<script data-pm-proxy="intercept"></script><?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[P E N S I E R I __V O M I T A T I]]></title><description><![CDATA[pensieri e altre cose non masticate bene ]]></description><link>https://martola.substack.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!XFDH!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Faab2b3a5-1560-4664-b7af-1cc0359b39c3_220x220.png</url><title>P E N S I E R I __V O M I T A T I</title><link>https://martola.substack.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Tue, 01 Sep 2026 16:26:53 GMT</lastBuildDate><atom:link href="/__u/martola.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Martina Bellani]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[martola@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[martola@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[martola__]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[martola__]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[martola@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[martola@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[martola__]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[-#29.]]></title><description><![CDATA[il pensiero vomitato che avrei pubblicato se lo avessi scritto]]></description><link>https://martola.substack.com/p/29</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/29</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Wed, 29 Jul 2026 07:49:05 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b2730af4476af141051c728ee8b9" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>A un anno di distanza</h3><p>scende a mille metri, dove la luce ha smesso da un pezzo di arrivare, e lo fa per un pasto piccolo come un&#8217;unghia, insomma niente di che. se visto da fuori sembra un gesto enorme per una ricompensa quasi ridicola, ma &#232; cos&#236; che funziona. gi&#249; per poco, quel tanto che basta, e nessuno le chiede il conto di quanto sia stato conveniente l&#8217;affare</p><p>poi risale, mica perch&#233; il buio l&#8217;abbia convinta di qualcosa, semplicemente perch&#233; ha preso quello che c&#8217;era da prendere e ora tocca tornare dove si respira. una volta arrivata su fa quella cosa l&#236;, lo sbuffo, che detto cos&#236; sembra il gesto di una a cui hai chiesto un favore e te lo fa con quella faccia insofferente, tirato fuori con tutto il disprezzo che ha in corpo: sembra proprio quello, la posa di chi &#232; seccato e vuole che si sappia</p><p>invece no</p><p>&#232; solo l&#8217;aria vecchia che deve andarsene perch&#233; possa entrarne di nuova, tutto qui, niente di scenico, niente di personale, giusto la fisica che fa il suo mestiere travestita da sgarbo</p><p>un po&#8217; tipo quelle cose che, viste da lontano, prendono sempre la forma sbagliata: sembrano dirne una e ne stanno facendo un&#8217;altra, completamente un&#8217;altra, e chi guarda si convince della prima versione perch&#233; &#232; quella che si vede meglio, che ci si mette meno a spiegare</p><p>poi, addirittura, tra tutte le altre, c&#8217;&#232; questa balena, la chiamano 52 hertz: canta a una frequenza che nessun&#8217;altra della sua specie riesce a sentire, e da fuori la raccontano sempre come la pi&#249; sola del mondo, il simbolo della solitudine, l&#8217;animale triste per eccellenza</p><p>ma lei probabilmente non lo sa di essere sola</p><p>canta e basta, e per lei quel canto &#232; chiarissimo, &#232; esattamente quello che serve per esprimere quello che sente. magari, se glielo chiedessi, ti direbbe pure come sta l&#8217;acqua di questi tempi. il fatto che nessun altro lo capti &#232; un problema di chi ascolta, mica di lei che canta</p><p>e allora, forse, &#232; tutta qui la faccenda: non &#232; questione di quanto sei stata sentita, capita, raggiunta, no. la questione &#232; se quello che hai mandato fuori era proprio quello che ti veniva da non tenere pi&#249; dentro, in quel momento</p><p>poi &#232; vero, tocca tornare gi&#249;, certo, si torna sempre gi&#249;, prima o poi</p><p>ma tra una frequenza irraggiungibile ai pi&#249;, resta una cosa di accessibile a tutti: quello sbuffo. rimane l&#236;, scambiato per stizza da chi guarda dalla riva, o da una di quelle barchette pensate proprio per vederlo in azione. uno sbuffo che non racconta niente della profondit&#224; a cui si aggancia: chi lo vede non sa niente, di quanto pesava l&#8217;acqua sopra, di che aria profumasse quella che stava buttando fuori in maniera cos&#236; scenica</p><p>e tu, da fuori, puoi anche scambiarla per una scocciata, ma quella l&#236; sta solo respirando</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b2730af4476af141051c728ee8b9&quot;,&quot;title&quot;:&quot;golden hour&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;JVKE&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/4yNk9iz9WVJikRFle3XEvn&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/4yNk9iz9WVJikRFle3XEvn" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#28.]]></title><description><![CDATA[Lo sai che lo sto scrivendo a te]]></description><link>https://martola.substack.com/p/28</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/28</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Mon, 15 Sep 2025 18:48:30 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273603130b87d50ef37b4a31a0a" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>Lo sai che lo sto scrivendo a te</h3><p></p><p>non c&#8217;&#232; qualcosa che non va in te,</p><p>all&#8217;improvviso</p><p>solo tutto quello che hai visto finora</p><p>sembra un dipinto sbiadito</p><p>che ora perde i contorni</p><p></p><p>non hai esagerato</p><p>quella volta che hai reagito</p><p>quando i confini sono stati oltrepassati,</p><p>quando non hai pi&#249; sentito lo scudo</p><p>che ti aveva protetto per anni</p><p>cos&#236; tanti che avevi perso il conto</p><p></p><p>eppure conta,</p><p>molto,</p><p>quello che hai sentito</p><p></p><p>non &#232; pigrizia</p><p>quella confusione che ti fa girare lo sguardo</p><p>da una parte e dall&#8217;altra,</p><p>come se tutto fosse troppo importante</p><p>e niente abbastanza</p><p>per fermarti pi&#249; di un minuto</p><p></p><p>non sei in ritardo</p><p>se non ti senti al punto degli altri</p><p>gli altri, poi</p><p>chiss&#224; che punti vedono in te</p><p>che tu nemmeno riconosci come tuoi.</p><p></p><p>non sei sempre in preda alla rabbia</p><p>semplicemente</p><p>hai messo toppe per troppo tempo</p><p>e a furia di mettere pezze</p><p>qualcosa si &#232; spezzato</p><p></p><p>se c&#8217;&#232; un colpevole,</p><p>pu&#242; darsi</p><p>&#232; vero,</p><p>ma non sei tu</p><p></p><p>nessuno &#232; intero perch&#233; non &#232; vero che ci si rompe,</p><p>si va in mille pezzi</p><p>vero</p><p>ma le crepe sono lo spiraglio</p><p>in cui poi passa davvero l&#8217;ossigeno</p><p></p><p>siamo tutti diversi,</p><p>forse l&#8217;unica cosa che abbiamo davvero in comune</p><p></p><p>nessuno sa dove sta andando,</p><p>semplicemente va</p><p>e poi vede dove arriva</p><p>poi magari torna</p><p>o riparte</p><p>ma non c&#8217;&#232; una direzione,</p><p>sempre,</p><p>forse a volte solo una strada</p><p>e comunque va bene cos&#236;</p><p></p><p>non tutto esiste</p><p>per noi </p><p>e con noi</p><p>a volte le cose esistono e basta</p><p>nel senso proprio che basta questo, per andare avanti</p><p></p><p>non tutto &#232; personale,</p><p>da prendere, intendo</p><p>a volte le persone portano in campo </p><p>solo gli attrezzi che hanno</p><p>pensiamo sia una dichiarazione di guerra,</p><p>ma forse &#232; solo uno specchio </p><p>che ci mostrano</p><p>per vedere cose</p><p>che altrimenti resterebbero al buio</p><p></p><p>chiedere aiuto</p><p>a volte anche solo guardare una mano tesa che sta aspettando</p><p>&#232; la cosa pi&#249; difficile</p><p></p><p>essere sempre forte</p><p>&#232; la cosa pi&#249; debole che sei</p><p></p><p>aiutare sempre tutti</p><p>non aiuter&#224; nessuno</p><p>tanto meno te</p><p></p><p>soffrire non serve a niente</p><p>il dolore, quello invece, s&#236;</p><p></p><p>alcune cose non le vedi</p><p>finch&#233; non le guardi, davvero</p><p></p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273603130b87d50ef37b4a31a0a&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Famous Last Words&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;James Blake&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/31H5dHBR7g381udIzXSKIE&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/31H5dHBR7g381udIzXSKIE" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p></p><p>m.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#27.]]></title><description><![CDATA[Non &#232; la prima volta che guardo Wimbledon]]></description><link>https://martola.substack.com/p/27</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/27</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Mon, 14 Jul 2025 13:50:32 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273f00d9c29f0eb7691f908f23a" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>Non &#232; la prima volta che guardo Wimbledon</h3><p>Il tennis mi ha sempre affascinata per la sua natura elegante e chic, i suoi codici e linguaggi che sembrano propri solo di un circuito molto ristretto, per niente interessato a farsi comprendere a capire dal fuori. Qualcuno parlerebbe di &#233;lite: cerchi di persone non interessate al di fuori, ma intente a impiegare le energie per coltivare e annaffiare il dentro. Senza timore di restare chiusi - nel senso proprio di soffocati. Una specie di grotta dove succede tutto e del resto non frega niente a nessuno.</p><p>Se di solito questo tipo di approccio, nella vita generale intendo, mi interrogherebbe molto e - lo ammetto - annoierebbe pure, il tennis ha avuto su di me questo potere qui: incuriosirmi, proprio per le cose che di solito mi respingono.&nbsp;</p><p>Il galateo che non sembra creare una prigione, ma anzi, quasi livellare tutto in modo che poi esca davvero la personalit&#224; di ognuno, partendo effettivamente tutti dalla stessa base.</p><p>I dress code, dal bianco puro di Wimbledon, che originariamente serviva per mascherare il sudore, rendendo quasi lo sport una <em>non fatica</em>. Una cosa naturale. Come se chi lo pratica non stesse facendo uno sforzo sovrumano contro parecchie leggi della fisica e anche, banalmente, giocando con il sole dritto negli occhi, dove - diciamocelo - la visiera pu&#242; ben poco.</p><p>Eppure, da qualche anno, il tennis &#232; diventato in qualche modo pi&#249; popolare, destando sicuramente le frustrazioni di chi dentro quel circolo si sentiva quasi un eletto, ma sollecitando la curiosit&#224; di chi, dietro quel rito fatto di tantissime micro-regole precise, ci ha visto solo tanta passione, dei talenti incredibili, ragazzi giovani e partite dal finale mai prevedibile: si gioca tutto, sempre, nel qui ed ora. Punto dopo punto.</p><p></p><p>Mi ricordo come fosse ieri una finale di Wimbledon tra Federer e Nadal. Vinse Nadal per la prima volta. Era il 2008. 4 ore e 48 minuti. Di quel finale ricordo il boato del pubblico - molto poco inglese, per dirla tutta, ma sicuramente sportivo. Lui - Nadal - sdraiato per terra, le mani agli occhi, il respiro di chi ci aveva creduto fino a quel momento. La faccia di Federer un po&#8217; meno soddisfatta, ma tutto sommato centrata. Era dentro quello che stava succedendo. Non sembrava di certo un Re che aveva appena perso la corona; forse solo un giocatore che, di fronte all&#8217;ennesimo match, aveva perso. Non una sconfitta. Una cosa che succede.</p><p>L&#8217;essere fallibili e urlare al mondo che no, l&#8217;invincibilit&#224; non &#232; di certo una caratteristica da augurarsi, intendo.</p><p>Il passaggio del testimone, il lasciare che le cose e i posti vengano poi occupati anche da altri, al momento giusto.&nbsp;</p><p>La vittoria come l&#8217;inizio di una responsabilit&#224;, il peso di qualcosa di nuovo. E la leggerezza di chi, magari, da quel giorno, non deve pi&#249; farci i conti. Intendo.</p><p></p><p>Quando Jannik Sinner ha vinto il suo primo torneo inglese, il pubblico non &#232; esploso in un boato. C&#8217;&#232; stato pi&#249; contenimento. Lo stesso che ha avuto lui dentro alla sua vittoria, tanto sospirata, viste le ultime storie della sua vita e le ultime partite, proprio contro Alcaraz, che lo hanno visto uscire da perdente.</p><p>Un festeggiamento silenzioso, quasi imbarazzato. Ma non per questo meno potente. Sembrava ci fosse qualcosa di meno pubblico, l&#236;. Di pi&#249; intimo. La corsa dalla famiglia. Il ringraziamento a chi ha permesso la partita, i raccattapalle: s&#236;, certo, &#232; il codice. Fa parte delle regole dello sport, ma non siamo spesso abituati a vedere le persone gentili essere davvero gentili nei momenti in cui potrebbero tranquillamente essere dedicate a loro stesse. E nessuno potrebbe chiedergli diversamente.</p><p></p><p>E poi?</p><p>Che succede, dopo?&nbsp;</p><p>Una volta che hai vinto, dico.</p><p>Ogni perdita sar&#224; una sconfitta? O la prova dell&#8217;inderogabile umanit&#224;?</p><p>Un peso da masticare e digerire o finalmente da scaricare all&#8217;altro vincitore, che ora dovr&#224; fare i conti con il macigno - forse - dell&#8217;essere vincente?</p><p></p><p>Magari qualcuno prima di essere il numero uno era, semplicemente, e a tutti gli effetti, libero.&nbsp;</p><p>Ora, per un giorno e una vittoria, l&#8217;immagine che si &#232; creato chieder&#224; il conto.&nbsp;</p><p>Non per un giorno.&nbsp;</p><p>Ma da quel giorno.</p><p></p><p>Meglio arrivarci a 23 anni o non arrivarci mai?</p><p>Un po&#8217; come le fiamme che bruciano tutto subito o i focolai che invece attraverso la brace durano notti intere. Forse la brace, a differenza della fiammata, ha il privilegio di poter fallire senza clamore. Se non scalda, non importa: non c'&#232; nulla da proteggere. Niente da difendere.</p><p>Chi vince, invece, da quel momento, deve difendersi da tutto.