<script data-pm-proxy="intercept"></script><?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Pillole di matematica]]></title><description><![CDATA[Newsletter settimanale con esercizi, spiegazioni e curiosità matematiche. Perfetta per studenti e appassionati!]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp</url><title>Pillole di matematica</title><link>https://pilloledimatematica.substack.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Thu, 03 Sep 2026 19:17:23 GMT</lastBuildDate><atom:link href="/__u/pilloledimatematica.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Diego]]></copyright><language><![CDATA[en]]></language><webMaster><![CDATA[pilloledimatematica@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[pilloledimatematica@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Pillole di matematica]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Pillole di matematica]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[pilloledimatematica@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[pilloledimatematica@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Pillole di matematica]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Ha senso superare i limiti di velocità?]]></title><description><![CDATA[Quasi tutti, prima o poi, ci siamo fatti questo calcolo mentale: "se vado un po' pi&#249; veloce, arrivo prima".]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/ha-senso-superare-i-limiti-di-velocita</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/ha-senso-superare-i-limiti-di-velocita</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Wed, 02 Sep 2026 12:14:19 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Quasi tutti, prima o poi, ci siamo fatti questo calcolo mentale: "se vado un po' pi&#249; veloce, arrivo prima". &#200; un'intuizione talmente banale che sembra inutile persino discuterla. Eppure, se ci mettiamo a fare i conti sul serio( quanto tempo si guadagna davvero, e quanto rischio si aggiunge in cambio) il risultato &#232; sorprendentemente sbilanciato.</p><p><strong>Quanto tempo si guadagna davvero?</strong></p><p>Il tempo di percorrenza di un tragitto &#232; semplicemente  t=d/<span>v</span>, dove d &#232; la distanza e <span>v</span> la velocit&#224;. Sembra ovvio che andare pi&#249; veloci faccia risparmiare tempo, ed &#232; indubbiamente vero, ma quello che l'intuizione sottovaluta &#232; <strong>quanto poco</strong>, soprattutto quando si parte gi&#224; da una velocit&#224; non bassa.</p><p>Prendiamo un tragitto di 20 km. Percorrerlo a 100 km/h richiede 12 minuti. Percorrerlo a 120 km/h (+20%) richiede 10 minuti. Che corrisponde a un guadagno di <strong>2 minuti</strong>, su un tragitto di 12. Se invece il limite fosse 50 km/h e si passasse a 70 km/h, sempre +20 km/h, il guadagno sarebbe di quasi 7 minuti, su un tragitto che ne richiede 24. Lo stesso incremento assoluto di velocit&#224; (+20 km/h) produce un risparmio di tempo molto diverso a seconda della velocit&#224; di partenza, e diventa via via pi&#249; piccolo quanto pi&#249; si &#232; gi&#224; veloci.</p><p>La ragione matematica &#232; che il tempo dipende dal <strong>reciproco</strong> della velocit&#224; (1/v<span>), e la funzione 1/v </span>appiattisce sempre di pi&#249; il suo andamento man mano che <span>v</span> cresce. In pratica superare il limite di 20-30 km/h su un'autostrada dove gi&#224; si viaggia veloci fa risparmiare, su un tragitto tipico, soltanto qualche minuto.</p><p><strong>Quanto rischio si aggiunge, invece?</strong></p><p>Qui la matematica &#8220;funziona&#8221; in un modo diverso. Lo spazio necessario per fermarsi non cresce in proporzione alla velocit&#224;, ma <strong>pi&#249; velocemente</strong>. Si compone di due pezzi:</p><p>lo spazio percorso durante il tempo di reazione (prima di iniziare a frenare), che cresce <strong>in proporzione diretta</strong> alla velocit&#224;;</p><p>E lo spazio di frenata vero e proprio, che cresce <strong>con il quadrato</strong> della velocit&#224;, perch&#233; &#232; l'energia cinetica (1/2 mv<sup>2</sup>)che i freni devono dissipare, e quella energia cresce col quadrato di <span>v</span>.</p><p>Concretamente, raddoppiare la velocit&#224; <strong>quadruplica </strong>lo spazio di frenata .</p><p>Sul fronte degli incidenti, i ricercatori del settore usano da decenni un modello empirico proposto dallo svedese G&#246;ran Nilsson negli anni '80 (il "Power Model"), che lega il rischio di incidente mortale al rapporto tra la nuova velocit&#224; e quella di riferimento elevato a una potenza, che cambia a seconda del tipo di strada e di incidente. In pratica un aumento della velocit&#224; media del 10% su un tratto stradale &#232; associato, secondo questo modello, a un aumento del rischio di incidenti mortali che pu&#242; arrivare al <strong>40-50%</strong>. &#232; una relazione fortemente amplificata rispetto al rapporto uno a uno tra &#8220;quanto pi&#249; veloce vai&#8221; e &#8220;quanto pi&#249; rischi&#8221;.</p><p><strong>E le multe?</strong></p><p>C'&#232; un terzo fattore che nella vita reale pesa parecchio, ovvero un costo economico legato alla probabilit&#224; di essere rilevati.</p><p>Su un tratto con autovelox fisso o sistema Tutor, quella probabilit&#224; &#232; molto pi&#249; alta della probabilit&#224; di avere un incidente nello stesso tragitto.</p><p>Questo cambia il quadro soprattutto per gli <strong>eccessi moderati</strong>, in particolare proprio nella fascia dove il rischio fisico aggiuntivo &#232; ancora contenuto (pochi km/h sopra il limite), la multa pu&#242; gi&#224; essere quasi certa su un tratto controllato, mentre il rischio di incidente resta, in quella stessa fascia, relativamente basso.</p><p>In Italia, poi, il costo non cresce in modo lineare, dato che oltre certe soglie di sforamento scattano decurtazione di punti e sospensione della patente, un salto discontinuo nel costo che non ha equivalente diretto nella crescita del rischio fisico. Per gli eccessi molto ampi, invece, il rischio fisico torna rapidamente a dominare il conto, multa o non multa.</p><p></p><p>Mettendo insieme i due pezzi, si ottiene che un aumento di velocit&#224; porta un guadagno di tempo che cresce <strong>lentamente e in modo decrescente</strong> (per via del reciproco 1/v), mentre porta un aumento di rischio che cresce <strong>rapidamente e in modo crescente</strong> (per via della potenza del Power Model, a seconda della gravit&#224; considerata). Sono due curve che si muovono in direzioni opposte man mano che la velocit&#224; sale. Quella del tempo risparmiato si appiattisce, quella del rischio si impenna.</p><p>Nella fascia di velocit&#224; in cui viaggiamo normalmente, il guadagno marginale di andare pi&#249; veloci &#232; piccolo, mentre il costo marginale in termini di rischio &#232; grande e cresce.  &#232; un fatto, non  una questione  morale sul &#8220;rispettare le &#8220;regole&#8221; o no .</p><p>Detto questo, il Power Model &#232; un modello statistico aggregato, calibrato originariamente su dati di incidentalit&#224; reali in Svezia e poi confermato da studi successivi, ma i suoi esponenti variano a seconda del tipo di strada (i valori 2-3-4 sono pi&#249; solidi per strade extraurbane; per contesti urbani la relazione risulta meno netta) e a seconda della gravit&#224; dell'incidente considerato. Nonostante sia limitato, il messaggio robusto rimane la <strong>forma qualitativa</strong> della relazione: il rischio cresce pi&#249; che proporzionalmente rispetto alla velocit&#224;, mentre il tempo risparmiato cresce meno che proporzionalmente.</p><p><strong>Un'ultima considerazione</strong></p><p>Tutto il ragionamento fatto finora tratta il rischio come se fosse un costo a carico di chi guida, da confrontare col proprio tempo risparmiato, un bilancio personale, in fondo. Ma buona parte di quel rischio non ricade solo su chi &#232; al volante, ricade su chi condivide la strada in quel momento, senza aver avuto voce in capitolo sul calcolo. Un pedone, un ciclista, gli occupanti di un&#8217;altra auto non hanno scelto di scambiare qualche minuto contro una quarta potenza di rischio. Quella scelta l&#8217;ha fatta solo chi ha deciso di accelerare. Vale la pena tenerlo presente: l&#8217;asimmetria matematica di cui abbiamo parlato, poco guadagno, molto rischio in pi&#249;, &#232; gi&#224; di per s&#233; sbilanciata a sfavore di chi sceglie di correre; il fatto che parte del conto la paghino altri, che non hanno partecipato alla decisione, la rende ancora pi&#249; difficile da giustificare.</p><p><strong>Perch&#233; lo facciamo comunque?</strong></p><p>Un&#8217;ultima riflessione che i numeri da soli non spiegano: se il guadagno reale &#232; cos&#236; modesto, perch&#233; continuiamo a inseguirlo con tanta insistenza, quasi istintivamente, ogni volta che siamo al volante?</p><p>Probabilmente perch&#233; non stiamo davvero facendo quel calcolo. Accelerare, quando si &#232; in ritardo o sotto stress, non &#232; quasi mai una decisione razionale ponderata sui minuti risparmiati, ma &#232; una risposta a fenomeni pi&#249; complessi: alla fretta di una vita scandita da impegni troppo fitti, all&#8217;ansia di un ritardo che si teme sproporzionato alle sue conseguenze reali, alla sensazione, spesso illusoria, di riprendere un minimo di controllo su un tempo che sentiamo sfuggirci di mano. Ed &#232; forse per questo che nessuna statistica, per quanto convincente, basta da sola a cambiare il comportamento. Il conto costi-benefici che abbiamo fatto in questa pillola &#232; ineccepibile sulla carta, ma raramente &#232; quello a cui pensiamo davvero nel momento in cui schiacciamo l&#8217;acceleratore.</p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; provenienti dal mondo della matematica, dell'informatica e della fisica! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi o se c'&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L’effetto Dunning-Kruger è un bias cognitivo o un illusione statistica?]]></title><description><![CDATA[Kruger e Dunning facevano fare a un gruppo di persone un test (di grammatica, di logica&#8230;) e poi chiedevano a ciascuno di stimare in quale percentile si collocasse rispetto agli altri partecipanti.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/leffetto-dunning-kruger-e-un-bias</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/leffetto-dunning-kruger-e-un-bias</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Mon, 24 Aug 2026 14:41:21 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!fp3q!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff51d3a29-0619-4ef9-a64d-339e5c33b205_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Kruger e Dunning facevano fare a un gruppo di persone un test (di grammatica, di logica&#8230;)  e poi chiedevano a ciascuno di stimare in quale percentile si collocasse rispetto agli altri partecipanti. Mettendo insieme i risultati, chi si era classificato nel quartile pi&#249; basso (i peggiori) si stimava in media intorno al 50&#176; percentile, ovvero una sopravvalutazione enorme, mentre chi era nel quartile pi&#249; alto si stimava leggermente sotto il proprio vero percentile.</p><p>L&#8217;interpretazione proposta dagli autori era: le stesse competenze che servono per essere bravi in un test sono anche quelle che servirebbero per giudicare se si &#232; bravi in quel test. Chi non le possiede &#232; quindi doppiamente svantaggiato( &#232; incompetente e non ha gli strumenti per accorgersene). &#200; una spiegazione psicologica plausibile, che spiega un sacco di comportamenti che vediamo tutti i giorni. Il problema &#232; capire se sia davvero necessaria per spiegare il grafico risultante, o se il grafico esca fuori comunque, per ragioni che non hanno niente a che fare con la psicologia.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!fp3q!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff51d3a29-0619-4ef9-a64d-339e5c33b205_1536x1024.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!fp3q!, /__u/pilloledimatematica.substack.com/w_424, /__u/pilloledimatematica.substack.com/c_limit, /__u/pilloledimatematica.substack.com/f_webp, /__u/pilloledimatematica.substack.com/q_auto:good, 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Infatti, una forma simile al grafico in questione pu&#242; comparire anche in un mondo immaginario dove nessuno ha alcun problema di autovalutazione.</p><p>La critica piu presente in letteratura &#232; proprio questa, ovvero che il grafico nasca per un semplice fenomeno chiamato <strong>regressione verso la media.</strong></p><p>Immagina cento persone che tirano con l'arco, e poi rifanno esattamente la stessa prova un'ora dopo, senza che nel frattempo sia realmente cambiato il loro livello, cambia solo la fortuna del momento. Chi ha fatto <strong>peggio nella prima prova</strong> &#232; un gruppo misto: in parte persone davvero meno brave, in parte persone normalmente brave che quella volta hanno avuto sfortuna. Nella <strong>seconda prova, </strong>molto probabilmente la sfortuna della prima non si ripete (&#232; un episodio casuale indipendente)quindi il punteggio medio di quel gruppo migliora, non perch&#233; siano diventati pi&#249; bravi, ma perch&#233; la componente "sfortuna" &#232; sparita. Questo fenomeno si chiama <strong>regressione verso la media</strong>, e capita ogni volta che confrontiamo due misure imperfette della stessa quantit&#224;. Ma perch&#232; questo accade?</p><p>Immagina che nella popolazione l'abilit&#224; vera sia distribuita "a campana": ci sono molte pi&#249; persone con abilit&#224; vicina alla media che persone estreme (pochi gen&#238;, pochi incapaci totali, mentre tanta gente nel mezzo).</p><p>Ora supponi di osservare un punteggio bassissimo. Ci sono due possibili spiegazioni:  (a) la persona ha davvero un'abilit&#224; bassissima, oppure (b) ha un'abilit&#224; nella media ma quel giorno ha avuto una sfortuna enorme. Siccome nella popolazione ci sono molte pi&#249; persone con abilit&#224; "nella media" che persone all'estremo, la spiegazione (b) &#232; statisticamente pi&#249; probabile della (a) ,anche se entrambe producono lo stesso identico punteggio osservato. La nostra miglior stima dell'abilit&#224; vera, quindi, &#232; un compromesso tra il dato osservato e la consapevolezza che le persone estreme sono rare, per questo si sposta verso il centro.</p><p>Formalmente, trattando  il punteggio al test (<span>X</span>) e l'autovalutazione (<span>Y</span>) come due stime indipendenti e imperfette della stessa abilit&#224; vera &#952;, che non osserviamo mai direttamente:</p><p><span>X</span>=<span>&#952;</span>+&#949;<span>X</span>&#8203;       <span>Y</span>=<span>&#952;</span>+&#949;<span>Y</span></p><p>con &#949;X&#8203; e &#949;Y&#8203; rumori indipendenti fra loro (la sfortuna al test non &#232; la stessa cosa dell'insicurezza nell'autovalutarsi). Si dimostra che:&#8203;</p><p>E[<span>Y</span>&#8739;<span>X</span>=x]=&#956;+&#961;(x&#8722;&#956;),                              &#961;=&#964;2/<span>&#964;2+&#963;2</span>&#8203;&lt;1</p><p>dove  &#956; &#232; l'abilit&#224; media nella popolazione,  <span>&#964;2</span> quanto varia l'abilit&#224; vera tra le persone, <span>&#963;2</span> quanto rumore c'&#232; nella misura e &#961; &#232; la frazione dello scostamento (x&#8722;&#956;) che "sopravvive" dopo aver corretto per il rumore, ad esempio:</p><ul><li><p>test perfetto (<span>&#963;2</span>=0) &#8594; &#961;=1, nessuna correzione, quindi ci fidiamo interamente del dato;</p></li><li><p>test tutto rumore (<span>&#964;2</span> trascurabile) &#8594; &#961;&#8594;0, il dato non ci dice nulla, meglio prevedere semplicemente la media &#956;;</p></li><li><p>nel mezzo, &#961; bilancia quanto fidarsi del dato osservato contro quanto tornare verso la media a priori.</p></li></ul><p>Ovviamente la formula funziona su entrambi i lati, in modo speculare.