<script data-pm-proxy="intercept"></script><?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[I Mestieri delle Parole - Sara Pambianco]]></title><description><![CDATA[📚 Editing e coaching di scrittura
📚 Narrativa, Saggistica divulgativa, Letteratura per l'infanzia
📖 Lettura e scrittura consapevole - Mindfulness
👩🏻‍🏫 Affiancamento e supporto studio e tesi di laurea

📍Marche]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!cUh4!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2f9cfc07-290a-44bf-92e4-08f715407fff_940x940.png</url><title>I Mestieri delle Parole - Sara Pambianco</title><link>https://caroleditorecoach.substack.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Thu, 03 Sep 2026 01:09:42 GMT</lastBuildDate><atom:link href="/__u/caroleditorecoach.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Carol Editor e Coach]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[caroleditorecoach@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[caroleditorecoach@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[caroleditorecoach@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[caroleditorecoach@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Non pubblicherò il mio saggio sul fare letteratura, ecco perché]]></title><description><![CDATA[Una scelta ponderata, un po&#8217; sofferta, ma sempre consapevole]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/non-pubblichero-il-mio-saggio-sul</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/non-pubblichero-il-mio-saggio-sul</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Tue, 25 Aug 2026 05:30:50 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/youtube/w_728,c_limit/_1kHfsxVnRk" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ho riflettuto molto in queste settimane. </p><p>Ho ragionato su obiettivi e priorit&#224;. </p><p>Mi sono chiesta poi se alcune intenzioni, per quanto convinte, fossero concretamente utili, dopo la loro trasformazione in azioni. </p><p>A seguire, mi sono posta domande sul mio percorso professionale, sulla direzione che sta prendendo e sui nuovi studi che mi stanno spostando in altro ambito. </p><p>Dall&#8217;altra, ho dovuto anche considerare le mie emozioni, non meno fondamentali, verso il mestiere di editor, per capire cosa fosse pi&#249; giusto per il mio benessere (indispensabile per chiunque, ma forse per un freelance ancora di pi&#249;). </p><p>Da qui la mia decisione.</p><h2>Dietro la notizia c&#8217;&#232; molto di pi&#249;&#8230;</h2><p>Come avrai capito dal titolo, non aspetter&#242; la fine dell&#8217;articolo per darti la notizia. La verit&#224; &#232; semplice: non pubblicher&#242; il mio saggio sulla differenza tra la scrittura di un libro e il fare letteratura. Quello di cui vorrei parlarti oggi &#232; tutto ci&#242; che c&#8217;&#232; dietro questa scelta, e non faccio rifermento soltanto ai motivi specifici. </p><h3><em>E che mi frega? </em></h3><p>Lo so che te lo stai chiedendo, perch&#233; &#232; una cosa che riguarda me. Tutt&#8217;al pi&#249;, potrebbe essere un dato interessante per chi stava aspettando il saggio (immagino davvero poche persone). </p><p>Tuttavia, ho scelto di parlartene perch&#233; sicuramente mi segui in quanto editor e professionista della scrittura e questa scelta &#232; frutto del cambiamento professionale che sto vivendo, dunque, trovo onesto da parte mia avvisarti che troverai dei contenuti un po&#8217; diversi dai precedenti.  </p><p>Ma andiamo con ordine e partiamo dai motivi strettamente legati alla mia decisione di non pubblicare il saggio in questione, che, inevitabilmente, mi porteranno a condividere tutto il resto. </p><h2>Perch&#233; non pubblicher&#242; il mio saggio</h2><ol><li><p>Perch&#233; in pochi andrebbero oltre il titolo e il tema centrale.</p><p>Qualche tempo fa, postai questa nota: </p><blockquote><p>A cosa serve <strong>sputare veleno</strong> contro il pubblico di lettori e lettrici? O magari lamentarsi dei soldi necessari alla pubblicazione (per l&#8217;editing, per l&#8217;agenzia letteraria, ecc)?</p><blockquote><p><em>Molti scrittori e molte scrittrici puntano a pubblicare con case editrici Big, con quelle famose, ma<strong> ce ne sono di straordinarie anche di dimensioni ridotte, che potrebbero aprire la strada verso un ottimo pubblico e offrire la possibilit&#224; di fare vera letteratura.</strong></em></p></blockquote><p>Allora la domanda &#232;: <em><strong>si scrive per la notoriet&#224; o perch&#233; si vuole fare questa benedetta letteratura?</strong></em></p><p>Non &#232; forse pi&#249; costruttivo prendere atto del problema, rendersi consapevoli delle difficolt&#224; del percorso, per poi migliorarsi e creare una strategia adeguata a raggiungere il proprio obiettivo?</p></blockquote></li></ol><p>Chi mi segue da tempo sa benissimo cosa intendessi per &#8220;benedetta letteratura&#8221;. E anche molte persone nuove, arrivate in questo profilo attraverso la nota, immagino esplorando gli altri miei contenuti, hanno risposto in modo congruente a queste mie affermazioni. </p><p>Quello che ci fa riflettere, per&#242;, &#232; di solito la nota stonata. Anche questa volta, infatti, &#232; arrivato un commento (debitamente eliminato, per via dei toni) in cui mi si faceva presente che non si pubblica solo per fare &#8220;vera letteratura&#8221;. Anzi, per essere precisi, si trattava di un collega (cos&#236; diceva il suo profilo). &#8220;Ai miei allievi&#8221; era l&#8217;incipit del commento, che proseguiva dicendo che la scrittura non deve avere l&#8217;intento di fare &#8220;vera letteratura&#8221;. </p><p>Ed ecco qui l&#8217;equivoco, comprensibilissimo, ma che viene da un pregiudizio del settore specifico. </p><p>Quando si parla di &#8220;letteratura&#8221;, si pensa sempre che ci si riferisca all&#8217;&#8220;alta letteratura&#8221;, quella che finir&#224; nei manuali per le scuole, destinata a vincere premi e concorsi letterari, a vendere decine di migliaia di copie. </p><p>Sai bene, se mi segui e conosci da un po&#8217;, che sto parlando di tutt&#8217;altro, ossia di semplice ricerca di senso nella scrittura, di scrivere per condividere con gli altri, e non per essere ammirati/elogiati dagli altri. </p><p>L&#8217;approccio solitamente classista verso la cultura porta quasi automaticamente a questa ditstinzione fra &#8220;letteratura&#8221; e &#8220;libracci commerciali&#8221;. La stessa discriminazione che porta a considerare il romance un genere di serie B o - unitamente ai pregiudizi di genere - un genere per femminucce/donnette (che cosa ridicola! E lo dico da non amante del genere). </p><p>Insomma, quel collega ha dato per scontato che il mio approccio fosse classista perch&#233; ha proiettato su di me un pregiudizio estremamente diffuso, che, proprio col mio discorso su scrittura e letteratura, invece combatto ogni giorno. </p><p>E come lo faccio? Ecco qui lo sviluppo professionale: da qualche anno, ho iniziato non solo a occuparmi di alcuni generi specifici (storico, formazione, fantasy, thriller, noir, ecc), selezionando quindi i tipi di storie, ma pongo pi&#249; attenzione alla scelta di autori e autrici con cui collaborare. </p><p>Essere di aiuto a chi scrive o vuole farlo &#232; stupendo e chiunque potrebbe chiedere un supporto, purch&#233; sia davvero convinto.</p><p>Da qui, di conseguenza, una mia particolare attenzione anche alle e-mail di richiesta informazioni che mi vengono inviate. Perch&#233;, se qualcuno mi scrive per una collaborazione fumosa, che potrebbe andare a singhiozzo, pretendendo pi&#249; che dando in impegno e pratica, allora preferisco fare un passo indietro. Non sono la persona giusta. </p><p>Come conseguenza diretta di questa scelta, i testi di cui mi sono occupata e mi occupo tutt&#8217;oggi sono pi&#249; impegnativi (come p. es. la saggistica di alcuni settori), i clienti si sono ridotti drasticamente (perch&#233; ho rifiutato molti lavori rispetto ai primi anni), ma il rapporto con le autrici e gli autori &#232; cambiato in modo irreversibile, poich&#233; ha come assunto di base la condivisione del Credo, il Credo nella letteratura e nella scrittura. </p><p>Dunque, visto che il pregiudizio su letteratura alta e letteratura &#8220;di massa&#8221; &#232; molto pi&#249; diffuso di quanto si pensi, non voglio contribuire alla sua conferma, soprattutto in considerazione della superficialit&#224; con cui vengono letti i testi oggi. Brevit&#224; e semplicit&#224; nel linguaggio sono sempre pi&#249; &#8220;richiesti&#8221;, nel mio caso, dunque,  condividerei le riflessioni solo con chi &#232; gi&#224; d&#8217;accordo con me, il che non contribuirebbe al dibattito, ma solo a un autocompiacimento di alcuni (probabilmente compresa me, in quanto non immune a scivoloni umani). L&#8217;immagine sarebbe di polli all&#8217;interno del recinto dell&#8217;allevamento, che si danno ragione prima da soli e poi gli uni con gli altri. </p><ol start="2"><li><p>Il secondo motivo che mi ha portato verso questa scelta &#232; il mercato. Fino a qualche anno fa, fioccavano libri sulla scrittura, dai manuali di scuole famose ai tanti saggi di autori conosciuti sull&#8217;argomento. A questo si sono aggiunti libriccini venduti come scrigni del tesoro, che poi si sono rivelati pi&#249; che altro fuffa (lo dico perch&#233; ne ho letti molti). </p><p>Dunque, dopo aver scritto un manuale per i miei autori (e che quindi ho deciso di non pubblicare, ma di offrire come strumento di supporto a chi si affida a me), anche questo contenuto sar&#224; condiviso solo con chi intende fermarsi pi&#249; di 3 minuti, in cerca di una traccia su cui lavorare e non delle 10 regole per &#8220;scrivere un buon romanzo&#8221;. </p><p>Come potrai notare, questo secondo motivo &#232; strettamente connesso al precedente, perch&#233; il pregiudizio di cui ti ho parlato poco fa dipende da un insieme di fattori legati alla fretta, alla superficialit&#224; e a tanti altri assunti culturali disfunzionali che potrebbero essere decostruiti solo con impegno, tempo e approfondimento adeguato. </p></li><li><p>Il terzo motivo? Ancora il mercato. Quanto pu&#242; aver senso scrivere un saggio di settore nel momento del &#8220;canto del cigno&#8221;? Perch&#233; il tempo dei manuali e dei saggi al riguardo &#232; passato, e purtroppo ha avuto terribili conseguenze. La convinzione di maestri di scrittura e editor dell&#8217;ultimo minuto di poter spremere </p><p>il settore dell&#8217;editoria (o meglio della scrittura) come un limone ha portato alla sfiducia di molti aspiranti scrittori, delusi da costosissimi corsi che non hanno permesso loro di crescere davvero. Dunque, il mercato ora &#232; non solo saturo, ma direi anche claudicante. </p></li><li><p>In ultimo, in questo caso specifico, preferisco condividere le mie riflessioni qui, gratuitamente, perch&#233; discutere &#232; un ottimo modo per essere sempre pi&#249; consapevole. Non mi interessa intraprendere un confronto con chi parte dai pregiudizi di cui abbiamo gi&#224; parlato, n&#233; entrare nel pantheon degli editor eletti, soprattutto se autoreferenziali e predisposti al &#8220;ti spiego io come funziona questo lavoro&#8221; (cosa che non voglio chiamare unicamente mansplaning, anche se i colleghi che mi hanno &#8220;spiegato&#8221; il mestiere o alcune dinamiche senza che venisse loro richiesto erano tutti di genere maschile e di mezza et&#224;). </p><p></p></li></ol><h2>E il motivo pi&#249; grande, che forse ti porter&#224; a togliere il follow a questo profilo&#8230; (o forse no?)</h2><p>La verit&#224; &#232; che, pur continuando a svolgere questo mestiere, pur programmando altri contenuti sulla scrittura (sia per Substack che per Youtube), mi allontaner&#242; dai consigli pratici sui personaggi, sulla voce narrante e lo stile, e anche dalle valutazioni sul mondo editoriale. Mi muover&#242; pi&#249; che altro verso la condivisione di studi e riflessioni in ambito creativo e letterario, con una specifica direzione. </p><p>Cosa vuol dire?</p><p>Ogni anno, in questo periodo, mi trovo a riflettere sulla nuova stagione di contenuti. Quest&#8217;anno la riflessione &#232; pi&#249; semplice, perch&#233; ho chiuso Instagram e, di conseguenza, cambiato target. </p><p>Sui social Meta, la percentuale di clienti che poi hanno proseguito il percorso con me e costruito un rapporto di fiducia &#232; ridotta e molto specifica. Si tratta, infatti, di una nicchia con cui ho sempre condiviso il Credo nella scrittura e nella letteratura. Una scelta da ambo le parti. Da un lato (quello dei clienti), la richiesta di approfondimenti e stimoli letterari, culturali, anche interdisciplinari; dall&#8217;altro (il mio), la volont&#224; di lavorare con chi sente la scrittura dentro e non pu&#242; fare altro che condividerla. </p><p>Ecco, tutto questo cambiamento, innescato da me con le prime scelte di un anno fa, ha portato a una programmazione diversa: contenuti approfonditi, pi&#249; lenti, pi&#249; attenti. </p><p>Substack e Youtube mi hanno dato questa possibilit&#224;, in risposta all&#8217;esigenza di riflettere sulla comunicazione e l&#8217;interazione in modo molto pi&#249; consapevole, con persone pi&#249; consapevoli o che, come me, hanno intenzione di esserlo. </p><p>Ecco la mia direzione. Chiara, definita, a cui ho voluto &#8220;rinunciare&#8221; per troppo tempo. </p><p></p><h2>Comunicazione, la parola che ha guidato per anni la mia vita</h2><p>Con l&#8217;editoria, nonostante dovessi applicare tutto ci&#242; che avevo appreso dall&#8217;esperienza nel settore per gestire i miei vecchi social, ho pensato di voltare pagina, lasciandomi alle spalle anni e anni di consulenza aziendale, comunicazione strategica e tutte le dinamiche di mercato. </p><p>Mi sbagliavo. </p><p>E non perch&#233; queste dinamiche siano ovunque, compresa l&#8217;editoria, ma perch&#233; avevo rifiutato quella che era diventata una mia priorit&#224; quando lavoravo come digital marketer e consulente di comunicazione: <strong>la scelta consapevole delle parole</strong>. </p><p>Ecco su cosa mi concentrer&#242; d&#8217;ora in poi. </p><p>Parleremo sempre pi&#249; spesso di comunicazione, gentilezza, consapevolezza, di interazioni digitali e, per l&#8217;appunto, della scelta delle parole. </p><p>E questa decisione &#232; strettamente connessa a un&#8217;altra pi&#249; recente, di cui ho parlato in questo ultimo video nel mio canale Youtube</p><div id="youtube2-_1kHfsxVnRk" class="youtube-wrap" data-attrs="{&quot;videoId&quot;:&quot;_1kHfsxVnRk&quot;,&quot;startTime&quot;:&quot;1s&quot;,&quot;endTime&quot;:null}" data-component-name="Youtube2ToDOM"><div class="youtube-inner"><iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/_1kHfsxVnRk?start=1s&amp;rel=0&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;enablejsapi=0" frameborder="0" loading="lazy" gesture="media" allow="autoplay; fullscreen" allowautoplay="true" allowfullscreen="true" width="728" height="409"></iframe></div></div><p></p><h2>In conclusione</h2><p>Continuer&#242; a essere un&#8217;editor, una guida di scrittura creativa, ma il mio focus si sta spostando e prender&#224; una direzione tutta nuova. </p><p>Scrittura, letteratura, narrativa, lettura saranno non pi&#249; il fine del mio mestiere, ma diventeranno gli strumenti principali per un nuovo obiettivo, ossia il benessere dell&#8217;individuo in quanto tale e in quanto parte di una comunit&#224;. </p><p>La spiegazione &#232; semplice: sono fermamente convinta che l&#8217;arte in tutte le sue forme possa riportarci alla riflessione su noi stessi come esseri umani e - unitamente alla riflessione sulla scelta delle parole, sulla comunicazione e sulle interazioni fra individui - a migliorare come esseri sociali. </p><p>Ecco il perch&#233; dei miei percorsi di formazione in Arteterapia (triennale) e Scienze Pedagogiche (Laurea magistale). Ecco perch&#233; parleremo sempre pi&#249; spesso di processo creativo, comunicazione consapevole (online e offline), di senso nella scrittura (quindi del fare letteratura), di minfulness e tanto altro. </p><p><em>Sii il cambiamento che vuoi veder avvenire nel mondo. </em></p><p>Un cammino possibile solo se si parte dalla postura riflessiva, critica, autocritica, in virt&#249; di una crescita costante e di un miglioramento come individui e come societ&#224;. </p><p>Null&#8217;altro che il &#8220;rischiaramento&#8221; di cui parlava Kant, per uscire dallo stato di minorit&#224;. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quanto pensiamo prima di parlare o scrivere?]]></title><description><![CDATA[Pensa prima, parla poi, perch&#233; parola poco pensata porta pena]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/quanto-pensiamo-prima-di-parlare</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/quanto-pensiamo-prima-di-parlare</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Thu, 30 Jul 2026 05:30:46 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/youtube/w_728,c_limit/agsHGQ1BEjc" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>S&#236;, oggi ho deciso di cambiare argomento. </p><p>Avevo in programma il concetto di &#8220;visibilit&#224;&#8221; di Italo Calvino (che io chiamo visualizzazione) e la riflessione che, in psicologia generale, rileva il concetto di &#8220;presenza soggettiva&#8221; nei media. Dunque, avrei voluto parlare di quanto gli stimoli visivi e audiovisivi influiscano sulla scrittura, ma credo che ci sia un argomento molto pi&#249; urgente da trattare. </p><blockquote><p>Probabilmente, questa non sar&#224; l&#8217;ultima newsletter dell&#8217;estate, ma, per il mese di agosto, ho pensato di darti un po&#8217; di respiro (e prendermene anche io), dunque, anzich&#233; 4 articoli/newsletter, ne pubblicher&#242; solo uno. </p></blockquote><h2>Preparati, perch&#233; questo contenuto sar&#224; particolarmente lungo</h2><p>L&#8217;ultima settimana &#232; stata &#8220;socialmente&#8221; particolare. E per socialmente intendo dal punto di vista social, interattivo-digitale. </p><p>Come sai, io non sono solo un&#8217;editor e una guida di scrittura, ma mi occupo ormai da tanti anni di comunicazione. Ho abbandonato il settore per molto tempo, perch&#233; mi sono sempre dedicata alla comunicazione aziendale, ambito che non ho trovato adeguato alle mie riflessioni etiche e che mi spingeva sempre di pi&#249; a &#8220;forzare la mano&#8221;. Da circa un anno, per&#242;, riflettendo sulle interazioni nelle piattaforme e approfondendo il concetto di consapevolezza, ho deciso di soffermarmi sulle interazioni tra utenti comuni, per capire quanto influenzino la nostra capacit&#224; di rapportarci gli uni agli altri anche offline. </p><p>Quante volte abbiamo sentito (o detto noi stessi) &#8220;i social sono pieni di frustrati&#8221;, &#8220;non ho i social, troppa aggressivit&#224;&#8221;, ecc?