</p><p></p><p>E gli altri?</p><p>Il pubblico che gioisce? La famiglia che ti guarda?</p><p>Il pubblico che non aveva idea - strano! - di chi fossi fino a quel giorno? Tutti i giornalisti che scrivono di te e su di te nei giornali, hanno bisogno della tua storia per poter scrivere la loro.&nbsp;</p><p></p><p>&#200; un po&#8217; il ruolo degli idoli. Quello di nutrire le immaginazioni degli altri: esserci dove i comuni non arrivano. Il simbolo di chi riesce, ce la fa.&nbsp;</p><p>Non pi&#249; solo un atleta, ma un&#8217;ispirazione.&nbsp;</p><p>Non pi&#249; persona, ma simbolo.&nbsp;</p><p>Chiss&#224; quanto ossigeno passa dai polmoni dei simboli che in fin dei conti per&#242; restano anatomicamente umani.</p><p></p><p>Forse, per qualcuno addirittura, perdere diventa la vera scelta di libert&#224;: una specie di tentativo chiassoso, dopo le luci puntate addosso, di tornare invisibile.&nbsp;</p><p>Come chi si infortuna proprio a un punto dalla riuscita, chi si paralizza una volta avuta la partita in mano e chi, di fronte alla sconfitta, non si dispera.</p><p>Forse perch&#233;, per la prima volta, per davvero, si sente di non aver sbagliato;&nbsp;</p><p>non aver tradito nessuno.</p><p></p><p>E forse, chi vince per davvero, non un torneo, intendo,&nbsp;</p><p>non sente di doverlo fare sempre.</p><p>Semplicemente lo fa, quando gli riesce. Quando pu&#242;.</p><p>Per com&#8217;&#232;. Per come va. Per come &#232; andata.</p><p>Per come andr&#224;.</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273f00d9c29f0eb7691f908f23a&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Today - 2011 Remaster&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;The Smashing Pumpkins&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/3cahGAUUQ0n55EjLBs2Wjo&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/3cahGAUUQ0n55EjLBs2Wjo" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.</p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#26.]]></title><description><![CDATA[la psicoterapia]]></description><link>https://martola.substack.com/p/26</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/26</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Fri, 09 May 2025 17:02:47 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b27343e6d3518b1880f8eaa76cf9" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>Ho iniziato terapia nell&#8217;ottobre del 2016</h3><p>Oggi, maggio 2025, la mia terapeuta mi ha detto che possiamo vederci con meno frequenza. Dopo quasi 10 anni di appuntamenti settimanali, si &#232; fatto il tempo per noi di iniziare una nuova fase della nostra alleanza. Ogni settimana, per quasi 10 anni, sono stata dentro quello studio. Pioggia, sole, caldo, freddo. Persino connessa su Skype, durante la pandemia. Ho cambiato citt&#224;, lavori, case. Lei c&#8217;&#232; sempre stata. Io non sempre. Non sono stata me durante tutte le sedute. A volte avevo bisogno di stupirla. Altre di renderla fiera. Alcune, addirittura, di farla arrabbiare, per cercare di sentirmi vista e contenuta. Altre ancora non sono andata, ma la terapia, quel venerd&#236;, l&#8217;ho fatta comunque. Anche senza di lei. E lei, questo, lo sa benissimo.</p><p></p><p>La psicoterapia.&nbsp;</p><p></p><p>L&#8217;ho odiata.&nbsp;</p><p>Non ho potuto farne a meno.&nbsp;</p><p>L&#8217;ho sempre consigliata a tutti.&nbsp;</p><p>Non ho mai, per&#242;, fatto il nome della mia terapeuta con nessuno, per proteggere quello spazio che con tanta devozione ci siamo costruite negli anni, in quella sala dove sembra fermarsi il tempo e allo stesso tempo dove tutto sembra cos&#236; denso da poterlo afferrare. Dove c&#8217;&#232; uno spazio infinito che non d&#224; mai la sensazione di vuoto e non c&#8217;&#232; la fretta di riempire ci&#242; che &#232; stato vuoto o trascurato per troppo tempo. Solo, forse, voglia e curiosit&#224; di guardarlo.</p><p>Ho imparato che non c&#8217;&#232; solo troppo o poco, tutto o niente, ma mille sfumature che sono molto pi&#249; ricche di significato di questi pilastri che sembrano impenetrabili dalla possibilit&#224;. Che chi si piega &#232; pi&#249; forte di chi &#232; impalato. Che cadere non vuol dire aver fallito, &#232; semplicemente la certificazione di un movimento portato nel mondo.&nbsp;</p><p>Ho visto lo sporco e il marcio e ho imparato a non volerlo pulire.</p><p>Ho visto il male e ho cercato di capire da dove venisse.</p><p>Non ho imparato a volergli bene, ma l&#8217;ho accettato per com&#8217;&#232;, che forse &#232; poi un po&#8217; la stessa cosa.</p><p>Ho cercato di aggiustarmi, sentendomi troppo rotta per un mondo che ti richiede sempre intera.</p><p>Ho ricevuto gli abbracci di chi mi stava vedendo l&#236;, in quel momento, senza voler guardare oltre.</p><p>Non ho voluto bene a niente di quello che vedevo e dicevo.</p><p>Ho imparato per&#242; a dirlo comunque.</p><p>Non credo di essermi conosciuta per intero, penso per&#242; che se dovessi vedere delle parti nuove di me venir fuori, sarei curiosa di chieder loro qual &#232; il gusto di gelato che preferiscono.</p><p>Non ho capito tutto, anzi, spesso penso di saper molte meno cose. E trovo che questo mi sia di grandissimo sollievo.</p><p>Non odio pi&#249; quello che &#232; successo.</p><p>Non mi interessa pi&#249; aver sempre ragione, alla fine non saprei che cosa farmene.</p><p>Ho imparato a dare il nome alle cose. E se non c&#8217;&#232;, me lo invento.</p><p>Ho capito che il mio potenziale nella scrittura, nella comunicazione, nell&#8217;essere sempre alla ricerca della parola giusta, quella precisa per dire proprio quella cosa l&#236;, era una prigione. Oltre ad essere una difesa.</p><p>Ho per&#242; anche imparato che senza quella prigione l&#236;, ci sono io. E so comunque scrivere e dare il nome alle cose. Senza per&#242; dover trovare il nome a tutte le parole non dette e non scritte. A volte prendo in prestito quelle degli altri. E va bene comunque.</p><p>Ho imparato che se mi fa male qualcosa, &#232; l&#236; che devo porre lo sguardo.</p><p>Ho scoperto che sentire il dolore &#232; meglio del non provare niente, anche se fa male, anche se ti viene da urlare, anche se sembra impossibile che possa andare meglio. Lo &#232; comunque.</p><p>Ho scoperto che le persone si proteggono in tantissimi modi diversi e mi piace la creativit&#224; che si cela dietro ogni meccanismo di difesa, anche i pi&#249; potenti.</p><p>Ho imparato a ringraziare tutto quello che mi ha tenuta in piedi da una settimana all&#8217;altra di terapia, nei mesi e negli anni, ma a sentire che ora pu&#242; fermarsi, va bene cos&#236;. Non c&#8217;&#232; pi&#249; bisogno.</p><p>Ho scoperto che non tutte le critiche sono attacchi.</p><p>Ho imparato che i conflitti fanno crescere, non hanno per forza l&#8217;obiettivo di distruggere.</p><p>Ho scoperto che amare non significa perdere.</p><p>Ho imparato che la potenza delle cose - dei fatti - non deriva dalla spiegazione e dalla prova che puoi portare di fronte al tuo tribunale interno. Sono potenti perch&#233; sono.</p><p>Semplicemente.</p><p>Ho provato invidia.&nbsp;</p><p>Ho sperato che agosto durasse pi&#249; del dovuto, in modo da riprendere la terapia il pi&#249; lontano possibile. Ho poi capito anche il perch&#233;.</p><p>Ho avuto la forza di fare cose che credevo impossibili, scoprendo che in realt&#224; quello che le rendeva impossibili era il pensiero, non tanto la capacit&#224;.</p><p>Ho scoperto che funziono. Anche quando mi sembra di no. E che i funzionamenti che ci descrivono non parlano assolutamente di incompetenza. Perch&#233; funzionano.</p><p>Ho pianto. Tanto. A volte senza nemmeno respirare.</p><p>Ho riso. A volte senza trattenere le lacrime.</p><p>Ho smesso di stare in apnea. A volte per secondi. Altre per minuti interi.</p><p>Mi sono abbracciata e ho abbracciato.</p><p>Ho visto negli altri pulsanti che non pensavo potessero attivarmi cos&#236;. E ho smesso di urlare al mondo di smetterla di toccarmi. Ho provato invece a capire perch&#233; quel pulsante fosse proprio l&#236;. E fosse premibile. E facesse tutto quel macello.</p><p>Ho scritto tanto.</p><p>Delle volte non ho scritto proprio.</p><p>Ho scritto per compiacere.&nbsp;</p><p>A volte per non farmi capire, addirittura.</p><p>Poi ho provato a scrivere senza difese, senza fare i compiti, senza voler dire qualcosa, se non nel delicatissimo tentativo di leggere quello che a un certo punto aveva bisogno di venire fuori. E provare a usarmi come portale per regalarlo all&#8217;esterno. Una specie di consegna al mondo. Non necessariamente quello esterno.</p><p></p><p>Ho scoperto che s&#236;,</p><p>finalmente,</p><p>ci sono</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b27343e6d3518b1880f8eaa76cf9&quot;,&quot;title&quot;:&quot;The Landkeeper&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;Men I Trust&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/199B05lG6hBgawhiiY12Ct&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/199B05lG6hBgawhiiY12Ct" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.<br></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#25.]]></title><description><![CDATA[all'altezza]]></description><link>https://martola.substack.com/p/25</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/25</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Tue, 25 Feb 2025 18:30:09 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b2739293c743fa542094336c5e12" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>su tutti i documenti ho scritto 170</h3><p>carta di identit&#224; (scaduta), patente, passaporto.</p><p>martina, occhi verdi, 170 centimetri.</p><p>a tutte le visite sportive, da piccolina, l&#8217;altezza &#232; sempre stata una parte fondamentale tra le varie misurazioni: serviva a capire se crescevo, come andava la preparazione atletica e in che modo rispondevo agli stimoli dell&#8217;allenamento. una specie di mappatura di come stavo procedendo nel mondo, il modo in cui mi muovevo nello spazio. con quale ingombro e quale prospettiva: fino a dove riesci a guardare con lo sguardo? dove arrivi a vedere?&nbsp;</p><p>insomma, ogni volta che c&#8217;&#232; stato da dichiarare l&#8217;altezza, ho sempre risposto con un secco &#8220;un metro e settanta&#8221;, quasi arrogante, come a dire, &#8220;mb&#233; non lo vedi?&#8221;&nbsp;</p><p>non sono bassa, cio&#232; non sono una spilungona, per&#242; non puoi dire di me che sono bassa. me la cavo bene.&nbsp;&#232; evidente.</p><p>l&#8217;altezza &#232; una faccenda molto complicata: in alcuni posti - penso ad esempio a mirabilandia, insomma, dove ci sono delle giostre pericolose da fare - se sei alto sotto una certa misura, non puoi andare: &#232; una bella fregatura, a pensarci. nasce, invece, come protezione: se sei sotto quella data misura, non arrivi alle protezioni. rischi di farti male. e allora &#232; meglio che tu stia coi piedi per terra. in basso, insomma.</p><p>in altri luoghi e situazioni, l&#8217;altezza &#232; una carta per misurare - assurdo come le parole a volte si incontrino proprio nello stesso campo da gioco - quanto vali: si &#232; mai visto qualcuno lavorare nel mondo della moda sotto il metro e settanta? probabilmente s&#236;, ma non in passerella. possono sfilare solo quelli che dimostrano una certa distanza dal soffitto. </p><p>oppure ancora, un giocatore di pallacanestro sotto il metro e ottanta? s&#236;, qualcuno probabilmente anche, s&#236;, ma vengono sempre considerate delle eccezioni. dei talenti veri. perch&#233; sono all&#8217;altezza della loro non altezza. un bel paradosso, che rende per&#242; eroico questo modo di stare dentro il mondo e fuori dalle misure. occupo un po&#8217; lo spazio che voglio, sembrano dire questi piccoli umani sotto gli standard di altitudine.</p><p></p><p>ieri mi sono misurata e con mio grandissimo rammarico ho scoperto che negli ultimi anni sono stata promotrice di una menzogna: non sono alta un metro e settanta. mi viene da dire che potenzialmente non lo sono mai stata, non penso di aver mai raggiunto davvero quell&#8217;altezza. forse i medici sportivi adducevano a questa mia dimensione verso l&#8217;alto pi&#249; per semplicit&#224;, come a dire: s&#236;, dai, pi&#249; o meno. ci sei.&nbsp;</p><p>non so dire da dove parta l&#8217;inganno, quale sia stato effettivamente il primo giorno della mia vita in cui io mi sia convinta di essere di un&#8217;altezza che effettivamente non sono, ma ieri ho avuto l&#8217;assoluta certezza di non essere quello che credevo. di non avere quella certa distanza dal cielo.&nbsp;</p><p>&#232; strano perch&#233; in effetti raggiungo sempre gli ultimi ripiani degli scaffali al supermercato. non porto i tacchi; non mi piace essere cos&#236; slanciata verso il sopra e con cos&#236; troppo distacco dal pavimento. non mi sento a mio agio. a volte &#232; stato legato al fatto che mi sembrava di occuparne troppo, di spazio, effettivamente. altre volte ne ho fatto un discorso di stabilit&#224;. mi piace avere un appoggio plantare che conosco. non mi piace avere altre sovrastrutture. voglio sentire il pavimento sotto i piedi per come l&#8217;ho imparato e vissuto negli anni. </p><p>eppure per anni mi sono spacciata per una donna di un metro e settanta. e non &#232; mai stato cos&#236;.</p><p>eppure, come dicevo, ai ripiani del supermercato ci arrivo. sono sempre stata considerata alta per la mia et&#224; e sono quasi sempre la pi&#249; alta - o quasi - tra le mie amiche.&nbsp;</p><p>ma non sono un metro e settanta.</p><p>non sono all&#8217;altezza, verrebbe da dire.</p><p>sono, per&#242;, a un&#8217;altezza che mi ha sempre permesso di non portare i tacchi, camminare come volevo camminare e soprattutto sentirmi libera come quando di scarpe non ne indosso nemmeno</p><p>questo concetto dell&#8217;altezza, che fa girare la testa quando sei catapultato in un piano troppo alto rispetto al tuo solito e arrivano pronte a citofonare le vertigini, come a ricordarti che da l&#236; l&#8217;impatto con il terreno farebbe malissimo. se caschi, da questa altezza, ti fai male. giusto perch&#233; tu lo sappia, poi fai cosa vuoi.