<script data-pm-proxy="intercept"></script><?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Roberto Barzi]]></title><description><![CDATA[Sono un giornalista pubblicista culturale, critico e storico delle arti visive. Sono stato un grapich design e mi sono laureato a Bologna - come studente lavoratore - al D.A.M.S. con 110 su 110 e lode nel 1990. Tutto qui!!!]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!anu5!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7ef04f37-17fc-44ef-9e82-a944a37f63d6_144x144.png</url><title>Roberto Barzi</title><link>https://robertobarzi1.substack.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Fri, 04 Sep 2026 23:33:21 GMT</lastBuildDate><atom:link href="/__u/robertobarzi1.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Roberto Barzi]]></copyright><language><![CDATA[en]]></language><webMaster><![CDATA[robertobarzi1@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[robertobarzi1@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Roberto Barzi]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Roberto Barzi]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[robertobarzi1@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[robertobarzi1@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Roberto Barzi]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Giorgia batte Silvio: 1.413 giorni contro 1.412. E’ record di longevità per il Governo

di Massimo Ferrarini]]></title><description><![CDATA[Giornalismo]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/giorgia-batte-silvio-1413-giorni</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/giorgia-batte-silvio-1413-giorni</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Fri, 04 Sep 2026 18:15:57 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!Cp-v!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa049c841-ce6a-42f1-97a6-9deaa7950710_1024x866.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.glistatigenerali.com/category/attualita/giornalismo/">Giornalismo</a></strong></p><p><em>Come ogni settimana ecco i fatti pi&#249; importanti dei giorni passati</em></p><p><span>4 Settembre 2026</span></p><p>Svizzera, spari a un rave party vicino a Zurigo nel canton Argovia. Una ragazza italiana di 22 anni, Maria Spinelli, residente a Citt&#224; Sant&#8217;Angelo ma originaria di Atri, in Abruzzo, &#232; morta per le ferite riportate. Altre cinque persone &#8211; quattro uomini e una donna, di et&#224; compresa tra i 24 e i 27 anni &#8211; sono rimaste ferite, alcune gravemente. Tra di loro ci sono due italiani: Fabrizio Grande e Lorenzo Lombardo. Entrambi feriti lievemente e gi&#224; dimessi. Non &#232; ancora chiaro chi abbia sparato, quale sia il movente e neppure se ad agire sia stata una sola persona o pi&#249; persone. Non si esclude l&#8217;ipotesi di un attentato terroristico.</p><p>(<a href="https://www.repubblica.it/esteri/2026/08/30/news/svizzera_sparatoria_rave_party_argovia-425554778/">Repubblica</a>)</p><p>L&#8217;Islanda non riprender&#224;, i negoziati di adesione all&#8217;Unione europea. Il No si afferma anche se di misura, la tv pubblica d&#224; il risultato. &#8220;La nazione respinge i negoziati di adesione all&#8217;Ue&#8221;, titola Ruv sul proprio sito. Gli elettori erano chiamati a rispondere al quesito: &#8220;L&#8217;Islanda dovrebbe riaprire i negoziati di adesione con l&#8217;Unione europea?&#8221;. Il referendum ha formalmente valore consultivo, ma il governo della premier socialdemocratica Kristr&#249;n Frostad&#242;ttir si &#232; impegnato a rispettarne l&#8217;esito. Il Paese rester&#224; comunque strettamente legato all&#8217;Unione attraverso lo Spazio economico europeo e l&#8217;area Schengen.</p><p>(<a href="https://www.huffingtonpost.it/esteri/2026/08/30/news/schiaffo_alleuropa_lislanda_dice_no_alladesione_allue-22612749/">Huffpost</a>)</p><p>Il Governo ha deciso di prorogare la sospensione degli Accordi di Schengen con la Spagna, mantenendo cos&#236; i controlli alla frontiera per chiunque arrivi nei porti e aeroporti italiani dal Paese iberico. Anche Madrid ha deciso &#8220;di prolungare per due settimane i controlli frontalieri dei passeggeri che via mare o via aerea accedono al territorio nazionale provenienti dall&#8217;Italia&#8221;. Il Ministro Piantedosi: &#8220;Confido che possa essere l&#8217;ultima proroga perch&#233; significherebbe che, come immaginiamo, si vada verso una normalizzazione della situazione.</p><p>(<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/08/31/sospensione-schengen-italia-spagna-controlli-notizie/8492665/">Il Fatto Quotidiano</a>)</p><p>Al G20 dei ministri delle finanze sconcerto per il ritorno della Russia in carne e ossa. Anton Siluanov, ministro delle Finanze di Mosca, si &#232; presentato a sorpresa ai lavori ed &#232; bastata la sua presenza, la prima fisica dal 2022, per trasformare l&#8217;incontro in un caso politico. La<span> </span>sua presenza ha rappresentato un fatto sufficiente a far scattare la protesta delle delegazioni europee, impegnate da oltre tre anni a evitare qualsiasi segnale che possa somigliare a una normalizzazione dei rapporti con Mosca.</p><p>(<a href="https://www.corriere.it/esteri/26_agosto_31/la-russia-torna-al-g20-l-ira-dell-europa-cc91c251-b832-4393-a50e-587373586xlk.shtml">Corriere della Sera</a>)</p><p>Mario Calabresi &#232; pronto ad annunciare ufficialmente la sua corsa a sindaco di Milano&#8221;. A scriverlo &#232; &#8220;Il Foglio&#8221; secondo cui l&#8217;annuncio potrebbe essere dato &#8220;il prossimo 12 settembre, penultimo giorno della festa dell&#8217;Unit&#224; a Milano, quando l&#8217;ex direttore di Repubblica sar&#224; l&#8217;ospite d&#8217;onore&#8221;. Mercoled&#236; scorso, il giornalista ha detto ufficialmente addio a Chora Media sulle sue pagine social. &#8220;Dopo sei anni e 420 serie podcast lascio Chora. Scrivere questa frase mi fa fatica e molta impressione&#8221;, ha scritto. &#8220;Lascio perch&#233; sento forte il richiamo a percorrere una strada nuova. E&#8217; una candidatura che difficilmente potrebbe essere respinta, anche se la segretaria del PD aveva intenzione di puntare di nuovo su Pierfrancesco Majorino.</p><p>(<a href="https://www.ilgiornale.it/news/interni/mario-calabresi-pronto-a-lasciare-chora-media-per-candidarsi-a-sindaco-di-milano/">IlGiornale</a>)</p><p>Il governo tedesco ha detto di ritenere che la Russia sia responsabile per l&#8217;atto di sabotaggio avvenuto nella notte fra 4 e 5 agosto all&#8217;aeroporto di Lipsia, uno dei pi&#249; importanti centri logistici del paese e usato anche dall&#8217;esercito e dalla NATO. Poco prima della mezzanotte un drone esplosivo era stato trovato su una pista vicino a un aereo cargo dell&#8217;azienda ucraina Antonov Airlines, cosa che aveva portato alla chiusura dell&#8217;aeroporto. La presenza di droni a Lipsia segue una lunga serie di avvistamenti di droni non autorizzati sopra diversi aeroporti europei, che i servizi di intelligence di molti paesi ritengono riconducibili sempre alla Russia.</p><p>(<a href="https://www.ilpost.it/2026/09/01/germania-aeroporto-lipsia-russia/?homepagePosition=13">Ilpost</a>)</p><p>Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la sua legge sul fine vita. Dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, &#232; la quarta Regione italiana e la prima amministrata dal centrodestra a dare il via libera. Il provvedimento, che definisce &#8220;procedure e tempi per l&#8217;assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito&#8221;, &#232; stato approvato con 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari e sviluppa il testo di iniziativa popolare depositato dall&#8217;Associazione Coscioni, impegnata nella campagna per l&#8217;eutanasia e il diritto di morire. Il patriarca di Venezia: &#171;si afferma un modello culturale e un modello di sanit&#224; che possono portare ad una deriva difficilmente controllabile&#187;.</p><p>(<a href="https://www.avvenire.it/vita-e-cura/anche-in-veneto-ora-il-suicidio-assistito-e-legge_112570">Avvenire</a>)</p><p>Legge elettorale: perde quota l&#8217;ipotesi del ballottaggio. A pesare sono i tanti dubbi tecnici ma soprattutto la freddezza di Lega e Forza Italia. Cos&#236;, in vista della battaglia parlamentare, che le opposizioni preannunciano dura, l&#8217;idea sembra tornare nel cassetto anche dopo che Forza Italia &#8211; tentata in un primo tempo di presentare una propria proposta di modifica &#8211; non deposita nessun emendamento a suo nome sul punto. E&#8217; una misura che invece la premier vedrebbe con favore anche in chiave di contributo alla stabilit&#224; e di contenimento dell&#8217;effetto di partiti al di fuori delle coalizioni come, in questo momento, quelli di Vannacci o Calenda.</p><p>(<a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/09/01/legge-elettorale-dubbi-di-fi-e-lega-perde-quota-lipotesi-del-ballottaggio_1b442245-4db8-4516-9c7b-0b566817df2d.html">Ansa</a>)</p><p>La procura militare di Roma ha avviato accertamenti preliminari sulla presenza di appartenenti alle forze armate nella struttura di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci. Nelle carte figurano gi&#224; un militare dell&#8217;areonautica e un carabiniere, ma potrebbero non essere gli unici. Il Sindacato dei militari ha presentato anche un secondo esposto, che sospetta una violazione della legge Scelba sulla ricostituzione del partito fascista. L&#8217;ex generale attacca i &#8220;poteri forti&#8221;. Il Ministro della difesa Crosetto si dice garantista.</p><p>(Repubblica)</p><p>Oggi a Bari la kermesse per il record di longevit&#224; dell&#8217;Esecutivo guidato da Giorgia Meloni &#8211; arrivato a 1.413 giorni, contro i 1.412 del Berlusconi 2. La presidente del Consiglio potrebbe annunciare una nuova misura per famiglie e imprese dalla stessa valenza, anche elettorale, del bonus 80 euro di renziana memoria. Sganciata dalla carta &#8220;Dedicata a te&#8221;, ma mirata e selettiva, capace di alleviare gli italiani e i settori pi&#249; in affanno, dagli autotrasportatori alla filiera agricola, dalla zavorra dei rincari. In un cantiere della legge di bilancio gi&#224; ricco, dove dovrebbero trovare spazio pure l&#8217;allargamento della platea della riduzione dell&#8217;Irpef, la detassazione delle tredicesime, il potenziamento della sicurezza nelle citt&#224;. Tutto confidando nell&#8217;uscita dalla procedura Ue per deficit eccessivo.</p><p>(<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/meloni-bari-festa-record-cantiere-bonus-famiglie-e-imprese-AJW3lg2">IlSole24Ore</a>)</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!Cp-v!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa049c841-ce6a-42f1-97a6-9deaa7950710_1024x866.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!Cp-v!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, 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Tebano]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/cose-il-femminismo-spiegato-da-gloria</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/cose-il-femminismo-spiegato-da-gloria</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Fri, 04 Sep 2026 18:08:57 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!anu5!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7ef04f37-17fc-44ef-9e82-a944a37f63d6_144x144.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!Wsu-!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc38f5c41-848b-4d63-a5a5-c31587fa544a_64x64.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source 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Si chiamavano semplicemente vita</em>&#187;</p><p>&#171;<em>Mi sento orgogliosa e mi sento furiosa. Stiamo ancora affrontando gli stessi problemi</em>&#187;<br><strong><br>Gloria Steinem (1934-2026)</strong></p><p>&#200; difficile sopravvalutare quanto <strong>Gloria Steinem </strong>si identifichi con il <strong>femminismo americano</strong>. La giornalista e attivista, morta a 92 anni, in questi giorni viene (giustamente) onorata e celebrata come la personificazione del movimento delle donne negli Stati Uniti. Ma intanto <strong>gli stessi Stati Uniti hanno messo in discussione l&#8217;eredit&#224; centrale di quel movimento</strong>, la battaglia che aveva spinto Steinem a diventare femminista: il <strong>diritto all&#8217;aborto</strong>. &#200; un paradosso che sa quasi di beffa.</p><p>Steinem ha raccontato di aver iniziato la sua militanza femminista nel 1969 dopo aver sentito un gruppo di donne raccontare i loro <strong>aborti clandestini</strong>. Pochi anni dopo, nel 1973, grazie alle loro lotte, la Corte Suprema riconosceva il diritto delle donne a interrompere (entro certi limiti) una gravidanza non voluta. Su quel diritto, dopo mezzo secolo, la Corte Suprema degli Stati Uniti &#232; tornata indietro, al termine di una lunga vertenza giudiziaria portata avanti dai repubblicani e da altri gruppi conservatori e fondamentalisti cristiani da sempre contrari all&#8217;aborto. <strong>Ora la maggior parte delle americane vive in Stati che vietano del tutto l&#8217;aborto o lo permettono solo in casi molto limitati</strong>. Per dirla con Gloria Steinem: &#171;<em>Stiamo ancora affrontando gli stessi problemi</em>&#187;.</p><p>Steinem era una maestra degli aforismi fulminanti, &#232; stato uno dei motivi del suo successo. E non si pu&#242; che pensare a un&#8217;altra sua frase rimasta celebre: &#171;<em>La verit&#224; vi render&#224; liberi, <strong>ma prima vi far&#224; incazzare</strong></em>&#187;. La verit&#224; &#232; che Steinem lascia un&#8217;eredit&#224; molto impegnativa, nel senso che richiede ancora molto impegno.</p><p>Se, con le sue lunghe m&#232;ches bionde e i grandi occhiali da aviatore, &#232; diventata il volto del femminismo, &#232; anche perch&#233; <strong>sapeva usare il linguaggio del patriarcato per scardinarlo</strong>. Attraente, glamour &#8212; le sue relazioni con uomini potenti sono state spesso oggetto di gossip &#8212;, fortemente mediatica e capace di muoversi con altrettanta scaltrezza tra i collettivi dei lavoratori migranti e gli ambienti mondani, <strong>era la negazione vivente degli stereotipi sulle femministe arrabbiate perch&#233; brutte</strong> (vi ricorda qualcosa?) e un piacere da ascoltare. &#171;&#200; una scrittrice di cui si scrive quasi tanto quanto lei stessa scrive. &#200; bella quanto le &#8220;Beautiful People&#8221; di cui racconta. &#200; un nome tra quelli citati dai &#8220;name dropper&#8221; (coloro a cui piace far sapere che conoscono persone importanti, <em>ndr</em>). Ed &#232; la risposta di ogni ragazza alla domanda se Cenerentola possa mai trovare successo e felicit&#224; nella grande citt&#224;&#187;, scriveva di lei nel 1970 l&#8217;agenzia Ap.</p><p>Lei ha sempre usato con consapevolezza <strong>questa sua capacit&#224; di rompere il muro di silenzio del patriarcato per fare uscire altre voci femminili</strong>. E, almeno agli inizi, si faceva sempre accompagnare da altre militanti che non avrebbero trovato altrettanti microfoni pronti ad ascoltarle, come <strong>Dorothy Pitman Hughes, attivista nera e proletaria</strong>. Solo pi&#249; tardi, quando la sua figura &#232; diventata in qualche modo istituzionale, Steinem &#232; stata accusata di non dare abbastanza spazio alle istanze degli altri femminismi, a cominciare da quello delle donne nere.</p><p>Perch&#233; siamo abituati a parlare del femminismo, ma in realt&#224; <strong>ci sono molti femminismi</strong>, perch&#233; molteplici (e a volte anche contraddittorie) sono le rivendicazioni delle donne e i modi in cui le portano avanti. La definizione che Steinem ne d&#224; in un articolo <a href="https://links.newsletter.rcsmediagroup.it/z/wz2ftb9603br04?uid=e1a565f6-2270-482c-846b-47f920ca07fa&amp;txnid=06b3cb31-5410-4392-b664-7a1be6ff002a&amp;mid=7df9aa4a-3c99-4a4f-8655-08d3f394ddb4&amp;utid=e1a565f6-2270-482c-846b-47f920ca07fa-Newsletter_COR_PRIMAORA&amp;bsft_aaid=72bb9dec-3452-4075-a63c-0f8d60246a1e&amp;bsft_ek=2026-09-04T17%3A26%3A12Z&amp;bsft_mime_type=html&amp;bsft_tv=1240&amp;bsft_lx=11">affidato al New Yorker</a> e destinato a essere pubblicato postumo (Steinem, da grande maestra dei media, lo ha fatto anche con il New York Times, curando il modo in cui voleva essere ricordata) &#232; per&#242; ancora potente e preziosa.</p><p>&#171;Per me, dire che sono una femminista ha sempre significato <strong>credere nell&#8217;uguaglianza sociale, economica e politica di tutti gli uomini e le donne di ogni razza e gruppo</strong>. So che sembra troppo semplice per aver bisogno di una parola, ma <strong>l&#8217;uguaglianza &#232; ancora l&#8217;eccezione, non la regola</strong>&#187; scrive nel suo intervento &#171;finale&#187;. &#171;Per alcuni, rimane un mistero il motivo per cui le donne abbiano bisogno di un movimento per distinguere i nostri sforzi verso l&#8217;uguaglianza. Per me sembra piuttosto ovvio. Tanto per cominciare, <strong>le donne svolgono la maggior parte del lavoro nel mondo, se si considerano sia il lavoro retribuito che quello non retribuito, eppure ricevono solo circa un terzo del reddito da lavoro totale a livello globale</strong> e possiedono meno del venti per cento della terra in tutto il mondo. Le donne sono anche molto pi&#249; soggette degli uomini all&#8217;analfabetismo, alla fame, a diventare vittime della tratta di esseri umani o a essere uccise da un membro della famiglia. Inoltre, a differenza della maggior parte delle nazioni democratiche, gli Stati Uniti non hanno mai avuto una donna come capo di Stato&#187;.</p><p>Quando Steinem era giovane, le possibilit&#224; per le donne erano ancora meno. Il suo femminismo &#232; nato da <strong>un istintivo, e inizialmente inconsapevole, rifiuto delle limitazioni basate sul genere</strong>. &#200; il motivo per cui, alle soglie del matrimonio, decise di restituire l&#8217;anello al fidanzato (lasciandolo sotto il cuscino e &#8220;fuggendo&#8221;). &#171;Non mi consideravo una ribelle. Ma l&#8217;unica cosa che sapevo era che <strong>negli anni 50 il matrimonio ci veniva presentato come l&#8217;unico strumento in grado di cambiarti la vita</strong>. Che una volta sposata, contavano solo la carriera di tuo marito e i bisogni dei tuoi figli. E se ci credi davvero con tutto il cuore, &#232; come la morte, capisci? &#200; l&#8217;ultimo cambiamento che puoi mai fare. Quindi, davo per scontato che mi sarei sposata, avrei avuto figli e avrei seguito lo schema che vedevo come l&#8217;unico possibile. Ma in realt&#224; stavo solo rimandando&#187; ha raccontato in una videointervista rilasciata al New York Times nel 2008 e pubblicata anch&#8217;essa postuma.</p><p>La consapevolezza &#232; arrivata dopo. Negli ultimi anni Steinem era molto determinata nel voler ricordare quanto e quali cambiamenti le donne erano riuscite a conquistare. Nella stessa intervista ha spiegato di <strong>essersi sposata nel 2000 con David Bale </strong>(attivista nato in Sudafrica e <strong>padre dell&#8217;attore Christian Bale</strong>) perch&#233; nel frattempo le femministe erano riuscite a cambiare l&#8217;istituzione del matrimonio. &#171;<strong>Se mi fossi sposata allora, e per molti anni a seguire, avrei rinunciato alla maggior parte dei miei diritti civili</strong>. Il mio cognome: avrei dovuto andare in tribunale per riaverlo. La mia valutazione creditizia. Il mio domicilio legale. Ma quando avevo 66 anni, avevamo trascorso 30 anni a cambiare le leggi. Quindi, in realt&#224;, <strong>ora &#232; possibile contrarre un matrimonio paritario</strong>&#187;. Adesso sembra scontato, ma prima di Steinem e compagne non lo era per niente. E per altri aspetti non lo &#232; ancora. &#171;<strong>&#200; tutta un&#8217;altra storia quando arrivano i figli, perch&#233; in quel caso la situazione &#232; ancora molto spesso diseguale, per usare un eufemismo</strong>: le donne si prendono cura dei neonati e dei bambini piccoli molto pi&#249; degli uomini. Ma dal punto di vista legale, &#232; molto pi&#249; paritario&#187; diceva Steinem nella stessa intervista.</p><p>L&#8217;idea che le donne non potessero raggiungere la parit&#224; <strong>senza la possibilit&#224; di decidere se o quando avere figli</strong> era centrale nel movimento femminista della fine degli anni 60. Anche questa possibilit&#224; di scelta ora ci sembra scontata. Ma che come dimostra la sentenza della Corte Suprema americana non lo &#232; pi&#249;.</p><p><strong>Molti gruppi conservatori che hanno sostenuto l&#8217;ascesa di Donald Trump sono tornati a indicare il ruolo di moglie e madre come quello prioritario per le donne</strong>. &#171;Il femminismo ha reso un grave disservizio alle donne, e per estensione agli uomini, promuovendo l&#8217;idea che il matrimonio e la famiglia siano obiettivi di secondaria importanza e debbano essere messi in secondo piano&#187;, ha affermato Delano Squires della Heritage Foundation, l&#8217;organizzazione che ha elaborato il <strong>Project 2025</strong>, ovvero il programma per la presa del potere seguito da Trump. Steinem, che non ha avuto figli, non &#232; peraltro mai stata contraria al fatto che le donne abbiano figli, <strong>ma ha sempre sostenuto che deve essere una scelta, non un &#8220;destino&#8221; o un&#8217;imposizione</strong>.</p><p>Intanto il segretario alla Difesa <strong>Pete Hegseth</strong>, oltre a <strong>licenziare le donne ai vertici delle forze armate solo perch&#233; sono donne</strong>, ha ripubblicato un video su una chiesa nazionalista cristiana in cui vari pastori affermavano che <strong>alle donne non dovrebbe pi&#249; essere permesso di votare</strong>. Una tesi che solo fino a qualche anno fa sarebbe stata impensabile.</p><p>Il modo migliore per onorare Steinem, al di l&#224; delle celebrazioni, &#232; portare avanti le sue lotte. Sono tutt&#8217;altro che compiute.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[“La ragione è bastarda” di Andrea Zoppolato: un intrigante e suggestivo romanzo storico-politico-esistenziale ambientato nella tumultuosa e inquieta Roma anni 70’]]></title><description><![CDATA[Giornale d&#8217;italia]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/la-ragione-e-bastarda-di-andrea-zoppolato</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/la-ragione-e-bastarda-di-andrea-zoppolato</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Fri, 04 Sep 2026 16:39:35 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!8bVe!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F101dcc22-8a6b-44b7-9566-e9c6e325ce72_640x988.