<script data-pm-proxy="intercept"></script><?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Flip It]]></title><description><![CDATA[Rivaluta ciò che pensi su vita, lavoro, creatività e tecnlogia. ]]></description><link>https://flipitnewsletter.substack.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!LSIN!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fac5cbd41-b64b-45c4-bd1b-0555f01234cb_1280x1280.png</url><title>Flip It</title><link>https://flipitnewsletter.substack.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Sat, 05 Sep 2026 07:08:59 GMT</lastBuildDate><atom:link href="/__u/flipitnewsletter.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[flipitnewsletter@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[flipitnewsletter@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[flipitnewsletter@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[flipitnewsletter@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Di cosa parliamo quando parliamo di business]]></title><description><![CDATA[WTF is business (e perch&#233; dovresti averne uno)]]></description><link>https://flipitnewsletter.substack.com/p/wtf-is-business-e-perche-dovresti</link><guid isPermaLink="false">https://flipitnewsletter.substack.com/p/wtf-is-business-e-perche-dovresti</guid><dc:creator><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></dc:creator><pubDate>Sun, 23 Aug 2026 08:31:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/a80bafd4-8fd2-4aa1-8a5c-86f7036b5571_736x522.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Sa di venditore porta a porta.<br>Di tizio in giacca e cravatta, tutto il giorno al telefono a urlare, tra una bestemmia e una striscia di coca.<br>Di lupo di Wall Street.<br>Di Dubai e Lamborghini.</span></p><p><span>Senti come suona male: BUSINESS.</span></p><p><em><span>B&#236;snes.</span></em><span><br>Ew.</span></p><p><span>In italiano sarebbe &#8220;affari&#8221;.<br>Fare affari. <br>Uomo d&#8217;affari.<br>Suona peggio.<br>Che roba &#232; un affare?</span></p><p><span>Che oggetto, che animale &#232;?</span></p><p><span>Usiamo business perch&#233;, tra le due, &#232; quella che fa meno schifo.</span></p><p><span>Eppure una parola bella ce l&#8217;avremmo.<br>Una parola che potrebbe (dovrebbe) essere la pi&#249; bella di tutte, attualmente affossata nel significato di sofferenza, sforzo, obbligo, costrizione, imposizione.</span></p><p><span>Lavoro.</span></p><p><span>Dal latino labor: sofferenza, fatica, pena.<br>In siciliano (sono siciliano), </span><em><span>travagghiu</span></em><span>.</span></p><p><span>Travaglio.<br>Ancora peggio.<br>Guarda l&#8217;etimologia: travaglio, dal latino </span><em><span>trepalium</span></em><span>.</span></p><p><span>Uno strumento di tortura della roma antica.</span></p><p><span>Aiuto&#8230;</span></p><p><span>Ma perch&#233; te ne sto parlando?</span></p><p><span>Perch&#233; sono anni che ci sbatto la testa, e voglio condividere con te questo&#8230; travaglio.</span></p><p><span>Una premessa, io non ho avuto un percorso lineare classico fatto da liceo -&gt; universit&#224; -&gt; ufficio.</span></p><p><span>Se vuoi saperne di pi&#249;, lo racconto </span><a href="/__u/substack.com/@vincenzovitello/p-189980041"><span>nella mia prima newsletter che puoi leggere qui</span></a><span>.</span></p><p><span>Fatto sta, che dopotutto, un lavoro, uno </span><em><span>vero</span></em><span> ce l&#8217;ho avuto.</span></p><p><span>Ero un programmatore.</span></p><p><span>Codice, frameworks, call, Slack e compagnia cantante erano il mio pane.</span></p><p><span>Ho seguito tutti gli step giusti: lo studio, competenza tecnica richiesta, stipendio, contratto.</span></p><p><span>E il futuro che si presume da l&#236; in poi.</span></p><p><span>Non ha funzionato.</span></p><p><span>Ho fallito.</span></p><p><span>E sono tornato a servire ai tavoli.</span></p><p><span>Pensavo che il problema fossi io: non abbastanza bravo, non abbastanza disciplinato, non abbastanza che cazzo ne so, qualcosa.<br>Poi, con i miei tempi e con non poche difficolt&#224;, ho iniziato a sospettare che il problema non fosse la mia incapacit&#224; di fare quel lavoro.</span></p><p><span>Era il lavoro in s&#233;.</span></p><p><span>O meglio: </span><em><span>quella forma</span></em><span> di lavoro. <br>Quella gabbia precisa: la prospettiva che per i prossimi 40 anni avrei avuto quello stipendio o poco pi&#249;, quel ruolo o poco pi&#249;, quella scrivania&#8230; o poco pi&#249;?</span></p><p><span>Ma che rottura di trepalium.</span></p><p><span>Cos&#236;, vuoi un po&#8217; per i libri, un po&#8217; per i contenuti, un po&#8217; per le persone che conoscevo, ho iniziato a guardare il &#8220;business&#8221;, la parolaccia, con occhi diversi.</span></p><p><span>Non per fare la prossima Amazon.</span></p><p><span>Non per inseguire il primo milione. <br>Che poi, magari! <br>Anzi, magari, un giorno.</span></p><p><span>Ma qualcosa di pi&#249; antico e pi&#249; semplice: mettersi al servizio di qualcuno, risolvere un problema vero, essere pagato per quello che sai fare.</span></p><p><span>E poi, andare oltre.</span></p><p><span>Il prossimo progetto, la prossima persona da aiutare, il prossimo servizio da offrire.</span></p><p><span>Non che da programmatore non risolvessi problemi reali, per persone reali.</span></p><p><span>Da qualche parte c&#8217;era una persona reale che beneficiava del mio lavoro.</span></p><p><span>Solo che non la vedevo, e lei non vedeva me.</span></p><p><span>Era tutto troppo impersonale, sterile, strutturato.</span></p><p><span>Quello di cui parlo, invece, &#232; pi&#249; vicino al baratto che alla societ&#224; di consulenza.<br>Pi&#249; vicino all&#8217;artigiano del villaggio che al colletto bianco.<br>Pi&#249; simile a fare la stagione estiva al ristorante, che al lavoro in banca.</span></p><p><span>Per la maggior parte della storia umana, non abbiamo lavorato cos&#236;.</span></p><p><span>Il lavoro non veniva calato dall&#8217;alto.</span></p><p><span>Nessuno ti imboccava mentre ti lobotomizzavi su Netflix.</span></p><p><span>L&#8217;opportunit&#224; te la dovevi creare, cercare.</span></p><p><span>Dovevi essere connesso col tessuto sociale, conoscere le persone, creare rapporti di fiducia reciproca, avere un reale interesse al renderti utile, e un valore da poter dare in cambio di un riconoscimento che poteva essere denaro, cibo, vestiti, sale, aiuto.</span></p><p><span>Il &#8220;posto fisso&#8221; alla Checco Zalone, in cui per met&#224; della tua vita fa quello che </span><em><span>devi</span></em><span> e per la restante met&#224; fai quello che vuoi (entro certi limiti ovviamente), &#232; un&#8217;invenzione recentissima, un paio di secoli, non di pi&#249;.</span></p><p><span>Prima si collaborava quando serviva, per il tempo che serviva, e poi ognuno per la sua strada.</span></p><p><span>E non solo, il te individu&#601; e il te al lavoro non erano entit&#224; separate.</span></p><p><span>Perch&#233; il business vive in quella intersezione tra ci&#242; che sei e ci&#242; che fai, una non esclude l&#8217;altra.</span></p><p><span>Pensa al tuo cognome, al concetto di cognomi.</span></p><p><span>Molti dei cognomi pi&#249; diffusi nascono dal lavoro che per cui era riconosciuto un qualche antenato. Dal suo business.</span></p><p><span>L&#8217;esempio pi&#249; semplice che mi viene &#232; in inglese, ma dovrebbe andar bene lo stesso.</span></p><p><span>Uno dei cognomi anglofoni pi&#249; diffusi &#232; Smith, fabbro.</span></p><p><span>La sua identit&#224; era fusa col suo business.</span></p><p><span>A oggi questa cosa potrebbe essere etichettata come tossica.</span></p><p><span>Perch&#233; tu non sei il tuo lavoro e blablabla.</span></p><p><span>Che se ti ritrovi a fare qualcosa in cui non ti rivedi particolarmente, perch&#233; devi pagare affitto e bollette, &#232; giustissimo.</span></p><p><span>Non sei solo un cameriere, o una contabile, o che ne so.</span></p><p><span>Ma se per te quel lavoro fosse anche il tuo mezzo di espressione pi&#249; autentico?</span></p><p><span>Come programmatore in societ&#224; di consulenza a nessuno fotteva un cazzo della mia passione per lo skate, o del mio punto di vista sulla sostenibilit&#224;. Dovevo saper fare il sito web, come richiesto.</span></p><p><span>Punto.</span></p><p><span>Come copywriter freelance invece la mia passione per lo skate o il mio punto di vista sulla sostenibilit&#224; possono essere proprio il motivo per cui scegli di lavorare con me e non con qualcun altro.</span></p><p><span>Magari un giorno il cognome della mia famiglia sar&#224; Copyskater, sarebbe epico.</span></p><p><span>Comunque.</span></p><p><span>L&#8217;idea di entrare in un posto e restarci 30/40 anni, pu&#242; dare sicurezza.</span></p><p><span>Pu&#242; sembrare comoda.</span></p><p><span>A parte che oggigiorno tutta sta sicurezza&#8230; non saprei.</span></p><p><span>A me sembra pi&#249; una trappola.</span></p><p><span>Un contentino.</span></p><p><span>Quel tanto che basta per tenerci buoni, dentro al sistema, e non farci fare troppe domande.</span></p><p><span>Una certezza, che di certa ha solo l&#8217;illusione.</span></p><p><span>Che poi, fosse aperta a tutt&#601;, questa certezza.</span></p><p><span>Avrai notato che negli ultimi decenni la barriera all&#8217;ingresso di questo sistema delle certezze si &#232; alzata notevolmente.</span></p><p><span>Seguire il percorso tracciato e imboccare quella via non &#232; come una volta, non &#232; pi&#249; aperta tutt&#601; come ai tempi della rivoluzione industriale, o della Fiat, o della Coop.</span></p><p><span>A quei tempi il sistema andava costruito, e c&#8217;era spazio per tutt&#601;.</span></p><p><span>Ora il sistema &#232; &#8220;stabile&#8221;, ed entrare non &#232; facile.</span></p><p><span>&#200; una fatica enorme.</span></p><p><span>Devi lasciare il tuo paese, i tuoi amici, la tua famiglia, le tue radici e lanciarti in anni di studio pesanti, duri, sottovalutati. Che poi servono solo a partorire un ingranaggio standardizzato e sostituibile, pronto per essere immesso nel macchinario.</span></p><p><span>Non voglio dire che se hai fatto l&#8217;universit&#224; sei un ingranaggio standard, ovviamente non lo sei.</span></p><p><span>La tua esperienza, i tuoi trascorsi, il tuo punto di vista sul mondo, la musica che ascolti, i libri che leggi, i film che guardi, le relazioni e le conversazioni che hai avuto hanno creato un individu&#601; irripetibile.</span></p><p><span>Solo che non &#232; cos&#236; che ti vede il sistema.</span></p><p><span>Se il sistema ha bisogno di te come individuo irripetibile, perch&#233; cazzo il percorso per entrarci sembra progettato per renderti intercambiabile?</span></p><p><span>E aver seguito il percorso non basta nemmeno pi&#249;.</span></p><p><span>Perch&#233; anche a quel punto dovrai abbandonare tutto quello che conosci per rincorrere &#8220;l&#8217;opportunit&#224;&#8221;, nella citt&#224; dove potresti essere richiesto o richiesta. E devi abbassare la testa e le aspettative, beccarti lo stage sottopagato, il contratto precario, il nonnismo di quei quattro dinosauri che il posto fisso non lo lasceranno mai, che hanno avuto (quasi) tutto servito e pretendono pure di insegnarti come si vive.</span></p><p><span>Tutto questo, per?</span></p><p><span>Per la &#8220;certezza&#8221; di quei 1500, 2000 euro?</span></p><p><span>A che costo?</span></p><p><span>Ma poi, da dove arrivano quei 1500, 2000 euro?</span></p><p><span>Sono solo una fettina del business di qualcun altro.</span></p><p><span>Il mio ottimo stipendio da programmatore, era la briciolina del business del mio capo.</span></p><p><span>Detto questo veniamo alla parte scomoda.</span></p><p><span>Anzi, voglio prima dire una cosa.</span></p><p><span>Non &#232; che voglio demonizzare &#8220;il sistema&#8221;. <br>I discorsi polarizzati non fanno per me. <br>E nemmeno devi darmi retta, potrei tranquillamente essere un pazzo che combatte con i mulini a vento. <br>Magari un&#8217;altra persona, al posto mio la societ&#224; di consulenza non l&#8217;avrebbe mai lasciata. <br>E va bene cos&#236;, avrebbe comunque potuto trovare soddisfazione ed equilibrio in quel senso di sicurezza che si avverte quando si nuota sotto un pesce pi&#249; grosso.</span></p><p><span>Solo che quella persona non ero io.</span></p><p><span>E ne pago le conseguenze, perch&#233; sono lontano dall&#8217;aver risolto l&#8217;equazione.</span></p><p><span>Nel mondo online chi ti parla in questi termini sembra sempre aver capito tutto.</span></p><p><span>Non &#232; cos&#236;.</span></p><p><span>Di certo non per me.</span></p><p><span>Io ho capito solo che ero in trappola e dovevo uscirne.</span></p><p><span>Che &#232; ottimo.</span></p><p><span>Per uscire dalla trappola bisogna sapere di esserci dentro.</span></p><p><span>Ma saperlo, non rende automaticamente liber&#601;.</span></p><p><span>Anzi, intanto mi ha fatto riportare le chiappe al ristorante.</span></p><p><span>E poi mi ha sbattuto in faccia tutti i miei demoni: la procrastinazione, il senso di inferiorit&#224;, la paura del rifiuto, la sindrome dell&#8217;impostore, il non sapere quanto valgo, l&#8217;autogestione.</span></p><p><span>Cose che finch&#233; stai dentro al sistema, tutto sommato non sono un problema.</span></p><p><span>Hai firmato un patto: ci sono cose che </span><em><span>devi</span></em><span> fare, per poter continuare a nuotare sotto al pesce grosso.</span></p><p><span>Devi essere in ufficio alle 9. Devi svolgere quel compito. Devi seguire il programma.</span></p><p><span>Ma appena inizi a nuotare da sol&#601; queste cose non te le impone nessuno.</span></p><p><span>Devi imparare a fare tutto da te.</span></p><p><span>Intanto devi imparare a procurarti il cibo (o il lavoro) da sol&#601;, perch&#233; nessun pesce grosso ti far&#224; arrivare le sue briciole dall&#8217;alto.</span></p><p><span>E te lo dico perch&#233; ci sto passando: sulla carta &#232; semplice, ma non &#232; facile.</span></p><p><span>Tu hai bisogno di X, io so fare X. Ci accordiamo su un prezzo, io ti fornisco X, tu mi dai i soldi pattuiti e siamo felici.</span></p><p><span>No?</span></p><p><span>Beh&#8230;</span></p><p><span>Poi devi conoscere il tuo vero valore, in cosa ti distingui, quali sono i tuoi punti di forza, le tue debolezze, cosa offrire al mercato, come renderti utile e a chi.</span></p><p><span>Devi imparare a gestire la sindrome dell&#8217;impostore, gli orari, i soldi, lo studio, la vita.</span></p><p><span>Devi stabilire se, quanto, come e quando farti pagare, perch&#233; non c&#8217;&#232; nessuno a decidere che il tuo salario &#232; di X&#8364;.</span></p><p><span>&#200; come camminare al buio, in un tunnel, e mentre cerchi di andare avanti da qualsiasi lato ti arrivano schiaffi e sassi, senza che tu possa vederli.</span></p><p><span>Ma intravedi la luce in fondo.</span></p><p><span>La luce della libert&#224;.</span></p><p><span>Forse una libert&#224; meno romantica e instagrammabile di quello che si potrebbe pensare.</span></p><p><span>Una libert&#224; che arriva a un costo: devi prenderti tutte le responsabilit&#224;.</span></p><p><span>Dei tuoi successi, dei tuoi fallimenti, dei tuoi errori.</span></p><p><span>E nel momento esatto in cui sto scrivendo, mi trovo in questa situazione: ho il portafoglio in mano e sto pagando il prezzo della libert&#224;, non con i soldi ma con la responsabilit&#224;.</span></p><p><span>Una responsabilit&#224;, sia chiaro, che non mi sentivo pronto a prendere.</span></p><p><span>Ma quindi, cos&#8217;&#232; il business, perch&#233; lo voglio e perch&#233; dovresti anche tu?</span></p><p><span>Il business non &#232; un modo per arricchirsi.<br>Quella, in teoria, &#232; una conseguenza. Una possibilit&#224;.</span></p><p><span>Il business &#232; un modo per diventare pienamente responsabile di te stess&#601;.</span></p><p><span>E la responsabilit&#224; comporta la possibilit&#224; di scegliere.</span></p><p><span>La possibilit&#224; di scegliere comporta la libert&#224;.</span></p><p><span>Libert&#224; di scegliere cosa fare, con chi farlo, quando farlo, da dove.</span></p><p><span>La libert&#224; di dire no.</span></p><p><span>Di dire quello che ti pare, in realt&#224;.</span></p><p><span>Tanto la responsabilit&#224; &#232; tua.</span></p><p><span>La libert&#224; di smettere di considerare la tua vita e il tuo lavoro come cose separate.</span></p><p><span>Perch&#233; il business, per come lo intendo io, non le separa, le sublima.</span></p><p><span>Se cresci tu, cresce il tuo business.</span></p><p><span>Se migliori in ci&#242; che fai, cresce il tuo business.</span></p><p><span>Se cresce il tuo business, cresci tu.</span></p><p><span>Magari sono solo le elucubrazioni di un povero pazzo che scrive dal tavolo della cucina di casa, ma la libert&#224; di cui parlo la vedo, conosco persone che l&#8217;hanno raggiunta.</span></p><p><span>E non sono troppo diverse da me, o da te.</span></p><p><span>Quindi sto lavorando per conquistarla.</span></p><p><span>Il business per me &#232; uno specchio, il pi&#249; onesto e pi&#249; scomodo che ho mai trovato per guardare me stesso.</span></p><p><span>Quello che mi ha permesso di chiedermi cosa voglio, dove voglio andare, chi voglio aiutare, qual &#232; il mio valore, cosa ho da offrire e cosa mi serve per poterlo fare.</span></p><p><span>Lo specchio che mi ha mostrato i miei difetti, le mie mancanze e le lacune che devo colmare.</span></p><p><span>Da parte mia non arriver&#224; mai il tutorial per diventare ricc&#601; in 5 semplici step.</span></p><p><span>Anche perch&#233;, se esistono questi step, non li conosco.</span></p><p><span>Non smetteremo di parlare di vita, di questioni profonde, di filosofia, di libri.</span></p><p><span>Ma parleremo anche di marketing, di copywriting, di storytelling, di vendita, di prodotti.</span></p><p><span>Perch&#233; per me questi argomenti si intrecciano profondamente.</span></p><p><span>E ti prometto che lo far&#242; sempre a modo mio, un po&#8217; irriverente e sempre attento a toccare i nervi scoperti.<br><br>Anzi, presto ti parler&#242; di marketing.</span></p><p><span>Altra brutta parola.</span></p><p><span>Suona proprio male.</span></p><p><span>Allora perch&#233; se suona cos&#236; male, sono passato dal fare il programmatore a occuparmi di marketing?</span></p><p><span>Odio il marketing.</span></p><p><span>Eppure lo amo.</span></p><p><span>Dai, fammi sapere che ne pensi.