&nbsp;</p><p>la stessa altezza che sembra sempre irraggiungibile quando ci si pone di fronte a qualcun altro: perch&#233; sembra arrivarci meglio, pi&#249; facilmente, senza tacchi. che poi uno non lo sa mai se la sa davvero - intendo dire quella vera, visto che come sto raccontando &#232; molto facile vivere nella menzogna - la sua, di altezza; se sa davvero fino a dove pu&#242; arrivare</p><p>delle volte mi sembra pi&#249; un concetto - l&#8217;altezza - che ti raccontano: per farti stare dentro o fuori dei parametri stabiliti da chiss&#224; chi poi. se rientri, bene. se no, sei fuori. e di certo, la cosa pi&#249; frustrante di tutti, se non raggiungi quei centimetri, non importa quanto sodo lavori. non li hai in dotazione. devi arrenderti. non ci arrivi.</p><p>non importa quanto ti allunghi. ti mancher&#224; sempre quel pezzettino di dito in pi&#249; per arrivare all&#8217;ultimo scaffale del supermercato senza saltellare o evitando di afferrare per poco il prodotto per farlo in qualche modo cadere verso di te.</p><p>sembra quasi che l&#8217;altezza sia imposta dall&#8217;alto, lo stesso alto che ti chiede di raggiungerlo perch&#233; altrimenti sei destinata a una vita di sguardo verso il basso, a guardare solo il suolo senza goderti il cielo, i tramonti, le albe, persino i temporali, se vuoi. comunque tutte le evoluzioni che stanno su e non gi&#249;.</p><p>ti fanno sentire, cos&#236;. all&#8217;altezza dico. oppure no. e l&#236; si apre un sentiero fatto di tutti quei centimetri che mancano per sentirti come vorresti. centimetri rimpiazzati e riempiti solo dalla frustrazione di sapere che quelle stesse manciate di spazio che ti renderebbero felice, tu non le avrai mai. </p><p>ma se &#232; vero - e lo &#232; - che all&#8217;altezza uno ci si sente o meno, allora forse io non ho vissuto nella menzogna fino a ieri, quando ho scoperto di non essere un metro e settanta. semplicemente ho sempre avuto i centimetri che meglio si fanno alla mia persona, al mio modo di camminare, di occupare lo spazio.</p><p>non sono all&#8217;altezza, di un metro e settanta, ma sono il mio metro e sessantasette. e in effetti non &#232; cambiato nulla: arrivo sempre agli scaffali, non metto i tacchi, non voglio distanziarmi troppo dal pavimento, ma guardo sempre in su per capire che succede sui tetti delle case che mi ricordano tanto parigi in questa torino grigia di fine inverno</p><p>forse allora l&#8217;altezza &#232; solo una sensazione</p><p>non ha niente a che fare con la statura vera</p><p>non &#232; lei a farti sentire le vertigini o la pesantezza dei piedi che non sembrano riuscire a staccarsi da terra per fare i passi; non ha niente a che vedere con quanto goffo sei o con quanta mobilit&#224; hai</p><p>perch&#233; sui centimetri, quelli veri, possono anche mentirti per trentadue anni e mezzo</p><p>e tu,&nbsp;</p><p>comunque,&nbsp;</p><p>nel mondo,&nbsp;</p><p>col tuo metro e sessantasette,&nbsp;</p><p>ci sei stata lo stesso</p><p></p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b2739293c743fa542094336c5e12&quot;,&quot;title&quot;:&quot;High and Dry&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;Radiohead&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/2a1iMaoWQ5MnvLFBDv4qkf&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/2a1iMaoWQ5MnvLFBDv4qkf" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p><br>m.</p><p><br><br></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#24.]]></title><description><![CDATA[la noia delle stesse cose, con parole diverse]]></description><link>https://martola.substack.com/p/24</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/24</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Mon, 17 Feb 2025 16:43:18 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b2736b1f7d7354646107b39b4b8d" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h2>con la noia ci vado a braccetto</h2><p>fedele compagna, metro di giudizio - spesso, purtroppo - insindacabile: se mi annoi, tu, una situazione, una storia, una frase, una parola, poi devo farci i conti</p><p>il rapporto con la noia ha radici antiche, ma non &#232; sempre stata una guerra. anzi.</p><p>da piccola era una fedele compagna, mi piaceva tantissimo stare nel giardino di nonna bianca a fare - letteralmente - niente. apparentemente niente. perch&#233; poi in quel giardino succedeva di tutto: moltissimi animaletti interagivano con lo spazio, lo studiavano, lo ammiravano e io mi riempivo gli occhi con le loro interazioni in un linguaggio che poi chiss&#224; qual era.</p><p>questo spazio pieno di niente era il mio ossigeno: spesso le giornate erano pienissime di cose da fare, tra lo sport, la scuola, i compiti, le merende con le amiche e poi di nuovo lo sport, i compiti, la scuola. ricordo la sensazione di avere sempre il fiatone e di essere in una rincorsa continua di chiss&#224; che. i giorni volavano troppo veloci. e io non so dire se ci stavo dietro o pi&#249; dentro. ma quei momenti, in quel giardino, erano letteralmente aria in una realt&#224; spesso soffocante.&nbsp;</p><p>la noia &#232; stata anche un pilastro fondamentale della mia educazione, secondo i racconti di nonna e mamma: <em>martina, devi imparare ad annoiarti</em>. <em>impara a fare niente</em>. dicevano servisse a creare: se non hai niente, qualcosa lo crei. inventarlo, immaginarlo, sognarlo. insomma, tieni attivo tutto. cos&#236; dicevano loro almeno. l&#8217;ho capito davvero poi dopo un po&#8217;.</p><p>nel mio lavoro la noia &#232; tanto essenziale quanto mortale: da una parte, devi annoiarti per poter pensare a qualcosa di interessante. anche solo per rompere il ritmo. nonna bianca e mamma sono state le mie prime direttrici creative, verrebbe da dire.&nbsp;</p><p>dall&#8217;altra parte, la noia &#232; mortale.&nbsp;</p><p>quando devi scegliere le parole, tra tutte, impari a fare un gioco molto poco divertente. escludi, pi&#249; che includere. <em>questa parola no, questa nemmeno. no, no, no, non intende proprio quello che voglio dire.</em></p><p>no.</p><p>escludere non &#232; in effetti il movimento migliore per creare, ma &#232; quello che succede quando devi fare pulizia tra tutte le possibilit&#224; che esistono e trovare quella che meglio veste la forma delle cose che vuoi comunicare. e cos&#236; si impara molto presto che spesso le persone usano sempre le stesse parole. a volte la parola pi&#249; veloce da pensare &#232; quella che meno esprime il concetto che in realt&#224; si vorrebbe dire. si finisce per odiare il modo in cui si scrive perch&#233; sembra sempre di dire le stesse cose, nello stesso modo, con lo stesso ritmo e la stessa cadenza. </p><p>a me, a dirla tutta, sembra spesso cos&#236;.</p><p>spessissimo.</p><p>ami, per contro, chiunque riesca a pescare in questo gigantesco calderone di pensieri e parole qualche immagine che sembra essere sempre rimasta appoggiata sulla spalla, ma che non ha mai preso la luce data dalla forma delle parole prima e della voce, poi.</p><p>insomma, ci sono persone capaci di creare e di dire quello che tu hai sempre solo pensato, a volte nemmeno consciamente.</p><p>rendere il personale universale &#232; un po&#8217; il ruolo della letteratura: quello che han sempre insegnato a me, perlomeno. la letteratura unisce, perch&#233; di fatto sperimentiamo tutti e tutte le stesse cose, c&#8217;&#232; solo qualcuno che a differenza di altri cerca la forma migliore per dargli spazio. e lo spazio lo crea la parola.&nbsp;</p><p>allora, forse, questa ricerca spasmodica della<em> parola giusta</em>, non deve tanto avere come obiettivo quello di non dire niente, perch&#233; non si pu&#242; dire niente che renda giustizia a questa immagine tanto cristallina che ho in testa, ma ha il compito nobile di dare voce a chi le parole le legge solo. chi le sogna. chi le ascolta. e quando incontri qualcuno capace di farlo, nasce la vera magia. </p><p>non leggi degli altri. ti leggi. non impari il mondo. ti conosci, dentro. non guardi paesaggi immaginari. guardi le fondamenta della tua persone e cosa hai imparato negli anni ad appenderci sopra.&nbsp;come le ricami. come le ossigeni. come si soffoca la linfa che una volta era pulsante e visibile a tutti. e poi, chiss&#224; quando, perch&#233;, grazie alla voce di chi, ha iniziato a nascondersi.</p><p>lucio corsi, ad esempio,<em> voleva essere un duro. a cui non importa del futuro. un robot. una gallina dalle uova d&#8217;oro.</em></p><p><em>per&#242; non &#232; nessuno, non &#232; nato con la faccia da duro, ha anche paura del buio e se fa a botte le prende. cos&#236; gli truccano gli occhi di nero. ma lui non ha mai perso tempo. &#232; lui ad averlo lasciato indietro.</em></p><p><em>vivere la vita, </em>dice<em>, &#232; un gioco da ragazzi.</em></p><p><em>ma il mondo &#232; duro per quelli normali, che hanno poco amore intorno o troppo sole negli occhiali.</em></p><p></p><p><em>troppo sole negli occhiali&nbsp;</em></p><p>&#232; come quando hai da sempre saputo e sentito il profumo di qualcosa. che per te &#232; familiare, addirittura ti fa sentire a casa. se lo senti, sai di essere nel tuo posto. e poi arriva qualcuno o qualcosa e, improvvisamente, accende la luce. la luce sul mondo. e non sei pi&#249; tu da solo con troppo sole negli occhiali. occhiali che possono servire a guardare meglio, a tenere aperti gli occhi, a coprirli, perch&#233; a volte fanno vedere peggio. perch&#233; ti danno l&#8217;illusione di aprirti lo sguardo quando invece espongono solo a troppo sole. lo stesso raggio che illumina ma che a volte acceca. se cerchi la strada, il sole al tramonto in fondo alla via non &#232; proprio la guida desiderata. non lascia margine di sguardo. puoi solo guardare per terra. mai in alto. non troppo in s&#249;. molto meglio la penombra o la notte fonda, quando tutti dormono ormai da ore.</p><p></p><p><em>l&#8217;architettura del poco amore intorno</em></p><p>la forma.</p><p>il perimetro.</p><p>gli spazi.</p><p>come negli anni si sia arredato. chi sia il vero architetto. chi abbia preso le chiavi per la prima volta e chi continui ad averne un mazzo sempre a portata di mano.</p><p>se sia casa. rifugio. prigione. tana o porto sicuro.&nbsp;</p><p></p><p><em>truccarsi gi&#224; gli occhi di nero</em></p><p>per rendersi parte attiva di un processo che, invece, ci vedrebbe perdenti. si sa, i pugni sugli occhi fanno diventare nero tutto intorno. ma se io per primo li dipingo, allora, forse, il vero perdente &#232; fuori. non dentro. esorcizzare la sconfitta non la rende perdita, ma, forse, solo insegnamento. </p><p>concedersi il lusso di non essere un duro, ma un normale, capace di percorrere una strada e poi cambiarla, costruire e distruggere, per poi ricominciare da capo, forse trasmette pi&#249; forza, che durezza. e la forza, ha in s&#233; il dna della flessibilit&#224;, che permette di piegarsi senza spezzarsi. il duro, invece, sottoposto al giusto stimolo, cade in mille pezzi. e l&#236; poi incollarli &#232; difficile. a volte impossibile.</p><p></p><p>il mondo, questo mondo, forse, &#232; di tutti. forse solo di lucio. come dice lui,&nbsp;<em>&#232; solo lucio.</em></p><p>come io, dal canto (scritto) mio,&nbsp;</p><p>sono solo martina</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b2736b1f7d7354646107b39b4b8d&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Volevo essere un duro&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;Lucio Corsi&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/5sFbAYktReH4AJbATsGAw8&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" 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di luci o contrasti. niente. e non perch&#233; non sappia come fare o perch&#233; non avessi il tempo da dedicarci o le energie per esplorare nuove combinazioni di trattamenti. semplicemente, ho scelto di no.</p><p>mi sono domandata spesso il perch&#233; i pensieri vomitati siano, in effetti, pensieri vomitati. un nome, a pensarci, non molto intrigante. addirittura respingente. nessuno vuole vomitare. o meglio, nessuno trova il piacere nel farlo. a volte necessario, persino auspicabile, ma conosco chi ne ha il terrore. un gesto che sputa fuori tutto senza tener conto dei confini o delle situazioni. quando succede, succede. e non &#232; nemmeno legato - come dicevo per le fotografie - alla non voglia di editare, scrivere periodi complessi o rileggere mille volte le frasi nel cercare la parola pi&#249; giusta. nemmeno una legge respingente per un&#8217;azione che faccio ogni giorno per lavoro.&nbsp;</p><p>me lo sono domandata, il perch&#233; di un nome a un progetto di scrittura cos&#236; poco poetico e attrattivo e mi sono vista scattare foto senza preoccuparmi di renderle ancora pi&#249; affascinanti; belle, forse. a fuoco. fruibili.&nbsp;</p><p>in giappone mi sono risposta, per caso: la schiettezza dei pensieri e delle foto, di quello che voglio fermare senza manipolare, ha a che fare con la ricerca di un traguardo tanto semplice quanto ambizioso: divulgare la bellezza imperfetta delle cose. senza aggiustarle. dare loro la forma che hanno in quel preciso momento, senza la paura che dopo sarebbero diverse, perch&#233; &#232; ovvio. ma non &#232; questo. &#232; farle esistere, senza modificarle, creare per loro un canale che le porti nel mondo, cos&#236;. vomitate, se urgenti. non ritoccate, se autentiche.&nbsp;</p><p>esiste una parola in giapponese: wabi-sabi. parla della bellezza nell&#8217; imperfezione, che rende unico, irripetibile; come quando le asimmetrie rendono interessante un equilibrio che altrimenti sarebbe quasi frustrante.&nbsp;</p><p>le parole danno forma e hanno una forma specifica. il giappone ha avuto i contorni della ricerca, di una strada che tra tanti vicoli ciechi e strade sbarrate, porta finalmente da qualche parte</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!o5Rn!