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<ul><li><p><a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/sezioni/6134/giornale-d-italia">Giornale d&#8217;italia</a></p></li><li><p><a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/sezioni/1048/cultura">Cultura</a></p><p></p></li></ul><p>il primo romanzo storico del giornalista, manager e scrittore milanese che ci affascina con una narrazione che unisce interiorit&#224; a socialit&#224; tra musica, ideali ed esoterismo</p><p><em><span>di </span><a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/autore/giacomomaria-prati-1043/">Giacomo Maria Prati</a></em></p><p>01 Settembre 2026</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!8bVe!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F101dcc22-8a6b-44b7-9566-e9c6e325ce72_640x988.webp" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!8bVe!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F101dcc22-8a6b-44b7-9566-e9c6e325ce72_640x988.webp 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!8bVe!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F101dcc22-8a6b-44b7-9566-e9c6e325ce72_640x988.webp 848w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!8bVe!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_1272, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F101dcc22-8a6b-44b7-9566-e9c6e325ce72_640x988.webp 1272w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!8bVe!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_1456, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F101dcc22-8a6b-44b7-9566-e9c6e325ce72_640x988.webp 1456w" sizes="100vw"><img src="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!8bVe!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F101dcc22-8a6b-44b7-9566-e9c6e325ce72_640x988.webp" width="640" height="988" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/101dcc22-8a6b-44b7-9566-e9c6e325ce72_640x988.webp&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:988,&quot;width&quot;:640,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;\&quot;La ragione &#232; 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laureato in Economia in Bocconi e in Psicologia presso l&#8217;Universit&#224; Statale di San Pietroburgo. Ha trascorso alcuni anni all&#8217;estero maturando diverse esperienze professionali, soprattutto in Germania, ed &#232; tornato stabilmente a Milano nel 2010, pur mantenendo relazioni in vari paesi. Ha insegnato a Riga in un programma della UE, e tenuto lezioni presso le universit&#224; di Bristol, Copenhagen (CBS) ed Edimburgo. Ha fondato ed &#232; amministratore di Ubivis srl, societ&#224; che gestisce la piattaforma di marketing internazionale N&#232;o. &#200; tra i fondatori e presidente, dell&#8217;associazione Vivaio, insignita dell&#8217;Ambrogino d&#8217;oro, da cui scaturisce il progetto &#8220;Milano Citt&#224; Stato&#8221; da lui curato insieme con il circuito &#8220;Fermento&#8221;. Ha vinto i primi premi di narrativa inendita Jean Monnet, Cesare Pavese e Histonium. Questo &#232; il suo primo romanzo, che ha scritto con il supporto di Andrea Littera.</p><p style="text-align: justify;"><em>Caro Andrea, sto leggendo il suo affascinante romanzo storico. Ammiro il tuo linguaggio, fondamentale per il romanzo e il tuo &#232; un vero romanzo, gi&#224; a partire appunto dall&#8217;invenzione di una &#8220;lingua totale&#8221;. Come sei riuscito a creare un senso e un&#8217;atmosfera di immedesimazione gi&#224; dai primi minuti di lettura? Eppure negli anni 70 eri bambino&#8230;</em></p><p style="text-align: justify;">Il fascino dei romanzi storici sta proprio nel rappresentare epoche che non si sono vissute direttamente. Ho scelto gli anni Settanta perch&#233; li considero un periodo nebbioso che finora &#232; stato raro veder messo in scena in modo autentico e privo di strumentalizzazioni. Per descriverlo nel modo pi&#249; autentico possibile mi sono avvalso di numerose testimonianze sulla vita quotidiana di chi, a quei tempi, aveva l&#8217;et&#224; del protagonista.</p><p style="text-align: justify;"><em>Il tuo linguaggio ci fa sentire il calore, i suoni e quasi i profumi della Roma grandiosa degli anni 70. Un altro aspetto importante &#232; la tua immedesimazione interiore: ci racconti i moti del pensiero e dell&#8217;animo di tutti i personaggi, anche dei pi&#249; controversi. Che giovent&#249; era quella della destra radicale romana anni 70?</em></p><p style="text-align: justify;">Nei racconti di chi ha vissuto, in modi diversi, la destra radicale di quegli anni mi hanno colpito soprattutto tre aspetti. Il primo &#232; la sorprendente vicinanza negli interessi, nelle passioni e nel modo di vivere tra ragazzi che poi si combattevano per strada: i &#8220;fascisti&#8221; e i &#8220;comunisti&#8221;, come venivano etichettati gli appartenenti ai due schieramenti. Il secondo &#232; la visceralit&#224; con cui quei ragazzi vivevano ogni dimensione dell&#8217;esistenza: la musica, lo sport, i giochi, l&#8217;amicizia e, naturalmente, la politica. Il terzo &#232; il contrasto psico-emotivo di ragazzi che sulle strade rischiavano la vita, ma che poi in classe tremavano per un&#8217;interrogazione di matematica o quando approcciavano una ragazza.</p><p style="text-align: justify;"><em>Sogni, ideali, passioni ma anche cultura ed esoterismo. Ce ne accenni?</em></p><p style="text-align: justify;">Si &#232; parlato molto del desiderio di cambiare il mondo di chi, in quegli anni, lottava a sinistra. Sulla destra, invece, &#232; come se ci fosse un buco nero. Approfondendo la ricerca senza pregiudizi ideologici o di perbenismo, ho scoperto che anche a destra si sognava un mondo diverso, senza macchia, fondato su un&#8217;idea di elevazione dell&#8217;umano. Non solo: come a sinistra, anche a destra l&#8217;azione si accompagnava a un intenso studio. Con una differenza importante: in quell&#8217;ambiente avevano un peso fondamentale componenti esoteriche e spirituali per certi aspetti ricche di fascino.</p><p style="text-align: justify;"><em>Ogni capitolo &#232; una canzone o una suggestione ampia e potente. Come hai strutturato questo ritmo?</em></p><p style="text-align: justify;">Non si pu&#242; parlare dei ragazzi degli anni Settanta senza mettere la musica in primo piano. In quel periodo la musica era un potentissimo fattore identitario. Anche in questo caso si &#232; parlato molto dei riferimenti musicali di chi &#8220;combatteva&#8221; a sinistra, ma molto poco di chi stava dalla parte opposta. In realt&#224;, spesso i gusti erano sorprendentemente simili. Ho scoperto per&#242; una differenza curiosa: a destra si tendeva a rifiutare la musica proveniente dagli Stati Uniti, mentre ci si abbeverava soprattutto alla musica inglese, dai Genesis a Bowie, dai King Crimson ai Pink Floyd. Pi&#249; marginale era la musica italiana, anche perch&#233; in quegli anni era quasi tutta schierata a sinistra. Ogni capitolo del romanzo porta quindi il titolo di una canzone che sintetizza le vicende in esso contenute.</p><p style="text-align: justify;"><em>Questo romanzo &#232; un viaggio ma non mi sembra nostalgico, anzi lo sento molto attuale, quasi futuribile. Come &#232; possibile?</em></p><p style="text-align: justify;">Il romanzo &#232; figlio del mio percorso di studi nella Psicologia Ontologica. Perch&#233; ognuno di noi possa crescere come individuo deve saper fare luce, in modo onesto e anche brutale, su ogni aspetto del suo inconscio che si forma nei primi anni della vita.</p><p style="text-align: justify;">Per costruire un futuro autentico bisogna illuminare le proprie ombre, evitando ogni rimozione. Credo che sul nostro presente e, soprattutto, sul nostro futuro incomba una grave rimozione collettiva: non si ha il coraggio di guardare con onest&#224; agli anni Settanta e ad altre zone buie della nostra storia. In<em> La Ragione &#232; Bastarda</em> ho voluto cos&#236; rappresentare quel periodo senza rimozioni e descrivere la sfida alla crescita del protagonista che va oltre il contesto storico: &#232; un richiamo ontico che riguarda ogni essere umano, dalle origini fino ai nostri giorni.</p><p style="text-align: justify;"><em>Oggi abbiamo perso questa potente capacit&#224; di sognare?</em></p><p style="text-align: justify;">Nel mondo di allora il sogno e la fantasia erano una dimensione potente nella vita di tutti i giorni. Anche perch&#233; c&#8217;erano infiniti tempi vuoti. Gli stimoli bisognava andarseli a cercare. Oggi viviamo un&#8217;epoca per certi aspetti nella situazione opposta: siamo costantemente bombardati dagli stimoli e la pi&#249; grande conquista soprattutto per un ragazzo &#232; di riuscire a crearsi dei tempi vuoti. Un&#8217;impresa titanica. Ma questa &#232; soltanto la dimensione sociale, alla luce del giorno. Se invece parliamo della dimensione onirica, nella notte, credo che oggi il sogno sia diventato ancora pi&#249; importante.</p><p style="text-align: justify;"><em>E&#8217;il sogno che ci permette di attraversare i tempi e le dimensioni esistenziali?</em></p><p style="text-align: justify;">Una delle grandi carenze dell&#8217;epoca moderna &#232; la scarsa importanza attribuita ai sogni. Per gli antichi il sogno era il modo con cui le divinit&#224; si mettevano in contatto con l&#8217;essere umano. Intendendo spesso per divinit&#224; qualcosa che &#232; al nostro interno, ma che la luce del giorno mette a tacere. Tutti i grandi pensatori, come Platone, Cicerone o Zoroastro, solo per citarne alcuni, davano enorme importanza ai sogni notturni. Oggi, invece, la dimensione onirica resta confinata nella periferia dell&#8217;esistenza. Quando invece rappresenta la chiave di volta per ogni nostro problema esistenziale e ontologico.</p><p style="text-align: justify;">Grazie Andrea per averci accompagnato in questo &#8220;viaggio dentro il viaggio&#8221;.</p><p style="text-align: justify;"><a href="https://www.amazon.it/ragione-bastarda-Andrea-Zoppolato/dp/8894675416">https://www.amazon.it/ragione-bastarda-Andrea-Zoppolato/dp/8894675416</a></p><p><a href="http://www.xn--milanocittstato-gjb.it/">www.milanocitt&#224;stato.it</a></p><p><a href="http://www.fermento.online/">www.fermento.online</a></p><p><strong>Il Giornale d&#8217;Italia</strong> &#232; anche su <strong>Whatsapp</strong>. <strong><a href="https://www.whatsapp.com/channel/0029Va88KqZ8F2pNAf08MZ07">Clicca qui</a> </strong>per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.</p><p><strong>Tags:</strong></p><p><a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/tag/romanzo/1">romanzo</a> , <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/tag/Roma/1">Roma</a> , <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/tag/Andrea-Zoppolato/1">Andrea Zoppolato</a> , <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/tag/anni-70/1">anni 70</a> , <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/tag/terrorismo/1">terrorismo</a> , <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/tag/violenza/1">violenza</a> , <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/tag/poesia/1">poesia</a> , <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/tag/sentimenti/1">sentimenti</a> , <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/tag/esoterismo/1">esoterismo</a> , <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/tag/libro/1">libro</a> , <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/tag/studio/1">studio</a> , <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/tag/ricerca/1">ricerca</a></p><p><a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/news/cronaca/676872/bibbiano-selvaggia-lucarelli-condannata-per-diffamazione-risarcimento-di-25-mila-per-gratuito-attacco-morale-a-psicologo-claudio-foti.html?obOrigUrl=true"><span>Bibbiano, Selvaggia Lucarelli condannata per diffamazione, risarcimento di 25 mila &#8364; per &#8220;gratuito attacco morale&#8221; a psicologo Claudio Foti</span></a></p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[“Giornale d'italia”]]></title><description><![CDATA[Cultura Marcello Veneziani pone interrogativi in "Nietzsche e Marx si davano la mano", il suo ultimo libro sui due grandi pensatori]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/giornale-ditalia</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/giornale-ditalia</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Fri, 04 Sep 2026 16:31:28 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!5VpU!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff0ea308c-9faa-4a83-93d7-cc5788acd473_640x360.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><strong>Scrive il saggista &#8220;quel titolo vuol restituire vita e umanit&#224; ai due autori e invita i lettori di sponde rivali, se esistono ancora quelle sponde, a riconoscersi reciprocamente, a parlarsi e confrontarsi&#8221;</strong></p><p><em><strong><span>di </span><a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/autore/davide-tedeschini-336/">Davide Tedeschini</a></strong></em></p><p><strong>03 Agosto 2026</strong></p><p><span>Il saggio di</span><strong><span> Marcello Veneziani</span></strong><span> su </span><strong><span>Karl Marx</span></strong><span> (Treviri, 1818 &#8211; Londra, 1883) e </span><strong><span>Friedrich Nietzsche</span></strong><span> (Rochen, 1844 &#8211; Weimar, 1900) </span><em><strong><span>&#8216;Nietzsche e Marx si davano la mano sott. Vita intrecci e pensiero dei due profeti che sconvolsero il mondo&#8217;</span></strong></em><span> (Marsilio, 2026), si presenta come una diagnosi accurata di una dicotomia mitica della modernit&#224; e del nostro presente.</span></p><p><span>Di sfumatura freudiana in primis, poi quasi popperiano nella divisione tra idealismo e pragmatismo, questo libro ha un incipit surreale: &#8220;Di quell&#8217;incontro tra Marx e Nietzsche non restarono tracce da nessuna parte e questa &#232; l&#8217;unica testimonianza che lo racconta&#8221;.</span></p><p><span>A chi si &#232; occupato un po&#8217; di cultura e cultura politica, filosofia, linguaggio, giunge scontata, quasi ovvia, la dicotomia &#8212; nata a cavallo tra le due guerre e resa paradigmatica nel Dopoguerra &#8212; di due opposti mondi e poli magnetici, dei quali i due sarebbero identificati come ispiratori. Un&#8217;ambivalenza in primis, non esattamente vissuta tra i banchi parlamentari, n&#233; all&#8217;universit&#224;, ma in un immaginario bar di Nizza, anche se &#8220;L&#8217;habitat ideale di Marx rest&#242; la citt&#224; &#8211; Bonn, Londra, Parigi, Bruxelles, il sogno di New York &#8211; il suo orizzonte &#232; la fabbrica, le masse brulicanti, le lotte, le periferie, i sobborghi, Manchester, le citt&#224; industriali. Invece l&#8217;habitat ideale di Nietzsche &#232; la natura, tra l&#8217;alta montagna e il mare, i laghi, le passeggiate, il sole, le piccole cittadine; anche se non mancher&#224; nei suoi pellegrinaggi la ricerca della citt&#224; pi&#249; vivibile per lui, che alla fine sar&#224; Torino, dove avvenne il tragico epilogo&#8221;. Il Manifesto del Partito Comunista fu scritto da Marx ed Engels nel 1848 e il primo volume de Il Capitale di Marx usc&#236; nel 1867, mentre le opere di Friedrich Nietzsche &#8212; nato nel 1844 e quindi di 26 anni pi&#249; giovane di Marx &#8212; videro la luce rispettivamente nel 1872 con &#8216;La nascita della tragedia&#8217;, nel 1882 &#8216;La gaia scienza&#8217;, tra il 1883 e il 1885 &#8216;Cos&#236; parl&#242; Zarathustra&#8217;, e nel 1888, &#8216;L&#8217;Anticristo&#8217;, poi pubblicato nel 1895.</span></p><p><span>Attorno a loro si muovono i fantasmi degli scrittori Tolstoj (1828 &#8211; 1910) e Dostoevskij (1821 &#8211; 1881). Gli psicologi Freud (1856 &#8211; 1939) e Jung (1875 &#8211; 1961); i due vengono anticipati da Hegel (1770 &#8211; 1831), Feuerbach (1804 &#8211; 1872), Schopenhauer (1788 &#8211; 1860). Riletti successivamente da Luk&#225;cs (1885 &#8211; 1971), Heidegger (1889 &#8211; 1976) e da molti altri, marxisti e liberi pensatori. Il contesto culturale li accomuna pi&#249; di quanto si pensi. Kierkegaard (1813 &#8211; 1855), Herbert Marcuse (1898 &#8211; 1979), James Hillman (1926 &#8211; 2011), Rudolf Steiner (1861 - 1925), George Bataille (1897&#8211;1962), sono solo alcuni nomi di quei filosofi che hanno fornito risposte alternative al medesimo processo di secolarizzazione.</span></p><p><span>Se Marx ha avuto un successo continuo, dell&#8217;altro, scrive Veneziani che nel Dopoguerra &#8221;&#200; un Nietzsche in versione multipla parigina, scoperto da Deleuze e Guattari, da Derrida a Foucault fino a Debord, e prima ancora da Bataille. Un Nietzsche fluido e magmatico, situazionista e surrealista, decostruzionista, gaio e creativo, libertario e fumante, padre o patrigno delle avanguardie, adatto a una rivoluzione estetica ed egocentrica, soggettiva, animalista, ecologista&#8221;. L&#8217;intuizione di fondo di Veneziani conserva una sua profonda fondatezza nel rilevare che &#8220;Forse sarebbe stata un&#8217;ulteriore sciagura per l&#8217;umanit&#224; se Marx e Nietzsche avessero stretto un&#8217;alleanza; ma ne avremmo evitate altre se si fossero stretti la mano in segno di reciproco riconoscimento e vicendevole rispetto. S&#236;, &#232; difficile immaginare un&#8217;amicizia tra Marx e Nietzsche, e non tanto per le loro idee, quanto per le loro sensibilit&#224; e i loro temperamenti, cos&#236; lontani, cos&#236; diversi&#8221;.</span></p><p><span>Il concetto di &#8216;storia&#8217;, cos&#236; opposto in entrambi, &#232; la maggior differenza tra i due, ma nel testo l&#8217;autore ne cerca molte e di inedite. Non a caso il suo compagno &#8220;Engels associa la fine del Medioevo e l&#8217;inizio del capitalismo moderno a &#171;una figura gigantesca, colossale&#187;: Dante Alighieri, &#171;l&#8217;ultimo poeta del Medioevo e il primo poeta moderno&#187;, e conclude auspicando che dall&#8217;Italia nasca un nuovo Dante per segnare l&#8217;avvento dell&#8217;era proletaria. Ma un Dante poeta del comunismo poi non venne&#8221;, anche se la figura di Antonio Gramsci (1891&#8211;1937) tent&#242; di rielaborare tale eredit&#224;. Siamo ormai in politica. Analizzando le ricadute ideologiche delle due filosofie, Veneziani ricorda come &#171;Di questa diade ne fece uso Antonio Gramsci in uno scontro parlamentare con Mussolini, distinguendo tra violenze e dittature progressive e regressive. Le prime, benefiche, sono un mezzo inevitabile per realizzare il socialismo; le altre, malefiche, instaurano il male. In base a quella pregiudiziale progressiva ogni regime comunista pratica il male in vista del bene, un male a fin di bene; emancipa i popoli, il proletariato e genera un mondo migliore e una societ&#224; pi&#249; giusta: il fine giustifica i mezzi&#8221;, mentre sul versante opposto si chiede &#8220;Qual &#232; in sintesi l&#8217;influenza esercitata da Nietzsche sul fascismo e poi sul nazismo? Da un verso la volont&#224; di potenza, che accomuna per&#242; il fascismo alle maggiori esperienze del Novecento e della modernit&#224;; dall&#8217;altro verso &#232; la reazione vitalista alla decadenza dei popoli e della civilt&#224;; questo &#232; il tratto specifico del fascismo. Per il resto era estraneo a Nietzsche tutto l&#8217;apparato ideologico del fascismo: il culto dello Stato, della nazione, della romanit&#224;, del Risorgimento, il populismo sociale plebiscitario e la mobilitazione delle masse&#8221;.</span></p><p><span>L&#8217;intreccio si complica ulteriormente quando la riflessione si sposta sulla psicoanalisi e la critica sociale, ricordando che &#8220;La lettura di Nietzsche &#232; spesso combinata a quella di Marx e di Darwin; poi qualcuno sostituir&#224; Darwin con Freud e battezzer&#224; il trio &#171;i maestri del sospetto&#187; (Ricoeur, n.d.r.). L&#8217;anno in cui muore Nietzsche, il 1900, esce &#8216;L&#8217;interpretazione dei sogni&#8217; di Freud. Con la psicanalisi si apre un altro terreno di incontro e di scontro. Con il passare del tempo Marx sar&#224; spesso accostato a Freud, anche se le indagini psicanalitiche di Freud sembrano restare pi&#249; nei paraggi della psicologia nietzschiana. Nietzsche e Freud ebbero un&#8217;amicizia in comune: Lou Salom&#233;. A sua volta Nietzsche viene scoperto da Carl Gustav Jung, allievo di Burckhardt. In questo scenario, &#8220;Jung dedic&#242; un importante commento allo Zarathustra nietzschiano (fu il suo testo pi&#249; lungo), frutto di laboriosi seminari a Zurigo, ed elaborer&#224; la mitologia anche nel solco delle suggestioni nietzschiane. [...] Marx verr&#224; poi associato a Freud (Wilhelm Reich sar&#224; il principale sensale del loro incontro ed Herbert Marcuse l&#8217;ideologo marx-freudiano); Nietzsche invece &#232; pi&#249; congeniale a Jung e ai suoi continuatori, come James Hillman: li accomuna una chiave arcana e regina, il senso del destino e il sentore degli dei ancora vaganti&#8221; scrive Veneziani.</span></p><p><span>Ma se aggiungiamo che da un lato l&#8217;accostamento tra Marx e Freud, nato negli anni Venti, in virt&#249; del loro comune approccio demistificante e materialista, viene accantonato nel corso degli anni di fronte al profondo pessimismo sociale di Freud (che in opere come &#8216;Il disagio della civilt&#224;&#8217; del 1930 si dimostra quanto mai lontano dal messianismo rivoluzionario marxiano), &#232; soprattutto il legame tra Nietzsche e Jung a rivelare la novit&#224; pi&#249; evidente.</span></p><p><span>La psicologia dell&#8217;inconscio collettivo e degli archetipi, &#232; in antitesi con l&#8217;individualismo radicale e dell&#8217;emancipazione da ogni struttura comunitaria, pertanto, l&#8217;idea di accostare l&#8217;aristocratica solitudine nietzschiana a una dimensione collettiva o archetipica sembrerebbe filosoficamente azzardata, ma non del tutto assurda, in quanto li accomuna la necessit&#224; di superare la rigidit&#225; freudiana, una necessit&#225; molto attuale. Jung, in effetti, prende distanze da Freud a partire da una critica del processo di associazionismo verbale (immagini-parole), che per Jung ha un valore diverso, cos&#236; come le immagini tipiche, che non permetterebbero allo psicanalista austriaco altra interpretazione fuorch&#233; quella patologica (cos&#236; come fece con il Surrealismo e Breton).</span></p><p><span>Veneziani conclude citando Umberto Eco (1932 &#8211; 2016) &#8220;Se esiste l&#8217;Ur-fascismo, cio&#232; un fascismo perenne, come sostenne Umberto Eco, pu&#242; esistere pure l&#8217;Ur-comunismo o l&#8217;Ur-marxismo. Mutano le forme, i contesti, perfino i colori: il rosso si fa nero, nella pelle dei popoli, e fucsia nel movimento gender e poi verde, tra islamici ed ecologisti. Chi crede ai fantasmi non si limiti a vedere i fantasmi neri; ci sono pure i fantasmi rossi&#8221;, convertiti in un &#8216;progressismo atlantico&#8217; e fluido che va &#8220;da Lenin a Lennon, nella versione utopica di Imagine, la canzone manifesto del globalismo umanitario, senza confini e senza religioni&#8221; e alla filosofia Woke, mentre il nietzschianesimo si ritrova ribaltato in un nichilismo stanco e disilluso, quasi a comporre opere rovesciate come, &#8216;La triste scienza&#8217; o &#8216;La volont&#224; impotente&#8217; anzich&#233; la &#8216;Volont&#224; di potenza&#8217; o &#8216;la Gaia scienza&#8217;.