</span></p><p><span>Magari anche tu stai camminando sul mio stesso sentiero, cercando di costruire qualcosa di tuo. <br>Raccontami come sta andando, ti aspetto.</span></p><p><span>Un abbraccio,</span></p><p><span>Vincenzo</span></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://flipitnewsletter.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="/__u/flipitnewsletter.substack.com/subscribe"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Nel 2026 ho commesso tutti gli errori che potevo. Ecco cosa mi hanno insegnato.]]></title><description><![CDATA[Scusa.]]></description><link>https://flipitnewsletter.substack.com/p/nel-2026-ho-commesso-tutti-gli-errori</link><guid isPermaLink="false">https://flipitnewsletter.substack.com/p/nel-2026-ho-commesso-tutti-gli-errori</guid><dc:creator><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></dc:creator><pubDate>Mon, 17 Aug 2026 08:01:47 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!LSIN!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fac5cbd41-b64b-45c4-bd1b-0555f01234cb_1280x1280.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Scusa.</span></p><p><span>Sono sparito per un po&#8217;.</span></p><p><span>Magari non te ne sei nemmeno accort&#601;. Magari, invece, ti sei chiest&#601; che fine avessi fatto.</span></p><p><span>Sedermi davanti al foglio bianco oggi &#232; pi&#249; difficile di qualche mese fa.</span></p><p><span>Ma sono qui lo stesso.</span></p><p><span>Non per scrivere una newsletter che spacchi e scali le classifiche.</span></p><p><span>Voglio fare qualcosa di forse pi&#249; difficile. E sicuramente pi&#249; raro.</span></p><p><span>Dire la verit&#224;.</span></p><p><span>Nel mondo online tutto dev&#8217;essere perfetto.</span></p><p><span>Il progetto deve funzionare, il personal brand deve crescere, tu devi essere sempre sul pezzo.</span></p><p><span>Mostrare difetti e fragilit&#224; comporta il rischio di perdere audience.</span></p><p><span>Fortunatamente, a me dell&#8217;audience non frega un cazzo.</span></p><p><span>Mi interessa creare un rapporto sano con te e con le persone che mi leggono.</span></p><p><span>E questo significa condividere la verit&#224;, non la versione di me che vorrei mostrarti.</span></p><p><span>Quindi eccomi qui.</span></p><p><span>A raccontarti la mia caduta, quello che ho capito mentre cadevo e cosa sto facendo per rialzarmi.</span></p><p><span>Leggeranno in pochi, vabb&#232;.</span></p><p><span>Magari anche tu hai avuto dei picchi negativi ultimamente. Magari questo caldo ha stroncato anche te. Magari, per qualche motivo, queste parole ti faranno sentire capit&#601;.</span></p><p><span>Se &#232; cos&#236;, resta.</span></p><p><span>Torniamo su insieme.</span></p><h2><strong><span>Gli ultimi mesi sono stati un casino.</span></strong></h2><p><span>E nelle ultime settimane ho accusato il colpo.</span></p><p><span>Di brutto.</span></p><p><span>Cos&#236; mi sono seduto e ho fatto quello che ho sempre fatto quando non capisco pi&#249; cosa mi sta succedendo: ho scritto.</span></p><p><span>Ho provato a guardarmi da fuori.</span></p><p><span>Non come si guarda un fallito da giudicare, ma come si guarda un amico in difficolt&#224;: con amore, compassione e voglia di aiutarlo.</span></p><p><span>Mi sono chiesto cosa non stesse funzionando, perch&#233;.</span></p><p><span>Che cosa posso capire, su me stesso, osservando il modo in cui sono caduto?</span></p><p><span>E soprattutto cosa posso fare per tornare in carreggiata.</span></p><p><span>Ne &#232; uscita una lista.</span></p><p><span>Quindi eccola qua: la lista ordinata dei miei errori.</span></p><p><span>Cos&#236; puoi usarla contro di me.</span></p><h3><strong><span>Ho ricominciato a fumare.</span></strong></h3><p><span>Partiamo dalla pi&#249; dura.</span></p><p><span>A giugno 2025 avevo deciso che non avrei mai pi&#249; fumato una sigaretta.</span></p><p><span>E cos&#236; &#232; stato.</span></p><p><span>Non credo di essere mai stato cos&#236; fiero di qualcosa.</span></p><p><span>Il desiderio era sparito.</span></p><p><span>Completamente.</span></p><p><span>Poi, un giorno di gennaio, lo stress del dopo lavoro ha bussato alla porta.</span></p><p><span>&#200; tornato quel pensiero che credevo morto: </span><em><span>una sigarettina. Non fa niente. &#200; tutto sotto controllo.</span></em></p><p><span>Sto cazzo sotto controllo.</span></p><p><span>Oggi, 15 agosto 2026, mentre scrivo queste parole al tavolo della cucina, sto combattendo con il mio cervello che mi chiede di accendere la prima sigaretta della giornata.</span></p><p><span>Quella sigaretta di gennaio &#232; stata pi&#249; importante di quanto pensassi.</span></p><p><span>Non perch&#233; mi abbia fatto ricominciare a fumare.</span></p><p><span>Ma perch&#233; mi ha dato il permesso di ricominciare a trattarmi male.</span></p><p><span>Ha piantato il seme della vergogna, della bassa autostima, di quella voce che ti dice che sei un fallito. Ogni singolo tiro di sigaretta &#232; stata una ferita autoinflitta.</span></p><p><span>E dalla vergogna, dalla bassa autostima, dalla sensazione di essere un fallito, non nasce niente di buono.</span></p><p><span>Al massimo nasce il desiderio di migliorare, e non &#232; cos&#236; facile per tutt&#601;.</span></p><p><span>Sto scrivendo anche per questo: per estirpare quella pianta.</span></p><p><span>Se anche tu stai combattendo con questo vizio di merda, non sei sol&#601;.</span></p><p><span>C&#8217;&#232; una cosa che ho capito: non posso permettermi di pensare che il problema sia risolto per sempre.</span></p><p><span>Probabilmente potr&#242; sempre avere voglia di fumare.</span></p><p><span>E dovr&#242; sempre dire di no.</span></p><p><span>Ti dico di pi&#249; tra un po&#8217;.</span></p><p><span>Intanto, piano piano, dal quel piccolo gesto, &#232; nata una conseguenza.</span></p><h3><strong><span>Ho tradito la mia stessa filosofia della presabbene.</span></strong></h3><p><span>Qualche tempo fa avevo scritto una </span><a href="/__u/flipitnewsletter.substack.com/publish/post/192963580"><span>newsletter sulla mia filosofia della presabbene.</span></a></p><p><span>Era vera.</span></p><p><span>Lo &#232; ancora.</span></p><p><span>Solo che nel frattempo ho fatto l&#8217;esatto contrario.</span></p><p><span>Mi sono preso male.</span></p><p><span>L&#8217;estate &#232; stata il colpo di grazia.</span></p><p><span>Il caldo killer.</span></p><p><span>Il ristorante che tra giugno e luglio mi ha spaccato.</span></p><p><span>La difficolt&#224; nel portare avanti il freelancing.</span></p><p><span>Il peso sul cuore che aumentava a ogni tiro.</span></p><p><span>E quella spirale bastarda: pi&#249; ero preso male, meno energie avevo.</span></p><p><span>Meno energie avevo, pi&#249; mi prendevo male.</span></p><p><span>Fino a non capire pi&#249; da dove iniziare per uscirne.</span></p><h3><strong><span>Ho smesso di fare le cose che mi rendevano felice.</span></strong></h3><p><span>Questa, forse, &#232; stata la cazzata pi&#249; grande.</span></p><p><span>Lo skateboard &#232; rimasto nell&#8217;angolo tra la libreria e la porta d&#8217;ingresso per mesi.</span></p><p><span>Le passeggiate nella natura sono diventate una fonte di stress invece che di connessione.</span></p><p><span>Ho quasi smesso di leggere.</span></p><p><span>Ho quasi smesso di scrivere sul diario.</span></p><p><span>Ho dimenticato la newsletter.</span></p><p><span>&#8220;Allenamento&#8221; era una parola sconosciuta.</span></p><p><span>Vedere gli amici, un evento straordinario.</span></p><p><span>E tutto per una ragione apparentemente intelligente: sono caduto nella trappola della produttivit&#224;.</span></p><p><em><span>Ho poche energie e tante cose da fare. Se devo spenderle, devo farlo in qualcosa di produttivo.</span></em></p><p><span>Geniale.</span></p><p><span>Cos&#236; non facevo n&#233; le cose produttive n&#233; quelle che mi facevano stare bene.</span></p><p><span>Non capivo che erano proprio quelle cose apparentemente inutili a ricaricarmi.</span></p><p><span>Cos&#236; sono rimasti solo caff&#232;, divano, sigarette.</span></p><p><span>E un peso sul cuore.</span></p><p><span>Quindi&#8230;</span></p><h3><strong><span>Mi sono isolato.</span></strong></h3><p><span>&#200; venuto di conseguenza.</span></p><p><span>Ho smesso di vedere le persone che mi facevano bene.</span></p><p><span>Ho smesso di leggere libri che mi facevano bene.</span></p><p><span>Ho smesso di consumare contenuti che mi facevano bene.</span></p><p><span>L&#8217;ho gi&#224; detto altre volte: </span><strong><span>l&#8217;ambiente &#232; pi&#249; potente della volont&#224;.</span></strong></p><p><span>E io mi sono costruito un ambiente perfetto per stare male.</span></p><p><span>Solo.</span></p><p><span>Stanco.</span></p><p><span>Chiuso nella mia testa.</span></p><p><span>Libero di accartocciarmi su me stesso.</span></p><p><span>E, inevitabilmente, di influenzare negativamente anche la vita della persona pi&#249; vicina a me, che da me merita solo amore e supporto.</span></p><h3><strong><span>Ho smesso di scrivere Flip It.</span></strong></h3><p><span>Questa &#232; stata forse la pi&#249; difficile da ammettere.</span></p><p><span>Probabilmente non ci sarei arrivato senza parlarne con </span><span class="mention-wrap" data-attrs="{&quot;name&quot;:&quot;Donato De Tullio&quot;,&quot;id&quot;:378248607,&quot;type&quot;:&quot;user&quot;,&quot;url&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c97578d4-610a-4ffb-bcb1-631a245d8fc8_3392x2544.jpeg&quot;,&quot;uuid&quot;:&quot;4c19238c-f1bb-4613-986a-6845f53c4c20&quot;}" data-component-name="MentionToDOM"></span><span>, che in questo periodo &#232; stato un vero amico.</span></p><p><span>Lo ammetto: ho fretta.</span></p><p><span>Ho fretta di lasciare la ristorazione e dedicarmi a tempo pieno al mio lavoro come copywriter. </span></p><p><span>Ho fretta di leggere tutti i libri che non ho letto, di scrivere le cose che non ho scritto, </span>di viaggiare, di sposarmi, di <span>scattare le foto che non ho scattato, chiudere i trick che non ho chiuso.</span></p><p><span>Lo so che la gatta frettolosa fa i gattini ciechi.</span></p><p><span>Lo so che le cose importanti richiedono tempo.</span></p><p><span>Lo so che servono basi solide.</span></p><p><span>Ma a un certo punto ho smesso di saper aspettare.</span></p><p><span>All&#8217;inizio Flip It e il freelancing erano due progetti paralleli.</span></p><p><span>Poi ho iniziato, senza accorgermene, a vedere Flip It come </span><strong><span>il mezzo</span></strong><span> per arrivare al risultato. </span></p><p><span>Con l&#8217;ancora di salvezza.</span></p><p><span>E l&#236; ho fatto il casino.</span></p><p><span>Ogni pezzo ha iniziato a portarsi addosso un peso che non gli apparteneva.</span></p><p><span>Doveva essere all&#8217;altezza dei precedenti.</span></p><p><span>Non scrivevo pi&#249; per dire qualcosa di importante.</span></p><p><span>Scrivevo perch&#233; dovevo ottenere qualcosa.</span></p><p><span>Un risultato.</span></p><p><span>Una crescita.</span></p><p><span>Un cliente.</span></p><p><span>Un&#8217;opportunit&#224;.</span></p><p><span>E quando qualcosa che ami diventa un mezzo per ottenere qualcos&#8217;altro, prima o poi smetti di amarlo.</span></p><p><span>Cos&#236; ho smesso di scrivere.</span></p><p><span>Non &#232; stata una decisione attiva.</span></p><p><span>&#200; stata la conseguenza naturale di quel disallineamento.</span></p><p><span>Flip It non &#232; un funnel.</span></p><p><span>Non &#232; una strategia.</span></p><p><span>Non &#232; il mio biglietto da visita.</span></p><p><span>&#200; un racconto.</span></p><p><span>Una porta di ingresso a nuovi punti di vista.</span></p><p><span>Una relazione.</span></p><p><span>Da quando Donato mi ha aiutato a rimettere a fuoco questa cosa, le idee sono tornate.</span></p><p><span>E con loro &#232; tornata la voglia di scrivere.</span></p><p><span>Tanta.</span></p><h2><strong><span>Quindi s&#236;.</span></strong></h2><p><span>Ho vibrato mooolto basso.</span></p><p><span>Ultimamente sono intrippato con Jung.</span></p><p><span>Se Jung potesse leggermi, probabilmente direbbe che mi sono fatto controllare dalla mia Ombra.</span></p><p><span>E forse avrebbe ragione.</span></p><p><span>Non puoi riconoscere la Luce se non impari a riconoscere il suo opposto.</span></p><p><span>Per sapere cosa &#232; alto, devi sapere cosa &#232; basso.</span></p><p><span>Forse questo periodo mi serviva.</span></p><p><span>Forse alcune difficolt&#224; dovevo attraversarle per vedere qualcosa di me che, altrimenti, non avrei mai visto.</span></p><p><span>Mah, non lo so.</span></p><p><span>So solo che adesso voglio tornare su.</span></p><p><span>Non con una grande rivoluzione.</span></p><p><span>Con le cose semplici.</span></p><p><span>Quelle che funzionano anche quando non hai voglia.</span></p><p><strong><span>Scrivere ogni giorno: </span></strong><span>per me o per i clienti.</span></p><p><strong><span>Gestire lo stress e prendermi cura di me: </span></strong><span>respirazione, meditazione, yoga, journaling.</span></p><p><strong><span>Fare cose che mi danno energia: </span></strong><span>skateboard, allenamento, giocare con il cane, creare.</span></p><p><strong><span>Prendermi cura dei rapporti profondi: </span></strong><span>la famiglia da cui vengo e quella che mi sono costruito.</span></p><p><span>E soprattutto: </span><strong><span>scegliere meglio le influenze a cui mi espongo.</span></strong></p><p><span>Questa &#232; la pi&#249; importante.</span></p><p><span>Viviamo in un mondo che guadagna quando siamo soli, disillusi e insoddisfatti.</span></p><p><span>E quando sei in quello stato, la forza di volont&#224; pu&#242; non bastare.</span></p><p><span>L&#8217;ho vissuto.</span></p><p><span>Le persone giuste, invece, hanno un potere enorme.</span></p><p><span>Ho la fortuna di averne incontrate alcune.</span></p><p><span>Probabilmente stanno leggendo questa newsletter.</span></p><p><span>Grazie, ragazz&#601;.</span></p><p><span>Non ci vediamo quanto vorrei.</span></p><p><span>Ma ogni volta che succede torno a casa pi&#249; ricco.</span></p><p><span>Con nuove idee.</span></p><p><span>Nuovi schemi mentali.</span></p><p><span>Nuove possibilit&#224;.</span></p><p><span>Come se per qualche ora avessi avuto accesso a una frequenza diversa.</span></p><p><span>A volte semplicemente basta questo: </span><strong><span>le persone giuste.</span></strong></p><h2><strong><span>E il fumo?</span></strong></h2><p><span>Voglio chiudere con questo perch&#233; &#232; un esempio perfetto di quello che ho capito in questi mesi.</span></p><p><span>Prima di accendere una sigaretta, succede una cosa.</span></p><p><span>La tua mente te la chiede.</span></p><p><span>Se sei abituato a fumare, probabilmente non te ne accorgi nemmeno.</span></p><p><span>Stai facendo i cazzi tuoi.</span></p><p><span>Poi arriva lui:</span></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!jYK1!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F70cf8b20-166c-47a1-a8f1-95609aa42fcd_373x296.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!jYK1!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_424, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_webp, /__u/flipitnewsletter.substack.com/q_auto:good, 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data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/70cf8b20-166c-47a1-a8f1-95609aa42fcd_373x296.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:296,&quot;width&quot;:373,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;Fumate. - Griffin Fumate! - quickmeme&quot;,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="Fumate. - Griffin Fumate! - quickmeme" title="Fumate. - Griffin Fumate! - quickmeme" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!jYK1!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_424, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_auto, /__u/flipitnewsletter.substack.com/q_auto:good, 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pensiero.</span></p><p><em><span>Puoi dire &#8220;no&#8221;.</span></em></p><p><span>E basta.</span></p><p><span>Non devi convincerti.</span></p><p><span>Non devi iniziare una guerra mentale.</span></p><p><span>Riconosci il pensiero e torni a fare quello che stavi facendo.</span></p><p><span>Nel mio caso, quando ho smesso la prima volta, il desiderio &#232; sparito in pochi giorni.</span></p><p><span>Dovevo solo dire qualche no.</span></p><p><span>E quando ho ricominciato, l&#8217;ho fatto perch&#233; avevo dimenticato una cosa fondamentale: </span><strong><span>non ero guarito dal vizio. Avevo semplicemente smesso di alimentarlo.</span></strong></p><p><span>Non bastano sei o sette mesi per guarire da un vizio durato anni.</span></p><p><span>La scomparsa del sintomo, non necessariamente vuol dire che &#232; sparita la &#8220;malattia&#8221;.</span></p><p><span>Ci vuole&#8230; tempo.</span></p><p><span>La cosa positiva &#232; meno fumi, pi&#249; &#232; facile dire di no.</span></p><p><span>Ma magari sul tema ci scriver&#242; un pezzo intero, fammi sapere se ti interessa.</span></p><p><span>Per oggi basta cos&#236;.</span></p><p><span>Quello che dovevo dire l&#8217;ho detto, quello che dovevo fare l&#8217;ho fatto.</span></p><p><span>Sono tornato.</span></p><p><span>Ho ricominciato a scrivere e finito questo pezzo, ho gi&#224; pronto il prossimo.</span></p><p><span>Quindi forse, per adesso, &#232; abbastanza.</span></p><p><span>Ciao,</span></p><p><span>Vincenzo</span></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://flipitnewsletter.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti ora&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="/__u/flipitnewsletter.substack.com/subscribe"><span>Iscriviti ora</span></a></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Dille (o digli) che l'ami]]></title><description><![CDATA[Ricorda a chi vuoi bene quanto gli vuoi bene.]]></description><link>https://flipitnewsletter.substack.com/p/dille-o-digli-che-lami</link><guid isPermaLink="false">https://flipitnewsletter.substack.com/p/dille-o-digli-che-lami</guid><dc:creator><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></dc:creator><pubDate>Wed, 22 Jul 2026 14:45:23 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!LSIN!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fac5cbd41-b64b-45c4-bd1b-0555f01234cb_1280x1280.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altra sera ero in macchina di ritorno da questo posto magnifico.