. Una pellicola di fantascienza che pur essendo incastonata profondamente nell&#8217;epoca in cui &#232; uscito, ha saputo resistere al tempo e alle mode. Il film &#232; uscito nel 1982 per la regia di Ridley Scott ed &#232; tratto dal romanzo di Philip K. Dick <em>Ma gli androidi sognano pecore elettriche?</em> A misurarsi nelle rispettive parti dell&#8217;eroe e dell&#8217;antagonista due attori simbolo di quel periodo. Harrison Ford nei panni di Rick Deckard e Rutger Hauer in quelle di Roy Batty.</p><p>I due personaggi si inseguono per tutto il tempo. Come destino si incrociano solo alla fine di tutto. Ognuno di loro ha il suo percorso da compiere. Deckard caccia i Nexus-6. Li rintraccia uno alla volta, li insegue e li uccide. Non &#232; un compito semplice, questi modelli sono i pi&#249; evoluti. Gi&#224; il suo predecessore &#232; stato messo fuori gioco proprio da uno di loro. Ma il cacciatore &#232; abile e non si lascia intimorire, insegue le prede e le abbatte senza piet&#224;.</p><p>Batty ricostruisce la sua storia. Segue una pista diversa da quella di Deckard, la sua meta &#232; incontrare il suo creatore. Ha una domanda da porgli. &#200; convinto che il suo percorso sia destinato al successo. La sua vita, come quella dei suoi compagni dipende da questo. I due hanno scopi differenti ma metodi simili. Sono intelligenti, metodici e risoluti. Se Deckard alla fine trova Batty, anche lui riesce a trovare il suo creatore. &#200; persino in grado di porgli la domanda e di ottenere una risposta, anche se non &#232; quella che si aspettava. La delusione sfocia in rabbia e violenza.</p><p>Il fallimento lascia ai replicanti la sola fuga. Un atto sterile. Tutti loro sono limitati e presto moriranno. Un Nexus-6 ha una durata programmata di quattro anni. La ragione &#232; che oltre a quella durata impazziscono.</p><p>Rimane cos&#236; Deckard a condurre il gioco e alla fine, dopo aver ucciso tutti i replicanti, si trova di fronte al loro capo: Roy Batty. Come nei videogiochi dell&#8217;epoca, Batty interpreta il ruolo del boss del livello, mentre Deckard quello del giocatore. Il boss &#232; troppo forte e non c&#8217;&#232; partita. Ben presto Deckard capisce che il suo unico scampo &#232; la fuga. L&#8217;abilit&#224; del cacciatore non &#232; sufficiente contro la furia di Batty per la delusione del fallimento del suo piano e la morte della sua compagna, la replicante Pris. A trasformare la narrazione &#232; proprio la morte di Pris. Batty pare impazzito eppure riesce a tenere testa a Deckard. &#200; lucido e implacabile. Gioca con il cacciatore come farebbe un gatto con la propria preda. Una beffa. Vuole infliggere dolore e provocare paura. Non solo vuole vendetta, ma la desidera totalmente.</p><p>Arriviamo ad un secondo punto chiave. Deckard riesce a fuggire saltando da una finestra. Prova a raggiungere il palazzo di fronte per poi scappare via e mettersi in salvo. Ma il palazzo &#232; troppo lontano e non ci arriva. Finisce aggrappato al cornicione dal quale tenta disperatamente di arrampicarsi e guadagnare il tetto.</p><p>Il replicante lo vede. Osserva la sua preda agitarsi rischiando di cadere. La vede esaurire le sue energie istante dopo istante. Ma anche lui &#232; conscio della fine. Proprio durante il combattimento ha avuto i primi sintomi. Morir&#224; a breve, questione di minuti. Eppure fino a poco prima combatteva contro Deckard con una calma metodica. Gli ha spezzato le dita di una mano e poi gli ha lasciato spazio per dargli la speranza di salvezza. Con una calcolata calma lo ha inseguito.</p><p>Ora i due sono l&#236;, entrambi in punto di morte e Batty sa che riuscir&#224; a vendicarsi. Osserva Deckard nel suo disperato tentativo di tirarsi su. Capisce che cadr&#224; e capisce che qualunque cosa succeder&#224;, lui avr&#224; vendicato Pris e tutti gli altri replicanti uccisi dal cacciatore.</p><p>Qui avviene l&#8217;episodio pi&#249; significativo di tutto il film. Torniamo alla prima scena. Leon, uno dei replicanti che si &#232; infiltrato in una fabbrica come operaio, viene esaminato da Holden. Il replicante &#232; sottoposto al test Voight-Kampff, un test che consiste in domande alle quali rispondere mentre si controllano le reazioni involontarie. L&#8217;apparecchio di Holden misura il dilatarsi della pupilla e altri indicatori fisiologici. Il test non &#232; un interrogatorio, vengono somministrate domande tese a suscitare una risposta emotiva. Una delle domande &#232; che c&#8217;&#232; una tartaruga rovesciata. Holden dice a Leon che lui non l&#8217;aiuta. Leon protesta, sa che il test &#232; sull&#8217;empatia e quindi sostiene di voler aiutare il povero animale. Ma &#232; troppo tardi, le sue reazioni sono state registrate e la sua risposta alla domanda &#232; indifferente. Il replicante se ne rende conto e colpisce l&#8217;investigatore riducendolo in fin di vita.