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87894c8b-c974-49bf-9fca-9611f3cae6a2_1184x1776.heic" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!o5Rn!, /__u/martola.substack.com/w_424, /__u/martola.substack.com/c_limit, /__u/martola.substack.com/f_webp, /__u/martola.substack.com/q_auto:good, /__u/martola.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87894c8b-c974-49bf-9fca-9611f3cae6a2_1184x1776.heic 424w, 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esplode]]></description><link>https://martola.substack.com/p/22</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/22</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Wed, 22 Jan 2025 12:20:01 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b2736b8a4828e057b7dc1c4a4d39" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h2>Quando all&#8217;et&#224; di nove anni mi ruppi il polso, la frattura fu tutt&#8217;altro che silenziosa</h2><p>Una morsa allo stomaco, la testa che girava fortissimo, il fiato che mancava e i contorni del fuori che sembravano tutto d&#8217;un tratto diversi, sfocati, forse a fuoco per la prima volta per com&#8217;erano davvero. Non saprei dire. Fatto sta che il rumore sordo che c&#8217;&#232; stato - che poi in effetti ho sentito solo io - era palese pure per chi passava di l&#236;. Non entrer&#242; nel merito della visione di quelle ossa non solo fratturate ma pure scomposte - ribelli, per cos&#236; dire. Non solo rotte, ma anche con la sfrontatezza di essere andate fuori sede. Non solo in frantumi, pure sfacciate. Fuori dai binari. Impossibili da non notare.&nbsp;</p><p>Nessun testimone mi conferm&#242; il rumore dell&#8217;osso rotto sulla pista di pattinaggio sul ghiaccio in un inizio di gennaio qualsiasi, ma io sono quasi certa che se qualcuno avesse ricevuto il mandato di fare attenzione, lo avrebbe sentito. Forte e chiaro. Perch&#233; ci sono cose che quando si rompono fanno rumore. E si fanno notare. &#200; anche una rassicurazione, a pensarci. Se qualcosa si rompe rumorosamente, intendo. Perch&#233; cos&#236; tutti possono essere l&#236; pronti a raccogliere i pezzi, anche se gira la testa e il bisogno di vomitare tutto quel dolore copre tutto, perch&#233; all&#8217;improvviso sono uscite dalla sede dei bastoni durissimi con dei compiti molto precisi: garantire il movimento, lo spostamento. La crescita. Al loro interno saranno anche spugnosi, fallibili e in un certo senso fragili, perch&#233; basta la giusta leva per spezzarli. In un giorno particolare. Con un movimento preciso. Ma quello che tutti ti insegnano &#232; che le ossa sembrano, per la maggior parte della loro esistenza, rispetto ai colpi presi e inflitti, indistruttibili.</p><p>Finch&#233; non si rompono.</p><p>La menzogna &#232; quando ti fanno credere che qualcosa si rompe solo se fa rumore.</p><p>Se un ortopedico lo pu&#242; testimoniare. Se esistono delle fratture visibili, scomposte addirittura. Ma comunque certificabili. Cio&#232; chi &#232; che di fronte a un osso rotto direbbe che non lo &#232;? Fa male prima dentro che fuori, vero, ma &#232; indubbio anche - soprattutto - dall&#8217;esterno.</p><p>Alessandro Baricco scrisse invece della sconcertante scoperta di quanto sia silenzioso il destino quando, d&#8217;un tratto, esplode.</p><p>A volte le cose proseguono, senza la minima incertezza, come se fosse destino che avanzino imperterrite in quella traiettoria, quando all&#8217;improvviso, senza nessun preavviso e pi&#249; frequentemente senza suono, esplodono.</p><p>Il rumore sordo che causano non &#232; sempre devastazione. Spesso ha pi&#249; le forme di una rinascita, perch&#233; cambiano i confini, riscrivono le strade. Come se le ossa rotte non ne potessero pi&#249; di stare in quel posto e decidessero di mettere la testa al di fuori per vedere come si sta nei confini della pelle. Certo, meno doloroso. Forse solo apparentemente.&nbsp;</p><p>Chi studia o ha studiato lingue lo sa. Forse anche chi semplicemente si &#232; interfacciato con la pratica di imparare qualcosa per cui ci sembra di non essere stati creati per. Se nasci con una lingua in testa, impararne un&#8217;altra, pensare in altre parole, sembra quasi una violenza, un&#8217;invasione in piena regola di tutto quello che credevamo di avere talmente tanto sotto controllo da poter conoscere a memoria, anche a luci spente. Dicono che casa sia dove riesci a orientarti anche a luci spente. Le parole e in generale le cose innate, incise e sostenute da anni di conferme,&nbsp; me le immagino proprio cos&#236;.</p><p>C&#8217;&#232; un momento in cui, nonostante l&#8217;esposizione costante alla grammatica, ai suoni, ai dialoghi in questa nuova lingua fatta di parole pi&#249; o meno incomprensibili, la curva dell&#8217;apprendimento sembra non decollare mai. Si continua a non capire niente, esattamente come il primo giorno. L&#8217;unica cosa che sembra aumentare &#232; la frustrazione. Perch&#233; nonostante la costanza, la disciplina, la dedizione, niente cambia.&nbsp;</p><p>La lingua continua a non essere decifrabile. Incomprensibile.</p><p>Le ossa continuano a essere fratturate. Scomposte.</p><p>Sembra impossibile pronunciare suoni diversi, collocarsi nello spazio con parole diverse e addirittura riprendere la mobilit&#224; di un braccio che si &#232; frantumato. Non funzioner&#224; mai. N&#232; come prima, n&#233; come poi.</p><p>Poi, come succede, tutto d&#8217;un tratto, esplode.</p><p>Non il destino.</p><p>Ma la storia che stavamo scrivendo con pazienza e metodo.</p><p>Da un giorno all&#8217;altro il dolore della frattura sparisce e sembra normale poter muovere il braccio. Impensabile &#232; il dolore provato prima. Non dimenticato, certo, ma pronunciabile.</p><p>Le parole escono come se fosse normale emetterle in un&#8217;altra lingua.</p><p>La curva d&#8217;apprendimento &#232; esplosa.</p><p>Chi ha mollato un centimetro prima non ci crede. Non pensa che sia possibile questo cambiamento dall&#8217;oggi al domani.&nbsp;</p><p>La verit&#224;, se &#232; vero che il destino &#232; silenzioso fino al giorno in cui esplode, &#232; che chi ha la pazienza di aspettare che la curva d&#8217;apprendimento della lingua faccia il suo corso, o la frattura ossea piano piano ritorni in sede per riprendere la sua funzione primitiva, sta semplicemente facendo un altro tipo di allenamento: quello che non porta ogni giorno un passo avanti, ma fa acquisire le competenze necessarie per capire che solo aspettando, provando a non svegliarsi la mattina per fare, ma provando a vedere le giornate come delle costruzioni per un momento futuro, solo cos&#236;, allora, la curva, prima o poi, esploder&#224;.</p><p>E non sar&#224; rumore.</p><p>Ma musica.</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b2736b8a4828e057b7dc1c4a4d39&quot;,&quot;title&quot;:&quot;just stand there&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;Fred again.., SOAK&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/2D9a9CXeo3HFtVeaNlzp4a&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/2D9a9CXeo3HFtVeaNlzp4a" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#21.]]></title><description><![CDATA[&#232; violenza]]></description><link>https://martola.substack.com/p/21</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/21</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Sun, 24 Nov 2024 18:09:07 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273d1430224d631eaa5954f13c9" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>&#200; violenza</h3><p></p><p>anche se &#232; un tuo amico</p><p>e lei ti sta antipatica</p><p>se da fuori tutti gli vogliono bene</p><p>se ti fa sentire in colpa - o se ti fanno sentire cos&#236;</p><p>ma non puoi farne a meno</p><p>e ti sembra che possa andare meglio</p><p>pensi che possa cambiare</p><p></p><p></p><p>&#232;&nbsp;violenza&nbsp;</p><p></p><p>anche se &#232; sopportabile</p><p>se poteva andare peggio</p><p>non ti ha fatto piangere</p><p>non ti fa venire gli incubi</p><p>nessun attacco di panico</p><p>lo hai saputo gestire&nbsp;</p><p>e lo hai superato</p><p></p><p></p><p>&#232; violenza</p><p></p><p>anche se non lo &#232; sempre</p><p>se ogni tanto ci ridi insieme</p><p>lo saluti ancora</p><p>e ci parli</p><p>se non denunci</p><p>se tieni i rapporti</p><p>per cercare di salvare</p><p>il salvabile</p><p><br></p><p>&#232; violenza</p><p></p><p>anche se &#8220;non potrebbe mai&#8221;</p><p>devi provare a conviverci</p><p>devi imparare a gestirlo</p><p>non voleva sicuramente&nbsp;</p><p>non sa quello che fa</p><p>&#232; un tipo un po&#8217; cos&#236;&#8230;</p><p>sai com&#8217;&#232; fatto</p><p></p><p>&#232; violenza</p><p></p><p>anche se tu non sei violento</p><p>se non lo faresti mai</p><p>non sei il tipo</p><p>non ti verrebbe mai in mente</p><p>nessuno dei tuoi amici lo fa</p><p>anche se non sembra</p><p>se non l&#8217;hai mai vista cos&#236;</p><p>puoi provare a guardare da oggi</p><p><br></p><p>&#232;&nbsp; violenza&nbsp;</p><p></p><p>anche se ti sembra l&#8217;unica via possibile</p><p>che hai imparato</p><p>visto</p><p>conosciuto</p><p>e riconosci</p><p>tra tutte le forme possibili</p><p></p><p>&#232;&nbsp;violenza&nbsp;</p><p></p><p>anche se non ti pare proprio</p><p>categoricamente</p><p>assolutamente</p><p>impossibile</p><p>decisamente</p><p>tassativamente</p><p>ma che stai dicendo?</p><p><br></p><p>&#232; violenza</p><p></p><p>non amore</p><p>controllo</p><p>lo dico per il tuo bene</p><p>se non risolvi quella storia non starai bene con nessuno</p><p>se non con me</p><p>con nessuno</p><p></p><p>&#232; violenza</p><p></p><p>ma sei pazza</p><p>io non l&#8217;ho mai detto</p><p>sei troppo sensibile</p><p>te la prendi sempre</p><p>non ti si pu&#242; dire niente</p><p>&#232; colpa tua</p><p>sempre</p><p><br></p><p>&#232; violenza</p><p></p><p>anche se nessuno la riconosce</p><p>se dovevi accorgertene</p><p>se potevi fare qualcosa&nbsp;</p><p>se non hai fatto niente</p><p>se ti senti da sola</p><p>senza ascolto</p><p>senza uno specchio che ti veda</p><p>e ti faccia sentire&nbsp;</p><p>che hai ragione</p><p><br></p><p>&#232; violenza</p><p>non solo il venticinque novembre</p><p>tutti i giorni</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273d1430224d631eaa5954f13c9&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Space Song&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;Beach House&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/1ZgMsA55GIY7ICkQh5MILA&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/1ZgMsA55GIY7ICkQh5MILA" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#20.]]></title><description><![CDATA[C&#8217;&#232; un verbo in inglese]]></description><link>https://martola.substack.com/p/20</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/20</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Mon, 21 Oct 2024 16:24:15 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273b00ba18c78cab0d9331a4d7c" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>C&#8217;&#232; un verbo in inglese</h3><p></p><p>Che &#232; molto diverso dalla scelta di parole utilizzata in italiano.&nbsp;</p><p>Che io ami le parole &#232; noto. Che io trovi poetica la combinazione che possono avere tra di loro, i significati unici che possono accendere in chi li legge, forse, pure.</p><p>Esistono delle combinazioni che poi sono quasi una cifra stilistica, a volte delle lingue, a volte delle persone. Come se ci fossero dei mondi che sono accessibili solo attraverso quella specifica chiave che &#232; poi la parola; ma non la parola di tutti, la parola di qualcuno. Quel qualcuno.&nbsp;</p><p></p><p>Esiste quindi questa combinazione in inglese che non ho trovato anche in italiano.</p><p>Noi, inteso come le persone italiano-parlanti - direi anche scriventi - quando dobbiamo parlare di un dolore che non va n&#233; su n&#233; gi&#249;, qualcosa da masticare, da collocare nel tempo e nello spazio corretti, utilizziamo il verbo &#8220;elaborare&#8221;</p><p></p><p>Il verbo <em>elaborare dal latino elaborare, infinito presente attivo di elaboro, ovvero "realizzare con fatica e cura", composto di e, ex e laboro, "affaticarsi", a sua volta da labor, "fatica, sforzo, lavoro"</em></p><p></p><p>Direi un rimando molto puntuale a quanta energia ci voglia per fare a pezzetti - nel senso pi&#249; digestivo del termine - quella ferita e poi trasformarla in cicatrice. Una specie di moto perpetuo per continuare a creare, anche di fronte al bisogno talvolta pungentissimo del dolore di spegnere, mettere a tacere. Insomma, fermare. Congelare.</p><p></p><p>Non ho ancora sentito di dolori che si coniugano al tempo futuro, nel senso di progettarlo con trepidazione. Spesso parlano la lingua del futuro per rimarcare come non sar&#224; possibile una vita dopo. Come se non ci fosse altro.&nbsp;</p><p>Sempre. Mai.&nbsp;</p><p>Gli avverbi che preferisce.&nbsp;</p><p>Tutto. Niente. </p><p>I pronomi che sostiene con forza.</p><p></p><p>Il verbo elaborare restituisce un&#8217;immagine quasi ingegneristica. Un processo.</p><p>Tu porti le prove. Ne discutiamo. Le categorizziamo. Capiamo se ci sono delle testimonianze a supporto. Ascoltiamo i testimoni. Capiamo quali leggi sono state rispettate e quali no. E poi c&#8217;&#232; il verdetto. La sentenza.&nbsp;</p><p>Un modo di affrontare la perdita o la ferita con estrema analisi, quasi un approccio chirurgico, verrebbe da dire. Apro, chiudo, punti di sutura. Cura. Riposo. E si riparte.&nbsp;</p><p></p><p>Esiste, come dicevo prima, per sforzarmi di non dilungarmi troppo su tutte le porte che mi aprono le parole, un modo in inglese per dire la stessa cosa che per&#242; non &#232; per niente la stessa cosa.</p><p></p><p>Navigate grief.</p><p>Navigate loss.</p><p>Navigate.</p><p></p><p>In italiano diremmo &#8220;navigare&#8221;, ma chi &#232; che lo dice? Nessuno, appunto. Chi ha fatto lingue o chi ama parlarle o studiarle sa che quando ci si approccia a una lingua diversa dalla propria bisogna trovare il modo di lasciare la madrelingua fuori dalla porta. E approcciarsi a quelle nuove parole e mondi come se fossero i primi mondi descritti e imparati da bambini.