</p><p>Se x &#232; molto basso, (x&#8722;&#956;) &#232; molto negativo, ma moltiplicato per  &#961;&lt;1 diventa un numero negativo pi&#249; piccolo, la previsione per <span>Y</span> risulta quindi <strong>pi&#249; alta</strong> di x: sul grafico appare come "chi ha punteggio basso si sopravvaluta". Se x &#232; molto alto, lo stesso ragionamento fa s&#236; che la previsione risulti <strong>pi&#249; bassa</strong> di x: appare come "chi ha punteggio alto si sottovaluta".</p><p>una controprova concettuale utile &#232; che la relazione &#232; <strong>simmetrica tra le due variabili</strong>. Se invece condizionassimo su <span>Y</span> e chiedessimo E[<span>X</span>&#8739;<span>Y</span>=<span>y</span>], otterremmo esattamente la stessa formula al contrario.</p><p>Questo non dimostra che il bias psicologico non esista, ma dimostra che una forma simile emerge anche in un mondo senza alcun bias, come conseguenza del fatto che nessuna misura umana &#232; perfetta.</p><p>Prima di passare alla seconda ipotesi serve introdurre un concetto che user&#224; tra poco: il <strong>clip</strong>. &#200; un&#8217;operazione semplice che prende un numero e, se supera un limite massimo o minimo, lo riporta a quel limite:</p><p>clip(v,&#8201;0,&#8201;100)={0 se v&lt;0 ;  v se  0&#8804;v&#8804;100; 100 se v&gt;100}&#8203;</p><p>Serve perch&#233; <span>X</span> e <span>Y</span> nel nostro modello sono percentili, che per definizione non possono essere negativi n&#233; superare 100. Ma la somma  <span>&#952;</span>+&#949; pu&#242; tranquillamente uscire da questo intervallo, se <span>&#952;</span>=5 e quel giorno il rumore &#232;  &#8722;12, si otterrebbe Y=-7 , un percentile impossibile, quindi il clip lo riporta a 0.</p><p>L&#8217;effetto del clip non &#232; neutro dato agisce <strong>in una sola direzione,</strong> per chi sta vicino ai bordi. Chi ha &#952; basso pu&#242; solo essere &#8220;salvato&#8221; verso l&#8217;alto (un valore negativo diventa 0, mai il contrario); quindi il clip, per chi &#232; vicino allo zero, alza la media osservata. Simmetricamente, per chi ha <span>&#952;</span> alto, il clip pu&#242; solo abbassare i valori che superano 100.</p><p>La seconda ipotesi(pi&#249; personale e meno verificata) &#232; che l&#8217;errore forse non &#232; uguale per tutti. Questa sarebbe anche piu vicina all&#8217;effetto  originale di Dunning-Kruger.</p><p>Se  il rumore dell'autovalutazione non avesse la stessa ampiezza per tutti, ma <strong>diminuisse</strong> al crescere dell'abilit&#224; vera &#952;? Cio&#232; chi sa pochissimo produce stime di s&#233; molto disperse, a caso, in entrambe le direzioni, semplicemente non ha alcun punto di riferimento; chi ne sa molto &#232; pi&#249; "calibrato" e sbaglia meno, sempre in entrambe le direzioni.</p><p><strong>Tuttavia questa ipotesi da sola non basta</strong>. Un errore che resta centrato su zero, per quanto pi&#249; o meno disperso, non sposta la sua media. Che il rumore sia grande o piccolo, la sua media condizionata resta zero. Serve il clip, per rendere l'eteroschedasticit&#224; visibile. Qui emerge la differenza interessante rispetto al caso "omoschedastico" (rumore uguale per tutti):</p><p>Nel caso <strong>omoschedastico</strong>, il rumore ha la stessa ampiezza vicino a entrambi i bordi (0 e 100): il clip taglia con la stessa forza su entrambi i lati, e il suo effetto resta <strong>simmetrico</strong> tra le due code. </p><p>Nel caso <strong>eteroschedastico</strong>, il rumore &#232; grande vicino a &#952;=0 e piccolo vicino a &#952;=100. Il clip vicino allo zero ha molto da tagliare e spinge verso l'alto, mentre vicino a 100 ha pochissimo da tagliare e lascia quasi tutto invariato. Il risultato &#232; un'<strong>asimmetria </strong>con sovrastima marcata in basso e sottostima lieve in alto;  che assomiglia pi&#249; da vicino alla forma realmente osservata nei dati di Dunning-Kruger, dove il crollo a sinistra &#232; molto pi&#249; drammatico della leggera flessione a destra.</p><p>Per capire quanto pesa, in numeri, una simulazione con 20.000 persone per run, ripetuta 50 volte per verificarne la stabilit&#224;, d&#224; questi risultati (differenza tra autovalutazione media e punteggio medio, per quartile)</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!mmZ_!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F631ef811-256a-44f8-8b57-ecbc92691ae5_614x268.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!mmZ_!, 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L'ingrediente specifico dell'eteroschedasticit&#224; aggiunge solo una piccola correzione asimmetrica di circa 1.5 punti in pi&#249; nel quartile basso, molto lieve in quello alto, ma reale (pi&#249; grande della variabilit&#224; casuale tra simulazioni ripetute, che &#232; di circa 0.3 punti) . </p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!lj6I!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2836ade3-2c75-43e5-98d2-fb494e416706_839x562.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!lj6I!, /__u/pilloledimatematica.substack.com/w_424, /__u/pilloledimatematica.substack.com/c_limit, /__u/pilloledimatematica.substack.com/f_webp, /__u/pilloledimatematica.substack.com/q_auto:good, 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stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p><em>la differenza tra i grafici &#232; molto sottile ma percepibile, ma la seconda ipotesi con clip &#232; quella che si avvicina maggiormente a livello concettuale.</em></p><p>Il codice qui sotto riproduce tutti i numeri e i grafici di questa pillola: il modello di base (ipotesi 1), le quattro combinazioni omo/eteroschedastico &#215; con/senza clip, e la verifica Monte Carlo su 50 run indipendenti.</p><p>import numpy as np</p><p>import matplotlib.pyplot as plt</p><p>mu, tau   = 50, 20     # media e sd dell&#8217;abilita&#8217; vera theta</p><p>sigma_X   = 12          # rumore (costante) del test X</p><p>n_obs     = 20000       # persone per singola simulazione</p><p>n_runs    = 50          # numero di run Monte Carlo</p><p>def sigma_Y_eterosched(theta):</p><p>    # rumore che decresce linearmente da 25 (theta=0) a 5 (theta=100)</p><p>    return np.clip(25 - 0.20 * theta, 5, 25)</p><p>def one_run(rng):</p><p>    theta = np.clip(rng.normal(mu, tau, n_obs), 0, 100)</p><p>    X = np.clip(theta + rng.normal(0, sigma_X, n_obs), 0, 100)</p><p>    def make_Y(heteroskedastic, clip):</p><p>        if heteroskedastic:</p><p>            sigma_Y = sigma_Y_eterosched(theta)</p><p>        else:</p><p>            sigma_Y = np.full(n_obs, 15.0)</p><p>        Y = theta + rng.normal(0, 1, n_obs) * sigma_Y</p><p>        if clip:</p><p>            Y = np.clip(Y, 0, 100)</p><p>        return Y</p><p>    configs = {</p><p>        &#8220;Omo,  no clip&#8221;:   make_Y(False, False),</p><p>        &#8220;Omo,  con clip&#8221;:  make_Y(False, True),</p><p>        &#8220;Etero, no clip&#8221;:  make_Y(True,  False),</p><p>        &#8220;Etero, con clip&#8221;: make_Y(True,  True),</p><p>    }</p><p>    q = np.percentile(X, [25, 50, 75])</p><p>    bin_idx = np.digitize(X, q)</p><p>    mean_X = np.array([X[bin_idx == i].mean() for i in range(4)])</p><p>    result = {&#8221;X&#8221;: mean_X}</p><p>    for name, Y in configs.items():</p><p>        result[name] = np.array([Y[bin_idx == i].mean() for i in range(4)])</p><p>    return result</p><p>keys = [&#8221;X&#8221;, &#8220;Omo,  no clip&#8221;, &#8220;Omo,  con clip&#8221;, &#8220;Etero, no clip&#8221;, &#8220;Etero, con clip&#8221;]</p><p>all_results = {k: [] for k in keys}</p><p>for run_id in range(n_runs):</p><p>    rng = np.random.default_rng(run_id)</p><p>    res = one_run(rng)</p><p>    for k in keys:</p><p>        all_results[k].append(res[k])</p><p>for k in keys:</p><p>    all_results[k] = np.array(all_results[k])  # shape: (n_runs, 4 quartili)</p><p>print(f&#8221;Monte Carlo su {n_runs} run indipendenti, {n_obs} osservazioni ciascuno\n&#8221;)</p><p>mean_X_mc = all_results[&#8221;X&#8221;].mean(axis=0)</p><p>print(&#8221;Competenza reale (X), media sui run:&#8221;, np.round(mean_X_mc, 2))</p><p>print(&#8221;Competenza reale (X), sd tra i run: &#8220;, np.round(all_results[&#8221;X&#8221;].std(axis=0), 3))</p><p>print()</p><p>for name in keys[1:]:</p><p>    mean_mc = all_results[name].mean(axis=0)</p><p>    sd_mc = all_results[name].std(axis=0)</p><p>    scostamento = np.round(mean_mc - mean_X_mc, 2)</p><p>    print(f&#8221;{name:16s} media Y: {np.round(mean_mc,2)}   sd tra run: {np.round(sd_mc,3)}   (Y - X: {scostamento})&#8221;)</p><p>fig, axes = plt.subplots(2, 2, figsize=(11, 8), sharey=True, sharex=True)</p><p>labels = [&#8221;Q1 (bassa)&#8221;, &#8220;Q2&#8221;, &#8220;Q3&#8221;, &#8220;Q4 (alta)&#8221;]</p><p>x_pos = np.arange(4)</p><p>for ax, name in zip(axes.flat, keys[1:]):</p><p>    for r in range(n_runs):</p><p>        ax.plot(x_pos, all_results[name][r], color=&#8221;#c05621&#8221;, alpha=0.25, linewidth=1, zorder=1)</p><p>        ax.plot(x_pos, all_results[&#8221;X&#8221;][r],   color=&#8221;#2b6cb0&#8221;, alpha=0.25, linewidth=1, zorder=1)</p><p>    ax.plot(x_pos, all_results[&#8221;X&#8221;].mean(axis=0), marker=&#8217;o&#8217;, linewidth=3, color=&#8221;#2b6cb0&#8221;,</p><p>             label=&#8221;Competenza reale (X)&#8221;, zorder=3)</p><p>    ax.plot(x_pos, all_results[name].mean(axis=0), marker=&#8217;o&#8217;, linewidth=3, color=&#8221;#c05621&#8221;,</p><p>             label=&#8221;Autovalutazione (Y)&#8221;, zorder=3)</p><p>    ax.set_title(name, fontsize=11)</p><p>    ax.set_xticks(x_pos)</p><p>    ax.set_xticklabels(labels, fontsize=9)</p><p>    ax.grid(alpha=0.3)</p><p>    ax.set_ylim(0, 100)</p><p>axes[0,0].legend(fontsize=8, loc=&#8221;upper left&#8221;)</p><p>fig.suptitle(f&#8221;Confronto delle 4 combinazioni omo/etero x clip/no-clip\n&#8221;</p><p>             f&#8221;({n_runs} simulazioni Monte Carlo sovrapposte, linee sottili = singoli run, spesse = media)&#8221;,</p><p>             fontsize=12)</p><p>fig.text(0.04, 0.5, &#8220;Percentile medio&#8221;, va=&#8221;center&#8221;, rotation=&#8221;vertical&#8221;, fontsize=10)</p><p>plt.tight_layout(rect=[0.03, 0, 1, 0.94])</p><p>plt.savefig(&#8221;dunning-kruger-4-configs-montecarlo.png&#8221;, dpi=150)</p><p>plt.show()5</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il paradosso della scorciatoia e l'effetto AI slop]]></title><description><![CDATA[Potreste aver notato che in tempi recenti il web si &#232; riempito di contenuti generati in massa da modelli di intelligenza artificiale: articoli, immagini, video prodotti a costo quasi nullo e in quantit&#224; enormi.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/il-paradosso-della-scorciatoia-e</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/il-paradosso-della-scorciatoia-e</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Sat, 15 Aug 2026 18:44:12 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Potreste aver notato che in tempi recenti il web si &#232; riempito di contenuti generati in massa da modelli di intelligenza artificiale: articoli, immagini, video prodotti a costo quasi nullo e in quantit&#224; enormi. Questo fenomeno prende il nome di <strong>AI slop</strong>. l'AI generativa nasce come una scorciatoia individuale per risparmiare tempo, ma nel momento in cui tutti la adottano, smette di funzionare come vantaggio.</p><p>Immaginate un insieme di creatori di contenuti che devono scegliere tra due strategie. La prima consiste nel produrre contenuti "a mano", con un costo maggiore ma distintivi, la seconda nell&#8217;usare l'AI, con un costo quasi nullo ma un output simile a quello di chiunque altro faccia la stessa scelta.</p><p>Chiamiamo x la frazione di creatori che adottano la scorciatoia (un numero tra 0 e 1) e definiamo il vantaggio marginale di adottarla come una funzione decrescente di x:</p><p><strong>V(x) = b &#8722; k&#183;x</strong></p><p>dove b &#232; il beneficio ottenuto quando pochi la usano (tempo risparmiato, maggiore produttivit&#224;, visibilit&#224; aggiuntiva) e k misura quanto velocemente questo beneficio si erode quando altri fanno la stessa scelta.</p><p>Se poche persone usano l'AI, i loro contenuti si distinguono ancora e il risparmio di tempo &#232; puro guadagno. Ma via via che x cresce, il mercato si satura di output simili tra loro, la distinguibilit&#224; collassa, la fiducia del lettore verso quel tipo di contenuto cala, e il vantaggio iniziale evapora. Quando V(x) = 0 si raggiunge un punto di equilibrio in cui nessuno ha pi&#249; convenienza a cambiare strategia unilateralmente, che coincide con la definizione di <strong>equilibrio di Nash</strong> in un gioco a due strategie.</p><p>Il problema &#232; che, con l'AI, il costo di adozione &#232; talmente basso da spingere l'equilibrio verso x molto vicino a 1. Quasi tutti finiscono per adottare la scorciatoia, anche quando il beneficio individuale netto &#232; ormai prossimo allo zero. &#200; la stessa dinamica che si osserva nel caso del traffico: una scorciatoia stradale &#232; utile finch&#233; pochi la conoscono; se tutti la imboccano, diventa pi&#249; lenta della strada principale.</p><p>Oltre a ci&#242;, se molti modelli generativi convergono verso output statisticamente simili, ogni nuovo contenuto aggiunge sempre meno informazione rispetto a quelli gi&#224; letti. In altri termini, l'entropia condizionata di un contenuto rispetto a tutti quelli gi&#224; visti tende a diminuire man mano che la produzione si omogeneizza. Il risultato &#232; che, anche a parit&#224; di quantit&#224; di testo pubblicato, l'informazione realmente nuova ricevuta dal lettore cresce molto pi&#249; lentamente.</p><p>A questo si aggiunge un meccanismo descritto dalla <strong>legge di Goodhart</strong>, la quale sostiene che quando un indicatore (visibilit&#224;, engagement&#8230;) diventa esso stesso l'obiettivo esplicito di ottimizzazione su larga scala, smette di essere una buona misura di ci&#242; che originariamente rappresentava. I contenuti ottimizzati per "piacere all'algoritmo" finiscono per somigliarsi sempre di pi&#249; tra loro, indebolendo proprio il segnale che l'algoritmo cercava di misurare.</p><p>Da un punto di vista pi&#249; filosofico, il paradosso nasce dal fatto che una scorciatoia ha valore <strong>relativo</strong>, in quanto &#232; utile solo finch&#233; offre un vantaggio rispetto a chi non la usa. Tuttavia, nel momento in cui la scorciatoia diventa la norma, l'equilibrio cambia lo standard collettivo rispetto a cui ci si confronta. Ma se una scorciatoia funziona solo finch&#233; &#232; rara, allora una scorciatoia adottata da tutti smette per definizione di essere una scorciatoia. Diventa semplicemente il nuovo standard, con tutti i costi collettivi (perdita di distintivit&#224;, di fiducia, di informazione reale&#8230;) e nessuno dei vantaggi individuali che l'avevano resa allettante in origine.</p><p>La conseguenza pratica &#232; che il vantaggio competitivo si sposta verso ci&#242; che rimane strutturalmente scarso anche quando l'AI &#232; a disposizione di tutti.  Ad esempio un&#8217;esperienza diretta o punto di vista autoriale. Perch&#233; un vantaggio disponibile a costo zero per chiunque, per costruzione, cessa presto di essere un vantaggio.</p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; provenienti dal mondo della matematica, dell'informatica e della fisica! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi o se c'&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come funziona l'AI generativa (parte 4)]]></title><description><![CDATA[I moderni chatbot sono LLM: non pensano e non hanno una mente cosciente. Quella che sembra genialit&#224; &#232;, in realt&#224;, una straordinaria architettura geometrico-statistica.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/come-funziona-lai-generativa-parte</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/come-funziona-lai-generativa-parte</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Sun, 09 Aug 2026 20:27:05 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><em>l&#8217;articolo di oggi approfondisce aspetti pi&#249; tecnici relativi all&#8217;AI, per cui sono date per scontate alcune conoscenze non trattate nelle 3 parti precedenti.