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!DT1r!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa56afd1c-4506-4b0d-8249-35443fa998e3_3024x3760.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!DT1r!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_424, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_webp, /__u/flipitnewsletter.substack.com/q_auto:good, 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messaggio.</p><p>Alcune di queste persone non le sentivo da anni, senza un particolare motivo. </p><p>Volevo solo ricordare loro quanto bene gli voglio, che sono grato del tempo passato insieme.</p><p>Non importa se non ci sentiamo, se non ci vediamo, se non ci sentiremo o vedremo mai pi&#249;. </p><p>Quello che provo non cambia, e quello che &#232; stato lo porter&#242; dentro per sempre. </p><p>E piuttosto che tenerlo per me, ho deciso di rendere partecipi i diretti interessati, le dirette interessate.</p><p>Cos&#236; ho mandato quei messaggi.</p><p>E in cambio ho ottenuto la cosa pi&#249; bella di tutte: amore ricambiato. </p><p>Probabilmente mentre leggi questa newsletter sai di essere stat&#601; una di quelle persone. </p><p>Volevo solo dirti grazie.</p><p>Sicuramente anche tu hai qualcuno a cui tieni, che non senti o non vedi da un po&#8217;.</p><p>Fai una cosa: chiamal&#601;, manda un messaggio, dille o digli quanto gli vuoi bene e quanto sei grat&#601; per il vostro rapporto. </p><p>Augura loro il meglio.</p><p>Magari non cambier&#224; niente.</p><p>O magari cambia tutto.</p><p>Ma intanto, per un attimo, qualcuno si sentir&#224; meno sol&#601;.</p><p>E forse anche tu.</p><p>Un abbraccio,</p><p>Vincenzo</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://flipitnewsletter.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto Flip It. Condividi queste parole con qualcuno a cui vuoi bene, oppure iscriviti alla newsletter se ti va di leggere altre cose interessanti (non saranno sempre cos&#236; sentimentali).</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Smetti di sognare]]></title><description><![CDATA[Il vero motivo per cui procrastini ci&#242; che per te &#232; importante]]></description><link>https://flipitnewsletter.substack.com/p/i-sogni-ci-rubano-il-presente</link><guid isPermaLink="false">https://flipitnewsletter.substack.com/p/i-sogni-ci-rubano-il-presente</guid><dc:creator><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></dc:creator><pubDate>Sat, 11 Jul 2026 08:37:05 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MdVr!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4b1d7f33-cbd7-4cf9-8a94-ca4cdc9fa97e_1440x1140.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>Stai sognando troppo?</span></p><p><span>L&#8217;altro giorno ero in macchina, diretto al ristorante dove faccio il cameriere, pronto a iniziare il mio turno.</span></p><p><span>Forse non dovrei dirlo, ma solitamente quando guido tengo una cuffietta e faccio partire uno dei podcast/video che ho salvato nei guarda pi&#249; tardi.</span></p><p><span>Stavo ascoltando un&#8217;intervista, quando arriva questa frase: &#8220;i sogni ci rubano il presente&#8221;.</span></p><p><span>Ahia.</span></p><p><span>Detto a uno che sogna di vivere libero, senza capi, </span>facendo un lavoro che conta<span> per pochi clienti scelti&#8230; fa male.</span></p><p><span>Perch&#233; quello &#232; il sogno.</span></p><p><span>E la realt&#224; &#232; che fanno 38 gradi, sono sudato come un pulcino, &#232; mezz&#8217;ora che spazzo aghi di pino dalla terrazza, e mi fa male la schiena.</span></p><p><span>A farmi male &#232; stata la realizzazione di star vivendo nel futuro, costantemente.</span></p><p><span>E non sono l&#8217;unico.</span></p><p><span>Viviamo proiettati.</span></p><p><span>Ogni cosa che facciamo stiamo gi&#224; pensando a come la racconteremo, come la fotograferemo, come la scaleremo.</span></p><p><span>Non sei ancora partit&#601; per quel viaggio ma hai gi&#224; in mente il carosello per Instagram.</span></p><p><span>Non hai ancora clienti ma gi&#224; stai pensando a cosa farai quando guadagnerai tanto.</span></p><p><span>Io ho avuto conversazioni intere con clienti meravigliosi che non esistono.</span></p><p><span>Mi ringraziano di cuore per l&#8217;ottimo lavoro svolto.</span></p><p><span>Mi pagano.</span></p><p><span>Mi dicono che dovrei farmi pagare di pi&#249;.</span></p><p><span>Tutto nella mia testa.</span></p><p><span>Sono sicuro che ti &#232; capitato qualcosa di simile.</span></p><p><span>Incontri qualcuno che ti piace.</span></p><p><span>Ci parli cinque minuti.</span></p><p><span>E siete gi&#224; sposati.</span></p><p><span>Due figli bellissimi.</span></p><p><span>Felici.</span></p><p><span>Poi torni alla realt&#224;: 38 gradi, sudato come un pulcino, mal di schiena.</span></p><p><span>E sti cazzo di aghi di pino che manco il tempo di spazzarli via che gi&#224; la terrazza &#232; di nuovo piena.</span></p><p><span>I sogni non sono un problema.</span></p><p><span>Sono tutto.</span></p><p><span>Hanno plasmato, nel bene o nel male, la realt&#224; in cui viviamo.</span></p><p><span>Dante diceva che &#232; l&#8217;amore che muove il sole e le altre stelle.</span></p><p><span>Io dico che sono i sogni.</span></p><p><span>Per citare uno dei miei personaggi preferiti di One Piece (leggi da destra verso sinistra):</span></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!MdVr!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4b1d7f33-cbd7-4cf9-8a94-ca4cdc9fa97e_1440x1140.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!MdVr!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_424, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_webp, /__u/flipitnewsletter.substack.com/q_auto:good, /__u/flipitnewsletter.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F4b1d7f33-cbd7-4cf9-8a94-ca4cdc9fa97e_1440x1140.jpeg 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!MdVr!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_848, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_webp, 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venti.</span></p><p><span>Bisogna mettersi in moto, agire, concretizzare.</span></p><p><span>Nel presente, oggi, adesso.</span></p><p><span>&#200; qui l&#8217;inghippo.</span></p><p><strong><span>Vivendo solo nei sogni, non abitiamo il presente con consapevolezza.</span></strong></p><p><strong><span>Siamo da tutt&#8217;altra parte, mentre la vita ci scorre addosso.</span></strong></p><p><span>Gabriele Oettingen, ricercatrice alla NYU, ha studiato questa cosa per vent&#8217;anni.</span></p><p><a href="https://compass.onlinelibrary.wiley.com/doi/epdf/10.1111/spc3.12271"><span>Nel 2011 pubblica uno studio</span></a><span> che mostra questi risultati: pi&#249; immagini un futuro positivo, pi&#249; il corpo si rilassa, la pressione sanguigna si abbassa, meno &#232; probabile che quel futuro diventi realt&#224;.</span></p><p><span>La Oettingen sostiene che ci&#242; accada perch&#233; la nostra immaginazione ci anticipa il raggiungimento dell&#8217;obiettivo, cos&#236; che possiamo effettivamente vederci come vorremmo essere, viverci un po&#8217; dentro, gustarci il successo.</span></p><p><span>E questo &#232; un assist per il nostro cervello.</span></p><p><span>Al cervello non piace per niente fare fatica.</span></p><p><span>&#200; programmato per il risparmio energetico.</span></p><p><span>Quindi assapora la gratificazione del risultato immaginario e lascia perdere la parte scomoda, l&#8217;azione.</span></p><p><span>Il cervello pensa: ecco fatto, non c&#8217;&#232; motivo di fare fatica inutile, visto?</span></p><p><span>Hai gi&#224; vinto.</span></p><p><span>Nella tua testa.</span></p><p><span>E qui si innesca il sabotaggio.</span></p><p><span>&#200; cos&#236; che procrastiniamo.</span></p><p><span>Non perch&#233; non vogliamo davvero qualcosa, n&#233; perch&#233; ci manca entusiasmo, o perch&#233; non siamo in grado di raggiungerla.</span></p><p><span>&#200; che quella cosa la vogliamo cos&#236; tanto, che la viviamo in anticipo, costantemente.</span></p><p><span>E cos&#236; arriva sera.</span></p><p><span>Non hai fatto niente.</span></p><p><span>Ti metti a letto, e ti dici: &#8220;domani&#8221;.</span></p><p><span>Fortunatamente la Oettingen propone una soluzione semplice per uscire dalla trappola.</span></p><p><span>La chiama </span><a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/19213924/"><span>Mental Contrasting.</span></a></p><p><span>In breve: osservi il risultato, ma non ti focalizzi solo su quello.</span></p><p><span>Guardi in faccia l&#8217;ostacolo.</span></p><p><span>Crei un divario tra dove sei, punto A, e dove vorresti essere, punto B.</span></p><p><span>Nel mezzo, c&#8217;&#232; una tensione, ed &#232; l&#236; che nasce la necessit&#224; di agire.</span></p><p><span>I professionisti del marketing questa cosa la amano.</span></p><p><span>Ti faccio un esempio di come la usano, cos&#236; magari impari a vederla, e poi ti dico come invece puoi usarla secondo la Oettingen.</span></p><p><span>Guarda cosa fanno: ipotizza di voler iniziare a correre.</span></p><p><span>Il punto A sei tu buttat&#601; sul divano, il punto B sei tu che corri tutti i giorni e sei in forma smagliante.</span></p><p><span>Arriva Garmin (smartwatch per sportivi e atleti).</span></p><p><span>Ti mostra una versione di te che indossa il Garmin, e sei in forma, ti alleni tutti i giorni, sei costante, disciplinat&#601;.</span></p><p><span>Il tuo cervello, che di logica ne ha poca quando si tratta di desideri, crea una bellissima scorciatoia: comprare Garmin = diventare quella persona.</span></p><p><span>E cos&#236; agisci.</span></p><p><span>E te lo compri.</span></p><p><span>Braaaav&#601;.</span></p><p><span>Ti serviva davvero? Probabilmente no.</span></p><p><span>Ma guarda un po&#8217;, inizierai a correre? </span><em><span>Probabilmente s&#236;.</span></em></p><p><span>Ti sei comprat&#601; un&#8217;identit&#224;.</span></p><p><span>Cos&#236; corri.</span></p><p><span>Per qualche settimana.</span></p><p><span>E poi smetti.</span></p><p><span>Perch&#233; il vero ostacolo, quello che fa davvero la differenza, non l&#8217;hai mai affrontato.</span></p><p><span>L&#8217;abitudine, la disciplina, non le compri.</span></p><p><span>Le costruisci giorno per giorno.</span></p><p><span>Ti ci rivedi?</span></p><p><span>Tranquill&#601;, non sei l&#8217;unic&#601;.</span></p><p><span>Quello che propone la Oettingen &#232; una sorta di framework, che ha chiamato WOOP (wish, outcome, obstacle, plan): desiderio, risultato, ostacolo, </span><em><span>piano.</span></em></p><p><span>Che nel marketing si potrebbe tradurre come: desiderio, risultato, </span><s><span>ostacolo</span></s><span>, </span><em><span>prodotto.</span></em></p><p><span>Una volta identificato l&#8217;ostacolo, formi un piano molto concreto che porta il cervello ad agire in automatico seguendo la logica &#8220;se-allora&#8221;.</span></p><p><span>Se succede X allora faccio Y.</span></p><p><span>&#200; l&#236; che succede tutto.</span></p><p><span>Nel presente, nella realt&#224;.</span></p><p><span>Vuoi davvero raggiungere il punto B?</span></p><p><span>Allora torna qui.</span></p><p><span>Nel presente.</span></p><p><span>Io questa newsletter l&#8217;ho rimandata per giorni.</span></p><p><span>Pensavo, pensavo, pensavo.</span></p><p><span>Poi ho smesso di pensare.</span></p><p><span>E mi sono messo a scrivere.</span></p><p><span>Fine.</span></p><p><span>Prova anche tu, e fammi sapere.</span></p><p><span>Nel frattempo torno a spazzare aghi di pino&#8230;</span></p><p><span>A presto,</span></p><p><span>Vincenzo.</span></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://flipitnewsletter.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Se il pezzo ti &#232; piaciuto, iscriviti a Flip It o condividilo con qualcuno a cui potrebbe interessare.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><p><span>PS: </span><a href="/__u/substack.com/@vincenzovitello/p-191575354"><span>Ti lascio qui una mia vecchia newsletter</span></a><span> che magari pu&#242; interessarti, ti parla di come finisci per acquistare un orologio pensando di acquistare un&#8217;identit&#224;.</span></p><p><span>Sogni di vivere una vita pi&#249; sostenibile in un mondo che non brucia pi&#249;? </span><a href="/__u/substack.com/@vincenzovitello/p-198821705"><span>Leggi questo</span></a><span> (c&#8217;&#232; dentro un regalo per te).</span></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Quello che nessuno (davvero nessuno) ti ha mai detto sulla sostenibilità]]></title><description><![CDATA[La sostenibilit&#224; &#232; una cagata pazzesca.]]></description><link>https://flipitnewsletter.substack.com/p/la-responsabilita-che-rifiuti-di</link><guid isPermaLink="false">https://flipitnewsletter.substack.com/p/la-responsabilita-che-rifiuti-di</guid><dc:creator><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></dc:creator><pubDate>Sun, 24 May 2026 08:31:10 GMT</pubDate><enclosure url="https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/aa280106-6982-4a49-9b85-906def5dd12a_1568x672.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ci&#242; che stai per leggere in questa newsletter &#232; qualcosa di cui vorrei parlarti da qualche mese. </p><p>A essere onesto lo rimando da un po&#8217; perch&#233; effettivamente lavorarci ha richiesto parecchio impegno.</p><p>Ma almeno &#232; uscito fuori qualcosa di cui nessuno parla mai. </p><p>O piuttosto, non ho mai visto nessuno parlarne in questo modo. </p><p>E ne ho fatta di ricerca per scriverlo.</p><p>L&#8217;idea nasce dalla lettura di un libro che mi ha cambiato la vita.</p><p>Non lo dico tanto per dire, non &#232; uno di quei contenuti &#8220;5 libri che ti cambiano la vita&#8221; stile youtuber di crescita personale.</p><p>Mi ha <strong>veramente</strong> cambiato la vita.</p><p>Non si tratta di un romanzo, produttivit&#224;, self-help, e nemmeno di filosofia in senso stretto.</p><p>Il libro rientrerebbe di pi&#249; nella categoria business (scusa la parolaccia).</p><p>&#200; Let My People Go Surfing, di Yvon Chouinard.</p><p>Il fondatore di Patagonia.</p><p>Questo signore qui.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!5E4e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F34a512e4-0a6f-4907-805e-80493ae29d53_1000x806.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!5E4e!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_424, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_webp, /__u/flipitnewsletter.substack.com/q_auto:good, /__u/flipitnewsletter.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F34a512e4-0a6f-4907-805e-80493ae29d53_1000x806.png 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!5E4e!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_848, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, 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data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/34a512e4-0a6f-4907-805e-80493ae29d53_1000x806.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:806,&quot;width&quot;:1000,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:null,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:null,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!5E4e!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_424, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_auto, /__u/flipitnewsletter.substack.com/q_auto:good, 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voglio condividere con te alcune delle riflessioni che questo splendido libro (che ti consiglio molto) mi ha aiutato a fare.</p><p>Prima di iniziare, ho una pre-messa e una pro-messa da fare: la premessa &#232; che probabilmente leggere alcune cose ti metter&#224; un po&#8217; di ansia, la promessa &#232; che ti fornir&#242; ogni strumento a mia disposizione per combatterla.</p><p><em>Siamo pront&#601;?</em></p><p>Voglio iniziare condividendo con te una frase presa per intero dal suo libro, cos&#236; come l&#8217;ha scritta lui.</p><p>Ci servir&#224; come chiave di lettura per tutto il discorso che faremo poi.</p><p>Tienila a mente.</p><div class="pullquote"><p><em><strong>&#8220;Per me il male non &#232; per forza un&#8217;azione esplicita: pu&#242; essere semplicemente l&#8217;assenza del bene. Se hai la capacit&#224;, le risorse e l&#8217;opportunit&#224; di fare del bene e non lo fai, forse stai facendo del male.&#8221;</strong></em></p><p><em>- Yvon Chouinard</em></p></div><p>Iniziamo.</p><h2>L&#8217;ignoranza che scegliamo</h2><p>Aprile 2023, era notte e non riuscivo a dormire.</p><p>Come molti di noi quando l&#8217;insonnia colpisce, stavo peggiorando la situazione scorrendo il feed dei social.</p><p>Sono sempre stato un accanito insultatore dei vegani.</p><p>Uno di quelli che vegano = triste, patetico, estremista.</p><p>Il mio pensiero era semplice: &#8220;mangiati la fetta di carne e non ci scassare la minchia&#8221;.</p><p>Ricordo di aver detto una volta &#8220;l&#8217;animale &#232; nato per morire, e io me lo mangio perch&#233; &#232; buono&#8221;.</p><p><em>Che coglione.</em></p><p>Quella notte, per caso o per chiamata, il feed dei social non si limit&#242; solo a peggiorare la mia insonnia.</p><p>Per qualche motivo, fratello Zuckemberg decise di mostrarmi i video di un divulgatore <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antispecismo">antispecista</a>, dove venivano riportati dati e immagini che la parte di me che insultava i vegani avrebbe preferito non conoscere, dimenticare, o ignorare.</p><p>Da quella notte, non avrei potuto fare altrimenti, sono vegano.</p><p>E qui buona parte dei lettori sar&#224; andata via.</p><p>Ciao.</p><p>Ma se sei ancora qui, ti invito a restare con me un altro po&#8217;.</p><p>Il mio intento non &#232; quello di convincerti a diventare vegan&#601;, n&#233; a giudicarti, n&#233; a cercare di imporre su di te la mia visione &#8220;estremista&#8221; del mondo.</p><p>Voglio fare un discorso pi&#249; ampio.</p><p>Perch&#233; quella notte ho capito una cosa importante.</p><p>Ho capito il vero motivo per cui insultavo i vegani.</p><p>E non riguardava il cibo.</p><p>Ma il fatto che quelle persone un po&#8217; strane e difficili da capire, mi mettevano davanti una realt&#224; scomoda.</p><p>E quella realt&#224; &#232; che forse ero un mostro, e non me ne rendevo conto.