</span></p><p><span>La riscoperta di Marx e l&#8217;aura mitica di Nietzsche ci dimostrano che, sebbene fosse impossibile un loro abbraccio reale, la storia successiva &#232; stata il frutto ibrido di questo continuo scontro tra due giganti del pensiero, affrontata in modo veloce e con molto interrogativi necessari da parte di Marcello Veneziani.</span></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!5VpU!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff0ea308c-9faa-4a83-93d7-cc5788acd473_640x360.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!5VpU!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff0ea308c-9faa-4a83-93d7-cc5788acd473_640x360.jpeg 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!5VpU!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, 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Piero Chiara, il reazionario della bellezza]]></title><description><![CDATA[Roman Beat Generation]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/osservare-pensare-amare-piero-chiara</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/osservare-pensare-amare-piero-chiara</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Fri, 04 Sep 2026 15:59:32 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!NXrm!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdc043c90-85b6-405c-ad15-dcd5975e7b07_932x1080.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<h1 style="text-align: center;"></h1><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" 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Ritsos</a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!NXrm!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdc043c90-85b6-405c-ad15-dcd5975e7b07_932x1080.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!NXrm!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fdc043c90-85b6-405c-ad15-dcd5975e7b07_932x1080.png 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!NXrm!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, 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style="text-align: center;"><strong><a href="https://www.pangea.news/prodotto/roman-beat-generation/">Roman Beat Generation</a></strong></h3><p><a href="https://www.pangea.news/prodotto/roman-beat-generation/">da una visione di Fabrizia Sabbatini e Edoardo Piazza</a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!3xVo!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fc312d58c-4903-439d-8577-786029914bbb_720x1080.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!3xVo!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, 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href="https://www.pangea.news/prodotto/primo-alfabeto-stellare/">Francis Thompson</a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!eLX3!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa28573e5-0ff1-4bcc-8ab0-400d651b4e2e_720x1080.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!eLX3!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa28573e5-0ff1-4bcc-8ab0-400d651b4e2e_720x1080.png 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!eLX3!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, 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href="https://www.pangea.news/prodotto/preghiere-marina-cvetaeva/">Marina Cvetaeva</a></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!wCCO!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff8cbcffe-fbd4-4963-924d-4f5718e34185_720x1080.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!wCCO!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ff8cbcffe-fbd4-4963-924d-4f5718e34185_720x1080.png 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!wCCO!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, 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loading="lazy"></picture><div class="image-link-expand"><div class="pencraft pc-display-flex pc-gap-8 pc-reset"><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container restack-image"><svg aria-hidden="true" width="20" height="20" viewBox="0 0 20 20" fill="none" stroke-width="1.5" stroke="var(--color-fg-primary)" stroke-linecap="round" stroke-linejoin="round" xmlns="http://www.w3.org/2000/svg"><g><path d="M2.53001 7.81595C3.49179 4.73911 6.43281 2.5 9.91173 2.5C13.1684 2.5 15.9537 4.46214 17.0852 7.23684L17.6179 8.67647M17.6179 8.67647L18.5002 4.26471M17.6179 8.67647L13.6473 6.91176M17.4995 12.1841C16.5378 15.2609 13.5967 17.5 10.1178 17.5C6.86118 17.5 4.07589 15.5379 2.94432 12.7632L2.41165 11.3235M2.41165 11.3235L1.5293 15.7353M2.41165 11.3235L6.38224 13.0882"></path></g></svg></button><button tabindex="0" type="button" class="pencraft pc-reset pencraft icon-container view-image"><svg xmlns="http://www.w3.org/2000/svg" width="20" height="20" viewBox="0 0 24 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narratore &#171;di provincia&#187;, amabile affabulatore da circolo cittadino, cantore un po&#8217; sonnolento delle paturnie lacustri</strong>, dei pretini d&#8217;ordinanza e dei libertini da mezza cartuccia col cappello sulle ventitr&#233;. Nulla di pi&#249; falso. Perch&#233; Chiara, a ben guardarlo con l&#8217;occhio lungo che si deve ai classici eccentrici &#8211; quelli che non frequentavano le parrocchie giuste n&#233; i salotti romani dove si barattavano recensioni con stipendi editoriali &#8211;, era semmai un impeccabile entomologo della morale, <strong>un lucidissimo reazionario della bellezza</strong>, o meglio ancora un viaggiatore &#171;sensoriale&#187; dotato di un fiuto infallibile per la catastrofe. Uno di quegli spiriti affilati che sapevano perfettamente come il provincialismo autentico non risieda a Luino o tra i boschi della Valcuvia, bens&#236; nell&#8217;ottusit&#224; burocratica delle metropoli e nelle frenesie insensate di una modernit&#224; sgrammaticata, volgare, sguaiata.</p></blockquote><p><span>Francis Thompson</span></p><p><strong><a href="https://www.pangea.news/prodotto/primo-alfabeto-stellare/">Primo alfabeto stellare</a></strong></p><blockquote><p>Ce lo ricorda, con la forza d&#8217;un pugno ben assestato, sbattuto sul tavolo di noce di un&#8217;osteria strapaesana, il volume appena giunto in libreria, <strong><a href="https://www.ibs.it/carissima-italia-che-stai-scomparendo-libro-piero-chiara/e/9788893803991?srsltid=AfmBOorVicK26jbrYU_8-fUabxxJrnf3EJVKD_87Y-WHnuAPT8H2uFGZ">curato da Francesca Boldrini, con i saggi di Michele Brambilla, Tiziana Zanetti e Giuseppe Battarino: </a></strong><em><strong><a href="https://www.ibs.it/carissima-italia-che-stai-scomparendo-libro-piero-chiara/e/9788893803991?srsltid=AfmBOorVicK26jbrYU_8-fUabxxJrnf3EJVKD_87Y-WHnuAPT8H2uFGZ">Carissima Italia che stai scomparendo</a></strong></em><strong><a href="https://www.ibs.it/carissima-italia-che-stai-scomparendo-libro-piero-chiara/e/9788893803991?srsltid=AfmBOorVicK26jbrYU_8-fUabxxJrnf3EJVKD_87Y-WHnuAPT8H2uFGZ"> (Aragno, 2026).</a></strong> Un titolo che suona come una lettera d&#8217;amore disperata e insieme una sentenza di condanna senza appello, dentro cui si affollano gli scritti che lo scrittore luinese consegn&#242;, tra gli anni Trenta e gli anni Ottanta, a riviste e terze pagine di quotidiani: dal <em>Corriere della Sera</em> al <em>Giornale</em>, dalla <em>Gazzetta del Popolo </em>a <em>Qui Touring, </em>passando per <em>Epoca</em>, <em>Gente</em> e <em>La Prealpina</em>. Mentre i cantori del &#171;miracolo economico&#187; intonavano i loro peana alla betoniera, al tubo di scappamento e alla cementificazione; mentre il turismo di massa cominciava a trasformare la riva dei laghi in una spianata di orribili edifici condominiali con balcone in alluminio anodizzato, <strong>Chiara batteva la grancassa d&#8217;un ambientalismo </strong><em><strong>ante litteram</strong></em><strong>, viscerale e dolorosamente fisico, tanto etico quanto estetico.</strong> Ancora capace di distinguere i concetti di natura e paesaggio, quest&#8217;ultimo inteso quale risultato dell&#8217;intervento umano sulla selvaggia e disordinata realt&#224; circostante.</p><p>In un pezzo straordinario contenuto nella raccolta, dal titolo <em>Il mio paese e il mio lago</em>,<em> </em>Chiara rievoca la sua infanzia e sbotta con quell&#8217;eleganza ironica e tagliente che era la sua cifra inimitabile: &#171;Care dolci acque non vi riconosco pi&#249;: qui &#232; finito il sogno della mia infanzia&#187;. Non era nostalgia d&#8217;accatto, non era il capriccio del vegliardo che rimpiange la carrozza a cavalli; <strong>era la certezza, per altro condivisa dagli amati compagni di strada Guido Ceronetti e Giuseppe Prezzolini (stessa razza e medesimo sguardo sulle cose), che l&#8217;Italia stesse commettendo un suicidio spirituale e paesaggistico.</strong> Ceronetti stesso, in <em>Un viaggio in Italia</em> (forse il pi&#249; ispirato dei libri di viaggio dedicati al nostro paese) sbotter&#224; tempo dopo con la celebre invettiva: <em>&#171;L&#8217;Italia non la trover&#242; pi&#249;, ma so viaggiare nell&#8217;invisibile dove la ritrover&#242;&#187;</em>. Chiara, da uomo piantato sulla terra e con i piedi ben saldi nel fango luinese, rifiuta l&#8217;invisibile: lui l&#8217;Italia la vuole toccare, la vuole annusare, ne vuole sentire il profumo di tabacco Brissago che arriva dalla sponda svizzera. La sua &#232; un&#8217;esperienza proustiana, una <em>m&#233;moire involontaire</em> fatta di luci, rumori, grida di pescatori nel rione di Luino destinato al &#171;risanamento&#187; (ovvero alla &#8220;speculazione edilizia&#8221;), odori portati dal vento di tramontana.</p></blockquote><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!MT0i!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F93ebbe3b-1093-49e6-80b2-554c05f9496d_536x830.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!MT0i!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, 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stabilisce una rigida equazione: distruggere quell&#8217;aria significa uccidere la memoria collettiva.</strong> Ma dove la sua penna si fa ancora pi&#249; spietata e irresistibile &#232; quando si inoltra nei territori scoscesi dell&#8217;arte e dei beni culturali. Pagina dopo pagina, emerge l&#8217;immagine d&#8217;un uomo che detestava gli accademismi tromboni quanto l&#8217;incuria degli uffici tecnici. Si leggano le sue considerazioni sul restauro, dove la battuta diventa una lama d&#8217;acciaio pronta a squarciare il velo dell&#8217;ipocrisia: gli era insopportabile l&#8217;idea del monumento &#171;imbalsamato&#187;, trasformato in un &#171;vecchio venerando, vestito alla marinara, coi calzoncini corti, la frangetta sulla fronte e un giocattolo in mano&#187;. Per Chiara, i restauri moderni, eseguiti da burocrati senz&#8217;anima o da sedicenti tecnici col pallino dell&#8217;innovazione, non erano altro che tentativi grotteschi di ridare la verginit&#224; a ci&#242; che il tempo aveva nobilmente consumato.</p><blockquote><p><strong>&#171;Certi restauri contemporanei di donne e uomini che risultano addirittura irriconoscibili: quanto ci azzecca il titolo </strong><em><strong>I nuovi mostri</strong></em><strong> dell&#8217;approfondimento televisivo sul tema! [&#8230;] La chiesetta della Madonna del Soccorso pare oggi alle soglie del disfacimento come uno di quei castelletti di zucchero che si tolgono dalle torte nuziali e si serbano per ricordo in fondo a un cassetto, dove in pochi anni si sfarinano e diventano polvere&#187;</strong><em><strong>.</strong></em></p></blockquote><p>La metafora, in tal senso, &#232; folgorante: il patrimonio culturale ridotto a un castelletto di zucchero, una decorazione nuziale dimenticata in un cassetto. O, peggio ancora, la vicenda surreale della pala del 1546 di Gaudenzio Ferrari, uno dei meno noti e celebrati protagonisti del Rinascimento, con quel &#171;quadratino di pittura che si &#232; staccato, proprio sulla bocca del cavallo, lasciando in vista uno spazio bianco come il latte, che dev&#8217;essere la gessatura di fondo della tavola&#187;. Di fronte a queste scelleratezze, Chiara non si limita al pianto: scrive ai ministri, tempesta i soprintendenti, ingaggia duelli verbali con le autorit&#224; competenti, denunciando con amara certezza che &#171;in fondo si tratta di un cavallo dipinto&#187;, e dunque a chi volete che importi.</p></blockquote><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!-4Ya!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5d44e10a-a84b-4862-968a-a3c50e8a7cad_818x1000.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!-4Ya!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, 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E invece no: perch&#233; il romanziere di Luino conosceva il potere della parola e sapeva trasformare la battuta di spirito in azione politica. Non &#232; un caso che quando nel gennaio 1975 venne istituito il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali &#8211; nato dall&#8217;intuizione di Giovanni Spadolini, il quale scriveva sul <em>Corriere </em>che &#171;lo Stato non conosce, diciamolo francamente, i tesori di cui dispone&#187; &#8211;, <strong>tra il ministro e il bardo del Lago Maggiore vi fosse una sintonia d&#8217;intenti e di profonda stima reciproca. Fu proprio Chiara a volere e accompagnare Spadolini, primo Ministro in carica, all&#8217;inaugurazione della grande mostra luinese del 1975 dedicata a Bernardino Luini.</strong> Per Chiara, la tutela non era una formula astratta da giuristi (anche se, come ricorda Giuseppe Battarino, la trama costituzionale dell&#8217;articolo 9 trova nelle battaglie di Chiara il proprio inveramento). La tutela era un atto d&#8217;amore e di civilt&#224; attiva. Come amava ricordare citando la Costituzione e le successive riflessioni di Cesare Brandi (il &#8220;tecnico dagli infiniti scrupoli&#8221;), l&#8217;opera d&#8217;arte non &#232; una propriet&#224; privata n&#233; un semplice bene economico da mettere a reddito per spennare e mortificare i turisti; &#232; un prestito che la storia ci ha concesso e che noi abbiamo il dovere morale di restituire alle generazioni future senza troppe ditate.</p><p>La prosa di Chiara in queste pagine di denuncia sociale e civile possiede la grazia leggera e micidiale del duello di scherma. Evitando il tono cattedratico del professore universitario, c&#8217;&#232; la concretezza del provinciale illustre che ha visto il mondo &#8211; dalle escursioni tra i boschi della Valcuvia alle passeggiate solitarie a Portofino, fino ai viaggi in Campania e ad Ischia &#8211; e che torna a Luino per misurare la temperatura del mondo. <strong>Quando protesta contro la costruzione di una strada incontrollata a Portofino o quando lancia l&#8217;allarme per il disboscamento e la vendita a lotti delle grandi ville patrizie (come la comasca Villa Crivelli), Chiara ci avverte che ogni metro di terra svenduto al cemento &#232; un pezzo della nostra anima collettiva che viene depennato dal registro dei beni inalienabili.</strong> Si parlava poc&#8217;anzi di Prezzolini, che intitol&#242; un suo celebre saggio <em>L&#8217;Italia finisce, ecco quel che resta</em>. Ebbene, Chiara sembra rispondergli a distanza, muovendosi sullo stesso margine etico: la questione del paesaggio &#232; innanzitutto una &#171;questione morale&#187;. Senza la percezione del bello, senza la cura amorevole delle pietre antiche e degli alberi secolari, un Paese si riduce a un&#8217;accozzaglia di individui guidati solo &#171;dalla bramosia di denaro, dal potere, dall&#8217;avidit&#224;, dall&#8217;ignoranza, dalla superficialit&#224;&#187;.</p></blockquote><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!PZR1!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F33bb3086-3a9f-4d7c-b2e0-31e2e7c5d82b_750x1000.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!PZR1!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, 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Rileggerle oggi, a distanza di molto tempo, non &#232; un esercizio di archeologia letteraria n&#233; un omaggio doveroso al celebre autore de <em>La stanza del vescovo </em>e <em>La spartizione</em>. &#200; una scarica di corrente elettrica per i nostri tempi addormentati nel confortevole degrado del turismo di massa e della gentrificazione selvaggia. Come sottolinea Michele Brambilla nella sua introduzione, l&#8217;opera di Chiara ci dimostra come il vero intellettuale non sia quello che pontifica dalle torri d&#8217;avorio, ma colui che sa guardare fuori dalla finestra della propria stanza e indignarsi per un pino abbattuto o per un affresco lavorato male. Chiara ha salvato Luino e la sua provincia non trasformandole in un museo delle cere, ma restituendoci nelle sue pagine la fragilit&#224; immortale di un paesaggio e di una civilt&#224;. Tra le pieghe di questi articoli, vibra la certezza che l&#8217;arte e la natura siano l&#8217;unica vera moneta forte che ci resta da spendere di fronte all&#8217;avanzare della moderna barbarie. Una moneta che Piero Chiara ha continuato a maneggiare fino all&#8217;ultimo, con l&#8217;eleganza di un signore che, vedendo la casa bruciare, non rinuncia a criticare il cattivo gusto imperante. Con la speranza che <strong>&#171;tornare a fare ci&#242; che non siamo pi&#249; abituati a fare: osservare, pensare, riflettere, amare&#187;,</strong> salvi la bellezza di un mondo, il suo di allora e il nostro di oggi, mai cos&#236; brutto.</p><p><strong>Alberto Scuderi</strong></p></blockquote>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[TEAM LINGUE SRL]]></title><description><![CDATA[01 settembre 2026 10:00]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/team-lingue-srl</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/team-lingue-srl</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Thu, 03 Sep 2026 15:32:41 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!anu5!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7ef04f37-17fc-44ef-9e82-a944a37f63d6_144x144.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>01 settembre 2026 10:00</p><p><strong>Settembre ha un modo tutto suo di rimettere ordine nelle cose</strong>. Finiscono le vacanze, ricominciano scuole e universit&#224;, ripartono le attivit&#224; lasciate in sospeso durante l&#8217;estate e tornano anche quei propositi che per mesi sono rimasti in fondo alla lista. Imparare meglio l&#8217;inglese &#232; spesso uno di questi.</p><p>Le ragioni, del resto, sono molto concrete. C&#8217;&#232; chi deve affrontare un esame universitario, chi vuole prepararsi per una certificazione, chi si accorge di usare l&#8217;inglese sempre pi&#249; spesso sul lavoro. Per altri la difficolt&#224; emerge in viaggio, durante un colloquio o semplicemente quando arriva il momento di <strong>sostenere una conversazione senza fermarsi a cercare ogni parola</strong>.</p><p>In molti casi il problema non &#232; nemmeno partire da zero. Le basi ci sono gi&#224;, magari costruite negli anni di scuola, con qualche corso seguito in passato o attraverso film, serie, musica e viaggi. Ma tra capire e parlare bene resta spesso una distanza notevole. Oggi, poi, la lingua entra in contesti molto diversi tra loro: &#232; utile per studiare, lavorare, spostarsi, leggere materiali tecnici, seguire corsi internazionali o candidarsi per opportunit&#224; fuori dall&#8217;Italia. </p><p><strong>Tornare sui libri, ma soprattutto tornare a parlare</strong></p><p>Su questo aspetto lavora </p><p>https://ihteamlingue.it/</p><p>, scuola presente oggi con sei sedi in Italia: Merate, Lecco, Como, Sondrio, Verona e Catania. Con il ritorno alle attivit&#224; dopo l&#8217;estate, la scuola prepara il nuovo anno 2026/2027 con una serie di <strong>Open Day e lezioni di prova gratuite</strong>, distribuiti tra la fine di settembre e l&#8217;inizio di ottobre.</p><p>L&#8217;approccio seguito nei corsi prova a spostare il peso dalla semplice memorizzazione alla capacit&#224; di utilizzare davvero la lingua. Parlare, ascoltare, confrontarsi con gli altri e acquisire sicurezza diventano quindi una parte importante delle lezioni, soprattutto per chi conosce gi&#224; grammatica e lessico ma continua ad avere difficolt&#224; quando deve esprimersi.</p><p><strong>I percorsi sono rivolti a fasce d&#8217;et&#224; differenti</strong>. Ci sono corsi per bambini e ragazzi, pensati per accompagnare l&#8217;apprendimento fin dai primi anni, e programmi per adulti, universitari e professionisti che hanno esigenze spesso molto diverse: migliorare la conversazione, usare l&#8217;inglese sul lavoro oppure prepararsi a un esame.</p><p><strong>Sei sedi e appuntamenti tra settembre e ottobre</strong></p><p>Il calendario del back to school cambia leggermente a seconda della citt&#224;.</p><p>A </p><p>https://corsi.ihteamlingue.it/</p><p>https://corsi.ihteamlingue.it/</p><p>https://corsi.ihteamlingue.it/</p><p>https://corsi.ihteamlingue.it/</p><p>https://corsi.ihteamlingue.it/</p><p> gli appuntamenti sono in programma dal 21 al 25 settembre. Nelle stesse date, dal 21 al 25 settembre, si terranno le giornate dedicate anche nella sede di <strong><a href="https://corsi.ihteamlingue.it/sondrio/">https://corsi.ihteamlingue.it/sondrio/</a></strong>.</p><p>A <strong><a href="https://corsi.ihteamlingue.it/catania/">https://corsi.ihteamlingue.it/catania/</a></strong> la finestra sar&#224; pi&#249; lunga: si parte venerd&#236; 25 settembre e si prosegue fino a gioved&#236; 1&#176; ottobre.</p><p>Chiude il calendario <strong><a href="https://corsi.ihteamlingue.it/verona/">https://corsi.ihteamlingue.it/verona/</a></strong>, dove gli Open Day si terranno dal 5 al 9 ottobre.</p><p>Le giornate permettono innanzitutto di partecipare a una <strong>lezione di prova gratuita</strong>, scegliendo quella pi&#249; adatta alla propria et&#224; e al tipo di percorso che si vorrebbe seguire. &#200; previsto anche un test di livello gratuito, utile soprattutto per chi ha gi&#224; studiato inglese e non sa esattamente da dove ripartire. Durante gli incontri sar&#224; inoltre possibile conoscere gli insegnanti, vedere gli spazi della scuola e dare un&#8217;occhiata ai materiali utilizzati durante l&#8217;anno.</p><p><strong>Dalle prime parole alle certificazioni internazionali</strong></p><p>Le necessit&#224; cambiano parecchio in base all&#8217;et&#224;. Per un bambino il primo obiettivo pu&#242; essere prendere confidenza con una lingua diversa senza viverla come una materia pesante. Per un adolescente pu&#242; diventare importante consolidare quanto viene fatto a scuola. Un adulto, invece, pu&#242; avere bisogno di sostenere una riunione in inglese o prepararsi per una nuova posizione lavorativa.