</p><p></p><p>Navigare il dolore.</p><p>Navigare la perdita.</p><p>Nessuno qui lo direbbe.&#8232;&nbsp;</p><p>Ma ha invece tantissimo da dire e raccontare su come potrebbe essere vissuto il percorso, anche il pi&#249; doloroso dei.</p><p></p><p>Navigare, un verbo che parla di come si debba trovare la rotta, indicarsi la strada, ma attraverso il movimento. Non certo la fermezza. Non attraverso i dati. Ma con l&#8217;energia.&nbsp;</p><p><em>navigare (ant. navicare) v. intr. [dal lat. navigare, der. di navis &#171;nave&#187;] (io n&#224;vigo, tu n&#224;vighi, ecc.; aus. avere). &#8211; 1. a. Effettuare un percorso (o un viaggio) in mare o su un fiume o su un lago, [...] da un sito all&#8217;altro.</em></p><p>Un verbo che parla di un percorso, forse maneggiando il tempo del futuro ma soprattutto del presente.</p><p>Invece di tutto, niente, mai e sempre, forse parla pi&#249; la lingua del &#8220;vediamo&#8221;, &#8220;non lo so&#8221;, &#8220;qui&#8221;, &#8220;ora&#8221;, &#8220;chiss&#224;&#8221;</p><p>Lasciarsi trasportare da una corrente che esiste comunque e esisterebbe lo stesso, con o senza di te.&nbsp;</p><p>Forse perch&#233; non &#232; nemmeno vero che i dolori sono personali - nel senso pi&#249; sfortunato del termine. Ci scelgono, ci sfidano, a tutti. Come se fossimo in un mare comune di onde da cavalcare. Con pi&#249; o meno vento. Con tanti o pochi strumenti. Ma tutti in barca. Alcuni con tantissimi remi. Altri solo con la forza del vento.</p><p>&#8232;E se &#232; vera tutta questa storia sui mondi che aprono le parole, forse &#232; anche vero che il dolore &#232; un portale per scoprire delle cose. Che esistono da sempre, ma che non sono mai esistite cos&#236;.</p><p>Uno spazio da navigare, per vedere dove porta.</p><p>Una corrente da seguire, perch&#233; sa la strada.</p><p>Uno spazio in cui si finisce, ma forse - a dirla tutta - si inizia davvero qualcosa, per la prima volta.</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273b00ba18c78cab0d9331a4d7c&quot;,&quot;title&quot;:&quot;S P E Y S I D E&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;Bon Iver&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/6khKJVbTxzfhbGfHMtyOM8&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/6khKJVbTxzfhbGfHMtyOM8" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.</p><p><br></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#19.]]></title><description><![CDATA[salute, mente e telecamere]]></description><link>https://martola.substack.com/p/19</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/19</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Mon, 23 Sep 2024 17:51:20 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b2731633c43b5695735f7de36487" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>Non il pensiero che avrei voluto scrivere, ma quello che devo verbalizzare</h3><p>Avviso che alcune delle cose che scriver&#242; potranno essere disturbanti per qualcuno, attivare cose in altri e per cui non voglio in nessun modo obbligare nessuno a proseguire la lettura&nbsp;</p><p>Ok?</p><p>Ok</p><p>Non conosco in maniera approfondita i fatti, ma non sono tanto questi il punto per me</p><p>&#200; di oggi il video di un signore che in diretta - su canale cinque - confessa l&#8217;omicidio della madre, davanti a delle telecamere che in un misto di imbarazzo e sadismo approfondiscono con una serie di domande assolutamente random ci&#242; che verosimilmente nemmeno loro pensavano di trovarsi a raccontare</p><p>Leggendo su twitter sembra che la vicenda sia andata in onda in diretta verso le 17 del pomeriggio</p><p>Quello che mi colpisce &#232; che l&#8217;uomo &#232; in palese stato confusionario, non sembra manco rendersi conto di quello che dice. Chi &#232; davanti a lui, s&#236;, invece. E nonostante lo stupore. Incalza. Chiede. Vuole sapere. Anche l&#8217;indicibile. I dettagli. Le ombre. Fare luce sul buio. Come fosse una cazzo di torcia. Con che diritto poi.</p><p>Ci sono molti video, se volete approfondire, basta aprire twitter e seguire l&#8217;hashtag.</p><p>Una confessione in diretta, cos&#236;. L&#8217;omicidio della madre, malata di demenza e alzheimer da tempo.&nbsp;</p><p>Dice che &#232; stato istinto.&nbsp;</p><p>Non sa nemmeno lui.</p><p></p><p>Non &#232; tanto il bisogno di approfondire i fatti, come dicevo.</p><p>Non sono n&#233; un tribunale n&#233; un magistrato.</p><p>Il pensiero che mi &#232; nato e che sento il bisogno di buttare fuori ha a che fare con questo discorso che spesso sembra essere nella bocca di tutti e nelle mani, per&#242;, di nessuno.</p><p></p><p>La salute.</p><p>Mentale.</p><p></p><p>Perch&#233; sembra essere quello di cui tutti vogliono parlare, senza per&#242; presentarsi mai di persona al dibattito?</p><p>Perch&#233; viene detto con sempre pi&#249; frequenza &#8220;beh ma allora caro/a mia, vai in terapia&#8221; come se fosse poi una specie di antidoto contro le brutture del mondo, ma poi di fronte alle vere brutture dell&#8217;essere umano, parte la spettacolarizzazione come se fossimo in un cinema squallido dell&#8217;entroterra americano, da soli in sala, senza avere idea nemmeno della locandina del film che stiamo guardando?</p><p></p><p>La salute mentale &#232; roba da ricchi, diceva qualcuno.</p><p>A volte sembra solo l&#8217;ennesimo argomento con cui riempirsi la bocca senza per&#242; poi avere mai le parole per affrontarla. Per guardarla in faccia. Per esserci, se riesco a spiegarmi, per quel qualcuno che con quella salute l&#236;, in quel momento l&#224;, ci sta un po&#8217; litigando.</p><p></p><p>Perch&#233; spesso basta fare una passeggiata.Perch&#233; della depressione si parla finch&#233; se ne pu&#242; parlare. Quando per&#242; ci si ammala, non &#232; una diagnosi che si comunica. Forse perch&#233; poi diventa reale. E si sa, alcune cose hanno un posto mentre altre devono in qualche modo ricavarselo, per non dire addirittura guadagnarselo.</p><p>La salute mentale dei caroselli su instagram</p><p>Delle emozioni scambiate per patologie</p><p>Delle relazioni che finiscono per colpe che sono diagnosi, quando a volte sono solo alibi per non guardarsi davvero in faccia</p><p>Gli attacchi di panico che sono quelli del cinema, dove si respira dentro i sacchetti</p><p>L&#8217;ansia che &#232; quella che ti fa avere un po&#8217; di quel pepe l&#236;, di certo non quella che paralizza e ti fa chiudere dentro un guscio che sembra dorato ma di fatto poi risucchia tutto, anche il bello che c&#8217;&#232; intorno</p><p>L&#8217;altro fa, l&#8217;altro dice, ma non si guarda mai a cosa muove dentro</p><p></p><p>Forse la salute mentale &#232; palcoscenico in cui tutti vogliono avere il biglietto, presentarsi all&#8217;evento, sedersi comodi in platea e con un misto di sollievo confermarsi che su quel palco - grazie a qualcuno che mai si sapr&#224; bene - non ci si salir&#224; mai.</p><p>Che quello spettacolo non ci vedr&#224; mai protagonisti. Non saremo mai gli attori che dovranno fare la parte</p><p></p><p>E allora non importa se poi io sono su quel palco</p><p>da sola</p><p>a mettere in scena uno spettacolo a cui poi nessuno verr&#224;</p><p>perch&#233; tanto</p><p>saranno tutti occupati a calcarne un altro</p><p>di dolore</p><p>da soli</p><p>ma con tutti i biglietti sold out</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b2731633c43b5695735f7de36487&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Somebody Save Me&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;Eminem, Jelly Roll&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/4HMUrFl8y6rQCzEbaGEkcj&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/4HMUrFl8y6rQCzEbaGEkcj" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.</p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#18.]]></title><description><![CDATA[allora fai buon viaggio]]></description><link>https://martola.substack.com/p/18</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/18</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Sat, 17 Aug 2024 12:24:24 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b27336f2b6337e5ba290f2f6134d" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>Allora fai buon viaggio</h3><p></p><p>che vuol dire un buon viaggio?</p><p>se non ci sono imprevisti e fila tutto liscio?</p><p>se &#232; corto? Chi stabilisce per&#242; <em>quanto</em> corto?</p><p>se &#232; lunghissimo, viceversa? In modo da consentire una maggior isolamento - anche se temporaneo - dal mondo. Una specie di tasto pausa. Poi riparte tutto, ma da un&#8217;altra parte</p><p></p><p>Non ho mai capito il senso del &#8220;buon viaggio&#8221;</p><p>ma penso che ci sia dentro tanto di come sono fatta io: non sopporto le attese. la pazienza non me l&#8217;hanno montata. mi sono detta che se regalassero superpoteri, vorrei o volare o il teletrasporto. non sopporto il passaggio. quel <em>non luogo. </em>non sei n&#233; qui, n&#232; l&#236;.</p><p>da punto A a punto B: una sensazione di frustrazione incredibile</p><p>essere da A a B in un battito di ciglia. non mi piace il viaggio. non sopporto il processo. voglio la roba gi&#224; montata. non mi piace unire i puntini, voglio la figura di insieme, ora</p><p></p><p>poi ho fatto 12 ore di volo (pi&#249; le due di prima e le tre di scalo) da sola per il giappone</p><p></p><p>e ho pensato</p><p></p><p>ma sai che forse il senso del buon viaggio non ha tanto a che fare con l&#8217;assenza di turbolenze, l&#8217;atterraggio liscio e il decollo non troppo brusco, i pasti serviti che ti piacciono e la selezione di film che volevi proprio vedere</p><p></p><p>forse il senso risiede nel fatto che non pensi al punto in cui dovrai arrivare n&#233; a quello da cui sei partita: a cosa lasci indietro - per poi magari ritrovarlo -, quello da cui fuggi, ci&#242; che insegui e rincorri. non pensi al punto in cui dovrai arrivare perch&#233; di fatto ci sei gi&#224;, in quel momento.&nbsp;</p><p>sei nell&#8217;unico luogo possibile,&nbsp;</p><p>quello presente.&nbsp;</p><p>che poi alla fine cambia di continuo, soprattutto se sei in un volo intercontinentale. quell&#8217;unico luogo possibile. per&#242; non &#232; vero che non sei n&#233; l&#236;, n&#233; la.&nbsp;</p><p>sei qui.</p><p>a fare cose che ti piacciono o cose che non avresti mai fatto, se non ora.</p><p></p><p>e allora il buon viaggio sembra assumere il senso del contatto con il famoso <em>qui ed ora</em>, dove non c&#8217;&#232; segnale, n&#233; gps che tenga. solo uno spazio ovatattato sopra le nuvole in cui ci sei solo tu - con del cibo magari buonissimo, magari no, ma poco importa</p><p></p><p>ho fatto buon viaggio</p><p>sono in giappone</p><p>e mi sembra di aver capito che vuol dire&nbsp;</p><p><em>viaggio</em></p><p>non tanto arrivare da/a</p><p>ma esserci</p><p>proprio in quel punto l&#236;</p><p>e da nessun altra parte</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b27336f2b6337e5ba290f2f6134d&quot;,&quot;title&quot;:&quot;The Winner Is&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;DeVotchKa, Mychael Danna&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/7wFEzF8FbofVlQS1OcbghM&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/7wFEzF8FbofVlQS1OcbghM" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.</p><p><br></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#17.]]></title><description><![CDATA[un centesimo]]></description><link>https://martola.substack.com/p/17</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/17</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Wed, 31 Jul 2024 10:09:29 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b2737e4ab3c6ef5376a4869f0bcf" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>Per un centesimo</h3><p>Sei arrivata quarta</p><p>Quanto &#232; poi un centesimo di secondo? Un battito di ciglia? Il click che fa l&#8217;accendino quando gli dai l&#8217;impulso di infiammare l&#8217;ossigeno sopra di lui per accenderti una sigaretta? - spero di no, con questi ritmi di allenamento in effetti non avrebbe molto senso, ma so che il senso poi &#232; una faccenda soggettiva.&nbsp;</p><p>Un centesimo, dicevamo, forse il tempo necessario per capire cosa fare. Per sapere se le scelte sono giuste. O se la persona che hai davanti sta mentendo. O quando senti che stai per piangere che ti si stringe quella morsa alla gola prima che gli occhi si riempiano di quell&#8217;acqua che in questo caso non ha cloro: a volte molta felicit&#224;, altre tristezza. Sempre emozioni legittime comunque.</p><p>Un centesimo, han detto.</p><p>A volte &#232; anche questione di lunghezza degli arti, pi&#249; che di bravura e performance in senso stretto. Voglio dire, se la tua avversaria aveva le braccia di un cm pi&#249; lunghe, cos&#236;, dalla nascita? Avrebbe avuto un centesimo a suo vantaggio a prescindere.</p><p>Ma non &#232; questo il punto.&nbsp;</p><p>&#200; solo un centesimo.</p><p>Dev&#8217;essere stata un&#8217;emozione gigante gareggiare nella stessa acqua di persone che hai sempre studiato durante gli allenamenti. Una bellissima soddisfazione essere nella stessa vasca che hai sempre sognato da piccola, quando avevi bisogno di vedere un punto di arrivo in ogni piccola fatica quotidiana. Anche solo dare un senso a tutta quella routine stretta. Gli allenamenti che dettano i tempi, senza essere particolarmente democratici. Il fisico che a volte c&#8217;&#232;. Altre non ha proprio voglia e diventa una zavorra pesantissima da portare avanti nonostante l&#8217;attrito dell&#8217;acqua.</p><p>Dev&#8217;essere anche stato molto faticoso: il peso delle aspettative, che non sono poi mai tue, ma sempre ereditate da qualcuno o qualcosa di un altro tempo. Un po&#8217; come se ti prestassero i sogni e tu dovessi farci qualcosa a prescindere, anche se non sono i tuoi, alla fine. In realt&#224; manco all&#8217;inizio. Non lo sono mai stati.