</p><p>Ammetto che io l&#8217;ho pensato tante volte (e sentito da molte persone), ma non sono mai riuscita a esprimere questo concetto ad alta voce come semplice sfogo personale. </p><p>Per me, &#232; sempre stato uno stimolo a riflettere sulle motivazioni, sulle dinamiche del fenomeno, su come potessi attenuare, ovviamente nel mio piccolo, questi toni. </p><p>Dopo essermi resa conto che singolarmente posso fare poco, ho cercato di analizzare il mio modo di comunicare con gli altri, spostando quindi (come ormai saprai) la mia divulgazione dai social Meta (soprattutto Instagram) a piattaforme come questa e Youtube. </p><p>Nello specifico, grazie al supporto degli studi che sto portando avanti da qualche mese (psicologia sociale e psicolinguistica), ho avviato la rubrica &#8220;Pensa, prima di parlare&#8221;, per riflettere &#8220;a voce alta&#8221; sulla comunicazione digitale. Ho parlato di aggressivit&#224;, di gentilezza di facciata, di gentilezza profonda, di assertivit&#224;. </p><p>Se vuoi dare un&#8217;occhiata, qui trovi il primo video di settembre 2025</p><div id="youtube2-agsHGQ1BEjc" class="youtube-wrap" data-attrs="{&quot;videoId&quot;:&quot;agsHGQ1BEjc&quot;,&quot;startTime&quot;:null,&quot;endTime&quot;:null}" data-component-name="Youtube2ToDOM"><div class="youtube-inner"><iframe src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/agsHGQ1BEjc?rel=0&amp;autoplay=0&amp;showinfo=0&amp;enablejsapi=0" frameborder="0" loading="lazy" gesture="media" allow="autoplay; fullscreen" allowautoplay="true" allowfullscreen="true" width="728" height="409"></iframe></div></div><div class="pullquote"><p><strong>Ma arriviamo al motivo per cui ho deciso di parlarti proprio oggi di comunicazione digitale e non direttamente di scrittura creativa (il nesso c&#8217;&#232;, ma te lo sveler&#242; solo nella conclusione)</strong></p></div><h2>Il fattaccio&#8230;</h2><p>Qualche giorno fa, sconfortata dalle letture disastrose che stavo portando avanti, con conseguente rischio (terribile per chi fa il mio mestiere) di blocco nella lettura, ho pubblicato una nota per chiedere aiuto a lettori e lettrici. </p><p>Lo faccio da anni, o almeno lo facevo tempo fa su Instagram, dal mio profilo di Bookstagrammer, e mi &#232; sempre stato di sincero supporto. </p><p>I social, per quanto da gestire in modo consapevole e cauto, hanno di buono la possibilit&#224; di connettere persone geograficamente lontane ma spiritualmente molto pi&#249; vicine di quanto si possa credere. </p><p>E la community dei lettori e delle lettrici, nelle sue diverse sfumature, &#232; una delle migliori. </p><p>Negli anni ho scoperto dei testi stupendi, che da sola non avrei mai scovato, nemmeno passando ore e ore in libreria o online a cercare trame e titoli. </p><p>Inoltre, alcune conoscenze sono poi diventate amicizie profonde. E la lettura un piacere condiviso, lo stimolo per una lunga serie di riflessioni. Confronto non tanto sul mi piace/non mi piace, quanto piuttosto sul sentire e sugli elementi che hanno permesso di fare introspezione e ragionare sul mondo che ci circonda. </p><p>E devo dire che questa condivisione cos&#236; articolata non mi &#232; mai capitata di persona. Al massimo, alla domanda &#8220;com&#8217;&#232; questo libro?&#8221;, mi si rispondeva con la semplice trama. Per questo, ho smesso di chiedere. </p><p>Ma online no, online ho deciso di riprovarci, perch&#233; il momento di sconforto era cos&#236; grande da avere bisogno di aiuto. </p><p>Ed &#232; arrivato. E non solo con titoli che non avrei mai scovato da sola, ma con titoli in linea con la mia specifica richiesta. Riporto qui la nota, che forse hai gi&#224; letto e a cui probabilmente hai anche risposto: </p><blockquote><p>Chiedo aiuto a voi, <strong>lettori </strong>e <strong>lettrici </strong>di Substack.</p><p>Da editor, sono ormai molto esigente e mi trovo molto in difficolt&#224; con la letteratura contemporanea.</p><p><strong>Ho bisogno di leggere un libro intenso, profondo, ben scritto.</strong></p><p>Buona letteratura, insomma, che mi permetta di rilfettere, ma anche di affidarmi alle pagine e ai suoi personaggi.</p><p><em>Cosa mi consigliate?</em></p></blockquote><p> Ecco, questa nota &#232; stata scritta di getto, senza ragionare sull&#8217;esito. Anzi, ero convinta che sarebbe arrivato solo spam selvaggio (visto che qui su Substack ci sono moltissimi scrittori e moltissime scrittrici indipendenti), ma le proposte, anche di propri lavori, sono state discrete e ponderate. </p><p>Ho chiesto di poter riflettere, ho chiesto di poter leggere pagine ben scritte (parlo sempre del &#8220;fare letteratura&#8221;, no?), ho chiesto pagine capaci di rapirmi. </p><p>Ho chiesto aiuto e mi &#232; arrivato. </p><h2>Ma&#8230;</h2><p>Ma &#232; accaduta poi una cosa che ormai dovrebbe far parte della routine digitale e che, per&#242;, ogni volta mi stupisce e, sulle prime, colpisce. </p><p>Ieri, dopo circa 4 giorni dalla pubblicazione della nota, &#232; arrivato un commento in stile &#8220;Facebook&#8221;.</p><p>Occupandomi di comunicazione digitale gentile e volendo proseguire i miei studi per specializzarmi in gestione del conflitto, in queste ultime settimane mi sono chiesta: a quale tipo di conflitto comunicativo vorrei dedicare la mia attenzione?</p><p>Gli studi in Scienze Pedagogiche e Arteterapia rientrano in questo grande progetto, quello per l&#8217;appunto di supportare le persone in conflitto, permettendo loro di lavorare sulla comunicazione delle emozioni e sul rapporto con gli altri, perseguendo la consapevolezza.  </p><p>Ovviamente, i conflitti di cui vorrei occuparmi non sono quelli sterili sulle varie piattaforme, perch&#233; sterile sarebbe il mio intervento, che nessuno oltretutto avrebbe richiesto, in quei casi. </p><p>Inoltre, il conflitto tra sconosciuti sui social non &#232; un conflitto risolvibile in s&#233;, ma solo un possibile oggetto di studio da parte di sociologi e professionisti della comunicazione, come fenomeno e dinamica sociale. Oltretutto, quanti conflitti nascono perch&#233; gli utenti leggono in fretta e non si fermano a comprendere? Intervenire, in modo inopportuno gi&#224; di per s&#233; (per la serie, ma chi te l&#8217;ha chiesto?), per attenuare uno scontro avvenuto per via della fretta e della superficialit&#224;, richiederebbe tempo, riflessione di tutte le parti coinvolte e, soprattutto, &#8220;profondit&#224;&#8221;. O meglio, attenzione per quella che Chomsky chiama &#8220;struttura profonda della frase&#8221;. </p><p>Ed &#232; per questo che mi sono anche data una risposta a una domanda che mi ponevo da tempo: <em>perch&#233; eludo i commenti provocatori e negativi, anzich&#233; rispondere a tono, come saprei benissimo fare? </em></p><p>Perch&#233;, per l&#8217;appunto, <strong>sui social il conflitto &#232; arido</strong>. Non viene solo da divergenze di opinione, ma anche da tanti altri fattori che non dipendono dal confronto in essere: frustrazioni personali, personali (ripetiamolo!) difficolt&#224; di interazione e di utilizzo del linguaggio, inteso proprio come codice linguistico in forma scritta (quelli che, con supponenza, potremmo chiamare &#8220;analfabeti funzionali&#8221;). </p><p>Sta di fatto, per&#242;, che queste &#8220;aggressioni&#8221; digitali sono all&#8217;ordine del giorno, e allora &#232; bene porsi nella condizione quanto meno di saper &#8220;incassare il colpo&#8221;. </p><p>E no, non &#232; facile. Io per prima mi dedico all&#8217;analisi del linguaggio digitale proprio perch&#233; non riesco a digerire questa &#8220;violenza&#8221;. Forse sto cercando di dare una motivazione? Razionalizzare? Rimarr&#224; un quesito guida, pi&#249; che un tormento emotivo. </p><h2>Il commento incriminato </h2><p> Di solito, i commenti peggiori arrivano da profili con cui non c&#8217;&#232; mai stata interazione. Nessuno che seguiamo noi e nessuno che ci segue. </p><p>Stavolta &#232; stato proprio cos&#236;, con un account dal nome non riconducibile a una persona fisica e nessuna indicazione (link o altro) precisa. </p><p>La persona (perch&#233; ricordiamoci che dietro ogni commento c&#8217;&#232; sempre qualcuno che lo scrive) esordisce asserendo - facciamo ben attenzione, non supponendo o chiedendo - &#8220;<strong>Ha dimenticato di indicare genere e argomenti</strong>&#8221;. </p><p>Ora, non ci interessa fare dietrologia o supposizioni sulla persona, perch&#233; sarebbe presuntuoso, supponente e fuorviante (valutare le azioni e non giudicare la persona, ricordi?). Ci interessa, invece, analizzare il messaggio in s&#233;. </p><p>Mi ha dato del lei, quindi utilizzando un approccio formale, che spesso viene chiamato in causa per poter poi dire &#8220;sono stato/a cortese, perch&#233; ho dato del lei&#8221;. </p><p>Ma la forma di cortesia &#232; sempre cortese? O un modo per ripararsi dietro una maschera priva di sostanza? Non &#232; forse meglio darsi del tu e rispettarsi? </p><blockquote><p>Lo dico da anni, l&#8217;ho perfino scritto nel mio sito web!</p><p><em>Mi chiamo Sara Pambianco, ma tu puoi chiamarmi Carol. E soprattutto puoi darmi del tu. Dove esistono <strong>educazione</strong>, <strong>rispetto</strong> e <strong>gentilezza</strong>, non c&#8217;&#232; bisogno di particolari formalit&#224;.</em> https://www.imestieridelleparole.it/sara-pambianco/ </p></blockquote><p>Il problema, per&#242;, &#232; nell&#8217;asserzione. Ha affermato qualcosa che non riguardava se stesso/a; al contrario, ha dato per certo un &#8220;fatto&#8221; che non poteva conoscere, perch&#233; riguardava me e le mie azioni (in questo caso, atto linguistico scritto del chiedere consigli di lettura), perfino le mie intenzioni. </p><p>Dunque, partendo da un&#8217;asserzione precisa: il problema era mio, una mia dimenticanza. </p><p>Come avrebbe potuto, questa persona, dire la stessa cosa ponendosi invece in modo pi&#249; &#8220;cortese&#8221; dal punto di vista della comunicazione? Naturalmente, se avesse voluto essere davvero &#8220;cortese&#8221;.</p><ol><li><p>chiedendo: quale genere e argomenti preferirebbe/preferiresti? </p></li><li><p>stemperando e mitigando l&#8217;asserzione trasformandola in ipotesi: &#8220;Forse, con qualche indicazione pi&#249; precisa su genere e argomenti, potrei essere di maggiore aiuto&#8221;</p></li></ol><p>E queste sono solo due alternative possibili, ma ce ne sono sicuramente altre. </p><h2>Il consiglio&#8230;</h2><p>&#8220;<strong>Consiglio di scorrere il sito (nome sito), ma ce ne sono molti, dove oltre al titolo ed all&#8217;autore trova anche la descrizone del contenuto</strong>&#8221;.</p><p>E qui, da buona persona comune, mi verrebbe da esclamare &#8220;e grazie al cappero!&#8221; </p><blockquote><p><em>Lo so che hai pensato a un&#8217;altra parola, ma qui cerchiamo di alleggerire, non di mettere benzina sul fuoco, quindi meglio ridere di un vocabolo come &#8220;cappero&#8221; che amplificare con un termine appartenente a un tono pi&#249; alto e aggressivo. </em></p></blockquote><p>Questo frase che inizia con la parola &#8220;consiglio&#8221; di fatto non lo &#232;. In sostanza, la persona sta suggerendo una cosa ovvia, ossia la ricerca personale di una lettura nel mondo contemporaneo (anche se i vecchi modi di girare per gli scaffali di una libreria o biblioteca sono ancora molto praticati, per fortuna!).</p><p>Insomma, il sottotesto sarebbe: </p><ul><li><p> &#8220;cercati le tue letture da sola&#8221;</p></li><li><p> &#8220;non sei capace di fare una cosa cos&#236; semplice?&#8221;</p></li><li><p>e ancora &#8220;se non ne sei capace, te lo spiego io&#8221;</p></li></ul><p>Dunque, gi&#224; siamo off-topic: nella nota richiedo suggerimenti di lettura, come potrei fare con un&#8217;amica faccia a faccia o come si fa ormai da anni nella community di lettori e lettrici. </p><h2>La chiosa finale</h2><p>&#8220;<strong>Chiedere random non lo trovo efficace ad una ricerca letteraria ma di interazioni</strong>&#8221;. </p><p>E qui arriva la stoccata: &#8220;non stavi cercando consigli di lettura ma solo di alzare l&#8217;engagement&#8221;. </p><p>Ho riletto pi&#249; volte questo commento, per capirne l&#8217;origine, le motivazioni. </p><blockquote><p>Una precisazione. Non mi voglio soffermare su aspetti analizzati di solito dagli utenti sui social, come l&#8217;invidia per avere un seguito discreto rispetto all&#8217;utente che ha lasciato il commento; n&#233; voglio analizzare i contenuti e i toni utilizzati nel suo spazio (profilo/canale Substack). Non mi interessa la specifica persona, n&#233; quali siano i suoi perch&#233; come soggetto, come individuo. Non mi interessa giudicare qualcuno (non sarebbe nemmeno corretto da parte mia), che oltretutto non ho idea di chi sia. </p><p>Le motivazioni personali, in questo caso, non ci riguardano e non sono a carico mio specifico (destinataria del commento), perch&#233; non ho rapporti con questo/a utente. Mi interessa piuttosto concentrarmi sui contenuti dell&#8217; &#8220;atto linguistico&#8221; (il commento, per l&#8217;appunto). </p></blockquote><p>Ora, sarebbe stato sufficientemente grave anche senza questa chiosa, ma la chiosa c&#8217;&#232; e non possiamo ignorarla. </p><p>Come sai o avrai capito dai miei contenuti, mi rivolgo a un pubblico di scrittori e scrittrici e, per quanto riguarda la comunicazione, a chiunque decida di riflettere sulla sua personale interazione con gli altri tramite i social (e di conseguenza anche offline). </p><p>Lettori e lettrici non sono il mio diretto target, dunque la nota a tal proposito &#232;, di fatto, anche fuorviante. Se lo scopo, come asserisce questa persona, fosse stato quello di attirare interazioni, avrei mancato il bersaglio, perch&#233;, anche se fra lettori e lettrici potrebbero esserci scrittori o scrittrici e persone interessate a ragionare sulla loro comunicazione, la nota intercettava persone che potenzialmente potevano non essere interessate ai miei soliti contenuti. Dunque, come il buon vecchio Eros in Pollon, avrei fatto un disastro, sotto quel punto di vista. </p><p>Inoltre, grave &#232; l&#8217;insinuazione, che per&#242; non offende direttamente me, ma mostra la sfiducia che la persona ha verso le interazioni digitali (e la capisco!), dimenticando che potrebbero esserci persone sinceramente interessate alle connessioni umane. </p><blockquote><p>Nel mio caso specifico, sono qui da quasi un anno, il profilo &#232; attivo da febbraio (5 mesi), ho un discreto seguito, ricevuto molte richieste di preventivo, ma i lavori vengono da altri canali (sito web, passaparola). </p></blockquote><h3><em>&#200; stato un errore pubblicare quella nota? </em></h3><p>Il rimprovero dell&#8217;utente mi ha permesso di interrogarmi. E di darmi anche una risposta.</p><p><strong>No, oggi posso dire di no. </strong></p><ol><li><p>Prima di tutto perch&#233; ora ho una lista lunghissima di letture rigeneranti. </p><p>Ho messo in wishlist tutti i titoli che mi sono stati suggeriti: uno lo sto gi&#224; leggendo, due sono in arrivo da Libraccio e altri due dal negozio eBay di una libreria indipendente (s&#236;, cerco sempre di acquistare cartaceo usato). </p><p>Ho perfino scoperto che tantissimi titoli sono inclusi nell&#8217;abbonamento Kobo, cos&#236; col costo di tre mensilit&#224; potr&#242; leggere libri per circa 200 euro. </p><p>Perch&#233;, diciamocelo, leggere, e soprattutto leggere molto, costa. </p><p>Esistono le biblioteche, lo so perfettamente, ma quelle vicine non hanno mai i libri che cerco. Inoltre, sapere di avere un limite di tempo mi mette un&#8217;ansia incredibile e perdo il gusto della lettura (c&#8217;&#232; anche la componente &#8220;questo libro serve a qualcun altro, devo sbrigarmi a restituirlo&#8221;).</p></li><li><p>Il secondo motivo per cui sono convinta di aver fatto bene a pubblicare quella nota &#232; un po&#8217; pi&#249; articolato. </p><p>In un periodo di cambiamento e riflessioni come quello che sto vivendo, sto ragionando anche su nuove rubriche o contenuti. </p><p>Perch&#233; non spostare il focus sulla lettura, senza pensare al contributo che le mie pubblicazioni potranno portare al mio lavoro?</p><p><strong>S&#236;, hai capito bene. Continuer&#242; comunque a ciarlare di scrittura e comunicazione, di editoria e consapevolezza, ma mi sono appena resa conto di quanto mi manchi parlare delle mie letture in modo &#8220;spensierato&#8221; e slegato dal mio mestiere. Perch&#233;, prima di tutto, prima di essere un&#8217;editor, sono una lettrice vorace, con la passione viscerale per le storie e la letteratura. </strong></p></li></ol><h2>Conclusioni</h2><p>Il commento dell&#8217;utente avrebbe fatto sorgere un&#8217;interazione negativa, perch&#233; partita gi&#224; con toni di conflitto. Dunque, una mia risposta, pur nel tentativo di abbassare i toni, non avrebbe fatto altro che intossicare entrambi gli animi e, di fatto, dimostrare che l&#8217;unico tipo di confronto possibile nelle piattaforme digitali &#232; quello che molti, compresa me, rifuggono per i toni. </p><p>Quindi, ho eliminato il contributo dello/a sconosciuto/a, dopo averlo &#8220;screenshottato&#8221; per rifletterci su.</p><p>Preferisco sempre evitare il disastro e salvare il salvabile, le riflessioni. </p><p>La visione <em>cinica </em>della persona, infatti, mi ha risvegliato come essere umano e come amante dei libri. </p><p>Senza umanit&#224; e senza amore per le storie, per le parole, per le pagine, come potremmo avvicinarci alla scrittura?</p><p>E torna il solito discorso:<strong> il senso delle cose</strong>, <strong>delle azioni</strong>. </p><p>La riflessione sui perch&#233;. </p><p>Perch&#233; vogliamo scrivere se non amiamo in modo cos&#236; totale la lettura? Perch&#233; diventare scrittori e scrittrici - non solo di romanzi, ma anche di saggi o di semplici articoli e note qui su Substack - se prima non siamo interessati a ci&#242; che gli altri hanno da dire? </p><p>Scrivere &#232; un modo di comunicare. Ma la comunicazione, fin dalla prima teoria, quella del codice di Shannon e Weaver, implica l&#8217;ascolto e la decodifica da parte di un ricevente. E, come ci dicono le teorie successive, da Grice (principio di cooperazione) a Sperber e Wilson (modello ostensivo-inferenziale) fino alle contemporanee e pi&#249; diffuse Analisi della conversazione (Analisi transazionale prima fra tutte), l&#8217;ascoltatore &#232; vero e proprio interlocutore, dunque attore, soggetto attivo, che scambia continuamente il suo ruolo con il parlante. </p><p>Comunicazione, interazione. Le storie delle prime comunit&#224; di uomini e donne, raccontate attorno al fuoco. </p><h3>Ascolto, che in termini di scrittura si traduce in <strong>lettura</strong>. Una lettura che ha creato amicizie, confronto e crescita. </h3><h3><strong>Come la letteratura tutta, che senza il pubblico di lettori e lettrici non esisterebbe. </strong></h3><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Senti il suono delle parole scritte?]]></title><description><![CDATA[Parole, narrazione, oralit&#224; e suono... La storia del racconto]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/senti-il-suono-delle-parole-scritte</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/senti-il-suono-delle-parole-scritte</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Thu, 23 Jul 2026 05:30:20 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/ec79d36d-d72e-46f9-b1d5-55129984faa4_818x1200.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Sta per arrivare la pausa estiva, dunque sono stata molto combattuta: iniziare nuovi percorsi di riflessione o rimandare a settembre? </p><p>Tuttavia, ho sempre trovato utile lasciar sedimentare gli input, quindi ho deciso di lanciare due pillole in questi due ultimi articoli (newsletter). </p><h2>L&#8217;ascolto, perch&#233; ci piace tanto?