</p><p><strong>Ci sono poi le certificazioni linguistiche</strong>, che negli ultimi anni hanno assunto un peso sempre maggiore nei percorsi scolastici, universitari e professionali. In molti casi  diventano un requisito concreto per <strong>accedere a corsi, esperienze all&#8217;estero o opportunit&#224; di lavoro</strong>.</p><p>Team Lingue &#232; centro autorizzato per le certificazioni Cambridge English, IELTS e LanguageCert ed &#232; affiliata all&#8217;International House World Organisation. La storia della scuola parte dalla sede di Merate e prosegue da oltre trent&#8217;anni, fino ad arrivare all&#8217;attuale presenza nelle sei citt&#224;. Accanto ai corsi di lingua tradizionali ci sono <strong>percorsi dedicati ad aziende</strong>, <strong>adulti</strong> e <strong>universitari</strong>. Il ramo Moovy si occupa invece di vacanze studio, periodi scolastici all&#8217;estero e soggiorni linguistici, portando l&#8217;apprendimento fuori dall&#8217;aula e dentro situazioni in cui la lingua diventa inevitabilmente parte della vita quotidiana.</p><p><strong>Capire il proprio livello prima di scegliere un corso</strong></p><p>Riprendere l&#8217;inglese non significa necessariamente ricominciare da capo. <strong>Molto spesso le basi ci sono gi&#224;</strong>, magari accumulate durante anni di scuola, corsi interrotti o tentativi fatti da soli. Il problema &#232; capire cosa manca davvero. Per qualcuno pu&#242; essere il vocabolario, per qualcun altro l&#8217;ascolto. Moltissime persone, invece, capiscono abbastanza bene ci&#242; che leggono o sentono ma si bloccano appena devono rispondere.</p><p><strong>Una lezione di prova e un test iniziale servono anche a questo</strong>: capire il proprio punto di partenza prima di scegliere un corso per i mesi successivi. &#200; un passaggio semplice, ma utile per evitare di entrare in un livello troppo facile o troppo avanzato e per individuare un percorso pi&#249; adatto alle proprie esigenze.</p><p>Gli Open Day di </p><p>https://ihteamlingue.it/</p><p> si terranno quindi nelle seguenti date:</p><ul><li><p><strong>Merate, Como, Lecco:</strong> dal 21 al 25 settembre</p></li><li><p><strong>Sondrio:</strong> dal 21 al 25 settembre</p></li><li><p><strong>Verona:</strong> dal 5 al 9 ottobre</p></li><li><p><strong>Catania:</strong> da venerd&#236; 25 settembre a gioved&#236; 1 ottobre</p></li></ul><p>&#200; possibile prenotare la lezione di prova tramite il seguente <strong><a href="https://forms.cloud.microsoft/pages/responsepage.aspx?id=ZKnZymPyI0eTw0NgoiH9DnPJZKbHCqJFhqHagHOxidRUQ0FWNEpXSU5CNlVJWTlRRTZRTk1XWFM5NSQlQCN0PWcu&amp;route=shorturl">https://forms.cloud.microsoft/pages/responsepage.aspx?id=ZKnZymPyI0eTw0NgoiH9DnPJZKbHCqJFhqHagHOxidRUQ0FWNEpXSU5CNlVJWTlRRTZRTk1XWFM5NSQlQCN0PWcu&amp;route=shorturl</a></strong>. </p><p>Calendario completo, modalit&#224; di partecipazione e informazioni sulle lezioni di prova sono disponibili sulle pagine ufficiali dedicate alle singole sedi.</p><p>&#169; Riproduzione riservata</p><p>--<strong>Settembre &#232; anche il momento di rimettersi a studiare inglese: tornano le lezioni di prova gratuite</strong><a href="https://www.today.it/speciale/open-day-inglese-team-lingue-2026.html">https://</a><a href="http://www.today.it/speciale/open-day-inglese-team-lingue-2026.html&#169;">www.today.it/speciale/open-day-inglese-team-lingue-2026.html&#169;</a> Today</p><p><strong>TEAM LINGUE SRL</strong>01 settembre 2026 10:00</p><p><strong>Settembre ha un modo tutto suo di rimettere ordine nelle cose</strong>. Finiscono le vacanze, ricominciano scuole e universit&#224;, ripartono le attivit&#224; lasciate in sospeso durante l&#8217;estate e tornano anche quei propositi che per mesi sono rimasti in fondo alla lista. Imparare meglio l&#8217;inglese &#232; spesso uno di questi.</p><p>Le ragioni, del resto, sono molto concrete. C&#8217;&#232; chi deve affrontare un esame universitario, chi vuole prepararsi per una certificazione, chi si accorge di usare l&#8217;inglese sempre pi&#249; spesso sul lavoro. Per altri la difficolt&#224; emerge in viaggio, durante un colloquio o semplicemente quando arriva il momento di <strong>sostenere una conversazione senza fermarsi a cercare ogni parola</strong>.</p><p>In molti casi il problema non &#232; nemmeno partire da zero. Le basi ci sono gi&#224;, magari costruite negli anni di scuola, con qualche corso seguito in passato o attraverso film, serie, musica e viaggi. Ma tra capire e parlare bene resta spesso una distanza notevole. Oggi, poi, la lingua entra in contesti molto diversi tra loro: &#232; utile per studiare, lavorare, spostarsi, leggere materiali tecnici, seguire corsi internazionali o candidarsi per opportunit&#224; fuori dall&#8217;Italia. </p><p><strong>Tornare sui libri, ma soprattutto tornare a parlare</strong></p><p>Su questo aspetto lavora </p><p>https://ihteamlingue.it/</p><p>, scuola presente oggi con sei sedi in Italia: Merate, Lecco, Como, Sondrio, Verona e Catania. Con il ritorno alle attivit&#224; dopo l&#8217;estate, la scuola prepara il nuovo anno 2026/2027 con una serie di <strong>Open Day e lezioni di prova gratuite</strong>, distribuiti tra la fine di settembre e l&#8217;inizio di ottobre.</p><p>L&#8217;approccio seguito nei corsi prova a spostare il peso dalla semplice memorizzazione alla capacit&#224; di utilizzare davvero la lingua. Parlare, ascoltare, confrontarsi con gli altri e acquisire sicurezza diventano quindi una parte importante delle lezioni, soprattutto per chi conosce gi&#224; grammatica e lessico ma continua ad avere difficolt&#224; quando deve esprimersi.</p><p><strong>I percorsi sono rivolti a fasce d&#8217;et&#224; differenti</strong>. Ci sono corsi per bambini e ragazzi, pensati per accompagnare l&#8217;apprendimento fin dai primi anni, e programmi per adulti, universitari e professionisti che hanno esigenze spesso molto diverse: migliorare la conversazione, usare l&#8217;inglese sul lavoro oppure prepararsi a un esame.</p><p><strong>Sei sedi e appuntamenti tra settembre e ottobre</strong></p><p>Il calendario del back to school cambia leggermente a seconda della citt&#224;.</p><p>A </p><p>https://corsi.ihteamlingue.it/</p><p>https://corsi.ihteamlingue.it/</p><p>https://corsi.ihteamlingue.it/</p><p>https://corsi.ihteamlingue.it/</p><p>https://corsi.ihteamlingue.it/</p><p> gli appuntamenti sono in programma dal 21 al 25 settembre. Nelle stesse date, dal 21 al 25 settembre, si terranno le giornate dedicate anche nella sede di <strong><a href="https://corsi.ihteamlingue.it/sondrio/">https://corsi.ihteamlingue.it/sondrio/</a></strong>.</p><p>A <strong><a href="https://corsi.ihteamlingue.it/catania/">https://corsi.ihteamlingue.it/catania/</a></strong> la finestra sar&#224; pi&#249; lunga: si parte venerd&#236; 25 settembre e si prosegue fino a gioved&#236; 1&#176; ottobre.</p><p>Chiude il calendario <strong><a href="https://corsi.ihteamlingue.it/verona/">https://corsi.ihteamlingue.it/verona/</a></strong>, dove gli Open Day si terranno dal 5 al 9 ottobre.</p><p>Le giornate permettono innanzitutto di partecipare a una <strong>lezione di prova gratuita</strong>, scegliendo quella pi&#249; adatta alla propria et&#224; e al tipo di percorso che si vorrebbe seguire. &#200; previsto anche un test di livello gratuito, utile soprattutto per chi ha gi&#224; studiato inglese e non sa esattamente da dove ripartire. Durante gli incontri sar&#224; inoltre possibile conoscere gli insegnanti, vedere gli spazi della scuola e dare un&#8217;occhiata ai materiali utilizzati durante l&#8217;anno.</p><p><strong>Dalle prime parole alle certificazioni internazionali</strong></p><p>Le necessit&#224; cambiano parecchio in base all&#8217;et&#224;. Per un bambino il primo obiettivo pu&#242; essere prendere confidenza con una lingua diversa senza viverla come una materia pesante. Per un adolescente pu&#242; diventare importante consolidare quanto viene fatto a scuola. Un adulto, invece, pu&#242; avere bisogno di sostenere una riunione in inglese o prepararsi per una nuova posizione lavorativa.</p><p><strong>Ci sono poi le certificazioni linguistiche</strong>, che negli ultimi anni hanno assunto un peso sempre maggiore nei percorsi scolastici, universitari e professionali. In molti casi  diventano un requisito concreto per <strong>accedere a corsi, esperienze all&#8217;estero o opportunit&#224; di lavoro</strong>.</p><p>Team Lingue &#232; centro autorizzato per le certificazioni Cambridge English, IELTS e LanguageCert ed &#232; affiliata all&#8217;International House World Organisation. La storia della scuola parte dalla sede di Merate e prosegue da oltre trent&#8217;anni, fino ad arrivare all&#8217;attuale presenza nelle sei citt&#224;. Accanto ai corsi di lingua tradizionali ci sono <strong>percorsi dedicati ad aziende</strong>, <strong>adulti</strong> e <strong>universitari</strong>. Il ramo Moovy si occupa invece di vacanze studio, periodi scolastici all&#8217;estero e soggiorni linguistici, portando l&#8217;apprendimento fuori dall&#8217;aula e dentro situazioni in cui la lingua diventa inevitabilmente parte della vita quotidiana.</p><p><strong>Capire il proprio livello prima di scegliere un corso</strong></p><p>Riprendere l&#8217;inglese non significa necessariamente ricominciare da capo. <strong>Molto spesso le basi ci sono gi&#224;</strong>, magari accumulate durante anni di scuola, corsi interrotti o tentativi fatti da soli. Il problema &#232; capire cosa manca davvero. Per qualcuno pu&#242; essere il vocabolario, per qualcun altro l&#8217;ascolto. 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Fava]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/in-ricordo-di-giovanni-fava-di-redazione</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/in-ricordo-di-giovanni-fava-di-redazione</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Mon, 31 Aug 2026 13:04:47 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!qqNH!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F00064cc8-2266-4583-be2f-50466c628555_735x733.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p></p><p> <strong>In ricordo di Giovanni Fava</strong></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!9szi!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ffd696891-986a-4189-b8e3-b8ed8ac8c6c8_150x150.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!9szi!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ffd696891-986a-4189-b8e3-b8ed8ac8c6c8_150x150.png 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!9szi!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ffd696891-986a-4189-b8e3-b8ed8ac8c6c8_150x150.png 848w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!9szi!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_1272, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, 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/__u/robertobarzi1.substack.com/w_1456, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_auto, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Ffd696891-986a-4189-b8e3-b8ed8ac8c6c8_150x150.png 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p><span>di </span><a href="https://www.rivistapalomar.it/author/admin/"><span>Redazione</span></a></p><p>31 Agosto 2026</p><p><em><strong>Giovanni abitava il mondo con una sensibilit&#224; rara, facendosi ponte tra i libri, le idee e le persone. Per salutarlo abbiamo scelto ci&#242; che ci ha sempre unito: la parola scritta. Raccogliamo qui i contributi della redazione e di chi gli ha voluto bene, nell&#8217;unico modo che conosciamo: per custodire la sua luce nel nostro cuore e far risuonare l&#8217;incanto discreto del suo straordinario modo di stare al mondo</strong></em></p><p>&#8220;Giovanni mi chiese aiuto per la tesi magistrale attraverso una mail. Il tono era quello che tutti conoscono: gentile, strutturato, premuroso. &#8220;Spero di non essere sembrato inopportuno con questo messaggio&#8221;: no, Giovanni, non mi disturbi, non mi hai mai disturbato. Gli diedi del lei per un anno; mi ascoltava parlare di cose che sapeva meglio di me con il suo sorriso baffuto; ho quattro anni pi&#249; di lui eppure accettava placido il mio giocol&#236;o di parole. Ero perduto, in quei mesi, iniziava il mio vagare post-dottorato: in lui trovai la <strong>pazienza</strong>, la <strong>sapienza</strong>, la <strong>capacit&#224; di farmi sentir utile</strong> un poco. Lo battezzai pomposamente <strong>&#8220;il mio primo allievo&#8221;</strong>; lui accettava ridendo, giocava al mio gioco. Spazientito, dopo la laurea, mi disse, alzando un sopracciglio, esasperato, &#8220;possiamo darci del tu, per favore?&#8221;. S&#236;, Giovanni, volevo proportelo io. Dormiva a volte da me, il mio amico; parlavamo per ore delle cose che leggevamo. <em>Ti piace Bataille? Mi piace, vorrei che avesse ragione.</em> Giovanni era pi&#249; attento di me; io mi lanciavo, commentavo, condannavo, assolvevo. Giovanni seguiva, apparentemente mansueto, e poi mi faceva riflettere: <strong>&#8220;&#232; vero, ma guarda che manca qualcosa&#8221;</strong>. S&#236;, Giovanni, manca qualcosa, lo so. Non ricordo nemmeno tutte le cose che abbiam fatto insieme. Abbiamo parlato, riso, bevuto, organizzato, letto, mangiato e lottato. Giovanni era una straordinaria combinazione di <strong>fenomenologia</strong>, <strong>marxismo althusseriano</strong>, <strong>niccianesimo</strong> e <strong>letteratura</strong>. Amava Fortini, amava Morselli, amava Steinbeck. S&#236; Giovanni, noi siamo gli ultimi di un tempo che nel suo male sparir&#224;, vedrai, vedrai. Ricordo poi, un giorno, una sua risposta ai miei infiniti lamenti e paure: <strong>&#8220;noi nicciani non sveniamo! Al massimo sogniamo serpenti&#8221;</strong>. S&#236;, Giovanni, noi non sveniamo. Ma facciamo di pi&#249; che sognare, lo sai. Quando ci capitava di presenziare insieme a qualche iniziativa accademica, lo portavo in giro come un trofeo e scherzavo: &#8220;&#232; merito mio, vedi che bravo?&#8221;. Non &#232; vero, lui lo sapeva: eppure annuiva, diceva che era vero. Grazie Giovanni, lo sai che mi piace pensare di servire a qualcosa. Mi spiazza, oggi, soprattutto un ricordo: due anni fa io stavo male, ero perso nei miei pensieri. Dovevo scrivere a qualcuno: scelsi Giovanni. Cominciammo a parlare dei nostri dolori <em>per litteras</em>; ed era Giovanni a consolar me, anche se c&#8217;era gi&#224; allora il suo, di travaglio. &#8220;Paolo, sei sicuro che le domande son giuste?&#8221;. No, Giovanni, hai ragione; me ne far&#242; delle altre. Non so davvero quando si &#232; perso il mio amico; lo ho visto da poco, era lui, era saggio e rideva. Non ho avuto il coraggio di chiedergli &#8220;come stai?&#8221;; ho messo la polvere sotto al tappeto, ho visto che faceva progetti e ho taciuto. Lui me lo ha chiesto per primo, subito, abbracciandomi: <strong>&#8220;come stai, Paolo?&#8221;</strong> Sto bene Giovanni, sto bene davvero. <strong>Mi manca imparare da te.</strong> Quando ho saputo, ho aperto il Vangelo. Non crediamo, io e Giovanni, noi siamo nicciani: ma siamo anche seri, sappiamo che &#232; bello, sappiamo che serve. Vi ho trovato una parabola, quella del fico sterile: &#8220;Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trov&#242;. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercar frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perch&#233; deve sfruttare il terreno? Ma questi rispose: Padrone, lascialo ancora quest&#8217;anno finch&#233; io gli zappi attorno e gli metta il concime e vedremo se porter&#224; frutto per l&#8217;avvenire; se no, lo taglierai.&#8221; (<em>Lc</em>, 13,6-9) Tu sei il padrone o sei il fico, caro Giovanni? Forse un po&#8217; entrambi: sei un fico che guarda s&#233; stesso e si crede infruttuoso. Io sono un contadino, Giovanni, lo sai: lascia ancora che questo albero, che tutte le cose che hai fatto e pensato, stiano con noi; lasciaci ancora zapparci attorno. Ch&#233; poi, Giovanni, tu sai anche che son duro di testa: non mi impedirai mica di zappare; lascialo anco quest&#8217;anno. Io so che dar&#224; frutto, vedrai amico mio&#8221;. <strong>Paolo Missiroli</strong></p><p>&#8220;Quando accadono eventi di questo tipo non si sa mai bene cosa dire. Mi vergogno a pensare di poter dire qualcosa di rilevante, a pensare di poter interpretare la vita di un&#8217;altra persona. Dir&#242; solo ci&#242; Giovanni &#232; stato per me, e cio&#232; <strong>un modello</strong>. Nel suo modo di intendere la filosofia, di affrontarla, c&#8217;era un&#8217;intelligenza commovente, un <strong>senso di meraviglia</strong> che si confaceva al suo carattere gentile. Una scrittura pulita e precisa, un pensiero ordinato e una <strong>straordinaria percezione dell&#8217;altro</strong>. Era una delle rare persone che ti guardavano veramente quando parlavi, quelle che ti fanno sentire ascoltato, capito&#8221;. <strong>Mattia Brambilla</strong></p><p>&#8220;Molte persone sanno scrivere ma solo poche sanno perch&#233; occorre farlo. Ricordare Giovanni significa innanzitutto ricordare una persona che <strong>sapeva precisamente perch&#232; scrivere</strong> e perch&#232; gli altri dovessero fare altrettanto. Se questo ricordo, congiuntamente a molti altri, &#232; possibile ci&#242; si deve al fatto che Giovanni credeva intensamente nella necessit&#224; di uno spazio in cui porre nero su bianco ci&#242; che si pensa. La sua preziosa direzione del progetto editoriale di filosofia dentro <em>Frammenti</em>, prima, e <em>Palomar</em> in seguito era precisamente il frutto di questa sua convinzione. In contrapposizione alle tendenze della scrittura accademica e giornalistica, Giovanni riteneva che non bisognasse sempre e necessariamente avanzare teorie inedite o stritolare quelle esistenti nel pugno della critica. Spesso, <strong>&#232; pi&#249; importante che i concetti siano semplicemente raccontati.</strong> &#200; da questa intuizione semplice che i progetti editoriali guidati da Giovanni sono germogliati. La sua dipartita, avvenuta troppo presto e troppo all&#8217;improvviso, ci rende enormente complicato fare con lui quell&#8217;operazione che lui svolgeva con i filosofi a lui cari: raccontarli. Non siamo, purtroppo, nella posizione di poter raccontare ci&#242; che Giovanni pensava e voleva dire. Ci&#242; che rimane certo, tuttavia, &#232; <strong>il nostro impegno a proseguire la sua iniziativa</strong> preservandone lo spirito; con la speranza che questa maniera di ricordarlo possa supplire alla sua mancanza&#8221;. <strong>Giovanni Soda</strong></p><p>&#8220;Quando muore un coetaneo che si conosce, pu&#242; morire qualcosa di s&#233;. Non ho realizzato, sempre che una morte si possa realizzare, da qualche parte. Non conoscevo molto Giovanni, ma abbastanza per amare le qualit&#224; da molti apprezzate. Per quel che mi riguarda, una <strong>passione rigorosa per il sapere e il pensare</strong>, in questi tempi dementi, una <strong>gentilezza estrema</strong> e una <strong>disponibilit&#224; mai di facciata</strong>, in questi tempi ipocriti e aggressivi, sono quelle rarit&#224; che, ignorate dal caos del mondo, ne fanno veri beni preziosi, impalpabili come la poesia, e impossibili, per fortuna, da prezzare sul mercato. Forse sono di troppo per lo spirito del tempo. So solo che perderle &#232; un danno per quel poco di bellezza che si pu&#242; strappare da questa vita. Giovanni era una <strong>bella anima</strong>, pi&#249; che un&#8217;anima bella. La loro dipartita rende tutto un poco pi&#249; opaco, almeno per chi ne riconosceva la luce&#8221;. <strong>Mattia Giordano</strong></p><p>&#8220;Ricordo quando incontrai Giovanni di persona. Era il 2016 e il progetto di scrivere articoli di filosofia in modo indipendente ed extra accademico era vivissimo e autentico in noi. Cos&#236;, presi il treno Roma-Milano per conoscere i miei colleghi di persona. Tra loro c&#8217;era Giovanni. Parlammo un po&#8217; dei nostri studi e dei rispettivi interessi filosofici. Compresi subito di aver conosciuto <strong>una persona speciale</strong>. Mi colpirono i suoi modi gentili e quieti, la sua lucidit&#224; e una sensibilit&#224; che mi fece percepire una profondit&#224; abissale dentro di lui. Abbiamo perso una persona di raro talento e soprattutto <strong>un uomo di incredibili qualit&#224; umane e morali</strong>. Oltre all&#8217;indubbia intelligenza filosofica, da vero fuori classe, era anche un raffinato appassionato di letteratura. Gli chiedevo consigli e confronti di lettura, sull&#8217;imponente e difficilissimo <em>Arcobaleno della Gravit&#224;</em>, per esempio. L&#8217;ultima nostra conversazione fu su Vitaliano Trevisan. Quando usc&#236; <em>Black Tulips</em>. &#200; parlando proprio dell&#8217;operazione letteraria di Trevisan &#8212; uno degli scrittori che Giovanni apprezzava di pi&#249; &#8212; che ho pensato di ricordarlo. Parlando, non scrivendo: una scelta che non &#232; casuale, perch&#233; &#232; esattamente ci&#242; che Trevisan tenta di fare in <em>Black Tulips</em>, ripensare la scrittura come oralit&#224;, come linguaggio parlato. Seguendo l&#8217;antica lezione platonica del <em>Fedro</em>, la scrittura non &#232; per lui disciplina che imbriglia il pensiero, ma flusso che lo insegue mentre accade: quasi un dettato in tempo reale della coscienza. Seguendo le tracce del vissuto e del vivere, del flusso apparentemente caotico della coscienza, Trevisan arriva cos&#236; a un livello ulteriore: quello dello <strong>scrivere come vivere</strong>. Non lo scrivere una vita, e nemmeno il vivere scrivendo &#8212; bens&#236; l&#8217;identit&#224; stessa tra il suo vivere e il suo scrivere, e viceversa. Coerentemente con questa premessa, il libro &#232; lasciato senza finale. &#200; incompiuto, ma non incompleto &#8212; una distinzione che la critica ha accostato all&#8217;effetto prodotto dall&#8217;interruzione di Kafka nel suo <em>America</em>. Trevisan interrompe la scrittura, suggellando con un gesto, e non con una frase, l&#8217;atto di fede insito nello scrivere e dunque nel vivere. La vita, del resto, &#232; piena di sentieri interrotti, di svolte, di deviazioni e di ritorni &#8212; proprio come i sentieri di montagna di cui parlava Heidegger, e che <strong>Giovanni conosceva e frequentava con passione</strong>. Il tulipano nero, non a caso, non esiste in natura: &#232; il risultato di un&#8217;operazione che eccede i propri limiti, e la cui fioritura, il cui culmine, coincide con il proprio spegnimento. &#200; il fiore che nega se stesso, che arresta lo sviluppo dialettico della celebre similitudine hegeliana del fiore e del frutto nella <em>Fenomenologia dello Spirito</em>. &#171;Scrivere &#232; un atto povero di speranza, o forse, proprio per questo, un atto di fede&#187;: cos&#236; si apre <em>Black Tulips</em>, e la frase rovescia un assunto della catechesi cristiana, per cui la speranza sarebbe il segno pi&#249; autentico della fede. Per Trevisan, al contrario, l&#8217;atto di fede &#232; un atto senza speranza &#8212; un atto disperato, come quello di scrivere. Ne discende un sillogismo tanto semplice quanto terribile: se scrivere &#232; vivere, e scrivere &#232; un atto di fede proprio perch&#233; privo di speranza, allora anche vivere &#232;, per tutti noi, un atto di fede continuo, e dunque un atto senza speranza. Attuiamo l&#8217;esistenza come un <strong>atto di fede pura, assoluta</strong> &#8212; fede e nient&#8217;altro, senza alcun sostegno, nemmeno quello della speranza, che pure dovrebbe esserne la ragione stessa. Questa fede diventa cos&#236; il modo precipuo del vivere e dello scrivere: esserci &#171;di scoglio in scoglio gettati&#187;, come scriveva Rilke in un verso che Heidegger avrebbe poi fatto proprio in <em>Essere e Tempo</em>. Non resta che agire la vita e la scrittura camminando a vista, nel chiaroscuro della selva&#8221;. <strong>Lorenzo Pampanini</strong></p><p>&#8220;Non ho mai incontrato Giovanni di persona, ma ho avuto modo di conoscerlo attraverso chat e videochiamate. Il nostro primo contatto risale a circa un anno e mezzo fa, quando gli scrissi per chiedere di entrare a far parte della redazione di <em>Palomar</em>. Fin da quella prima mail rimasi colpito dalla sua <strong>gentilezza</strong>, dalle sue <strong>belle parole</strong> e dall&#8217;<strong>incoraggiamento</strong> con cui mi invit&#242; a prendere parte al progetto. Nel periodo, seppur breve, in cui ho avuto modo di confrontarmi con lui, quella prima impressione non ha fatto che trovare conferma. Giovanni mi &#232; apparso fin da subito come una persona speciale, capace di trasmettere attenzione ed entusiasmo anche a chi, come me, aveva appena iniziato a conoscerlo. Per questo la notizia della sua scomparsa mi ha colpito e rattristato profondamente. Non ho un lungo ricordo personale da consegnare, ma <strong>conservo il ricordo di quell&#8217;accoglienza e di quella gentilezza</strong>. Oggi rimangono i suoi scritti, attraverso i quali Giovanni continuer&#224; a parlare a chi lo ha conosciuto e a chi ancora lo incontrer&#224; attraverso le sue parole&#8221;. <strong>Domenico Marra</strong></p><p>&#8220;Caro Giovanni, mi &#232; impossibile non commuovermi al ricordo della tua gentilezza: <strong>delicata, accogliente, misurata, cos&#236; </strong><em><strong>demod&#233;</strong></em>. Spiccavi, sai? Non sono sicura di essere credente, ma spero che queste parole possano raggiungerti, ovunque tu sia, sotto forma di una folata leggera di vento che profuma di mare. Sapevi dare e darti agli altri con naturalezza e verit&#224;. <em>Palomar</em> era la tua creatura. Credevi in lei e credevi in noi, anime &#171;belle, pure, sensibili&#187;, come dicevi tu. Mi rammarico di non averti dato tutto ci&#242; che avrei potuto. Ancor di pi&#249;, di non aver avuto l&#8217;occasione di conoscerti di persona. Ora che non c&#8217;&#232; pi&#249; tempo, desidero contraccambiare. Ma non restano che le parole. Nient&#8217;altro che parole, e mi sembrano tutte cos&#236; vuote, orridamente banali, identiche a mille altre. I tuoi pensieri, il tuo volto, la tua voce, le tue parole restano qui. Ora, sempre. <em><strong>Palomar</strong></em><strong> sei tu.