</p><p>Deckard in bilico sul cornicione, ricorda un po&#8217; quella piccola tartaruga che si stava arrostendo sotto il sole cocente. Destinata a morire.</p><p>Prima che potesse succedere, Roy Batty salta e arriva sul tetto con estrema facilit&#224;. La superiorit&#224; fisica &#232; fuori discussione. Poi si abbassa e afferra il braccio di Deckard e lo tira su. Una volta sul tetto, al sicuro. Il cacciatore si allontana da Batty quanto pu&#242;. &#200; stremato e ferito. Sa che il replicante &#232; comunque in grado di ucciderlo a mani nude. Ma Batty cattura una colomba da un camino e si siede di fronte a lui e lo guarda sorridendo. Poi recita quelle parole che sono rimaste indelebili. Parole che hanno persino ispirato delle canzoni.</p><p>Il replicante muore, ma prima salva colui che ha ucciso tutti i suoi compagni. Salva la vita al cacciatore che ha ucciso la sua compagna. Non uccide l&#8217;individuo che poco prima aveva giurato di uccidere. Lascia il mondo non compiendo la sua vendetta.</p><p>La domanda qui &#232;: perch&#233; lo ha fatto?</p><p>Si &#232; scritto molto sull&#8217;argomento e in una versione c&#8217;&#232; anche un monologo recitato da Ford con una voce fuori campo che dice che alla fine il replicante avrebbe amato la vita pi&#249; di ogni altra cosa. C&#8217;&#232; chi identifica in quell&#8217;atto l&#8217;ultima ribellione di Batty contro il suo creatore. Oppure il desiderio di essere un umano era cos&#236; forte che alla fine ha provato l&#8217;empatia di cui i replicanti sono privi. Ha avuto piet&#224; di Deckard e lo ha salvato.</p><p>Non voglio contraddire nessuna di queste interpretazioni, n&#233; offrirvene una migliore. Blade Runner, cos&#236; come il libro di Dick da cui &#232; tratto, sono due storie che ho amato molto. Sono storie diverse. I personaggi e le vicende del libro sono differenti dal film. Nonostante questo, si tratta di due bellissime storie di fantascienza. A mio parere, il salvataggio di Deckard &#232; stato l&#8217;atto con cui Batty ha tentato di vincere la morte. La sua ultima e vera ribellione &#232; stata contro la fine che incombe sui replicanti come sugli umani loro creatori. L&#8217;amore per la vita? Possibile, ma anche il desiderio di non andarsene da solo. La necessit&#224; di avere un testimone, qualcuno che lo vedesse morire e che ne conservasse il ricordo. L&#8217;empatia provata da Roy Batty &#232; prima di tutto per se stesso. Ma &#232; pur sempre un sentimento che lui non dovrebbe provare affatto. Eppure lo sentiamo dalle sue parole, riascoltandole riemerge in tutto il film. Infine, nel suo monologo ricorda che molto andr&#224; perduto, ma non tutto.</p><p>Deckard decide di non uccidere Rachael e invece fugge assieme a lei, nonostante il suo capo gli abbia imposto di ucciderla. Il compito lo ha sempre disgustato; la morte di Batty potrebbe averlo spinto a fare una scelta diversa rispetto a sottostare al suo dovere. Penso che la decisione di Scott di far morire il Nexus-6 di morte naturale sia stata azzeccata. Roy Batty &#232; riuscito a vivere secondo le sue regole, a emanciparsi e ad accettare la morte. In un certo senso, accoglie le parole del suo creatore Tyrell: &#8220;Abbiamo i nostri limiti...&#8221;. Al momento del suo incontro con il creatore, le aveva ignorate. Si era mostrato a Tyrell al meglio delle sue condizioni, eppure lui non lo aveva ritenuto degno di salvezza. Ignorando quanto gli aveva detto, lo aveva ucciso in preda alla delusione. Il fatto che la scena del monologo finale ispiri cos&#236; tanti collegamenti e cos&#236; tante interpretazioni &#232; per me il segno che si tratta di un momento intenso e di grande cinema.</p><p>Il mio pensiero corre a una poesia che ho scoperto grazie a un altro film, &#232; di David Herbert Lawrence.</p><blockquote><p><em>Non mi fu mai dato di vedere un animale in cordoglio di s&#233;.</em></p><p><em>Un uccelletto cadr&#224; morto di gelo gi&#249; dal ramo senza aver provato mai pena per se stesso.