</p><p>Perch&#233; dopotutto, le cose che appresi entrando nel buco nero di divulgazione antispecista quella notte, le sapevo gi&#224;.</p><p>Era ovvio che dovesse essere cos&#236;, e mi rifiutavo di ammetterlo.</p><p>Ma ormai ero costretto a farmi un esame di coscienza.</p><p>Perch&#233; &#232; cos&#236; difficile cambiare, anche quando sai cosa comportano certe verit&#224;?</p><p>Per me non si tratta n&#233; di pigrizia n&#233; di cattiveria.</p><p>Forse &#8220;mostro&#8221; &#232; una parola troppo pesante per descrivere chi ero prima di quella notte.</p><p>Non lo sei nemmeno tu che mentre mi leggi magari ti stai mangiando un panino col prosciutto.</p><p>Ero una persona normale, parte di un sistema che normalizza certe scelte.</p><p>Cambiare &#232; scomodo.</p><p>Farsi certe domande &#232; scomodo.</p><p>Ammettere a se stess&#601; che di normale in tutto questo non c&#8217;&#232; niente, comporta mettere in dubbio le proprie abitudini e la propria identit&#224;.</p><p>E dato che &#232; scomodo accampiamo scuse, osteggiamo, ridicolizziamo.</p><p>Improvvisamente, tutti esperti di alimentazione ed evoluzione umana.</p><p><em>&#8220;Non mangiare certe cose fa pure male, no?&#8221;</em></p><p><em>&#8220;Il corpo ne ha bisogno, no?&#8220;</em></p><p><em>&#8220;L&#8217;uomo &#232; nato cacciatore, no?&#8220;</em></p><p><em>No?</em></p><p>Per questo ci si difende cos&#236; violentemente da chi semplicemente ha scelto di non mangiare carne, o latticini o uova.</p><p>Non perch&#233; di per s&#233; sia un problema che ci tocca in qualche modo.</p><p>A nessuno frega un cazzo delle scelte degli altri, tutt&#601; noi pensiamo a noi stess&#601;.</p><p>Ma alcune cose in particolare, sotto sotto, toccano la nostra identit&#224; e ci fanno sentire sbagliati.</p><p>Creano attrito.</p><p>E quindi, piuttosto che attraversare il dolore di mettere in dubbio le convinzioni e le abitudini &#8220;innocenti&#8221; di una vita intera, scegliamo di ignorare il problema.</p><p>In un angolino dentro di noi, forse sappiamo quanto male stiamo causando.</p><p>Ma facciamo finta che non sia cos&#236;, puntiamo il dito verso gli altri, ci nascondiamo dietro a qualsiasi cazzata, pur di non ammettere che forse c&#8217;&#232; qualcosa di sbagliato in quello che facciamo.</p><p>E sia chiaro, non parlo solo di cibo.</p><p>Se ci pensi, vale per ogni aspetto della vita.</p><p>Un mozzicone di sigaretta per terra, che sar&#224; mai?</p><p>E diventa un gesto che facciamo senza pensarci minimamente, quando lo vediamo fare sembra irrilevante.</p><p>Da quando sono vegano non ho mai cercato di imporre niente a nessuno, n&#233; ho mai giudicato nessuno, n&#233; mi sono mai messo a rompere i coglioni a qualcuno.</p><p>So che non serve a niente.</p><p>Anzi, spesso preferisco evitare di parlarne.</p><p>Eppure me ne sono state dette di tutti i colori.</p><p>Non solo riguardo alla mia scelta alimentare (che come vedremo, non &#232; <em>solo</em> una scelta alimentare).</p><p>Vengo perculato anche quando dico di aver smesso di bere alcol, o quando rifiuto l&#8217;ennesimo invito a uscire la sera.</p><p>C&#8217;&#232; qualcosa di sbagliato? Mi pare di no.</p><p>Eppure qualcuno star&#224; sentendo un piccolo fastidio dentro, qualcosa di scomodo, vero?</p><p>Lo so bene, ero il primo a ragionare cos&#236;.</p><p>Sotto certi aspetti, lo faccio ancora, e sto cercando di migliorare.<br><br></p><h2>Il sistema che ci tiene fermi</h2><p>Siamo cresciuti in una societ&#224; occidentale che mette l&#8217;io al centro di tutto.</p><p>La crescita personale, la carriera, la casa, la macchina, i vestiti, lo <em>status</em>.</p><p>Tutto ci&#242; che conta per noi &#232; la bolla di realt&#224; che ci siamo costruiti intorno.</p><p>Abbiamo iniziato a pensare a noi stessi come parte distinta e separata da tutto il resto, ma in realt&#224; siamo parte integrante di un sistema in cui tutto &#232; connesso.</p><p>Abbiamo iniziato a prenderci cura solo del nostro orticello, senza contare che se tutto attorno a noi va a fuoco, anche il nostro orticello andr&#224; a fuoco.</p><p>Per semi-citare di nuovo nostro zio Yvon, il nostro panino, la nostra casetta, la nostra macchina, il nostro lavoro stabile&#8230; non conteranno un cazzo quando non ci sar&#224; pi&#249; un pianeta in grado di ospitarci.</p><p>Per quanto possa suonare duro, questo &#232;.</p><p>Siamo in trappola, e dobbiamo uscirne.</p><p>Sembra che io stia descrivendo gli esseri umani come individui malvagi, stupidi e ignoranti, che pensano solo a se stessi.</p><p>E anche se a volte lo penso, so che la verit&#224; &#232; pi&#249; complessa, e cerco di pensare meglio.</p><p>Come dimostra la psicologia sociale, il contesto influenza le azioni molto pi&#249; della consapevolezza o della volont&#224; individuale.</p><p>Esiste <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_di_Milgram">uno studio condotto nel 1961</a> che dimostra come persone normali siano portate a fare cose assolutamente non normali quando il contesto attorno le normalizza.</p><p>Ed &#232; su questo che voglio spostare l&#8217;attenzione.</p><p><em>Sul contesto.</em></p><p>Perch&#233; in effetti, il problema non &#232; dentro di noi come singoli individui.</p><p>&#200; il sistema che &#232; malato, e noi ci sguazziamo dentro.</p><p>Il sistema malato di cui parlo, e di cui parla Yvon nel libro, si chiama modello economico della crescita infinita.</p><p><em>Mamma mia quanto &#232; scomodo parlare di sta roba.</em></p><p>Analizziamo alcuni dei meccanismi su cui si basa questo modello economico in cui ci troviamo.</p><div><hr></div><h3>Il meccanismo di base</h3><p>Il sistema economico odierno misura la salute di una societ&#224; attraverso il PIL, che cresce in modo direttamente proporzionale all&#8217;aumentare dei consumi.</p><p>Il PIL non misura la qualit&#224; dell&#8217;aria, del cibo e della terra che coltiviamo. </p><p>Non tiene conto della salute dei fiumi, dei mari, o della biodiversit&#224;. </p><p>Tantomeno misura i livelli di felicit&#224;, di soddisfazione, di coesione sociale, di significato. </p><p>Il PIL non tiene conto di una foresta che brucia, ma delle aziende che la ricostruiscono (o la distruggono).</p><p>Questo crea un incentivo strutturale perverso: <strong>distruggere e riparare vale pi&#249; del preservare.</strong> </p><p>C&#8217;&#232; un punto nel libro di zio Yvon che mi ha colpito molto, dice:</p><blockquote><p>&#200; molto lucrativo lavorare all&#8217;infinito sui sintomi, ad esempio combattendo guerre per le risorse per sostenere la nostra dipendenza dal carburante fossile piuttosto che lavorare sull&#8217;efficienza energetica.</p></blockquote><p>Ti dice niente?</p><div><hr></div><h3>Il meccanismo dell&#8217;obsolescenza</h3><p>Per crescere costantemente, il sistema ha bisogno di consumo costante, di prodotti che si rompono, che passano di moda, che diventano insufficienti. </p><p>Un telefono che dura 15 anni &#232; nemico del PIL.</p><p>Shein che introduce 6000 nuovi prodotti al giorno e li tiene in vendita solo tre mesi, o Zara che introduce 52 microstagioni l&#8217;anno, sono amici del PIL. </p><p>Non &#232; che la gente abbia davvero bisogno di nuovi vestiti, &#232; che il sistema ha bisogno di consumo continuo.</p><p>Voglio evitare di impelagarmi in argomentazioni sulla qualit&#224; dei materiali, l&#8217;inquinamento e la condizione dei lavoratori che si nascondono dietro ai prezzi bassi di queste e altre realt&#224;, tanto sai gi&#224; cosa aspettarti, no?</p><p>Ma dove va a finire il telefono comprato un anno fa che hai sostituito con l&#8217;ultimo modello? </p><p>O tutti i vestiti invenduti? </p><p>O tutto il cibo invenduto dei supermercati? </p><p>Non ti rispondo. Immagina.</p><h3>Il meccanismo dell&#8217;esternalizzazione</h3><p>Le aziende scaricano i costi reali della loro produzione continua su soggetti che non hanno voce in capitolo: fiumi, mari, foreste, ghiacciai, animali, bambini appena nati o che devono ancora nascere.</p><p>Un chilo di manzo costa 15&#8364; al supermercato. </p><p>Un telefono che dura un anno costa 200&#8364;. </p><p>Una t-shirt fast fashion ne costa 19&#8364;. </p><p>Ma il costo <em>reale</em> di questi prodotti non appare sul cartellino.</p><p>Il costo reale di questi prodotti esiste nascosto in acqua consumata, terre rare estratte, terreni resi sterili, emissioni prodotte, scarti di produzione e prodotti invenduti, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=BfWSn__B49A">discariche</a>.</p><p>&#200; un costo che viene pagato da altri, in altri tempi, in altri luoghi. </p><p>Finch&#233; tutto resta nascosto, il gioco sembra funzionare bene.</p><h3>Il meccanismo psicologico (il pi&#249; subdolo)</h3><p>Qui entriamo nel campo che mi appassiona di pi&#249;, attorno a cui sto costruendo una carriera: il marketing. </p><p>Ma voglio trattarne il lato oscuro.</p><p>Senti qua.</p><p><strong>Per far funzionare il sistema, il consumo &#232; stato trasformato in identit&#224;.</strong></p><p>Non compri un&#8217;auto o un cellulare,  compri uno status.</p><p>Non compri vestiti, compri appartenenza.</p><p>Quello che compri spesso non ti serve a vivere meglio, ma a identificarti in ci&#242; che vuoi comunicare di te al mondo esterno.</p><p>E questo &#232; subdolo, sai perch&#233;?</p><p>Perch&#233; in questo modo, <strong>ridurre i consumi non viene percepita come una scelta razionale, ma come una perdita di un tassello di identit&#224;. </strong></p><p>Scegliere di consumare meno, di riparare quel paio di pantaloni, di comprare usato, di non avere la macchina, di usare l&#8217;iPhone di 5 anni fa, di non andare ogni weekend al ristorante, significa<em> povert&#224;, rinuncia, tristezza.</em></p><p>Il sistema si difende sfruttando i nostri punti deboli: identit&#224; e paura del giudizio.</p><p>Inventando sempre nuove mode, nuovi trend, e nuove identit&#224; affamate di consumo, ci tira dentro ad una crescita infinita inevitabile.</p><p>E qui riporto un passaggio del libro di nostro fratello Yvon Chouinard, che cita il famoso economista britannico Kenneth Boulding:</p><div class="pullquote"><p><em><strong>&#8220;Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all&#8217;infinito in un mondo finito &#232; pazzo. Oppure &#232; un economista.&#8221;</strong></em></p><p><em>- </em>Kenneth Boulding</p></div><h2>I numeri che non vogliamo sentire</h2><p>Mi tocca farlo&#8230;</p><p>Parliamo di inquinamento e cambiamento climatico, sar&#242; breve, ma servono un po&#8217; di numeri.</p><p>Ti allego tutte le fonti se vorrai approfondire.</p><p>Nel 2024 la temperatura media globale ha gi&#224; superato 1,5&#176;C rispetto ai livelli preindustriali,<a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12400271/"> </a>secondo l&#8217;accordo di Parigi,<a href="https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12400271/"> doveva essere una soglia futura da non attraversare</a>.</p><p>Le specie animali e vegetali<a href="https://thrivabilitymatters.org/impact-of-climate-change-on-biodiversity-loss/"> si estinguono a un ritmo 10-100 volte superiore al tasso naturale</a>, circa un quarto di quelle esistenti &#232; a rischio, e le popolazioni di fauna selvatica sono gi&#224; diminuite del 69% tra il 1970 e il 2018. <br>Del sessantanove. <br>Parente stretto di 70%. <br>In meno di cinquant&#8217;anni.</p><p>Contrariamente a ci&#242; che si pensa (o si ignora), buona parte di questo passa dal cibo.<a href="https://ourworldindata.org/land-use-diets"> </a></p><p><a href="https://ourworldindata.org/land-use-diets">L&#8217;80% della terra agricola mondiale</a> serve a nutrire animali destinati al macello attraverso monocolture di soia e cereali, trattate con pesticidi che<a href="https://www.foodtimes.eu/it/sistemi-alimentari/agricoltura-biologica-e-residui-da-sostanze-non-ammesse-i-guai-in-italia/"> contaminano falde acquifere e ghiacciai alpini</a>, erodono suoli la cui formazione richiede<a href="https://www.terranuova.it/news/agricoltura/erosione-cemento-inquinamento-ogni-mezz-ora-persi-500-ettari-di-suolo"> centinaia di anni</a>, ed eliminano gli insetti impollinatori da cui dipende larga parte della produzione alimentare umana. <br>L&#8217;allevamento intensivo <em>da solo</em> produce<a href="https://fondazionecomitans.org/impatto-ambientale-e-allevamenti-intensivi/"> pi&#249; gas serra dell&#8217;intero settore dei trasporti</a>. <br>Produrre un chilo di manzo consuma in media<a href="https://eu.boell.org/en/2021/09/07/water-thirsty-animals-thirsty-crops"> 15.000 litri d&#8217;acqua</a>. <br>Un hamburger di soia equivalente ne usa 158.</p><p>E mentre <a href="https://www.terranuova.it/news/agricoltura/erosione-cemento-inquinamento-ogni-mezz-ora-persi-500-ettari-di-suolo">il 33% dei suoli mondiali &#232; gi&#224; degradato</a>, in Italia<a href="https://www.isprambiente.gov.it/it/istituto-informa/ricerca-comunicati/acqua"> solo il 48% dei fiumi e il 20% dei laghi</a> &#232; in buono stato ecologico, e pi&#249; del <a href="https://www.ansa.it/ansa_verified/verifica_dei_fatti/ambiente/2024/03/04/ansa-verified-i-cambiamenti-climatici-hanno-aggravato-la-disponibilita-di-acqua-potabile_9812665a-9890-4c1c-a16e-2da1f8c05610.html">22% dell&#8217;acqua raccolta viene disperso</a>, rendendo il nostro Paese una delle nazioni con il pi&#249; alto tasso di spreco di acqua d&#8217;Europa.</p><p><strong>Abbiamo un problema grave con la gestione delle risorse.</strong></p><p>Se spostassimo quella filiera verso un&#8217;agricoltura biologica e rigenerativa, useremmo il<a href="https://ourworldindata.org/land-use-diets"> 75% di terra agricola in meno</a>, e il 15-20% di acqua in meno. </p><p>Oltre che guadagnarci in salute.</p><p>I numeri non sono opinioni.<br>Possiamo ignorarli, certo, a nostro rischio e pericolo.<br>Ci stiamo autosabotando la sopravvivenza, e un cambiamento non &#232; solo necessario. <br>&#200; obbligatorio.<br>Ma il punto &#232; un altro.<br>Cambiare non &#232; solo una questione di sopravvivenza.<br>Non &#232; che se non fosse un suicidio allora andrebbe bene.<br>&#200; una questione di rispetto, di amore, di cura.<br>Abbiamo avuto la fortuna di nascere su un pianeta meraviglioso, vario, affascinante. <br>Fiumi, laghi, mari, foreste, montagne, deserti, ghiacciai. <br>Piante e animali di ogni tipo.<br>Il nostro pianeta &#232; una figata.</p><p>E noi, che siamo cos&#236; intelligenti, cosa facciamo? </p><p>Gli diamo fuoco. </p><p>E siamo pure convinti che il problema non ci riguardi.</p><p>Dopotutto, se siamo cos&#236; infossati nella merda, che differenza pu&#242; fare il nostro panino col prosciutto, la mozzarella, la sigarettina, la magliettina da H&amp;M, quello strano apribottiglie che hai comprato su Temu?</p><p>Ma lascia che ti faccia una domanda.<br>A prescindere dalla gravit&#224; della situazione, tutto questo&#8230; <em>ti sembra giusto?</em></p><p>&#200; rispetto? &#200; amore? &#200; cura?</p><h2>L&#8217;economia della ciambella </h2><p>Quindi, ora che sappiamo che pensare di continuare a crescere all&#8217;infinito &#232; una follia, che si fa?</p><p>Qual &#232; l&#8217;alternativa?</p><p>Perch&#233; fin qui sembra tutto una bella merda, vero?</p><p>Starai pensando che il libro di Yvon mi abbia davvero cambiato la vita, in peggio.</p><p>Ma non &#232; cos&#236;, anzi, ora ci arriviamo.</p><p>Alcuni problemi li abbiamo largamente analizzati, altri (come tutta la questione dell&#8217;energia e della dipendenza da carburante fossile) li abbiamo solo citati.</p><p>Saremmo potuti andare molto pi&#249; in profondit&#224;, ma voglio accendere un barlume di speranza nei nostri cuori eco-ansiosi.</p><p>Perch&#233; le alternative esistono eccome, alcune sono solo filosofie ribelli e affascinanti, altre sono pratiche reali che stiamo gi&#224; mettendo in atto.</p><p>Ma prima voglio prendere posizione su una cosa. </p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!Z12Y!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbfa3c149-cb9e-4cd0-b28a-00c50ed8e95d_1535x1024.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!Z12Y!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_424, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_webp, /__u/flipitnewsletter.substack.com/q_auto:good, /__u/flipitnewsletter.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbfa3c149-cb9e-4cd0-b28a-00c50ed8e95d_1535x1024.png 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!Z12Y!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_848, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_webp, /__u/flipitnewsletter.substack.com/q_auto:good, /__u/flipitnewsletter.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fbfa3c149-cb9e-4cd0-b28a-00c50ed8e95d_1535x1024.png 848w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!Z12Y!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_1272, 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y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p><strong>La sostenibilit&#224; &#232; una cacata pazzesca.</strong></p><p>Per tre motivi.</p><ol><li><p>Il concetto di sostenibilit&#224; nasce in risposta ai vari problemi che ho riportato, ma solo un&#8217;illusione, una benda sugli occhi, un modo per lavarsi la coscienza.</p><p>Sostenibilit&#224; viene da &#8220;sostenere&#8221;, mantenere qualcosa. </p><p>Ma mantenere un sistema gravemente danneggiato cos&#236; com&#8217;&#232; non &#232; pi&#249; la soluzione. </p><p>Siamo in ritardo.</p><p>Avremmo dovuto mantenerlo quando era intatto, in salute.</p><p>Se hai avvelenato un fiume, mantenerlo non significa curarlo, ma avvelenarlo lo stesso, solo un po&#8217; meno.</p><p></p></li><li><p>Oggi la sostenibilit&#224; &#232; diventata uno strumento del marketing non etico, il marketing brutto, quello da cui mi allontano. <br>Il sistema ha inglobato la risposta al problema che ha creato, e la sta utilizzando a suo favore.<br>Shein pubblica report sulla sostenibilit&#224;.</p><p>McDonald&#8217;s usa solo cannucce e bicchieri di carta.</p><p>Le compagnie petrolifere finanziano campagne sul clima.</p><p>H&amp;M e Zara hanno iniziato a usare etichette verdi &#8220;conscious&#8221; su alcune linee di prodotti.</p><p>I supermercati hanno introdotto uova e carne di animali &#8220;allevati a terra&#8221;, ovviamente utilizzando molto il colore verde.</p><p>Fai caso allo smodato utilizzo del verde.