</strong> Credevi che la filosofia dovesse essere comprensibile a tutti. Io ci credo. Noi ci crediamo ancora. Vola, vola forte. Vola alto, libero da ogni spirito di gravit&#224;, leggero come solo tu sai. Grazie. Abbi cura ridere, ridere forte, ridere sempre. Ciao, Gio. Ti abbraccio con l&#8217;anima. Ad Aspera&#8221;. <strong>Alexia Buondioli</strong></p><p>&#8220;Novembre 2022. Metto gi&#249; il telefono dopo una chiamata con il mio relatore di tesi magistrale. &#8220;Lei non si laurea alla prossima sessione, non vedo come potrebbe arrivarci con un progetto solido in mano.&#8221; Fisso il muro quasi con le lacrime agli occhi. Preso dallo sconforto, comincio a pensare a come rimediare, mi viene in mente una sola persona, Giovanni. Gli scrivo accennandogli la cosa, mi dice di chiamarlo. Stiamo al telefono venti minuti, non di pi&#249;. Aveva il tono calmo, gentile, curioso, il suo di sempre. Quello inconfondibile di chi fa ci&#242; che ama. Parliamo di testi, di ecologia e marxismo, che ci univano e ci appassionavano. Me ne consiglia abbastanza da riempire una bibliografia, accenna gli approcci, le scuole, i filoni di pensiero. Ascolto il tempo speso tra le pieghe di quelle pagine. Ascolto in silenzio con un grazie sulle labbra che anche se non poteva vedere, era l&#236;. Mi dice che il tempo c&#8217;&#232;, che posso fare un gran lavoro, che ho le capacit&#224; per farlo e che devo solo crederci, in questa fase un po&#8217; di pi&#249;. Spengo, mi fumo una sigaretta e penso a quanto appena accaduto. Da quei minuti insieme non mi porto del materiale da cui ripartire, ma <strong>un tempo di ascolto, di cura, di attenzione</strong>. Mi porto le cose pi&#249; belle che una persona possa darti, <strong>una mano tesa per aiutarti a rimetterti in pista</strong> e la fiducia di credere che ce la farai, che puoi riuscirci per davvero. Mi ha accompagnato tutte le volte che sono stato a scrivere fino alle tre di notte quella fiducia. Lascia un vuoto enorme l&#8217;assenza di una persona del genere, <strong>la gentilezza e l&#8217;intelligenza sanno fare un rumore assordante</strong>. Un lunghissimo abbraccio&#8221;. <strong>Lorenzo De Benedictis</strong></p><p>&#8220;Il ricordo che conserver&#242; di Giovanni sar&#224; la certezza che <strong>nessuna parola scritta resta inascoltata</strong> e che <strong>nessun pensiero &#232; meno meritevole di essere tradotto in parola</strong>. Giovanni ha creduto nei pensieri e nelle parole di tutte e tutti noi che abbiamo scritto insieme a lui e grazie a lui abbiamo trovato lo spazio, materiale, simbolico ed emozionale, di farlo. Ci lascia una persona con una capacit&#224; non comune di <strong>vedere la meraviglia nella quotidianit&#224;</strong> e di dare importanza non solo ai grandi, e alle cose grandi, ma soprattutto a quelle piccole impressioni. Grazie a lui, sappiamo che meriteranno sempre di essere raccontate, di essere pensate, di essere condivise. Grazie Giovanni per aver creduto in questo progetto e soprattutto per avercelo donato. Spero che sapremo maneggiarlo con cura, come hai fatto tu&#8221;. <strong>Mariagiulia Gargiullo</strong></p><p>&#8220;Era il 2020, eravamo in pieno lockdown, quando scrissi il mio primo articolo sulla noia heideggeriana. Un po&#8217; per gioco, un po&#8217; per noia, appunto, decisi di inviarlo a diverse riviste, tra cui <em>Frammenti</em>. Fu cos&#236; che conobbi Giovanni. Mi scrisse quasi subito, dicendomi che l&#8217;articolo lo aveva colpito, e di l&#236; a poco inizi&#242; una collaborazione fittissima. Se dovessi scegliere due parole da associare a Giovanni, sarebbero senza dubbio <strong>entusiasmo</strong> e <strong>gentilezza</strong>. &#200; anche grazie a lui se oggi ricordo il periodo del Covid non soltanto come un tempo sospeso e difficile, ma come un periodo di crescita, di collaborazione e, in qualche modo, di pienezza. Ricordo ancora la nostra prima videochiamata: davanti a me c&#8217;era questo ragazzo bruno, dai capelli scompigliati e gli occhialini tondi, che con il suo modo di fare pacato e gentile mi parlava di progetti ambiziosi con <strong>una luce negli occhi ed un&#8217;intelligenza che era impossibile non notare</strong>. Di Giovanni non potevi non fidarti. Quando mi scriveva dicendomi che aveva appena contattato un certo scrittore rinomato per intervistarlo, io gli rispondevo con il mio solito appiglio nichilista: &#8220;Ma figurati se ci risponde&#8221;. E invece, puntualmente, andava esattamente come aveva previsto lui. Cos&#236;, nel giro di pochi giorni, ci ritrovavamo a programmare l&#8217;intervista e a leggere interminabili libri di filosofia per prepararci alle domande da porre. La parte che preferivo, per&#242;, arrivava dopo. Terminata l&#8217;intervista, io e Giovanni ci chiamavamo, felicissimi per come fosse andata, ripercorrendo le nostre domande, le risposte ricevute, gli incontri appena fatti. E in quella felicit&#224; c&#8217;era anche la consapevolezza di esserne usciti entrambi arricchiti. Se ripenso oggi a quegli anni, credo che ci&#242; che pi&#249; mi manca non siano soltanto i progetti, le interviste o gli scambi di opinioni, ma quella particolare forma di entusiasmo che nasce quando qualcuno crede insieme a te nella possibilit&#224; di fare qualcosa. Giovanni aveva questa capacit&#224; rara: <strong>trasformare un&#8217;idea in un incontro e un incontro in qualcosa che restava</strong>. E, forse, non &#232; un caso che tutto sia cominciato proprio dalla noia, quella stessa noia di cui avevo scritto nel mio primo articolo. Heidegger sosteneva che la noia pu&#242; aprire uno spazio nel quale il mondo ci si rivela diversamente. Giovanni, in quegli anni, ha saputo riempire quello spazio e, anche nei momenti in cui il mondo sembrava restringersi fino a lasciarci soli, bastava un libro o una persona come lui per tornare a sentirsi vivi. Grazie di tutto Gio, ci mancherai tantissimo&#8221;. <strong>Giusy Nardulli</strong></p><p>&#8220;Caro Gio,<br>non riesco a scrivere nulla che ti riguardi senza rivolgermi direttamente a te. Ora che il pilastro che costituivi nella mia vita &#232; crollato, l&#8217;uso della terza persona ti renderebbe ancora pi&#249; distante e irraggiungibile di quanto tu non sia adesso. Poich&#233; questo pensiero mi &#232; insopportabile, parler&#242; <em>di te</em> parlando <em>con te</em>. Almeno un&#8217;ultima volta.<br>Cosa dovrei dire per ricordarti? Dovrei forse iniziare da un ricordo vero? Se chiudo gli occhi ti vedo ancora entrare trafelato a lezione, in un&#8217;aula qualsiasi di via Zamboni: la zazzera di capelli bruni, la barba negli anni sempre pi&#249; folta, la montatura spessa degli occhiali; <strong>l&#8217;aura di fulgida grazia, calma e gentilezza</strong> che ti galleggiava attorno. Se li chiudo di nuovo, invece, ti vedo fare capolino in biblioteca prima di un intenso pomeriggio di studio, con l&#8217;ennesimo romanzo in mano o in borsa, pronto a intimarmi con gioia: &#171;Questo te lo devi leggere. Quando ho finito te lo presto&#187;. E poi via, a lettura terminata, a parlarne per ore passeggiando per le strade di Bologna, librandoci in voli pindarici infiniti, atterrando solamente quando giungeva il momento di tornare a casa. Eravamo giovani, eravamo instancabili. Credevamo di avere tutto il tempo del mondo e ci barcamenavamo tra lo studio e la rincorsa dei giganti del passato, della prossima uscita letteraria, del prossimo caso editoriale, del prossimo incontro con l&#8217;autore. Non ti vantavi mai dei tuoi successi, spesso e volentieri non li condividevi nemmeno: <strong>li nascondevi per non correre il rischio di far sentire qualcuno da meno.</strong> Non ti ritenevi speciale e tutte le volte che ho provato a ricordartelo ho miseramente fallito, perch&#233; la tua ineffabile umilt&#224; finiva sempre per avere la meglio. Eppure sono certa che chiunque ti abbia conosciuto in ambito accademico e professionale non abbia potuto fare a meno di cogliere la tua <strong>genialit&#224;</strong>, la <strong>cristallina penetranza</strong> delle tue argomentazioni, la <strong>devozione</strong> e il <strong>trasporto</strong> per le domande, per la ricerca. Avevi ancora un mondo da donarci. Amavi studiare, amavi leggere, e parlavi spesso attraverso i libri. Mi inoltravi passi da cui nascevano riflessioni, confronti, interrogativi vertiginosi. I libri erano il tuo linguaggio d&#8217;elezione, un ponte attraverso cui aprirti agli altri ti riusciva naturale; erano il tuo modo di legarti alle persone, di tracciare solchi. Avevamo l&#8217;abitudine di scambiarceli e, quando le nostre strade si sono &#8212; solo geograficamente &#8212; divise, ci siamo promessi di spedircene uno all&#8217;anno per i rispettivi compleanni. Ricordo ancora il primo che mi regalasti, i <em>Dialoghi con Leuc&#242;</em> di Pavese, e l&#8217;ultimo, <em>Piccole cose da nulla</em>. Due estremi che oggi sembrano racchiudere l&#8217;intero perimetro della tua anima: <strong>la ricerca altissima e insondabile del senso</strong> da un lato, e dall&#8217;altro <strong>la cura silenziosa per i dettagli minimi</strong>, la <strong>grazia discreta</strong> di cui eri fatto. &#200; un cerchio che si chiude e mi fa venire i brividi. I libri erano anche il tuo rifugio. &#171;Che bello sarebbe poter passare tutto il tempo a leggere?&#187;, mi dicevi sempre. E una volta aggiungesti: &#171;Il mio sogno sarebbe investire tutti i miei risparmi in una libreria&#187;. Dall&#8217;altro capo del telefono ti risposi &#171;ma sei matto, con i tempi che corrono?&#187;, ironizzando sulle tue illusioni. Ma la verit&#224; &#232; che i tuoi sogni erano inaffondabili. <strong>Eri un Astolfo pronto a viaggiare fin sulla Luna pur di andare a riprendere il senno, la bellezza e l&#8217;incanto che questo mondo terrestre continua a smarrire</strong>. Era cos&#236; bello sentirti sognare, percepirti felice. Quando parlavi di <em>Frammenti</em> o di <em>Palomar</em> lo facevi con l&#8217;entusiasmo puro e contagioso di un bambino. Immaginavi un mondo in cui con la cultura e l&#8217;educazione avremmo potuto scacciare il dolore dell&#8217;iniquit&#224; e sciogliere quell&#8217;indifferenza ottusa, spogliata di empatia, verso cui vedevamo scivolare il tempo presente. &#200; per questo che, attraverso la parola scritta, <strong>cercavi ostinatamente di edificarne uno pi&#249; giusto, attento e sensibile</strong> &#8212; esattamente come eri tu. La tua sensibilit&#224; era una dote rara: il modo in cui riuscivi a decifrare le persone, il modo in cui ti lasciavi attraversare dalla vita, l&#8217;intensit&#224; con cui sentivi ogni cosa mi lasciavano attonita, cos&#236; come la profonda gentilezza insita nel tuo modo unico di stare al mondo. Non dimenticher&#242; mai quella volta in cui mi raggiungesti correndo in biblioteca. Si girarono tutti, sembrava un blitz. Sollevai lo sguardo dai miei libri, sconvolta, e ti chiesi perch&#233; fossi arrivato di corsa. Tu &#8212; fiato corto e zaino in spalla &#8212; mi rispondesti che stavi per perdere il treno, schiaffandomi contemporaneamente un libro sul tavolo: <em>Resto qui</em> di Marco Balzano. &#171;Lo devi leggere subito! Viene alle Librerie.coop tra una settimana, noi ci andiamo!&#187;. E io, incredula: &#171;Ma cos&#236; perdi il treno!&#187;. E tu: &#171;Questo era pi&#249; importante. E comunque ce la faccio, ciaooo!&#187;. In quel momento sentii magicamente di essere importante anche io. Era questo il tuo pi&#249; grande super potere: <strong>far sentire le persone viste, speciali, comprese</strong>. <strong>&#171;L&#8217;attenzione &#232; la forma pi&#249; rara e pi&#249; pura della generosit&#224;&#187;</strong>, mi dicesti una volta, citando Simone Weil. Da allora &#232; diventato il mio comandamento. Ma per te l&#8217;attenzione e la generosit&#224; non erano un dovere morale: erano il tuo modo naturale di respirare e sono stati la tua bussola fino alla fine. Anche nel bel mezzo della tempesta, eri sempre pronto ad abbandonare la tua nave pur di reggere il timone di qualcun altro, per assicurarti che tornasse al porto, che tornasse a casa. Riuscivi a far combaciare tutto, facendo sentire chiunque indispensabile. Voglio salutarti elencando i tuoi <strong>&#8220;piaceri&#8221;</strong>. Me li scrivesti un giorno dopo avermi inoltrato un bellissimo testo di Brecht, intitolato proprio cos&#236;. Li trascrivo qui, nel tentativo vano di raccontare la luce della persona che eri e l&#8217;immenso vuoto che lasci:</p><ol><li><p><strong>Voltare pagina, scrivere</strong></p></li><li><p><strong>Salire in montagna</strong></p></li><li><p><strong>Viaggiare, Parigi</strong></p></li><li><p><strong>Correre d&#8217;estate, sentire il viso arrossito nello sforzo</strong></p></li><li><p><strong>Spegnere la luce prima di dormire</strong></p></li><li><p><strong>Fare attenzione</strong></p></li><li><p><strong>Condividere letture</strong></p></li><li><p><strong>Mangiare dopo aver pulito le pentole nelle quali ho cucinato</strong></p></li><li><p><strong>Passeggiando, guardare di notte l&#8217;interno delle case altrui</strong></p></li><li><p><strong>Un bel maglione</strong></p></li><li><p><strong>Le decisioni improvvisate, ma sicure</strong></p></li><li><p><strong>Entrare in libreria</strong></p></li><li><p><strong>Accarezzare, i capelli</strong></p></li><li><p><strong>Le cene con gli amici</strong></p></li><li><p><strong>Le prime cinque bracciate quando mi tuffo in acqua</strong></p></li><li><p><strong>Essere gentile.</strong></p></li></ol><p>Spero che dove ti trovi adesso Gio il mare sia placido e sconfinato. Che ti sia goduto le tue cinque bracciate prima di lasciarti andare alla corrente. Spero che l&#236;, tra le tue pagine e la luce vera delle cose, ci sia <strong>un posto custodito anche per noi</strong>. E che quando arriveremo, tu sarai l&#236; ad aspettarci con l&#8217;ennesimo libro tra le mani, pronto a stringerci tutti in un abbraccio senza fine&#8221;. <strong>Sara Campisi</strong></p><p>&#8220;Out of the blue, Giovanni contacted me in mid-June 2024 to see if he could visit us here at Lancaster University, in the northwest of England, as part of his PhD project. His thesis, he said, was provisionally titled &#8216;Towards a Transcendental Geology: A Philosophical Cartography of the Anthropocene&#8217;. I had no idea what transcendental geology was, but I was intrigued. By September he was here. We used to meet for coffee. Two or three hours would fly past as we roved between Marxist political ecology, Anthropocene science, Deleuzian becomings and problematizations, and yes, transcendental geology &#8211; the idea that the earth is both the condition of possibility our lives and of thought itself. They were mind-bending conversations, and I used to totally forget Giovanni was still a student. I wish I&#8217;d taken notes. Less than a year later I was in Venice for the amazing &#8216;Geoanthropology: Metabolism, Legal Imagination and Geopraxis Conference&#8217; at Ca&#8217; Foscari University that Giovanni helped organize: an event that brought together a community of earth-oriented thinkers from numerous disciplines. This led to a visiting fellowship at Ca&#8217; Foscari&#8217;s NICHE Centre for Environmental Humanities, just a couple of months ago. At a time in my career where I thought things might start to slow down, I found myself with new projects, new collaborators, new friends. <strong>I was meant to be helping open doors for Giovanni, instead he opened them for me.</strong> My Lancaster colleague, cultural theorist-geographer Jessica Dubow was also hugely impressed after the conversations she had with Giovanni. She was very keen to for him to work his thesis up into a book in the series <em>Toposophia: thinking place/making space</em> that she co-edits with philosopher Jeff Malpas. We were recently in conversation with Giovanni, plotting to see if we could get him back to Lancaster to start work on the book. Of course, he had other big possibilities in the pipeline. I am only just finding out all the things he&#8217;d done. I wish I could read Giovanni in Italian; I have heard his writing is remarkable. As Jessica said to me, <strong>&#8216;it makes total sense that he was a beautiful writer &#8211; he had a special</strong> <strong>&#8216;something&#8217;</strong> <strong>about his person&#8217;</strong>. I am hoping we can find a way to get more of his thoughts and words into English. But even if Giovanni had never written another word, we would not miss him any less. <strong>With his gentle smile and razor-sharp thinking, he brought so many of us together</strong>, from different disciplines and across the planet. As another one of Giovanni&#8217;s &#8216;community&#8217; Megnaa Mehtta put it: &#8216;it is beautiful to think of the many connections he made and left behind and I hope we get to honor them&#8217;. It was a pleasure to know you Giovanni, and yes, you will be journeying with us, in our thoughts, our conversations, our laughter&#8221;. <strong>Nigel Clark</strong></p><p>&#8220;Gli archivi digitali ci aiutano a riempire i buchi che, inevitabilmente, lascia la memoria. Cos&#236; &#232; stato facile controllare: il tuo primo articolo per Frammenti Rivista risale a dicembre 2016. <strong>Dieci anni fa. Sei stato con noi per un terzo della tua vita</strong>. In questi dieci anni, seppure a distanza, ti ho visto crescere, raffinare la tua bellissima scrittura e mettere a fuoco il tuo pensiero. Sei stato uno dei nostri autori di punta, ma con grandissima umilt&#224; ti sei anche messo in discussione diventando il nostro primo tirocinante. Impossibile contare gli articoli che hai scritto. E poi le videointerviste, il podcast. Infine, nel 2023, abbiamo coronato questo percorso con la nascita di <strong>Palomar, la nostra, la tua rivista di filosofia</strong>. Sei stato una presenza preziosa per tutti noi, nelle riunioni di redazione le tue proposte sono sempre state originali e interessanti. Ti ho visto crescere, dicevo, ma ci hai anche fatto crescere.<strong> </strong>E oggi il vuoto ci toglie il fiato e le parole. <strong>Tu non ci sei pi&#249;, ma resterai con noi per sempre in tutto quello che hai scritto</strong>. Non ti dimenticheremo mai, te lo prometto. Grazie di tutto, Giovanni, amico fragile&#8221;. <strong>Michele Castelnovo</strong></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!qqNH!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F00064cc8-2266-4583-be2f-50466c628555_735x733.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!qqNH!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F00064cc8-2266-4583-be2f-50466c628555_735x733.jpeg 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!qqNH!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, 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comuni]]></title><description><![CDATA[Mi &#232; stato chiesto di ripercorrere la vita artistica di Fabio Maria Linari.]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/lintroduzione-di-valerio-paolo-cremolini</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/lintroduzione-di-valerio-paolo-cremolini</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Mon, 31 Aug 2026 03:32:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!anu5!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7ef04f37-17fc-44ef-9e82-a944a37f63d6_144x144.