</em></p><p><strong>Come "ragionano" i modelli pi&#249; recenti</strong></p><p>Nei primi tre articoli abbiamo visto come un LLM "di base" funzioni: calcola, un token alla volta, la parola statisticamente pi&#249; plausibile, sulla base di una mappa geometrica costruita durante il training.</p><p>Ma il modello non produce mai una singola parola, bens&#236; una distribuzione di probabilit&#224; completa su tutto il vocabolario, ottenuta applicando la funzione <strong>softmax</strong> ai punteggi grezzi (chiamati <em>logit</em>) calcolati dall'ultimo strato della rete:</p><p>P(token = w) = exp(z<sub>w</sub>) / &#931;&#7525; exp(z<sub>v</sub>)</p><p>dove z<sub>w</sub> &#232; il logit associato alla parola w, e la somma a denominatore scorre su tutte le parole v del vocabolario. &#200; questa formula a generare le percentuali di cui parlavamo nella parte 1 (90% "topo", 9% "croccantino"...).</p><p>Questo meccanismo funziona bene per scrivere una frase fluida, ma ha un limite strutturale: un Transformer ha un numero <em>fisso</em> di strati (diciamo L). Ogni strato &#232; un passaggio di calcolo. Per produrre il token successivo, l'informazione attraversa L trasformazioni non lineari. Se un problema richiede pi&#249; passaggi logici in sequenza di quanti ne permetta L (una moltiplicazione a pi&#249; cifre, un problema scientifico&#8230;), il modello, in un solo passo, non ha profondit&#224; di calcolo sufficiente per risolverlo. </p><p><strong>Chain of Thought</strong></p><p>Come soluzione &#232; stata introdotta la <strong>Chain of Thought, </strong>che aggira il limite senza cambiare l'architettura. </p><p>Il modello viene addestrato a scrivere passaggi intermedi prima di dare la risposta finale. Dato che ogni token generato rientra nel contesto per il calcolo del token successivo, ogni volta che il modello scrive un risultato intermedio, quel testo diventa un dato di fatto per il passo successivo e non va pi&#249; ricalcolato. E leggere un numero gi&#224; scritto non consuma il budget di L strati. La profondit&#224; di calcolo, si "spalma" nel tempo tramite un  ciclo autoregressivo, che cresce ogni volta che il modello procede con un altro passaggio scritto, invece di restare bloccata nello spazio fisso dei suoi strati interni.</p><p>I modelli pi&#249; recenti sfruttano questa idea con il <strong>test-time compute</strong>: al momento della domanda, il sistema non genera un'unica catena di ragionamento, ma ne campiona pi&#249; di una in parallelo, s&#8305; ~ P(risposta | domanda) per i = 1, ..., n, e sceglie il risultato pi&#249; frequente tra le n risposte ottenute (tecnica nota come <em>self-consistency</em>).  Pi&#249; il modello esplora percorsi diversi, pi&#249; la risposta finale, per la legge dei grandi numeri, converge verso quella corretta, anche quando il singolo tentativo isolato avrebbe potuto sbagliare.</p><p>Cambia anche il modo in cui questi modelli vengono addestrati, dato che non si premia pi&#249; solo la risposta finale corretta (come nel RLHF classico visto nella parte 3), ma si usa il reinforcement learning per assegnare una ricompensa pi&#249; alta alle catene di ragionamento che portano pi&#249; spesso a risposte corrette, non solo alla risposta in s&#233;.</p><p><strong>Le allucinazioni</strong></p><p>Con questo strato di ragionamento in pi&#249;, ci si potrebbe aspettare che le allucinazioni del modello spariscano. Tuttavia  si trasformano soltanto, e per capire perch&#233; bisogna tornare alla funzione che il modello minimizza durante il training: la <strong>cross-entropy loss</strong>.</p><p>L = &#8722; log P(token corretto | contesto)</p><p>Questa funzione penalizza il modello in proporzione a quanto bassa era la probabilit&#224; assegnata al token realmente corretto. Ma &#232; incompleta. Non esiste, in questa formula, alcun termine che rappresenti "non lo so". Il training minimizza l'errore medio su tutta la distribuzione di addestramento, ma non c'&#232; mai stato un segnale di gradiente che insegni esplicitamente ad astenersi quando l'informazione manca. Semplicemente perch&#233; il "non lo so" quasi non compare nei testi umani usati per l'addestramento.</p><p>Nelle zone della mappa geometrica dove gli esempi visti in training erano scarsi, la distribuzione di probabilit&#224; in uscita tende a essere meno calibrata. L'<strong>entropia</strong> della distribuzione (H = &#8722; &#931; P(w) log P(w)) pu&#242; restare bassa, cio&#232; il modello resta "sicuro" anche quando la risposta pi&#249; probabile &#232; sbagliata. Con i reasoning model, un'intera catena di ragionamento pu&#242; risultare internamente coerente, passo dopo passo, pur partendo da una premessa sbagliata. L'errore, in quel caso, arriva lo stesso, ma in maniera pi&#249; travestita( che &#232; peggio).</p><p>C'&#232; infine una componente di incentivi legata al RLHF: i valutatori umani tendono a premiare le risposte sicure e articolate pi&#249; di quelle caute, e il modello impara(di nuovo, per via del gradiente, non per scelta) , che sembrare sicuro paga pi&#249; che essere prudente.</p><p>Una delle contromisure pi&#249; diffuse &#232; il <strong>RAG</strong> (Retrieval-Augmented Generation), in cui il sistema recupera documenti reali prima di rispondere e li inserisce nel contesto, cos&#236; P(token | contesto) viene calcolata condizionandola a una fonte verificata invece che alla sola memoria interna del modello. Non elimina il problema, ma restringe di molto lo spazio in cui il modello pu&#242; inventare.</p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; provenienti dal mondo della matematica, dell'informatica e dalla fisica! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sul funzionamento dell'AI o se c'&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Un fatto curioso sulla percezione del tempo]]></title><description><![CDATA[Sebbene il tempo fisico venga misurato come una grandezza uniforme, numerose osservazioni sperimentali suggeriscono che la sua percezione da parte dell'essere umano non sia lineare.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/un-fatto-curioso-sulla-percezione</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/un-fatto-curioso-sulla-percezione</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Sat, 01 Aug 2026 15:37:03 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!r3wf!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8f4cf4fe-11ec-4109-a8ae-85ab1e111da0_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Sebbene il tempo fisico venga misurato come una grandezza uniforme, numerose osservazioni sperimentali suggeriscono che la sua percezione da parte dell'essere umano non sia lineare. Una delle ipotesi proposte &#232; che il tempo soggettivo cresca approssimativamente secondo una legge logaritmica.</p><p>Secondo questo modello, il cervello non attribuirebbe la stessa "durata percepita" a ogni anno trascorso. Al contrario, con l'aumentare dell'et&#224;, ciascun nuovo intervallo temporale rappresenterebbe una frazione sempre pi&#249; piccola dell'esperienza accumulata, risultando quindi soggettivamente pi&#249; breve.</p><p>Questa interpretazione trova le proprie basi nella <strong>legge di Weber-Fechner</strong>, formulata nel XIX secolo per descrivere la relazione tra l'intensit&#224; di uno stimolo fisico e la sensazione percepita. In numerosi contesti percettivi, la risposta del sistema sensoriale &#232; infatti approssimata da una funzione logaritmica.</p><p>Matematicamente, tale relazione pu&#242; essere espressa nella forma:</p><p><strong>P(t) = k &#183; ln(t / t&#8320;)</strong></p><p>dove P(t) rappresenta il tempo percepito, t il tempo reale trascorso, t&#8320; una costante di riferimento e k un fattore di scala.</p><p>La caratteristica della funzione logaritmica &#232; che essa cresce in maniera monotona, ma con derivata progressivamente decrescente. Ci&#242; implica che incrementi identici del tempo reale corrispondono a incrementi via via minori del tempo percepito.</p><p>Consideriamo, ad esempio, due intervalli temporali della stessa durata.</p><p>Tra i 9 e i 10 anni, un anno rappresenta circa:</p><p><strong>1/9 &#8776; 11%</strong></p><p>della vita vissuta fino a quel momento.</p><p>Tra i 50 e i 51 anni, invece, esso rappresenta soltanto:</p><p><strong>1/50 = 2%</strong></p><p>L'importanza relativa del secondo intervallo risulta quindi significativamente inferiore rispetto al primo. Se la percezione del tempo dipendesse prevalentemente da variazioni relative dell'esperienza accumulata, sarebbe naturale attendersi che gli anni vengano percepiti come progressivamente pi&#249; brevi.</p><p>Da questa osservazione deriva anche l'idea, secondo cui intorno ai nove anni sarebbe gi&#224; stata vissuta circa met&#224; della propria vita "percepita". Va sottolineato che tale affermazione non costituisce una conseguenza matematica della funzione logaritmica. Una curva logaritmica non possiede infatti un punto universale in cui venga raggiunta met&#224; della percezione complessiva del tempo: il risultato dipende dai parametri scelti e dall'intervallo temporale considerato. Il valore di nove anni deve quindi essere interpretato come una semplificazione qualitativa e non come un risultato dimostrato</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!r3wf!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8f4cf4fe-11ec-4109-a8ae-85ab1e111da0_1536x1024.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!r3wf!, /__u/pilloledimatematica.substack.com/w_424, /__u/pilloledimatematica.substack.com/c_limit, /__u/pilloledimatematica.substack.com/f_webp, /__u/pilloledimatematica.substack.com/q_auto:good, /__u/pilloledimatematica.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8f4cf4fe-11ec-4109-a8ae-85ab1e111da0_1536x1024.png 424w, 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data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/8f4cf4fe-11ec-4109-a8ae-85ab1e111da0_1536x1024.png&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:971,&quot;width&quot;:1456,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:1332275,&quot;alt&quot;:null,&quot;title&quot;:null,&quot;type&quot;:&quot;image/png&quot;,&quot;href&quot;:null,&quot;belowTheFold&quot;:true,&quot;topImage&quot;:false,&quot;internalRedirect&quot;:&quot;https://pilloledimatematica.substack.com/i/209151109?img=https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F8f4cf4fe-11ec-4109-a8ae-85ab1e111da0_1536x1024.png&quot;,&quot;isProcessing&quot;:false,&quot;align&quot;:null,&quot;offset&quot;:false}" class="sizing-normal" alt="" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!r3wf!, /__u/pilloledimatematica.substack.com/w_424, /__u/pilloledimatematica.substack.com/c_limit, 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stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Oltre ai modelli matematici, la psicologia cognitiva propone un'ulteriore spiegazione basata sui processi di memoria. Durante l'infanzia e l'adolescenza il cervello &#232; esposto a un numero elevato di esperienze nuove, ciascuna delle quali richiede la formazione di nuove rappresentazioni mnestiche. Con l'avanzare dell'et&#224;, invece, la vita quotidiana tende generalmente a diventare pi&#249; ripetitiva, riducendo il numero di eventi distintivi immagazzinati nella memoria episodica.</p><p>Secondo questa interpretazione, la sensazione che gli anni trascorrano pi&#249; rapidamente non deriverebbe da una diversa velocit&#224; del tempo, bens&#236; dal modo in cui il cervello organizza e ricostruisce i ricordi. Periodi caratterizzati da numerose esperienze nuove tendono infatti a essere ricordati come pi&#249; lunghi, mentre periodi pi&#249; monotoni possono apparire, retrospettivamente, pi&#249; brevi.</p><p>Ovviamente  tali modelli riguardano esclusivamente la percezione psicologica del tempo. Essi non implicano alcuna modifica del tempo fisico, che continua a essere descritto dalle leggi della fisica come una grandezza indipendente dalla percezione individuale. </p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; provenienti dal mondo della matematica, dell&#8217;informatica e della fisica! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi o se c&#8217;&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</p><p>Seguimi anche su YouTube: <strong><a href="http://www.youtube.com/@Pilloledi_Matematica">www.youtube.com/@Pilloledi_Matematica</a></strong></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il teorema centrale del limite]]></title><description><![CDATA[Il teorema centrale del limite costituisce uno dei pilastri della probabilit&#224; e della statistica, collegando il comportamento microscopico di singoli eventi casuali e l'emergere di un ordine macroscopico deterministico.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/il-teorema-centrale-del-limite</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/il-teorema-centrale-del-limite</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Thu, 23 Jul 2026 17:11:33 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>teorema centrale del limite</strong> costituisce uno dei pilastri della probabilit&#224; e della statistica, collegando il comportamento microscopico di singoli eventi casuali e l'emergere di un ordine macroscopico deterministico. L'intuizione alla base di questo teorema &#232;: la somma (o la media) di un numero sufficientemente elevato di variabili aleatorie indipendenti tende ad assumere una distribuzione a campana, ovvero una distribuzione normale o gaussiana. Il risultato si verifica <strong>indipendentemente dalla distribuzione di probabilit&#224; originaria</strong> delle singole variabili: che esse seguano una legge uniforme, esponenziale, di Poisson o  una distribuzione asimmetrica, il loro effetto cumulativo converger&#224; verso la curva di Gauss.</p><p>Per formalizzare questo concetto, consideriamo una successione di variabili aleatorie <span>X1, X2,&#8230;, Xn</span> indipendenti e identicamente distribuite. Supponiamo che ciascuna variabile sia caratterizzata da un valore atteso finito <span>E[Xi] =&#956; </span>e da una varianza finita e non nulla <span>Var(Xi) = &#963;</span><sup><span>2</span></sup>.</p><p>Definiamo la somma di queste variabili come: </p><div class="latex-rendered" data-attrs="{&quot;persistentExpression&quot;:&quot;S_n = \\sum_{i=1}^{n} X_i&quot;,&quot;id&quot;:&quot;IDCXNRQRUO&quot;}" data-component-name="LatexBlockToDOM"></div><p>Per le propriet&#224; di linearit&#224; del valore atteso e della varianza (data l'indipendenza), avremo che la media della somma &#232; <span>n</span>&#956; e la sua varianza &#232; <span>n</span>&#963;<sup>2 </sup></p><p>Poich&#233; al tendere di <span>n</span> all'infinito la varianza esplode, per poter studiare il comportamento limite della distribuzione &#232; necessario operare una <strong>standardizzazione</strong>. Creiamo dunque una nuova variabile aleatoria <span>Z</span><sub><span>n</span></sub>, traslando la somma centrando la sua media sullo zero e scalando la sua varianza a uno:</p><p></p><div class="latex-rendered" data-attrs="{&quot;persistentExpression&quot;:&quot;Z_n = \\frac{S_n - n\\mu}{\\sigma \\sqrt{n}} = \\frac{\\bar{X} - \\mu}{\\sigma / \\sqrt{n}}&quot;,&quot;id&quot;:&quot;LOUWOMYXWN&quot;}" data-component-name="LatexBlockToDOM"></div><p><br>dove <strong>x&#772;</strong><span>= S</span><sub><span>n</span></sub><span> / n</span> rappresenta la media campionaria. Il teorema centrale del limite afferma che, al crescere di <span>n</span> verso l'infinito, la successione delle variabili aleatorie standardizzate <span>Z</span><sub><span>n</span></sub> converge <em>in distribuzione</em> a una variabile aleatoria normale standard <span> Z&#8594;N(0,1)</span>. In termini della funzione di ripartizione, ci&#242; si esprime come:</p><div class="latex-rendered" data-attrs="{&quot;persistentExpression&quot;:&quot;\\lim_{n \\to \\infty} P(Z_n \\le z) = \\Phi(z) = \\frac{1}{\\sqrt{2\\pi}} \\int_{-\\infty}^{z} e^{-\\frac{t^2}{2}} dt&quot;,&quot;id&quot;:&quot;FPQELYPMFT&quot;}" data-component-name="LatexBlockToDOM"></div><p></p><h3></h3><p>Questa convergenza universale spiega il motivo per cui la distribuzione normale occupi un ruolo tanto centrale nella modellizzazione dei fenomeni naturali e sociali. Molteplici grandezze osservabili nella realt&#224;, dagli errori di misurazione alle caratteristiche biometriche, dalle fluttuazioni finanziarie ai segnali nei sistemi di comunicazione, sono il risultato combinato di innumerevoli micro-perturbazioni casuali e indipendenti. Anche quando i singoli fattori non seguono una legge gaussiana, la loro aggregazione cumulativa si distribuisce secondo una curva a campana. Il teorema stabilisce inoltre una propriet&#224; di rilievo per l'inferenza statistica: all'aumentare della numerosit&#224; campionaria <span>n</span>, la distribuzione della media campionaria <strong>x&#772; </strong>si concentra sempre pi&#249; attorno al valore vero &#956;, con una dispersione che decresce inversamente proporzionale alla radice quadrata di <span>n(</span>&#963;/&#8730;n)<br>. Questo garantisce la validit&#224; di stime e test d'ipotesi anche in assenza di informazioni dettagliate sulla distribuzione sottostante della popolazione.