</p><p>Tra l&#8217;altro, i bicchieri e le cannucce &#8220;di carta&#8221; del Mc, di Starbucks ecc, sono quasi sempre rivestiti internamente in plastica quindi anche se li butti nella carta non possono essere riciclati e dovrebbero andare nell&#8217;indifferenziata. </p><p>S&#236;, sotto certi versi era meglio usare la plastica, anche se il vero problema &#232; il <em>monouso</em> a prescindere dal materiale.</p></li><li><p>La sostenibilit&#224; si basa sul concetto che il punto di partenza sia accettabile, e che basti preservarlo. </p><p>Non &#232; cos&#236;.</p><p>&#200; gi&#224; un cazzo di disastro. </p><p>Mantenere lo stato dell&#8217;ecosistema non significa averlo a cuore, significa arrendersi o farsi prendere per il culo.</p></li></ol><p>Il cambiamento che ci serve &#232; obbligatorio, ed &#232; <em>radicale</em>. </p><p>Voglio soffermarmi un attimo sul concetto di cambiamento radicale. </p><p>Il cambiamento radicale, come lo descrive anche il Dr. Valerio Rosso (psichiatra e divulgatore), non &#232; un cambiamento senza senso, impulsivo, che fai dal giorno alla notte.</p><p>&#200; un cambiamento in delle aree della vita che mai avresti immaginato che potessero cambiare.</p><p>&#200; un cambiamento strategico.</p><p>Che spesso richiede pi&#249; di qualche giorno.</p><p>Ed &#232; di strategie che ti parler&#242; nelle prossime righe.</p><p>Per rendere davvero sostenibili le nostre scelte non basta usare bicchieri di carta anzich&#233; di plastica, o usare la borsa di tela (che poi ne hai 300).</p><p>Dobbiamo iniziare a chiederci che impatto avr&#224; questa o quella decisione non sul domani, ma sui prossimi 50/100 anni.</p><p>Esiste gi&#224; chi si &#232; mosso a riguardo e ha ottenuto risultati concreti e d&#8217;esempio per il mondo.</p><p>Sia sul piano aziendale, sia su quello politico ed economico.</p><p>Come dicevamo, il nemico &#232; l&#8217;attuale modello economico basato sulla crescita infinita, e ci&#242; si estende molto oltre la produzione di abbigliamento e il concetto di sostenibilit&#224;.</p><p>L&#8217;economista inglese Kate Raworth ha teorizzato un nuovo modello su cui potremmo fare affidamento: <a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Doughnut_(economic_model)">l&#8217;economia della ciambella</a>.</p><p>La Raworth propone un modello in cui la salute economica di un paese non si misura in termini di crescita infinita, ma con una fascia.</p><p>Il modello definisce due soglie: immagina un pavimento sociale e un tetto ambientale. Quello che sta nel mezzo, &#232; la fascia di cui parliamo, che lei chiama La Ciambella.</p><p>Sul pavimento sociale abbiamo i bisogni umani fondamentali (cibo, acqua, salute, istruzione) limitati dal tetto ambientale, ovvero la soglia che non possiamo superare senza conseguenze irreversibili.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!1Gei!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9b68b576-f5c7-490a-8847-fd9058c7623a_1254x1254.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!1Gei!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_424, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_webp, /__u/flipitnewsletter.substack.com/q_auto:good, 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class="image-caption">Ringraziamo Nadia per il logo e le grafiche di Flip It, e ChatGPT per aver realizzato una bella infografica in linea con suo prezioso lavoro.</figcaption></figure></div><p>In sostanza, propone una crescita &#8220;giusta&#8221; pi&#249; che infinita, non &#8220;sempre di pi&#249;&#8221; ma <strong>abbastanza</strong>.</p><p>Nel libro, Chouinard esprime un concetto che secondo me calza a pennello.</p><div class="pullquote"><p><strong>&#8220;Dobbiamo smettere di pensare che la crescita sia sempre qualcosa di buono. C&#8217;&#232; una bella differenza tra ingrassare e mettere su muscoli&#8221;.</strong></p><p>- Yvon Chouinard</p></div><p>Seguendo la logica della Raworth, smettiamo di pensare solo in termini di sostenibilit&#224; e iniziamo a pensare in termini di <em>rigenerabilit&#224;.</em></p><p>Chouinard offre un esempio pratico di come questo criterio appare in Patagonia: ogni prodotto che viene progettato per poter essere riparato all&#8217;infinito o riciclato in qualcosa di equivalente e si preoccupano prima delle risorse che sfruttano, e poi del profitto.</p><p>Mentre la sostenibilit&#224; ha l&#8217;obiettivo di non peggiorare la situazione, la rigenerazione ha quello di restaurare e arricchire i sistemi naturali e sociali.</p><p>La ciambella &#232; una risposta diretta alla crescita infinita e al PIL.</p><p>Il PIL misura solo il flusso di denaro, senza tenere conto della salute della societ&#224; e dell&#8217;ecosistema.</p><p>La ciambella propone una metrica diversa, cambiando i fattori da misurare.</p><p>Questo cambio di paradigma funziona allo stesso modo in ogni settore: smetti di ottimizzare per la resa massima nel breve termine e inizi a ottimizzare per la salute del sistema nel lungo termine. </p><p>Sembra ovvio, ma sovverte tutto, e in Flip It ci piace essere sovversivi.</p><p>Tornando a parlare di agricoltura, il sistema attuale ottimizza per la massima resa per ettaro. </p><p>Pi&#249; raccogli, meglio stai. </p><p>Che si traduce in: monocolture, pesticidi, cibo meno nutriente, terreni impoveriti, spreco di acqua.</p><p>In alternativa &#232; nato il concetto di agricoltura rigenerativa, che la Raworth non cita direttamente, ma che trovo complementare. </p><p>Piuttosto che ottimizzare la resa per ettaro, ottimizza la salute del suolo nel lungo termine.</p><p>Tra il 2020 e il 2023 chi ha adottato pratiche rigenerative ha registrato <a href="https://www.renewablematter.eu/agricoltura-rigenerativa-pubblicato-lo-studio-piu-ampio-al-mondo">un calo del 62% di fertilizzanti chimici e del 76% di pesticidi</a>, mantenendo rese praticamente identiche. </p><p>Cambiate le metriche, cambiano le pratiche e cambiano i risultati che ottieni.</p><p>Ci sarebbe da parlare anche del discorso dell&#8217;energia, perch&#233; purtroppo, al momento siamo strettamente dipendenti dal carburante fossile.</p><p>Ma il discorso &#232; complesso e voglio evitare di addentrarmi in territori che non mi competono, ci sono persone molto pi&#249; preparate di me che ne parlano.</p><p>A tal proposito, Bill Gates consiglia il libro Come funziona davvero il mondo, di Vaclav Smil, forse la figura pi&#249; autorevole al mondo, in materia di energia.</p><p>&#200; per&#242; importante tenere conto che l&#8217;approvvigionamento energetico &#232; un tassello fondamentale.</p><p>La stessa Raworth non propone soluzioni tecniche, ma &#232; esplicita sul fatto che i sistemi energetici del futuro debbano essere decentralizzati. </p><p>Non un grande produttore (estero) che produce ed esporta a tutti, ma tante piccole comunit&#224; indipendenti che producono e condividono localmente solo il necessario e niente di pi&#249;. </p><p>Gli esempi pi&#249; concreti che ho trovato facendo ricerche sono le comunit&#224; energetiche, figlie spirituali del movimento <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Solarpunk">Solarpunk</a>: gruppi di famiglie, condomini e quartieri che producono e condividono energia.</p><p><a href="https://economiacircolare.com/comunita-energetica-napoli/">A Napoli esistono gi&#224; realt&#224; simili che non solo riducono le emissioni</a>, ma abbattono la povert&#224; energetica in quartieri pi&#249; fragili.</p><p>Mentre citt&#224; come Amsterdam hanno prodotto risultati ancora pi&#249; impressionanti.</p><p>Nel 2020, in piena pandemia, <a href="https://www.archdaily.com/997291/how-amsterdam-uses-the-doughnut-economics-model-to-create-a-balanced-strategy-for-both-the-people-and-the-environment">Amsterdam ha adottato ufficialmente l&#8217;economia della ciambella</a> come framework di pianificazione urbana, col supporto della stessa Kate Raworth, annunciando un piano di ripresa da 17 milioni di euro, che ha come obiettivo il raggiungimento di una citt&#224; completamente circolare entro il 2050.</p><p>Uno dei progetti simbolo &#232; <a href="https://www.strandeiland.com/en">Strandeiland</a>: un&#8217;isola artificiale progettata come quartiere a impatto neutro, dove stanno sorgendo nuovi alloggi costruiti con criteri circolari: materiali trasportati con imbarcazioni a basse emissioni, fondamenta posate senza danneggiare la fauna locale, progettazione pensata per proteggere i residenti dall&#8217;innalzamento del livello del mare, energia autoprodotta. </p><p>Come Amsterdam, <a href="https://www.corriere.it/economia/economia-del-futuro/22_ottobre_31/crescita-il-modello-ciambella-che-cos-e-quali-citta-stanno-partendo-tentativi-9c206eba-5909-11ed-a5c7-8813766af362.shtml">pi&#249; di altre 70 citt&#224; tra cui Barcellona, Bruxelles, Melbourne, Copenaghen</a>, hanno adottato questo nuovo modello economico, impegnandosi nel cambiamento come mai prima d&#8217;ora.</p><p>Attenzione nessuno di questi progetti ha ancora completato la transizione.</p><p>Sono cantieri aperti. </p><p>Ma dentro ci sono soldi veri, persone vere, cambiamenti veri.</p><p>Con l&#8217;aiuto di governi e aziende abbiamo l&#8217;opportunit&#224; di evitare il cataclisma.</p><p><strong>La nostra generazione &#232; la prima ad avere consapevolezza della gravit&#224; del problema e molto probabilmente l&#8217;ultima a poter fare qualcosa. </strong></p><p>Ma la maggior parte di noi non &#232; all&#8217;interno di governi o aziende miliardarie.</p><p>Probabilmente starai pensando &#8220;fin qui tutto fico, fratello, ma io faccio il cameriere/l&#8217;impiegata/il postino, che potere ho su tutto questo?&#8221;.</p><p>Arrivo al punto che volevo raggiungere quando mi sono seduto a scrivere questo pezzo.</p><h2>Cosa significa fare del bene?</h2><p>Ci sono due passaggi, nel libro che ha dato spunto a tutto questo ragionamento, che vale la pena riportare.</p><p>Messi davanti a tutta questa mole di informazioni, le reazioni possibili sono due: pessimismo e ottimismo.</p><p>Lo zio Yvon dice:<em> </em></p><blockquote><p><em>Il pessimista che dice &#8220;&#232; finita, non c&#8217;&#232; pi&#249; niente da fare, votare non serve, attivarsi non serve, tanto non cambier&#224; niente&#8221; non &#232; diverso dall&#8217;ottimista che dice &#8220;rilassiamoci, tutto andr&#224; bene&#8221;. </em></p><p><em>Il risultato &#232; lo stesso: nessuno fa niente.</em></p></blockquote><p>Noi abbiamo un bisogno urgente di fare qualcosa, in fretta.</p><p>E per nostra fortuna abbiamo molto pi&#249; potere di quello che pensiamo.</p><p>&#200; vero, le soluzioni di cui ho parlato sopra dipendono dalle scelte dei governi. </p><p>Per questo cito di nuovo Yvon.</p><div class="pullquote"><p><em><strong>&#8220;Se vogliamo cambiare i governi, dobbiamo prima cambiare le aziende. Ma se vogliamo cambiare le aziende, dobbiamo cambiare i consumatori. </strong></em></p><p><em><strong>Chi sono i consumatori?&#8221;</strong></em></p></div><p>I consumatori siamo noi. </p><p>Sono io, sei tu.</p><p>Dopotutto, in un sistema in cui la salute di un paese si misura col PIL, i governi devono risponde a chi quel PIL lo produce: le aziende.</p><p>Ma le aziende, senza i consumatori, non sono niente.</p><p>Le aziende rispondono a una legge di base vecchia come il cucco: quella della domanda e dell&#8217;offerta.</p><p>Il coltello dalla parte del manico lo abbiamo sempre avuto noi, i consumatori, solo che non lo sappiamo.</p><p>Perch&#233; sono diventato vegano?</p><p>Okay, in primis perch&#233; mi ritengo femminista e antispecista, e la questione dello sfruttamento e dell&#8217;oggettificazione dei corpi per me va oltre il solo territorio umano. </p><p>Sarai d&#8217;accordo con me che la vita &#232; un dono sacro, e che come tale va rispettata e protetta.</p><p>Vale solo per la vita umana?</p><p>Ma oltre a tutto questo, la mia &#232; stata una scelta <em>politica</em>.</p><p>Perch&#233; non &#232; questione di alimentazione. </p><p>&#200; che tutto quello che c&#8217;&#232; dietro un certo tipo di alimentazione, semplicemente di normale non ha un cazzo. </p><p>Ma &#232; stato <em>normalizzato,</em> e reso parte delle nostre culture. </p><p>Culture = <em>identit&#224;</em>.</p><p>Ricordi il discorso sul consumo trasformato in identit&#224;? </p><p>Grana Padano, o Prosciutto di Parma, prima che prodotti tipici della cultura italiana, cosa sono?</p><p>Aziende.</p><p>Aziende, che dietro al &#8220;genuino prodotto alimentare della cultura italiana&#8221;, nascondono (oltre alla violenza e allo sfruttamento) consumo di acqua, suolo utilizzato a monocolture per nutrire animali industriali, ed emissioni di gas serra.</p><p>Non &#232; normale, non &#232; intelligente, non &#232; <em>sostenibile. </em></p><p>Queste aziende sono diventate parte della cultura italiana. </p><p>Come pensi sia successo?</p><p>Perch&#233; i prodotti sono buoni, o perch&#233; hanno usato la natura umana a loro vantaggio?</p><p>Essere vegan&#601;, per quanto ad alcuni possa stare sul cazzo, non &#232; una scelta alimentare.</p><p>&#200; una dichiarazione chiara, diretta ad aziende e governi: <em>la mia domanda &#232; diversa dalla tua offerta</em>.</p><p>Cosa accadrebbe se tutti prendessimo decisioni di questo tipo?</p><p>Le aziende, e di conseguenza i governi, sarebbero costrette a cambiare. </p><p>E di nuovo, usciamo dai confini dell&#8217;alimentazione, vale per tutti i piccoli gesti quotidiani.</p><p>L&#8217;idea alla base &#232; semplice, basta iniziare a vedere oltre ai gesti in s&#233; e smettere di accettare i problemi che questi comportano.</p><p>Basta farsi qualche domanda, senza paura della possibile risposta. </p><p>Perch&#233; l&#8217;ignoranza &#232; peggio.</p><p>Dal canto mio, mi sono fatto una promessa (che a volte &#232; una condanna): mai pi&#249; zitto.</p><p>Butti la cicca di sigaretta per terra, per esempio? Non lo ignorer&#242;. </p><p>Ti far&#242; notare, gentilmente, che forse &#232; il caso di evitare di farlo, metterla in tasca e aspettare di buttarla in un cestino.</p><p>&#200; un gesto del cazzo, il mio, perch&#233; da solo verr&#242; dimenticato facilmente.</p><p>Una volta sono stato letteralmente preso a bastonate per averlo fatto.</p><p>Ma se tutti facessimo piccoli gesti del genere, <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Influenza_sociale">la pressione sociale</a> entrerebbe in gioco, e nessuno si azzarderebbe pi&#249; a compiere certi piccoli gesti &#8220;innocui&#8221;.</p><p>Devi farti nemico chiunque incontri? No. </p><p>Devi diventare un&#601; nazi-vegan&#601;? Non per forza (anche se mi piacerebbe).</p><p>Nessuno si aspetta da te, o da me, la perfezione. </p><p>Basta, davvero, osservare il mondo attorno a te e dentro di te, e chiederti se questa cosa sia giusta e rispettosa nei confronti dell&#8217;ambiente e delle generazioni future. </p><p>Devo per forza mangiare al Mc? </p><p>Devo per forza buttare via questo paio di scarpe, o posso sistemarlo e farlo durare un altro po&#8217;? </p><p>Ho veramente bisogno di questa magliettina da 15&#8364; da H&amp;M, o sarebbe meglio comprarne una migliore di seconda mano? </p><p>Questi pantaloni devo buttarli perch&#233; hanno un buco sul culo, o posso ripararli?</p><p>Ricordiamo le parole di Yvon:<strong> riparare &#232; un atto radicale</strong>.</p><p>Comprare usato &#232; la scelta pi&#249; sostenibile che possiamo fare per evitare di alimentare ancora le discariche di vestiti smessi.</p><p>Nutrirsi alla base della piramide alimentare e preferire cibo biologico, proveniente da piccoli produttori locali, smettere di fare la spesa al supermercato, non comprare fast fashion, non usare app come Temu e Shein, sono gesti sovversivi che richiedono solo un minimo di attenzione.</p><p>Magari penserai che non tutti possono permettersi di fare la spesa solo al mercato agricolo locale, o solo con prodotti biologici.</p><p>Oltre al fatto che comunque in linea di massima la dieta vegetale costa meno, cos&#236; come costano meno gli abiti o i telefoni o le macchine ricondizionate o di seconda mano.</p><p>Torniamo alla legge della domanda e dell&#8217;offerta. </p><p>Quando la domanda c&#8217;&#232;, ma &#232; bassa, il prezzo dell&#8217;offerta deve salire per essere sostenibile. </p><p>Quando la domanda aumenta, il prezzo pu&#242; abbassarsi.</p><p>Se tutti iniziassero a comprare solo biologico, il biologico diventerebbe la nuova normalit&#224;. </p><p>Verrebbero introdotte tassazioni agevolate e politiche ad hoc, la filiera verrebbe ottimizzata, verrebbe introdotta pi&#249; automazione, verrebbero protetti terreni e acqua, e cos&#236; via. </p><p>E i prezzi si abbasserebbero.</p><p>Magari non tutti possono permettersi di agire oggi per far abbassare i prezzi domani, ma &#232; cos&#236; che funziona.</p><p>Ma di nuovo, aspettarsi da tutti la perfezione &#232; irrealistico, ma tutti possiamo prendere una direzione chiara.</p><p>E sai cosa? </p><p>Voglio renderti la vita facile. </p><p>Ho realizzato un piccolo PDF che puoi scaricare gratuitamente. <br>All&#8217;interno, troverai piccole sostituzioni, gesti quotidiani e prodotti alternativi per ridurre il tuo impatto sul pianeta. Scoprirai che non serve stravolgere le tue abitudini che avere un impatto. Molte di queste cose, oltre a essere semplici ed efficaci, ti fanno anche risparmiare soldi e tempo. </p><p>Tutti i consigli che troverai, li ho testati personalmente, cos&#236; non dovrai farlo tu. </p><p><a href="https://drive.google.com/file/d/1U-X-rMh9lwJNgTqtSjzrnqNM1ePuPEeG/view?usp=sharing">Lo trovi qui, tieni. </a></p><p>Ognuno di noi pu&#242; fare il passo successivo rispetto a quello in cui &#232;.</p><p>Puoi prendere parte ai movimenti attivisti, in qualsivoglia maniera, senza per forza scendere a urlare in piazza (nemmeno io lo faccio). </p><p>Scegli un tema, una problematica, qualcosa che ti sta a cuore, e combatti. </p><p>Nel suo libro Yvon parla in maniera approfondita dei piccoli movimenti di attivisti e di come sia grazie a loro se certi cambiamenti sono avvenuti.</p><p>&#200; assurdo pensare a come gesti cos&#236; piccoli possano portarsi dietro una valanga di cambiamenti impossibili da ignorare.</p><p>Prendi il problema del buco dell&#8217;ozono, la grande minaccia degli anni &#8216;80 e &#8216;90.</p><p>Non &#232; stato risolto da un qualche governo illuminato che aveva a cuore il problema, ma da scienziati che hanno insistito e cittadini comuni che non li hanno ignorati e hanno iniziato a parlarne e fare pressione pubblica sulle aziende. </p><p>Insieme hanno ottenuto la messa al bando globale dei CFC (agenti chimici responsabili del buco) e oggi il buco si sta pian piano chiudendo.