</h2><p>Voglio iniziare da qui, da questa domanda. Perch&#233;, a pensarci bene, le storie fanno parte di tutta la nostra esistenza. </p><p>Fin dall&#8217;infanzia, col racconto delle favole e delle fiabe, familiarizziamo con la narrazione e i suoi elementi (es. la tensione narrativa). Fin da piccoli ascoltiamo gli adulti mentre narrano o leggono. </p><p>Io non ho avuto questa grande fortuna, ma ne ho avute altre. Le fiabe sonore hanno accompagnato ogni mia influenza. Venivo affidata ai miei nonni, che avevano un mangiadischi 45 giri. Con questo strano accricco, ormai considerato vintage, mi permettevano di ascoltare qualche storia speciale. Io avevo una passione sfegatata per Pinocchio, anche quando ero grandicella (10 anni) e ormai ricordo solo questo racconto. </p><p>Devo ammettere che, nonostante non ne fossi consapevole (come si pu&#242; esserlo da bambini, se nessuno ce lo dice?), seppur da sola nella stanzetta degli &#8220;ospiti&#8221;, mi sentivo parte di qualcosa di pi&#249; grande. </p><p>E oggi, dopo aver studiato l&#8217;argomento e tutte le tappe della narratologia, la sensazione &#232; ancora pi&#249; forte. </p><p>Dal concetto di archetipo a quello di pensiero narrativo, ascoltare un racconto ci permette di essere parte della Storia della narrazione, altrimenti detto: ci permette di essere parte della Storia dell&#8217;Umanit&#224;. </p><p>Ed ecco la magia. Ascolto, suono, Storia delle storie. </p><p></p><h2>Ascolto &#232; relazione </h2><p>Anche se in molti casi la voce &#232; registrata e destinata a un pubblico ampio (Fiabe sonore, audiolibri, ecc), il racconto orale &#232; sempre destinato a qualcuno. La differenza nei secoli sta nei dispositivi di registrazione introdotti nel Novecento e oggi divenuti parte integrante della nostra vita quotidiana. </p><p>Ma, di fatto, da sempre, la narrazione &#232; relazione, perch&#233; &#232; comunicazione, interazione. E anche l&#8217;ascolto di una storia, quindi, &#232; relazione, perch&#233; &#232; &#8220;ricezione (attiva)&#8221; di qualcosa a noi destinato. </p><p>Se ci soffermiamo sul semplice concetto di comunicazione (dunque ci allontaniamo da quello pi&#249; complesso di narrazione), dobbiamo prendere atto del principio di cooperazione. Nessuno pu&#242; comunicare davvero se nessuno dall&#8217;altra parte ascolta attivamente ci&#242; che sta dicendo. </p><p>Ora, non voglio entrare in tecnicismi, citando Grice o la teoria ostensivo-inferenziale di Sperber e Wilson. Non ci interessa, al momento. E non &#232; questo il luogo. </p><p>Ma, in un momento in cui tutti sembrano gridare da soli in una piazza affollata (pensiamo a post e commenti sui social), &#232; giusto ricordare che la comunicazione avviene quando c&#8217;&#232; cooperazione, o meglio, interazione vera e propria. </p><p>Il significato &#232; costruito insieme, da chi parla e da chi ascolta (ruoli che poi vengono di continuo scambiati dagli interlocutori). </p><p>E allora anche il significato delle storie diventa co-costruito. </p><p>Pensiamo, infatti, alla critica letteraria, alle varie analisi dei testi classici, agli studi di letteratura comparata. O, pi&#249; semplicemente, agli studi di italiano (comprensione del testo) e di letteratura dei tempi della scuola. </p><p>La filologia, in fondo, &#232; questo: la ricerca della voce originale dell&#8217;autore, la ricerca dell&#8217;autenticit&#224; di ci&#242; che ci giunge dal passato. </p><p></p><h2>Anche le storie di oggi hanno il suono del passato?</h2><p>Come avrai gi&#224; intuito, la mia riposta &#232; s&#236;.</p><p>S&#236;, prima di tutto, perch&#233; sono storie, dunque riproducono archetipi e schemi narrativi che sono sempre esistiti fin dai primi racconti. E questo non lo dico io, ma Joseph Campbell, anche se prima di lui qualcosa l&#8217;aveva capita anche Aristotele (La poetica). </p><p>E, secondo motivo, s&#236;, le storie di oggi hanno il suono del passato perch&#233; raccontano di noi, di chi siamo, di come interagiamo col mondo, di cosa proviamo, di cosa ricordiamo e, soprattutto, riproducono i nostri suoni identitari, ossia quelli della lingua e della cultura con cui principalmente ci identifichiamo. </p><p>Relazione, senso di appartenenza.</p><h2>Cosa ha a che fare tutto questo con la scrittura?</h2><p>Cercher&#242; di non essere ovvia. Non ti dir&#242; che, se da un lato lettura e racconto sono per chi li ascolta un modo per &#8220;sentirsi parte&#8221;, dall&#8217;altro chi scrive sta ricoprendo il ruolo di chi connette, crea relazione, non solo con chi ascolta, ma con chi ha gi&#224; raccontato in passato e con chi racconter&#224; in futuro. </p><p>C&#8217;&#232;, infatti, qualcosa di pi&#249;. </p><p>Se &#232; vero (e sappiamo che lo &#232;!) che la narrazione viene storicamente prima della scrittura e che, anche in presenza di quest&#8217;ultima, &#232; stata trasmessa oralmente fino a pochi decenni fa, allora il passo verso la sonorit&#224; delle parole scritte &#232; molto breve. </p><p>A tal proposito, se ti interessa approfondire la storia dell&#8217;ascolto e della lettura, ti suggerisco un libro davvero unico: <em><strong>Leggere in Europa</strong></em> di Lodovica Braida e Brigitte Ouvry-Vial, pubblicato da Carocci. </p><p>In questo volume, sono raccolti diversi lavori, che riportano perfino la storia dell&#8217;audiolibro. Dunque, il cammino verso quello che oggi viene definito una scorciatoia da molti, nel rifiuto quindi dell&#8217;audiolettura poich&#233; lontana dal &#8220;lavoro degli occhi e della mente&#8221;, racconta invece le origini della narrazione che, prima di tutto, &#232; stata trasmessa oralmente. </p><p>Ma pensiamo anche all&#8217;analfabetismo, fenomeno di recentissima estinzione nel mondo Occidentale. Quanti dei nostri nonni sapevano appena scrivere. L&#8217;obbligo scolastico previsto da molte leggi fin dall&#8217;Unit&#224; d&#8217;Italia, per esempio, non &#232; stato poi rispettato davvero, nonostante anche la lontanissima legge Coppino abbia tentato di &#8220;punire&#8221; i genitori che non provvedevano all&#8217;istruzione dei propri figli. Poi, ovviamente, la storia del Novecento ha rimescolato le carte, con i suoi conflitti mondiali e lo stravolgimento del processo educativo. </p><p>Insomma, il punto non &#232; leggere soltanto, scorrere gli occhi riga dopo riga, ma sentire dentro le storie, sentirsi parte di una storia (identificazione ed empatia) e della Storia. </p><p>Ed &#232; per questo che, anche nella lettura silenziosa, in completa solitudine, magari all&#8217;interno delle quattro mura di casa, il suono della narrazione, oltre che quello della lingua, ci connette col mondo e con la Storia dell&#8217;umanit&#224;. </p><p>Chi scrive, dunque, ha questo tipo di responsabilit&#224;. <em><strong>Essere parte, essere voce, essere staffetta all&#8217;interno di un cammino pi&#249; grande. </strong></em></p><p>L&#8217;uso delle parole, quindi, non solo nel loro significato ma anche nella loro espressione (significante), &#232; fondamentale per tradurre l&#8217;esperienza della lettura in esperienza di ascolto e di appartenenza. </p><p></p><h2>Conclusioni</h2><p>Scrivere un libro, quindi, lungi dall&#8217;essere quello che viene percepito oggi (ossia una celebrazione di se stessi), &#232; di fatto una responsabilit&#224; verso gli altri, non solo quelli che ci leggeranno, ma anche coloro che hanno narrato ieri (bardi, scrittori e scrittrici, lettori e lettrici, madri e padri che hanno raccontato storie ai figli, ecc) e a coloro che narreranno domani. </p><p>Ed &#232; qui che torna la solita distanza tra la scrittura di un libro e il fare letteratura.</p><p> Scrivere un libro &#232; responsabilit&#224;, &#232; essere parte di questo lungo filo che sorge nell&#8217;antichit&#224;. Un filo che si &#232; allentato, che &#232; stato preso in mano da molti, che spesso si &#232; spezzato ed &#232; stato riannodato, ma resta comunque una connessione col passato e col futuro. </p><p>E ora ti faccio una domanda, che forse toccher&#224; un po&#8217; il tuo ego. Se &#232; vero che scrivi perch&#233; vuoi essere ricordato/a, fai davvero di tutto per essere parte di questo cammino, per avere il diritto pi&#249; di altri di tenere in mano il filo? Fai davvero di tutto perch&#233; la tua scrittura diventi letteratura?  </p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Non sai scrivere (cit. la mia prof di lettere al liceo)]]></title><description><![CDATA[Che differenza c'&#232; tra il saper scrivere e l'avere una penna che non a tutti piace?]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/non-sai-scrivere-cit-la-mia-prof</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/non-sai-scrivere-cit-la-mia-prof</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Thu, 16 Jul 2026 05:30:11 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3dbc1157-7ce2-4163-ba48-8393027126e5_1920x638.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Perdonami per l&#8217;attesa. La settimana scorsa ho avuto degli imprevisti che mi hanno impedito di terminare l&#8217;articolo di gioved&#236; e di registrare nuovi video per il canale Youtube. </p><p>Tra lavori in casa, guasti tecnici e varie chiamate extra, la situazione mi &#232; sfuggita di mano. </p><p>Ma eccomi qui. Anche se, alla fine, ho deciso di dare la precedenza a un altro argomento. </p><p>Anzich&#233; parlarti di storia della narrazione, infatti, preferisco dare la priorit&#224; a un tema che torna e ritorna ciclicamente. Un problema da affrontare molto spesso nel percorso di coaching.</p><h2>La paura di chi scrive (o vuole farlo)</h2><p>La mia generazione (quella dei millennial) si &#232; trovata a vivere un&#8217;evoluzione anomala della scrittura. Per noi, scrivere non &#232; stato soltanto un obbligo scolastico, ma anche una necessit&#224; quotidiana quando sono arrivati gli SMS e poi le varie chat e app. </p><p>Insomma, la nostra adolescenza &#232; stata segnata da un cambio di sguardi. E questo ha comportato un approccio nuovo alla lingua, a partire dalle varie strategie per ridurre il n. dei caratteri dei messaggi. </p><p>Qualcuno si ricorda quella fase? </p><p>&#200; stato in quel momento che la lingua italiana ha ricevuto il colpo peggiore. </p><p>Niente h (non per ignoranza, ma perch&#233; avremmo sprecato un carattere), &#8220;xk&#233;&#8221; al posto del &#8220;perch&#233;&#8221;, &#8220;k&#8221; per dire &#8220;ok&#8221;. </p><p>Questa &#8220;ottimizzazione&#8221; ci ha portato da un lato a disimparare la lingua (per mancanza di abitudine); dall&#8217;altro, per chi non ha s&#249;bito dimenticato regole grammaticali e sintattiche, a renderci conto che la forma a cui ci avevano abituati nella scuola dell&#8217;obbligo non aveva nulla a che fare con quella utile a comunicare. </p><p>Lo scollamento &#232; interessante, ma lo &#232; ancora di pi&#249; l&#8217;evoluzione della letteratura. </p><p>La mia generazione, che ha ricevuto un&#8217;istruzione a met&#224; tra la tradizione e il nuovo web, si &#232; trovata a dover scegliere. Orpelli ottocenteschi o il nuovo ermetismo digitale?</p><p>Nessuno, tantomeno gli insegnanti (pure quelli giovani dell&#8217;epoca), era pronto a proporre nuove strade. </p><p>Ed &#232; in questa &#8220;fessura&#8221; che sono rimasta incastrata io negli anni del liceo (anni 2000-2005). </p><h2>&#8220;Non sai scrivere&#8221; (cit. la mia prof di lettere)</h2><p>Lungi dall&#8217;essere un caso isolato, e dunque una testimonianza solo personale, questa frase &#232; stata detta a moltissimi alunni e a moltissime alunne. </p><p>La mia storia, per&#242;, pu&#242; essere di aiuto e, visto che &#232; quella che ho vissuto personalmente, &#232; l&#8217;unica che posso raccontare.</p><p>Al di fuori della mia ottima conoscenza della grammatica, nonostante abbia scoperto la differenza fra accento acuto e grave solo da adulta (perch&#233; alle elementari ci insegnavano degli strani svolazzi sopra le vocali finali delle varie parole incriminate), ho sempre amato scrivere. </p><p>Come molte adolescenti dell&#8217;epoca (si usa pi&#249;? Sembra che siano pi&#249; diffuse le conversazioni con Chat GPT fra i/le teenager di oggi), tenevo un diario e scrivevo lettere (uh, quante ne scrivevo!). E poi c&#8217;erano i temi, che non sopportavo, perch&#233; mi sentivo sempre inadeguata. </p><p>Alle scuole elementari ero piuttosto brava, alle scuole medie mi fecero perfino i complimenti per i miei compiti. Ora, non metto in dubbio che il livello della classe fosse bassino, ma insomma, non ero proprio una capra. </p><p>Al liceo, per&#242;, cominciai a detestare la scrittura. </p><p>Attenzione, non le lettere, n&#233; la letteratura. La scrittura. </p><p>Al biennio, testimoni i miei vecchi volumoni di pi&#249; di 1000 pagine, si studiavano la lingua (dalla grammatica alle figure retoriche), il testo narrativo, il testo poetico, il testo non-narrativo (argomentativo, informativo, ecc). </p><p>Dal triennio si inizi&#242;, invece, con la letteratura, l&#8217;analisi e il commento dei vari testi classici, ecc. </p><p>Una costante della mia vita da liceale, con tre insegnanti diverse, fu il mio voto a ogni compito in classe. Viaggiavo tra il 6 1/2 e il 7 - (o perfino il 7- -). Solo con una professoressa potevo ambire a qualcosa di pi&#249;, peccato che la sua supplenza sia durata solo pochi mesi. </p><p>Un giorno, una di queste tre insegnanti mi disse apertamente: &#8220;tu non sai scrivere&#8221;. </p><p>Ci rimasi malissimo. Non tanto perch&#233; me lo disse davanti ad altre persone, quanto perch&#233; scrivere era per me una vera espressione artistica. </p><p>Cercai, quindi, di capire cosa volesse dire quell&#8217;affermazione. Lei, piuttosto stizzita e con un sorrisetto sarcastico, precis&#242; che la mia scrittura non era letteraria. </p><p>All&#8217;epoca non avevo minimamente idea di cosa volesse dire (e nemmeno oggi, a dirla tutta), dunque chiesi ancora spiegazioni. Ora non ricordo le parole precise, ma in sostanza il concetto era legato al mio modo di scrivere. Anzi, s&#236;, una frase la ricordo: &#8220;non mi piace il tuo stile&#8221;. </p><p></p><h2>Ma poi&#8230;</h2><p>Questa parte della mia storia con la scrittura va assolutamente condivisa, perch&#233; sono sicura che sar&#224; catartica per molte persone che mi leggono e hanno vissuto (anzi, subito) situazioni molto simili alla mia. </p><p>Esame di maturit&#224;: la prof di lettere va in maternit&#224; a un mese dalle nostre prove d&#8217;esame e viene nominata la prof di letteratura latina, di lunga esperienza con i ragazzi e grandissima cultura (a dimostrazione del fatto che non &#232; la categoria tutta a sbagliare, ma probabilmente solo le poche mele acerbe dal punto di vista letterario). </p><p>Beh, durante il colloquio orale, alla consegna della mia prima prova scritta, mi disse: &#8220;hai fatto un ottimo lavoro. Non me l&#8217;aspettavo, visto quello che mi avevano detto su di te&#8221;. </p><p>Quindi, una delle tante prof di lettere (non per forza l&#8217;ultima poi andata in maternit&#224;) le aveva parlato della mia scarsa (secondo lei) abilit&#224; nella scrittura. </p><p></p><p>Mi ricordo ancora che scelsi il tema tecnico-scientifico e questa era la consegna (copio dal documento ufficiale scaricato dall&#8217;archivio del sito ministeriale): </p><p><em>ARGOMENTO: Catastrofi naturali: la scienza dell&#8217;uomo di fronte all&#8217;imponderabile della Natura!  </em></p><p>Fra i documenti, Goethe e Platone, a cui io aggiunsi di mia iniziativa Leopardi e altri autori. </p><p>Una precisazione per chi potrebbe obiettare &#8220;un saggio non &#232; un testo letterario&#8221;: tema, fonti e punto esclamativo a chiusura del testo della consegna danno un particolare tono anche all&#8217;elaborato finale e si pu&#242; essere evocativi anche in un testo scientifico (che di fatto era filosofico-letterario). </p><p></p><h2>In sostanza, qual &#232; il punto? Perch&#233; ti sto raccontando gli affari miei?</h2><p>Non solo perch&#233; ogni autrice con cui entro in contatto ha dentro di s&#233; la vocina della professoressa (o del professore, ma devo ammettere che &#232; pi&#249; raro) che le dice ancora &#8220;non sei capace&#8221;, ma perch&#233;: </p><ol><li><p><strong>lo stile non si giudica; lo stile &#232; personale di chi scrive e non pu&#242; essere oggetto di giudizio</strong> (altrimenti non esisterebbe la letteratura, ma soltanto una lunga sfilza di testi indistinguibili fra loro. Lo so, &#232; un paradosso per un insegnante di lettere, ma &#232; cos&#236;). Piuttosto, ed &#232; anche giusto che sia cos&#236;, si devono <em><strong>valutare </strong></em>le capacit&#224; linguistiche, espositive, espressive, ecc. Ma non singolarmente lo stile in s&#233;. </p></li><li><p>spesso gli/le insegnanti (non tutti, ovviamente) sono legati a uno stile ampolloso, classico, ampio. Le lunghe descrizioni alla Manzoni, per capirci, sono (o forse &#232; meglio dire &#8220;erano&#8221;, perch&#233; ormai quegli insegnanti stanno andando in pensione) per molti la vetta inarrivabile. E ciaone a Moravia o a un pi&#249; contemporaneo Ammaniti. Ma, se vogliamo, possiamo anche nominare un autore straniero come Hemingway. </p><p></p></li></ol><p>Lo stile di un autore o un&#8217;autrice pu&#242; non piacerci, ma non possiamo giudicarlo in termini oggettivi (giudicare e oggettivit&#224; vanno d&#8217;accordo solo in tribunale). </p><h2>Valutazione vs Giudizio </h2><p>Partiamo proprio da questo presupposto fondamentale: <strong>giudicare </strong>&#232; diverso da <strong>valutare</strong>. </p><p>Giudicare implica un parere, un&#8217;opinione (tranne in ambito giudiziario, in cui valgono fatti e prove effettive). </p><blockquote><p>Attenzione! Io parlo per l&#8217;ambito letterario/editoriale, non &#232; mio compito (e non rientra fra le mie competenze) l&#8217;uso del termine &#8220;giudizio&#8221; all&#8217;interno di settori specifici come quello propriamente giudiziario, ecc. </p></blockquote><p>Valutare, invece, richiede un&#8217;analisi tecnica, quindi basata su conoscenze ed elementi il pi&#249; oggettivi possibile. </p><p>Sta qui la differenza sostanziale tra chi valuta (per es. nelle schede di valutazione in cui vengono segnalati elementi narrativi discordanti, incongruenze ed errori lessicali o sintattici) e chi invece giudica (magari, come &#232; successo a me, dando un parere personale su un personaggio, anzich&#233; parlare della sua coerenza narrativa). </p><p>Il problema, infatti, non &#232; essere valutati negativamente, ma avere dei parametri di riferimento per comprendere se ci siano degli effettivi errori, delle difficolt&#224; anche di resa stilistica per potersi migliorare. </p><p>Per esempio, trovarsi di fronte a passaggi molto incisivi (alla Hemingway) e poi essere travolti da un periodo di 10 righe, infarcito di paroloni, avverbi modali in &#8220;-mente&#8221;, gerundi e un registro linguistico completamente diverso, pu&#242; essere oggetto di segnalazione, perch&#233; ne va dell&#8217;organicit&#224; del testo. </p><blockquote><p>Attenzione! Tutto dipende sempre dagli equilibri e dalle dinamiche. Se lo stile diverso &#232; voluto, in quanto espressione di due voci narranti differenti, allora non si pu&#242; parlare di incongruenza stilistica, ovvio. </p></blockquote><p></p><h2>Conclusioni</h2><p>Eh s&#236;, oggi sar&#242; pi&#249; breve del solito, perch&#233; non credo ci sia molto altro da dire. </p><p>Anzich&#233; perdermi in orpelli ed elucubrazioni, preferisco che arrivi un concetto semplice: lo stile non si giudica. </p><p>Si pu&#242; lavorare per migliorarlo, dunque per far uscire l&#8217;identit&#224; della penna dell&#8217;autore/autrice offrendo un supporto tecnico (e questo dovrebbe valere anche per gli insegnanti, magari con suggerimenti di lettura personalizzati); si pu&#242;, come lettore/lettrice dire &#8220;questo stile non mi piace&#8221; (giudizio/parere personale). </p><p>Ma Aspetta&#8230; Ci sono oggettivamente persone che non sono adatte alla scrittura letteraria? Beh, s&#236;, non possiamo nascondercelo e io non sono affatto buonista. </p><p>Sono tutte quelle persone che non leggono o che leggono libri di scarsa qualit&#224;, magari perfino mai editati. Sono quelle persone che si appassionano a un autore celebre e scrivono come lui/lei e che, quindi, non hanno identit&#224; letteraria.</p><p>Sono tutte quelle persone che &#8220;non leggo perch&#233; non voglio snaturare il mio stile&#8221;, quelle convinte che la scrittura sia un modo per mettersi in mostra, e non un mezzo per narrare una storia. </p><p>Ecco, nella scrittura tutto questo si vede! </p><p>E concludo ricordandoti le parole di Giuseppe Pontiggia in <em>Dentro la sera. Conversazioni sullo scrivere</em> che trovi sia in cartaceo pubblicato da Bellville, sia in &#8220;edizione podcast&#8221; su RaiPlaySound (perch&#233; si tratta di un programma degli anni &#8216;90 andato in onda su RaiRadio3):</p><div class="pullquote"><p>Chi legge pochi testi, chi si limita ai testi magari studiati a scuola [&#8230;] &#232; probabilme che, scrivendo delle poesie, risulti senza volerlo carducciano, pascoliano, dannunziano [&#8230;] perch&#233;, avendo in mente pochi modelli, finisce inevitabilmente per esserne suggestionato.</p><p>Ci sono alcuni che temono di perdere l&#8217;originalit&#224; affrontando diversi testi. Dovrebbero invece pensare il contrario: dovrebbero pensare che, invece, allargando l&#8217;orizzonte &#232; probabile che alla fine sviluppino la loro originalit&#224;.