</em></p><p style="text-align: right;"><em><strong>David Herbert Lawrence</strong></em></p></blockquote><p>La scena della morte trova un Roy Batty umile. La sicurezza c&#8217;&#232; ancora, ma il ghigno sul viso non incute pi&#249; paura. &#200; l&#8217;accettazione del suo destino. Anche Deckard, che lo osserva, &#232; pi&#249; incredulo che spaventato. Si siede e, stringendo una colomba fra le mani, racconta la sua storia.</p><p>Lo scontro fra Batty e Deckard si conclude in un modo che ci costringe a rileggere l&#8217;intero film. Lo riscopriamo come un percorso filosofico e spirituale, quello del Nexus-6 che va alla ricerca delle proprie origini, del significato della sua vita e del suo posto nel mondo. La ricerca termina con la morte di Roy Batty, ma non con la sua sconfitta, grazie anche a quelle parole che ha affidato a un uomo, suo nemico, determinato a ucciderlo e ora suo compagno.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La mente alveare]]></title><description><![CDATA[I borg risvegliano un terrore peggiore della morte stessa: perdere noi stessi]]></description><link>https://alexmartell.substack.com/p/la-mente-alveare</link><guid isPermaLink="false">https://alexmartell.substack.com/p/la-mente-alveare</guid><dc:creator><![CDATA[Alex Martell]]></dc:creator><pubDate>Thu, 23 Apr 2026 06:00:29 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2edfbcc1-366d-4f5e-bb88-e964c2c18abc_420x315.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Noi siamo i borg. Abbassate i vostri scudi e arrendetevi. Assimileremo le vostre peculiarit&#224; biologiche e tecnologiche alle nostre. La vostra cultura si adatter&#224; a servire noi. La resistenza &#232; inutile.</em>&#8220;</p><p>Questa &#232; la battuta che introduce i borg, una delle specie aliene pi&#249; avanzate e terrificanti del mondo di Star Trek. Una voce maschile che parla con tranquillit&#224; e con un tono monotono scandisce bene le parole. Non tradisce alcuna empatia, eppure pronuncia una delle battute che incute maggiore terrore in tutta la saga. I borg sono una specie che spaventa fin dall&#8217;inizio. Klingon e romulani sono pericolosi e hanno saputo mettere a dura prova la Federazione e la Flotta Stellare. Sono minacciosi e fanno temere per la propria sopravvivenza o la libert&#224;. Con i borg la paura &#232; di essere tramutati in qualcosa di diverso, qualcosa che ci terrorizza.</p><p>Parliamo di una specie basata sul mix fra cibernetica e biologia. I borg si spostano utilizzando astronavi avanzatissime a forma di cubi o sfere. Lo scopo ultimo della loro civilt&#224;, se cos&#236; possiamo dire, &#232; trovare la perfezione. Queste astronavi sono messe in funzione da decine di migliaia di droni, ovvero individui organici dotati di impianti cibernetici. L&#8217;insieme di droni costituisce una mente comune che, unita a quella di altre astronavi e colonie borg, d&#224; vita alla mente alveare. Dopo la prima apparizione - che avviene nel sedicesimo episodio della seconda stagione di The Next Generation, intitolato &#8220;Chi &#232; Q&#8221; - la collettivit&#224; sar&#224; rappresentata da una regina. Si tratta dell&#8217;unico borg dotato di individualit&#224;.</p><p>Quando ho visto per la prima volta quella puntata, l&#8217;effetto che mi ha fatto quella battuta era il senso di vuoto e smarrimento di fronte al fato assoluto e inesorabile che veniva esposto. L&#8217;Enterprise, inutile dirlo, non cede e si oppone a quella che viene considerata una richiesta assurda e irricevibile. Ma subito appare chiaro che il confronto sar&#224; diverso da quello a cui erano abituati. I droni borg dispongono di un&#8217;enorme quantit&#224; di equipaggiamenti tecnologici avanzati. Ad esempio sono in grado di teletrasportarsi autonomamente e sono in grado di farlo attraverso gli scudi energetici della pi&#249; celebre nave della Flotta Stellare. Sono armati di phaser e protetti da scudi energetici individuali. La lotta si rivela cos&#236; essere impari. Q interviene portando via l&#8217;Enterprise appena in tempo, ma &#232; una sconfitta sotto ogni aspetto. In primo luogo per l&#8217;essere stati esposti ai borg. Ora che sono a conoscenza dell&#8217;esistenza della Federazione e della Flotta Stellare, cominceranno a cercarli.