</p><p>Dev&#8217;essere stato triste, vedere che a volte quello che conta &#232; solo il risultato e non il percorso. Il finale e non tutto il progresso. Ci&#242; che sta in mezzo sembra avere meno peso rispetto all&#8217;ingombro di quei tre gradini davanti al mondo, con un premio che certifica poi dei tempi, non di certo dei valori assoluti.&nbsp;</p><p>Dev&#8217;essere stato ingiusto, vedere altre persone stabilire il giusto o lo sbagliato, come fossero criteri assoluti e non semplici riflessi di ci&#242; che siamo, di ci&#242; che sono gli altri, in quel momento, per qualche tempo.&nbsp;</p><p>Per qualcuno vincere sarebbe stato giustissimo. Per altri, sbagliatissimo, perch&#233; quando vinci, poi, sembra che diventer&#224; impossibile perdere, da l&#236; in poi.</p><p>A volte non arrivare primi &#232; solo un modo di proteggersi, di prendersi cura di una crescita che deve ancora arrivare e di un fiore che deve ancora sbocciare del tutto. Perdere - che della perdita in senso di sconfitta non ha niente - ha a volte i contorni della cura. Del lasciare andare le performance e tenere solo la sensazione dopo aver creduto di non farcela, per poi ritrovarsi a farcela sempre. Nonostante.</p><p>Dev&#8217;essere stato bellissimo.</p><p>Ti credo.</p><p>Il giorno pi&#249; bello della tua vita.</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b2737e4ab3c6ef5376a4869f0bcf&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Numb (Acoustic)&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;The Veer Union&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/4D6amyd3ONcv28VBe07xsk&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/4D6amyd3ONcv28VBe07xsk" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#16.]]></title><description><![CDATA[sta cambiando il tempo]]></description><link>https://martola.substack.com/p/16</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/16</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Wed, 03 Jul 2024 16:01:32 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273ed317ec13d3de9e01fb99c9e" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>nonna bianca e mamma mi han sempre detto una cosa</h3><p>non so se abbia validit&#224; scientifica n&#233; cosa dica l&#8217;universit&#224; del massachusetts in merito</p><p>fatto sta che quando avevo male al polso rotto, cos&#236;, di botto, senza un senso apparente o manifesto, mi dicevano</p><p><em>sta cambiando il tempo</em></p><p>quel dolore l&#236;, che non si capiva bene da dove usciva, visto che per altro il polso e le ossa rotte erano ormai guarite da anni, aveva ragione di esistere</p><p>il punto esatto, quello rotto, quando c&#8217;erano dei cambiamenti nell&#8217;aria, tornava a esistere e pulsare come se fosse successo l&#8217;incidente il giorno prima</p><p>e la causa, anzi, meglio, la spiegazione, era nel tempo</p><p>dentro il tempo</p><p>immerso in questo concetto cos&#236; intangibile eppure cos&#236; sensato, reso portavoce da quel dolore acuto su un osso rotto parecchi anni prima</p><p>non so - come dicevo prima - se questa cosa abbia delle valenze scientifiche, ma per me aveva - e tuttora ha - perfettamente senso</p><p>probabilmente non ho nemmeno gli stessi capelli di quando mi sono rotta quell&#8217;osso, eppure quando c&#8217;&#232; qualcosa che cambia, il punto esatto di rottura ritorna a farmi male, come ad avvisarmi che un tempo qualcosa l&#236; &#232; successo, c&#8217;&#232; stato</p><p>&#232; esistito</p><p>e non &#232; tanto una questione di quanto tempo sia passato, quante cellule sono cambiate e si sono rigenerate nel frattempo, quando in realt&#224; io non sia nemmeno pi&#249; la stessa persona, nella stessa casa, con gli stessi vestiti e persino con la stessa routine: torna a fare male</p><p></p><p>non &#232; il male della rottura</p><p>&#232; il male del ricordo</p><p></p><p>e pensavo</p><p>forse possiamo ricordare proprio perch&#233; ci permettiamo di cambiare pelle, altrimenti non sarebbe una memoria: sarebbe il presente, continuo, senza una vera interruzione. n&#233; un prima n&#233; un dopo. un pezzo unico di tempo - lo stesso che, quando cambia, fa male</p><p>gli stessi cambiamenti che sembrano dire, prima di avvenire, che vogliono sapere se hanno uno spazio in cui poter fiorire dentro di te</p><p>che roba strana: cio&#232;, non &#232; che si fanno spazio quando ormai sono belli che fatti, no. arrivano dentro il tuo luogo prima ancora di avere una forma. come a dire, &#8220;ehi, ce l&#8217;hai posto per me?&#8221; </p><p>la maggior parte delle volte, la risposta &#232; no: e allora usano il tempo, lo stesso di cui hanno bisogno per esistere, per fare male, cos&#236; da avvisare che le cose stanno cambiando, che tu lo voglia o no</p><p>se per&#242; invece ti trovano nel momento giusto,</p><p>oltre ad avere il loro posto,</p><p>hanno anche il tuo appoggio: si diventa una squadra pronta a dire ok, per cambiare devo prima accettare di poter fare qualcosa di diverso. non so ancora cosa, ma lo far&#242;</p><p>e allora, poi,</p><p>nel silenzio generale,</p><p>senza fare male a ossa rotte anni prima,</p><p>avvengono</p><p>e cominciano a esistere</p><p>esattamente per come devono essere</p><p>e il ricordo</p><p>quello che bussa per dire che una volta ha sanguinato</p><p>ma ora &#232; rimarginato</p><p>continuando comunque a essere</p><p>e ti dice che</p><p>forse&nbsp;</p><p>serve ricordarlo</p><p>per evitare di rompersi di nuovo</p><p>o per celebrare la sopravvivenza dopo la frattura</p><p>o&nbsp;</p><p>addirittura</p><p>esserne felici</p><p>perch&#233; nonostante tutto</p><p>si &#232; ancora&nbsp;</p><p>qui</p><p>interi</p><p>in modo diverso</p><p>ma con tutti i pezzi addosso</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273ed317ec13d3de9e01fb99c9e&quot;,&quot;title&quot;:&quot;What Was I Made For? [From The Motion Picture \&quot;Barbie\&quot;]&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;Billie Eilish&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/6wf7Yu7cxBSPrRlWeSeK0Q&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/6wf7Yu7cxBSPrRlWeSeK0Q" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#15.]]></title><description><![CDATA[ho detto tanti ciao]]></description><link>https://martola.substack.com/p/15</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/15</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Thu, 27 Jun 2024 18:15:51 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b27327865809193c5a5c58c3f623" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>sei mesi del duemilaventiquattro e ho detto circa 2024 &#8220;ciao&#8221;</h3><p>non me li ricordo tutti, non penso sia possibile</p><p>ma quelli importanti, che hanno lasciato qualcosa - anche portandolo via - quelli s&#236;</p><p>ho salutato l&#8217;arrivo del nuovo anno con il cuore pieno di speranze e lo stesso cuore &#232; rimasto un po&#8217; tramortito e ammaccato, dalle cose che poi non vanno come vorresti</p><p>ho detto ciao alla casa che mi ha accolta a torino dopo essere stata quasi sette anni a milano</p><p>ho avuto paura di dire ciao a nonna bianca, ma quello definitivo: poi per&#242; &#232; stato uno dei nostri soliti <em>ciao</em></p><p>ho detto ciao a sawyer, con in braccio un nuovo cucciolo di cui prenderci cura</p><p>ho salutato una nuova casa, prendendo le misure, curiosando negli spazi, non sentendola mia fino a sentirla fatta proprio per me</p><p>ho salutato persone che non avevano pi&#249; spazio nel mio luogo</p><p>sono stata salutata da chi non mi trovava un posto nel suo, di spazio</p><p>ho salutato estranei che poi sono diventati persone</p><p>ho fatto affidamento sui ciao che posso dire sempre alle mie di persone: chi a roma, chi in sicilia, chi a napoli, chi a qualche via di distanza da me, chi a qualche metro, chi al bar per il caff&#232;, chi in ufficio la mattina</p><p>ho detto ciao in lingue diverse dalla mia, alla scoperta di luoghi nel mondo che sanno sempre un po&#8217; di casa che prima o poi diventer&#224; mia</p><p>ho salutato cose che non facevano pi&#249; per me, per dare spazio a essenze che mi assomigliassero di pi&#249;</p><p>ho detto ciao a relazioni che durano da quando ancora non avevo idea di che cosa volesse dire coltivarne una, ma poi forse alla fine ho capito qual &#232; il segreto: non annaffiare troppo, se no affogano, non lasciare che si autogestiscano, se no seccano. esserci, se riesco a spiegarmi. ognuno con la propria dose di acqua da offrire e da ricevere</p><p>ho detto ciao senza pensarci</p><p>ho detto ciao pensandoci troppo</p><p>ho detto ciao, sapendo che erano addii</p><p>ho detto ciao, sperando non lo fossero</p><p>ho detto ciao, sei tu</p><p>ho detto ciao, non sarai mai tu n&#233; lo sei mai stato</p><p>ho detto ciao, ho sperato fossi tu</p><p>ho detto ciao, porca troia, sei tu</p><p>ciao, sei bellissima vestita da sposa</p><p>ho detto ciao, ci vediamo luned&#236; - ma luned&#236; non ci sar&#224; nessun ciao per come lo avevamo conosciuto, ma forse un nuovo ciao, a cui fare comunque affidamento</p><p>ciao allo skate</p><p>ciao, piacere martina</p><p>ciao, sono sempre martina</p><p>ciao, martina</p><p>ciao</p><p>sei mesi del 2024</p><p>e la gratitudine per averne ancora</p><p>tantissimi</p><p>di ciao</p><p>da offrire</p><p>che non hanno il sapore della fine</p><p>ma dell&#8217;inizio</p><p>da ricevere</p><p>guardare</p><p>curare</p><p>e</p><p>chiss&#224;</p><p>vedere sbocciare</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b27327865809193c5a5c58c3f623&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Al Giusto Momento&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;Fulminacci&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/2tNhcLxK5sDjbCCl38ujdu&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/2tNhcLxK5sDjbCCl38ujdu" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-14#.]]></title><description><![CDATA[maschere che cadono e che salvano]]></description><link>https://martola.substack.com/p/14</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/14</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Mon, 17 Jun 2024 13:24:59 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b27371d62ea7ea8a5be92d3c1f62" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>Il mio ufficio si trova davanti a delle vecchissime e molto eleganti poste di Torino</h3><p>Uno di quei palazzi con le volte, i soffitti altissimi, tantissime vetrate, un profumo e una sensazione di tempo sospeso: ne &#232; passato tantissimo e allo stesso tempo basta entrare in quello spazio per essere catapultati in quel preciso momento l&#236;, quello da cui tutto &#232; partito.</p><p>&#200; un palazzo affascinante, storico, tutto d&#8217;un pezzo. E conserva le cose, nonostante il tempo. Fuori ci sono una serie di buche delle lettere, di quelle proprio per come me le ricordo io quando andavo al mare con Nonna Bianca da bambina e mandavo le cartoline alle mie amiche. </p><p>Le scrivevo, le sceglievo con cura, ci appiccicavo il francobollo e poi le imbucavo. </p><p>Il momento in cui le lasciavo cadere in quella cassettona gigantesca - sicuramente anche perch&#233; ero molto piccola io - era ricco di speranza, di voglia di andare avanti nel tempo per vedere la faccia di quelle persone a cui sarebbe arrivato il mio pensiero, ma anche un grande bisogno di fissare quel momento e fermarlo.</p><p>C&#8217;ero io.</p><p>La buca delle lettere.</p><p>I miei pensieri.</p><p>E poco altro.</p><p>Forse un pochino di saliva mal gestita per il francobollo, ch&#233; comunque ci andava della tecnica e io con la forma non sono mai andata troppo d&#8217;accordo. Sostanzialmente per&#242; lo appiccicavo.</p><p>L&#8217;altro giorno arrivando in ufficio ho visto un signore molto alto, vestito elegante, con il completo di un blu particolare - non scontato - in giacca e cravatta. Con la valigetta 24 ore, piena di tutto il suo mondo.</p><p>E una lettera in mano. Una di quelle proprio come te le immagini quando non hai avuto la vita di mezzo a cambiare forma alle cose: una bella carta, una linguetta triangolare a chiudere il contenuto, dei dati sul retro - di una persona, di solito, a cui quella carta scritta &#232; destinata - e poco altro.</p><p>Quest&#8217;uomo gigante, in giacca e cravatta, molto austero nell&#8217;aspetto, quasi asciutto, aveva una cura che mi ha colpito mentre teneva in mano questa lettera. Poi l&#8217;ha imbucata. Ha aspettato penso qualche secondo e ha continuato il suo cammino. </p><p>Incredibile come un uomo cos&#236; semplice nelle azioni, senza tempo nei pensieri, mi abbia fatto venire in mente un pensiero che forse stava prendendo forma gi&#224; da molto tempo, ma che come spesso accade - e mi accade - c&#8217;&#232; comunque un tempo di coltivazione, maturazione e dopo, solo dopo, raccolta.</p><p>A vederlo, quel signore, non sembrava capace di cos&#236; tanta gentilezza e cura.</p><p>Non sembrava qualcuno capace di avere pensieri cos&#236; delicati.</p><p>Non sembrava nemmeno il tipo da voler scrivere. Fermare con l&#8217;inchiostro le parole per lasciare che non siano lanciate su supporti digitali illuminati e magari lette di fretta. Certo, magari era una bolletta. Magari era una raccomandata legale che aveva tutto meno che una poesia dietro, ma dalla faccia che c&#8217;era dietro la sua faccia, la storia che mi ha fatto venire in mente &#232; una faccenda che ha molto a che fare con la cura, la carezza da regalare a qualcuno che aveva in mente e la scelta di farlo con un tempo lento.</p><p>Senza tempo, a dirla tutta.</p><p>A vederlo, non sembrava.</p><p>La maschera da uomo d'affari, anche un po&#8217; annoiato e sicuramente non troppo a suo agio con le emozioni, mi avrebbe fatto pensare di lui alcune cose.</p><p>Poi per&#242; ha fatto quel gesto cos&#236; semplice, e me ne ha fatte sentire altre.</p><p>Mi ha fatto vedere cosa c&#8217;&#232; oltre il sembrare.