</p></div><p><strong>E questo, ovviamente, vale sia per chi scrive che per chi &#8220;giudica&#8221; (e invece dovrebbe valutare) la scrittura altrui. </strong></p><p> Non si tratta di una critica alla categoria degli insegnanti, figuriamoci, ce ne sono di straordinari (i pi&#249; giovani poi sono i migliori in assoluto). Piuttosto, si tratta di una sovrapposizione tra la figura dell&#8217;editor e quella delle guide scolastiche in materie letterarie: il trauma del giudizio (diverso dalla valutazione e soprattutto opinabile) pu&#242; portare un&#8217;autrice ad avere paura della sua stessa penna. E, per esperienza, posso assicurare che si tratta di una ferita enorme spesso ingiustificata. </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'Ottocento - Tra condizione femminile e letteratura per l'infanzia]]></title><description><![CDATA[L&#8217;Ottocento, per noi il passato pi&#249; recente, tra la discussione sull&#8217;educazione femminile e sulla condizione delle donne nella societ&#224; e la letteratura per infanzia e giovent&#249;.]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/lottocento-tra-condizione-femminile-b6b</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/lottocento-tra-condizione-femminile-b6b</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Wed, 15 Jul 2026 05:30:45 GMT</pubDate><enclosure url="https://api.substack.com/feed/podcast/203116071/02fe0cde489ca08ea9aa16caa4cc7707.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Ottocento, per noi il passato pi&#249; recente, tra la discussione sull&#8217;educazione femminile e sulla condizione delle donne nella societ&#224; e la letteratura per infanzia e giovent&#249;.<br><br>Bibliografia:</p><ul><li><p>La scrittura e l&#8217;interpretazione vol. 5, tomo I</p></li><li><p>Detti e Gozzini, Storia contemporanea. Vol. I L&#8217;Ottocento, Pearson</p></li><li><p>Plebani, Le scritture delle donne in Europa, Carocci</p></li><li><p>Le autrici della letteratura italiana, a cura di De Liso</p></li><li><p>Storia e antologia della letteratura per l&#8217;infanzia nell&#8217;Italia dell&#8217;Ottocento</p></li><li></li></ul><p>https://www.enciclopediadelledonne.it</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'Ottocento - Tra condizione femminile e letteratura per l'infanzia]]></title><description><![CDATA[L&#8217;Ottocento, per noi il passato pi&#249; recente, tra la discussione sull&#8217;educazione femminile e sulla condizione delle donne nella societ&#224; e la letteratura per infanzia e giovent&#249;.]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/lottocento-tra-condizione-femminile</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/lottocento-tra-condizione-femminile</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Wed, 15 Jul 2026 05:30:41 GMT</pubDate><enclosure url="https://api.substack.com/feed/podcast/198807988/f86401d2a3fb981a5f8fe285120383cc.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Ottocento, per noi il passato pi&#249; recente, tra la discussione sull&#8217;educazione femminile e sulla condizione delle donne nella societ&#224; e la letteratura per infanzia e giovent&#249;.<br><br>Bibliografia:</p><ul><li><p>La scrittura e l&#8217;interpretazione vol. 5, tomo I</p></li><li><p>Detti e Gozzini, Storia contemporanea. Vol. I L&#8217;Ottocento, Pearson</p></li><li><p>Plebani, Le scritture delle donne in Europa, Carocci</p></li><li><p>Le autrici della letteratura italiana, a cura di De Liso</p></li><li><p>Storia e antologia della letteratura per l&#8217;infanzia nell&#8217;Italia dell&#8217;Ottocento</p></li><li><p>https://www.enciclopediadelledonne.it</p></li></ul>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Settecento - Da Petronilla Paolini Massimi a Luisa Bergalli]]></title><description><![CDATA[Petronilla Paolini Massimi, Teresa Zani Marescotti, Faustina Maratti Zappi e Luisa Bergalli, le protagoniste del Settecento italiano.]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-settecento-da-petronilla-paolini</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-settecento-da-petronilla-paolini</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Wed, 08 Jul 2026 05:30:11 GMT</pubDate><enclosure url="https://api.substack.com/feed/podcast/203115418/e9b4515d41f6efa788ed383e468f07b3.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Petronilla Paolini Massimi, Teresa Zani Marescotti, Faustina Maratti Zappi e Luisa Bergalli, le protagoniste del Settecento italiano. <br><br>Bibliografia:</p><ul><li><p>La scrittura e l&#8217;interpretazione vol. 4, tomo I e tomo II</p></li><li><p>Benigno, L&#8217;et&#224; moderna. Dalla scoperta dell&#8217;America alla Restaurazione, Editori Laterza</p></li><li><p>Plebani, Le scritture delle donne in Europa, Carocci</p></li><li><p>Le autrici della letteratura italiana, a cura di De Liso</p></li><li><p>Abbagnano-Fornero, Itinerari di Filosofia, Vol. 2 B</p></li></ul><p>Il materiale qui condiviso &#232; frutto di studio personale, in caso di utilizzo di prega di citare la fonte e l&#8217;autrice.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Settecento. Da Paolini Massimi a Bergalli]]></title><description><![CDATA[Petronilla Paolini Massimi, Teresa Zani Marescotti, Faustina Maratti Zappi e Luisa Bergalli, le protagoniste del Settecento italiano.]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-settecento-da-paolini-massimi</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-settecento-da-paolini-massimi</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Wed, 08 Jul 2026 05:30:09 GMT</pubDate><enclosure url="https://api.substack.com/feed/podcast/198807836/2591a4e5626174550fc4439c24c79276.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Petronilla Paolini Massimi, Teresa Zani Marescotti, Faustina Maratti Zappi e Luisa Bergalli, le protagoniste del Settecento italiano. <br><br>Bibliografia:</p><ul><li><p>La scrittura e l&#8217;interpretazione vol. 4, tomo I e tomo II</p></li><li><p>Benigno, L&#8217;et&#224; moderna. Dalla scoperta dell&#8217;America alla Restaurazione, Editori Laterza</p></li><li><p>Plebani, Le scritture delle donne in Europa, Carocci</p></li><li><p>Le autrici della letteratura italiana, a cura di De Liso</p></li><li><p>Abbagnano-Fornero, Itinerari di Filosofia, Vol. 2 B</p></li></ul><p>Il materiale qui condiviso &#232; frutto di studio personale, in caso di utilizzo di prega di citare la fonte e l&#8217;autrice.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il potere della voce narrante]]></title><description><![CDATA[Prima o terza persona, siamo sicuri che sia la questione centrale?]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-potere-della-voce-narrante</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-potere-della-voce-narrante</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Thu, 02 Jul 2026 05:30:34 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3dbc1157-7ce2-4163-ba48-8393027126e5_1920x638.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Qualche settimana fa, in un percorso di coaching, mi sono trovata di nuovo di fronte questo argomento. </p><p>L&#8217;autrice che sto accompagnando in questo viaggio &#232; molto curiosa e cerca sempre approfondimenti strutturati, dunque ho deciso di dare un taglio tutto nuovo alle mie dispense. </p><p>Quando si parla di voce narrante, infatti, si fa spesso riferimento a elementi molto tecnici: voce interna o esterna, punto di vista onnisciente, oggettivo, inattendibile, ecc. </p><p>Ma &#232; sufficiente a comprendere il valore della voce narrante di una storia? </p><p></p><h2>Per comprendere meglio&#8230;</h2><p>Sapere che la voce in 3&#176; persona di Tolkien &#232; differente da quella (sempre in 3&#176; persona) di Martin ci aiuta a comprendere le differenze di percezione delle loro due grandi opere fantasy? </p><p>In sostanza, &#232; solo l&#8217;elemento tecnico del punto di vista a cambiare le cose o serve altro? </p><p>Certo, questo pu&#242; valere nella differenza fra prima e terza persona. Una prima persona ha sempre un impatto pi&#249; forte di una terza. O forse no?</p><p>Voglio dire, se <strong>Viola Ardone</strong> ha scelto la prima persona di Amerigo in <em>Il treno dei bambini</em>, e non uno sguardo esterno e onnisciente, significa che nell&#8217;effetto c&#8217;&#232; una sostanziale differenza. </p><p>Ma questo non dipende soltanto dalla &#8220;posizione&#8221; della voce narrante. </p><p>Dipende anche dalla sua natura intrinseca. </p><p>Allo stesso modo, se Tolkien avesse narrato la vicenda con la voce di Frodo, oltre a non poter raccontare molto della storia (perch&#233; ricordiamoci che la scelta della prima persona ci lega a quello che il personaggio narrante sa), sicuramente l&#8217;effetto sarebbe stato molto meno &#8220;epic&#8221;. </p><p>Dunque, non &#232; detto che una voce sia migliore di un&#8217;altra a prescindere, tutto dipende dagli equilibri in essere (trama, personaggi, ecc) e da quelli che si vogliono creare in funzione di una connessione con un pubblico specifico. </p><p>Per esempio, per quanto sia attribuito a infanzia e adolescenza, <strong>Il Trono di Spade</strong> (o meglio <strong>Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco</strong>) di <em>Martin</em>, non &#232; decisamente stato scritto per adolescenti, ma per un pubblico di amatori del genere. </p><p>Viceversa, la storia del malessere di un adolescente potrebbe risultare &#8220;stonata&#8221; al pubblico di quell&#8217;et&#224;, se narrata in terza persona onnisciente. Il risultato potrebbe perfino respingere i e le pi&#249; giovani, per una percezione di moralismo, saccenza o semplicemente per la distanza dal sentire del personaggio. </p><p></p><h2>Cos&#8217;&#232; la voce narrante?</h2><div class="pullquote"><p style="text-align: justify;">Per me la definizione pi&#249; utile &#232; quella fornitami dall&#8217;amico e scrittore Don Fry: &#8220;La voce &#232; la somma di tutte le strategie adoperate dall&#8217;autore per creare nel lettore l&#8217;illusione che lo scrittore gli stia parlando direttamente dalla pagina.&#8221; Le parole pi&#249; importanti in questa definizione sono &#8220;creare&#8221;, &#8220;illusione&#8221;, &#8220;parlando&#8221;: la voce &#232; un effetto creato dallo scrittore che raggiunge il lettore attraverso l&#8217;udito, anche se sta ricevendo il messaggio attraverso gli occhi.</p><p style="text-align: right;">Roy Peter Clark<br>Gli strumenti dello scrittore. La cassetta degli attrezzi per gli artigiani della scrittura</p></div><p>Partiamo da qui. &#8220;La voce &#232; la somma di tutte le stretegie adoperate dall&#8217;autore per creare nel lettore l&#8217;illusione che lo scrittore gli stia parlando direttamente dalla pagina&#8221;. </p><p>Sono d&#8217;accordo con la riflessione di Clark sulle parole &#8220;creare, &#8220;illusione&#8221; e &#8220;parlando&#8221;, ma vorrei ragionare sulla scelta del termine <em>scrittore</em>. </p><p>Giustamente, trattandosi di un manuale destinato a scrittori e scrittrici, l&#8217;autore intende trasmettere l&#8217;importanza delle scelte di chi scrive per &#8220;provocare&#8221; determinate &#8220;illusioni&#8221;, ma, a mio parere, non &#232; sufficiente. </p><p>Sia che si scelga un narratore intradiegetico, sia che si faccia uso di una voce esterna alla storia, la verit&#224; &#232; che la voce narrante non corrisponde a quella di chi scrive, ma appartiene direttamente alla storia. </p><p>Certo, chi scrive ne fa direttamente uso, ma non &#232; lui/lei a parlare col lettore. Piuttosto, indossa una maschera necessaria e utile a veicolare la storia. </p><p>E infatti &#232; quest&#8217;ultima a parlare al lettore. Sono i personaggi che vivono nel mondo narrativo a intercettare il pubblico. </p><p>Quello che, invece, fa chi scrive &#232; utilizzare gli strumenti giusti per permettere alla storia e ai suoi personaggi di dialogare con lettori e lettrici. </p><p>Ed &#232; qui che si inceppa l&#8217;ingranaggio. Ne abbiamo gi&#224; parlato, ti ricordi?</p><p>La voce che travolge la storia e la mette in ombra, l&#8217;autore/autrice che si mette in primo piano con la sua capacit&#224; linguistica. </p><h3>La definizione che trovo pi&#249; adatta all&#8217;elemento voce &#232;&#8230;</h3><div class="pullquote"><p><strong>La voce &#232; ci&#242; che sentono i lettori nella loro testa quando leggono.<br>La voce &#232; il suono della storia. La voce &#232; il veicolo della storia.</strong></p><p style="text-align: right;">Hardy Griffin in Lezioni di scrittura creativa,<br>Gotham Writers&#8217; Workshop</p></div><p>Per comprendere, quindi, l&#8217;elemento <strong>voce</strong>, &#232; fondamentale capire che non si tratta del canale di connessione diretta fra chi scrive e chi legge, ma del <strong>veicolo della storia</strong>, ossia del mondo narrativo che veicola a sua volta idee, rilfessioni, tematiche, rapporti e relazioni. </p><p>Altrimenti, la possibilit&#224; di diventare didascalici, moralisti e supponenti, anche nella prima persona, &#232; dietro l&#8217;angolo. </p><h2>Una riflessione sui testi tradotti</h2><p>Circa un anno e mezzo fa, ho provato anche io Threads. Sono rimasta giusto qualche giorno, perch&#233;, anche l&#236;, la gente sembra essere sul piede di guerra. </p><p>Non sono ancora riuscita a capire se si tratti di una postura generale dovuta a ignoranza nell&#8217;uso dei dispositivi digitali e dei social o se &#232; solo uno specchio della realt&#224; offline. O meglio, sto esplorando la questione, ma non sono sicura del risultato delle mie riflessioni. </p><p>Insomma, sono rimasta giusto qualche giorno, come dicevo. </p><p>Ricordo gente che mi spiegava come leggere i libri, gente che mi insegnava la struttura delle storie, ecc. L&#8217;interazione per&#242; che, pi&#249; di tutte, mi ha colpito &#232; stata quella con una traduttrice, almeno cos&#236; si definiva nel suo profilo. </p><p>Non mi ricordo quale riflessione avessi condiviso, ma sicuramente stavo parlando di romanzi. Perfettamente nitido, infatti, &#232; rimasto il commento di questa persona che, senza conoscermi, al mio apprezzamento per <em>Il conte di Montecristo</em> e altri romanzi stranieri, ha chiesto se li avessi letti in lingua o in traduzione italiana, perch&#233; la lettura in traduzione &#8220;non &#232; veritiera&#8221; (o meglio &#8220;non &#232; vera lettura&#8221;/ &#8220;non puoi dire di aver letto davvero un romanzo se non lo hai letto in lingua originale&#8221;). </p><p>Dunque, tralasciando l&#8217;insinuazione per sminuire la mia posizione riguardo ad alcuni romanzi stranieri e alcuni grandi del mestiere che sono riusciti a trasmettere la voce di vari autori stranieri in modo eccellente (alcuni traduttori e traduttrici), la riflessione resta comunque interessante. </p><blockquote><p>A proposito, vuoi sapere com&#8217;&#232; finita? Dopo averle risposto che capivo il suo dubbio e che, avendo un diploma linguistico, avevo letto alcuni romanzi in lingua originale (come per es. <em>Il conte di Montecristo</em> o <em>Il ritratto di Dorian Gray</em>), la replica dall&#8217;altra parte fu: &#8220;forse il mio commento poteva sembrare polemico&#8221; (queste parole le ricordo molto bene). Di fatto lo era, ma la risposta assertiva funzion&#242; meglio di una chiara segnalazione di arroganza e supponenza. </p><p>Questo per tornare al solito discorso sulla comunicazione assertiva come scelta responsabile di cui parlo spesso nelle note. </p></blockquote><p>Tornando a noi, comunque, la riflessione dell&#8217;utente su Threads &#232; un ottimo spunto per parlare di voce. </p><p>Quanto la traduzione, e quindi l&#8217;intermediazione di traduttori e editor, pu&#242; &#8220;modificare&#8221; questa famosa voce?</p><p>Nella percezione del romanzo, cosa cambia?</p><p>E qui subentra la distinzione tra traduttori che io chiamo &#8220;didattici&#8221; e traduttori letterari. </p><p>Per riproporre la voce di un romanzo in un&#8217;altra lingua non basta solo conoscere il codice linguistico originario, n&#233; la cultura contestuale. Tradurre un romanzo &#232; un po&#8217; come editare o affiancare un autore nel suo percorso di scrittura. Significa supportare quest&#8217;ultimo nell&#8217;utilizzo della stessa voce narrante (ricorda, non &#232; direttamente dell&#8217;autore) con un altro sistema di codifica linguistica. </p><p>Dunque, non basta conoscere la lingua (per es. il francese o l&#8217;inglese), come non basta conoscere le espressioni tipiche o il contesto di ambientazione della storia (per es. Parigi o New York), ma significa anche avere una sensibilit&#224; uditiva particolare. Perch&#233; se &#232; vero che il lettore traduce in suono ci&#242; che legge, allora le parole traducono di fatto ci&#242; che viene detto, e che quindi parte proprio dal suono. </p><p>Leggere <em>Madame Bovary</em> in francese &#232; completamente diverso dalla lettura in traduzione, seppur ottima, in lingua italiana, &#232; vero. Ma questo, credo, perch&#233;, nella maggior parte dei casi, si &#232; cercato di tradurre in suoni italofoni un autore della letteratura, pi&#249; che una narrazione. </p><p>Mi spiego meglio. </p><p><em>Madame Bovary</em> &#232; uno strumento per mostrare le falle del tempo (almeno nelle letture della critica), quindi si &#232; cercato di far passare pi&#249; il messaggio intrinseco che la storia stessa. </p><p>La figura di Emma Bovary &#232; straziante, per quanto oggettivamente melodrammatica. Dunque, dove sta la verit&#224; nella voce? Nelle letture critiche dell&#8217;opera o nell&#8217;opera stessa?</p><p>Non ho studiato come traduttrice, ma credo che questo sia uno dei temi ancora pi&#249; dibattuti in ambito, soprattutto se stiamo parlando di traduzioni di opere letterarie del passato (per es. i classici). </p><p>Quanta influenza (del traduttore singolo, del contesto critico-letterario, ecc) c&#8217;&#232; nel processo di traduzione? E questo cambia la voce narrante? Cambia anche la voce dell&#8217;autore/autrice (quindi nello stile)? </p><p>A tal proposito, chiedo aiuto a traduttori e traduttrici che leggono i miei contenuti, cos&#236; da avere contributi professionali pi&#249; solidi e un dibattito sempre pi&#249; allargato. </p><p>D&#8217;altronde, siamo qui anche per crescere, no? </p><h2>Conclusioni</h2><p>Molto spesso, quando affermiamo &#8220;questo libro mi &#232; piaciuto/non mi &#232; piaciuto&#8221; ci poniamo nella posizione giudicante, fino al punto da asserire che &#8220;questo o quel libro &#232; brutto&#8221;. </p><p>E questo capita sempre pi&#249; spesso, oggi, vista la presenza dei booktuber, dei bookstragrammer, booktoker, insomma dei book qualcosa. </p><p>Se invece ci ponessimo nella condizone di riflettere sugli elementi della narrazione in s&#233;, per capire oggettivamente quali strumenti siano stati utilizzati e in che modo per arrivare al pubblico, forse riusciremmo a ragionare su cosa effettivamente non ha funzionato, almeno con/per noi, e saremmo ben pi&#249; consapevoli di cosa sia la lettura. </p><p>E questo non &#232; lontano dal concetto di voce. </p><p>&#8220;Questo romanzo non mi ha convinto. La storia mi &#232; piaciuta, ma non l&#8217;ho sentita davvero&#8221;. Quante volte abbiamo letto queste parole in una recensione? </p><p>Perch&#233;, come &#232; gi&#224; stato detto, &#8220;La voce &#232; ci&#242; che sentono i lettori nella loro testa quando leggono. La voce &#232; il suono della storia&#8221;.</p><p>Questo nesso non &#232; distante neanche per ricostruzione storica, se consideriamo che la narrazione &#232; stata prima di tutto orale fino a qualche secolo fa. Dunque, anche la voce &#232; cambiata nel tempo, e non solo per via delle correnti letterarie, ma anche per l&#8217;approccio quotidiano alla lettura e, soprattutto, alla narrazione. </p><p>Parleremo presto di tutto questo. Della storia della narrazione dall&#8217;oralit&#224; al romanzo contemporaneo e della voce dell&#8217;autore/autrice nel romanzo, ossia di ci&#242; che contraddistingue una penna e la differenzia dalla voce narrante. </p><p>E intanto, se hai riflessioni da condividere, ti aspetto nei commenti! </p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Settecento - Il secolo dei movimenti]]></title><description><![CDATA[Il Settecento, un secolo complesso, un passo verso la voce delle donne.]