</p><p>Chi &#232; Q? Vi starete chiedendo, almeno qualcuno di voi, chi non ha visto la serie The Next Generation, immagino. Q &#232; un altro alieno, appartiene a una razza (si chiamano tutti Q) che vive in un Continuum e sono praticamente delle divinit&#224;. Ma avremo modo di parlarne un&#8217;altra volta, oggi vorrei concentrarmi sui borg e in particolare sul terrore che ci suscita la mente alveare.</p><p>La violenza che esprimono i klingon e la minaccia di un governo assolutista dei romulani ci avevano a lungo terrorizzati. Ma i primi sono per lo pi&#249; dei predoni che distruggono e uccidono, mentre i secondi sono dei conquistatori. Li si teme, ma &#232; una paura che si governa sapendo di potersi opporre e di avere chance di cavarsela comunque vada. La paura che si prova verso i borg &#232; di un&#8217;altra natura. Contro la mente alveare, si viene assimilati e si diventa parte organica dell&#8217;entit&#224; borg. I nostri pensieri individuali svaniscono e la nostra mente entra a far parte di un coro assieme a miliardi di altre voci perdendosi per sempre. Il terrore atavico di ogni individuo che rischia di vivere privo della propria coscienza in un inferno in Terra.</p><h2>Individualismo vs Collettivismo</h2><p>Soprattutto in occidente il pensiero filosofico ha oscillato fra due forze su poli opposti. Da una parte l&#8217;individualismo che predica i diritti dell&#8217;individuo. I principi di libert&#224; e di indipendenza ed emancipazione. Da questa idea nasce il concetto di realizzarsi come individui, di lavorare per costruire una propria carriera o anche una impresa di qualunque genere. Si vede ogni persona come unica e fonte di ricchezza in s&#233;.</p><p>Agli antipodi di questo pensiero c&#8217;&#232; il collettivismo. L&#8217;idea &#232; che solo l&#8217;unione delle persone pu&#242; costruire qualcosa di valore. In questo quadro, l&#8217;individuo e le sue necessit&#224; si devono adattare alle necessit&#224; dei pi&#249;. La vita &#232; vista come di valore solo se funzione e utile agli scopi di una collettivit&#224; che pu&#242; essere una famiglia, un clan o anche una societ&#224; o nazione. Non ha importanza quale sia la collettivit&#224;, ci&#242; che interessa &#232; che le volont&#224; individuali devono adeguarsi alle necessit&#224; del gruppo. Il collettivismo non appare cos&#236; accattivante se descritto in questo modo. Ma entrambi i punti di vista hanno delle debolezze. L&#8217;individualismo richiede a ognuno di essere forte e sano e di agire per proteggere e far valere i propri diritti. Non si collabora o si collabora molto meno, l&#8217;idea &#232; la competizione fra individui.</p><p>Uno stile di vita che non tutti sarebbero disposti a vivere. Andare a dormire tenendo sempre un occhio aperto. Non avere appoggi o poter contare su altri oltre a s&#233; stessi. I traguardi sono celebrati in solitudine. Dall&#8217;altro lato il collettivismo offre un comodo riparo. Le persone che si adeguano e rinunciano a far valere le proprie peculiarit&#224; individuali possono godere di una posizione offerta loro. I sacrifici sono ricompensati da stabilit&#224; e sicurezza. Si pu&#242; contare sull&#8217;aiuto di molte altre persone. La competizione &#232; bandita o non vista di buon occhio. Esiste un&#8217;autorit&#224; che garantisce i minori diritti individuali.</p><p>Ho estremizzato entrambi i punti di vista cercando di mostrare sia i vantaggi, sia gli svantaggi di ognuno. L&#8217;individualismo ha preso piede soprattutto dopo la seconda met&#224; del &#8216;900, nel mondo benestante e ricco dell&#8217;Occidente. Tutto il resto dell&#8217;umanit&#224; applica una qualche variante di collettivismo.</p><p>Tutto questo discorso per parlare di come il nostro estremismo occidentale - l&#8217;individualismo - ci porta a vedere con orrore ogni forma di collettivismo. Negli Stati Uniti, non pronunciano nemmeno la parola comunista, &#232; sufficiente dire socialista, che &#232; un vero e proprio insulto. Per gli statunitensi, ad esempio, noi europei siamo socialisti. Dall&#8217;altra sponda dell&#8217;Atlantico, invece, vediamo l&#8217;individualismo USA come pura anarchia.</p><h2>Il dissolversi dell&#8217;individuo</h2><p>In Oblivion, film del 2013, Tom Cruise nei panni di Jack, un astronauta che una AI clona per combattere contro il resto dell&#8217;umanit&#224;, in un momento cruciale pronuncia la frase: &#8220;Tutti muoiono, Sally. Il punto &#232; morire bene.