</p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; provenienti dal mondo della matematica, dell&#8217;informatica e della fisica! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sul teorema centrale del limite o se c&#8217;&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti! Seguimi anche su YouTube: <a href="/__u/www.google.com/search?q=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2F%40Pilloledi_Matematica">www.youtube.com/@Pilloledi_Matematica</a>.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'entropia di Shannon]]></title><description><![CDATA[L'entropia &#232; uno dei concetti pi&#249; profondi della teoria dell'informazione e rappresenta una misura quantitativa dell'incertezza associata a una variabile aleatoria.Sebbene il termine "entropia" fosse gi&#224; stato introdotto in termodinamica da Rudolf Clausius e successivamente reinterpretato da Ludwig Boltzmann in chiave statistica, fu Claude Shannon, nel 1948, a dimostrare che un concetto matematicamente analogo descrive il contenuto informativo di un messaggio.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/lentropia-di-shannon</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/lentropia-di-shannon</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Thu, 16 Jul 2026 10:49:58 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>L'entropia &#232; uno dei concetti pi&#249; profondi della teoria dell'informazione e rappresenta una misura quantitativa dell'incertezza associata a una variabile aleatoria.Sebbene il termine "entropia" fosse gi&#224; stato introdotto in termodinamica da Rudolf Clausius e successivamente reinterpretato da Ludwig Boltzmann in chiave statistica, fu Claude Shannon, nel 1948, a dimostrare che un concetto matematicamente analogo descrive il contenuto informativo di un messaggio. L'idea &#232; che l'informazione non dipende dal significato del messaggio, bens&#236; dalla sua probabilit&#224; di verificarsi. Un evento altamente prevedibile fornisce poca informazione quando si realizza, mentre un evento raro produce una quantit&#224; di informazione significativamente maggiore.</p><p>Per quantificare questo concetto, Shannon introdusse innanzitutto la nozione di informazione associata a un singolo evento di probabilit&#224; p: <strong>I(x) = -log<sub>2</sub>(p(x)).</strong></p><p>L'informazione aumenta al diminuire della probabilit&#224; dell'evento: quanto pi&#249; un evento &#232; improbabile, tanto maggiore sar&#224; la sorpresa associata alla sua osservazione. Inoltre, il logaritmo garantisce che eventi indipendenti abbiano informazioni additive. Se due eventi indipendenti A e B si verificano con probabilit&#224; <strong>P(A&#8745;B) = P(A) * P(B)</strong>, allora: <strong>I(A&#8745;B) = -log<sub>2</sub>[P(A)P(B)] = -log<sub>2</sub>(P(A)) - log<sub>2</sub>(P(B)) = I(A) + I(B).</strong></p><p>Questa propriet&#224; riflette il fatto che l'informazione ottenuta osservando due eventi indipendenti &#232; semplicemente la somma delle informazioni fornite da ciascuno di essi. Tuttavia, nella maggior parte delle applicazioni non siamo interessati all'informazione prodotta da un singolo evento, bens&#236; all'incertezza media associata all'intera sorgente che genera i messaggi. Sia quindi X una variabile aleatoria discreta che pu&#242; assumere i valori <strong>x1, x2, ..., xn</strong> con probabilit&#224; <strong>p1, p2, ..., pn</strong>, tale che la somma di <strong>pi</strong> per i che va da 1 a n sia uguale a 1. L'entropia di Shannon &#232; definita come il valore atteso dell'informazione: </p><div class="latex-rendered" data-attrs="{&quot;persistentExpression&quot;:&quot;H(X) = -\\sum_{i=1}^{n}p_i\\log_2 p_i\n\n\n&quot;,&quot;id&quot;:&quot;XIOCFSJALO&quot;}" data-component-name="LatexBlockToDOM"></div><p></p><p>L'entropia rappresenta il numero medio di bit necessari per descrivere il risultato prodotto dalla sorgente, assumendo una codifica ottimale.</p><p>Ogni termine <strong>-log<sub>2</sub>(pi)</strong> misura la quantit&#224; di informazione prodotta dall'osservazione dell'evento xi, mentre il fattore <strong>pi</strong> pesa tale contributo in base alla probabilit&#224; con cui esso si verifica. L'entropia &#232; la media pesata delle informazioni associate a tutti gli eventi possibili.</p><p>Consideriamo due casi limite. Se un evento &#232; certo, <strong>P(x) = 1</strong>, allora <strong>H(X) = 0</strong>. In questo caso non esiste alcuna incertezza: il risultato &#232; completamente prevedibile e l'osservazione non produce nuova informazione. All'estremo opposto, supponiamo che tutti gli n eventi siano equiprobabili, <strong>pi = 1/n</strong>. L'entropia assume il valore: <strong>log<sub>2</sub>(n)</strong></p><p>Questo rappresenta il massimo valore possibile dell'entropia. Quando tutti gli esiti sono ugualmente probabili, infatti, l'incertezza &#232; massima e nessun risultato pu&#242; essere previsto meglio degli altri. Una propriet&#224; dimostrata da Shannon &#232; quindi che <strong>0 &lt;= H(X) &lt;= log<sub>2</sub>(n)</strong>, dove il limite inferiore si ottiene per una distribuzione completamente deterministica, mentre quello superiore corrisponde alla distribuzione uniforme.</p><p>La teoria dell'informazione mostra inoltre che l'entropia stabilisce un limite fondamentale alla compressione dei dati. Il primo teorema di Shannon dimostra infatti che nessun algoritmo di compressione privo di perdita pu&#242; rappresentare, in media, i messaggi prodotti da una sorgente utilizzando meno di H(X) bit per simbolo.</p><p>Sebbene l'entropia di Shannon e quella di Boltzmann siano state sviluppate in contesti completamente differenti, In entrambi i casi compare una misura logaritmica della probabilit&#224; degli stati possibili: nella meccanica statistica gli stati sono microstati fisici di un sistema, mentre nella teoria dell'informazione rappresentano i possibili messaggi prodotti da una sorgente.</p><p>L'entropia misura quindi l'incertezza associata a un sistema e la quantit&#224; media di informazione necessaria per descriverne lo stato.</p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; provenienti dal mondo della matematica, dell'informatica e della fisica! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sull'entropia di Shannon o se c'&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti! Seguimi anche su YouTube: www.youtube.com/@Pilloledi_Matematica.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'entropia di Boltzmann]]></title><description><![CDATA[Il secondo principio della termodinamica, nella sua formulazione classica, stabilisce che in un sistema isolato l'entropia non diminuisce mai.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/lentropia-di-boltzmann</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/lentropia-di-boltzmann</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Tue, 07 Jul 2026 10:31:31 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Il secondo principio della termodinamica, nella sua formulazione classica, stabilisce che in un sistema isolato l'entropia non diminuisce mai. Tuttavia, questa legge macroscopica &#232; puramente fenomenologica. La vera natura dell'entropia venne svelata alla fine del XIX secolo da Ludwig Boltzmann, il quale comprese che l'irreversibilit&#224; non &#232; una legge della meccanica, ma una conseguenza della <strong>probabilit&#224; statistica</strong>.</p><p>Per descrivere un sistema di <em><span>N</span> </em>particelle (come un gas), dobbiamo distinguere tra due livelli di descrizione:</p><ul><li><p><strong>Microstato</strong>: &#200; la specifica configurazione di ogni particella nel sistema, definita dalle sue coordinate di posizione (<span>q</span>) e momento (<span>p</span>) nello spazio delle fasi.</p></li><li><p><strong>Macrostato</strong>: &#200; la descrizione del sistema tramite variabili termodinamiche macroscopiche come pressione (<span>P</span>), volume (<span>V</span>) e temperatura (<span>T</span>).</p></li></ul><p>Un singolo macrostato pu&#242; essere realizzato attraverso un numero enorme di microstati differenti. Boltzmann defin&#236; <span>W</span> come il <strong>peso statistico</strong> o il numero di microstati compatibili con un dato macrostato.</p><p><strong>La formula di Boltzmann</strong></p><p>La relazione che connette l'entropia termodinamica S al numero di microstati <span>W</span> &#232; espressa dall'equazione:</p><p>S = k<sub>b</sub>lnW</p><p>Dove <span>k</span><sub><span>b</span></sub> &#232; la costante di Boltzmann (<span>1,38* 10</span><sup><span>-23</span></sup><span> J/K</span>), che funge da fattore di scala tra la scala microscopica e quella macroscopica. Il logaritmo naturale garantisce che l'entropia sia una funzione <strong>estensiva</strong>. Se consideriamo due sistemi indipendenti con <span>W</span><sub><span>1</span> </sub>e <span>W</span><sub><span>2</span></sub> microstati, il numero totale di configurazioni del sistema composto &#232; <span>W</span><sub><span>tot</span></sub><span> = W</span><sub><span>1</span></sub><span>* W</span><sub><span>2</span></sub>. Poich&#233; <span>S</span> deve essere la somma delle entropie (<span>S</span><sub><span>tot</span></sub><span> = S</span><sub><span>1 </span></sub><span>+ S</span><sub><span>2</span></sub>), la funzione logaritmica &#232; l'unica in grado di soddisfare la relazione:</p><p>k<sub>B</sub> ln(W<sub>1</sub>*<em> </em>W<sub>2</sub>) = k<sub>B </sub>ln W<sub>1</sub> + k<sub>B</sub> ln W<sub>2</sub></p><p>Perch&#233; l&#8217;entropia aumenta? La risposta risiede nel fatto che il sistema evolve spontaneamente verso il macrostato cui corrisponde il maggior numero di microstati (<span>W</span><sub><span>max</span></sub>).</p><p>Consideriamo un gas che occupa inizialmente met&#224; di un recipiente. Esistono relativamente pochi microstati in cui le molecole sono confinate in un volume <span>V/2</span>. Esistono invece un numero esponenzialmente maggiore di configurazioni in cui le molecole sono distribuite uniformemente nel volume totale <span>V</span>. Poich&#233; il sistema &#8220;esplora&#8221; casualmente tutti i microstati accessibili, esso finir&#224; inesorabilmente per trovarsi in una delle configurazioni appartenenti all&#8217;insieme pi&#249; numeroso.</p><p>L&#8217;aumento dell&#8217;entropia non &#232; dunque un &#8220;imperativo&#8221; fisico che forza il sistema verso il caos, ma la manifestazione del fatto che <strong>lo stato di equilibrio &#232; lo stato statisticamente pi&#249; probabile</strong>. L&#8217;irreversibilit&#224; emerge perch&#233; la probabilit&#224; che un sistema macroscopico torni spontaneamente in uno stato a bassa entropia (come le molecole che si raggruppano da sole in met&#224; stanza) &#232; cos&#236; infinitesimale da essere nulla su scale temporali umane.</p><p>Boltzmann gett&#242; le basi, ma il suo approccio fu poi generalizzato da Josiah Willard Gibbs. Mentre Boltzmann si concentrava sui microstati discreti, Gibbs defin&#236; l'entropia per una distribuzione di probabilit&#224; continua sulle coordinate dello spazio delle fasi:</p><div class="latex-rendered" data-attrs="{&quot;persistentExpression&quot;:&quot;S = -k_B \\int \\rho \\ln \\rho \\, d\\Gamma&quot;,&quot;id&quot;:&quot;MBXXINQYZG&quot;}" data-component-name="LatexBlockToDOM"></div><p>Dove <span>rho &#961;</span> &#232; la densit&#224; di probabilit&#224; dei microstati nello spazio delle fasi <span>&#915;</span></p><p><span>Seguimi per altre curiosit&#224; provenienti dal mondo della matematica, dell&#8217;informatica e dalla fisica! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sull&#8217;entropia o se c&#8217;&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</span></p><p><span>Seguimi anche su youtube: www.youtube.com/@Pilloledi_Matematica.</span></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La teoria dei quanti]]></title><description><![CDATA[Alla fine del XIX secolo, la fisica classica (basata sulla meccanica newtoniana e sull'elettromagnetismo di Maxwell) non era in grado di spiegare alcuni fenomeni osservati sperimentalmente, in particolare l'interazione tra radiazione e materia.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/la-teoria-dei-quanti</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/la-teoria-dei-quanti</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Sun, 28 Jun 2026 12:38:25 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine del XIX secolo, la fisica classica (basata sulla meccanica newtoniana e sull'elettromagnetismo di Maxwell) non era in grado di spiegare alcuni fenomeni osservati sperimentalmente, in particolare l'interazione tra radiazione e materia. La risoluzione di tali discrepanze ha richiesto l'abbandono dell'ipotesi di continuit&#224; energetica, portando alla nascita della teoria dei quanti.</p><p><strong>Il problema del corpo nero e la soluzione di Planck</strong></p><p>Il corpo nero &#232; un oggetto ideale che assorbe tutta la radiazione elettromagnetica incidente. Secondo la fisica classica, l&#8217;intensit&#224; della radiazione emessa da un corpo nero dovrebbe tendere all&#8217;infinito all&#8217;aumentare della frequenza (la cosiddetta &#8220;catastrofe dell&#8217;ultravioletto&#8221;).</p><p>Nel 1900, Max Planck risolse tale paradosso ipotizzando che lo scambio di energia tra le pareti del corpo nero e il campo elettromagnetico non avvenisse in modo continuo, ma attraverso il trasferimento di pacchetti discreti di energia, denominati <strong>quanti</strong>. L&#8217;energia di un singolo quanto &#232; espressa dalla relazione:</p><p><em>E = hv</em></p><p>dove <em><span>h</span> </em>&#232; la costante di Planck (<span>6,626*10^-34 J*s</span>) e <em><span>v</span> </em>rappresenta la frequenza della radiazione.</p><p><strong>L'effetto fotoelettrico e la natura corpuscolare della luce</strong></p><p>Nel 1905, Albert Einstein estese l&#8217;ipotesi di Planck per spiegare l&#8217;effetto fotoelettrico, ovvero l&#8217;emissione di elettroni da una superficie metallica colpita da radiazione elettromagnetica. La fisica classica non riusciva a spiegare perch&#233; l&#8217;emissione dipendesse dalla frequenza della luce e non dalla sua intensit&#224;.</p><p>Einstein propose che la radiazione stessa fosse quantizzata: la luce non &#232; solo un&#8217;onda, ma un flusso di particelle elementari energetiche, successivamente chiamate <strong>fotoni</strong>. Ciascun fotone possiede un&#8217;energia <em><span>E = hv</span></em>. L&#8217;estrazione di un elettrone dal metallo avviene solo se il fotone incidente possiede un&#8217;energia superiore alla funzione lavoro del materiale; aumentare l&#8217;intensit&#224; della luce significa solo aumentare il numero di fotoni, non la loro energia individuale.</p><p></p><p>La formulazione di Planck ed Einstein ha stabilito il limite di applicabilit&#224; della fisica classica, dimostrando che, su scala microscopica, la natura presenta una granularit&#224; fondamentale.</p><p>Questi pilastri teorici costituiscono la base su cui &#232; stata successivamente edificata la <strong>meccanica quantistica</strong>.