</p><p>La stessa Patagonia, non &#232; nata come multinazionale. </p><p>&#200; nata da un piccolo gruppo di scalatori che non volevano distruggere le montagne che amavano, e hanno iniziato a costruire attrezzatura meno invasiva, riutilizzabile e durevole. </p><p>Hanno iniziato a parlare di ambientalismo quando ancora a nessuno fregava niente, e da un gruppetto di scappati di casa che ha preso una posizione netta &#232; nata una delle aziende pi&#249; influenti al mondo sul tema ambientalismo.</p><p>O ancora, Fridays for Future, Greta Thunberg. </p><p>Una ragazzina. Minorenne. Sola. </p><p>Ha iniziato con una piccola protesta davanti a una scuola, attraendo a s&#233; milioni di persone, portando il tema del clima al centro del dibattito politico globale.</p><p>Ripeto, una ragazza normalissima, che si &#232; rifiutata di stare zitta a guardare.</p><p>O ancora, <a href="https://www.zerowasteitaly.org/chi-siamo/">il movimento Zero Waste</a>. </p><p>Persone comuni, normalissime, che hanno iniziato a comprare prodotti sfusi, a evitare plastica e prodotti monouso e condividere il loro pensiero. </p><p>Cosa hanno ottenuto? </p><p><em>Semplice, hanno ottenuto una risposta, da parte del mercato, alla loro domanda.</em></p><p>Negozi zero waste, supermercati che introducono alternative, aziende costrette a ripensare il packaging.</p><p>Il punto chiave: <strong>le aziende seguono sempre il comportamento del consumatore. </strong></p><p>E &#8220;il consumatore&#8221;, siamo noi, persone normali.</p><p>Basta smettere di accettare l&#8217;offerta (di merda) attuale, per costringere il mondo al cambiamento.</p><p>E prima di chiudere, ho un&#8217;ultima cosa da dire.</p><p>Vota.</p><p>Non solo &#8220;vota&#8221; in senso stretto, andando alle urne (che &#232; fondamentale).</p><p>Sii consapevole che ogni gesto che fai, se fatto con in mente determinati criteri, &#232; un voto a favore del cambiamento.</p><p>Quando scegli di non fare la spesa al supermercato (ragazz&#601; i supermercati e le grandi distribuzioni stanno distruggendo il mondo).</p><p>Quando scegli biologico, locale, di stagione, quando vai a piedi anzich&#233; con la macchina, quando smetti di mangiare prodotti animali, quando preferisci un picnic al parco piuttosto che il fastfood, quando compri usato o ripari ci&#242; che hai gi&#224;, quando ti prendi un pomeriggio per andare con gli amici a ripulire una spiaggia, quando scegli di non ignorare la cicca buttata per terra o quando prendi parte attiva a un movimento che lotta per qualcosa a cui tieni, stai votando.</p><p>Vota.</p><p>Ricordati, il pessimista che pensa sia tutto perduto &#232; uguale all&#8217;ottimista che pensa che tutto filer&#224; liscio: nessuno dei due fa niente.</p><p>Dobbiamo agire.</p><p>Dietro a scuse come &#8220;non cambia niente&#8221;, &#8220;il problema non &#232; la mia cicca o il mio panino al Mc&#8221;, &#8220;non c&#8217;&#232; niente da fare&#8221;, si nasconde sempre il solito pensiero: <em>speriamo tutti che qualcun altro si occupi del problema al posto nostro.</em> </p><p>Lo deleghiamo.</p><p>Questa delega &#232; una presa di posizione chiara.</p><p>Una rinuncia a qualcosa che qualcun altro ha tutti gli interessi a prendersi.</p><p>Magari qualcuno che la pensa in modo opposto a te.</p><p>Magari qualcuno a cui dell&#8217;ambiente, degli animali, del futuro, della responsabilit&#224;&#8230; non fotte proprio un cazzo.</p><p>Se vogliamo cambiare i governi dobbiamo cambiare le aziende.<br>Se vogliamo cambiare le aziende dobbiamo cambiare i consumatori.<br>Noi, che lo vogliamo o no, in questa societ&#224; siamo tutti consumatori.</p><h2>La responsabilit&#224; pi&#249; grande</h2><p>Siamo tutti consumatori, e siamo tutti responsabili.</p><p>Ma in quanto portatori del problema, siamo portatori anche della soluzione.</p><p>Molte delle cose che dobbiamo abbandonare per mettere in atto il cambiamento possono sembrare quasi delle rinunce. </p><p>Ma voglio farti una domanda: tra la follia in cui siamo stati gettati e un futuro sicuro per noi e per le prossime generazioni, a cosa preferisci rinunciare?</p><p>Concludo con un&#8217;ultima citazione a nostro fratello.</p><div class="pullquote"><p><em><strong>&#8220;Non possiamo permetterci di continuare a causare danni inutili per semplice mancanza di curiosit&#224;&#8221;</strong></em></p><p><em>- Yvon Chouinard</em></p></div><p>Quello che volevo dire l&#8217;ho detto, a te la scelta.</p><p>A presto, </p><p>Vincenzo</p><div><hr></div><p>PS: grazie per aver letto Flip It fin qui, vorrei consigliarti di comprare Let My People Go Surfing e leggerlo, sono sicuro che se questo pezzo ti &#232; piaciuto, il libro ti piacer&#224; ancora di pi&#249;. </p><p>Se in qualche modo ti sei rivista o rivisto nelle mie parole, bene, siamo simili.</p><p>PPS: Se sei un imprenditore o imprenditrice, un&#601; professionista, hai un tuo business, e magari hai a cuore questi temi e non riesci a comunicare la qualit&#224; e il valore del tuo lavoro, le mie parole potrebbero essere l&#8217;arma giusta per ottenere i risultati che desideri.<br>Fai un fischio, forse posso aiutarti.</p><p>PPPS (l&#8217;ultimo): tra ricerca, fact checking e scrittura, questo pezzo ha richiesto giorni di lavoro. Se ti &#232; piaciuto e vuoi sostenermi, lascia un like, condividilo con qualcuno che pensi possa essere in linea.</p><p>Oppure</p><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://flipitnewsletter.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Iscriviti a Flip It, il posto in cui ribalto le prospettive che abbiamo in merito al business e alla vita. Non sono il tipo da scalette o piani editoriali, questi schemini non fanno per me. Se deciderai di iscriverti, riceverai un Flip It ogni volta che avr&#242; qualcosa da dire che valga la pena di leggere. </p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p>Nel frattempo, se vuoi continuare a leggere le cose che scrivo, <a href="/__u/substack.com/@vincenzovitello/p-191575354">ti lascio qui un pezzo che &#232; piaciuto molto in cui parlo di identit&#224;, comportamenti sociali e atti sovversivi.</a></p><p>Ciao.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L’AI ha rotto il cazzo]]></title><description><![CDATA[Qualcuno doveva dirlo prima o poi.]]></description><link>https://flipitnewsletter.substack.com/p/lai-ha-rotto-il-cazzo</link><guid isPermaLink="false">https://flipitnewsletter.substack.com/p/lai-ha-rotto-il-cazzo</guid><dc:creator><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></dc:creator><pubDate>Sun, 19 Apr 2026 08:30:15 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!LSIN!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fac5cbd41-b64b-45c4-bd1b-0555f01234cb_1280x1280.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno doveva dirlo prima o poi.</p><p>Negli ultimi anni non si parla d&#8217;altro.</p><p>Sui social, dai memini alle testate giornalistiche.</p><p>In televisione, dalle pubblicit&#224; ai talk show.</p><p>Alla radio e ai podcast.</p><p>AI.</p><p>Ovunque.</p><p>Tutti ne parlano, tutti la usano, tutti la temono.</p><p>ChatGPT is the new Barbiere di Siviglia.</p><p>Dai non conosci Il Barbiere di Siviglia? <br><a href="https://www.youtube.com/watch?v=U_bI6hlINok&amp;list=RDU_bI6hlINok&amp;start_radio=1">Ascolta qui</a>, la conosci.</p><p>Comunque, battute a parte, &#232; dappertutto.</p><p></p><p>L&#8217;altro giorno ero al bar a fare colazione.</p><p>E c&#8217;era la radio in TV, che mandava una canzone di Eros Ramazzotti e Max Pezzali.</p><p>Ringiovaniti con l&#8217;AI.</p><p>Posso dire una cosa?</p><p>Figo.</p><p>Posso dirne un&#8217;altra?</p><p>Cringe.</p><p></p><p>Ho visto pubblicit&#224;, fotografie, scene di film, video su youtube, immagini di vario tipo.</p><p>Per non parlare dei testi scritti.</p><p>E il mercato della formazione?</p><p>Mi viene da urlare.</p><p>Ripetono tutti la stesse cose:</p><ul><li><p>L&#8217;AI ci ruber&#224; il lavoro, ci render&#224; inutili, ci spazzer&#224; via e st*prer&#224; i nostri figli!!11!</p></li><li><p>Usa l&#8217;AI per tutto e smetti di saper pensare: compra il mio corso sull&#8217;AI!</p></li></ul><p>Universit&#224;, scuole pubbliche, corsi privati, formatori di ogni tipo.</p><p>Parlano tutti della stessa cosa.</p><p><strong>INTELLIGENZA ARTIFICIALE.</strong></p><p>Pure chi ha sempre insegnato ad andare contro corrente, a essere ribelli, adesso ne parla. <br>Anche uno dei miei formatori preferiti, un mentore, un esempio di &#8220;quello che voglio essere da grande&#8221; da qualche mese non fa altro che parlare di AI.</p><p>Si passa dal parlare di filosofia, di business come mezzo di ricerca personale e spirituale a come creare un cazzo di secondo cervello con l&#8217;AI.</p><p>Ragazz&#601;.</p><p>Che. Rottura. Di-coglioni.</p><p>Okay, adesso metto le mani avanti perch&#233; &#232; necessario e non voglio passare per un pazzo conservatore in stile si stava meglio quando si stava peggio.</p><p>&#200; utilissima, la uso tutti i giorni, &#232; rivoluzionaria. <br>Ha reso possibili cose inimmaginabili per molti di noi.</p><p>E sono felice perch&#233; ci sta costringendo a rivalutare (finalmente) il nostro modello di societ&#224; basata sul lavoro.</p><p>Dobbiamo assolutamente imparare a usarla.</p><p>E in realt&#224; il formatore di cui parlo &#232; uno dei pochi che secondo me ha capito come usare davvero l&#8217;AI e il modo in cui ne parla &#232; molto sano.</p><p>Forse fa titoli un po&#8217; troppo clickbait.</p><p>Ma non &#232; questo il punto.</p><p>Il punto &#232; che l&#8217;essere umano ha un vizietto.</p><p>La tendenza a utilizzare tecnologie rivoluzionarie e potenzialmente salvifiche nei modi pi&#249; sbagliati.</p><p>Un esempio?</p><p>La tecnologia atomica in teoria serve a risolvere il problema della produzione di energia pulita su scala mondiale.</p><p>Eppure&#8230;</p><p>Ecco, oggi stiamo facendo qualcosa di simile con l&#8217;intelligenza artificiale.</p><p>E questo &#232; un problema.</p><p>Facciamo un passo indietro.</p><p>Un passo lunghino.</p><p>Fino all&#8217;invenzione dell&#8217;aratro.</p><ul><li><p>L&#8217;aratro: sostituisce zappa e lavoro manuale, moltiplicando la produttivit&#224; agricola ha reso possibile la nascita di citt&#224; e civilt&#224;.</p></li><li><p>Mulino: sostituisce la macinatura a mano dei cereali, fornisce energia &#8220;gratis&#8221;. &#200; uno dei primi esempi di automazione.</p></li><li><p>Macchina a vapore: sostituisce il mix di lavoro umano e animale, superando limiti energetici imposti dalla natura. Permette la rivoluzione industriale e la nascita del lavoro &#8220;maccanizzato&#8221;.</p></li><li><p>Elettricit&#224;: sostituendo la forza muscolare, il fuoco e la luce naturale, ha creato la possibilit&#224; di avere macchine che lavorano continuamente e ha reso il lavoro meno faticoso e pi&#249; sicuro per l&#8217;uomo. Sta alla base della civilt&#224; per come la conosciamo.</p></li><li><p>Computer e Internet: sostituiscono calcoli manuali, archiviazione cartacea, lavori mentali ripetitivi, ricerca lenta e comunicazione limitata. <br>Ci hanno portato a liberarci dalla fatica cognitiva di basso livello, permettendoci non solo un&#8217;accelerazione allucinante di ogni tipo di processo, ma anche l&#8217;accesso a informazione libera immediata per tutti.</p></li></ul><p>Ho semplificato molto, saltato alcuni step e messo insieme sotto lo stesso punto pi&#249; invenzioni, ma ci siamo capiti.</p><p>Voglio arrivare a un punto.</p><p>Il penultimo step di tutto questo ambaradan tecnologico, l&#8217;automazione software: sostituisce task cognitivi ripetitivi e privi di significato umano, spostando il focus su attivit&#224; creative e strategiche.</p><p>E poi arriva l&#8217;AI.</p><p>Automazione software sublimata.</p><p>Possiamo farle fare tutto ci&#242; che non ci va di fare.</p><p>Basta chiedere.</p><p>Siamo finalmente liberi di lasciare alle macchine i compiti da macchina.</p><p>Siamo finalmente libere di dedicarci ad attivit&#224; umane, creative e immaginative.</p><p><em>Peccato che il cervello umano sia cos&#236; pigro.</em></p><p>Possiamo delegare tutto ci&#242; che ci affatica.</p><p>Come, per esempio&#8230; pensare.</p><p>Difatti, abbiamo delegato alla macchina l&#8217;ultima cosa che ci restava: l&#8217;intelligenza.</p><p>Ho sentito di gente che con ChatGPT ha scritto le promesse di matrimonio.</p><p>Persone che volendo fare musica hanno saltato a pi&#232; pari la parte in cui impari a fare musica, e hanno fatto tutto con l&#8217;AI.</p><p>O ancora, l&#8217;esempio pi&#249; semplice ma che porta con s&#233; le conseguenze pi&#249; pesanti: gente che utilizza l&#8217;AI per scrivere, qualsiasi tipo di scrittura. </p><p><br>E tu dirai: ma scrive cos&#236; bene, come fai a dire se &#232; fatta da Chat o da una persona?</p><p>E io ti rispondo: <em>sei sicur&#601;?</em></p><p>Te lo dico nei ps come si sgama l&#8217;AI nei testi, ora non voglio divagare.</p><p><a href="https://www.mdpi.com/2075-4698/15/1/6">Uno studio pubblicato sulla rivista accademica Societies </a>mostra una correlazione negativa importante tra l&#8217;uso frequente di AI e la capacit&#224; di pensiero critico, con effetti pi&#249; accentuati nelle fasce d&#8217;et&#224; pi&#249; giovani (17-25).</p><p><a href="https://www.media.mit.edu/publications/your-brain-on-chatgpt/">In altro studio, i ricercatori del MIT</a> hanno messo gli elettrodi in testa a 54 persone per quattro mesi, dividendole in tre gruppi: chi scriveva con ChatGPT, chi con un motore di ricerca, chi con il solo cervello.</p><p>Hanno scoperto che la connettivit&#224; cerebrale colava a picco in modo direttamente proporzionale al supporto usato: il gruppo brain-only aveva le reti neurali pi&#249; forti, quello GPT le pi&#249; deboli.</p><p>L&#8217;83% degli utenti AI non riusciva a citare passaggi dei saggi che aveva appena &#8220;scritto&#8221;.</p><p>Non li ricordavano.</p><p>Li avevano scritti loro, ma non li avevano mai pensati.</p><p>I ricercatori hanno chiamato questo fenomeno <em>debito cognitivo</em>.</p><p>La cosa peggiore?</p><p><strong>Il declino cognitivo continuava anche dopo aver smesso di usare ChatGPT.</strong></p><p>Ne cito un altro e poi smetto.</p><p><a href="https://www.microsoft.com/en-us/research/publication/the-impact-of-generative-ai-on-critical-thinking-self-reported-reductions-in-cognitive-effort-and-confidence-effects-from-a-survey-of-knowledge-workers/">Microsoft Research e Carnegie Mellon</a> hanno intervistato 319 professionisti su come l&#8217;AI cambia il loro modo di pensare al lavoro.</p><p>Il risultato: pi&#249; alta &#232; la fiducia nell&#8217;AI, meno pensiero critico viene esercitato. Pi&#249; alta &#232; la fiducia in s&#233; stessi, pi&#249; se ne esercita.</p><p>Te la dico peggio.</p><p>Tutti questi studi hanno dimostrato una cosa semplice.</p><p>Una cosa che tua nonna e tua mamma ti dicono da quando eri piccol&#601;.</p><p><strong>Ci stiamo rincoglionendo.</strong></p><p>E non in modo democratico.</p><p>Secondo Microsoft a viversela peggio sono le persone gi&#224; inclini a smettere di pensare.</p><p>Quindi la domanda da farsi &#232; semplice.</p><p></p><p>Ansia.</p><p></p><p><em>Sono incline a smettere di pensare?</em></p><p></p><p>Aspetta, c&#8217;&#232; dell&#8217;altro.</p><p>Finora abbiamo parlato del costo cognitivo, umano.</p><p>Di come tutto questo stia minacciando la nostra capacit&#224; di pensiero.</p><p>E fin qui, se ci facciamo del male da soli, diciamo che va pure bene.</p><p>Ma se non ci stessimo limitando a questo?</p><p>Perch&#233;, come sappiamo, il mercato dell&#8217;AI &#232; estremamente energivoro.</p><p>Si nutre di energia. </p><p>E l&#8217;energia ha un costo ambientale non indifferente.</p><p>Gi&#224;.</p><p>Quanto pesa &#8216;sto carretto sull&#8217;ambiente?</p><p><a href="https://vu.nl/en/news/2025/ai-s-hidden-carbon-and-water-footprint">Secondo Alex de Vries-Gao della Vrije Universiteit di Amsterdam</a>, nel 2025 i sistemi AI potrebbero aver avuto un&#8217;impronta carbonica paragonabile a quella di New York, e aver consumato tanta acqua quanta ne viene bevuta in bottiglia in tutto il mondo in un anno.</p><p>E non &#232; un&#8217;opinione, &#232; una stima accademica.</p><p>I numeri esatti sono impossibili da verificare perch&#233; le aziende non li divulgano. </p><p><em>E questa opacit&#224; &#232; essa stessa un dato</em>.</p><p>Quello che &#232; certo &#232; la direzione: le emissioni crescono e i data center si moltiplicano.</p><p>Per chiudere la parte in cui parliamo del problema e iniziare a ragionare su cosa possiamo fare, vorrei portarti la prima prospettiva ribaltata.</p><p></p><p><strong>L&#8217;AI non ci sta sostituendo, non ci sta rendendo inutili o stupidi.</strong></p><p><strong>Stiamo facendo tutto da soli.</strong></p><p><strong>Utilizzandola per smettere di essere umani.</strong></p><p></p><p>Quindi che si fa?</p><p>Bella domanda.</p><p>Soluzioni facili non ce ne sono.</p><p>Non posso dartene.</p><p>Per&#242; posso indicarti una direzione, seguirla poi sta a te.</p><p>Dopotutto, <em>sei tu a dover utilizzare il tuo pensiero critico</em>, non io.</p><p>Se il problema &#232; il modo stupido in cui usiamo l&#8217;AI, l&#8217;unica soluzione sensata &#232; imparare a usarla bene.</p><p>Sembra banale, ma come dimostrano gli studi, non lo &#232;.</p><p>Iniziamo a rimetterla al suo posto.</p><p>&#200; tecnologia.</p><p>E la tecnologia serve a sostituire lo sforzo, non il pensiero.</p><p>&#200; un aratro cognitivo.</p><p>Deve liberarti dal lavoro pesante, inutile e ripetitivo.</p><p>Ma la responsabilit&#224; di comprendere e decidere deve restare a noi.</p><p>E noi dobbiamo prendercela.</p><p>Perch&#233; delegare anche quella non &#232; intelligente, non &#232; furbo.</p><p>&#200; autosabotaggio.</p><p>Me ne sono accorto su di me.</p><p>Quando uso l&#8217;AI nel modo giusto, mi sento pi&#249; lucido, efficace ed effettivamente produttivo.</p><p>Quando la uso per evitare fatica mi sento vuoto, stupido e sommerso di materiale spazzatura che non capisco.</p><p>Il punto &#232; sempre la consapevolezza, argomento di cui parleremo molto in futuro.</p><p>Sei incline a smettere di pensare?</p><p>La guerra non &#232; contro l&#8217;AI.</p><p>&#200; contro la nostra pigrizia.</p><p>E indovina un po&#8217;?</p><p>Quella c&#8217;era gi&#224;, c&#8217;&#232; sempre stata.</p><p>L&#8217;AI non ti rende stupid&#601;.</p><p>Ma ti da un modo velocissimo per diventarlo.</p><p>Oppure per fare il contrario.