&#8221;</p><p>Per quanto spaventosa, la morte &#232; qualcosa che possiamo affrontare e che possiamo anche accettare. Spesso si sente dire che ci sono cose peggiori della morte. I borg e l&#8217;idea della mente alveare sono una di queste cose. Perdere la nostra individualit&#224;, la capacit&#224; di decidere, di sbagliare, equivale a perdere noi stessi. Un destino che &#232; inaccettabile. Anche per chi vive in societ&#224; complesse e stratificate ci sono dei limiti a quello che si &#232; disposti a condividere. La pi&#249; feroce dittatura non &#232; in grado di sapere che cosa stai pensando.</p><p>Questo posto sicuro che &#232; la nostra coscienza, il nostro io interiore, ci permette di conservare l&#8217;illusione di avere ancora libert&#224;, qualsiasi cosa stia succedendo fuori. Pensate alla conclusione del celebre film di Terry Gilliam Brazil. Se questa intimit&#224; si perde, se il nostro rifugio sicuro viene violato, allora non ci resta pi&#249; nulla.</p><p>C&#8217;&#232; anche un impulso egoista che emerge. La condivisione, per quanti vantaggi porta, ci rende anche vulnerabili. Ogni drone borg &#232; sacrificabile, lo si rimpiazza rapidamente quando si assimila una nuova civilt&#224;. I borg sono una specie che non procrea. Non si preoccupano di allevare bambini. Questo lascia loro un&#8217;unica possibilit&#224; di espandere la propria specie e di garantirne la sopravvivenza: depredare gli individui di altre specie.</p><p>Per questo il destino di diventare un drone appare cos&#236; inaccettabile. Ogni individuo &#232; spinto a sopravvivere e a fare qualunque cosa per garantirsi la sopravvivenza. Diventare un drone non solo annienta l&#8217;individuo, ma ne distrugge ogni possibile retaggio.</p><h2>Conclusione</h2><p>Nella fantascienza il collettivismo non &#232; sempre visto negativamente. Ne Guerra eterna di Joe Haldeman, a mettere fine a una guerra feroce fra umani e alieni &#232; proprio la trasformazione degli umani in cloni telepati. Il che rappresenta lo stesso stato in cui esistono gli alieni. La pace &#232; stata resa possibile perch&#233; si sono trovati gli aspetti comuni e questo ha permesso di instaurare una comunicazione, per la prima volta.</p><p>Non so quanto i borg vi spaventino e se condividete questa mia opinione. Personalmente considero i borg la specie pi&#249; terribile dell&#8217;universo di Star Trek. Il franchise ha fatto vari ritocchi nel tempo e ci sono state delle puntate e dei personaggi iconici come Sette di Nove, che hanno mostrato i borg sotto una luce differente. Il loro desiderio di cercare la perfezione assoluta come specie, ad esempio.</p><p>Nonostante questo, personalmente mi ci terrei alla larga per evitare che qualche nanomacchina non si infili sottopelle e cominci a innestarmi impianti cibernetici. I borg danno vita ai fantasmi del nostro passato, quando le societ&#224; erano pi&#249; collettive e le persone vivevano incastrate come ingranaggi di un macchinario spietato che le consumava e le sputava via senza lasciare nulla di loro.</p><div><hr></div><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;8a188f90-328b-4649-b7d0-ae84aeefa7dd&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-08-08T19:29:38.660Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/72eddc50-fd85-4721-8eb5-f695e59a34f7_388x300.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/tutti-i-racconti-di-fantascienza&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:170477472,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:13,&quot;comment_count&quot;:1,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quando il male è buono]]></title><description><![CDATA[Ho guardato Predator: Badlands]]></description><link>https://alexmartell.substack.com/p/quando-il-male-e-buono</link><guid isPermaLink="false">https://alexmartell.substack.com/p/quando-il-male-e-buono</guid><dc:creator><![CDATA[Alex Martell]]></dc:creator><pubDate>Thu, 16 Apr 2026 06:01:15 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/58d78581-f4ca-452f-bc1e-6c871025a9f7_420x315.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ho visto il film Predator: Badlands su Disney+ e ho deciso di farne una recensione. Comincio subito con il dire che &#232; un&#8217;opera godibile. Un film d&#8217;azione con buoni sentimenti: onore, riscatto, amore e lealt&#224;. Chiaramente opposti ad altrettanti cattivi sentimenti. La particolarit&#224; di questa pellicola del 2025 per la regia di Dan Trachtenberg, sta nel mostrarci per la prima volta l&#8217;interno della societ&#224; degli Yautja. Si tratta di una civilt&#224;, se cos&#236; possiamo definirla, molto avanzata e capace di viaggi interstellari, in possesso di altissima tecnologia. Nonostante questo, si tratta di una cultura composta da clan e dedita unicamente alla caccia. Chi ha letto i fumetti della saga conosce gi&#224; molto di pi&#249; della letteratura disponibile in materia.