</p><p><span>Seguimi per altre curiosit&#224; provenienti dal mondo della matematica, dell&#8217;informatica e dalla fisica! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sulla teoria dei o se c&#8217;&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</span></p><p><span>Seguimi anche su youtube: www.youtube.com/@Pilloledi_Matematica. </span></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[I vettori]]></title><description><![CDATA[Nella vita quotidiana, esistono grandezze descrivibili semplicemente tramite numeri.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/i-vettori</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/i-vettori</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Wed, 17 Jun 2026 11:19:22 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6lIF!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F15b4f454-36a7-490f-bf3e-1ecace253148_2720x1680.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nella vita quotidiana, esistono grandezze descrivibili semplicemente tramite numeri. ad esempio il prezzo del caff&#232; oppure la temperatura. In matematica, queste vengono chiamati scalari. Ma se proviamo a descrivere il mondo reale, ci accorgiamo subito che gli scalari sono limitati. Se ti chiedessi dove si trova la tua macchina, risponderti "a 10 chilometri" non avrebbe senso. Avresti bisogno di due informazioni aggiuntive: la <strong>direzione</strong> e il <strong>verso</strong>. Un vettore &#232; un oggetto matematico che racchiude <strong>modulo(</strong>quanto &#232; grande)<strong>, direzione(</strong>su che retta di muove<strong>) e verso(</strong>da che parte va). Graficamente si rappresenta tramite una freccia nel piano cartesiano. Formalmente, nello spazio bidimensionale, un vettore <strong>a</strong> si scrive come una coppia ordinata di numeri reali: <strong>a</strong> = (a&#8339;, a&#7527;). In tre dimensioni si aggiunge semplicemente una terza componente, e cos&#236; via per <em>n</em> dimensioni.</p><p><strong>La regola del parallelogramma per la somma di vettori</strong></p><p>Una delle operazioni fondamentali per i vettori &#232; la <strong>somma vettoriale</strong>. Dati due vettori <strong>a</strong> e <strong>b</strong>, la loro somma <strong>a + b</strong> si pu&#242; ottenere geometricamente: si disegnano i due vettori a partire dallo stesso punto, si completano i due lati di un parallelogramma, e la diagonale che parte dall'origine &#232; il vettore risultante.</p><p>Oppure algebricamente: si sommano le componenti una a una. Se <strong>a</strong> = (3, 2) e <strong>b</strong> = (1, 3), allora <strong>a + b</strong> = (4, 5).</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!6lIF!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F15b4f454-36a7-490f-bf3e-1ecace253148_2720x1680.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!6lIF!, /__u/pilloledimatematica.substack.com/w_424, /__u/pilloledimatematica.substack.com/c_limit, /__u/pilloledimatematica.substack.com/f_webp, /__u/pilloledimatematica.substack.com/q_auto:good, /__u/pilloledimatematica.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F15b4f454-36a7-490f-bf3e-1ecace253148_2720x1680.png 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!6lIF!, 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stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" 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Quindi 2&#183;<strong>a</strong> &#232; un vettore doppio rispetto ad <strong>a</strong>, parallelo a esso ma pi&#249; lungo.</p><p><strong>Il prodotto scalare</strong></p><p>C&#8217;&#232; un&#8217;operazione che mette in relazione due vettori e restituisce un numero: il <strong>prodotto scalare</strong>. Date <strong>a</strong> = (a&#8339;, a&#7527;) e <strong>b</strong> = (b&#8339;, b&#7527;), il prodotto scalare &#232;:</p><p><strong>a &#183; b</strong> = a&#8339;&#183;b&#8339; + a&#7527;&#183;b&#7527;</p><p>Geometricamente significa: <strong>a &#183; b</strong> = |<strong>a</strong>| &#183; |<strong>b</strong>| &#183; cos(&#952;)</p><p>dove &#952; &#232; l'angolo tra i due vettori e |<strong>a</strong>| indica il modulo (la lunghezza) di <strong>a</strong>. Questo significa che il prodotto scalare misura <em>quanto i due vettori puntano nella stessa direzione</em>. Se &#952; = 90&#176;, cos(&#952;) = 0 e il prodotto scalare &#232; zero: i vettori sono <strong>ortogonali</strong>, non hanno nessuna componente in comune. Se &#952; = 0&#176;, i vettori sono perfettamente allineati e il prodotto scalare &#232; massimo. </p><p>Questa propriet&#224; &#232; alla base di moltissime applicazioni: dalla fisica (il lavoro di una forza &#232; il prodotto scalare forza&#183;spostamento) all'intelligenza artificiale, dove la somiglianza tra parole viene misurata esattamente cos&#236;. O in statistica, dove un'osservazione con pi&#249; variabili &#232; rappresentabile mediante un vettore. </p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; provenienti dal mondo della matematica, dell&#8217;informatica e dalla fisica! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sul funzionamento dei vettori o se c'&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</p><p>Seguimi anche su youtube: www.youtube.com/@Pilloledi_Matematica</p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il Metodo Montecarlo]]></title><description><![CDATA[Nel mondo della matematica siamo spesso abituati a cercare la precisione assoluta: formule, teoremi rigorosi e dimostrazioni precise.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/il-metodo-montecarlo</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/il-metodo-montecarlo</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Mon, 08 Jun 2026 12:51:44 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nel mondo della matematica siamo spesso abituati a cercare la precisione assoluta: formule, teoremi rigorosi e dimostrazioni precise. Esiste per&#242; un limite in cui la matematica deterministica, lascia spazio alla complessit&#224; della realt&#224;.</p><p>Quando i fattori in gioco diventano troppi, o quando un'equazione &#232; semplicemente troppo densa per essere risolta in tempi umani, i matematici compiono un gesto apparentemente folle: smettono di calcolare e iniziano a &#8220;giocare d'azzardo&#8221;. Cos&#236; nasce il Metodo Monte Carlo, una delle tecniche di simulazione statistica pi&#249; potenti della scienza moderna.</p><p>Il metodo &#232; stato inventato dal matematico Ulam. Mentre era malato, costretto a letto, e per passare il tempo giocava a solitario. Da scienziato qual era, inizi&#242; a chiedersi quale fosse la probabilit&#224; matematica di riuscire a completare perfettamente quel solitario partendo da un mazzo mescolato. Tent&#242; di calcolare le combinazioni usando l&#8217;algebra classica, ma si rese conto che le variabili erano cos&#236; monumentali da rendere il calcolo umano impraticabile. Fu allora che ebbe un&#8217;intuizione: non sarebbe stato pi&#249; semplice giocare cento partite, annotare i successi e usare quella frazione come stima della probabilit&#224;?</p><p>Ulam ne parl&#242; con John von Neumann, il padre dei moderni computer. In quel momento, a Los Alamos, gli scienziati stavano lavorando alla fisica dei neutroni per il Progetto Manhattan e la fusione nucleare presentava problemi di diffusione troppo complessi per i metodi matematici tradizionali. Von Neumann cap&#236; che i nuovi calcolatori elettronici potevano &#8220;giocare a quel solitario&#8221; milioni di volte al secondo Lo chiamarono <em>Metodo Monte Carlo</em>, in onore del celebre casin&#242; del Principato di Monaco, in cui la casualit&#224; &#232; dominante.</p><p>Il principio scentifico di tutto ci&#242; risiede nella Legge dei Grandi Numeri. Il Metodo Monte Carlo non &#232; un semplice &#8220;andare a tentativi&#8221;, ma &#232; un campionamento probabilistico sistematico. Immaginiamo di voler calcolare l&#8217;area di una figura geometrica complessa e asimmetrica inscritta dentro un quadrato di cui conosciamo perfettamente le misure. Invece di integrare funzioni matematiche complesse, iniziamo a generare migliaia, poi milioni, di coordinate spaziali completamente casuali all&#8217;interno del quadrato, come se stessimo lanciando granelli di sabbia alla cieca. Monitorando quanti granelli cadono all&#8217;interno della figura geometrica rispetto al totale dei lanci, otteniamo un rapporto geometrico. All&#8217;aumentare dei lanci, per la Legge dei Grandi Numeri, la frequenza relativa di questi eventi casuali converger&#224; inevitabilmente verso il valore matematico reale dell&#8217;area. In termini scientifici, si trasforma un problema di calcolo integrale in un problema di stima statistica.</p><p>Oggi questo approccio ha svariate applicazioni. Ogni volta che guardiamo le previsioni meteo e leggiamo &#8220;probabilit&#224; di pioggia al 70%&#8221;, dietro quella percentuale non c&#8217;&#232; una formula statica, ma un algoritmo Monte Carlo che ha simulato migliaia di volte l&#8217;evoluzione dei sistemi atmosferici alterando in modo casuale le variabili iniziali. Lo stesso accade nella finanza quantitativa, dove i modelli simulano milioni di possibili scenari di mercato per calcolare il rischio di un investimento.</p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; provenienti dal mondo della matematica, dell&#8217;informatica e dalla fisica! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sul funzionamento del metodo Montecarlo o se c'&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come funziona l'AI (parte 3)]]></title><description><![CDATA[I moderni chatbot sono LLM: non pensano e non hanno una mente cosciente. Quella che sembra genialit&#224; &#232;, in realt&#224;, una straordinaria architettura geometrico-statistica.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/come-funziona-lai-parte-3</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/come-funziona-lai-parte-3</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Mon, 01 Jun 2026 13:53:41 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Negli ultimi due articoli abbiamo visto che un Large Language Model (LLM) non &#232; altro che un&#8217;enorme mappa geometrica, in cui le parole si attraggono o si respingono in base al loro significato. Ma come fa l&#8217;intelligenza artificiale a costruire questa mappa da zero?</p><p>Inzialmente un&#8217;IA non sa fare assolutamente nulla. Immaginala come una rete fittissima di miliardi di connessioni matematiche (chiamati <strong>parametri</strong> o <strong>pesi</strong>), che all&#8217;inizio sono impostati su numeri completamente casuali.</p><p>Se in questa fase caotica provassimo a scriverle in chat <em>&#8220;Il gatto mangia il...&#8221;</em>, il modello potrebbe risponderci con parole totalmente slegate come <em>&#8220;idrogeno&#8221;</em>, <em>&#8220;sciare&#8221;</em> o <em>&#8220;sfumato&#8221;</em>. Non c&#8217;&#232; logica ne contesto.</p><p>Il passaggio che permette di trasformare questo &#8220;caos&#8221;  in un assistente brillante si chiama <strong>Training</strong>.  Vediamo come funziona.</p><p><strong>Il Pre-training</strong></p><p>Durante il primo passaggio di addestramento all&#8217;IA viene data in pasto una quantit&#224; di informazione gigantesca : l&#8217;intero web, libri digitalizzati, articoli di giornale, enciclopedie&#8230;</p><p>In questa fase, il computer procede con una logica che abbiamo trattato nella parte 1: la <strong>Next Token Prediction</strong>.</p><p>Il meccanismo &#232; molto semplice:</p><ol><li><p>L&#8217;algoritmo prende una frase reale da un libro vero, per esempio: <em>&#8220;Nel mezzo del cammin di nostra vita&#8221;</em>.</p></li><li><p>Nasconde l&#8217;ultima parola (<em>&#8220;vita&#8221;</em>) e prova a indovinarla basandosi solo sulle sue connessioni matematiche.</p></li><li><p>All&#8217;inizio, muovendosi a tentoni, l&#8217;IA sparer&#224; a caso, magari dicendo <em>&#8220;frigorifero&#8221;</em>. A quel punto il sistema interviene per correggerla.</p></li></ol><p><strong>La loss function</strong></p><p>Per raddrizzare il tiro, si usa usano uno strumento chiamato <strong>Loss Function</strong>. Ovvero una formula matematica che calcola, attraverso un singolo numero, quanto la risposta data dall&#8217;IA sia distante dalla verit&#224;. Pi&#249; la risposta &#232; assurda, pi&#249; questo punteggio di errore &#232; alto.</p><p>L&#8217;intero scopo dell&#8217;addestramento, da qui in avanti, consiste in un&#8217;unica missione: far scendere questo punteggio il pi&#249; vicino possibile allo zero.</p><p><strong>Il Gradient descent</strong></p><p>Ridurre l&#8217;errore in una rete cos&#236; complessa non &#232; semplice. Per questo si usa la funziona matematica pi&#249; importante per l&#8217;intelligenza artificiale: il <strong>Gradient descend,</strong> che lavora insieme ad un meccanismo chiamato <strong>Backpropagation</strong> (Ne avevamo gi&#224; parlato nell&#8217;articolo relativo alle reti neurali, infatti, le reti neurali sono il motore dell&#8217;AI ).</p><p>Per visualizzarlo, prova a immaginare l&#8217;IA come la cabina di un&#8217;astronave, ma con miliardi di manopole e leve (i parametri). Se giri una manopola anche solo di un millimetro, la risposta finale cambia.</p><p>Quando l&#8217;IA sbaglia a indovinare una parola, la matematica fa un percorso a ritroso lungo tutta la rete neurale (sfruttando il calcolo delle <em>derivate parziali</em>). &#200; come se un supervisore invisibile passasse da ogni manopola dicendo: <em>&#8220;Ehi, per colpa tua la risposta &#232; uscita sbagliata. Ruota di un decimo di grado verso sinistra, cos&#236; la prossima volta proviamo a fare meno errori&#8221;</em>.</p><p>Dopo svariati calcoli, il modello sviluppa il suo &#8220;intuito&#8221; e perfeziona la sua mappa geometrica. Le parole ora sono al posto giusto.</p><p>C&#8217;&#232; per&#242; ancora un grosso problema: l&#8217;IA adesso sa come completare le frasi in modo fluido, ma non sa ancora fare l&#8217;assistente. Se le scrivessi <em>&#8220;Mi fai un riassunto di questo testo?&#8221;</em>, lei non ti farebbe il riassunto; molto probabilmente continuerebbe a scrivere altri titoli di testi ipotetici, perch&#233; il suo unico istinto &#232; quello di &#8220;completare il testo&#8221;, non di dialogare.</p><p><strong>RLHF </strong></p><p>Per trasformare questo predatore statistico di parole in un chatbot con cui si possa davvero conversare, si passa all&#8217;ultima fase: il <strong>Fine-tuning</strong> e, soprattutto, il <strong>RLHF</strong> (<em>Reinforcement Learning from Human Feedback</em> - Apprendimento per rinforzo tramite feedback umano).</p><p>In questo passaggio entrano in scena gli esseri umani. Agli addestratori viene chiesto di dialogare con il modello e di valutare diverse risposte possibili, indicando qual &#232; la pi&#249; utile, la pi&#249; chiara, la pi&#249; educata e la pi&#249; sicura.</p><p>Questi dati vengono usati per addestrare una seconda IA, chiamata &#8220;Modello di Ricompensa&#8221;, che impara a fare il giudice. Se il chatbot principale risponde in modo utile e corretto riceve un &#8220;premio&#8221; matematico; se risponde in modo sgarbato, inventa fatti o &#232; pericoloso, riceve una penalit&#224;.</p><p>&#200; l&#8217;equivalente digitale del dare un biscottino al cane quando si siede a comando: l&#8217;IA corregge per l&#8217;ultima volta i suoi parametri per conformarsi a ci&#242; che noi umani riteniamo una buona, utile e sicura conversazione.</p><p><em>Quando oggi apri una chat, poni una domanda complessa e ricevi una risposta che sembra perfetta, ricordati che dietro le quinte non c&#8217;&#232; una mente cosciente che sta riflettendo.</em></p><p><em>Stai assistendo al risultato di miliardi di coordinate numeriche che, grazie alla geometria e al calcolo infinitesimale, si sono allineate perfettamente dopo aver &#8220;visto&#8221; gran parte della conoscenza prodotta dall&#8217;umanit&#224;.</em></p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; provenienti dal mondo della matematica, dell&#8217;informatica e dalla fisica! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sul funzionamento dell&#8217; AI o se c'&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come funziona l'AI (parte 2)]]></title><description><![CDATA[I moderni chatbot sono LLM: non pensano e non hanno una mente cosciente. Quella che sembra genialit&#224; &#232;, in realt&#224;, una straordinaria architettura geometrico-statistica.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/come-funziona-lai-parte-2</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/come-funziona-lai-parte-2</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Tue, 26 May 2026 06:49:56 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;architettura Transformer e il meccanismo della self-attention</strong></p><p>Prevedere la parola successiva basandosi solo sulla vicinanza geometrica del singolo vocabolo non basta. Se la frase &#232; molto lunga, come fa l'IA a non perdere il filo del discorso? Come fa a capire a cosa si riferisce un pronome all'interno di un testo complesso? Il merito &#232; dell'architettura <strong>Transformer</strong> e del <strong>Meccanismo di Attenzione</strong> (<em>Self-Attention</em>). Introdotti per la prima volta nel <strong>2017</strong> da un team di ricercatori di <strong>Google Brain</strong> </p><p><strong>La distanza tra le parole &#232; sempre "Uno"</strong></p><p>Prima dei Transformer, i vecchi modelli utilizzati per l&#8217;analisi dei testi(come le reti neurali ricorrenti) leggevano i testi una parola dopo l'altra, in fila indiana. Questo creava un problema enorme: l'informazione doveva "viaggiare" passo dopo passo lungo la frase. Se una parola all'inizio della pagina era legata a una parola alla fine, l'IA doveva compiere centinaia di passaggi intermedi, finendo per "dimenticare" o diluire il contesto originario.</p><p>Il Transformer elimina questo limite con un'intuizione geometrica rivoluzionaria: <strong>la distanza computazionale tra qualsiasi coppia di parole in una frase &#232; sempre pari a uno</strong>.</p><p>Non importa se due parole si trovano una accanto all'altra o a distanza di venti pagine: il modello le analizza <strong>tutte contemporaneamente</strong> in un unico passaggio matematico. Non c'&#232; pi&#249; un "prima" e un "dopo" nel flusso di calcolo. Per preservare l'ordine della frase (visto che leggere <em>"il gatto mangia il topo"</em> non &#232; lo stesso che leggere <em>"il topo mangia il gatto"</em>), il Transformer aggiunge alle coordinate di ogni parola un segnale matematico chiamato <em>Positional Encoding</em>, una sorta di etichetta temporale. Una volta fatto questo, Il modello guarda l'intero testo nello stesso istante.</p><p><strong>Come funziona la Self-Attention</strong></p><p>Il meccanismo di <em>Self-Attention</em> simula un sistema di ricerca in un database. Quando il modello elabora un testo, assegna a ogni singola parola tre vettori diversi:</p><ul><li><p><strong>Query :</strong> Cosa sta cercando questa parola nel testo?</p></li><li><p><strong>Key :</strong> Che tipo di informazioni offre questa parola alle altre?</p></li><li><p><strong>Value :</strong> Qual &#232; il vero contenuto semantico della parola se viene scelta?</p></li></ul><p>Immaginiamo di analizzare la frase:</p><blockquote><p><em>&#8220;Il <strong>gatto</strong> ha rincorso il topo per tutto il giardino, ma alla fine <strong>lui</strong> &#232; riuscito a scappare.&#8221;</em></p></blockquote><p>Quando l&#8217;IA elabora la parola <em>&#8220;lui&#8221;</em>, lancia la sua <strong>Query</strong>  <em>&#8220;Sono un pronome maschile singolare, a quale soggetto della frase mi riferisco?&#8221;</em>.</p><p>Il sistema confronta matematicamente questa Query con le <strong>Key</strong> di tutte le altre parole della frase tramite il <em>prodotto scalare</em>.</p><p>La Key di <em>"giardino"</em> risponder&#224;: <em>"Sono un luogo"</em>. Il prodotto scalare d&#224; un punteggio di attenzione basso.</p><p>La Key di <em>"gatto"</em> risponder&#224;: <em>"Sono un animale maschio, soggetto principale"</em>. Il punteggio &#232; medio-alto (il gatto &#232; il predatore, difficile sia scappato).</p><p>La Key di <em>"topo"</em> risponder&#224;: <em>"Sono un animale maschio, oggetto dell'inseguimento"</em>. Il prodotto scalare esplode: <strong>punteggio di attenzione altissimo</strong>.</p><p>A questo punto, il modello usa questo punteggio per pesare il <strong>Value</strong> di <em>"topo"</em> e fonderlo con quello di <em>"lui"</em>. Geometricamente, il vettore della parola <em>"lui"</em> viene "trascinato" verso il vettore di <em>"topo"</em>, assorbendone il contesto.</p><p><strong>Multi-Head Attention</strong></p><p>Il significato di una parola, per&#242;, ha mille sfumature. Se l'IA si concentrasse solo su un legame, rischierebbe di perdersi altri pezzi importanti della frase. Per questo i Transformer utilizzano la <strong>Multi-Head Attention</strong>.</p><p>l modello non applica il meccanismo di attenzione una volta sola, ma lo fa <strong>decine di volte in parallelo</strong>, ognuna focalizzata su un aspetto diverso. </p><p>Ad esempio:</p><p>Una si occupa solo delle relazioni grammaticali (verbo-oggetto). Un'altra analizza i riferimenti temporali. Una terza si concentra sulle relazioni logiche.</p><p>Tutte queste risposte vengono poi sintetizzate insieme attraverso decine di strati neurali sovrapposti.</p><p><strong>La struttura Encoder e Decoder</strong></p><p>Tutto questo processo avviene all'interno di un'architettura che, nella sua versione originale, &#232; divisa in due grandi blocchi: l'<strong>Encoder</strong> e il <strong>Decoder</strong>.</p><p><strong>L'Encoder :</strong> Prende il testo in entrata, lo scompone, applica la Multi-Head Attention e crea una mappa geometrica ultra-dettagliata.</p><p><strong>Il Decoder:</strong> Prende la mappa creata dall'Encoder e la usa per generare la risposta, un token alla volta. </p><p>I moderni chatbot basati su LLM (come GPT o Claude) sono tecnicamente dei modelli <em>Decoder-only</em>: sono talmente giganti e ottimizzati che riescono a fare sia la comprensione del prompt che la generazione della risposta all'interno dello stesso blocco di calcolo.</p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; provenienti dal mondo della matematica, dell&#8217;informatica e dalla fisica! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sul funzionamento dell&#8217; AI o se c'&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Come funziona l'AI (parte 1)]]></title><description><![CDATA[moderni chatbot sono LLM: non pensano e non hanno una mente cosciente. Quella che sembra genialit&#224; &#232;, in realt&#224;, una straordinaria architettura geometrico-statistica.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/come-funziona-lai-parte-1</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/come-funziona-lai-parte-1</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Mon, 18 May 2026 14:03:34 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><strong>L&#8217;AI come predittore</strong></p><p>Quando interagiamo con un&#8217;Intelligenza Artificiale, abbiamo la sensazione di parlare con un&#8217;entit&#224; consapevole, qualcuno che &#8220;capisce&#8221; il significato delle nostre parole e formula pensieri complessi prima di risponderci. La realt&#224; scientifica, per&#242;, &#232; molto pi&#249; meccanica e, se vogliamo, incredibilmente affascinante: al centro di un Large Language Model (LLM) non c&#8217;&#232; una mente che comprende, ma un gigantesco ed evolutissimo <strong>calcolatore di probabilit&#224; statistiche</strong>.</p><p>La tecnica fondamentale che permette a questi modelli di generare testi coerenti si chiama <strong>Next Token Prediction</strong> (la predizione del gettone successivo). Per un&#8217;IA, infatti, il processo di scrittura non avviene mai per blocchi di frasi intere o capitoli pre-pianificati. Il modello procede un piccolissimo passo alla volta: analizza tutto il testo che ha davanti, calcola qual &#232; il frammento di parola pi&#249; logico da inserire subito dopo e, una volta scelto, lo aggiunge alla frase per poi ricominciare da capo a calcolare il pezzo successivo.</p><p> Un&#8217;IA non legge e non scrive sempre per parole intere, ma spezzetta il testo in sillabe, lettere o gruppi di caratteri. Questo le permette di gestire con estrema fluidit&#224; anche parole rare, coniugazioni complesse o neologismi.</p><p>Immaginiamo questo meccanismo in azione con un esempio molto semplice. Se digitiamo in chat la frase <em>&#8220;Il gatto mangia il...&#8221;</em>, l&#8217;IA non sta pensando a un gatto reale o alle sue abitudini alimentari. Quello che fa &#232; scansionare istantaneamente l&#8217;enorme database statistico accumulato durante il suo addestramento per valutare quali elementi testuali, storicamente, sono apparsi dopo quella precisa sequenza di parole.</p><p>L&#8217;algoritmo formuler&#224; una classifica di probabilit&#224;:</p><ul><li><p>Calcoler&#224; che il token <strong>&#8220;topo&#8221;</strong> ha una probabilit&#224; schiacciante, ad esempio del <strong>90%</strong>, perch&#233; &#232; l&#8217;associazione pi&#249; comune nella letteratura e nel web.</p></li><li><p>Assegner&#224; un&#8217;ottima percentuale, diciamo il <strong>9%</strong>, a una variante perfettamente plausibile come <strong>&#8220;croccantino&#8221;</strong>.</p></li><li><p>Lascer&#224; una probabilit&#224; microscopica, dello <strong>0,001%</strong>, a un termine assurdo come <strong>&#8220;bullone&#8221;</strong>, che pur essendo un nome maschile non ha alcuna coerenza statistica con il contesto culinario del felino.</p></li></ul><p>A questo punto interviene la scelta. L&#8217;IA non sceglie sempre e solo l&#8217;opzione al primo posto (altrimenti le sue risposte sarebbero piatte, ripetitive e identiche per chiunque), ma &#8220;pesca&#8221; all&#8217;interno di questo insieme probabilistico usando un pizzico di casualit&#224; controllata. Una volta estratto il gettone , supponiamo &#8220;topo&#8221;, la nuova frase diventa <em>&#8220;Il gatto mangia il topo&#8221;</em>. Il sistema ingloba questa nuova parola e riparte immediatamente da zero, calcolando la probabilit&#224; del gettone successivo, che potrebbe essere un punto fermo o la congiunzione &#8220;e&#8221;.</p><p>&#200; proprio questa velocissima reazione a catena, ripetuta migliaia di volte al secondo, a creare l&#8217;illusione di un discorso fluido, intelligente e consapevole, quando in realt&#224; stiamo assistendo all&#8217;apice della pura predizione statistica.</p><p><strong>I word embeddings</strong></p><p>Quando un LLM legge una parola, la traduce immediatamente in un <strong>vettore matematico</strong>, ovvero una lunga lista di numeri che fungono da coordinate geometriche.</p><p>Tuttavia, non parliamo di uno spazio a tre dimensioni (altezza, larghezza e profondit&#224;) come quello in cui viviamo noi. Lo spazio semantico di un&#8217;IA si estende in <strong>migliaia di dimensioni</strong> parallele. Ogni singola dimensione rappresenta una sfumatura di significato, una caratteristica o una propriet&#224; astratta della parola (ad esempio: quanto &#232; &#8220;animato&#8221; un oggetto, quanto &#232; &#8220;luminoso&#8221;, se &#232; un verbo o un nome, e cos&#236; via).</p><p><strong>Il significato &#232; una vicinanza geometrica</strong></p><p>Durante la fase di addestramento, l'IA analizza miliardi di testi e impara a posizionare le parole in questo spazio multidimensionale seguendo una regola fondamentale: <strong>parole che compaiono spesso in contesti simili devono avere coordinate simili.</strong></p><p>Se prendiamo la parola <strong>"cane"</strong> e la parola <strong>"cucciolo"</strong>, i loro vettori numerici saranno quasi identici. Significa che nello spazio geometrico dell'IA, questi due punti si troveranno <strong>vicinissimi</strong>.</p><p>Al contrario, la parola <strong>"microprocessore"</strong> avr&#224; coordinate completamente diverse e si trover&#224; in uno spazio geometrico lontanissimo da quella degli animali domestici.</p><p>L'IA non sa cosa sia un cane in carne ed ossa, ma "capisce" il concetto di cane misurando la <strong>distanza geometrica</strong> che lo separa da tutte le altre parole del mondo.</p><p><em>Esssendo un tema molto attuale e vasto, questo &#232; il primo articolo di una serie riguardante il tema AI.</em></p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; provenienti dal mondo della matematica, dell&#8217;informatica e dalla fisica! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sul funzionamento dell&#8217; AI o se c'&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il cervello bayesiano]]></title><description><![CDATA[Poco tempo fa abbiamo parlato del teorema di bayes, accennando come questo possa essere parte integrante del nostro modo di pensare e interpretare il mondo.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/il-cervello-bayesiano</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/il-cervello-bayesiano</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Sun, 10 May 2026 12:53:17 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Con la prospettiva del <strong>Cervello Bayesiano</strong>, l&#8217;idea di un cervello statico, che registra la realt&#224; cosi com&#8217;&#232;, cambia radicalmente: la percezione non &#232; una registrazione, ma una <strong>rielaborazione attiva</strong>. Il cervello non "vede" il mondo, lo <strong>predice</strong> combinando i sensi con l'esperienza passata.</p><p>La teoria si basa sul principio statistico proposto da Thomas Bayes nel 1763. Il cervello agirebbe come uno statistico che calcola la probabilit&#224; di un evento basandosi su tre elementi:</p><p><strong>Probabilit&#224; a priori P(A):</strong> Le nostre aspettative basate sull'esperienza precedente</p><p><strong>Verosimiglianza P(B|A):</strong> Quanto sarebbe probabile l'indizio sensoriale che stiamo ricevendo se l'ipotesi fosse vera</p><p><strong>Probabilit&#224; a posteriori P(A|B):</strong> Il risultato finale aggiornato.Il compromesso tra ci&#242; che ci aspettavamo e ci&#242; che abbiamo visto.</p><p>Un esempio paradossale &#232; questo: Se ti aspetti di vedere un cavallo ma vedi qualcosa che somiglia a un asino, il tuo cervello bayesiano potrebbe farti concludere di aver visto un <strong>mulo</strong> (il compromesso pi&#249; probabile).</p><p>A livello neurale, il cervello non elabora un singolo valore certo, ma una <strong>distanza di probabilit&#224;</strong>. Dove ogni neurone agisce come un "rivelatore di plausibilit&#224; e la nostra coscienza seleziona l'interpretazione <strong>pi&#249; probabile</strong> tra le diverse possibilit&#224;. Quando guidi nella nebbia o cammini in una stanza buia, il tuo sistema nervoso mette in atto una strategia chiamata <strong>inferenza attiva</strong>. Questo processo di "prestito" dai ricordi funziona in questo modo : Immagina di trovarti alla guida in una giornata di sole, i tuoi occhi inviano segnali chiari (alta verosimiglianza). Il cervello non ha bisogno di sforzarsi: i dati sensoriali dominano la percezione. Nella nebbia, per&#242;, il segnale sensoriale &#232; debole. Se il cervello si fidasse solo di quei pochi dati provenienti dalla verosimiglianza, vedresti solo macchie grigie informi e andresti a sbattere.</p><p>Il cervello quindi sposta il "volume" del calcolo sulle <strong>informazioni a priori</strong> (P(A)). Ad esempio sai che le strade hanno strisce bianche, che i segnali sono a una certa altezza e che gli alberi stanno ai lati. Il cervello usa queste conoscenze per "proiettare" sulla nebbia una ricostruzione di ci&#242; che <strong>dovrebbe</strong> esserci, basata sui chilometri guidati in passato. </p><p>Tuttavia questo prestito dai ricordi &#232; una scommessa probabilistica. L&#8217;aspetto positivo &#232; che ti permette di frenare in tempo perch&#233; il cervello "vede" la sagoma di un'auto prima ancora che i tuoi occhi ne distinguano i contorni. L&#8217;aspetto negativo &#232; che se la tua aspettativa &#232; troppo forte, potresti subire un'illusione, perch&#233; il cervello ritiene pi&#249; sicuro generare un falso allarme che ignorare un potenziale pericolo.