</p><p></p><p>Non suona come una soluzione, vero?</p><p>Non mi stancher&#242; mai di dirlo: non esiste una soluzione a taglia unica.</p><p>Vuoi proprio le regolette?</p><p>Scrivitele.</p><p>Stai pensando&#8230; o stai evitando di farlo?</p><p></p><p>Ciao,</p><p>Vincenzo</p><p></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://flipitnewsletter.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto Flip It! Iscriviti per non perderti i prossimi, non c&#8217;&#232; bisogno di far uso di troppo pensiero critico per sapere che &#232; la scelta giusta. La riceverai direttamente nella casella di posta solo e soltanto se avr&#242; qualcosa da dire che valga la pena di essere letto.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><p>PS: ti avevo promesso di dirti come sgamare l&#8217;AI nei testi (vale pure per i video eh, qualsiasi cosa venga scritta). Sarebbe divertente fare lo stronzo e dirti &#8220;impegnati a scoprirlo&#8221;. <br>Ma faccio il buono.</p><p>Elenco puntato di AI-made Red Flag:</p><ul><li><p>tutto &#232; sempre perfettamente bilanciato: non prende mai posizioni chiare. &#200; sempre &#8220;da un lato abbiamo x, dall&#8217;altro y&#8221;</p></li><li><p>tutto troppo perfetto: struttura perfetta, testo visivamente bilanciato, grammatica impeccabile, zero refusi o errori di battitura.</p></li><li><p>nessuna esperienza personale: l&#8217;AI non ha esperienza personale, &#8220;insegna&#8221; in modo generico. Scrive cose che potrebbe scrivere chiunque.</p></li><li><p>usa a manetta la struttura &#8220;non &#232; questa cosa x, &#232; quest&#8217;altra cosa y&#8221;. Poi ci pensi e ti chiedi: chi cazzo ha mai detto che si parlava di cosa x?</p></li><li><p>l&#8217;utilizzo di &#8220;hai centrato il punto&#8221;, oppure &#8220;questa cosa x &#232; <strong>oro</strong>&#8221; tutto &#8216;sto oro con ChatGPT&#8230; </p></li><li><p>suona bene, ma non dice niente. Se qualcosa ti suona bene, ma a pensarci bene non significa un cazzo, alert.</p></li><li><p>E soprattutto, per carit&#224; di Dio, se vedi questo coso: &#8212; scappa.</p></li></ul><p>Esempio concreto della sintesi di tutti i punti: una volta un tizio nei commenti a un mio post ha scritto &#8220;Hai centrato il punto: quella frustrazione che senti non &#232; rabbia fine a se stessa, ma il rumore di un motore che gira a vuoto in attesa di una marcia giusta.&#8221;</p><p>Ho centrato il punto, non &#232; cosa x ma cosa y, suona bene.</p><p>E non significa un cazzo.</p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La presabbene]]></title><description><![CDATA[L&#8217;altro giorno ero con degli amici freelance, seduti a lavorare tutti insieme.]]></description><link>https://flipitnewsletter.substack.com/p/la-presabbene</link><guid isPermaLink="false">https://flipitnewsletter.substack.com/p/la-presabbene</guid><dc:creator><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></dc:creator><pubDate>Sun, 05 Apr 2026 08:30:56 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!MUjq!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72e1f171-797f-4a49-ad1a-8c393fdf61c9_640x359.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altro giorno ero con degli amici freelance, seduti a lavorare tutti insieme.</p><p>Che poi lavorare &#232; una parola troppo grossa.</p><p>&#200; pi&#249; una scusa per vedersi, confrontarsi e contaminarsi un po&#8217; di belle vibes.</p><p>A un certo punto uno di loro mi fa: &#8220;Vincenzo, sei proprio il ragazzo pi&#249; chill della stanza.&#8221;</p><p>La cosa mi ha fatto sorridere e riflettere.</p><p>Perch&#233; s&#236;, mi fa piacere.</p><p>Ma soprattutto perch&#233; &#232; strano.</p><p>Perch&#233; la verit&#224; &#232; che, sotto sotto, sto attraversando uno dei periodi pi&#249; duri della mia vita.</p><p>Finora, almeno.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!MUjq!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72e1f171-797f-4a49-ad1a-8c393fdf61c9_640x359.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!MUjq!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_424, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_webp, /__u/flipitnewsletter.substack.com/q_auto:good, /__u/flipitnewsletter.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F72e1f171-797f-4a49-ad1a-8c393fdf61c9_640x359.png 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!MUjq!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_848, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_webp, 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voil&#224;.</p><p>Chill.</p><p></p><p>&#200; qualcosa che ho costruito col tempo.</p><p>Una scelta su cui ho dovuto lavorare.</p><p>Uno stato mentale che proteggo, soprattutto da me.</p><p></p><p>Un mix di tentativi, errori, libri, diari, conversazioni, terapia fatta bene e terapia fatta male.</p><p>E soprattutto una cosa che ho capito: non &#232; che la vita a un certo punto smette di fare schifo, sei tu che devi imparare ad averci a che fare.</p><p>Quindi.</p><p>Quello che sto per dirti non &#232; qualcosa di nuovo.</p><p>Anzi, &#232; una di quelle cose che sanno tutti ma che quasi nessuno pratica davvero.</p><p>&#200; vecchia di secoli.</p><p>Accessibile a tutti ma troppo spesso dimenticata.</p><p>Ne parlavano i filosofi secoli fa e se ne parla in psicologia oggi.</p><p>A me ha permesso di:</p><ul><li><p>dare un senso positivo anche alle esperienze che avevo etichettato come negative o fallimentari</p></li><li><p>vedere finalmente con lucidit&#224; ci&#242; che voglio</p></li><li><p>trovare energie infinite, per sopportare lavori che odio o periodi tosti</p></li><li><p>essere un figlio, compagno e amico migliore (o almeno, ci provo)</p></li></ul><p>Con la conseguente trasformazione nel meraviglioso ragazzo chill del venerd&#236; mattina, che tutti conosciamo e amiamo.</p><p>Io la chiamo &#8220;presabbene&#8221;.</p><p>Che s&#236;, suona un po&#8217; di cazzata.</p><p>Ma intendo una cosa molto semplice: <strong>allenarti a restare in uno stato decente anche quando non c&#8217;&#232; nessun motivo per esserlo </strong>(semicit a mio fratello Marcvs Avrelivs).</p><p>Prima di passare da paraculo venditore di acqua cotta: non ti sto dicendo di sorridere sempre.</p><p>Non ti sto dicendo di ignorare i problemi.</p><p>E nemmeno che &#8220;basta volerlo&#8221;.</p><p>Perch&#233; sono cazzate.</p><p>Anzi, ti dico: <strong>ci sono giorni in cui sto cos&#236; di merda che vorrei solo sparire sotto le coperte e non essere.</strong></p><p>Fine.</p><p></p><p>Per&#242; ho notato una cosa.</p><p>Quando sto male, ho due strade.</p><p>Anzi facciamo tre:</p><ol><li><p>stare male e aggiungerci sopra altra merda</p></li><li><p>stare male e basta</p></li><li><p>stare male e trasformare quel malessere in uno strumento<br><br></p></li></ol><p>E sono cose molto diverse.</p><p>Perch&#233; aggiungere altra merda &#232; facile, ti basta buttarti sul divano e anestetizzarti al telefono o su netflix finch&#233; non ti senti cos&#236; vuot&#601; che anche stare male &#232; impossibile.</p><p>O meglio ancora: commiserarti potentemente, dare la colpa a qualsiasi fattore esterno, non assumerti la responsabilit&#224; di ci&#242; che &#232; in tuo potere fare, nasconderti.<br></p><p>Cos&#236; non stai pi&#249; solo soffrendo.</p><p>Ti stai attivamente scavando la buca.</p><p>Top.</p><p></p><p>La &#8220;presabbene&#8221;, per come la vivo io, &#232; questa: <strong>togliere il superfluo dalla sofferenza.</strong></p><p>Perch&#233; eliminarla del tutto, non si pu&#242;.</p><p>Ma evitare di peggiorarla, quello s&#236;.</p><p>Usarla a tuo vantaggio, pure.</p><p>Concederti di poter apprezzare i piccoli momenti che valgono, sacrosanto.</p><p></p><p>Ma in pratica, cosa faccio?</p><p>Niente di eroico.</p><p>Quando mi sale l&#8217;angoscia semplicemente cerco di non scappare subito (anche se ogni tanto lo faccio comunque).<br><br></p><p>Mi fermo.</p><p>Respiro, sia dentro che fuori.</p><p>E mi dico &#8220;Yeah. Sto una merda&#8230; <em>so what</em>?&#8221;</p><p>Cos&#236; cerco di tirarne fuori una lezione, un nuovo punto di vista o nuove energie per affrontare le cose.<br><br>A volte funziona, e riesco a crescere.</p><p>A volte no, e posso solo starci dentro.</p><p>E cercare di mettere le cose in prospettiva.</p><p>Ma terra terra: ho un tetto, da mangiare, persone che mi vogliono bene. Quindi forse non tutto &#232; da buttare.</p><p>E mi ricordo una cosa banalissima: la sofferenza esiste.</p><p>Non &#232; una frase mia. &#200; buddhismo zen, taoismo, stoicismo.</p><p>Chiamalo come ti pare.</p><p>La sofferenza esiste, per tutti.</p><p>Non solo per me o per te.</p><p>Pure Checco Zalone soffre.</p><p>O Mara Maionchi.</p><p>Pure, che cazzo ne so&#8230;</p><p>Pharrel Williams (che &#232; quello che cantava &#8220;because I&#8217;m happyyyy&#8221;).</p><p>Pure lui soffre.</p><p>&#200; parte del gioco.</p><p>Non si pu&#242; scegliere di essere sempre di buon umore.</p><p>Ma si pu&#242;, nel tempo, allenarsi a non soccombere ogni volta sempre di pi&#249;.</p><p>A restare. Anche quando vorresti scappare.</p><p>E a volte succede una cosa strana: capisci che cos&#236; come puoi svegliarti di merda senza un motivo preciso puoi anche trovarti legger&#601; senza un motivo preciso.</p><p>E spesso ti basta sceglierlo.</p><p></p><p>Non &#232; niente di mistico, magico o psichedelico (anche se gli psichedelici magari aiutano, chiss&#224;).</p><p>&#200; fare spazio.</p><p>Tutto qui.</p><p></p><p>Solo il tentativo, ogni giorno, di non rendere tutto pi&#249; pesante del necessario.</p><p>Non ho altro da dire. </p><p></p><p>Ciao,</p><p>Vincenzo</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://flipitnewsletter.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto fin qui. Iscriviti per ricevere nuove prospettive, quando ho qualcosa di interessante da dirti. &#200; gratis. Ed &#232; figo.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p>PS: negli anni ho provato un po&#8217; di modi per allenare questa cosa.</p><p>Alcuni inutili, altri no.</p><p>Se ti interessa, in un prossimo Flip It posso raccontarti quelli che hanno fatto la differenza per me.</p><p>Fammi sapere.</p><p>Tanto far&#242; comunque quello che mi pare xoxo</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Riesci a fare qualcosa senza dirlo a nessuno?]]></title><description><![CDATA[Devo fare una confessione.]]></description><link>https://flipitnewsletter.substack.com/p/riesci-a-fare-qualcosa-senza-dirlo</link><guid isPermaLink="false">https://flipitnewsletter.substack.com/p/riesci-a-fare-qualcosa-senza-dirlo</guid><dc:creator><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></dc:creator><pubDate>Sun, 22 Mar 2026 09:31:16 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!TZ9e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F56a0821e-0e90-4017-8f51-34262620c237_1080x1920.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Ti faccio una confessione.</p><p>In tempi ancora non sospetti, ho avuto un blog su Tumblr.</p><p>Te lo ricordi Tumblr? Bei tempi.</p><p>Era pieno di gente&#8230; particolare, ma erano bei tempi.</p><p>L&#8217;ho scritto per anni, sotto pseudonimo, e non lo sapeva nessuno.</p><p>Era il mio posto per esercitarmi a scrivere un po&#8217; quello che volevo.</p><p>Racconti, poesie, pensieri romantici di un adolescente fuori posto.</p><p>Poi Tumblr perse il suo appeal, e le persone iniziarono a spostarsi su altre piattaforme.</p><p>Velocemente quei pochi lettori anonimi che avevo curato per anni, iniziarono a diminuire.</p><p>Smisi di scriverlo.</p><p>Finch&#233; un giorno una persona molto vicina a me non ne scopr&#236; l&#8217;esistenza.</p><p>Corsi subito a eliminare ogni traccia.</p><p>Col tempo ho realizzato una cosa interessante: oltre al bisogno di tenerlo nascosto, c&#8217;era di pi&#249;.</p><p>Quello spazio invisibile a chi mi stava vicino, esisteva solo se visto da qualcuno.</p><p>Senza nessuno a vederla, quella parte di me ormai non esisteva pi&#249;.</p><p>Forse fu questo il motivo per cui anzich&#233; accettare di essere stato scoperto decisi di cancellarlo del tutto.</p><p>Cos&#236; l&#8217;ho eliminato: perch&#233; a vederlo era qualcuno che non avrebbe dovuto, e perch&#233; ormai ero l&#8217;unico a vederlo.</p><p></p><p>Credo che tutto nasca dal modo in cui viviamo il rapporto con chi siamo e con ci&#242; che mostriamo, soprattutto online.</p><p></p><p>Hai mai notato quel fastidioso bisogno di riempire ogni vuoto?</p><p>Ogni piccolo momento.</p><p><a href="https://www.lescienze.it/news/2014/07/04/news/solo_pensare_spiacevole_meglio_l_azione_farsi_male-2203612/">Esiste uno studio </a>che dimostra come alcune persone abbiano preferito auto-infliggersi piccole scosse elettriche piuttosto che restare sole con i propri pensieri.</p><p>Sai come si traduce nella vita di tutti i giorni?</p><p>5 minuti di attesa del bus &#8594; Instagram.</p><p>Tragitto casa-lavoro in treno &#8594; Tiktok.</p><p>Pulizie di casa &#8594; Playlist pronta.</p><p>Serata libera &#8594; Netflix &amp; &#8220;chill&#8221;.</p><p>E nel frattempo sentiamo il bisogno opprimente di appartenenza a qualcosa, di riconoscimento esterno.</p><p>Di per s&#233; non c&#8217;&#232; niente di male in questo.</p><p>Ma a pensarci bene, ha creato un problema difficile da vedere e tanto pi&#249; da risolvere.</p><p>Siamo diventati tutti la copia della copia, della copia della copia.</p><p></p><p>Esce Stranger Things &#8594; tutti a guardarlo, parlarne, esprimere opinioni.</p><p>C&#8217;&#232; Sanremo &#8594; si parla solo di Sanremo per due settimane.</p><p>Su Instagram qualcuno ha detto che le Salomon sono le scarpe per bimbi <em>wildz/outdoorz</em> &#8594; bar e caffetterie piene di Salomon pulite e immacolate.</p><p></p><p>Che poi, sono io strano che non guardo Sanremo o &#232; strano che lo guardino tutti?</p><p></p><p>Non postiamo la foto sui social perch&#233; ci piace fare foto, facciamo foto per postarle sui social.</p><p>Non guardiamo la serie X perch&#233; ci interessa guardarla, ci interessa guardarla perch&#233; la guardano tutti.</p><p>Non compriamo le Salomon per andarle a sporcare al lago o in montagna, andiamo al lago o in montagna per comprare le Salomon e postare le storie sui social.</p><p><em>E se ti d&#224; fastidio leggerlo, forse c&#8217;&#232; un motivo.</em></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!TZ9e!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F56a0821e-0e90-4017-8f51-34262620c237_1080x1920.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!TZ9e!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_424, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_webp, /__u/flipitnewsletter.substack.com/q_auto:good, 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class="image-caption">Adesso stanno su Vinted&#8230;</figcaption></figure></div><p></p><p>Siamo cos&#236; disabituati a guardare chi siamo quando nessuno ci vede, da riuscire a riconoscerci solo in ci&#242; che tutti vedono.</p><p></p><p><strong>La nostra identit&#224; &#232; diventata qualcosa che si sviluppa dall&#8217;esterno verso l&#8217;interno.</strong></p><p></p><p>E cambia col cambiare del vento.</p><p>Siamo qualcosa di diverso ogni paio di mesi.</p><p>Cambiare &#232; naturale. Ed &#232; sano.</p><p>Il problema &#232; che i social hanno velocizzato il processo, rendendolo artificiale, algoritmico.</p><p>Uno studio di psicologia sociale, chiamato <em><a href="https://www.simplypsychology.org/social-identity-theory.html">Social Identity Theory</a></em> analizza come gli esseri umani costruiscano parte dell&#8217;identit&#224; attraverso l&#8217;appartenenza a gruppi.</p><p>Non &#232; patologia, &#232; adattamento evolutivo.</p><p>Ma esposti a migliaia di modelli di ci&#242; che potremmo essere, cambiamo gusti e opinioni troppo velocemente.</p><p>Se prima il cambiamento era lento e le influenze limitate, oggi &#232; quasi impossibile capire cosa nasce da dentro o cosa viene da fuori.</p><p>La nostra identit&#224; nasce dal feed social, e non viceversa.</p><p>Parafrasando <a href="https://iep.utm.edu/girard/">Rene Girard </a>(antropologo, storico, filosofo e fratello che di esseri umani ne sapeva) <strong>desideriamo qualcosa solo perch&#233; lo desiderano gli altri.</strong></p><p></p><p>E cos&#236; finisci a comprare 200&#8364; di Salomon ingegnerizzate per correre su terreni sterrati, e le metti per andare al bar, a bere il matcha latte.</p><p>Che ti fa pure schifo. E lo sai.</p><p>O magari cancelli il tuo blog su Tumblr, e inizi una newsletter&#8230;</p><p>&#200; ironico. Ma le cose non sono cos&#236; semplici.</p><p>Dopotutto, sembra che io critichi ci&#242; che viene fatto per essere mostrato ad altri, in una newsletter scritta per essere letta da altri.</p><p>La differenza sta nella consapevolezza dei motivi per cui prendiamo certe decisioni.</p><p>Nella nostra capacit&#224; di filtrare e selezionare le informazioni che decidiamo di fare nostre.</p><p>Di rallentare e andare pi&#249; in profondit&#224;.</p><p>&#200; vero: esiste il conformismo e i social lo amplificano. </p><p>Ma le persone non possono essere solo copie sterili di altre copie viste in giro.</p><p>Ci&#242; che &#232; di massa pu&#242; essere usato anche in modo intimo e personale.</p><p>E se vuoi rompere queste catene e riprendere il controllo, mi viene da dirti che forse l&#8217;atto pi&#249; ribelle che si possa fare oggi &#232; impegnarsi a fare qualcosa di figo e tenerlo per s&#233;.</p><p>Uscire da soli senza meta e senza cellulare. </p><p>Disinstallare i social per un po&#8217; (senza cancellarli) e restare in silenzio a guardare chi siamo quando siamo gli unici a vederci.</p><p>Concederci di fare schifo in skate. E continuare ad andarci, perch&#233; ci piace.</p><p>O diventare bravi in skate, e non dirlo a nessuno, perch&#233; non &#232; quello il punto.</p><p>Esplorare interessi di cui l&#236; fuori non si parla, solo per il gusto di stare un po&#8217; con se stess&#601;.</p><p>Per conoscersi.</p><p></p><p>Quindi&#8230;</p><p>Sei capace di fare qualcosa senza dirlo a nessuno?</p><p></p><p>A presto,</p><p>Vincenzo.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://flipitnewsletter.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto Flip It di nascosto da tutto. Iscriviti per ricevere i prossimi pezzi e condividili con qualcuno se pensi che possano interessare. Non per forza le cose fighe devono restare nascoste.