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-settecento-il-secolo-dei-movimenti</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-settecento-il-secolo-dei-movimenti</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Wed, 01 Jul 2026 05:15:07 GMT</pubDate><enclosure url="https://api.substack.com/feed/podcast/193454267/75f885effe66b8a01f6617a38b59ea79.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il Settecento, un secolo complesso, un passo verso la voce delle donne.<br><br>Bibliografia:</p><ul><li><p>La scrittura e l&#8217;interpretazione vol. 4, tomo I e tomo II</p></li><li><p>Benigno, L&#8217;et&#224; moderna. Dalla scoperta dell&#8217;America alla Restaurazione, Editori laterza</p></li><li><p>Clerici, Il viaggiatore meravigliato, Il Saggiatore tascabili</p></li><li><p>Plebani, Le scritture delle donne in Europa, Carocci</p></li><li><p>Braida, Leggere in Europa. Testi, forme, pratiche (secoli XVIII-XXI)</p></li><li><p>Le autrici della letteratura italiana, a cura di De Liso</p></li><li><p>Loretelli R., L&#8217;invenzione del romanzo. Dall&#8217;oralit&#224; alla lettura silenziosa</p></li><li><p>Abbagnano-Fornero, Itinerari di Filosofia, Vol. 2 B</p></li></ul><p>Il materiale qui condiviso &#232; frutto di studio personale, in caso di utilizzo di prega di citare la fonte e l&#8217;autrice.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Letteratura per l'infanzia, perchè?]]></title><description><![CDATA[Una panoramica utile anche a chi scrive libri per adulti.]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/letteratura-per-linfanzia-perche</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/letteratura-per-linfanzia-perche</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Thu, 25 Jun 2026 05:31:18 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3dbc1157-7ce2-4163-ba48-8393027126e5_1920x638.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo da poco terminato un approfondimento sul concetto di errore.</p><p>Mentre scrivevo l&#8217;ultimo contributo, per&#242;, mi sono resa conto che il discorso non era completo. </p><p>C&#8217;&#232; un ambito che non abbiamo ancora esplorato, un po&#8217; perch&#233; in questo periodo l&#8217;ho trascurato io, un po&#8217; perch&#233; forse ho notato che c&#8217;&#232; poca richiesta al momento. </p><p>Tuttavia, mi sembra indispensabile affrontare l&#8217;argomento, se si vuole acquisire vera padronanza nella scrittura. </p><p>Perch&#233; la letteratura per l&#8217;infanzia non &#232; solo una letteratura destinata ai bambini e alle bambine, ma getta le fondamenta per il funzionamento di ogni storia. </p><p>Pensiamoci bene. Uno degli studi pi&#249; importanti sulle storie non &#232; forse la disamina di circa 100 fiabe russe da parte di <strong>Vladimir Propp</strong>?</p><p>E <strong>Italo Calvino</strong>, grande maestro di scrittura, non si &#232; forse dedicato a una nuova edizione delle <em>Fiabe Italiane</em>, prima raccolte e pubblicate da Gherardo Nerucci?</p><p>Al contrario di quanto si pensi, infatti, Calvino non &#232; uno scrittore per ragazzi, ma uno scrittore tout court. Come d&#8217;altronde Gianni Rodari non si &#232; occupato di infanzia considerandolo un compartimento stagno della vita, ma una fase di costruzione dei futuri (ma anche gi&#224; di fatto) cittadini del mondo. </p><h2>Letteratura per l&#8217;infanzia, &#232; davvero pi&#249; facile?</h2><p>Scegliere di occuparsi di letteratura per l&#8217;infanzia non &#232; semplice. </p><p>Addentrarsi in questo ambito letterario senza alcuna conoscenza e competenza porta a risultati molto vicini alla credenza popolare secondo cui la letteratura per l&#8217;infanzia corrisponda a una letteratura adulta semplificata, perfino piena di moralismi e spiegazioni. </p><p>In sostanza, si ha sempre l&#8217;impressione che la letteratura per l&#8217;infanzia sia di serie B, in particolare quella illustrata, e questa convinzione viene dall&#8217;insegnamento e dalla percezione dell&#8217;infanzia stessa. </p><p>Nonostante si sia passati da una considerazione dell&#8217;infanzia come et&#224; con dignit&#224; inferiore a un&#8217;attenzione particolare verso questa fase della vita (gi&#224; dagli anni &#8216;70), la verit&#224; &#232; che l&#8217;infanzia &#232; rimasta nell&#8217;impressione comune come la rappresentazione di un&#8217;inferiorit&#224; di fatto dell&#8217;individuo. </p><p>Questo vuol dire che, aimh&#232;, tutto ci&#242; che la riguarda o &#232; destinato ad essa viene considerato allo stesso modo &#8220;di minore importanza&#8221;. </p><p>Questa &#232; la stessa fine che fa la letteratura specifica, considerata &#8220;pi&#249; semplice&#8221; anche da chi si occupa direttamente di storie. Ecco perch&#233; perfino chi non &#232; specializzato in questo ambito si azzarda e pensa di potervisi addentrare. </p><h2>Perch&#233; la letteratura per l&#8217;infanzia? La mia scelta</h2><p>Come avrai capito, ormai, in ogni articolo ti racconto un po&#8217; di me. Oggi voglio &#8220;mostrarti&#8221; (non preoccuparti, sar&#242; breve!) come sono arrivata a questa particolare scelta. </p><h3>Il primo passo</h3><p>Ho compiuto il primo passo, insospettabile tassello, nel lontano 2009, durante il mio tirocinio curriculare e in occasione della stesura della mia tesi di laurea triennale. </p><p>Inconsapevolmente, infatti, mi sono avvicinata al mondo meraviglioso dell&#8217;infanzia, o meglio, alla rappresentazione artistica del sentimento d&#8217;infanzia nei secoli. </p><p>Il tirocinio all&#8217;interno del Museo del Santuario di San Nicola a Tolentino mi ha permesso di conoscere la storia dell&#8217;infanzia stessa, ossia di capire come le varie societ&#224; nei secoli hanno considerato bambini e bambine, e tutto questo anche e soprattutto attraverso la loro rappresentazione all&#8217;interno di dipinti di diverso tipo. </p><p>Questo viaggio mi ha &#8220;costretta&#8221; ad avvicinarmi alla storia della pedagogia, alla storia della medicina e alla letteratura destinata a questa particolare et&#224;, a partire princialmente dall&#8217;Ottocento, ma scovando anche filastrocche e fiabe popolari del Settecento. </p><p>Ecco, dunque, come ho approcciato a questo mondo, senza averne alcuna conoscenza, se non per esperienza diretta con cuginetti, nipoti o bambini a cui ho fatto da baby sitter da giovanissima. </p><h3>Secondo step</h3><p>Un secondo step mi si present&#242; davanti nel 2016, quando un&#8217;associazione mi chiese di tenere un corso di cucina naturale per bambini e bambine piccolissimi (a partire dai 2-3 anni). L&#8217;esperienza &#232; stata illuminante, perch&#233;, senza rendermene conto, mi ha permesso di mettermi alla prova con il pubblico pi&#249; esigente che esista. </p><p>E qui arriviamo al nesso con la letteratura. </p><p>Non &#232; assolutamente vero che scrivere, editare e illustrare storie per l&#8217;infanzia sia semplice. Saper scrivere una storia per adulti non &#232; l&#8217;unico requisito per avvicinarsi a quelle destinate ai pi&#249; piccoli. Anzi, al contrario, il pubblico cos&#236; esigente e vivace richiede delle competenze specifiche. </p><h3>E infine&#8230;</h3><p>L&#8217;ultimo step viene dalle riflessioni sulla lettura consapevole. Quando, dopo due o tre anni da editor, mi resi conto che le difficolt&#224; pi&#249; grandi nella scrittura creativa affrontate da aspiranti scrittori e scrittrici adulti provenivano dal cattivo sentimento verso la lettura e derivavano dal rapporto disfunzionale con la formazione istituzionale (in parole povere, la scuola), cominciai a esplorare qualche testo al riguardo, a partire dai contributi di Gianni Rodari. </p><p>Certo, c&#8217;&#232; anche una costante che non posso ignorare. Mio nonno materno era il maestro del paese, e con lui ho vissuto l&#8217;affetto di tanti suoi ex alunni che ancora lo ricordavano (e lo ricordano, tanto che forse ne far&#242; anche una ricerca specifica) con entusiasmo. </p><p>Dallo studio di mio nonno arrivano, infatti, quaderni di appunti di pedagogia dell&#8217;epoca, l&#8217;enciclopedia della fiaba in tre volumi e ricerche varie. </p><p>E forse questo grande maestro, non solo di scuola ma per me di vera e propria vita, ha tracciato con le sue riflessioni anche la mia strada verso i testi destinati all&#8217;infanzia. </p><p>Cresciuta, anche grazie a lui, con le Fiabe Sonore, forse questa scelta era per me un destino, o pi&#249; semplicemente un&#8217;evoluzione naturale del percorso. </p><h2>Letteratura per l&#8217;infanzia: cosa vuol dire lavorare a un albo illustrato?</h2><p>E cominciamo da qui, dal prodotto per l&#8217;infanzia che, in realt&#224;, richiede pi&#249; competenze. </p><p>Non si tratta, infatti, di romanzo accompagnato da illustrazioni, ma di linguaggio iconico che, nella maggior parte dei casi, insieme alla lingua scritta costruisce la narrazione. </p><p>Conoscere, dunque, il valore delle illustrazioni e del loro potere comunicativo, a partire dai loro singoli elementi (linee, colori, bidimensionalit&#224;, tridimensionalit&#224;, rapporto figura-sfondo, ecc), &#232; indispensabile per potersi avvicinare a un qualsiasi prodotto per l&#8217;infanzia. </p><p>Non si tratta di lavorare a dei &#8220;disegnini&#8221;, ma a un linguaggio con una sua grammatica, che richiede anche un lavoro di decostruzione culturale per tornare all&#8217;inconscio e alle fasi di apprendimento che ormai sono lontane dall&#8217;et&#224; adulta. </p><p>Ecco perch&#233;, ogni qualvolta mi sia stato richiesto di editare un testo destinato a un albo illustrato, mi sono prima assicurata di poter accedere anche alle illustrazioni. </p><p>Non &#232; possibile, infatti, lavorare a un albo senza valutare la combinazione tra testo e immagini. Al contrario, invece, &#232; possibile lavorare soltanto alle immagini di un albo, se pensiamo alla categoria dei libri senza parole (wordless book).</p><h2>E gli altri libri?</h2><p>Togliendo dalla riflessione tutti i testi illustrati, dunque albi, fumetti, ecc, anche il resto della letteratura destinata all&#8217;infanzia va &#8220;maneggiato con cura&#8221;?</p><p>La risposta &#232;&#8230; S&#236;! </p><p>Approcciare a un testo per l&#8217;infanzia richiede competenze, conoscenze ed esperienze nuove e diverse da quelle dell&#8217;ambito della letteratura per adulti. Le trappole del testo sono moltissime in ogni caso, ma in occasione di storie destinate a bambine e bambini la questione si complica ancora di pi&#249;. </p><p>Bisogna essere pedagogisti o psicologi per occuparsene? No, certo che no, ma sicuramente bisogna almeno avere una formazione specifica di base e una lunga &#8220;pratica di lettura&#8221;. </p><p>Nel mio caso, nonostante la lettura di lunga data per via del lascito di mio nonno e della mia lunga esperienza con i bambini (essenziale anche quella con un bambino con grandi difficolt&#224; di apprendimento del linguaggio per doppia paltoschisi), prima di approcciare al testo vero e proprio, ho avuto bisogno di una formazione adeguata che oggi comprende: storia della letteratura per l&#8217;infanzia del Novecento, educazione alle immagini e lettura del linguaggio iconico, studio del linguaggio verbale adeguato, pedagogia, psicologia generale, psicologia dello sviluppo, sociologia dell&#8217;apprendimento e processi di socializzazione. </p><h2>Perch&#233; la letteratura per l&#8217;infanzia, se scrivi per adulti? </h2><p>Risponder&#242; con tre punti fondamentali: </p><ol><li><p>risveglio della fantasia;</p></li><li><p>comprensione del concetto di &#8220;esattezza&#8221; di cui parla <strong>Italo Calvino</strong> in <em>Lezioni Americane</em>;</p></li><li><p>esplorazione delle possibilit&#224; della lingua, per costruzione del ritmo e della tensione narrativa attraverso l&#8217;uso fantasioso di significanti e significati.</p></li></ol><h2>Conclusioni</h2><p>Proprio per i tre motivi che ti ho appena presentato, i miei studi sulla letteratura per l&#8217;infanzia sono stati fondamentali per migliorare ulteriormente le mie competenze anche nel campo della letteratura per gli adulti. </p><p><strong>Dunque, anche se non vuoi scrivere storie per bambini e bambine, ricorda che sarebbe un esercizio straordinario per esplorare la tua penna e renderla pi&#249; che originale per il pubblico adulto. </strong></p><p>E se vuoi una prima panoramica sui libri e gli albi pi&#249; conosciuti, nel <a href="https://www.imestieridelleparole.it/category/letteratura-per-linfanzia/">blog all&#8217;interno del mio sito trovi ben 20 articoli con recensioni, suggerimenti e riflessioni</a>. </p><p>Buona lettura e buon divertimento! </p><p></p><p></p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Seicento - Il Barocco e Margherita Costa]]></title><description><![CDATA[Bibliografia:]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-seicento-il-barocco-e-margherita</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-seicento-il-barocco-e-margherita</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Wed, 24 Jun 2026 11:25:54 GMT</pubDate><enclosure url="https://api.substack.com/feed/podcast/193454090/f0423dae6e66f91ec4036fee5a39597d.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Bibliografia:</p><ul><li><p>Le autrici della letteratura italiana, a cura di De Liso</p></li><li><p>La scrittura e l&#8217;interpretazione, Luperini, vol. 3</p></li><li><p>Arte nel tempo, De Vecchi-Cerchiari, vol. 2, II tomo</p></li><li><p>Margherita Costa, la poetessa virtuosa, Altrelettere <br>https://www.altrelettere.uzh.ch/article/view/4075</p></li><li><p>Youtube - Convegno su Margherita Costa, la poetessa virtuosa, Universit&#224; dell&#8217;Aquila</p></li></ul><ul><li><p>Che cos&#8217;&#232; l&#8217;Illuminismo?, Kant, Foucault, Habermas, a cura di U. Curi - Mimesis edizioni</p></li></ul><p>Il materiale qui condiviso &#232; frutto di studio personale, in caso di utilizzo di prega di citare la fonte e l&#8217;autrice.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Manoscritti: gli errori più comuni]]></title><description><![CDATA[Una piccola guida]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/manoscritti-gli-errori-piu-comuni</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/manoscritti-gli-errori-piu-comuni</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Thu, 18 Jun 2026 05:30:22 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3dbc1157-7ce2-4163-ba48-8393027126e5_1920x638.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Oggi, come promesso, cercher&#242; di concentrarmi sugli errori e le sviste pi&#249; comuni all&#8217;interno dei manoscritti che mi trovo a leggere e correggere. </p><p>Editare un testo &#232; un lavoro complesso, che richiede molta concentrazione, memoria (per ricordare i vari elementi comparsi in un romanzo e verificarne la coerenza) e pazienza. </p><p>Ma l&#8217;editing non &#232; solo questo. &#200; anche studio e ricerca, e rapporto con l&#8217;autore/autrice. </p><p>Ho scelto questo mestiere molto prima di iniziare a praticarlo (scelto nel 2017, mestiere che svolgo dal 2021) e non mi sono subito resa conto della sua complessit&#224;. </p><p>Studio e ricerca assorbono molto tempo. E non si tratta solo di manuali di scrittura e narrativa, stiamo parlando di approfondimenti costanti. </p><p>Per esempio, se stiamo lavorando a un legal thriller, &#232; necessario approfondire anche tutti gli elementi inerenti alla sfera legale. </p><p>Col medical thriller va anche peggio, perch&#233; si aggiungono tutte le conoscenze in anatomia, magari chimica, e via dicendo.</p><p>Dall&#8217;altra, lo studio &#232; anche sulla forma. </p><p>Per un editor che si rispetti, il Vocabolario Treccani e i contributi dell&#8217;Accademia della Crusca sono un riferimento fondamentale. A volte sono di aiuto anche i forum specifici, in cui si discute di grammatica, sintassi e lessico. </p><p> La lingua si basa su regole precise, &#232; vero, ma ci sono anche delle zone d&#8217;ombra, su cui le discussioni sono ancora aperte. </p><p>Per esempio, per quanto sia chiaro l&#8217;uso basilare di congiuntivo e condizionale, ci sono molti periodi che richiedono una riflessione pi&#249; profonda, dunque una contestualizzazione e un&#8217;attenzione al significato. </p><p>Proprio una settimana fa, ho affrontato l&#8217;ultimo esame per accedere alla magistrale. L&#8217;argomento, per puro caso, &#232; stato proprio quello della comunicazione e del linguaggio. </p><p>Nello specifico, mi sono soffermata a riflettere con la docente sull&#8217;attenzione di Noam Chomsky per la struttura della frase, profonda o superficiale. La prima fa riferimento alla semantica, dunque al significato, mentre la seconda rivolge lo sguardo alla grammatica. </p><p>E da qui voglio partire col primo errore. </p><h2>La forma vale pi&#249; della sostanza?</h2><p>Lo so, mi sto ripetendo. E il commento di un collega ha ampliato il discorso della scorsa settimana, ma ci tengo a mostrarti l&#8217;errore che trovo pi&#249; fastidioso in assoluto, perch&#233; consiste in un problema di approccio alla scrittura, legato (come abbiamo detto molte volte) alla considerazione che si ha di questa attivit&#224; artistica. </p><p>Sto facendo preciso riferimento allo stile artificioso, barocco, dunque pieno di orpelli grammaticalmente corretti (struttura superficiale della frase) ma spesso dal significato inafferrabile. </p><p>Si tratta, infatti, di puri esercizi di forma, che spesso dimostrano la necessit&#224; di ostentazione di chi li scrive. Ma, quando la penna si perde in queste rifiniture vuote, finisce per nascondere la storia, lo spessore dei personaggi (ovviamente, quando questi elementi hanno una loro consistenza). </p><p>Questo errore &#232; molto comune in chi crede che scrivere corrisponda alla dimostrazione di bravura nell&#8217;uso della lingua. </p><p>E diventa molto fastidioso per chi legge, perch&#233; sembra implicitamente dire: &#8220;visto quanto sono bravo/a?&#8221;</p><p>Ma la scrittura non &#232; questo. </p><p>In realt&#224;, la scrittura non &#232; ostentare, &#232; (al contrario) nascondere. Nascondere riflessioni, messaggi nelle azioni dei personaggi, in un&#8217;atmosfera o in un contesto specifico. E lo stile non &#232; che il tramite personale dell&#8217;autore/autrice per narrare una storia. </p><blockquote><p>Precisazione doverosa. </p><p>Per quanto riguarda manualistica e saggistica, il discorso &#232; ben diverso. La scelta del registro linguistico in funzione dell&#8217;obiettivo del testo e del suo target di riferimento fa lo stile. </p><p>Ossia: mi rivolgo a un pubblico di specializzandi in medicina, dunque devo utilizzare linguaggio tecnico. </p><p>Mi sto rivolgendo a un pubblico ampio e il mio saggio &#232; divulgativo? Allora dovr&#242; optare per un linguaggio pi&#249; semplice (non banale) e uno stile pi&#249; discorsivo. </p></blockquote><p>E in narrativa? Dipende anche qui da target e obiettivi? S&#236;, certo, in parte. </p><p>Ovviamente, se mi sto rivolgendo a un pubblico di giovanissimi/e (11-13 anni) non potr&#242; adottare un linguaggio troppo alto e una sintassi troppo articolata. Di conseguenza, il mio stile potr&#224; in parte essere influenzato da queste necessit&#224;. </p><p>E lo stesso vale per un romanzo che si rivolge a un pubblico ampio, non interessato a uno stile troppo aulico o metaforico, per es. </p><p>Questo vuol dire che ci sono scelte consapevoli in base a quelli che sono gli obiettivi di pubblicazione e scelte che invece si fermano alla necessit&#224; di narrare.