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p></p><p>Mi &#232; stato chiesto di ripercorrere la vita artistica di Fabio Maria Linari. &#200; un compito di particolare responsabilit&#224; parlare di un artista e lo &#232; ancora di pi&#249; se la persona a cui ci si riferisce &#232; scomparsa. Il nostro Fabio si proponeva con una fisicit&#224; solida, giovanile, attraente. Il suo sguardo, oltre che intelligente, era spontaneamente accogliente ed era difficile non ascoltare e non essere coinvolti dalle varie iniziative che lo riguardavano personalmente o che richiamavano la memoria artistica, culturale ed umana del padre Giacomo.<br>Immediatamente dopo la cerimonia funebre, ho inviato alcuni pensieri ad Alberta, premettendo che la sua improvvisa scomparsa ci ha raggelati, tanto essa ha suscitato diffusa incredulit&#224;. Non era possibile, infatti, che Fabio avesse concluso, cos&#236; repentinamente, il suo cammino terreno.<br>Fabio &#232; stata una persona che ha impreziosito la sua vita con i saporosi frutti dell&#8217;arte, che in tante occasioni ho apprezzato parlandone in modo assolutamente sincero non trascurando il ricordo del padre, che ha rappresentato per Fabio uno stimolo per affermare in modo autentico la sua testimonianza artistica. Da pochi giorni si era concluso, con l&#8217;esemplare impegno di Fabio, il duplice omaggio sull&#8217;opera di Giacomo Linari, ospitato al Museo Diocesano e al Liceo Artistico &#8220;Cardarelli&#8221;. Quante volte egli ribadiva che nella pittura del padre traspariva compiutamente la profondit&#224; spirituale e la ricchezza intellettuale dell&#8217;uomo, l&#8217;incessante interrogarsi sulla vita, sul bene, sul male e, soprattutto, sul valore della fede.<br>La pittura, d&#8217;altronde, se &#232; pur vero che si esprime in gesti tecnici, rivela l&#8217;humanitas dell&#8217;artista, la sua cultura, la sua dimensione esistenziale, talvolta, anche profetica.<br>La morte spezza violentemente legami cresciuti nel tempo. Ma pu&#242; non rappresentare, e ritengo che oggi si dia credito a tale affermazione, un &#8220;addio senza futuro&#8221;, appunto se continuiamo a riservare spazio nella nostra vita a chi non c&#8217;&#232; pi&#249; e se ci adoperiamo per concretizzare un orizzonte esistenziale nel quale chi ci ha lasciati continua ad essere destinatario dei nostri migliori sentimenti.<br>&#200; il modo migliore per attenuare l&#8217;irrimediabile vuoto e sconfiggere l&#8217;assenza.<br>Anche quella del nostro carissimo Fabio, che incontrai la prima volta nel 1984 quando venni invitato da Francesco Vaccarone a tenere una conversazione ai partecipanti dei corsi promossi dall&#8217;Enaip-Liguria, guidati dallo stesso Vaccarone e da Francesco Musante, a cui partecipavano sia Fabio che Alberta. Erano quattordici &#8220;allievi&#8221; che diedero vita al Gruppo &#8220;Segno Grafico Ligure&#8221;<br>Il positivo esito di quei corsi venne sapientemente reso visibile nella stampa di due cartelle di incisioni, rispettivamente intitolate Magie del Golfo e Il Cantico delle Creature. Mi chiesero di scrivere la presentazione, dove richiamai con brevi schegge ciascun elaborato. &#8220;Paesaggio che incanta, penetra la memoria e non l&#8217;abbandona&#8221; &#232; quanto sinteticamente scrissi sull&#8217;acquaforte di Fabio, che aveva gi&#224; concluso glitudi al Liceo Artistico e all&#8217;Accademia di Carrara. Con lui si svilupp&#242; subito un feeling, successivamente tradotto in sincera e continuativa stima e amicizia. Cos&#236;, nello stesso anno, fui interessato all&#8217;esperienza del Gruppo &#8220;Idioma&#8221;. Con Linari ne erano protagonisti Massimo Angei, Jacopo Bruno, Marco Casentini e Andrea Geremia. Sin dal primissimo esordio essi rivelavano un&#8217;inconsueta maturit&#224;, che si percepiva, ad esempio, nell&#8217;accentuazione espressionistica delle figure di Fabio, &#8220;sanguigne, dilaniate da accesi rossi e gialli materializzati in corpi&#8221;. &#8220;Quel colore infiammato &#8211; scrivevo &#8211; martella la nostra testa, talora indifferente e sorda; la grafia incide il foglio, cos&#236; come la lama penetra nella carne e la lacerazione riproduce fatalmente lamento, dolore e tristezza. Quella di Linari &#232; pittura che produce bellezza, seppure una sanguinante bellezza che ci trasmette frustate strazianti e brividi di lunga durata. Se con l&#8217;arte si vuole esternare la propria interiorit&#224;, utilizzando strumenti pittorici, Linari offre la sua sensibilit&#224; per ricreare, in forma graffiante e pungente, la problematica esistenziale che investe l&#8217;uomo e la societ&#224;. Le sue figure strepitano e le loro voci ci raggiungono. Allora Linari ha raggiunto il suo obiettivo&#8221;.<br>Anni dopo, richiamavo l&#8217;angoscia esistenziale che trasudava nella sua pittura accostandola alla &#8220;errabonda frenesia cromatica e deformante&#8221; di Oskar Kokoschka e del dannatissimo Egon Schiele.<br>Da allora in poi per Fabio sar&#224; un succedersi di mostre personali e collettive. Chi ha avuto l&#8217;occasione di sfogliare i cataloghi dei suoi numerosi impegni espositivi, avr&#224; rilevato quanto nutrita sia la sua bibliografia, valorizzata da ottimi testi critici. Una bibliografia copiosa, che ha accompagnato la sua creativit&#224; senza soste. A me &#232; mancato di godere la sensazione colta nel 1995 da Roberto Barzi quando visit&#242; la casa-museo di Fabio a Chiari. &#200; fare un torto a Barzi estrapolare soltanto qualche parola della coinvolgente &#8220;ouverture&#8221; del suo scritto, che esalta le &#8220;conturbanti creazioni stilistiche&#8221; di Linari, rappresentate da &#8220;quadri e disegni di ogni tipo e dimensione&#8221;.</p><p>Il pittore Giovanni Frangi, che lo scorso 6 giugno ha parlato in questa sede dell&#8217;amico e collega e che con lui ha condiviso la vicinanza allo scrittore, critico d&#8217;arte ed altro ancora, Giovanni Testori (c&#8217;&#232; chi ha rilevato &#8220;l&#8217;approccio testoriana della pittura di Fabio&#8221;) &#232; stato, tra l&#8217;altro, l&#8217;estensore della presentazione della prima personale di Fabio del 1988 alla galleria &#8220;Il Portico&#8221; di Gardone Riviera, intitolata La Periferia e il Ponte .<br>Mi ritrovo tantissimo su quanto egli ha scritto in merito alla &#8220;nervosit&#224; sfuggente del segno pittorico, il ritmo frenetico e sobbalzante della sintassi compositiva&#8221;. Quello di Frangi non &#232; un testo esteso, ma nella voluta sintesi &#232; particolarmente denso di sollecitazioni. Nella metropoli, ma tale sensazione si avverte anche nell&#8217;affrontare altri temi, vi &#232; insito un sentimento di profonda inquietudine. &#8220;La metropoli di Linari &#8211; scrive Frangi &#8211; non ha uomini, &#232; una metropoli incubo&#8221; e &#8220;di questa inquietudine si fa anzi espressione visiva, monumento&#8221;. Ma, alla fine, vi &#232; un atteggiamento di resa in quanto &#8220;questa metropoli, attraversata da ponti sognati che non sappiamo dove portino e chi congiungono, ci attrae maledettamente e insieme ci spaventa&#8221;.<br>Il gigantismo della metropoli sar&#224; pi&#249; volte ripreso da Fabio, che amava tantissimo New York, dedicandogli decine di lavori. Sono del 1997 quelli raccolti nei CartoniNewyorkesi. Il pittore si stupisce dei colori, dei rumori, della grandiosit&#224;, delle contraddizioni, della gioia di vivere e della malinconia proprie della citt&#224; statunitense. Nel 2002, nella personale al castello di Lerici, riaffermava il reale ed il fantastico della citt&#224; nell&#8217;Omaggio a New York. Ancora nel ciclo Empire del 2007 trasmetteva la magia del colore che avvolge in un clima di visionariet&#224; e d&#8217;ininterrotta foschia la nota sequenza di grattacieli e di altri edifici, che accolgono chi raggiunge Manhattan.<br>Il contenuto della prima personale di Gardone Riviera &#232; idealmente partecipe anche nella mostra spezzina del 2007 alla galleria &#8220;Menhir&#8221; di Alberto Rolla. In una breve recensione pubblicata sul Secolo XIX rilevavo la coerenza espressiva del pittore, capace di caratterizzare ogni tematica costruendo le immagini &#8220;attraverso segni forti, succosi, dal forte impatto emotivo&#8221;.<br>Meriterebbe di leggere integralmente il testo di Beppe Agosti, pi&#249; volte a fianco di Fabio, nel quale richiama il vicinissimo eccidio dell&#8217;11 settembre 2001, attribuendo a Fabio &#8220;la piena licenza di raffigurare la terribile icona delle Torri Gemelle&#8221;. &#8220;Fabio Maria Linari &#8211; afferma il critico &#8211; &#232; stato costretto a una collisione dei suoi due temi preferiti; ha accettato questa violenza e dall&#8217;impatto &#232; scaturita una bellezza terribile: la bellezza di un simbolo nato dai fiumi dei corpi vaporizzati e da un futuro di morte che potr&#224; essere esorcizzato soltanto da una potentissima e universale proiezione artistica&#8221;.</p><p><br>Ho accennato alla bellezza, che ritengo sia una meta che consapevolmente o inconsapevolmente stia a cuore ad ogni artista. Ciascuno la interpreta a modo suo. C&#8217;&#232; chi attraverso la bellezza persegue il raggiungimento dell&#8217;Assoluto, c&#8217;&#232; chi ambisce a considerarla una categoria che ha comunque una specifica valenza nel nostro tempo. Per il filosofo Vittorio Mathieu &#8220;un&#8217;attivit&#224; letteraria, o poetica o artistica in generale, senza la speranza della bellezza sarebbe assolutamente priva di scopo: l&#8217;oblio del bello coincide con l&#8217;oblio dell&#8217;essere, e recide i legami con la nostra origine che, per contro, la nostalgia insita nella bellezza ci fa desiderare&#8221;. All&#8217;autenticit&#224; dell&#8217;arte vi appartiene l&#8217;autenticit&#224; della bellezza, come bisogno esistenziale.<br>Mi sono insinuato su questo terreno in quanto nella complessa creativit&#224; di Fabio la bellezza vi &#232; ampiamente postulata ed &#232; percepibile non solo come dato tecnico, bens&#236; come alimento sopraffino che induce alla riflessione, alla meraviglia ed alla contemplazione. La contemplazione non &#232; un atteggiamento passivo se &#232; vero che per il mondo greco il sapere inizia con la meraviglia. Ed allora se &#8220;cessiamo di meravigliarci corriamo il rischio di cessare di sapere&#8221; (Maria Luisa Gatti Perrer). Anche l&#8217;esercizio artistico si alimenta di &#8220;sorpresa e di incanto&#8221;.<br>Ricordo che conversai con Fabio esternandogli il mio pensiero, che ruotava su detti argomenti all&#8217;indomani della personale milanese del giugno 2001, presso la &#8220;Compagnia del Disegno, dedicata alla montagna. Il ciclo di pastelli emanava un non comune tasso di emotivit&#224;, che Domenico Montalto, curatore della mostra, aliment&#242; ulteriormente nella sua presentazione, ricca di richiami territoriali, letterari, artistici ed anche musicali.</p><p>Linari individuava nella lucentezza dei bacini marmiferi delle Apuane, montagne nude ed aspre, &#8220;il luogo ideale e mentale, archetipi e mitico&#8221; a cui si ispirava per abbracciare &#8220;il regno del silenzio, il dominio dell&#8217;ombra e del crepuscolo&#8221;, attraversato da Fabio nel convincente ciclo di vedute montane, &#8220;grand tour postromantico nell&#8217;attualit&#224; del sublime e del meraviglioso&#8221;. Anch&#8217;io scrissi qualcosa sulla sua personale, rilevando che &#8220;ammirando le sue vette am&#173;mantate di neve, accarezzate dall&#8217;azzurro intenso del cielo, il&#173;luminate da un sole infuocato, emerge la tecnica sublime del bravo Linari, che riscopre e si nutre del linguaggio divisioni&#173;sta, mirato ad esplorare i prodi&#173;gi della luce. Penso a Segantini laddove afferma che &#8220;pi&#249; puri saranno i colori, meglio si con&#173;duce il dipinto verso la luce, l&#8217;a&#173;ria la verit&#224;&#8221;. Penso a Rubaldo Merello, irraggiungibile inven&#173;tore di sensibilissime sonorit&#224; cromatiche riprese dalla sua ininterrotta contemplazione della natura. Ci&#242; per sottolinea&#173;re, senza alcuna titubanza, che Linari ha realizzato un meditato nucleo di opere felicemente go&#173;vernate da intelligenza esecuti&#173;va e da un cuore innamorato della montagna e delle silenzio&#173;se vertigini che essa procura.<br>La comprensione di questi pastelli non esige alcuno sforzo. La novit&#224; sta proprio qui. La lettura fa leva, per dirla con Testori, quando si riferisce alla pacata ed emozionale pittura del tren&#173;tino Paolo Vallorz, &#8220;sulla mate&#173;ria, nel disegno, nella forma con cui fiorisce ed appare&#8221;. Cos&#236; &#232; per Fabio Linari e per le sue bellissime e nitide cime.<br>L&#8217;afflato poetico non &#232; per nulla estraneo nella composita ricerca di Fabio. Non a caso aderiva a collettive sul binomio pittura-poesia. La pi&#249; recente alla Spezia &#232; del febbraio 2013, presso l&#8217;Atelier 18 della pittrice Silvia Garzonotti. Dedic&#242; il suo lavoro, intitolato City Lights, al poeta americano Lawrence Ferlinghetti, contitolare dell&#8217;omonima, celebre libreria e casa editrice fondata nel 1953 insieme all&#8217;italo-americano Peter Martin.</p><p>Qualche mese dopo, nel giugno 2013, Fabio &#232; tra i 39 artisti che aderiscono immediatamente alla rassegna Pittori per la Musica, patrocinata dalla Prefettura della Spezia, dal FAI-Delegazione della Spezia e dai Lions La Spezia-Host. Tutti i dipinti sul tema musicale, vennero donati per ricavare risorse, unitamente ad altre iniziative, destinate al progetto di restauro (portato a buon fine) del Salone dei Concerti di Villa Marmori, sede del Conservatorio Musicale &#8220;G.Puccini&#8221; della Spezia. Fabio ispir&#242; la sua tela a L&#8217;oro del Reno di Richard Wagner.<br>Nella biografia di Fabio andr&#224; anche menzionata l&#8217;esperienza condivisa con Francesco Vaccarone e Nicola Parrucca nella conduzione di laboratori aperti a soggetti con patologie gravemente invalidanti, nella consapevolezza che l&#8217;arte rappresenta un valido strumento di inclusione sociale con accertate qualit&#224; terapeutiche. In un convegno, dove ero inserito tra i relatori, svolto alla Spezia al Centro Allende a fine novembre 2013, &#232; stata adeguatamente richiamata con opportune immagini tale momento di impegno sociale e culturale, non privo di emozioni..<br>Vorrei aprire una parentesi per evidenziare l&#8217;affinit&#224; che unisce il poeta al pittore, al quale non diversamente da chi scrive versi sta a cuore scoprire e rivelare, senza alcuna esitazione, quanto appartiene alla propria vita interiore, indagando se stesso utilizzando segni e colori, emblematicamente deputati ad esprimere gioia, malinconia, passione, ricerca di speranza e di futuro. La pittura, luogo in cui convergono le ferite e la bellezza della vita; sede dove si aprono dialoghi con gli altri, con le cose e con la vita in generale. Fabio &#232; stato un credibile indagatore della specie umana, mai rinunciando ad evidenziarne limiti e pregi.<br>Richiamo nel merito un breve commento di Elisa Motta riferito alla mostra Smoking room del 2006, in cui la giornalista coglie nelle &#8220;figure simboliche, appena abbozzate con tratto caricaturale incline all&#8217;espressionismo, la sigaretta che lentamente si consuma, che diventa simbolo di smarrimento: fumare durante l&#8217;attesa senza sapere se ci&#242; che sta dietro l&#8217;angolo dar&#224; una svolta alla nostra vita oppure no&#8221;. Ecco che la pittura, non diversamente dalla poesia, &#8220;non promuove crisi esistenziali n&#233; tanto meno rassicurazioni consolatorie, ma cerca di far sorgere domande sul proprio vissuto, suscitando spazi di confronto e di riflessione&#8221;.</p><p><br>Ho citato in precedenza la predilezione di Fabio per le immagini forti ed emotivamente coinvolgenti. Si situano su questa lunghezza d&#8217;onda le sue Prue, titolo della personale del 2010, ospitata al CAMeC nell&#8217;ambito del progetto espositivo &#8220;Finestra sul Golfo&#8221;. Le ripetute zoomate sulle prue delle navi, tema gi&#224; affrontato con altrettanto vigore vent&#8217;anni prima, alludono all&#8217;incontro-scontro fra giganti, entrambi minacciosi e preparati a non soccombere. &#8220;La forza della prua e quella del mare &#8211; scrive Francesca Mariani &#8211; entrano, infatti, necessariamente in conflitto tra loro ma da questo nasce una sintesi che in noi stimola un desiderio di empatia con questa natura titanica&#8221;. Precisa, ancora, che la scelta tematica di Fabio &#8220;rivela ancora una volta il pensiero del pittore che concepisce l&#8217;opera come una dinamica di forze tra loro in continua contrapposizione e costantemente attive da cui deve scaturire la poeticit&#224; della visione&#8221;.<br>Fabio vantava una propria concezione del paesaggio urbano, preferibilmente rappresentato dall&#8217;imponenza, che</p><p>Ho gi&#224; accennato all&#8217;importanza che sul piano formativo ha avuto per Fabio suo padre Giacomo, &#8220;artista severo moralmente superiore&#8221;. Con queste parole Fabio ne attestava le qualit&#224; umane ed artistiche, restandogli sempre affettuosamente riconoscente, valorizzandone di sovente la sua stagione artistica, indagando sul suo lavoro, coinvolgendo studiosi in proposte espositive realizzate in varie sedi con lodevole professionalit&#224;.<br>Si era adoperato tantissimo, con Enrico Formica, con cui ho avuto il piacere di collaborare, per il buon esito nell&#8217;aprile 2013 di un duplice omaggio espositivo dedicato al padre al LAS e al Museo Diocesano di via del Prione. Quanto mai stimolanti i titoli delle due mostre: Giacomo Linari e la pittura di paesaggio alla Spezia nella seconda met&#224; del Novecento e Il fuoco della fede &#8211; Dipinti di GiacomoLinari. Una proposta allineava accanto a lavori di Giacomo Linari tele di paesaggisti amici e colleghi, attivi nello stesso periodo, quali Ercole Aprigliano, Giuseppe Caselli, Gino Bellani, Vincenzo Frunzo, Angelo Prini, Carlo Giovannoni, Giuseppe Borella e Pino Saturno; l&#8217;altra, di soli dipinti a tematica religiosa, che nell&#8217;opera di Linari ha occupato largo spazio, lavori potenti e drammatici, in cui la fede si dispiega efficacemente nella metafora del &#8220;fuoco&#8221; che alimenta l&#8217;esistenza e aiuta ad affrontare il dolore sempre presente.<br>Fabio Linari ha certamente percorso autonomamente la sua strada, ma di sicuro ha condiviso il clima culturale che gravitava nella sua casa e, soprattutto, nello studio del padre. Chi vi &#232; entrato, &#8220;ha assaporato una particolare at&#173;mosfera, ha avvertito un richiamo alla meditazione, un invito ad av&#173;vicinare la pittura con amore e con quel sentimento di spiritualit&#224; che l&#8217;artista esaltava dipingendo strug&#173;genti Teste di Cristo, pensosi Volti di vecchi, ariose vedute dai colori penetranti e mai sdolcinati. Come poteva, peraltro, apparire melliflua, stucchevole o leziosa la pittura di un artista che studiava Kierkegaard (1813-1855), Dostojevskij (1821-1881), Hegel (1770-1831) e, in tempi pi&#249; recenti, Jean Guitton (1901) e saggi di teologia?&#8221;. Tra gli altri amava Georges Rouault e del pittore francese faceva proprio &#8220;l&#8217;animo religioso e la concezione del sacro come qualit&#224; della vi&#173;ta, come dimensione interiore&#8221;.<br>Tutto ci&#242; ha certamente favorito la vicinanza culturale a Giovanni Testori &#8220;eclettico predicatore di verit&#224;&#8221;, con le parole di Carlo Bo, testimone visibile e concreto dell&#8217;uomo che nella ricerca affannosa di se stesso suggeriva, non silenziosamente, il profilo di un mondo meno contraddittorio, capace di vincere l&#8217;emarginazione e di renderlo, come ebbe a dire, &#8220;meno torvo e volgarmente compiacente&#8221;.<br>Nella straordinaria mostra del gennaio 2004 al Museo Diocesano di Sarzana, intitolata La pittura del &#8216;500 e la parola incantata di Giovanni Testori, riproposta nello stesso anno nella sede della Fondazione Morcelli-Repossi, non una vaga traccia, bens&#236; un solco profondo del credo testoriano s&#8217;insinuava nella straordinarie rilettura delle opere realizzate dal Romanino (1484-1560) e dal Moretto (1498-1554) per la Cappella del Sacramento in San Giovanni evangelista a Brescia, riscoperte e studiate da Giovanni Testori.</p><p><br>Mi piacerebbe tantissimo rievocare quella mostra e rivivere l&#8217;atmosfera di calda partecipazione emotiva che avvolgeva l&#8217;intera sala del Museo Diocesano di Sarzana, esaltata dalla superba creativit&#224; di Fabio, che don Giuseppe Fusari, direttore del Museo Diocesano di Brescia e curatore dell&#8217;evento, definiva opportunamente &#8220;una ulteriore discesa verso il profondo&#8221;. Una rilettura accompagnata dall&#8217;ombra di Testori che ha permesso a Linari &#8220;di non lasciarsi fuorviare dall&#8217;accattivante involucro esteriore, per puntare diritto verso il discorso dell&#8217;interiorit&#224; che disvela non solo la personalit&#224; artistica dei due pittori, ma le loro necessarie deviazioni esistenziali, la ricerca, il dramma del vivere, il dramma della domanda che, anche al variare dei secoli, continua a porsi per ogni uomo che vive sulla terra&#8221;.<br>Ho letto di recente un articolo di Roberto Mussapi sulle radici della creazione. Il poeta cita Aniela Jaff&#233;, famosa discepola svizzera di Jung, per la quale &#8220;l&#8217;opera di ogni uomo creativo ha una lunga preistoria e non si manifesta all&#8217;improvviso e senza motivi. In realt&#224;, la sua creazione &#232; preparata da eventi interiori, e talvolta ancheesterni, che affondano le loro radici in un passato molto lontano&#8221;. Anche in quella indimenticabile esposizione sarzanese nulla era nato casualmente. Ogni opera aveva una sua genesi, una sua storia, legata a quella delle altre, che si giovavano della presenza-assenza di Giovanni Testori e delle sue reiterate imprecazioni su &#8220;dove &#232; finta la pittura&#8221;. Della presenza della sua ombra per nulla evanescente. &#8220;Questa ombra, accettata, ben custodita, talvolta cupa e addolorata, &#232; nel cuore della pittura meditata e intrisa di umana passione di Fabio Maria Linari, realizzata con rapidit&#224; esecutiva, con movimenti sicuri e senza pentimenti della mano, quasi a sigillare liberatoriamente un ciclo esistenziale tormentato e tormentante&#8221;.<br>Anni dopo, nel 2010, don Giuseppe Fusari sar&#224; ancora al fianco di Fabio, presentando la mostra Pugili nella Galleria piccola del Museo Diocesano di Brescia, che definiva &#8220;stagione di rimeditazione sulla figura umana in senso monumentale&#8221;, cogliendovi nella sequenza dei lavori una forte &#8220;aspirazione alla dimensione spirituale&#8221;. &#200; una lettura che condivido. Don Fusari sosteneva l&#8217;importanza di questo tema, che il pittore custodiva da tempo e che riprendeva pi&#249; estesamente. Nel 1989, infatti, aveva gi&#224; dipinto un Pugile di colore in ginocchio, rivelando nella deformazione della figura ben pi&#249; di una traccia di abbandono esistenziale. La vita, ci dice Fabio, attraverso i suoi pugili &#232; un combattimento e forse anche il sapore della vittoria contraddice momenti di amarezza, se non di sconfitta. I personaggi sembrano provenire, non diversamente da quelli di Francis Bacon, da &#8220;un mondo senza piet&#224;&#8221;. Allora le figure ed i loro corpi non possono essere idealizzati, bens&#236; proposti nella loro cruda verit&#224; ed avviati verso un&#8217;inevitabile e assurda dissoluzione.