</p><p>La storia parla del viaggio di un giovane Yautja che deve riscattarsi e dimostrare il suo valore. La sua cultura &#232; spietata con i deboli. Sulle sue spalle pesa gi&#224; un fallimento, per questo sceglie come preda la bestia che non si pu&#242; uccidere. La preda che nessuno &#232; mai riuscito a cacciare. In molti ci hanno provato e in molti hanno fallito. Non &#232; uno Xenomorfo e non si trova sulla Terra. Parliamo di una specie nuova, veramente impossibile da uccidere. Ma questo non &#232; l&#8217;unico problema di Dek (il giovane predator, interpretato da Dimitrius Shuster-Koloamatangi). Il pianeta della sua preda &#232; stato scoperto dagli umani, in particolare dalla compagnia Weyland-Yutani che ci ha installato una base di studio. L&#8217;impianto &#232; gestito interamente da unit&#224; sintetiche.</p><p>L&#8217;interesse della Weyland-Yutani sta nell&#8217;unicit&#224; della fauna e della flora locali. Esemplari che sembrano possedere caratteristiche uniche e molto utili alla Compagnia. Dek, da giovane testardo, pensa solo alla sua caccia alla quale si dedica con ostinazione, ignorando i pericoli che si trovano attorno a lui. Il pianeta &#232; un posto alquanto ostile e lo metter&#224; subito alla prova. La sua ambizione di cacciare la preda che nessun altro Yautja &#232; riuscito a prendere si infrange sui pericoli mortali del pianeta. C&#8217;&#232; una ragione per cui quella &#232; la casa di una simile preda. Per sopravvivere, Dek deve cambiare prospettiva e stringere alleanze. Lui &#232; spinto dalla sua cultura: i predator cacciano da soli. Ma se rispetta questa regola, morir&#224;.</p><p>Non si tratta della prima violazione nel franchise. Anche nel primo Alien vs Predator c&#8217;era stata una collaborazione. Il principio era completamente differente. Alexa Woods, interpretata da Sanaa Lathan, aveva completato un&#8217;uccisione da sola. Il giovane Yautja lo aveva riconosciuto e l&#8217;aveva marchiata con il sangue corrosivo dello Xenomorfo. Poi l&#8217;aveva armata, ma infine aveva proseguito da solo la sua caccia.</p><p>Invece, Dek &#232; costretto a unirsi ad altri per necessit&#224;. Thia, un sintetico della Weyland-Yutani privo di gambe e abbandonata. A loro si accompagna una strana creatura che sembra indistruttibile e che stringe subito un legame stretto con Dek. L&#8217;improbabile compagnia &#232; molto fragile. Ognuno di loro ha una propria agenda che tenta di celare ai propri compagni. Alcuni lo fanno in modo esplicito, altri meno. L&#8217;unico diretto &#232; Dek che dice chiaramente che il suo obiettivo &#232; cacciare il Kalisk, la preda che nessuno &#232; mai riuscito a uccidere.</p><p>Mi fermo qui con i dettagli del film che ho trovato piacevole. La regia &#232; pi&#249; che dignitosa e Trachtenberg aveva gi&#224; realizzato Prey, un altro film della saga, anche questo disponibile su Disney+. L&#8217;aspetto nuovo di Predator: Badlands &#232; la prospettiva. Tutte le altre storie cinematografiche sono state raccontate dal punto di vista delle prede che siamo sempre stati noi umani. Anche nel filone Alien vs Predator, dove la preda ambita era l&#8217;Alien, gli umani venivano considerati nient&#8217;altro che prede minori. Nell&#8217;ultima fatica di Trachtenberg, invece, non ci sono umani. Quello che mi ha colpito &#232; che vediamo il punto di vista del male. Dek, il protagonista, non batterebbe ciglio a uccidere qualche umano e strappargli la spina dorsale con il cranio per appenderselo alla cintura. Eppure il regista ci fa empatizzare con lui. Ci racconta la sua storia, di come viene escluso e diventa un paria fra la sua gente.</p><h2>Anche il male &#232; relativo</h2><p>C&#8217;&#232; una cosa che avevo notato anche in Star Trek quando i Klingon sono diventati alleati della Federazione. Specialmente in Deep Space 9, il personaggio di Jadzia Dax che &#232; amica per la pelle con alcuni Klingon. Emerge molto chiaramente che siano dei tipi poco raccomandabili. Gente che non ci pensa su due volte a squartati lasciandoti a terra a morire soffocato nel tuo stesso sangue. Eppure Jadzia Dax ha con loro un legame cos&#236; forte da voler rischiare la sua vita. Quindi sono buoni? No, per nulla, &#232; gente proprio cattiva. Se non siete d&#8217;accordo con me, vi chiedo di immaginare di incontrarli. Pensate a questi giganti armati e che vogliono cominciare una discussione con voi da qualche parte. Al centro commerciale o in un bar, magari al ristorante. Pensate ancora che siano buoni?