</p><p>Lo spazio che c&#8217;&#232; oltre la maschera che uno indossa tutti i giorni per fronteggiare le cose in maniera pi&#249; o meno funzionale, che per&#242; poi inevitabilmente cade, di fronte ai gesti pi&#249; piccoli e apparentemente insensati, come imbucare una lettera di fronte alle poste pi&#249; belle di Torino.</p><p>Le maschere servono.</p><p>Hanno la loro funzione.</p><p>Hanno uno scopo.</p><p>Persino un obiettivo.</p><p>Mi verrebbe da dire, addirittura, una vita propria.</p><p>Funzionano.</p><p>Portano a termine.</p><p>Forse hanno pure il potere di fare finire. Discorsi, racconti, spazi comuni.</p><p>A volte possiedono la responsabilit&#224; di fare iniziare, perch&#233; senza di loro non esisterebbe niente. Letteralmente.</p><p>Possono anche rovinare tutto, quando non sono pi&#249; appiccicate bene a quello che nascondevano. Possono addirittura tradirlo, quello che c&#8217;&#232; sotto.</p><p>Nonostante la loro abilit&#224;, la testardaggine con cui si sono costruite e saldate negli anni, a causa, per fortuna, per dovere, per piacere, perch&#233; non c&#8217;erano alternative o persino perch&#233; ce n&#8217;erano tantissime che era meglio sceglierne una e basta, </p><p>a un certo punto</p><p>di fronte a una buca delle lettere</p><p>su una carta intestata</p><p>impacchettata con cura</p><p>cadono</p><p>e lasciano intravedere cosa c&#8217;&#232; dietro</p><p>per davvero</p><p>ed &#232; l&#236;</p><p>proprio in quel momento</p><p>che comincia la vera storia da raccontare</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b27371d62ea7ea8a5be92d3c1f62&quot;,&quot;title&quot;:&quot;THE GREATEST&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;Billie Eilish&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/6TGd66r0nlPaYm3KIoI7ET&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/6TGd66r0nlPaYm3KIoI7ET" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#13.]]></title><description><![CDATA[non tutto &#232; per tutti]]></description><link>https://martola.substack.com/p/13</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/13</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Tue, 21 May 2024 19:55:13 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273bf0484dce581436a750ad0c1" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>Odio gli ombrelli</h3><p>non li capisco</p><p>non li uso</p><p>li dimentico</p><p>mi infilzo</p><p>mi bagnano pi&#249; che rendermi impermeabile alla pioggia</p><p>li perdo</p><p>quando incontro qualcuno sulla strada che lo usa non so come regolarmi: chi va dove? io a destra e tu a sinistra ok, ma conter&#224; anche la dimensione dell&#8217;ombrello? perch&#233; il tuo a occhio e croce sembra pronto per una grigliata di ferragosto in spiaggia, il mio &#232; un ridicolo aggeggio che non solo non proteggerebbe manco una mosca, ma mi d&#224; pure un fastidio tremendo</p><p></p><p>ho vissuto una serie di situazioni ridicole in cui - le poche volte che li avevo - c&#8217;era il vento e si rigiravano verso l&#8217;alto: come a dire &#8220;col cazzo che tiro gi&#249; la pioggia e la faccio scivolare sulla strada, la raccolgo, tutta, non ne faccio scappare nemmeno una goccia&#8221;</p><p></p><p>insomma, io e gli ombrelli non siamo fatti l&#8217;uno per l&#8217;altra</p><p>apprezzo la loro esistenza, sono contenta che possano fare buon uso alla vita di altre persone, ma non fanno proprio per me</p><p>non &#232; il mio</p><p>non riusciamo a incontrarci, figurarsi incastrarci</p><p>anzi, sembra quasi quella dimensione tipo olio e acqua: tecnicamente s&#236;, in pratica no</p><p></p><p>odio gli ombrelli</p><p>ma amo i temporali estivi</p><p>nel senso che questa cosa che a un certo punto da che c&#8217;era il sole diventa quasi buio, poi piove fortissimo e poi di nuovo sole, mi rasserena: mi sembra un buon modo di comprendere - quasi imporre - come niente sia effettivamente per sempre. tutte le cose si trasformano e in comune hanno l&#8217;assoluta pretesa di sembrare - invece - eterne</p><p></p><p>lo diresti mai, nel picco massimo di buio prima del temporale, quando i lampi e i tuoni cominciano ad avvicinarsi, che sopra di loro il cielo &#232; sereno e c&#8217;&#232; addirittura il sole?&nbsp;</p><p></p><p>penseresti mai che durante una grandinata, tempo venti minuti, il cielo smetter&#224; di buttare gi&#249; incazzato acqua misto ghiaccio e semplicemente tutto torner&#224; come prima?</p><p></p><p>crederesti mai che anche nel rumore pi&#249; forte di pioggia esiste un frastuono quasi silenzioso che sancir&#224; la fine della tempesta?</p><p></p><p>saresti pronto o pronta a giurare che l&#8217;odore di pioggia dopo un grande temporale estivo &#232; rassicurante, nonostante il macello fatto fino a qualche minuto prima?</p><p></p><p>stabiliresti con assoluta certezza che anche questa volta, nonostante, anche se sembra impensabile, senza avere nessuna contezza di come sar&#224; possibile - ma sapendo che, semplicemente, avverr&#224; -, spiover&#224;?</p><p></p><p>avere l&#8217;ombrello dietro mi sembra quasi un contrapporsi a questa cosa cos&#236; naturale come l&#8217;alto che implica il basso, la pioggia che implica il sole e che senza il buio non sarebbe contemplata la luce. forse non avrebbe manco lo stesso senso.</p><p></p><p>forse semplicemente non ci incastriamo</p><p>forse pi&#249; banalmente non tutti sono per tutti</p><p>non tutti gli ombrelli hanno la pretesa di risolvere i problemi degli umani a cui vengono affidati perch&#233; - semplicemente - non hanno la missione di salvare nessuno: riparano, se li usi, se no, fatti tuoi.</p><p></p><p>forse semplicemente gli ombrelli mi fanno antipatia</p><p>e allora devo scriverci sopra una storia per rendere il tutto pi&#249; poetico e meno banale</p><p>ma magari &#232; semplicemente cos&#236;: non mi piacciono</p><p></p><p>e va bene non farsi piacere proprio tutto</p><p>anche perch&#233;, se ci piacesse tutto, penso che proveremmo davvero piacere per nulla</p><p></p><p>devo per&#242; ammettere</p><p>che tornando oggi a casa</p><p>dall&#8217;ufficio</p><p>alle 19.30 passate</p><p>con il temporale</p><p>senza ombrello</p><p>la grandine</p><p>il buio pesto</p><p>il vento</p><p>la pioggia a secchiate</p><p>l&#8217;acqua che sentivo arrivare in posti che credevo copertissimi</p><p>nessun riparo - i famosi portici di torino non mi sono venuti proprio proprio in aiuto&nbsp;</p><p>una strada sufficientemente lunga da fare per bagnarsi quanto basta</p><p>il naso che irrimediabilmente cola, perch&#233; lo sa che non puoi prendere il fazzoletto</p><p>la casa che non arriva pi&#249;</p><p>le mani occupate da&nbsp;</p><p>pacchi</p><p>borse</p><p>pc da proteggere</p><p>chiavi che non si trovano</p><p></p><p>e poi</p><p>lei</p><p>la scarpe che si slaccia</p><p></p><p>devo dire</p><p>che forse</p><p>ma forse</p><p>all&#8217;ombrello</p><p>un po&#8217; ci ho pensato</p><p>e mi &#232; mancato</p><p>ho anche creduto fosse il momento di farci i conti, per arrivare a una specie di tregua</p><p></p><p>ma poi ho pensato che la scarpa</p><p>con la sua stringa</p><p>che si scollega dal resto dell&#8217;insieme</p><p>ribelle</p><p>per la sua strada</p><p>accettando di bagnarsi</p><p>stando a cazzi suoi</p><p>rischiando quasi di farmi inciampare</p><p>&#232; stata davvero insensibile</p><p>coraggiosa</p><p>indelicata</p><p>ribelle</p><p>stronza</p><p>necessaria</p><p>ma questa &#232; un&#8217;altra storia</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273bf0484dce581436a750ad0c1&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Dark Vacay&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;Cigarettes After Sex&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/0vs7mPhFEivytZiyzxVp8r&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/0vs7mPhFEivytZiyzxVp8r" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.<br></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[-#12.]]></title><description><![CDATA[abbagli, forme, fratture, evoluzioni]]></description><link>https://martola.substack.com/p/12</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/12</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Mon, 13 May 2024 15:41:56 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!pM48!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F771a86c3-91e3-44bc-8589-a2a5d8580c00.heic" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>qualche giorno fa si &#232; rotto lo specchio</h3><p>s&#236;, lo specchio bello di design, quello che attira gli sguardi e le domande: lo specchio storto, con una forma strana. che fa del particolare un tratto caratteristico dell&#8217;oggetto: delle parti si spostano, si muovono. ti rifletti, ma allo stesso tempo su questo aggeggio la tua immagine &#232; in movimento</p><p>che figata il design</p><p>va beh, fatto sta che si &#232; rotto</p><p>la dinamica della tragedia &#232; sospetta, per non dire nebulosa: non so come sia potuto succedere, ma &#232; accaduto</p><p>le forme che c&#8217;erano prima, si sono rotte.&nbsp;</p><p>semplicemente fratturate, spaccatesi in alcuni pezzi pi&#249; grossi e in altri piccoli frammenti, alcuni andati gi&#224; persi, altri ancora incollati alla matrice, per quello che qualcuno chiamerebbe <em>miracolo</em>&nbsp;</p><p>altri, pi&#249; concreti, si appellerebbero alla fisica;&nbsp;</p><p>altri, ancora, al design. appunto</p><p>lo specchio comunque resta rotto</p><p>la rottura ha dentro di s&#233; questo senso di angoscia: sembra per sempre, qualcosa impossibile da recuperare. eppure il corpo umano ci viene a raccontare un&#8217;altra storia: se ti spacchi un osso, basta tenerlo fermo; a volte operarlo, &#232; vero, dipende dalla rottura. ma insomma, c&#8217;&#232; una soluzione. il tempo. la cura del movimento. l&#8217;accettare che ci sia stata una frattura e partire proprio da quello. ingessando, se parliamo di ortopedia.&nbsp; forse incollando se parliamo di specchi. e, forse, non solo.</p><p>e quando l&#8217;angoscia per la rottura comincia a frullare i pensieri senza risparmiarne nessuno, arrivano puntuali le soluzioni pratiche.</p><p>ripararlo o cambiarlo</p><p>quante strade possibili per un solo specchio, eh?</p><p>riparlarlo, s&#236;, si pu&#242;: o si sostituisce tutta la parte dello specchio, penso portandolo da un vetraio, oppure con un lavoro di fino, si prende la colla, ci si arma della - non mia - proverbiale pazienza, e si prova a riparare le fratture. </p><p><em>la mia manualit&#224; &#232; famosa tanto quanto la mia pazienza, ma potrebbe essere un&#8217;esperienza&#8230;</em></p><p>si pu&#242; cambiare, ma non sarebbe pi&#249; lo stesso: esisterebbe comunque uno specchio rotto da qualche parte e, in pi&#249;, uno specchio nuovo. uno non sostituirebbe l&#8217;altro. le due storie non si sommerebbero, n&#233; uno annullerebbe il passato tormentato dell&#8217;altro. esisterebbero semplicemente due specchi. uno okay. l&#8217;altro no. e io in mezzo. con due specchi a decidere a chi rivolgere la mia immagine.</p><p>c&#8217;&#232; invece una terza strada</p><p>un percorso a un primo sguardo terrorizzante, perch&#233; vede l&#8217;angoscia della rottura e non dico che se ne infischi, ma dopo averla guardata e osservata, la lascia essere, proprio cos&#236;.</p><p>lo specchio pu&#242; essere lasciato per come &#232;</p><p>e come penso si capir&#224; gi&#224;, &#232; la mia strada preferita</p><p>non perch&#233; la poesia del kintsugi non mi risuoni: penso sia meraviglioso non togliere le crepe ma renderle dorate; &#232; un modo molto affascinante per far vedere che il tempo che passa, le cose che si rompono, le ferite che ti procuri o che ti fanno, in realt&#224; sono frutto di un movimento. e il movimento - andare avanti, indietro, persino stare fermi sul posto, ma continuando a respirare - non racconta mai una storia di guai o fallimenti. &#232; un racconto dorato, da incorniciare. mi viene da dire anche celebrare. ed &#232; per questo che anche le crepe sono parte di un quadro da continuare a dipingere.</p><p>come dicevo, per&#242;, non &#232; tanto la fine arte giapponese a incuriosirmi nella scelta da fare nei confronti di questo specchio: &#232; pi&#249; che altro un&#8217;intuizione che mi suggerisce il concetto stesso di specchio</p><p>uno strumento che dovrebbe riflettere - cio&#232;, <em>dovrebbe</em>, riflette - quello che gli si manifesta davanti</p><p>abbagliare, se posizionato verso una fonte di luce insostenibile&nbsp;o finta</p><p>stravedere, se chi si posiziona davanti ha bisogno o necessit&#224; di vedere anche i minimi particolari di ci&#242; che ha deciso di offrire a questa parete riflettente</p><p>deformare, quando la forma specchiata &#232; strana: concava, convessa, non lo so, prendiamo il concetto a grandi linee - grandissime, non voglio essere troppo precisa. quello che voglio dire &#232; che pu&#242; restituire ci&#242; che uno vuole vedere o teme di vedere, non necessariamente quello che &#232;. una realt&#224;, certo, ma &#232; la propria. una specie di storia personale, talvolta personalissima, che dentro ha di tutto, non solo le immagine restituite, anche quelle mai viste ancora</p><p>non solo riflette quindi, il dannato specchio, ci&#242; che ha davanti, ma</p><p>aiuta a guardare</p><p>serve a vedere</p><p></p><p>se ci sono delle crepe, quindi, che restino dove sono</p><p>ha lavorato duramente, sento, per procurarsele</p><p>mi viene quasi da dirgli &#8220;senti, ma goditele&#8221;, portale nel mondo, vantatene</p><p>sei uno specchio che si &#232; rotto - chissene frega di quella roba degli anni di sfiga, anzi mi spiace se te lo hanno fatto credere, &#232; una fregatura quando gli altri raccontano la tua storia come se la sapessero meglio di te, lo so - e per&#242; comunque il tuo lo fai: rifletti le forme che hai davanti - non solo tradendone l&#8217;essenza, ma restituendogli dell&#8217;umanit&#224;. aiuti a guardarla. forse vederla, per la prima volta. </p><p>l&#8217;umanit&#224; di chi cade e si rompe</p><p>si frattura</p><p>cade in mille pezzi</p><p>alcuni restano attaccati</p><p>altri si perdono</p><p>lasciando dello spazio libero che verr&#224; poi forse riempito da altro o magari rester&#224; per sempre il simbolo di ci&#242; che c&#8217;&#232; stato per poterlo poi raccontare negli anni a venire o semplicemente continuare a portarne la testimonianza</p><p>dolorosa, forse&nbsp;</p><p>libera, addirittura&nbsp;</p><p>un dolce sollievo, pi&#249; realisticamente, che terr&#224; insieme perdita e ritrovamenti</p><p>l&#8217;umanit&#224; di uno specchio che era gi&#224; stato pensato per essere diverso,</p><p>in movimento,</p><p>il famoso design di cui si parlava</p><p>e cosa c&#8217;&#232; di pi&#249; fedele al movimento della caduta?