</p><p><strong>Come apprendiamo</strong></p><p>Il cervello impara davvero solo quando le sue scommesse sono sbagliate<strong>.</strong></p><p>Se l'aspettativa di un evento si avvera (es. senti dolore durante un prelievo che ti aspettavi fosse doloroso), il cervello rimane "rilassato" e risparmia energia. Se invece l'aspettativa viene disattesa, la corteccia prefrontale segnala un errore. In queste condizioni, la corteccia prefrontale lavora al massimo per <strong>mantenere il modello del mondo coerente</strong>. Finch&#233; la realt&#224; coincide vagamente con il tuo modello interno, il cervello procede senza problemi. Se per&#242; appare qualcosa di totalmente inaspettato (un oggetto che non rientra nei tuoi "priors"), si verifica un'<strong>errore di predizione:</strong> il cervello subisce uno shock, e cerca di aggiornare le probabilit&#224;.</p><p>Come gi&#224; accennato, questa capacit&#224; del cervello non &#232; esente  da difetti. Il cervello ha una fretta incredibile di dare senso un a ci&#242; che lo circonda e preferisce giungere a una risposta piuttosto che stare nel dubbio. Un esempio &#232; la <strong>Pareidolia: i</strong>l cervello privilegia cos&#236; tanto gli schemi familiari che ci fa vedere facce o forme note anche in oggetti inanimati. </p><p>Inoltre, dal punto di vista evolutivo il cervello preferisce generare un <strong>falso allarme</strong> piuttosto che ignorare un pericolo reale, quindi massimizza i <strong>falsi positivi</strong>.</p><p>Oltre alle illusioni , il modello bayesiano spiega anche i <strong>bias cognitivi</strong>, ovvero quegli errori sistematici di ragionamento che influenzano le nostre scelte quotidiane.</p><p>Il cervello attribuisce un peso enorme alle "informazioni a priori", influenzando le nostre decisioni sulla base di ci&#242; che abbiamo incontrato in passato. Se un ristorante ci ha sempre soddisfatto, continueremo a sceglierlo "scommettendo" sulla sua qualit&#224; anche senza prove recenti. Spesso finiamo anche per percepire solo ci&#242; che ci aspettiamo di vedere, ignorando ci&#242; che realmente accade se non rientra nei nostri schemi mentali.</p><p><em>In sintesi, nostro cervello &#232; un incredibile simulatore che ci permette di agire in modo rapido, ma lo fa trasformando la realt&#224; in una <strong>stima soggettiva</strong> influenzata da paure, desideri e abitudini.</em></p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; fisiche e matematiche! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sul funzionamento del cervello bayesiano o se c'&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[La relatività ristretta e libero arbitrio]]></title><description><![CDATA[Immagina di correre su un treno che va a 100 km/h. Se lanci una palla che va a 20 km/h , per chi guarda da terra la palla si muove a 120 km/h , dato che le velocit&#224; si sommano.]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/la-relativita-ristretta-e-libero</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/la-relativita-ristretta-e-libero</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Sun, 03 May 2026 07:50:55 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-f5v!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87ce00cf-6ce4-4f4e-844d-2099dbb57c44_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Immagina di correre su un treno che va a <strong>100 km/h</strong>. Se lanci una palla che va a<strong> 20 km/h</strong> , per chi guarda da terra la palla si muove a <strong>120 km/h</strong> , dato che le velocit&#224; si sommano. Il problema che si pone Einstein &#232; che <strong>con la luce non funziona cos&#236;.</strong></p><p>Se sei su un'astronave che viaggia al 90% della velocit&#224; della luce e accendi un faro, ti aspetteresti che la luce vada pi&#249; veloce per chi ti guarda da fuori. Invece no. Tutti, in qualunque condizione, misurano sempre c = 300000 km/s.  </p><p>Per mantenere fissa la velocit&#224; della luce ( che &#232; spazio diviso tempo), la natura &#232; costretta a <strong>piegare lo spazio e il tempo. </strong>Se la velocit&#224; non pu&#242; cambiare, devono cambiare le unit&#224; di misura.</p><p><strong>La dilatazione del tempo</strong></p><p>Tornando all&#8217;esempio del treno (questa volta immagina un treno iper veloce che va all&#8217; 80% della velocit&#224; della luce). Tu sei seduto esattamente al centro di un vagone.</p><p><em>Il tuo punto di vista</em></p><p>Decidi di fare un esperimento: accendi una lampadina al centro del vagone. La luce viaggia verso la parete anteriore e quella posteriore. Poich&#233; sei al centro e la luce viaggia alla stessa velocit&#224; in entrambe le direzioni, vedi la luce colpire le due pareti <strong>nello stesso identico istante</strong>. Per te, il tempo e lo spazio nel vagone sono "normali".</p><p><em>Il punto di vista di un amico</em></p><p>Il tuo amico ti guarda dalla banchina. Quando accendi la lampadina, lui vede qualcosa di diverso: Mentre la luce viaggia verso la parte anteriore del treno, <strong>la parete anteriore si sta allontanando</strong> dalla luce (perch&#233; il treno corre in avanti). Contemporaneamente, <strong>la parete posteriore sta andando incontro</strong> alla luce, quindi il tuo amico vedr&#224; la luce colpire prima la parete posteriore e solo dopo quella anteriore.</p><p>Questo vuol dire che per l&#8217;amico il percorso della luce &#232; pi&#249; lungo, quindi il tempo misurato &#232; maggiore.</p><p>Dato che la <strong>velocit&#224; della luce &#232; uguale per tutti </strong>se lo spazio aumenta deve aumentare anche il tempo.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!-f5v!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F87ce00cf-6ce4-4f4e-844d-2099dbb57c44_1536x1024.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!-f5v!, /__u/pilloledimatematica.substack.com/w_424, 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Se un&#8217;astronave lunga 100 metri si muovesse a velocit&#224; relativistiche  davanti a te, la vedresti contratta, anche di moltissimo se la velocit&#224; fosse prossima a quella della luce.</p><p>Per l'astronauta a bordo, &#232; il tempo a scorrere diversamente, ma per te che guardi da fuori, lo spazio deve contrarsi affinch&#233; la velocit&#224; della luce rimanga costante nei calcoli di entrambi. La cosa incredibile &#232; che per l'astronauta la nave &#232; normalissima.</p><p><strong>Non si pu&#242; superare la velocit&#224; della luce</strong></p><p>Per capire perch&#233; la velocit&#224; della luce sia un limite invalicabile, dobbiamo guardare la formula E=mc^2: Einstein, ci insegna che <strong>massa ed energia sono la stessa cosa</strong> espressa in forme diverse. Quando dai energia a un oggetto per farlo accelerare, quella stessa energia aggiunge massa all'oggetto stesso.</p><p>Se provassi a portare un oggetto dotato di massa  esattamente alla velocit&#224; della luce, la sua massa diventerebbe <strong>infinita</strong>. Dalla formula E=mc^2 capiamo che se la massa m diventa infinita, anche l'energia E necessaria per muoverla deve essere <strong>infinita</strong>. Poich&#233; non esiste una fonte di energia infinita nell'Universo, &#232; fisicamente impossibile spingere un oggetto dotato di massa fino a quel limite.</p><p><strong>La simultaneit&#224; &#232; un'illusione</strong></p><p>Einstein ci dice che <strong>l'adesso non esiste</strong>. Se un'esplosione avviene su Marte e una sulla Terra, due persone che si muovono a velocit&#224; diverse potrebbero non essere d'accordo su quale sia avvenuta prima. E avrebbero <strong>ragione entrambi</strong>. Se l' "adesso" &#232; soggettivo, la distinzione tra passato, presente e futuro diventa un'illusione.</p><p>Questa visione dell'universo mette in dubbio il concetto stesso di <strong>libero arbitrio, </strong>trascinando la filosofia verso il <strong>predeterminismo:</strong></p><p>Se il "domani" esiste gi&#224; in una coordinata specifica dello spazio-tempo esattamente come la citt&#224; di Roma esiste a determinate coordinate geografiche, allora quel domani &#232; gi&#224; "scritto". In questa prospettiva, le cose non "accadono", semplicemente "sono". L'evento della tua laurea o di un tuo futuro viaggio non sta aspettando di essere creato dalle tue decisioni; &#232; gi&#224; l&#236;, in attesa che la tua coscienza lo scelga mentre ti muovi lungo la tua linea d'universo.</p><p>Quando ti trovi davanti a un bivio e "decidi" di svoltare a destra, la relativit&#224; suggerisce che quel momento di decisione &#232; solo un punto nel blocco dove la tua linea d'universo curva a destra. Poich&#233; il blocco &#232; statico, non avresti mai potuto svoltare a sinistra. La sensazione di agonia o incertezza della scelta sarebbe solo un effetto collaterale del fatto che la tua mente elabora le informazioni ignorando la struttura globale del tempo.</p><p>Tuttavia va anche considerato che mentre nella Relativit&#224; tutto &#232; una traiettoria definita, nella meccanica quantistica vige il <strong>Principio di Indeterminazione di Heisenberg(</strong>tratteremo meglio questo argomento in un altro articolo): A livello subatomico, &#232; impossibile conoscere contemporaneamente la posizione e la velocit&#224; di una particella con precisione infinita. Prima di essere osservata, una particella non "&#232;" in un posto, ma si trova in una sovrapposizione di stati. E se le particelle che compongono i tuoi neuroni non hanno una posizione fissa finch&#233; non interagiscono, allora la "linea d'universo" della tua vita non &#232; un binario gi&#224; tracciato, ma una nebbia di possibilit&#224;. </p><p>Molti filosofi e scienziati hanno ipotizzato che il libero arbitrio possa risiedere proprio nell'atto dell'<strong>osservazione</strong>. Se la mente avesse una componente quantistica, allora quel "scegliere quello che il destino ha stabilito&#8221; sarebbe<em> </em>l&#8217;atto che fa collassare le probabilit&#224; in una realt&#224; specifica.</p><p>Esiste un&#8217; <strong>Interpretazione a Molti Mondi </strong>della meccanica quantistica (di Hugh Everett III) : Ogni volta che ti trovi davanti a un bivio, l'Universo si divide, In questa visione, il "blocco" di Einstein non &#232; un unico pezzo di pane, ma un'infinit&#224; di blocchi paralleli . In questa visione Il tuo libero arbitrio sarebbe reale perch&#233; esplori ogni possibilit&#224;, ma la struttura totale resterebbe predeterminata: sperimenti solo un percorso, ma la realt&#224; geometrica &#232; descritta dall&#8217;albero delle decisioni . </p><p><em>Quest&#8217;ultimo discorso si limita a trattare il libero arbitrio dal punto di vista esclusivamente fisico, ma la realt&#224; di questo concetto &#232; ben pi&#249; complessa di cos&#236;. Bisognerebbe considerare molti altri fattori e discipline per avere una visione d&#8217;insieme sull&#8217;argomento.</em></p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; fisiche e matematiche! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sulla relativit&#224; ristretta o se c'&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Le derivate]]></title><description><![CDATA[Definizione concettuale]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/le-derivate</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/le-derivate</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Sun, 26 Apr 2026 08:43:28 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!22i3!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F22ba4c45-c571-4d11-a8ea-05b02feb9e02_1536x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Definizione concettuale</strong></p><p>La derivata non &#232; "una formula", ma &#232; l'operatore che descrive il <strong>tasso di variazione istantaneo</strong>.</p><p>Per capire davvero la derivata, dobbiamo risolvere un paradosso geometrico: <strong>come si definisce la pendenza di una curva in un singolo punto?</strong></p><p>Se pensiamo a una retta, la pendenza &#232; facile da calcolare: basta prendere due punti qualsiasi e vedere quanto si sale rispetto a quanto si avanza. Ma su una curva (una parabola o il profilo di una collina), l&#8217;inclinazione cambia continuamente. Se proviamo a calcolarla in un solo punto P, ci scontriamo con un problema: per definire una direzione servono due punti, ma noi ne abbiamo solo uno.</p><p>Immaginiamo di tracciare una retta che attraversa la nostra curva in due punti: il punto P che ci interessa e un secondo punto Q, posto a una certa distanza. Questa retta &#232; chiamata <strong>secante</strong> , perch&#233; taglia la curva in due parti.</p><p>Iniziamo a far scorrere il punto Q lungo la curva, avvicinandolo sempre di pi&#249; a P. La distanza tra i due (che in matematica si chiama h) diventa sempre pi&#249; piccola. Cosa succede alla nostra retta? </p><p>Mentre Q si avvicina, la secante ruota e si adatta alla forma della curva. Quando la distanza h diventa infinitamente piccola (ovvero tende a zero), i due punti quasi si sovrappongono. In quel preciso istante, la retta non "taglia" pi&#249; la curva, ma la <strong>sfiora</strong> soltanto. La retta secante diventa perci&#242; <strong>tangente. </strong>La pendenza di questa retta tangente &#232; la nostra <strong>derivata</strong>.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!22i3!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F22ba4c45-c571-4d11-a8ea-05b02feb9e02_1536x1024.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!22i3!, /__u/pilloledimatematica.substack.com/w_424, /__u/pilloledimatematica.substack.com/c_limit, /__u/pilloledimatematica.substack.com/f_webp, /__u/pilloledimatematica.substack.com/q_auto:good, /__u/pilloledimatematica.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F22ba4c45-c571-4d11-a8ea-05b02feb9e02_1536x1024.png 424w, 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y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p>Matematicamente, questo processo si traduce nel <strong>limite del rapporto incrementale</strong>:</p><p><code>f'(x) = lim (h -&gt; 0) [f(x + h) - f(x)] / h</code></p><p><strong>Esempi in fisica</strong></p><p>Consideriamo un corpo in movimento: Se deriviamo la sua <strong>posizione</strong> rispetto al tempo, otteniamo la <strong>velocit&#224;</strong> (quanto rapidamente cambia lo spazio). Se deriviamo la <strong>velocit&#224;</strong>, otteniamo l'<strong>accelerazione</strong> (quanto rapidamente cambia la velocit&#224;).</p><p><strong>Regole di calcolo</strong></p><p>Per operare con le derivate senza dover ricorrere ogni volta alla definizione di limite, utilizziamo delle regole consolidate, ad esempio :</p><p>La derivata di una <strong>costante</strong> &#232; zero: <code>d/dx(c) = 0</code> (perch&#233; una costante non cambia mai).</p><p>La regola della <strong>potenza</strong>: <code>d/dx(x^n) = n * x^(n-1)</code></p><p><strong>Prodotto :</strong> <code>(f * g)' = f'g + fg'</code>. La variazione di un prodotto dipende dall'influenza alternata delle due funzioni.</p><p><strong>Composizione:</strong> <code>(f(g(x)))' = f'(g(x)) * g'(x)</code>.</p><p><em>Ci sono molte altre regole operative che non tratteremo  in questa pillola. </em></p><p><strong>Ottimizzazione</strong></p><p>Le derivate sono centrali nell&#8217;ingegneria e nell&#8217;informatica per la ricerca di <strong>massimi </strong>e <strong>minimi.</strong></p><p>Quando una funzione raggiunge il suo punto pi&#249; alto(o pi&#249; basso), la sua pendenza in quel punto &#232; esattamente nulla. Risolvendo l'equazione <code>f'(x) = 0</code>, possiamo trovare i punti critici di un sistema.</p><p>Questo concetto &#232; anche alla base del <strong>Deep Learning</strong>: le reti neurali "imparano" minimizzando una funzione di errore. Attraverso il calcolo delle derivate (il gradiente in questo caso), l'algoritmo capisce in quale direzione "aggiustare" i propri parametri per migliorare le prestazioni.</p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; matematiche! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sulle derivate o se c'&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il teorema di Bayes]]></title><description><![CDATA[Il Paradosso dei Falsi Positivi]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/il-teorema-di-bayes</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/il-teorema-di-bayes</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Tue, 14 Apr 2026 08:15:33 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!g_kD!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F04198b3b-bade-406e-a18c-e4b853dfff37_1024x1024.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Paradosso dei Falsi Positivi</strong></p><p>L&#8217;intuizione umana tende spesso a sovrastimare il significato di un risultato positivo in un test medico molto accurato. Se sappiamo che un esame &#232; in grado di individuare correttamente i malati nel 90% dei casi e sbaglia solo raramente sui sani, siamo portati a credere che una diagnosi positiva sia quasi una certezza di malattia. Tuttavia, la realt&#224; statistica &#232; pi&#249; complessa perch&#233; la nostra mente trascura un elemento decisivo: la rarit&#224; dell&#8217;evento, ovvero quanto la malattia sia probabile prima ancora di effettuare il test.</p><p>Per comprendere questo paradosso, basta osservare come si distribuiscono i numeri su un gruppo di 1000 persone, ipotizzando che la patologia colpisca solo l&#8217;1% della popolazione. In questo scenario, avremo solo 10 individui realmente malati a fronte di 990 sani. Un test con una sensibilit&#224; del 90% identificher&#224; correttamente 9 di quei 10 malati; tuttavia, applicando lo stesso test alla vasta platea dei sani, anche una piccolissima percentuale di errore produrr&#224; un numero di falsi positivi sorprendentemente alto, circa 99 persone su 990.</p><p>Il risultato finale ribalta completamente la nostra percezione iniziale: sommano i 9 malati reali e i 99 sani erroneamente diagnosticati, otteniamo un totale di 108 esiti positivi. Di conseguenza, la probabilit&#224; reale di essere malati avendo ricevuto un test positivo &#232; di appena 9 su 108, ovvero circa l&#8217;8,3%. Ci&#242; significa che solo una persona su dodici tra quelle risultate positive &#232; effettivamente affetta dalla patologia. Questo fenomeno dimostra come, in presenza di eventi molto rari, i falsi positivi finiscano inevitabilmente per dominare il risultato, rendendo anche un test accurato meno definitivo di quanto il nostro istinto suggerirebbe.</p><p><strong>La formula che spiega il teorema di Bayes</strong></p><p><strong>P(H&#8739;E)=(P(E&#8739;H)P(H)&#8203;)/P(E) </strong>dove<strong>: </strong></p><ul><li><p>La probabilit&#224; a priori P(H) , rappresenta la probabilit&#224; assegnata all&#8217;ipotesi prima di conoscere l&#8217;evidenza E .</p></li><li><p>La probabilit&#224; a posteriori P(H|E) , rappresenta l&#8217;aggiornamento della probabilit&#224; a priori al verificarsi dell&#8217;evidenza E .</p></li><li><p>La verosimiglianza di E dato H, rappresenta la probabilit&#224; condizionata dell&#8217;evidenza E data l&#8217;ipotesi H.</p></li></ul><p>Il teorema di Bayes rappresenta il pilastro dell&#8217;approccio soggettivista alla probabilit&#224;, poich&#233; offre un metodo rigoroso per <strong>aggiornare il grado di fiducia</strong> che riponiamo in un&#8217;ipotesi H alla luce di una nuova evidenza E.</p><p>Attraverso questo modello, l&#8217;informazione smette di essere un dato statico e diventa un <strong>processo dinamico</strong>: ogni nuova prova osservata ci permette di ricalibrare le nostre convinzioni iniziali, trasformando la probabilit&#224; <em>a priori</em> in una probabilit&#224; <em>a posteriori</em> pi&#249; accurata.</p><p><strong>Applicazioni del teorema di Bayes: Intelligenza artificiale  e scienze cognitive</strong></p><p>Nel panorama dell&#8217;intelligenza artificiale moderna, il machine learning si configura spesso come un delicato compromesso tra il rigore formale della statistica bayesiana e la realt&#224; della fattibilit&#224; computazionale. Sebbene l&#8217;approccio bayesiano puro rappresenti l&#8217;ideale teorico, esso risulta frequentemente <em>unfeasible</em> a causa della necessit&#224; di calcolare distribuzioni a posteriori su spazi di parametri ad altissima dimensionalit&#224;, un&#8217;operazione che richiederebbe risorse di calcolo quasi infinite. Per ovviare a questo ostacolo, la disciplina ha sviluppato soluzioni trattabili come il <strong>Naive Bayes</strong>, che rende il calcolo <em>feasible</em> introducendo la drastica semplificazione dell&#8217;indipendenza tra le variabili. Laddove invece non si vuole rinunciare alla complessit&#224;, si preferisce abbandonare il calcolo esatto in favore di approssimazioni, come le simulazioni <strong>Markov Chain Monte Carlo</strong>, capaci di stimare l&#8217;incertezza senza dover risolvere integralmente equazioni impossibili.</p><p>Questo dinamismo tra aspettativa e realt&#224; non appartiene solo alle macchine, poich&#233; sempre pi&#249; studi di psicologia e scienze cognitive suggeriscono che il cervello umano funzioni &#8220;in modo bayesiano&#8221;. La nostra mente non percepisce il mondo in modo neutro, ma agisce sovrapponendo le aspettative pregresse, ovvero i nostri <em>prior</em>, alle percezioni sensoriali che fungono da evidenza. In questo processo, le nostre credenze vengono aggiornate in un ciclo continuo di apprendimento. Tuttavia, emerge qui una differenza cruciale rispetto ai sistemi artificiali: l&#8217;errore umano non risiede quasi mai nel meccanismo di calcolo in s&#233;, quanto piuttosto nella formulazione dei <em>prior</em>. Gli esseri umani tendono infatti a basarsi su presupposti errati o distorti, dando origine a quei bias cognitivi che rendono il nostro ragionamento affascinante, ma spesso lontano dalla logica perfetta.</p><p></p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; matematiche! Se dopo aver letto questa pillola hai ancora dubbi sul teorema di Bayes o se c'&#232; un argomento che vorresti approfondire, non esitare a scrivermi. Sono disponibile anche per sessioni di approfondimento o lezioni individuali via chiamata, su questo e molti altri argomenti!</p><p></p><p></p><p></p><p></p><p></p><p></p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Reti neurali]]></title><description><![CDATA[Definizione]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/reti-neurali</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/reti-neurali</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Fri, 03 Apr 2026 17:16:15 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!X195!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F002db2dc-e228-47de-b0f4-25f11afb01ce_1408x768.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Definizione</strong></p><p>Una rete neurale &#232; un algoritmo di machine learning che rappresenta il fulcro dell&#8217;intelligenza artificiale. Grazie a questa tecnologia, &#232; stato possibile compiere passi da gigante in ambiti come l'<strong>NLP</strong> (elaborazione del linguaggio naturale), il riconoscimento vocale e numerose altre applicazioni che utilizziamo quotidianamente.</p><p><strong>Come funzionano le reti neurali</strong></p><p>L&#8217;ispirazione architettonica deriva dai neuroni biologici del cervello umano, che comunicano tra loro attraverso segnali elettrici.</p><p>Matematicamente, una rete neurale apprende una funzione f(X) mappando un <strong>vettore </strong>di input X=(x1,x2,&#8230;. Xn) per prevedere una risposta Y. Ci&#242; che distingue le reti neurali dagli altri algoritmi di machine learning tradizionali &#232; la loro <strong>struttura a strati</strong> e la capacit&#224; di eseguire <strong>trasformazioni non lineari</strong>.</p><p>Una rete neurale &#232; composta da : <strong>livello di input, strati nascosti e livello di output.</strong></p><ul><li><p>Il livello di input contiene i dati in ingresso da elaborare.</p></li><li><p>Negli strati nascosti i neuroni artificiali manipolano i dati tramite <strong>pesi</strong> (che determinano l'importanza di ogni segnale) e <strong>funzioni di attivazione</strong> (che stabiliscono se un'informazione &#232; abbastanza rilevante da essere trasmessa allo strato successivo).</p></li><li><p>Il livello di output restituisce la <strong>previsione finale</strong></p></li></ul><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!X195!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F002db2dc-e228-47de-b0f4-25f11afb01ce_1408x768.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!X195!, /__u/pilloledimatematica.substack.com/w_424, /__u/pilloledimatematica.substack.com/c_limit, /__u/pilloledimatematica.substack.com/f_webp, /__u/pilloledimatematica.substack.com/q_auto:good, /__u/pilloledimatematica.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F002db2dc-e228-47de-b0f4-25f11afb01ce_1408x768.png 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!X195!, /__u/pilloledimatematica.substack.com/w_848, /__u/pilloledimatematica.substack.com/c_limit, /__u/pilloledimatematica.substack.com/f_webp, /__u/pilloledimatematica.substack.com/q_auto:good, 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y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p></p><p><strong>Training delle reti neurali</strong></p><p>Come ogni algoritmo di machine learning, una rete neurale richiede un addestramento (training) rigoroso per essere efficace. La sua potenza risiede nella capacit&#224; di apprendere autonomamente i <strong>pesi</strong> e i <strong>bias</strong>  ottimali: confrontando la propria previsione con il valore reale Y, la rete misura l&#8217;entit&#224; dello sbaglio attraverso una <strong>funzione di perdita</strong>.</p><p>Il processo di training si articola in quattro fasi cicliche:</p><p><strong>Forward Pass:</strong> i dati di input attraversano la rete. In questa fase vengono calcolate le combinazioni lineari tra dati e pesi, generando una previsione iniziale</p><p><strong>Calcolo dell&#8217;errore:</strong> la funzione di perdita quantifica lo scarto tra la previsione ottenuta e il valore reale.</p><p><strong>Backpropagation:</strong> l&#8217;errore viene propagato a ritroso attraverso i vari strati. L&#8217;algoritmo calcola con precisione quanto ogni singolo peso e bias abbia contribuito all&#8217;errore complessivo.</p><p><strong>Aggiornamento dei parametri:</strong> i pesi e i bias vengono regolati per minimizzare l&#8217;errore nel passaggio successivo.</p><p>Questi passaggi vengono ripetuti migliaia di volte sull&#8217;intero set di dati. Ogni iterazione permette alla rete di &#8220;adattare&#8221; i propri parametri interni, affinando le previsioni fino a convergere verso una configurazione che riduca al minimo gli errori e garantisca un&#8217;ottima capacit&#224; di <strong>generalizzazione</strong> su dati mai visti prima.</p><p>Tuttavia un&#8217;eccessiva complessit&#224; del modello o un numero sproporzionato di parametri possono portare all&#8217;<strong>overfitting</strong>. Per questo motivo, il bilanciamento tra <strong>bias</strong> e <strong>varianza</strong> rimane un nodo cruciale per il successo del modello.</p><p><strong>Particolari tipi di reti neural</strong>i </p><p><strong>Reti neurali convoluzionali</strong>(CNN): Sono reti progettate per dati a griglia, quindi eccellono nel riconoscimento delle immagini.</p><p><strong>Transformer</strong>:   Grazie alla loro capacit&#224; di comprendere le relazioni a lungo raggio all'interno di un testo, i transformer sono specializzati  nell&#8217;elaborazione del linguaggio naturale (NLP) e hanno alimentato modelli all&#8217;avanguardia come GPT.</p><p><strong>Applicazioni delle reti neurali</strong></p><p>Le reti neurali catturano strutture non lineari che i modelli statistici classici non riescono a cogliere. Con capacit&#224; sufficiente, obiettivi solidi e regolarizzazione contro l&#8217;overfitting, passano dall&#8217;essere semplici modelli strutture avanzate per l&#8217; elaborazione del linguaggio naturale, riconoscimento vocale, previsione e altro ancora.</p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; matematiche! E non esitare a scrivermi per qualsiasi dubbio riguardante le reti neurali, il machine learning, o se c&#8217;&#232; qualche argomento che vorresti trattare nelle prossime pillole.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[I logaritmi]]></title><description><![CDATA[Definizione]]></description><link>https://pilloledimatematica.substack.com/p/i-logaritmi</link><guid isPermaLink="false">https://pilloledimatematica.substack.com/p/i-logaritmi</guid><dc:creator><![CDATA[Pillole di matematica]]></dc:creator><pubDate>Sat, 28 Mar 2026 07:48:13 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!fYy9!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3d0ebc91-81c2-43e6-a94a-53d28d47c5c6_640x480.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Definizione</strong></p><p>Il logaritmo &#232; un <strong>operatore matematico </strong>che risponde alla domanda: &#8220;<em>A quale esponente devo elevare la base per ottenere quel numero&#8221;?</em></p><p>A primo impatto questa frase pu&#242; confondere, ma diventa tutto pi&#249; chiaro confrontando il logaritmo con una potenza corrispondente. </p><p>logb<em>(</em>a<em>) = </em>x &#8594; b^x= a</p><p>Esempio: </p><p>log2(8)=3 perch&#232; 2^3= 8</p><p><em>dove b = 2, a = 8 e x = 3</em></p><p><strong>Condizioni di esistenza</strong></p><p>a &gt; 0</p><p>b &gt; 0 e b diverso da 1</p><p>Da cui nascono due tipi di <strong>funzione logaritmica</strong>: </p><p><strong>crescente</strong> se b&gt;1 </p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!fYy9!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F3d0ebc91-81c2-43e6-a94a-53d28d47c5c6_640x480.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" 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y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p><strong> decrescente </strong>se 0&lt;b&lt;1</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!Qgpj!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc6bb4715-24de-48f1-b02e-892b826c91f8_640x480.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!Qgpj!, /__u/pilloledimatematica.substack.com/w_424, /__u/pilloledimatematica.substack.com/c_limit, /__u/pilloledimatematica.substack.com/f_webp, /__u/pilloledimatematica.substack.com/q_auto:good, /__u/pilloledimatematica.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc6bb4715-24de-48f1-b02e-892b826c91f8_640x480.png 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!Qgpj!, 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stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 24" fill="none" stroke="currentColor" stroke-width="2" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" class="lucide lucide-maximize2 lucide-maximize-2"><polyline points="15 3 21 3 21 9"></polyline><polyline points="9 21 3 21 3 15"></polyline><line x1="21" x2="14" y1="3" y2="10"></line><line x1="3" x2="10" y1="21" y2="14"></line></svg></button></div></div></div></a></figure></div><p><strong>Propriet&#224; fondamentali</strong></p><p>Per ogni base n &gt; 0 e n &#8800; 1<strong>:</strong></p><p>logn(ab) = logn(a) + logn(b)</p><p>logn(a/b) = logn(a) - logn(b)</p><p>logn(a^k) = k(logn(a))</p><p><strong>Logaritmi particolari</strong></p><p>Ci sono due particolari tipi di logaritmi, caratterizzati da una particolare scelta della base: <strong>Il logaritmo naturale e il logaritmo decimale.</strong></p><p>Il logaritmo naturale(ln) prende come base il numero di nepero (<em>e) , </em>una costante di fondamentale importanza in matematica.</p><p>L&#8217;altro &#232; il logaritmo decimale in cui si prende come base 10. Questo logaritmo si rappresenta con log, senza specificarne la base.</p><p>Seguimi per altre curiosit&#224; matematiche! E non esitare a scrivermi per qualsiasi dubbio riguardante i logaritmi, o se c&#8217;&#232; qualche argomento che vorresti trattare nelle prossime pillole.</p>]]></content:encoded></item></channel></rss>