</p><p>La serie classica, rivedendola oggi, si rivela essere altrettanto ambigua. Il registro della serie, tuttavia, spingeva molto sulle ragioni della Federazione e soprattutto del capitano Kirk. In una puntata di Voyager, il capitano Janeway dice apertamente che personaggi come Kirk non potrebbero far parte della Federazione del suo tempo. Il che &#232; molto interessante dato che nella serie originale la Federazione aveva quest&#8217;aura di infallibilit&#224; e di bene assoluto. La fiducia dell&#8217;equipaggio dell&#8217;Enterprise, capitano in testa, sui principi comuni era totale. Janeway, come Sisko di Deep Space 9, sono meno certi. La guerra che hanno combattuto li ha feriti in un modo diverso da come ha ferito Kirk. Lui non avrebbe mai pensato a un Klingon come a qualcuno che possa essere simpatico.</p><h2>L&#8217;onore del male</h2><p>Gli Yautja, i Predator, sono ancora pi&#249; cattivi. Nella saga hanno sempre un rigido codice d&#8217;onore che in qualche misura dimostra che non sono dei meri assassini. La loro cultura si basa sulla caccia e sul dimostrare continuamente di essere degni mettendosi alla prova. Se perdono, accettano la sconfitta e non serbano rancore verso la preda che ha abbattuto il cacciatore. L&#8217;onore &#232; presente anche nella cultura Klingon. L&#8217;importanza di un codice di comportamento &#232; quello che sembra riscattare queste creature. Nella realt&#224; anche le organizzazioni criminali hanno un proprio codice d&#8217;onore. Il che suscita un certo fascino e quasi giustificazione da parte di alcuni.</p><p>Tornando alla fiction, ripenso al successo della serie televisiva Dexter dove il protagonista era un serial killer. Anche lui aveva un rigido codice di comportamento. In quella serie, Dexter era proprio l&#8217;eroe. Nonostante commettesse atrocit&#224; su atrocit&#224;, le sue vittime erano peggiori di lui. Inoltre, mantenendo le apparenze si prendeva cura della sorella e di una madre single. In una puntata in cui deve decidere che cosa fare di un collega che lo ha scoperto, fa una valutazione, dal suo punto di vista razionale, arrivando alla conclusione che la morte del collega sarebbe stata una perdita minore per la societ&#224; rispetto alla sua.</p><h2>Un giorno mi risvegliai, ero malvagio</h2><p>In Predator: Badlands il protagonista non &#232; particolarmente simpatico. Per gran parte della durata della pellicola &#232; un cacciatore convinto che vede prede in ogni cosa che si muove. Non si fida di nulla e di nessuno, finch&#233; non &#232; costretto a farlo. Il legame con lo spettatore nasce dalla discriminazione che subisce. Un&#8217;ingiustizia perpetrata da suo padre. Ecco perch&#233; siamo tutti tifosi della squadra Dek, anche se per lui potremmo essere dei simpatici trofei con cui decorare il caminetto.</p><p>&#200; innegabile che ci sia anche una trasformazione del protagonista. Il regista ci fa affezionare a un cattivo che poi sembra diventare buono. Questo ci ricompensa della fiducia che abbiamo riposto in Dek. Ma pensiamoci per un momento. I tre eroi che emergono, chi di loro si pu&#242; dire veramente buono? Nell&#8217;universo narrativo di Alien, gli androidi sono creature ambigue per natura. Il loro comportamento &#232; determinato da programmi che possono essere influenzati dall&#8217;esterno. Ora sono i tuoi pi&#249; grandi amici e dopo un piccolo aggiornamento, potrebbero farti a fette e metterti sotto vuoto. Ora devo fare un piccolo spoiler, per chi non avesse ancora visto il film &#232; meglio non proseguire.</p><p>La creatura che si affeziona a Dek e che la salva &#232; un cucciolo smarrito. Nonostante sia praticamente indistruttibile, da cucciolo ha ancora bisogno della presenza di un adulto per tranquillizzarlo. Per questo si affeziona a Dek, che vede come un sostituto della madre. Anche se il cucciolo &#232; molto pi&#249; adatto alla sopravvivenza nel suo ambiente rispetto allo Yautja.