</p><p>In questo secondo caso, spesso, si tende a imitare i classici dell&#8217;Ottocento, un po&#8217; per mostrare la maestria nell&#8217;uso delle parole. </p><p>E Hemingway dove lo mettiamo? Raymond Carver. </p><p>Vogliamo spostarci in Italia? Bene! Alberto Moravia, Italo Calvino, Alba De Cespedes. Ma anche Donatella Di Pietrantonio, Niccol&#242; Ammaniti, Elena Ferrante. </p><p>Potrei continuare per ore a citare autori e autrici che usano stili privi di orpelli e che non solo sono amati, ma hanno anche fatto molta strada con le loro storie. </p><p><em>E se il mio stile fosse pi&#249; lirico? </em>Non &#232; un problema, purch&#233; questo non tolga spessore agli elementi della storia, ma al contrario dia loro valore. </p><h2>Trama, personaggi, ambientazioni </h2><p> Molti autori potrebbero storcere il naso (e anche molti colleghi) a quello che sto per dire, ma ormai, dopo 5 anni di esperienza diretta, mi sento di confermare questa mia posizione. </p><p>La scrittura, per quanto sia comunque una pratica artistica, dunque legata al fluire delle parole anche in base a ispirazione ed emozioni, richiede programmazione. </p><p>Costruzione dell&#8217;architettura narrativa, conoscenza approfondita dei personaggi, immersione diretta nelle scene.</p><p>Quella che viene spesso chiamata &#8220;progettazione narrativa&#8221; &#232; una fase fondamentale per prendere contatto col mondo immaginario e con le sue varie voci. </p><p>Ecco perch&#233;, molto spesso, in mancanza di questa fase, i personaggi si rivelano pi&#249; come macchiette mosse dai fili dell&#8217;autore (attenzione, non del narratore!), gli ambienti vengono presentati con le barbosissime descrizioni piatte in stile &#8220;temino delle medie&#8221; e i dialoghi sembrano pi&#249; un&#8217;accozzaglia finalizzata a dare al pubblico determinate informazioni, pi&#249; che a mostrare l&#8217;interazione tra i personaggi. </p><p>Per dare spessore e incanalare la creativit&#224;, indispensabile nella scrittura come nelle altre arti, hai bisogno di elementi fondamentali:</p><ul><li><p>un tema, che tenga unita e compatta la storia (l&#8217;idea di controllo di Robert McKee, per capirci);</p></li><li><p>la psicologia dei personaggi e le loro relazioni (conflitti fra desideri e fatal flaw, archetipi, ecc);</p></li><li><p>un&#8217;ambientazione, non solo in termini fisici e geografici, ma anche sociali e culturali;</p></li><li><p>una voce narrante e un punto di vista che, combinati, faranno la distanza tra te e la storia e tra la storia e il pubblico di lettori e lettrici;</p></li><li><p>un tempo, che sia inteso sia come time line che come scelta dei tempi verbali (pi&#249; vicini al concetto di voce narrante).</p></li></ul><h3>Gli errori di contenuto</h3><p>Molto spesso troviamo <strong>buchi di trama</strong> che, se e quando va bene, vengono risolti in un frettoloso e raffazzonato finale. </p><p>Oppure troviamo <strong>&#8220;la tinca&#8221;</strong> (termine preso in prestito dal mondo del teatro e menzionato anche da Vincenzo Cerami nel suo <em>Consigli a un giovane scrittore</em>), personaggio che, senza alcuna caratterizzazione, compare sulla scena per portare un messaggio e sbloccare la trama e poi se ne torna da dove &#232; venuto. </p><p>E che dire dei protagonisti che vengono presentati in un modo e, senza alcun motivo, impazziscono di colpo e si comportano in modo assurdo? Anche questo &#232; un modo per portare avanti la trama, ma il risultato &#232; poco credibile. </p><p>Se Martina ha un&#8217;etica molto forte, non pu&#242; improvvisamente avventurarsi a fare la ladra, cos&#236;, per gioco. Deve esserci qualche motivo profondo, un&#8217;evoluzione che la porti a quella scelta, una spinta dall&#8217;esterno (circostanze) e dall&#8217;interno (motivazioni intrinseche). </p><p>Un personaggio ombra, ossia un antagonista, non pu&#242; di colpo diventare buono perch&#233; si &#232; semplicemente scontrato con l&#8217;eroe della storia ed &#232; stato subito contagiato dalla sua bont&#224;. </p><p>Spostandoci sulla trama, non &#232; possibile che le storie finiscano con il canonico e fiabesco &#8220;e vissero tutti felici e contenti&#8221;. Non accade nemmeno nei romanzi per l&#8217;infanzia. Perch&#233; la complessit&#224; della vita &#232; tutt&#8217;altra storia. </p><p>Pensiamo a <em>Cuori di Waffel</em>, romanzo di Maria Parr destinato a un pubblico di giovanissimi/e (9-11 anni). Ci sono lutti, ci sono sofferenze, amicizie che sembrano perdute. Perch&#233; la narrativa &#232; una grande metafora della vita, attraverso cui esorcizzare paure o confrontarsi con il dolore, le insicurezze e (perch&#233; no?) anche la felicit&#224; e il piacere. </p><h3>I dialoghi</h3><p>Un grosso errore che ho riscontrato spesso riguarda proprio questo aspetto. </p><p>I dialoghi vengono visti pi&#249; come scambio di informazioni, ma sappiamo bene che la comunicazione non &#232; solo questo, e non si riduce neanche al solo enunciato. </p><p>Un dialogo &#232; fatto di parole, ma anche di intonazioni, emozioni, psicologia dei personaggi, espressa anche (e soprattutto, direi, visto che &#232; riconosciuta in psicologia come il 65% dell&#8217;atto comunicativo) attraverso il sistema di espressione non verbale. </p><p>Gesti, espressioni del volto, sguardi. Prossemica, ossia distanza fra i personaggi, contatto (sistema aptico). </p><p>Come si muovono i personaggi, come interagiscono? </p><p>Le incertezze nella voce, come mostrarle? Emozioni, ragionamenti, inflessioni. </p><p>Il dialogo &#232; lo strumento pi&#249; potente per raggiungere quella che Calvino chiama &#8220;visibilit&#224;&#8221; e che io invece chiamo &#8220;visualizzazione&#8221;. E ora ti spiego perch&#233;. </p><h3>E se fossero i personaggi a parlarmi? Non ho bisogno della progettazione narrativa!</h3><p>Call di coaching di qualche settimana fa. Si parlava di creazione dei personaggi per conoscerli fino in fondo e permettere loro di muoversi e costruire la storia. </p><p>L&#8217;autrice con cui stavo dialogando mi fa presente che molti autori &#8220;esperti&#8221; le avevano riferito di non aver mai &#8220;costruito&#8221; o &#8220;progettato&#8221; la storia, perch&#233; erano gli stessi personaggi a dare loro la direzione. </p><p>Purtroppo, come sempre, c&#8217;&#232; una contrapposizione tra queste due posture (progettazione vs creativit&#224;), quando invece io le ho sempre viste come complementari. </p><p><em>Hai presente &#8220;La stranezza&#8221; con Toni Servillo e Ficarra e Picone?</em></p><p>Un film inaspettatamente illuminante, per me. </p><p>Luigi Pirandello, infatti, interpretato da Servillo, dialoga con i suoi personaggi. Ora, sappiamo bene che il rapporto di Pirandello con l&#8217;identit&#224;, dal punto di vista narrativo, si &#232; riversato sulla consistenza dei personaggi, fino all&#8217;opera straordinaria &#8220;Sei personaggi in cerca d&#8217;autore&#8221; (che ti consiglio nella rappresentazione del 1965, con un cast straordinario, guidato da Romolo Valli e Rossella Falk). </p><p>Quindi, Pirandello vedeva i suoi personaggi, vi conversava perch&#233; gli sembravano vivi. E questo li rendeva psicologicamente strutturati, complessi. </p><p>Parlare con un personaggio e lasciarsi guidare dalle sue azioni non &#232; sbagliato, altrimenti tutte le riflessioni di <strong>Lajos Egri</strong> in <em>L&#8217;arte della scrittura drammaturgica</em> sarebbero state accantonate e non avrebbero cos&#236; tanto valore, per non parlare di <strong>Dara Marks</strong> e del suo <strong>Arco di trasformazione del personaggio</strong> o del lunghissimo discorso sugli archetipi da <strong>Campbell </strong>a <strong>Vogler </strong>(con tutto il filone poi sugli archetipi femminili aperto da Jean Bolen, allieva di Jung ecc). </p><blockquote><p>A tal proposito, per un approfondimento sulla questione, ti rimando a questi due articoli di qualche mese fa: </p><ul><li><p><a href="/__u/caroleditorecoach.substack.com/p/narrascrivendo-donne-protagoniste">Donne protagoniste</a></p></li><li><p><a href="/__u/caroleditorecoach.substack.com/p/psicologia-e-sociologia-qual-e-il">Psicologia e sociologia: qual &#232; il nesso con la narrativa? </a></p></li></ul></blockquote><p>Insomma, per parlare con un personaggio, hai bisogno di conoscerlo, e questo include la sua storia pregressa, i suoi traumi, i suoi pensieri, le sue emozioni, il suo modo di agire e di vedere il mondo. </p><p>Tutto questo pu&#242; venire da un approfondimento mentale, il che vuol dire aver pensato molto molto a lungo a quel personaggio, o da un lavoro pi&#249; ordinato, come per es. una scheda personaggio. </p><p>Di fatto, una &#8220;costruzione del personaggio&#8221; deve esserci stata. </p><p></p><h2>Conclusioni</h2><p>Quando ho scritto l&#8217;articolo della settimana scorsa non immaginavo che questo argomento sarebbe stato sviscerato cos&#236; tanto. </p><p>Credevo anche che oggi sarei riuscita a darti una panoramica molto pi&#249; allargata degli errori, magari con un elenco preciso, ma cos&#236; non &#232; stato. </p><p>Anche la scrittura di un articolo richiede una scaletta. Tuttavia, come in narrativa, &#232; bene lasciarsi ampio margine in fase di stesura. </p><p>Mentre scrivevo, difatti, ho arricchito cos&#236; tanto il discorso da renderlo fin troppo articolato. Dunque, potrebbe esserci un terzo step, la prossima settimana, con un focus sugli errori di forma apparentemente pi&#249; banali. </p><p><em><strong>Che ne pensi? Potrebbe interessarti?</strong></em> (Fammelo sapere nei commenti!)</p><p>Intanto, mi auguro sinceramente che queste mie righe ti abbiano offerto qualche spunto per il tuo percorso di scrittura. </p><p>Ci riaggiorniamo alla prossima settimana! </p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Seicento - La querelle des femmes, Marinella e Sarrocchi]]></title><description><![CDATA[Finalmente il secolo pi&#249; divertente.]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-seicento-la-querelle-des-femmes</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-seicento-la-querelle-des-femmes</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Wed, 17 Jun 2026 05:15:28 GMT</pubDate><enclosure url="https://api.substack.com/feed/podcast/193453946/dde975a43d25243d1b5bbb73334b8388.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente il secolo pi&#249; divertente. Inizia la disputa! <br><br>Bibliografia:</p><ul><li><p>Le autrici della Letteratura Italiana. Per una storia dal XIII al XXI secolo. A cura di D. De Liso</p></li><li><p>La scrittura e l&#8217;interpretazione. Vol. 3</p></li><li><p>Le scritture delle donne in Europa, T. Plebani, Carocci</p></li></ul><p>Per l&#8217;articolo di Fabio Boni su Giuseppe Passi citato nell&#8217;episodio:<br>https://ejournals.eu/pliki_artykulu_czasopisma/pelny_tekst/ae81fe13-7472-46bb-8346-0762ba672c69/pobierz <br><br>Basta anche cercare &#8220;Giuseppe Passi Seicento&#8221;, uscir&#224; come primo risultato.</p><p>Il materiale qui condiviso &#232; frutto di studio personale, in caso di utilizzo di prega di citare la fonte e l&#8217;autrice.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Errare humanum est, ma nella società della performance non è concesso]]></title><description><![CDATA[Il diritto di sbagliare]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/errare-humanum-est-ma-nella-societa</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/errare-humanum-est-ma-nella-societa</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Thu, 11 Jun 2026 05:31:09 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3dbc1157-7ce2-4163-ba48-8393027126e5_1920x638.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni, ho ricevuto molte lamente da autori e autrici su libri pubblicati di recente pieni di refusi, sviste grammaticali e altri piccoli/grandi errori sparsi qua e l&#224;. Un&#8217;autrice, poi, mi ha segnalato la debolezza delle trame dei romanzi di narrativa letteraria contemporanea con cui si &#232; confrontata negli ultimi tempi. </p><p><em>Cosa conta, quindi, quando valutiamo un testo? E che differenza c&#8217;&#232; tra lo sguardo di lettori/lettrici e quello di professionisti della scrittura? </em></p><p><em>E, infine, l&#8217;errore che cos&#8217;&#232;? </em></p><h2>Forma o contenuto, cosa conta di pi&#249;?</h2><p>Ed eccoci quindi alla questione centrale. </p><p>L&#8217;errore formale si nota di pi&#249; rispetto a quello contenutistico? E la trama &#232; l&#8217;elemento principale da considerare per valutare un romanzo? </p><p>Proviamo oggi a rispondere a queste due domande, prima di passare alla carrellata di errori pi&#249; comuni (che troverai nella newsletter della prossima settimana). </p><h3>L&#8217;errore formale si nota di pi&#249; rispetto a quello contenutistico? </h3><p>Partiamo dal primo quesito. </p><p>Cosa d&#224; pi&#249; fastidio, fra un errore di grammatica/forma e un&#8217;incongruenza della trama?</p><p>So che pu&#242; sembrare assurdo, ma la verit&#224; &#232; che, nonostante siano entrambi molto irritanti, per chi legge, l&#8217;errore formale d&#224; molto pi&#249; fastidio di quello di trama o di costruzione dei personaggi. </p><p>Ma c&#8217;&#232; un distinguo importante da fare. </p><p>Chi legge e non ha nozioni di narrativa (dunque non scrive romanzi e non &#232; interessato a farlo) di solito basa la sua valutazione sulle emozioni che la storia gli suscita. Di certo questo non vale per lettori e lettrici molto forti, che comunque, in qualche modo, acquisiscono, soprattutto oggi, nozioni teoriche pi&#249; di altri. </p><p>Sono questi lettori e queste lettrici forti che spesso si cimentano nella scrittura (non sempre ma &#232; molto comune). Purtroppo, per&#242;, &#232; altrettanto comune pensare che aver letto tanto possa bastare per saper scrivere una storia, e soprattutto per saperla valutare. </p><p>E qui subentra la critica che ti ho citato all&#8217;inizio, ossia l&#8217;autrice che ha considerato un libro di scarsa qualit&#224; per una trama percepita come debole. </p><h3>La trama, quindi, &#232; l&#8217;elemento principale da considerare per valutare un romanzo? </h3><p>La trama era davvero debole in quel romanzo? Serve davvero una trama complessa perch&#233; un romanzo si regga in piedi in modo solido? </p><p>Da due domande ne sorgono tante altre. </p><p>La verit&#224; &#232; che un romanzo &#232; un&#8217;opera complessa, come molti hanno scritto sotto a <a href="/__u/substack.com/@caroleditoriascritturacreativa/note/c-265278211?r=2huwxh&amp;utm_source=notes-share-action&amp;utm_medium=web">questa mia nota pubblicata settimane fa</a>. </p><p>Il romanzo si basa su una trama articolata, certo, ma include anche tanti altri elementi su cui &#232; necessario lavorare con cura, come per esempio la psicologia dei personaggi e le loro relazioni. </p><p>Non &#232; sempre necessario che la trama sia articolata, per quanto, come sappiamo, si debbano rispettare alcuni passaggi cardine. </p><p>Ci&#242; che, invece, conta davvero, come ci dice anche <strong>Dara Marks</strong> (<em>L&#8217;arco di trasformazione del personaggio</em>), &#232; il conflitto. Ed &#232; proprio il conflitto che fa la storia. La trama pu&#242; essere anche semplice (e in fondo le trame sono un po&#8217; tutte uguali, sono le storie che cambiano), ma il romanzo pu&#242; essere comunque un capolavoro, se il conflitto e la psicologia dei vari personaggi sono ben costruiti. </p><h2>Come si notano gli errori in un romanzo? </h2><p>Tutto dipende da conoscenza ed esperienza. </p><p>Un refuso, per esempio, pu&#242; capitare, un errore di grammatica no, ma&#8230;</p><p>E se l&#8217;errore di grammatica fosse stato inserito appositamente in un testo scritto da un personaggio? Pensiamo al diario di una ragazzina di 12 anni che non &#232; molto brava a scuola. Gli errori grammaticali sarebbero necessari per rendere il personaggio, no?</p><p>Questo esempio non &#232; un caso. Anni fa scrissi un romanzo giallo (mai pubblicato per mia scelta personale, nonostante le proposte editoriali interessanti) e una beta reader, molto infastidita, mi fece notare gli errori grammaticali all&#8217;interno di una pagina di diario di una ragazzina che dichiarava di essere un capra in italiano. </p><p>Questa beta reader mi critic&#242; aspramente, dicendo che da editor non avrei mai dovuto fare errori simili. Quando, per&#242;, le chiesi se, al di fuori di quelle pagine di diario (tra le altre cose segnalate in corsivo), avesse trovato altri errori, si ritrov&#242; a rifletterci su e a scusarsi. </p><p>Per il resto, a questo punto non so se per imbarazzo, la lettrice mi disse che non vi erano incongruenze o problemi nella trama. </p><p>Dunque, l&#8217;errore formale aveva irritato cos&#236; tanto la beta reader da scatenare una reazione ostile, mentre le altre incertezze (che erano presenti e che ho riscontrato in una lettura a distanza di due anni) erano state completamente ignorate. </p><p>Cosa vuol dire questo?</p><p>Purtroppo, vuol dire che, di base, per motivi legati alla formazione istituzionale scolastica, spesso pensiamo che una buona scrittura sia legata alla sola capacit&#224; di utilizzo della grammatica e della sintassi. </p><p>Al contrario, spesso ci sono dei motivi precisi per inserire degli &#8220;errori&#8221; o quelli che potremmo considerare strafalcioni. </p><p>Non ti dico, infatti, quante volte abbia ricevuto foto di pagine con quelli che autori e autrici consideravano errori e che, a volte, si rivelavano essere invece scelte precise per la costruzione di un personaggio o la resa della voce narrante. </p><h2>Ricapitoliamo&#8230;</h2><p>Se gli errori formali sono un po&#8217; la nostra ossessione, molto pi&#249; raro &#232; avere competenze e conoscenze solide sui contenuti di un romanzo, poich&#233;, nonostante in molti abbiano colmato con tanti e tanti anni di lettura, le basi solide in narrativa non fanno parte della formazione istituzionale, fatta eccezione per qualche liceo e qualche insegnante illuminato/a. </p><p>E ti dir&#242; anche un&#8217;altra cosa: per quanto il refuso sia comune e fisiologico, il terrore di ogni autore e ogni autrice &#232; proprio legato alla svista formale; al contrario, le incongruenze nella trama e le imprecisioni su personaggi, sulle ambientazioni e altri elementi vengono accetate con molta pi&#249; naturalezza. </p><h2>Ultime avvertenze&#8230; </h2><p>Ci tengo a precisare che, come dico sempre alle penne che &#8220;alleno&#8221;, <strong>gli errori sono occasioni di apprendimento</strong>, non episodi di cui vergognarsi. </p><blockquote><p>Piccola precisazione sull&#8217;emozione della vergogna. </p><p>Nella cultura comune, vengono spesso confusi senso di colpa e vergogna, quando in realt&#224; si tratta di due emozioni ben differenti. </p><p>In termini psicologici, e pi&#249; precisamente in psicologia sociale, la vergogna si distingue dal senso di colpa perch&#233; il secondo fa riferimento a un comportamento di cui ci sentiamo responsabili e che possiamo di fatto cambiare, mentre il primo (la vergogna) si riferisce a un comportamento che non possiamo controllare e che ci porta dunque alla reazione di evitamento o di fuga. </p><p>Questa differenza &#232; sostanziale per cominciare a decostruire la dinamica che, a ogni errore, porta a vergognarsi di s&#233;. </p></blockquote><p>Non sto dicendo che, per una svista grammaticale, dalla vergogna si debba passare al senso di colpa, ma che togliendo completamente dalla dinamica l&#8217;emozione della vergogna saremo ben disposti a dare un altro nome alle conseguenze emotive dei nostri errori, anche in scrittura. </p><p>Un refuso &#232; fisiologico, una svista fa parte della natura umana. Dunque, capita. Ci si star&#224; pi&#249; attenti. </p><p>Un errore grammaticale o sintattico ripetuto rivela una mancanza, che per&#242; pu&#242; essere colmata con studio e lettura, dunque perch&#233; vergognarsi o sentirsi in colpa?</p><blockquote><p>Potrebbe sembrare un po&#8217; off-topic, ma, nel percorso di &#8220;riqualificazione&#8221; delle mie emozioni, mi &#232; sempre tornato in mente un cartello appeso nel negozio di alimentari di fronte a casa di mia nonna in cui andavo spesso. </p><p><em>Se c&#8217;&#232; soluzione, perch&#233; t&#8217;arrabbi? Se non c&#8217;&#232; soluzione, perch&#233; t&#8217;arrabbi?