</p><p>la perdita di equilibrio</p><p>che fa cadere</p><p>magari addirittura ritrovare: qualcosa che credevi non ci fosse pi&#249; e invece era semplicemente per terra mentre lo sguardo era rivolto ad altro</p><p>non per forza pi&#249; in alto, semplicemente da un&#8217;altra parte</p><p>uno specchio vittima di un pensiero magico che lo rende sostituto della stessa vita che deve riflettere: se resto intero, tutto bene, ma se mi rompo&#8230; la sfortuna, caro il mio specchiato, ti perseguiter&#224;.</p><p>un bel ricatto per questo strumento riflettente, ora che ci penso: perch&#233; questa responsabilit&#224;? che ne sa lui della storia di chi gli si piazza davanti? e perch&#233; non pu&#242; avere anche lui il sacrosanto diritto di rompersi e restarci, per un po&#8217;, rotto? o assumere semplicemente una nuova forma, frammentata, ma che ha pi&#249; che a che fare con un nuovo modo di concepire l&#8217;intero che di una perdita senza possibilit&#224; di rimedio?</p><p>lo lascer&#242; cos&#236;</p><p>fratturato</p><p>spezzato</p><p>con dei nuovi sentieri che suggeriscono strade inaspettate</p><p>rivoluzionari sguardi da rivolgere</p><p>immagini deformate da restituire&nbsp;</p><p>che magari</p><p>chiss&#224;</p><p>sono solo la nuova forma delle cose</p><p>riconsegnata</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!pM48!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F771a86c3-91e3-44bc-8589-a2a5d8580c00.heic" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!pM48!, /__u/martola.substack.com/w_424, /__u/martola.substack.com/c_limit, /__u/martola.substack.com/f_webp, /__u/martola.substack.com/q_auto:good, /__u/martola.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F771a86c3-91e3-44bc-8589-a2a5d8580c00.heic 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!pM48!, /__u/martola.substack.com/w_848, /__u/martola.substack.com/c_limit, /__u/martola.substack.com/f_webp, /__u/martola.substack.com/q_auto:good, 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persona una volta</p><p>in effetti la sostituzione &#232; una faccenda strana da guardare: se penso ai giochi di squadra, ad esempio, di solito l&#8217;allenatore <em>la mette in campo</em> - la sostituzione, il sostituto, intendo, che strano gioco e intreccio di parole e destini - proprio quando chi c&#8217;era gi&#224; non funziona pi&#249;</p><p>oddio, non funziona: forse semplicemente si comporta diversamente; non fa quello che dovrebbe, che ci si aspetta, per chiss&#224; quale motivo, e chiss&#224; poi se questo lo rende automaticamente in torto e delegittimato nel suo fare e muoversi nello spazio, ma insomma, per l&#8217;obiettivo comunque non &#232; allineato. e quindi viene chiamato. e messo fuori. e guarda poi tutti gli altri da lontano.</p><p>osserva da una certa distanza una cosa che era poi anche un po&#8217; sua, ma che forse - proprio per questo affetto nei confronti della <em>cosa - </em>&#232; bene lasciare in mano a chi riesce a portarla a termine.</p><p>portarla a termine</p><p>le parole sono incredibili: volevo scrivere che riesce a far raggiungere l&#8217;obiettivo, non so manco se alla squadra di cui parlavo sopra, o a una qualsiasi cosa della vita, e poi mi esce in sequenza la parola <em>portare e termine</em>. termini che in me fanno risuonare di tutto fuorch&#233; un lieto fine. </p><p>esiste una fine lieta, poi?</p><p>anche io non sono stata brava a sostituire: perch&#233; lo intendevo proprio come nello sport di cui parlavo prima. l&#8217;idea di togliere uno spazio occupato da qualcosa per lasciarlo al poi, affinch&#233; si trasformasse in altro; a lasciare luoghi, corde, legami, sensazioni, cuori; non volevo sostituire ci&#242; che era perch&#233; non volevo vivere ci&#242; che sarebbe potuto essere.</p><p>ed ero talmente pessima in questa dinamica che ero disposta a non sostituire niente anche a costo di perdere.</p><p>per tenere in piedi la metafora sportiva, non volevo fare il cambio anche a costo di perdere la partita. chi lo sa se per una specie di etica nei confronti della squadra titolare, una responsabilit&#224; nei confronti della me che prima aveva fatto proprio quella scelta e quindi non potevo essermi sbagliata o una semplice - e del tutto rispettabile - poca inclinazione al movimento, inteso come quello che avviene quando tu non c&#8217;entri proprio niente.</p><p>tipo il susseguirsi del giorno e della notte, le stagioni, la terra che sta pi&#249; vicina o lontana da sole: insomma, quelle robe che se ci pensi per pi&#249; di due secondi non solo ti fanno sentire come una minuscola formica in un sistema di mille formiche in cui nessuno sapr&#224; che tu sei <em>proprio quella formica, </em>ma soprattutto che, di te, delle tue sostituzioni, e del tuo fottertene dei movimenti, con eleganza, se ne infischia.</p><p>e, ora, che di movimenti non voluti ne ho visti pi&#249; di un paio, a cui ho cercato di aggrapparmi con tutta la forza di cui ero capace per far restare tutto <em>proprio cos&#236;, </em>come era stato pensato in origine, mi viene da dire che essere una formichina che nel grande sistema delle cose &#232; <em>solo</em> una formichina, &#232; una grande fortuna.</p><p>sostituire non significa togliere, ma liberare. </p><p>lasciare che il vuoto che risucchia e trascina gi&#249;, rendendo tutto impossibile, abbia dentro di s&#233; anche tutte le possibilit&#224;, la curiosit&#224;, le scelte, le occasioni e le promesse. uno spazio fatto di cura, che mai ha a che fare con il trattenere e col definire, perch&#233; se definisci, de-<em>finisci</em></p><p>cambiare qualche elemento della squadra per farla arrivare</p><p>lasciare che la giornata no di quella persona sia vista, accolta e liberata dalle aspettative e dalla performance: mettiti in panchina, non perch&#233; non sai giocare, ma perch&#233; oggi non ti va ed &#232; giusto rispettare questa cosa. </p><p>sostituire, una persona dentro un gruppo, un sistema, un oggetto dentro una stanza, per farla assomigliare pi&#249; a quello che sei e non a quello che ti han detto di essere, per forza.</p><p>con gentilezza, lasciare che sia. quello che &#232;. non l&#8217;idea, il potenziale, la speranza, l&#8217;aspettative. con amore, lasciare che la realt&#224; si faccia campo nello spazio e sia. com&#8217;&#232;.</p><p>ho imparato a sostituire</p><p>ho aperto lo sguardo, le braccia, gli occhi, il cuore e gli spazi, ossigenandoli da quell&#8217;aria che sembrava essere impermeabile allo smog e invece era semplicemente sempre la stessa: consumata, meno fresca, magari pi&#249; tiepida, ma stantia</p><p>ho posato le armi, perch&#233; non c&#8217;&#232; pi&#249; niente da difendere e nessun posto da trattenere; non c&#8217;&#232; lotta per esistere, solo, appunto, l&#8217;esistenza</p><p>perch&#233; si sopravvive, nonostante</p><p>sopravvivono, tutti, comunque</p><p>proprio come hanno fatto gli altri prima e come faranno quelli dopo</p><p>non c&#8217;&#232; pi&#249; il resto</p><p>quello che rimane</p><p>c&#8217;&#232; il nuovo&nbsp;&nbsp;</p><p>quello che diventer&#224;</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b27305fff33bcd0ba9276e65768d&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Il Bel Canto&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;Ministri&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/39Ra0W40DTu2HeNyzkje5I&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/39Ra0W40DTu2HeNyzkje5I" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>m.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[- #10.]]></title><description><![CDATA[immaginare me, prima di essere proprio me, ma completamente me]]></description><link>https://martola.substack.com/p/10</link><guid isPermaLink="false">https://martola.substack.com/p/10</guid><dc:creator><![CDATA[martola__]]></dc:creator><pubDate>Sun, 05 May 2024 19:45:58 GMT</pubDate><enclosure url="https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273da7823261c42163e27b25a1c" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h3>Prima che diventasse un aprile travestito da luglio mi facevo le tisane</h3><p>In realt&#224; ho continuato, per&#242; diciamo che quando non fa caldissimo &#232; pi&#249; poetico stare l&#236; a sorseggiare questa lava aromatizzata alle cose pi&#249; varie.&nbsp;</p><p>La sera, poi, &#232; il turno della camomilla, per conciliare il sonno.&nbsp;</p><p>Ma per quanto sulle tisane si potrebbe dirne di ogni, mi hanno fatto venire in mente un episodio della mia infanzia, che viene raccontato con molta tenerezza - e una punta di orgoglio - da mia mamma e nonna bianca a ogni ricorrenza di pranzi e festivit&#224; di famiglia.</p><p>Da piccola facevo spesso le vacanze con nonna bianca: in realt&#224; facevo pi&#249; o meno tutto con la nonna. Mi veniva a prendere a scuola, mi portava alle varie attivit&#224; del pomeriggio, tra cui principalmente direi gli allenamenti. Mi preparava la merenda - famosa tra tutti i miei compagni/amici perch&#233; era, diciamo, <em>grande</em>. Poi mi veniva a riprendere, mi faceva la cena. E poi tornavo a casa da mamma. E poi di nuovo tutto da capo. Delle volte mi fermavo anche a dormire, tipo per accorciare gli spostamenti e rendere pi&#249; denso il tempo passato insieme.</p><p>D&#8217;estate, ma anche di inverno a dire il vero, capitava che andassimo al mare insieme. In Liguria.</p><p>Come ogni vero torinese.</p><p>In questo scenario di mare c&#8217;&#232; da immaginarsi una me piccola, il ricordo nello specifico penso faccia riferimento a un&#8217;et&#224; pre-scolare, quindi probabilmente parliamo degli ultimi anni di asilo.&nbsp;</p><p>Una me piccola, con ancora delle cose da capire, da vedere, uno spazio pi&#249; o meno occupato e tante cose ancora da sapere.</p><p>Per&#242; su una cosa, sono sempre stata me.&nbsp;</p><p>Fin da allora.</p><p>I pianti, le urla, le suppliche.</p><p>Ti prego nonna.</p><p>L&#8217;impazienza.</p><p>La fame.</p><p>Nonna, ti prego, SPEGNI IL GAS.</p><p>Nonna bianca lo racconta sempre con una punta di orgoglio perch&#233; il fatto che io sia sempre stata una buona forchetta l&#8217;ha sempre resa una nonna con una grande coda di pavone.&nbsp;</p><p>La cosa per&#242; che mi fa tenerezza di questo racconto - a parte vedere la luce negli occhi di nonna quando &#232; orgogliosa di me - &#232; immaginare me, prima di essere <em>proprio me</em>, ma <em>completamente</em> me.</p><p>I lacrimoni perch&#233; non riuscivo ad aspettare il tempo di cottura della pasta.</p><p>La disperazione perch&#233; non potevo accettare che ci fossero dei tempi.&nbsp;</p><p>Pre-stabiliti.</p><p>Su cui io di fatto avevo molto poco potere.</p><p>La sensazione di impotenza.</p><p>Quando credi di avere il potere su tutto.</p><p>E la fame oltre ogni cosa.</p><p>Di pasta, di vedere, sapere.</p><p>L&#8217;altro giorno quindi mi sono fatta la tisana e ho pensato che non ho mai letto i tempi di infusione riportati nella confezione. Sono sempre andata a sensazione, sicuramente accorciandoli non di poco.&nbsp;</p><p>Perch&#233; quando qualcosa &#232; pronto devo deciderlo io.&nbsp;</p><p>Ma pensavo: lo sar&#224; poi davvero?</p><p>O sono io che avendo deciso lo rendo tale?</p><p>La pazienza.</p><p>Una virt&#249; che non ho, di natura.</p><p>Ma che ho dovuto imparare, di forma e sostanza.</p><p>L&#8217;altro giorno dicevo che &#232; pi&#249; importante avere la direzione che la velocit&#224; di percorrenza.&nbsp;</p><p>Una parte di me ci crede davvero, per quello che riguarda gli altri.</p><p>Per me &#232; sempre stata una questione di bruciare: le tappe, gli spazi, le distanze, le cose, per renderle subito come me le immagino.</p><p>E invece delle volte bisogna sapere aspettare.</p><p>E pensare che non &#232; sempre una questione di destinazione, ma anche di viaggio: fatto di tappe, percorsi, tempo. Non conta solo l&#8217;arrivo.&nbsp;</p><p>Un po&#8217; come quando mi allenavo tanto e mi dicevano che le gare e le competizioni non le vinci di certo il giorno della gara, ma tutti quelli prima. Dove con costanza continui ad allenarti, in previsione. Ma sei presente in quel momento. E basta cos&#236;.<br></p><p>E allora forse dovr&#242; imparare a leggere i tempi di infusione.</p><p>Sapere aspettare.</p><p>Lasciare che le cose facciano il loro corso.</p><p>Si fondano, addirittura: liquido con sacchettino della tisana.</p><p>Creando una cosa nuova, che prima - senza l&#8217;attesa - non sarebbe esistita.</p><p>Guardare i limiti.</p><p>Respirarci dentro.</p><iframe class="spotify-wrap" data-attrs="{&quot;image&quot;:&quot;https://i.scdn.co/image/ab67616d0000b273da7823261c42163e27b25a1c&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Empty And Silent (feat. King Krule)&quot;,&quot;subtitle&quot;:&quot;Mount Kimbie, King Krule&quot;,&quot;description&quot;:&quot;&quot;,&quot;url&quot;:&quot;https://open.spotify.com/track/0HDNJXEzIxjOKghVIAW3Po&quot;,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;noScroll&quot;:false}" src="https://open.spotify.com/embed/track/0HDNJXEzIxjOKghVIAW3Po" frameborder="0" gesture="media" allowfullscreen="true" allow="encrypted-media" loading="lazy" data-component-name="Spotify2ToDOM"></iframe><p>- m.</p>]]></content:encoded></item></channel></rss>