</p><p>La squadra cos&#236; composta rappresenta una versione nuova di antieroi, di cattivi giusti come avviene anche in Suicide Squad, dove dei super criminali finiscono per combattere il male e salvare la Terra. I riferimenti sono innumerevoli e sono anche pi&#249; frequenti le opere di questo genere.</p><p>&#200; un po&#8217; il segno dei nostri tempi. La fine delle guerre al terrorismo, il risvegliarsi da un incubo che &#232; durato pi&#249; di 20 anni che ci mostra in un modo che non ci piace affatto. Ricordo i film di guerra che guardavo da bambino e da ragazzo. Erano film dove c&#8217;erano i buoni e i cattivi. I ruoli erano chiari e ben definiti. Noi eravamo sempre i buoni. Poi le cose sono cambiate. &#200; diventato sempre pi&#249; difficile distinguere. Perfino nella fantascienza. Le ultime serie di Star Trek The Next Generation e soprattutto Deep Space 9, propongono una federazione che sbaglia e che ha torto. Anche nel mondo perfetto di Gene Roddenberry, c&#8217;era posto per la complessit&#224;. Oggi possiamo dire che non ci sono buoni in una guerra. Forse &#232; proprio questa la ragione per cui possiamo capire anche i Klingon o i Predator.</p><p>La realt&#224; si rivela sempre pi&#249; dura e difficile. Per anni la fantascienza e la fiction ci hanno abituati all&#8217;idea che il mondo sia un posto pi&#249; cupo e freddo. I fatti dell&#8217;11 settembre del 2001, l&#8217;attentato terroristico al World Trade Center (le torri gemelle), ha definito questa nostra epoca. Questo &#232; quello che appare nei film e nelle serie televisive di inizio secolo. Credevo fosse solo un modo per assorbire, metabolizzare o anche provare a capire quella catastrofe e cos&#236; anche tutti gli attentati e la violenza che ne &#232; seguita. In sottofondo, per&#242;, c&#8217;era qualcos&#8217;altro, una trasformazione, lenta e crudele. Ho assistito piuttosto basito alle conferenze stampa di Peter Hegseth, il ministro della <s>difesa</s> &#8220;guerra&#8221; del governo USA, esternare dichiarazioni riguardo all&#8217;annientamento dei nemici. Parole pesanti che non si addicono a un politico di uno stato democratico. Stiamo accarezzando il male come si accarezza un palant&#236;r. Ci guardiamo dentro e vediamo la crudelt&#224; del mondo. Il futuro che ci mostra diventa irresistibile, inevitabile.</p><h2><strong>Se ti piacciono i racconti di fantascienza&#8230;</strong></h2><div class="digest-post-embed" data-attrs="{&quot;nodeId&quot;:&quot;bfc24cab-0371-4801-980d-790c6c366c2c&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;In questa pagina raccolgo e organizzo i racconti di fantascienza che pubblico sulla newsletter, cos&#236; sar&#224; pi&#249; facile recuperare quello che vi siete persi o rileggere quello che vi &#232; piaciuto.&quot;,&quot;cta&quot;:&quot;Read full story&quot;,&quot;showBylines&quot;:true,&quot;showDescription&quot;:true,&quot;showImage&quot;:true,&quot;size&quot;:&quot;sm&quot;,&quot;isEditorNode&quot;:true,&quot;title&quot;:&quot;Tutti i racconti di fantascienza di Alex Martell&quot;,&quot;publishedBylines&quot;:[{&quot;id&quot;:323057326,&quot;name&quot;:&quot;Alex Martell&quot;,&quot;bio&quot;:&quot;Alex Martell, pseudonimo per le mie storie di fantascienza. Professione Sviluppatore software, appassionato di tecnologia. Ho scritto per quotidiani e periodici. Ora porto su carta i mondi che da sempre immagino.&quot;,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8ff8980f-6fb0-482a-b472-a88d7929a489_420x420.jpeg&quot;,&quot;is_guest&quot;:false,&quot;bestseller_tier&quot;:null}],&quot;post_date&quot;:&quot;2025-08-08T19:29:38.660Z&quot;,&quot;cover_image&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/72eddc50-fd85-4721-8eb5-f695e59a34f7_388x300.png&quot;,&quot;cover_image_alt&quot;:null,&quot;canonical_url&quot;:&quot;https://alexmartell.substack.com/p/tutti-i-racconti-di-fantascienza&quot;,&quot;section_name&quot;:null,&quot;video_upload_id&quot;:null,&quot;id&quot;:170477472,&quot;type&quot;:&quot;newsletter&quot;,&quot;reaction_count&quot;:13,&quot;comment_count&quot;:1,&quot;publication_id&quot;:4285536,&quot;publication_name&quot;:&quot;I libri di Alex Martell&quot;,&quot;publication_logo_url&quot;:&quot;https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8yBS!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F10609555-7d0e-40ef-99fb-4c89b1e2f8bd_388x388.png&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;youtube_url&quot;:null,&quot;show_links&quot;:null,&quot;feed_url&quot;:null}"></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>