</em></p><p>E lo so che non stiamo parlando di rabbia, ma potremmo benissimo adattare queste due domande a qualsiasi situazione e stato emotivo. </p></blockquote><p>Questo non vuol dire <em>minimizzare</em>, ma <strong>prendere atto</strong>, <strong>rendersi pi&#249; consapevoli</strong>, un passo necessario non solo nella vita, ma anche nella scrittura. </p><p>In fondo, la scrittura non &#232; altro che vita raccontata, &#232; il mezzo attraverso cui narriamo storie che trasmettono idee, messaggi, riflessioni, domande. </p><p>Detto ci&#242;, credo sia fondamentale ricordarti che<strong> scrivere &#232; un percorso</strong> e, come in ogni tragitto, si inciampa e prima o poi si ruzzola a terra, a volte ci si rompe perfino un ginocchio, ma poi, anche se in modo diverso, ci si rialza e si riprende a camminare o si adotta qualche mezzo di trasporto a noi pi&#249; congeniale. </p><p>E, a pensarci bene, ora mentre scrivo, come editor mi sento proprio lo strumento di supporto, che si tratti di una stampella, di una lanterna per illuminare la via o di un Maggiolone. L&#8217;editor serve anche a questo, fa anche questo, soprattutto questo: ti tende la mano per rialzarti e ti sostiene fino a che non sarai pronto/a a camminare in completa autonomia, e poi resta al tuo fianco finch&#233; vorrai e lo riterrai necessario. </p><h2>Un maestro di errori</h2><p>Ho deciso di parlarti degli errori contenutistici e formali pi&#249; comuni in narrativa, ma la carrellata arriver&#224; la prossima settimana. Oggi ho ritenuto pi&#249; importante soffermarmi sul concetto di errore in s&#233; e su come ognuno di noi vive il confronto con questo ostacolo durante il proprio percorso. </p><p><em>Sai che c&#8217;&#232;? Io oggi sono innamorata degli errori, perch&#233; mi permettono di aprire nuove strade. </em></p><p>E qui, per chi ha gi&#224; ascoltato il mio podcast, un nome si schiaffa davanti agli occhi. </p><p><strong>Gianni Rodari. </strong></p><p>S&#236;, proprio lui. Perch&#233; questo pedagogista straordinario non &#232; solo un maestro di fantasia per l&#8217;infanzia, ma &#232; ancora oggi lo stimolo pi&#249; efficace per chiunque in et&#224; adulta voglia allenare la propria fantasia, anche in termini formali. </p><p><em><strong>Grammatica della fantasia</strong></em> &#232; proprio questo. </p><p>Non &#232; infatti destinato ai pi&#249; piccoli e alle pi&#249; piccole, ma a insegnanti e adulti in generale, per prepararli, attraverso delle attivit&#224; da proporre in aula e in contesti particolari, a vivere l&#8217;errore come porta magica verso mondi inesplorati insieme all&#8217;infanzia (e tornando allo stato emotivo e alla fantasia della propria).</p><p>Rodari mi ha permesso di perdonarmi i miei errori, di qualsiasi tipo, da quelli nella scrittura e nel mestiere a quelli nella vita privata. </p><p>Perch&#233; gli errori mi hanno portato a oggi. Perch&#233; quella discrepanza tra ci&#242; che avrei dovuto fare e ci&#242; che invece ho fatto mi ha portato a riflettere su nuovi aspetti, a cambiare sguardo sulla vita&#8230; e anche a prendere direzioni inaspettate (lo scoprirai presto, dovrei darti la notizia prima delle ferie estive). Dunque, l&#8217;errore porta anche a sviluppare il pensiero laterale, un serbatoio inesauribile per l&#8217;attivit&#224; artistica.</p><p>E allora&#8230; grazie errore, anzi, grazie errori! La differenza non sta nel non commetterli, ma nel modo in cui li viviamo e nella crescita conseguente come esseri umani e consapevoli.  </p><h2>Conclusioni</h2><p>Rimander&#242; alla prossima settimana la carrellata di errori consueti, da quelli formali a quelli contenutistici, per fissare oggi un concetto molto pi&#249; importante. </p><p>Hai presente Fonzie di Happy Days?</p><p>Bene, lui era coraggioso, perfino arrogante, ma di fronte all&#8217;errore era un vero inetto. </p><p>Ho sb&#8230; Ho sb&#8230; Ho sb&#8230;</p><p>E cos&#236; avanti per qualche secondo, fino a che gli altri, stremati, non davano per assodato che lo avesse detto. </p><p>Ebbene, se vuoi scrivere sul serio, se vuoi fare letteratura, se vuoi arrivare a un pubblico con la tua anima creativa, supera lo scoglio di Fonzie e abbraccia l&#8217;errore (s&#236;, esatto, proprio come il blocco di cui ti ho parlato qualche settimana fa), perch&#233; sar&#224; dall&#8217;errore che nasceranno storie e scene uniche, perfino divertenti. </p><p><em><strong>E tu, che rapporto hai con l&#8217;errore? </strong></em></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Cinquecento - D'Aragona, Stampa, Franco, Andreini]]></title><description><![CDATA[Si chiude un viaggio durato due mesi, la carrellata di voci e versi, storie, poemi epici, testi teatrali.]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-cinquecento-daragona-stampa-franco</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-cinquecento-daragona-stampa-franco</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Wed, 10 Jun 2026 05:15:27 GMT</pubDate><enclosure url="https://api.substack.com/feed/podcast/193453745/a8a6f022fd7fa0f7d6eff8952f29e635.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Si chiude un viaggio durato due mesi, la carrellata di voci e versi, storie, poemi epici, testi teatrali. In questo episodio parliamo di Tullia d&#8217;Aragona, Gaspara Stampa, Veronica Franco, Isabella Andreini. <br><br>Bibliografia:</p><ul><li><p>Le autrici della Letteratura Italiana. Per una storia dal XIII al XXI secolo. A cura di D. De Liso</p></li></ul><ul><li><p>biografie delle poete in Enciclopedia Treccani Online</p></li><li><p>La scrittura e l&#8217;interpretazione. Voll. 2-3</p></li><li><p>Le scritture delle donne in Europa, T. Plebani, Carocci</p></li><li><p>Bella d&#8217;Asia. Torquato Tasso, gli attori e l&#8217;immortalit&#224; in Il rossore dell&#8217;attrice, F. Taviani</p></li><li><p>La letteratura teatrale italiana. Il testo drammatico e la sua storia dal Medioevo al Novecento, S. Morando, Carocci</p></li></ul><p>Articolo su Veronica Franco, a cura di Valentina Manca:<br>https://interfas.univ-tlse2.fr/lineaeditoriale/1659</p><p>In sottofondo, puoi ascoltare: Music by <a href="https://pixabay.com/it/users/lucafrancini-19914739/?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=music&amp;utm_content=196571">Luca Francini</a> from <a href="https://pixabay.com/music//?utm_source=link-attribution&amp;utm_medium=referral&amp;utm_campaign=music&amp;utm_content=196571">Pixabay</a><br>Il materiale qui condiviso &#232; frutto di studio personale, in caso di utilizzo di prega di citare la fonte e l&#8217;autrice.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Casa editrice seria: come riconoscerla, come raggiungerla ]]></title><description><![CDATA[Come orientarsi nel percorso di pubblicazione tradizionale]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/casa-editrice-seria-come-riconoscerla</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/casa-editrice-seria-come-riconoscerla</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Thu, 04 Jun 2026 05:31:05 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/3dbc1157-7ce2-4163-ba48-8393027126e5_1920x638.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Due settimane fa, abbiamo esplorato i passi da compiere dopo la prima stesura, passi che permettono al manoscritto di diventare un potenziale prodotto culturale, dunque vendibile. </p><p>Ma, al termine del percorso di lavorazione del manoscritto, come si procede? Come si fa ad arrivare alle case editrici giuste? E quali sono queste case editrici?</p><p>Ecco, ho pensato di proporre oggi una piccola guida per potersi avvicinare in modo consapevole al mondo dell&#8217;editoria, cos&#236; da evitare trappole e delusioni.</p><blockquote><p>Ma prima&#8230;</p><p>Vuoi ancora ricevere le mie newletter ogni settimana?</p><div class="poll-embed" data-attrs="{&quot;id&quot;:519987}" data-component-name="PollToDOM"></div><p></p></blockquote><h2>Dopo aver lavorato al testo&#8230;</h2><p>Hai scritto, riletto, revisionato, editato con un professionista. Ti sei anche confrontato con qualche beta reader. Hai scelto il percorso di pubblicazione tradizionale, quindi ora vuoi trovare la casa giusta per il tuo romanzo.</p><p><em>Quali sono gli step da seguire ora?</em></p><p>Partiamo da qualche semplice regola sulla ricerca di un editore: </p><h3>1. <strong>Definisci il genere del tuo romanzo</strong></h3><p>Eccola qua! Ha scoperto l&#8217;acqua calda! C&#8217;era bisogno di dirlo? Ehm, s&#236;!</p><p>Definire il genere di un romanzo &#232; molto pi&#249; complesso di quanto si pensi. Questo step ti aiuter&#224; a capire quali case editrici cercare. Se hai scritto un romanzo, puoi gi&#224; escludere tutte le case editrici che pubblicano solo manualistica e saggistica. Sprecheresti il tuo tempo nell&#8217;invio e ne faresti sprecare a loro nella valutazione.</p><p>Hai scritto un romance? Bene, non dovrai inviarlo alle case editrici che si occupano di thriller, gialli, noir, fantasy, ecc.</p><h3>2. <strong>Fai una ricerca dettagliata</strong></h3><p>Hai scritto un giallo/thriller? Prova a cercare su Google &#8220;case editrici thriller&#8221;. In questo modo, il motore di ricerca escluder&#224; dalle prime pagine tutte le CE che pubblicano soltanto romance o fantasy. Certo, non &#232; detto che i risultati siano adatti al tuo romanzo, il passo successivo ti chiarir&#224; come capire se le case editrici proposte potrebbero fare al caso tuo.</p><h3>3. <strong>Studia il sito e il catalogo delle case editrici che decidi di contattare</strong> </h3><p>Sei giunto finalmente a un primo elenco di case editrici che pubblicano gialli o thriller, ora devi scovare quelle giuste, quelle che potrebbero essere interessate al tuo romanzo. Sembrer&#224; una perdita di tempo, ma studiare la linea editoriale, leggere il catalogo delle pubblicazioni e, soprattutto (!!!), le dichiarazioni di intenti e le richieste della casa editrice &#232; FONDAMENTALE.</p><p>Esempio? <a href="https://www.edizionieo.it/invio-manoscritti">Edizioni E/O</a> (la casa editrice che pubblica Elena Ferrante e Valerie Perrin per capirci) dichiara nel suo sito che al momento non accetta nuovi manoscritti. Perch&#233; sprecare tempo a inviare il proprio, mancando oltretutto di rispetto alla casa editrice?</p><p>&#8220;Io ci provo comunque&#8221; &#232; una dichiarazione molto presuntuosa, oltre che maleducata. Sarebbe come dire &#8220;il mio romanzo &#232; speciale, il vostro lavoro &#232; meno importante, quindi date retta solo a me&#8221;. Hai idea di come sia frenetico il lavoro in una casa editrice di prestigio di questo genere? Se non riescono a star dietro alla mole di lavoro, vuol dire che sono proprio con l&#8217;acqua alla gola.</p><p>Allo stesso modo, se la casa editrice richiede sinossi, biografia e le prime 30 cartelle del manoscritto, inviare il manoscritto completo privo degli altri due allegati sar&#224; solo controproducente. Leggi sempre le richieste specifiche!</p><h3>4. <strong>Non scegliere una sola opzione, invia il tuo manoscritto a pi&#249; realt&#224;</strong></h3><p>Inviare il proprio romanzo a una rosa di case editrici scelte non vuol dire sparare sul mucchio, ma aver selezionato alcune realt&#224; interessanti per offrire pi&#249; possibilit&#224; alla tua storia. Inviare il tuo manoscritto a una casa editrice alla volta, invece, vorrebbe dire avere solo due possibilit&#224; all&#8217;anno. Sei disposto ad attendere cos&#236; tanto per pubblicare il tuo romanzo?</p><h3>5. <strong>Non pagare mai per pubblicare il tuo manoscritto</strong></h3><p>Nessuna casa editrice seria chiederebbe denaro per pubblicare un romanzo, n&#233; sotto forma di acquisto copie, n&#233; tantomeno per pagare il servizio di editing, grafica o correzione di bozze. La casa editrice &#232; un&#8217;impresa e, come tale, deve considerare, s&#236;, la &#8220;vendibilit&#224;&#8221; di un testo, ma accollarsi anche il rischio correlato. Non sei tu a dover pagare l&#8217;editore, ma l&#8217;editore a dover corrispondere a te le tue royalties. E sai che su questo punto insister&#242; sempre, sono irremovibile. L&#8217;autore &#232; il fornitore della materia prima. In alternativa, allora, tanto vale investire su se stessi scegliendo il self-publishing e tenersi tutti i diritti!</p><blockquote><p>Aneddoto interessante: circa un anno fa, risposi a una domanda di un utente su Instagram dichiarando che, per quanto legale, non ero d&#8217;accordo con la richiesta di contributo all&#8217;autore per la pubblicazione. Una piccola CE che mi seguiva mi ha contattato in privato dicendomi &#8220;ma cos&#236; ci penalizzi&#8221;. </p><p>Chiedere contributi agli autori &#232; legale, dunque viene ritenuto normale. Ma ognuno ha la propria etica. Io, personalmente, ritengo che sia gi&#224; abbastanza umiliante per un autore o un&#8217;autrice ricevere delle royalties da fame (per es. ho visto contratti in cui la percentuale era del 4%), figuriamoci cosa possa pensare dell&#8217;imprenditoria che chiede al suo &#8220;fornitore di materia prima&#8221; un contributo per acquistare i diritti commerciali sul prodotto. Anche linguisticamente, sembra un po&#8217; contorto, no? </p></blockquote><p></p><h2>Quali case editrici?</h2><p>Prima riflessione: perch&#233; hai fatto questa scelta? Per autorevolezza? Perch&#233; non vuoi occuparti della promozione del tuo libro? Perch&#233; essere affiancato/a da qualcuno ti fa sentire pi&#249; sicuro/a?</p><p>La risposta far&#224; la differenza. </p><p>Scegliere di pubblicare con una casa editrice semplicemente per autorevolezza vuol dire avallare un pregiudizio molto forte in Italia, ma significa anche non avere intenzione n&#233; voglia di lottare contro i mulini a vento. E ti capisco. </p><p>Tuttavia, questa motivazione potrebbe condurti verso la realt&#224; sbagliata.</p><p>L&#8217;entusiasmo, la &#8220;fregola&#8221; di cui si parlava due settimane fa, si incontra con la possibilit&#224; di ricevere autorevolezza dalla casa editrice e il danno &#232; presto fatto. </p><p>La voglia di essere convalidati da una realt&#224; riconosciuta come autorevole porta spesso ad accettare condizioni ignobili, dall&#8217;acquisto obbligatorio di copie al pagamento diretto per alcuni servizi editoriali, fino a clausole vessatorie vere e proprie. </p><p>Cautela. Valuta sempre il contratto e, se puoi, confrontati con un legale. </p><p>Le altre due domande (<em>Perch&#233; non vuoi occuparti della promozione del tuo libro? Perch&#233; essere affiancato/a da qualcuno ti fa sentire pi&#249; sicuro/a?</em>) sono gi&#224; diverse, perch&#233; pongono un&#8217;unica questione pratica: la possibilit&#224; di essere supportati. </p><p>Ma, anche qui, di nuovo, cautela. </p><p>Perch&#233; spesso le case editrici, dalle pi&#249; piccole alle big, non propongono veri piani di lancio e distribuzione. </p><p>Capita spesso di sentire lamentele da autori e autrici che, dopo aver esultato per non aver sborsato un centesimo (a ragione!), si sono ritrovati completamente soli al momento della pubblicazione. </p><p>&#8220;Hanno pubblicato solo un post sui social&#8221;, &#8220;mi hanno rimproverato di non fare abbastanza per promuovere il libro&#8221;. </p><p>La verit&#224; &#232; che, nella maggior parte dei casi, gli editori non hanno n&#233; le forze economiche n&#233; la formazione adeguata per essere imprenditori. </p><p>Dunque, sta a te informarti prima di accettare una situazione di svantaggio. </p><p>Perch&#233; stai vendendo i diritti commerciali della tua storia a qualcun altro. Si tratta di un accordo, ed &#232; giusto che sia equo. </p><p></p><h2>Come riconoscere una casa editrice seria</h2><p>Una piccola guida: </p><ol><li><p>Una CE seria ti propone un contratto scritto e non un accordo verbale. Sembra superfluo, ma per via dell&#8217;entusiasmo si accettano condizioni verbali che spesso vengono disattese. E s&#236;, conosco realt&#224; che hanno pubblicato un libro con un semplice accordo verbale e poi non hanno versato le royalties all&#8217;autore, beffeggiandolo perfino dicendo &#8220;ma non c&#8217;&#232; nessun accordo&#8221;. Peccato che proprio questo risulti un problema per l&#8217;imprenditore pi&#249; che per l&#8217;autore, ma poi quanti autori iniziano una battaglia legale che rischia di durare anni e di costare pi&#249; di quanto avrebbero incassato con le royalties?</p></li><li><p>Te l&#8217;ho gi&#224; detto, ma te lo ripeto: Una CE seria non chiede soldi, n&#233; nel contratto, n&#233; dopo la firma. Il motivo gi&#224; lo conosci.</p></li><li><p>Una CE seria si occupa di tutta la lavorazione del testo. Dopo aver scelto un manoscritto, la casa editrice seria lo sottopone a editing (almeno formale), impaginazione, correzione di bozza, ecc. Insomma, si prende cura del tuo testo&#8230; e lo fa gratis!</p></li><li><p>Una CE seria non stravolge il tuo testo, anzi, concorda con te le scelte di intervento e non ne snatura il contenuto. Al contrario, ti aiuta a valorizzarlo tenendo conto delle dinamiche del mercato e della sua profonda conoscenza del target di riferimento. </p></li><li><p>Una CE seria promuove il tuo libro. Si occupa, quindi, di far conoscere il tuo lavoro al pubblico giusto, attraverso un lancio ben pianificato, dai comunicati stampa ai vari canali social, e passando per presentazioni, interviste, fiere, ecc.</p></li><li><p>Una CE seria chiarisce i tuoi dubbi e risponde alle tue domande. Se qualcosa non ti torna, chiedi. </p></li><li><p>Una CE seria&#8230; ti paga! Non solo non ti chiede soldi per pubblicare, ma versa regolarmente le royalties (dall&#8217;8 al 10 % sul prezzo di copertina) e non devi rincorrerla per vedere i rendiconti. </p></li></ol><h2>Ma come raggiungere le realt&#224; pi&#249; grandi?</h2><p>Basta l&#8217;invio del manoscritto all&#8217;indirizzo indicato nel sito web? </p><p>No, nella maggior parte dei casi &#232; necessario passare da un intermediario. Parliamo quindi di <strong>scout</strong>, che scovano talenti e li segnalano alle realt&#224; editoriali, e di <strong>agenzie letterarie</strong> (attenzione, non di agenzie editoriali), che si occupano di rappresentanza e mediazione, ossia leggono il tuo manoscritto e, se lo ritengono idoneo, lo presentano a una rosa ristretta di case editrici per la pubblicazione. </p><p></p><h2>Conclusioni</h2><p>Se hai deciso di pubblicare con una casa editrice, quindi, dovrai muoverti con cautela e programmare ogni mossa: stai entrando nella fossa dei leoni. </p><p>Per&#242;, per&#242;, ci sono diverse realt&#224;, anche piuttosto conosciute, che tengono molto alla qualit&#224;, alla cura del testo e al rapporto con gli autori, devi solo cercare quella giusta.</p><p>Ricorda inoltre che, se proponi un testo gi&#224; curato, avrai molte pi&#249; chances di superare la selezione. E in questo posso esserti di grande aiuto. </p><ul><li><p><a href="https://www.imestieridelleparole.it/valutazione-del-manoscritto/">Valutazione del manoscritto</a></p></li><li><p><a href="https://www.imestieridelleparole.it/editing-romanzi-narrativa/">Editing</a></p></li><li><p><a href="https://www.imestieridelleparole.it/coaching-di-scrittura/">Coaching di scrittura</a></p></li><li><p><a href="https://www.imestieridelleparole.it/ps-scrittura-pronto-soccorso-letterario/">PS scrittura - Consulenze</a> </p></li></ul><p>Info e preventivi: carol@imestieridelleparole.it</p><p></p><p><em>E tu? Che esperienza hai col mondo editoriale? </em></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Cinquecento - Battiferri, Matraini, Terracina, Fonte]]></title><description><![CDATA[Una puntata per parlare dei primi passi verso la querelle des femmes seicentesca, le prime voci dirette alla critica del genere maschile, voci che si alzano finalmente.]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-cinquecento-battiferri-matraini</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/il-cinquecento-battiferri-matraini</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Wed, 03 Jun 2026 05:15:25 GMT</pubDate><enclosure url="https://api.substack.com/feed/podcast/193453621/72d1700b03506c42a6e7042f6137f624.