</p><p></p><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://robertobarzi1.substack.com/?utm_source=substack&amp;utm_medium=email&amp;utm_content=share&amp;action=share&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Share Roberto Barzi&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="/__u/robertobarzi1.substack.com/?utm_source=substack&amp;utm_medium=email&amp;utm_content=share&amp;action=share"><span>Share Roberto Barzi</span></a></p><p><br>Su quest&#8217;ultima considerazione il mio sguardo sul vissuto artistico di Fabio non va oltre. Porto con me la soddisfazione tutt&#8217;altro che retorica di poter scrivere il mio nome a fianco di quelli di Francesco Vaccarone, Francesco Musante, Sergio Tedoldi, Giovanni Frangi, Marco Casentini, Giacomo Callo, Andrea Geremia, Massimo Angei, Alberta Intelisano, Francesco Bruno Cavicchioli, Catia Castellani, Nicola Perucca, Paolo Fabri, Simone Torri e Mariella Brignoli, che hanno affettuosamente aderito al ricordo di Fabio, ciascuno con due opere riferite a tempi diversi. Vi &#232; chi ha confermato una continuit&#224; di linguaggio, offrendo la sensazione dell&#8217;inconfondibilit&#224;, e chi, viceversa, ha compiuto liberamente vere e proprie sterzate approdando su altre modalit&#224; operative ed espressive. Con gran parte di loro mi sono incontrato sullo stesso percorso comune a Fabio. Un percorso non breve, compiuto nel segno dell&#8217;impegno per l&#8217;arte e della pi&#249; sincera amicizia.</p><p>Valerio P.Cremolini</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Consumi Intervista impossibile al Dottor Sistema: Il diritto di divertirsi di Luigi Capoani ]]></title><description><![CDATA[di Luigi Capoani]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/consumi-intervista-impossibile-al</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/consumi-intervista-impossibile-al</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Mon, 31 Aug 2026 03:11:09 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!6Kmi!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a763b68-5311-4c8e-9f52-346596cc2558_1024x575.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!6Kmi!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a763b68-5311-4c8e-9f52-346596cc2558_1024x575.png" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!6Kmi!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F9a763b68-5311-4c8e-9f52-346596cc2558_1024x575.png 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!6Kmi!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, 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In questa nuova intervista spiega perch&#233; divertirsi, consumare e non fare domande sia diventato un dovere, mentre qualcun altro paga il conto della nostra serenit&#224;.</strong></em></p><p><strong><span>30 Agosto 2026</span></strong></p><p><strong>Intervistatore:</strong> Dottor Sistema, ho l&#8217;impressione che il sacrificio sia diventato una parola fuori moda.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Non del tutto. Lo invochiamo ancora quando dobbiamo convincere qualcuno a lavorare di pi&#249; o ad accontentarsi di meno. Abbiamo soltanto smesso di considerarlo un valore individuale.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Perch&#233; oggi il messaggio &#232; opposto: bisogna godersi la vita.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Pi&#249; che un messaggio, &#232; un ottimo metodo di governo. Una persona impegnata a divertirsi trova raramente il tempo di domandarsi come sia organizzato il mondo.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Non esageriamo. La leggerezza &#232; necessaria. Nessuno pu&#242; trascorrere ogni giornata pensando alle guerre, alla povert&#224;, allo sfruttamento e alla crisi ambientale.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Certamente. Ed &#232; proprio partendo da questa esigenza umana che abbiamo costruito qualcosa di pi&#249; utile: non una pausa dalle preoccupazioni, ma un&#8217;esistenza interamente protetta da esse.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Una cosa &#232; riposarsi dal peso della realt&#224;; un&#8217;altra &#232; fingere che quel peso non esista.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Dal nostro punto di vista, la seconda soluzione &#232; molto pi&#249; stabile.</p><p>Non sempre le persone ignorano ci&#242; che accade. Spesso intuiscono che qualcosa non funziona, ma preferiscono non approfondire. Comprendere davvero un&#8217;ingiustizia significa riconoscerne le vittime; riconoscerne le vittime conduce alla domanda pi&#249; fastidiosa: che cosa potrei fare per cambiare le cose?</p><p><strong>Intervistatore:</strong> E allora ci si ferma un momento prima della consapevolezza.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Esatto. Se il problema resta confuso, nessuno pu&#242; pretendere una soluzione.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Ci sono persone che vivono cos&#236;: tranquille, educate, magari anche gentili. Non sono necessariamente cattive. Semplicemente, non vogliono cambiare nulla che non le danneggi direttamente.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Sono il nostro risultato migliore: persone perbene, purch&#233; il bene non richieda troppo tempo.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> A volte le invidio.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Perch&#233;?</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Perch&#233; vivono serene. Escono, viaggiano, si divertono e non si tormentano cercando di capire che cosa non funzioni. Chi vuole cambiare le cose finisce spesso per sentirsi impotente, arrabbiato o fuori posto.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> La noncuranza offre serenit&#224; immediata. L&#8217;impegno offre soprattutto insonnia.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Ma quella serenit&#224; ha un prezzo.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Certamente. Il vantaggio &#232; che lo paga qualcun altro.</p><p>Il divertimento diventa cos&#236; qualcosa di pi&#249; di un piacere: si trasforma in un modello sociale. Bisogna partire, acquistare, cambiare e mostrare agli altri quanto si &#232; soddisfatti. Anche il riposo deve lasciare una traccia. Non basta essere felici; bisogna apparirlo.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> &#200; un modello che agisce anche sull&#8217;identit&#224;. Alle donne, in particolare, viene continuamente richiesto di essere belle, desiderabili e visibili.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Prima dicevamo loro di essere belle per gli uomini. Adesso diciamo che devono esserlo per s&#233; stesse. Abbiamo conservato l&#8217;obbligo modernizzandone la pubblicit&#224;.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> L&#8217;emancipazione avrebbe dovuto liberarle dalla riduzione a oggetti. Il mercato, invece, riesce a vendere come liberazione perfino un nuovo obbligo estetico.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> E ora lo stiamo estendendo agli uomini. La parit&#224;, alla fine, arriver&#224;: sarete tutti ugualmente insoddisfatti del vostro corpo.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Eppure nessuno ci obbliga a consumare.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> No. Ci limitiamo a ricordarvi che meritate tutto e che, da qualche parte, qualcuno si sta divertendo pi&#249; di voi. La scelta rimane liberamente vostra.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Una libert&#224; leggermente assistita.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Preferiamo chiamarla libert&#224; personalizzata.</p><p>Il mercato vende una successione infinita di promesse. Il prossimo viaggio, acquisto o riconoscimento dovrebbe renderci finalmente soddisfatti. La promessa, per&#242;, non pu&#242; essere mantenuta fino in fondo: una persona veramente appagata potrebbe smettere di desiderare altro.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Quindi il Sistema ha bisogno di individui liberi, ma mai completi.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> La completezza presenta seri problemi di crescita.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> &#200; qui che nasce il &#8220;perch&#233; no?&#8221;. Se posso permettermi un&#8217;altra vacanza, un vestito o un&#8217;automobile, perch&#233; dovrei rinunciarvi?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> &#200; la domanda ideale: rende irragionevole ogni limite.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Ma possiamo rovesciarla: perch&#233; dovrei desiderare tutto ci&#242; che posso permettermi?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Questa &#232; pi&#249; pericolosa. Introduce un pensiero tra il desiderio e il pagamento.</p><p>Il sacrificio comincia proprio da quel pensiero. Non come ricerca della sofferenza, ma come capacit&#224; di riconoscere che qualcosa pu&#242; essere pi&#249; importante del vantaggio immediato: una persona, una comunit&#224;, una ricerca, un ideale o una generazione futura.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Dobbiamo per&#242; distinguere il sacrificio scelto da quello imposto. Per secoli i pi&#249; forti hanno chiesto ai pi&#249; deboli di rinunciare per loro.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Quando rinunciano i poveri, parliamo di responsabilit&#224;. Quando devono rinunciare i ricchi, parliamo di recessione.</p><p>Una parte importante del progresso umano &#232; nata da persone capaci di guardare oltre il beneficio immediato. Studiosi, medici, scienziati, inventori, artisti e pensatori hanno dedicato anni a problemi che gli altri non vedevano, spesso sacrificando sicurezza, salute e serenit&#224;.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> E noi utilizziamo le loro conquiste come se fossero comparse spontaneamente. Vogliamo la medicina dimenticando la ricerca, la tecnologia senza gli anni di studio e i diritti senza ricordare chi ha lottato per conquistarli.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Il progresso &#232; pi&#249; comodo quando cancella chi lo ha prodotto. Prima definiamo queste persone eccentriche, poi utilizziamo le loro idee e infine dedichiamo loro una commemorazione. Celebrare qualcuno &#232; spesso il modo pi&#249; elegante per non seguirne l&#8217;esempio.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Anche il sacrificio collettivo sembra appartenere a un mondo remoto. Durante la seconda guerra punica, nel 210 a.C., Roma si trov&#242; con le finanze stremate. Secondo Livio, magistrati e senatori consegnarono ricchezze personali, dando l&#8217;esempio agli altri cittadini. La Roma repubblicana attribuiva un valore pubblico alla sobriet&#224; e al dovere verso la comunit&#224;. &#200; un&#8217;immagine molto diversa da quella della successiva Roma imperiale decadente, segnata da lusso, corruzione e interessi privati.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Anche i Romani scoprirono che &#232; pi&#249; facile celebrare le antiche virt&#249; che continuare a praticarle.</p><p>&#200; sempre accaduto che i forti trasferissero i sacrifici sui deboli. La contraddizione moderna &#232; che continuiamo a farlo mentre ci definiamo liberi, democratici ed eguali. Le parole servono anche a rendere pi&#249; presentabili le vecchie abitudini.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Una civilt&#224;, dunque, non decade perch&#233; si diverte.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> No. Decade quando non sa pi&#249; per quale ragione valga la pena interrompere la festa. O quando preferisce non sapere chi, fuori dalla festa, ne stia pagando il conto. Ed &#232; proprio questo il nostro capolavoro. Non abbiamo eliminato l&#8217;ingiustizia: l&#8217;abbiamo collocata abbastanza lontano da non rovinare la serata. Dietro ogni oggetto esiste una storia materiale. Una camicia richiede tessuti, acqua, energia, lavoro e trasporti. Un telefono contiene minerali estratti in luoghi che spesso non sapremmo indicare su una carta geografica. Eppure vediamo soltanto il prodotto finito, pulito, luccicante e privo di passato.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Il prezzo, quindi, mi dice quanto costa a me, non quanto &#232; costato al mondo?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Esattamente. Sarebbe scomodo scrivere tutto sullo scontrino: &#8220;Una camicia, trenta euro, migliaia di litri d&#8217;acqua e una piccola porzione di coscienza&#8221;. Cos&#236; possiamo sentirci innocenti perch&#233; non vediamo direttamente nessuno soffrire. La morale contemporanea funziona molto bene entro il raggio visivo. Se la vittima non entra nell&#8217;inquadratura, il consumatore pu&#242; continuare a sorridere.</p><p>In fondo, non siamo cos&#236; diversi dalla nobilt&#224; riunita a Versailles mentre una parte della popolazione francese viveva nella miseria. La distanza tra la corte e il popolo permetteva di festeggiare senza vedere pienamente ci&#242; che esisteva fuori dai cancelli.</p><p>Oggi i cancelli sono diventati interi continenti. La fabbrica che produce i nostri vestiti, la miniera che alimenta i nostri telefoni e il territorio danneggiato dai nostri consumi possono trovarsi dall&#8217;altra parte del mondo. La globalizzazione ha separato con grande efficienza il consumo dalle sue conseguenze.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> &#200; qui che mi torna alla mente Balzac. Nel <em>P&#232;re Goriot</em> scriveva che il segreto delle grandi fortune senza causa apparente &#232; un crimine dimenticato, perch&#233; compiuto abbastanza bene da non essere pi&#249; riconoscibile.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> La parola decisiva &#232; &#8220;dimenticato&#8221;. Un sopruso visibile provoca scandalo; un sopruso incorporato nel normale funzionamento dell&#8217;economia diventa ricchezza.</p><p>Questo non significa che ogni persona benestante sia direttamente responsabile di un crimine. Significa per&#242; che il privilegio deve essere interrogato. I nostri redditi pi&#249; elevati non dipendono soltanto dal merito individuale, ma anche dalle istituzioni, dalla posizione geografica e da rapporti economici internazionali che distribuiscono in modo diseguale vantaggi e costi.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Il problema della superficialit&#224; &#232; proprio questo: non voler ricostruire i collegamenti.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Non vedere la fabbrica dietro la camicia, il lavoratore dietro il servizio e la fame dietro l&#8217;opulenza.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Oppure ripetere: &#8220;Posso permettermelo, quindi perch&#233; no?&#8221;.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Esattamente. La possibilit&#224; economica viene trasformata in assoluzione morale.</p><p>Ma purtroppo le risorse sono scarse e ogni attivit&#224; economica utilizza materia ed energia. Il secondo principio della termodinamica ricorda che nessuna trasformazione reale &#232; perfettamente efficiente: ogni processo genera dispersione ed entropia. Non si pu&#242; ricavare una morale direttamente dalla fisica, ma si pu&#242; almeno comprendere che una crescita materiale illimitata e priva di conseguenze non esiste.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Ma la tecnologia pu&#242; ridurre l&#8217;impatto della produzione.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Certamente. E quando un oggetto consuma meno, tendiamo a produrne e utilizzarne molti di pi&#249;, cos&#236; il risparmio non si sente abbandonato.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Quindi la tecnologia &#232; indispensabile, ma non elimina il problema del limite.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Purtroppo il limite &#232; una soluzione difficile da vendere.</p><p>Inoltre, i costi non sono distribuiti in modo uniforme. Le fasce pi&#249; ricche della popolazione mondiale producono una quota enormemente superiore delle emissioni legate ai consumi rispetto alla met&#224; pi&#249; povera. Eppure lo stile di vita dei privilegiati viene presentato come il traguardo verso cui dovrebbe tendere l&#8217;intera umanit&#224;.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Promettiamo a tutti un modello che non potrebbe funzionare se fosse davvero accessibile a tutti.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> &#200; una promessa perfetta: universale nella pubblicit&#224;, esclusiva nella realt&#224;.</p><p>La stessa contraddizione emerge nel discorso sui migranti. Le societ&#224; ricche importano materie prime, merci prodotte a basso costo e lavoratori quando sono necessari. Quando per&#242; le persone cercano di raggiungere i luoghi nei quali la ricchezza si concentra, improvvisamente si riscoprono i confini e la scarsit&#224;.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Come se fosse legittimo accogliere il prodotto del loro lavoro, ma non la loro presenza.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Le merci si integrano pi&#249; facilmente: non chiedono casa, diritti o dignit&#224;.</p><p>Naturalmente l&#8217;immigrazione andrebbe governata con politiche serie. Ma parlare di &#8220;remigrazione&#8221; significa spesso difendere il privilegio escludendo chi vorrebbe parteciparvi, senza interrogarsi sulle disuguaglianze che lo hanno prodotto.</p><p>Per consumare, le risorse sembrano infinite. Quando bisogna condividere, diventano improvvisamente scarsissime.</p><p>Per comprendere queste contraddizioni servirebbe cultura: non quella ornamentale utilizzata per citare filosofi durante una cena, ma quella capace di collegare azioni e conseguenze. Una democrazia autentica richiede cittadini informati, educati e capaci di pensiero critico.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Mentre noi trasformiamo la politica in intrattenimento. Vincono gli slogan, i nemici facilmente riconoscibili e i giullari che raccolgono consensi sui social.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Prima riduciamo l&#8217;attenzione a quindici secondi, poi chiediamo ai cittadini di scegliere il futuro del Paese. &#200; importante rispettare la procedura.</p><p>Abbiamo scritto capolavori sul pensiero libero, costruito costituzioni contro l&#8217;arbitrio e riconosciuto la dignit&#224; umana. Eppure rischiamo di conservare tutto questo come un monumento, senza applicarlo. Celebrare i grandi pensatori &#232; pi&#249; prudente che leggerli.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Quindi il sacrificio non &#232; scomparso. Lo compiono i lavoratori che non vediamo, le popolazioni che sostengono i costi del nostro benessere e le generazioni che erediteranno ci&#242; che avremo consumato?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Esattamente. La festa pu&#242; continuare proprio perch&#233; qualcuno, fuori dall&#8217;inquadratura, sta pagando. Il vero sacrificio non &#232; rinunciare alla felicit&#224;. &#200; rinunciare all&#8217;idea che la nostra felicit&#224; sia sempre innocente.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Una conclusione molto seria. La disturba?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> No. Confido nel fatto che, arrivati fin qui, molti lettori abbiano gi&#224; controllato Instagram.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Dottor Sistema, resta una questione. Che cosa accade alle persone che vivono senza voler comprendere o cambiare nulla?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Generalmente vivono bene, almeno finch&#233; riescono a tenersi occupate.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> &#200; proprio questo che mi colpisce. Lavorano, consumano, viaggiano, si divertono. Sembrano tranquille e perfino soddisfatte. Non sono necessariamente cattive: semplicemente, nulla di ci&#242; che accade fuori dalla loro vita le riguarda abbastanza da spingerle ad agire.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> &#200; il diritto contemporaneo di fregarsene. Naturalmente lo chiamiamo &#8220;proteggere la propria serenit&#224;&#8221;.</p><p>Nessuno pu&#242; farsi carico di ogni sofferenza. Ma tra salvare il mondo e non voler cambiare assolutamente nulla esiste uno spazio enorme.</p><p>E questo &#232; lo spazio della responsabilit&#224;. Un luogo scarsamente frequentato.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Credo che questa logica entri anche nelle relazioni. La decisione giusta viene spesso identificata con quella che ci fa stare bene, senza domandarci se il nostro sollievo possa produrre dolore negli altri.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Sarebbe molto pi&#249; semplice se ognuno fosse responsabile esclusivamente delle proprie emozioni, ma una scelta non diventa moralmente giusta soltanto perch&#233; migliora il nostro benessere. La nostra libert&#224; non cancella le conseguenze delle nostre azioni.</p><p>Ed &#232; anche per questo che confondiamo la sensibilit&#224; con l&#8217;empatia. Una persona sensibile pu&#242; commuoversi, soffrire e percepire intensamente le proprie emozioni, rimanendo per&#242; concentrata su s&#233; stessa. Pu&#242; sentire tutto senza preoccuparsi veramente di nessuno.</p><p>L&#8217;empatia richiede uno sforzo ulteriore: tentare di sentire ci&#242; che prova l&#8217;altro, soprattutto quando &#232; scomodo e ci obbliga a mettere in discussione le nostre scelte.</p><p><strong>Intervistatore:</strong>Capisco perch&#233; la sensibilit&#224; sia pi&#249; popolare. Permette di sentirsi profondi senza dover uscire da s&#233; stessi.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Una frase attribuita a Jos&#233; Mart&#237; afferma che ogni vero uomo dovrebbe sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato sulla guancia di un altro. &#200; forse questa la misura minima dell&#8217;umanit&#224;: non provare tutto il dolore del mondo, cosa impossibile, ma non considerarlo completamente estraneo soltanto perch&#233; colpisce qualcun altro.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Se lo schiaffo dato a un altro non ci raggiunge in alcun modo, che cosa rimane della nostra umanit&#224;?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Rimane un individuo molto funzionale: consuma senza fare domande e dorme senza essere disturbato.