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p></p><p>PS: se c&#8217;&#232; qualcosa che ami fare che non hai detto a nessuno, <strong>dillo a me,</strong> terr&#242; il segreto. Giuro.</p><p>PPS: se ti &#232; piaciuto passare qualche minuto insieme, <a href="/__u/flipitnewsletter.substack.com/">qui puoi trovare altre cose che ho scritto</a>. Oppure puoi approfondire e leggere le fonti che ho citato. O magari far leggere questo pezzo a qualcuno e parlarne insieme. Meglio ancora per&#242;: spegni tutto ed esci fuori. Ciao!</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Ma non ti sei stancatə di seguire le istruzioni?]]></title><description><![CDATA[Abbiamo un problema.]]></description><link>https://flipitnewsletter.substack.com/p/quande-che-ti-sei-rott-il-cazzo-delle</link><guid isPermaLink="false">https://flipitnewsletter.substack.com/p/quande-che-ti-sei-rott-il-cazzo-delle</guid><dc:creator><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></dc:creator><pubDate>Sun, 15 Mar 2026 09:30:40 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!LSIN!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fac5cbd41-b64b-45c4-bd1b-0555f01234cb_1280x1280.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo un problema.</p><p>La societ&#224; di oggi &#232; anestetizzata.</p><p>Non vede la vita come uno skater vede la strada.</p><p>Ma piuttosto come un pedone distratto al telefono.</p><p>Siamo stati addestrati a eseguire ordini e procedure.</p><p>Scuole &#8594; universit&#224; &#8594; stage &#8594; <strong>lavoro precario</strong> &#8594; e poi, forse, lavoro &#8220;sicuro&#8221;.</p><p>Chi diverge da questo percorso standardizzato viene spesso visto come pazzo, irresponsabile, scansafatiche.</p><p>Meno di valore.</p><p>E chi invece ne apprezza la diversit&#224;, difficilmente ne segue l&#8217;esempio.</p><p><em>L&#8217;ho provato sulla mia pelle.</em></p><p></p><p>Ci hanno insegnato che per avere successo (e questa s&#236; che &#232; una parola che dovrebbe starti sul cazzo, altro che business) dobbiamo diventare ultra specializzati in un campo.</p><p>Tra quelli presenti nel men&#249; prestabilito, ovviamente.</p><p>Fare gavetta. Carriera. Sacrifici.</p><p>Con la promessa che un giorno, poi, potremo permetterci la casa, la Mercedes, i vestiti firmati, una vacanza l&#8217;anno a Ibiza.</p><p>E diciamoci la verit&#224;: tutto questo poteva anche essere vero nella societ&#224; post-industriale di qualche decennio fa.</p><p>Ma adesso non &#232; pi&#249; cos&#236;.</p><p></p><p>Lo vedi anche tu che qualcosa si &#232; rotto. Che la promessa &#232; stata infranta.</p><p>Eppure sono in pochissimi ad ammetterlo, a parlarne, a fare qualcosa.</p><p>Anzi: l&#224; fuori &#232; pieno di gente che si inventa sempre nuove promesse per tenerci buoni.</p><p>&#200; dall&#8217;infanzia che siamo stati addestrati alla compostezza.</p><p>A non osare troppo.</p><p>A stare al nostro posto.</p><p>Siamo cresciuti incapaci di pensare in maniera divergente.</p><p>Capaci solo di trovare rifugio nelle distrazioni.</p><p>Lo scroll infinito. Il porno. Il fumo. Le serie tv mediocri tutte le sere.</p><p>Il sacrosanto weekend passato a bere e parlare di cazzate.</p><p></p><p>La nostra attenzione &#232; sempre pi&#249; frammentata.</p><p>Sempre meno in grado di restare su ci&#242; che conta davvero.</p><p>E questo conviene a chi sta sopra e sa bene cosa sta succedendo.</p><p>Anche per questo veniamo bombardati ogni giorno da notizie terribili per cui non possiamo fare niente, se non rifugiarci ancora di pi&#249; nelle distrazioni.</p><p><strong>Abbiamo imparato a ridere delle nostre stesse catene. A farci i meme.</strong></p><p>Perch&#233; ansia, paura e insicurezza rendono ancora pi&#249; difficile evadere dal labirinto di stronzate in cui ci hanno gettati.</p><p>E tutto questo rafforza la convinzione che non esistano altre opportunit&#224;.</p><p>Cos&#236; l&#8217;unica cosa sensata che possiamo fare &#232; continuare a seguire le istruzioni.</p><p></p><p><strong>Il problema non &#232; che mancano le opportunit&#224;.</strong></p><p><strong>&#200; che ci hanno addestrati a non immaginare alternative.</strong></p><p></p><p>E io, e forse anche tu, di tutto questo mi sono rotto il cazzo.</p><p>Oggi il mondo non ha bisogno di altri automi che seguono istruzioni.</p><p>Ha iniziato a crearne in massa, e le seguono meglio di noi.</p><p>Ha bisogno di persone capaci di pensare, interrogarsi, immaginare e costruire qualcosa di diverso.</p><p>Di anime e teste pensanti, creative. Unite in un atto di ribellione.</p><p>Non sto parlando di distruggere tutto.</p><p>Di dare fuoco alle istituzioni e piombare nel caos.</p><p>Cosa che, tra l&#8217;altro, sta succedendo comunque.</p><p>La ribellione di cui parlo &#232; pi&#249; silenziosa.</p><p></p><p>&#200; un invito a guardarti dentro.</p><p>A posare quel cazzo di telefono, e tutto ci&#242; che contiene.</p><p>A non permettere pi&#249; al caos e alla paura di controllarti.</p><p>A spegnere, per un po&#8217;, ogni distrazione.</p><p>E affrontare di petto lo stato delle cose.</p><p>Non dobbiamo distruggere il vecchio.</p><p>Ma decidere di credere che qualcosa di nuovo sia possibile.</p><p>Ascoltare la nostra immaginazione.</p><p>E usare le mani e la testa per trasformarla in realt&#224;.</p><p>E ora ti chiedo&#8230; c&#8217;&#232; stato un momento in cui ti sei rott&#601; il cazzo delle istruzioni?</p><p></p><p>Io non le ho mai veramente seguite.</p><p>L&#8217;unica volta in cui ci ho provato ho speso migliaia di euro e quasi tre anni di vita per diventare qualcosa che non ero.</p><p>Per seguire una strada che sembrava sicura.</p><p>Per schiantarmi contro un muro.</p><p></p><p>Adesso, se dovessi seguire le regolette da copywriter, da marketing classico, dopo averti mostrato il problema dovrei fornirti una soluzione.</p><p>Ma non lo far&#242;. </p><p>Perch&#233; sarebbe da guru. </p><p>E mi starebbe sul cazzo.</p><p>Perch&#233; una soluzione univoca che valga per tutti, non solo non ce l&#8217;ho, ma non esiste.</p><p>E non dovresti ascoltare chi cerca di dartela.</p><p>La soluzione <em>per te</em> puoi cercarla solo tu.</p><p>Io stesso la sto cercando. Nel freelancing, nei progetti che creo. In questo stesso spazio in cui ci troviamo.</p><p></p><p>Forse non dovresti chiederti come uscire dal labirinto.</p><p>Ma quando hai iniziato a costruirti le pareti da sol&#601;.</p><p></p><p>A presto,</p><p>Vincenzo.</p><p><br></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://flipitnewsletter.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Iscriviti per non perderti i prossimi Flip It. Li riceverai solo quando avr&#242; qualcosa da dire che valga la pena leggere.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Fanculo, dissi alla paura. E la abbracciai.]]></title><description><![CDATA[La storia di come mi sono finalmente liberato dalla paura di farmi male e di come puoi farlo anche tu.]]></description><link>https://flipitnewsletter.substack.com/p/fanculo-dissi-alla-paura-e-la-abbracciai</link><guid isPermaLink="false">https://flipitnewsletter.substack.com/p/fanculo-dissi-alla-paura-e-la-abbracciai</guid><dc:creator><![CDATA[Vincenzo Vitello]]></dc:creator><pubDate>Thu, 05 Mar 2026 11:32:47 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!YY9X!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdab5f11c-6d01-417a-8d7f-c6b7eed79e82_2754x2488.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Voglio iniziare questo percorso con una storia.</p><p>Una storia di paura, fallimenti e dure verit&#224;.</p><p>So che non la leggeranno in molti.</p><p>Ma se vorrai farmi compagnia lungo la strada ti prometto una cosa: vedrai le tue paure con occhi diversi.</p><p><em>Allaccia la cintura, perch&#233; questa storia inizia in auto.</em></p><div><hr></div><p>Guidavo di ritorno dal mare, alla mia destra Nadia, il mio amore. </p><p>Il tettuccio della decappottabile aperto e l&#8217;aria salmastra ad accarezzarci la pelle.</p><p>Entrambi n&#233; adulti n&#233; ragazzi, ma in quella fase in cui inizi a guardarti dietro per capire come raddrizzare il tiro.</p><p>Le raccontavo del periodo in cui perseguivo il sogno di recitare nei teatri. </p><p>Di come fosse stata l&#8217;unica esperienza della mia vita in cui mi sentivo veramente allineato con la mia natura. </p><p><strong>Di come l&#8217;attimo prima di andare in scena ti riempie il corpo di brividi.</strong></p><p>Il cuore in gola.</p><p>Le chiappe strette.</p><p>Le gambe che tremano, sul punto di cedere.</p><p>Poi &#232; il momento di entrare in scena. </p><p>Hai paura.</p><p>Anzi, non hai paura.</p><p><strong>Sei terrorizzato.</strong></p><p>Ma sticazzi, devi entrare. </p><p>O entri adesso, o il ritmo dello spettacolo &#232; fottuto. </p><p>Fai un bel respiro.</p><p>Senti il cuore che ti batte nel petto, molli tutto e vai.</p><p>Nella sala il silenzio &#232; assoluto. </p><p>Le luci puntate addosso ti oscurano la vista su tutto ci&#242; che hai davanti. </p><p>Senti l&#8217;energia del pubblico, ma sei solo. </p><p>E il rumore del tuo respiro &#232; assordante.</p><p>In quel contesto la paura &#232; elettrizzante.</p><p>Quanto cazzo la amavo quella paura.</p><div><hr></div><p>Alle superiori non avevo idea di cosa fare, cambiai diversi indirizzi.</p><p>Alla fine, al suono di <em>&#8220;impara l&#8217;arte e mettila da parte&#8221;,</em> scelsi quello che mi consigliarono i miei genitori: un istituto elettrotecnico. </p><p>Mentre i miei compagni di classe imparavano a rollare canne a bandiera, io leggevo Terzani, Tabucchi e Coelho. </p><p>Mi perculavano. </p><p>Leggere l&#236; era fuori contesto.</p><p>Ovunque andassi ero sempre nello stesso posto: quello sbagliato.</p><p>Un giorno, casualmente, mi capit&#242; per le mani il testo di uno spettacolo di Pirandello (lo rubai dalla biblioteca della scuola, tanto l&#236; non serviva a nessuno. Ops).</p><p>Divenne lampante quale fosse la mia strada: dovevo recitare.</p><p>Da Alcamo, un paesino in Sicilia, iniziai a girare come una trottola. </p><p>Cercavo di farmi strada a gomitate per essere ammesso in una delle grandi accademie di teatro. </p><p>Milano, Roma, Torino, Genova, Udine, Firenze. </p><p>Provini, workshop, laboratori intensivi. Posti in ultima fila nei teatri e testi vecchi e polverosi erano il mio pane quotidiano.</p><p>Non riuscivo a farmi ammettere, ma dopo un paio d&#8217;anni qualcuno iniziava a riconoscermi un po&#8217; di talento. </p><p>Era bello.</p><p>Poi il Covid. </p><p><em>Ricordi?</em></p><p>Fu uno schianto a 100 all&#8217;ora contro un muro di cemento armato.</p><p>Teatri chiusi a tempo indeterminato. </p><p>Ristoranti, in cui lavoravo per mantenermi, chiusi. </p><p><strong>I miei sogni&#8230; chiusi.</strong></p><p>Pi&#249; il tempo passava, pi&#249; mi perdevo d&#8217;animo. </p><p>Tornato al paesino in casa di pap&#224; e mamma, vedevo i miei coetanei laurearsi mentre io ero fermo. </p><p>La paura di fallire si fece sempre pi&#249; grande. </p><p>Mentre la paura da palco scenico divent&#242; un ricordo sempre pi&#249; lontano, che non bastava ad alimentare l&#8217;amore.</p><p>Persi interesse, mi disinnamorai.</p><p><strong>Abbandonai il mio sogno.</strong></p><div><hr></div><p>Per l&#8217;intero anno successivo, forse di pi&#249;, mi sentii spaesato, scosso, vuoto, in catene. </p><p>Trovavo rifugio nei libri, come sempre. </p><p>Scrivevo il mio diario, ogni giorno, come sempre. </p><p>Scrissi anche uno spettacolo teatrale e vari racconti. </p><p>Finirono nel cesso (nel cestino del computer in realt&#224;, ma ci siamo capiti). </p><p>Cancellati del tutto.</p><div><hr></div><p>Poi, alcuni anni fa - grazie a un incontro che non avevo cercato - capii che era possibile vivere di parole.</p><p><span class="mention-wrap" data-attrs="{&quot;name&quot;:&quot;Dario Vignali&quot;,&quot;id&quot;:6095949,&quot;type&quot;:&quot;user&quot;,&quot;url&quot;:null,&quot;photo_url&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/c731dbf6-0b14-4d73-8644-c5fd78b075e7_566x566.jpeg&quot;,&quot;uuid&quot;:&quot;0a3e050c-bffd-40c9-8524-8995312709ce&quot;}" data-component-name="MentionToDOM"></span>, lo conosci? Se non lo conosci, rimedia.<br>Fu soprattutto grazie a lui, o per colpa sua, che collegai i puntini.</p><p>In mio amore non era strettamente legato al teatro.</p><p>Io amavo le parole.</p><p>Godevo nel leggerle, nello scriverle.</p><p>Nel mettere il mio corpo e la mia voce al servizio delle parole scritte dai grandi autori. </p><p>Cap&#236; che con le parole avrei potuto essere utile a molte persone. </p><p>Che anche io avrei potuto essere uno scrittore, un creativo. </p><p>Non mi sono mai sognato di diventare Shakespeare, non sono cos&#236; stupido. Forse.</p><p><strong>Ma avrei potuto vivere libero e dare valore al mondo.</strong></p><p>Come i miei idoli di sempre.</p><p>Entusiasta, lo comunicai alla mia ragazza di allora, ad amici e familiari.</p><p>Non mi capirono. </p><p>Dissero che volevo passare da una strada incerta all&#8217;altra.</p><p>Deluso, demotivato e fottutamente pieno di una paura che non ero pi&#249; in grado di guardare in faccia, abbandonai il sogno prima ancora di provare.</p><p>Fanculo Dario Vignali.</p><p>Fanculo ogni cazzo di sogno.</p><p>Fanculo tutto, mi dissi.</p><p><strong>Tieni i piedi per terra.</strong></p><p>Iniziai a sentire il bisogno di costruire stabilit&#224;. Di percorrere una strada sicura.</p><p>Come per la scuola, decisi che avrei scelto una disciplina tra &#8220;le pi&#249; richieste dal mercato&#8221; e mi ci sarei buttato a capofitto. </p><p>Scelsi la programmazione. </p><p>Comprai un corso per diventare sviluppatore web, che cost&#242; pi&#249; di 5000&#8364;, presi in finanziamento, e dur&#242; sei mesi.</p><p>Dopo nove mesi avevo gi&#224; un contratto in una societ&#224; di consulenza milanese.</p><p>Lavoro da remoto, 1600&#8364; al mese, ferie pagate, buoni pasto, agevolazioni. </p><p>Genitori felici. Amici laureati che mi invidiavano dal loro stage sottopagato. </p><p>Avevo finalmente messo la testa a posto. </p><p>Peccato che anche quel &#8220;sogno&#8221; si infranse.</p><p>Non avevo preso in considerazione una cosa: mi stavo ignorando. </p><p>E mi stava uccidendo. </p><p>In poco meno di un anno mi ritrovai a trascinarmi a fatica alla scrivania.</p><p>Spendevo ogni soldo guadagnato per riempire un vuoto che oggetti e cene fuori non potevano colmare.</p><p><strong>Un altro schianto.</strong> </p><p>Nemmeno quella era la strada per me.</p><p>Cos&#236; tornai a fare il cameriere, il barista, il fattorino. </p><p>Chiringuiti, caffetterie, hotel, ristoranti.</p><p>Gran bella merda.</p><p>L&#8217;amore per le parole stava ancora l&#236;, chiuso in un cassetto che evitavo di aprire. </p><p><strong>Soffrivo e lo sapevo.</strong> </p><p>Ma stavolta non cercavo di convincermi che andasse bene cos&#236;.</p><div><hr></div><p>Guidavo di ritorno dal mare.</p><p>Alla mia destra Nadia, il mio amore. </p><p>Il tettuccio della macchina aperto, l&#8217;aria frizzante a scombinarci i capelli.</p><p>Ricordai di come solo qualche anno prima fossi in grado di accogliere la paura, di affrontarla, di trasformarla in una forza enorme.</p><p><em>&#8220;Se qualcosa ti spaventa, falla&#8221; </em>dice qualcuno di famoso che non ricordo.</p><p>La mattina dopo mi svegliai strano. </p><p>Non avevo ben chiaro cosa mi facesse sentire cos&#236; diverso. </p><p>Come al solito, mi sedetti al tavolo della cucina con la mia tazza di caff&#232;, a scrivere qualcosa. </p><p>Me la ritrovai davanti, sorridente ed enormemente pi&#249; grande di me, innocua: la paura.</p><p>Mi guardava, invitandomi a smettere di prendermi per il culo.</p><p>Chiamai mio padre per dirgli quello che avevo in mente. </p><p>Ormai disperato, si offr&#236; di aiutarmi economicamente, rifiutai categorico. </p><p>La paura &#232; l&#8217;unico aiuto di cui ho bisogno.</p><p>Chiesi a Nadia di dirmi che potevo farcela.</p><p><strong>Fanculo, dissi alla paura. E la abbracciai.</strong></p><p>Iniziare a scrivere, e non ho pi&#249; smesso.</p><div><hr></div><p>Eccomi qui.</p><p>Oggi faccio ancora il cameriere, ma non lo soffro pi&#249;. </p><p>Ho ancora paura, ma mai pi&#249; rifiuter&#242; di abbracciarla. </p><p>Quel giorno raccolsi tutti i miei risparmi per investire sulla formazione che avevo sempre sognato.</p><p>Iniziai a leggere, studiare e investire ogni giorno tempo e denaro per nutrire la mia passione per le parole, per la comunicazione e per la psicologia.</p><p>Per diventare un artigiano della comunicazione.</p><p>Parallelamente, mi sono messo al servizio alcuni piccoli business locali, offrendo le mie parole e la mia visione e iniziando ad accumulare i primi piccoli risultati, che racconter&#242; presto anche qui.</p><p>Sono tornato a sognare una vita in cui con le mie parole posso aiutare le persone a costruire qualcosa di vero.</p><p>Mi chiamo Vincenzo. Sono un copywriter freelance. </p><p>Ho creato Flip It per condividere il mio percorso. </p><p>Scrivo di identit&#224;, valori, paura e di come tutto questo si intreccia con il business e con la vita.</p><p><a href="/__u/open.substack.com/pub/flipitnewsletter/p/flip-it-manifesto?utm_campaign=post-expanded-share&amp;utm_medium=web">Qui puoi leggere il manifesto.</a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!YY9X!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdab5f11c-6d01-417a-8d7f-c6b7eed79e82_2754x2488.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!YY9X!, /__u/flipitnewsletter.substack.com/w_424, /__u/flipitnewsletter.substack.com/c_limit, /__u/flipitnewsletter.substack.com/f_webp, 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class="image-caption">E questo sono io!</figcaption></figure></div><p></p><p>Se quello che hai letto ti risuona - se anche tu hai mollato, hai avuto paura, l&#8217;hai guardata in faccia o ancora non riesci a farlo - sono qui. </p><p>Scrivimi. Siamo pi&#249; simili di quanto pensiamo.</p><p>A presto, Vincenzo</p><p><br><br><em>PS: grazie di aver letto fin qui, so che mentre l&#236; fuori &#232; pieno di skipidipoppi da 30 secondi leggere sta roba pu&#242; essere stato impegnativo. <br>Spero ti abbia aiutato a guardare in faccia le tue paure e ti abbia fatto sentire meno sol&#601;.</em> </p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://flipitnewsletter.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe now&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="/__u/flipitnewsletter.substack.com/subscribe"><span>Subscribe now</span></a></p>]]></content:encoded></item></channel></rss>