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Una puntata per parlare dei primi passi verso la querelle des femmes seicentesca, le prime voci dirette alla critica del genere maschile, voci che si alzano finalmente.<br><br>Bibliografia:</p><ul><li><p>Le autrici della Letteratura Italiana. Per una storia dal XIII al XXI secolo. A cura di D. De Liso</p></li></ul><ul><li><p>biografie delle poete in Enciclopedia Treccani Online</p></li><li><p>La scrittura e l&#8217;interpretazione. Voll. 2-3</p></li><li><p>Le scritture delle donne in Europa, T. Plebani, Carocci</p></li></ul><p>Il materiale qui condiviso &#232; frutto di studio personale, in caso di utilizzo di prega di citare la fonte e l&#8217;autrice.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[I mestieri delle parole, si torna all'origine!]]></title><description><![CDATA[Ti racconto un po' di me... e di ci&#242; che accadr&#224;]]></description><link>https://caroleditorecoach.substack.com/p/i-mestieri-delle-parole-si-torna</link><guid isPermaLink="false">https://caroleditorecoach.substack.com/p/i-mestieri-delle-parole-si-torna</guid><dc:creator><![CDATA[Sara Carol Pambianco Editor]]></dc:creator><pubDate>Thu, 28 May 2026 05:30:51 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/1d419ee8-6f10-476c-824b-0f320d648348_1791x569.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Una settimana di pausa dalla scrittura destinata alla pubblicazione, per parlarti di scrittura in modo molto diverso. </p><p>Ma prima, devo raccontarti ancora un po&#8217; di me. </p><h2>Qualche info</h2><p>Sai gi&#224; che sono editor e allenatrice di scrittura creativa, che mi sono occupata per tanti anni di marketing. </p><p>Quello che non sai &#232; che oggi sto studiando per diventare anche altro. </p><p>Riprender&#242; le parole della newsletter di febbraio, in cui mi sono presentata ai nuovi iscritti e alle nuove iscritte. </p><blockquote><p>Sono convinta che le parole, se usate bene, possano essere il veicolo di una nuova idea di societ&#224;. Tutto sta proprio a capire come utilizzarle nel modo corretto.</p><p>Io questo modo corretto non ce l&#8217;ho, ma studio costantemente per cercarlo, ponendomi sempre nuove domande.</p><p>Perch&#233; riflettere su cosa facciamo, su come lo facciamo e sul perch&#233; lo facciamo e lo facciamo in questo modo o quell&#8217;altro &#232;, secondo me, l&#8217;atteggiamento giusto per arrivare a una nuova dialettica.</p><p>Voglio riflettere sull&#8217;<strong>educazione</strong>, sulla <strong>linguistica</strong>, sulla <strong>societ&#224; </strong>e sulla <strong>psicologia umana</strong>. Sul senso delle parole che scegliamo, sul loro peso. E voglio farlo con gli strumenti offerti dai libri (letteratura, saggistica divulgativa) e dall&#8217;arte. Voglio farlo col confronto (purch&#233; sia paritario e rispettoso), voglio farlo con lo sguardo della mindfulness, con le lenti dell&#8217;educazione, un ambito che spesso viene relegato alla sola infanzia, ma che &#232; la <strong>costante dell&#8217;esistenza fino al suo ultimo giorno</strong>.</p><p>Tutti questi ambiti potrebbero sembrare completamente slegati fra loro, ma non lo sono affatto, perch&#233; credo fermamente nell&#8217;<strong>autoriflessione come ri-educazione di s&#233;</strong>.</p><p>Noi, in quanto esseri umani pensanti che tendono alla consapevolezza, possiamo scegliere la nuova societ&#224;, una nuova dialettica. E in un&#8217;epoca che ci chiede di non pensare, di non porci domande, in un&#8217;epoca che giudica e addita chi decide di pensare, riflettere, chi non ha le risposte ma si pone in continuazione domande, dobbiamo solo ricordarcelo. Ricordarci che abbiamo una mente pensante, che porsi domande &#232; la strada per essere persone libere. E in questo i libri sono lo strumento pi&#249; potente.</p></blockquote><p><em><strong>Cosa vuol dire tutto questo?</strong></em></p><p>Vuol dire che mi sono rimessa in gioco. Di nuovo ufficialmente sui libri, in un corso accademico e in un percorso di formazione professionale triennale. </p><p>Non &#232; importante l&#8217;ambito specifico, per il momento, &#232; importante piuttosto capire che tipo di studi sto facendo. </p><p>Questi strumenti tecnici che sto acquisendo, oltre a portarmi a due obiettivi pi&#249; grandi, ossia quelli di due certificazioni che mi permetteranno di svolgere due nuove professioni, sono gi&#224; utili per costruire nuovi percorsi dedicati alle parole. </p><p>E tutto questo &#232; possibile anche grazie al recupero di un&#8217;esperienza nella comunicazione aziendale lunga 15 anni. </p><h2>Perch&#233; le parole di febbraio e questo discorso?</h2><p>Perch&#233; &#232; venuto il momento di concretizzare i miei intenti di qualche mese fa. </p><p>Forse non lo sai, ma da mesi, ormai quasi un anno, parlo nei miei canali di due progetti, forse pi&#249; grandi di me, che guidano da tempo il mio lavoro. </p><p>Il primo, chiamato inizialmente Progettone, &#232; diventato oggi, per tutti e tutte, &#8220;Egidio&#8221; (nome molto simpatico proposto da una collega). Egidio sar&#224; un primo passo nella nuova professione che potr&#242; esercitare dopo il percorso accademico e si muove in ambito educativo, ma in modo nuovo. </p><p>Il secondo, per accordo col primo chiamato poi &#8220;Osvalda&#8221; da un&#8217;autrice, &#232; un progetto correlato, che mi permette di unire diverse professionalit&#224;, quelle di oggi e quelle di domani. </p><p>Di fatto, non posso realizzare completamente i due progettoni, &#8220;Egidio&#8221; e &#8220;Osvalda&#8221;, prima dei titoli di studio, ma posso utilizzare gli strumenti in acquisizione per dei percorsi speciali. </p><p></p><h2>Intanto, le abilitazioni acquisite</h2><p>I due percorsi pi&#249; lunghi non sono gli unici affrontati in questo anno complesso. Da settembre 2025, momento in cui ho deciso di tornare sui libri, sono uscita dalla mia comfort zone e ho esplorato ambiti che mai avrei pensato di conoscere. </p><p>Nota personale: questa decisione &#232; sorta dall&#8217;esigenza di fare di pi&#249;. Dopo un momento &#8220;faticoso&#8221; della mia vita privata, mi sono presa del tempo per me, per riflettere in silenzio e tornare a respirare. </p><p>E proprio da qui vengono le tante novit&#224;. Dal respiro. </p><p>Dopo un&#8217;adolescenza difficile e l&#8217;incontro con il training autogeno, a circa 22 anni ho iniziato a meditare. Ho cominciato con pratiche di diverso tipo, per comprendere quale fosse quella pi&#249; vicina al mio sentire. </p><p>Ma non voglio annoiarti con altri dettagli. Insomma, ora che la mia pratica &#232; maggiorenne (ho quasi 40 anni, fai tu i conti!), ho deciso di lasciarla camminare con le sue gambe e di trasmettere questa esperienza agli altri. </p><p>Sono diventata quindi Mindfulness Teacher, cos&#236; da poter inserire nei miei percorsi delle brevi tecniche di respirazione. </p><blockquote><p>Piccolo appunto: non mi piace definirmi insegnante (o teacher), ma guida. Una guida che intende offrire gli strumenti acquisiti con studio ed esperienza a chi desidera lavorare sulla propria consapevolezza, ma adottando una postura critica e compassionevole. </p><p>Critica, in termini filosofici, intendendo la capacit&#224; di porsi e porre domande, con curiosit&#224; e sguardo sempre nuovo (<strong>mente del principiante</strong>); compassionevole, ossia in linea con un altro dei sette pilastri della meditazione mindfulness, il <strong>non giudizio</strong>. </p></blockquote><p>Da questa scelta, nasce un nuovo percorso di incontro tra <strong>meditazione e scrittura</strong> e inizia un nuovo approccio alla pratica artistica, che diventa, al contrario di quella destinata a un pubblico, un passo verso se stessi, un&#8217;arte praticata per raggiungere il s&#233; pi&#249; profondo.</p><p>Per tutte le info, ti rimando a questa pagina del mio sito: <a href="https://www.imestieridelleparole.it/mindfulness-e-scrittura/">Mindfulness e scrittura</a>.</p><p>Ci tengo a precisare, per&#242;, che, a differenza di tanti altri servizi (come per es. il coaching), questo percorso richiede costanza, quindi gli incontri (individuali o di gruppo) saranno almeno settimanali. </p><p></p><h2>Meditazione, scrittura e ADHD</h2><p>Anche se non ancora attivo, voglio parlarti di un progetto in costruzione. </p><p>Ma partiamo dagli inizi. </p><p>Circa un anno fa, ho notato che tra le richieste di coaching, dal 2021 a oggi, molte provenivano da persone adulte con diagnosi tardiva di ADHD. Allora mi sono chiesta: <em>come mai? E soprattutto, come posso permettere a queste persone di avvicinarsi alla scrittura col loro sguardo?</em> </p><p>Ecco, non mi sento di chiamarlo disturbo, ma sguardo. Un approccio diverso al mondo e alla conoscenza. </p><p>Dunque, ho affrontato due corsi per diventare tutor ADHD, uno riconosciuto dal Ministero della Salute e uno dal Ministero dell&#8217;Istruzione e del Merito. </p><p>E ora veniamo al punto: a partire da settembre, sar&#224; disponibile un <strong>percorso individuale di mindfulness e scrittura per persone con ADHD</strong>. Brevi esercizi di meditazione e scrittura per migliorare concentrazione e attenzione, per fare pace con una mente iperattiva o stemperare l&#8217;iperfocus, quando diventa nocivo per la persona e per il suo stile di vita. </p><p>Questo tipo di percorso verr&#224; creato <em>su misura per la singola persona</em>, cos&#236; da poter lavorare sulla specificit&#224; delle esigenze. </p><p></p><h2>Infine, la comunicazione digitale e la scelta della gentilezza</h2><p>Ecco che arrivo finalmente alla spiegazione del titolo di questa newsletter. </p><p>Anche qui, una piccola &#8220;biografia professionale&#8221;. </p><p>Sono nata come <em><strong>I mestieri delle parole</strong></em>, sulla scia dei tanti stimoli ricevuti da realt&#224; forse altisonanti sul web. Col tempo, per&#242;, la mia nuova anima creativa, Carol, ha deciso di liberarsi dagli schemi sociali e culturali e ha preso il controllo. </p><p>Per un bel po&#8217;, quindi, sono stata per tutti solo Carol Editor e Coach, nonostante il dominio del mio sito fosse rimasto il precedente. </p><p>Oggi, il mio nome anagrafico &#232; ancora Sara Pambianco, ma Carol &#232; parte di me, una parte preponderante. No, non &#232; uno sdoppiamento della personalit&#224;, ho solo dovuto fare i conti con l&#8217;Io e col Me, come direbbe George Herbert Mead. </p><p>Sono sempre stata Sara, con un nome scelto da altri, con un comportamento adeguato alle norme sociali (e una faticosa responsabilit&#224; sulle spalle fin da bambina). Poi, per&#242;, a un certo punto, dopo un anno in <em>My Life Design Academy</em> (Daniel Lumera), ho visto chiaramente chi fossi davvero e ho deciso di &#8220;incontrarmi&#8221;. Era il 2020. Non solo l&#8217;anno del Covid, ma un anno reso ancora pi&#249; complesso da diverse vicende personali. </p><blockquote><p> <em><strong>Aspetta, aspetta. Ho scelto la spiritualit&#224;, ma sono comunque un&#8217;ex marketer con la formazione manageriale e la necessit&#224; di essere sempre concreta. Il mio percorso personale mi ha solo dato la consapevolezza per essere pi&#249; presente. </strong></em></p></blockquote><p>Tornando a noi e a I Mestieri delle Parole, devi sapere che, quando sono diventata editor, ho deciso di ridurre gradualmente il mio lavoro con le aziende. Nel giro di qualche anno, ho salutato i miei clienti e ho proseguito per la mia strada verso la letteratura. </p><p>Tuttavia, non avrei mai immaginato che avrei portato tanto di quel mondo con me. </p><p>Da un lato, perch&#233; le dinamiche aziendali mi hanno sempre dato un approccio molto pragmatico; dall&#8217;altro, perch&#233; ormai avevo acquisito le conoscenze per analizzare un nuovo mercato, quello dell&#8217;editoria (di cui, infatti, parlo nella rubrica <a href="https://www.youtube.com/watch?v=FiDEFYeo_0w&amp;list=PLOMPgK7U07DrE8xxPlMBPISGhe6BnlVQ5">Ciarle editoriali su Youtube</a>). </p><p>E poi, in fondo, mi ero comunque occupata di parole per pi&#249; di 10 anni, un precedente fondamentale per occuparsi di testi, no?</p><p>In realt&#224;, il percorso &#232; stato molto articolato. Insomma, ho fatto il giro largo. </p><p>Dalla terribile esperienza di uno stage post-lauream, mi sono ritrovata per caso a occuparmi di comunicazione. </p><p>Ed ecco da dove nasce l&#8217;idea, oggi, di riprendere quel percorso in modo nuovo. </p><p>Ho lasciato il digital marketing (con copywriting e content creation) perch&#233; non condividevo molte delle idee di questo mondo. Aggressivit&#224;, insistenza, quasi una persecuzione. </p><p>E poi ci sono i social, di cui ho ormai quasi ventennale esperienza diretta, sia come utente che come professionista. E da qui, il salto dal vendere un prodotto al vendere se stessi &#232; breve (influencer, profili fake, ecc).</p><h2><em>Ma cosa c&#8217;entra tutto questo con la mia attuale professione e con Carol? </em></h2><p>Cercher&#242; di fartela breve. </p><p>Un anno fa, dopo un confronto umanamente disastroso con una collega, mi fermai a riflettere sulla scelta delle parole per comunicare con gli altri. </p><p>Un editor, che dovrebbe essere esperto di &#8220;parole&#8221;, dovrebbe anche saperle scegliere per comunicare con i suoi autori e le sue autrici, e con colleghi e colleghe. </p><p>Tuttavia, non era il primo incontro nefasto nel settore. Possibile? S&#236;, purtroppo. </p><p>Abbiamo parlato spesso di quanto siano difficili le &#8220;stanze editoriali&#8221;, un po&#8217; per la cialtroneria di molti che si improvvisano scrittori, editor o perfino editori, e un po&#8217; per la supponenza (diciamolo, un po&#8217; classista) di alcuni, convinti che occuparsi di letteratura renda migliori degli altri, dunque dia il permesso di trattarli con condiscendenza, se &#8220;sono utili&#8221;, o con disprezzo e superiorit&#224;, se invece non sono di aiuto all&#8217;ego e agli obiettivi professionali. </p><blockquote><p>Altra precisazione: sono sempre molto critica verso questi soggetti, ma non sono &#8220;tutta l&#8217;editoria&#8221;, anzi, ci sono persone davvero interessate a supportare autori e autirci, editori illuminati e editor straordinari (colleghi che stimo moltissimo e con cui mi confronto molto volentieri). </p></blockquote><p>Ho detto che l&#8217;avrei fatta breve e mi sono dilungata ancora, &#232; vero, ma mi &#232; sembrato necessario per mostrarti il ragionamento che mi ha portato poi a &#8220;partorire&#8221; questo nuovo percorso che sto per presentarti. </p><p>Si tratta di un&#8217;iniziativa che unisce l&#8217;esperienza pluriennale nel mondo digitale, quella nella comunicazione e il mio rifiuto categorico dell&#8217;aggressivit&#224;. </p><p>&#200; facile lasciarsi trascinare dal ritmo forsennato a cui ormai corriamo per abitudine e &#8220;imitazione&#8221; degli altri. Facile lasciarsi coinvolgere dal clima competitivo (e spesso distruttivo) che pervade le nostre giornate sia offline che online. </p><p><em>&#200; facile e anche io ci sono finita dentro. Pi&#249; e pi&#249; volte. </em></p><p>Ecco che, per&#242;, entra in gioco la mia anima pi&#249; consapevole, Carol. L&#8217;aggressivit&#224;, la competizione, la corsa senza meta e il menefreghismo diffuso mi facevano (e mi fanno ancora) sentire fuori posto. Ed era un vero e proprio malessere. Non ci dormivo la notte. </p><p><em><strong>Perch&#233; tutto questo? Dove corriamo? E cosa abbiamo risolto dopo aver &#8220;vinto&#8221; una discussione e aver avuto l&#8217;ultima parola? Abbiamo davvero vinto? </strong></em></p><p>E nel frattempo, un&#8217;escalation terribile, accelerata dalla pandemia, che ha portato a conflitti atroci. </p><p>E poi, il ricordo. Di quanto avessero fatto male alcune parole, sia nella sfera privata che in quella lavorativa. E quanto io possa aver utilizzato alcune di quelle parole. Magari in modo meno grave di quanto avessero fatto i miei interlocutori, ma ero entrata nel loop e stavo male. </p><p>Insomma, ora te la faccio davvero breve. </p><h2><strong>Comunicare &#232; fare, &#232; agire, e l&#8217;agire deve tornare a essere un agire consapevole</strong></h2><p>Un agire guidato dalla comprensione non solo del messaggio dell&#8217;altro, ma anche dell&#8217;altro stesso. </p><p>Non ci serve supremazia, non abbiamo bisogno di altri cap&#242; (i &#8220;comannini&#8221;, come si dice dalle mie parti). Abbiamo bisogno di comunit&#224; e soprattutto di incontro. </p><p>Per questo, ho sentito l&#8217;esigenza di lavorare a questo nuovo progetto. </p><p>Dopo <em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=s0QmOmfcYgc&amp;list=PLOMPgK7U07Dp4VkTeqULbhd7i8A2DAb8a">Pensa, prima di parlare</a></em>, rubrica che trovi su <a href="https://www.youtube.com/watch?v=s0QmOmfcYgc&amp;list=PLOMPgK7U07Dp4VkTeqULbhd7i8A2DAb8a">Youtube</a>, arriva il percorso di Educazione alla comunicazione digitale e alla gentilezza. </p><p>Un&#8217;iniziativa che non intende &#8220;dire cosa si pu&#242;/deve dire&#8221; n&#233; &#8220;come lo si deve dire&#8221;, ma che <strong>vuole offrire gli strumenti di riflessione  per l&#8217;agire comunicativo</strong>. </p><p>Pensare, sentire, vivere l&#8217;atto comunicativo come parte cosciente e consapevole di noi. </p><p>So che potr&#224; sembrare retorico, ma credo sia l&#8217;unica strada per incontrarci e tornare a costruire il senso di comunit&#224;. </p><p>Di certo, gli effetti non saranno immediati, e soprattutto non dipenderanno da me, ma voglio fare la mia parte. Dall&#8217;esperienza, dagli scivoloni, dagli studi, tutto ha portato a una crescita e a una nuova competenza.</p><p>Ci ho lavorato un anno intero, in silenzio, e ancora oggi continuo a lavorare e studiare per arricchire sempre di pi&#249; questo percorso. Per-corso. Una strata per l&#8217;altro, una strada per noi, che passa per l&#8217;ascolto attivo e le teorie della comunicazione. </p><p>Un&#8217;iniziativa destinata a scuole, aziende, associazioni, personale medico, operatori, educatori e, pi&#249; in generale, professionisti di ogni ambito e settore, ma dedicato anche a insegnanti, genitori e chiunque decida di far parte di questo cambiamento. </p><p>Trovi tutte le info qui: https://www.imestieridelleparole.it/consulenza-comunicazione-gentile/</p><p></p><h2>Conclusioni</h2><p>Ecco cos&#8217;&#232; stato e cosa sta diventando<em><strong> I Mestieri delle Parole</strong></em>, un luogo di incontro e consapevolezza sempre crescente, una casa di &#8220;riablitazione&#8221; per le parole, per la comunicazione e l&#8217;interazione. Attraverso la lettura consapevole e la letteratura, attraverso la scrittura, il respiro, l&#8217;ascolto e lo sguardo attivo. </p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!xvdP!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3afd2994-7ab3-4f44-806c-c10ef95581c2_1791x569.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!xvdP!, /__u/caroleditorecoach.substack.com/w_424, /__u/caroleditorecoach.substack.com/c_limit, /__u/caroleditorecoach.substack.com/f_webp, /__u/caroleditorecoach.substack.com/q_auto:good, /__u/caroleditorecoach.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3afd2994-7ab3-4f44-806c-c10ef95581c2_1791x569.jpeg 424w, 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Editor]]></dc:creator><pubDate>Wed, 27 May 2026 05:57:12 GMT</pubDate><enclosure url="https://api.substack.com/feed/podcast/193453413/1f6ac817a2826bedf5c83fda02585a52.mp3" length="0" type="audio/mpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Bibliografia per l&#8217;episodio:</p><ul><li><p>Rinascimento al femminile, O. Niccoli, Economica Laterza</p></li><li><p>Le autrici della Letteratura Italiana. Per una storia dal XIII al XXI secolo. A cura di D. De Liso</p></li><li><p>biografie delle poete in Enciclopedia Treccani Online</p></li><li><p>La scrittura e l&#8217;interpretazione. Voll. 2-3</p></li></ul><p>Il materiale qui condiviso &#232; frutto di studio personale, in caso di utilizzo di prega di citare la fonte e l&#8217;autrice.</p>]]></content:encoded></item></channel></rss>