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Finch&#233;, per&#242;, non avverte il vuoto.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Per questo gli offriamo continuamente nuove esperienze. Il vuoto va intrattenuto: se rimane in silenzio troppo a lungo, potrebbe cominciare a pensare. Si riempie il tempo senza costruire un significato. Quando affiora l&#8217;insoddisfazione, si cerca un altro viaggio, un&#8217;altra relazione o un altro acquisto. Ma nessun divertimento &#232; sufficiente a colmare una vita priva di uno scopo che la oltrepassi.</p><p>Perfino la dimensione spirituale pu&#242; essere svuotata. La fede, che potrebbe spingere a trasformare s&#233; stessi, riconoscere l&#8217;altro e agire contro l&#8217;ingiustizia, diventa talvolta fanatismo, identit&#224; e obbedienza. Non apre verso il mondo: serve a sentirsi superiori a chi crede diversamente.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> In quel caso non riempie il vuoto. Lo difende.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> E gli fornisce anche una bandiera.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Forse una vita fondata soltanto sul proprio benessere &#232; destinata a rimanere vuota. Se ogni scelta deve farci stare bene e il dolore altrui resta sempre un problema altrui, non costruiamo una vita libera: costruiamo una vita senza legami.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Per&#242; estremamente facile da amministrare.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Il sacrificio, allora, non &#232; il culto della sofferenza. &#200; accettare che l&#8217;esistenza degli altri ponga qualche limite al nostro diritto di stare bene.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Una conclusione impegnativa.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> La disturba?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> No. Confido nel fatto che, alla prossima notifica, quasi tutti avranno gi&#224; dimenticato lo schiaffo.</p><p><strong><a href="https://www.glistatigenerali.com/tag/societa-2/">#societ&#224;</a></strong></p><p></p><p><span>di</span> <a href="https://www.glistatigenerali.com/author/luigi-capoani/"><span>Luigi Capoani</span></a></p><p><em>Torna il Dottor Sistema, l&#8217;esperto che rende ragionevole l&#8217;assurdo. In questa nuova intervista spiega perch&#233; divertirsi, consumare e non fare domande sia diventato un dovere, mentre qualcun altro paga il conto della nostra serenit&#224;.</em></p><p><span>30 Agosto 2026</span></p><p><strong>Intervistatore:</strong> Dottor Sistema, ho l&#8217;impressione che il sacrificio sia diventato una parola fuori moda.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Non del tutto. Lo invochiamo ancora quando dobbiamo convincere qualcuno a lavorare di pi&#249; o ad accontentarsi di meno. Abbiamo soltanto smesso di considerarlo un valore individuale.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Perch&#233; oggi il messaggio &#232; opposto: bisogna godersi la vita.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Pi&#249; che un messaggio, &#232; un ottimo metodo di governo. Una persona impegnata a divertirsi trova raramente il tempo di domandarsi come sia organizzato il mondo.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Non esageriamo. La leggerezza &#232; necessaria. Nessuno pu&#242; trascorrere ogni giornata pensando alle guerre, alla povert&#224;, allo sfruttamento e alla crisi ambientale.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Certamente. Ed &#232; proprio partendo da questa esigenza umana che abbiamo costruito qualcosa di pi&#249; utile: non una pausa dalle preoccupazioni, ma un&#8217;esistenza interamente protetta da esse.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Una cosa &#232; riposarsi dal peso della realt&#224;; un&#8217;altra &#232; fingere che quel peso non esista.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Dal nostro punto di vista, la seconda soluzione &#232; molto pi&#249; stabile.</p><p>Non sempre le persone ignorano ci&#242; che accade. Spesso intuiscono che qualcosa non funziona, ma preferiscono non approfondire. Comprendere davvero un&#8217;ingiustizia significa riconoscerne le vittime; riconoscerne le vittime conduce alla domanda pi&#249; fastidiosa: che cosa potrei fare per cambiare le cose?</p><p><strong>Intervistatore:</strong> E allora ci si ferma un momento prima della consapevolezza.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Esatto. Se il problema resta confuso, nessuno pu&#242; pretendere una soluzione.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Ci sono persone che vivono cos&#236;: tranquille, educate, magari anche gentili. Non sono necessariamente cattive. Semplicemente, non vogliono cambiare nulla che non le danneggi direttamente.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Sono il nostro risultato migliore: persone perbene, purch&#233; il bene non richieda troppo tempo.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> A volte le invidio.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Perch&#233;?</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Perch&#233; vivono serene. Escono, viaggiano, si divertono e non si tormentano cercando di capire che cosa non funzioni. Chi vuole cambiare le cose finisce spesso per sentirsi impotente, arrabbiato o fuori posto.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> La noncuranza offre serenit&#224; immediata. L&#8217;impegno offre soprattutto insonnia.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Ma quella serenit&#224; ha un prezzo.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Certamente. Il vantaggio &#232; che lo paga qualcun altro.</p><p>Il divertimento diventa cos&#236; qualcosa di pi&#249; di un piacere: si trasforma in un modello sociale. Bisogna partire, acquistare, cambiare e mostrare agli altri quanto si &#232; soddisfatti. Anche il riposo deve lasciare una traccia. Non basta essere felici; bisogna apparirlo.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> &#200; un modello che agisce anche sull&#8217;identit&#224;. Alle donne, in particolare, viene continuamente richiesto di essere belle, desiderabili e visibili.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Prima dicevamo loro di essere belle per gli uomini. Adesso diciamo che devono esserlo per s&#233; stesse. Abbiamo conservato l&#8217;obbligo modernizzandone la pubblicit&#224;.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> L&#8217;emancipazione avrebbe dovuto liberarle dalla riduzione a oggetti. Il mercato, invece, riesce a vendere come liberazione perfino un nuovo obbligo estetico.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> E ora lo stiamo estendendo agli uomini. La parit&#224;, alla fine, arriver&#224;: sarete tutti ugualmente insoddisfatti del vostro corpo.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Eppure nessuno ci obbliga a consumare.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> No. Ci limitiamo a ricordarvi che meritate tutto e che, da qualche parte, qualcuno si sta divertendo pi&#249; di voi. La scelta rimane liberamente vostra.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Una libert&#224; leggermente assistita.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Preferiamo chiamarla libert&#224; personalizzata.</p><p>Il mercato vende una successione infinita di promesse. Il prossimo viaggio, acquisto o riconoscimento dovrebbe renderci finalmente soddisfatti. La promessa, per&#242;, non pu&#242; essere mantenuta fino in fondo: una persona veramente appagata potrebbe smettere di desiderare altro.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Quindi il Sistema ha bisogno di individui liberi, ma mai completi.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> La completezza presenta seri problemi di crescita.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> &#200; qui che nasce il &#8220;perch&#233; no?&#8221;. Se posso permettermi un&#8217;altra vacanza, un vestito o un&#8217;automobile, perch&#233; dovrei rinunciarvi?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> &#200; la domanda ideale: rende irragionevole ogni limite.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Ma possiamo rovesciarla: perch&#233; dovrei desiderare tutto ci&#242; che posso permettermi?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Questa &#232; pi&#249; pericolosa. Introduce un pensiero tra il desiderio e il pagamento.</p><p>Il sacrificio comincia proprio da quel pensiero. Non come ricerca della sofferenza, ma come capacit&#224; di riconoscere che qualcosa pu&#242; essere pi&#249; importante del vantaggio immediato: una persona, una comunit&#224;, una ricerca, un ideale o una generazione futura.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Dobbiamo per&#242; distinguere il sacrificio scelto da quello imposto. Per secoli i pi&#249; forti hanno chiesto ai pi&#249; deboli di rinunciare per loro.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Quando rinunciano i poveri, parliamo di responsabilit&#224;. Quando devono rinunciare i ricchi, parliamo di recessione.</p><p>Una parte importante del progresso umano &#232; nata da persone capaci di guardare oltre il beneficio immediato. Studiosi, medici, scienziati, inventori, artisti e pensatori hanno dedicato anni a problemi che gli altri non vedevano, spesso sacrificando sicurezza, salute e serenit&#224;.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> E noi utilizziamo le loro conquiste come se fossero comparse spontaneamente. Vogliamo la medicina dimenticando la ricerca, la tecnologia senza gli anni di studio e i diritti senza ricordare chi ha lottato per conquistarli.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Il progresso &#232; pi&#249; comodo quando cancella chi lo ha prodotto. Prima definiamo queste persone eccentriche, poi utilizziamo le loro idee e infine dedichiamo loro una commemorazione. Celebrare qualcuno &#232; spesso il modo pi&#249; elegante per non seguirne l&#8217;esempio.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Anche il sacrificio collettivo sembra appartenere a un mondo remoto. Durante la seconda guerra punica, nel 210 a.C., Roma si trov&#242; con le finanze stremate. Secondo Livio, magistrati e senatori consegnarono ricchezze personali, dando l&#8217;esempio agli altri cittadini. La Roma repubblicana attribuiva un valore pubblico alla sobriet&#224; e al dovere verso la comunit&#224;. &#200; un&#8217;immagine molto diversa da quella della successiva Roma imperiale decadente, segnata da lusso, corruzione e interessi privati.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Anche i Romani scoprirono che &#232; pi&#249; facile celebrare le antiche virt&#249; che continuare a praticarle.</p><p>&#200; sempre accaduto che i forti trasferissero i sacrifici sui deboli. La contraddizione moderna &#232; che continuiamo a farlo mentre ci definiamo liberi, democratici ed eguali. Le parole servono anche a rendere pi&#249; presentabili le vecchie abitudini.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Una civilt&#224;, dunque, non decade perch&#233; si diverte.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> No. Decade quando non sa pi&#249; per quale ragione valga la pena interrompere la festa. O quando preferisce non sapere chi, fuori dalla festa, ne stia pagando il conto. Ed &#232; proprio questo il nostro capolavoro. Non abbiamo eliminato l&#8217;ingiustizia: l&#8217;abbiamo collocata abbastanza lontano da non rovinare la serata. Dietro ogni oggetto esiste una storia materiale. Una camicia richiede tessuti, acqua, energia, lavoro e trasporti. Un telefono contiene minerali estratti in luoghi che spesso non sapremmo indicare su una carta geografica. Eppure vediamo soltanto il prodotto finito, pulito, luccicante e privo di passato.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Il prezzo, quindi, mi dice quanto costa a me, non quanto &#232; costato al mondo?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Esattamente. Sarebbe scomodo scrivere tutto sullo scontrino: &#8220;Una camicia, trenta euro, migliaia di litri d&#8217;acqua e una piccola porzione di coscienza&#8221;. Cos&#236; possiamo sentirci innocenti perch&#233; non vediamo direttamente nessuno soffrire. La morale contemporanea funziona molto bene entro il raggio visivo. Se la vittima non entra nell&#8217;inquadratura, il consumatore pu&#242; continuare a sorridere.</p><p>In fondo, non siamo cos&#236; diversi dalla nobilt&#224; riunita a Versailles mentre una parte della popolazione francese viveva nella miseria. La distanza tra la corte e il popolo permetteva di festeggiare senza vedere pienamente ci&#242; che esisteva fuori dai cancelli.</p><p>Oggi i cancelli sono diventati interi continenti. La fabbrica che produce i nostri vestiti, la miniera che alimenta i nostri telefoni e il territorio danneggiato dai nostri consumi possono trovarsi dall&#8217;altra parte del mondo. La globalizzazione ha separato con grande efficienza il consumo dalle sue conseguenze.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> &#200; qui che mi torna alla mente Balzac. Nel <em>P&#232;re Goriot</em> scriveva che il segreto delle grandi fortune senza causa apparente &#232; un crimine dimenticato, perch&#233; compiuto abbastanza bene da non essere pi&#249; riconoscibile.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> La parola decisiva &#232; &#8220;dimenticato&#8221;. Un sopruso visibile provoca scandalo; un sopruso incorporato nel normale funzionamento dell&#8217;economia diventa ricchezza.</p><p>Questo non significa che ogni persona benestante sia direttamente responsabile di un crimine. Significa per&#242; che il privilegio deve essere interrogato. I nostri redditi pi&#249; elevati non dipendono soltanto dal merito individuale, ma anche dalle istituzioni, dalla posizione geografica e da rapporti economici internazionali che distribuiscono in modo diseguale vantaggi e costi.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Il problema della superficialit&#224; &#232; proprio questo: non voler ricostruire i collegamenti.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Non vedere la fabbrica dietro la camicia, il lavoratore dietro il servizio e la fame dietro l&#8217;opulenza.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Oppure ripetere: &#8220;Posso permettermelo, quindi perch&#233; no?&#8221;.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Esattamente. La possibilit&#224; economica viene trasformata in assoluzione morale.</p><p>Ma purtroppo le risorse sono scarse e ogni attivit&#224; economica utilizza materia ed energia. Il secondo principio della termodinamica ricorda che nessuna trasformazione reale &#232; perfettamente efficiente: ogni processo genera dispersione ed entropia. Non si pu&#242; ricavare una morale direttamente dalla fisica, ma si pu&#242; almeno comprendere che una crescita materiale illimitata e priva di conseguenze non esiste.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Ma la tecnologia pu&#242; ridurre l&#8217;impatto della produzione.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Certamente. E quando un oggetto consuma meno, tendiamo a produrne e utilizzarne molti di pi&#249;, cos&#236; il risparmio non si sente abbandonato.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Quindi la tecnologia &#232; indispensabile, ma non elimina il problema del limite.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Purtroppo il limite &#232; una soluzione difficile da vendere.</p><p>Inoltre, i costi non sono distribuiti in modo uniforme. Le fasce pi&#249; ricche della popolazione mondiale producono una quota enormemente superiore delle emissioni legate ai consumi rispetto alla met&#224; pi&#249; povera. Eppure lo stile di vita dei privilegiati viene presentato come il traguardo verso cui dovrebbe tendere l&#8217;intera umanit&#224;.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Promettiamo a tutti un modello che non potrebbe funzionare se fosse davvero accessibile a tutti.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> &#200; una promessa perfetta: universale nella pubblicit&#224;, esclusiva nella realt&#224;.</p><p>La stessa contraddizione emerge nel discorso sui migranti. Le societ&#224; ricche importano materie prime, merci prodotte a basso costo e lavoratori quando sono necessari. Quando per&#242; le persone cercano di raggiungere i luoghi nei quali la ricchezza si concentra, improvvisamente si riscoprono i confini e la scarsit&#224;.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Come se fosse legittimo accogliere il prodotto del loro lavoro, ma non la loro presenza.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Le merci si integrano pi&#249; facilmente: non chiedono casa, diritti o dignit&#224;.</p><p>Naturalmente l&#8217;immigrazione andrebbe governata con politiche serie. Ma parlare di &#8220;remigrazione&#8221; significa spesso difendere il privilegio escludendo chi vorrebbe parteciparvi, senza interrogarsi sulle disuguaglianze che lo hanno prodotto.</p><p>Per consumare, le risorse sembrano infinite. Quando bisogna condividere, diventano improvvisamente scarsissime.</p><p>Per comprendere queste contraddizioni servirebbe cultura: non quella ornamentale utilizzata per citare filosofi durante una cena, ma quella capace di collegare azioni e conseguenze. Una democrazia autentica richiede cittadini informati, educati e capaci di pensiero critico.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Mentre noi trasformiamo la politica in intrattenimento. Vincono gli slogan, i nemici facilmente riconoscibili e i giullari che raccolgono consensi sui social.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Prima riduciamo l&#8217;attenzione a quindici secondi, poi chiediamo ai cittadini di scegliere il futuro del Paese. &#200; importante rispettare la procedura.</p><p>Abbiamo scritto capolavori sul pensiero libero, costruito costituzioni contro l&#8217;arbitrio e riconosciuto la dignit&#224; umana. Eppure rischiamo di conservare tutto questo come un monumento, senza applicarlo. Celebrare i grandi pensatori &#232; pi&#249; prudente che leggerli.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Quindi il sacrificio non &#232; scomparso. Lo compiono i lavoratori che non vediamo, le popolazioni che sostengono i costi del nostro benessere e le generazioni che erediteranno ci&#242; che avremo consumato?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Esattamente. La festa pu&#242; continuare proprio perch&#233; qualcuno, fuori dall&#8217;inquadratura, sta pagando. Il vero sacrificio non &#232; rinunciare alla felicit&#224;. &#200; rinunciare all&#8217;idea che la nostra felicit&#224; sia sempre innocente.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Una conclusione molto seria. La disturba?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> No. Confido nel fatto che, arrivati fin qui, molti lettori abbiano gi&#224; controllato Instagram.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Dottor Sistema, resta una questione. Che cosa accade alle persone che vivono senza voler comprendere o cambiare nulla?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Generalmente vivono bene, almeno finch&#233; riescono a tenersi occupate.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> &#200; proprio questo che mi colpisce. Lavorano, consumano, viaggiano, si divertono. Sembrano tranquille e perfino soddisfatte. Non sono necessariamente cattive: semplicemente, nulla di ci&#242; che accade fuori dalla loro vita le riguarda abbastanza da spingerle ad agire.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> &#200; il diritto contemporaneo di fregarsene. Naturalmente lo chiamiamo &#8220;proteggere la propria serenit&#224;&#8221;.</p><p>Nessuno pu&#242; farsi carico di ogni sofferenza. Ma tra salvare il mondo e non voler cambiare assolutamente nulla esiste uno spazio enorme.</p><p>E questo &#232; lo spazio della responsabilit&#224;. Un luogo scarsamente frequentato.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Credo che questa logica entri anche nelle relazioni. La decisione giusta viene spesso identificata con quella che ci fa stare bene, senza domandarci se il nostro sollievo possa produrre dolore negli altri.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Sarebbe molto pi&#249; semplice se ognuno fosse responsabile esclusivamente delle proprie emozioni, ma una scelta non diventa moralmente giusta soltanto perch&#233; migliora il nostro benessere. La nostra libert&#224; non cancella le conseguenze delle nostre azioni.</p><p>Ed &#232; anche per questo che confondiamo la sensibilit&#224; con l&#8217;empatia. Una persona sensibile pu&#242; commuoversi, soffrire e percepire intensamente le proprie emozioni, rimanendo per&#242; concentrata su s&#233; stessa. Pu&#242; sentire tutto senza preoccuparsi veramente di nessuno.</p><p>L&#8217;empatia richiede uno sforzo ulteriore: tentare di sentire ci&#242; che prova l&#8217;altro, soprattutto quando &#232; scomodo e ci obbliga a mettere in discussione le nostre scelte.</p><p><strong>Intervistatore:</strong>Capisco perch&#233; la sensibilit&#224; sia pi&#249; popolare. Permette di sentirsi profondi senza dover uscire da s&#233; stessi.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Una frase attribuita a Jos&#233; Mart&#237; afferma che ogni vero uomo dovrebbe sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato sulla guancia di un altro. &#200; forse questa la misura minima dell&#8217;umanit&#224;: non provare tutto il dolore del mondo, cosa impossibile, ma non considerarlo completamente estraneo soltanto perch&#233; colpisce qualcun altro.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Se lo schiaffo dato a un altro non ci raggiunge in alcun modo, che cosa rimane della nostra umanit&#224;?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Rimane un individuo molto funzionale: consuma senza fare domande e dorme senza essere disturbato.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Finch&#233;, per&#242;, non avverte il vuoto.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Per questo gli offriamo continuamente nuove esperienze. Il vuoto va intrattenuto: se rimane in silenzio troppo a lungo, potrebbe cominciare a pensare. Si riempie il tempo senza costruire un significato. Quando affiora l&#8217;insoddisfazione, si cerca un altro viaggio, un&#8217;altra relazione o un altro acquisto. Ma nessun divertimento &#232; sufficiente a colmare una vita priva di uno scopo che la oltrepassi.</p><p>Perfino la dimensione spirituale pu&#242; essere svuotata. La fede, che potrebbe spingere a trasformare s&#233; stessi, riconoscere l&#8217;altro e agire contro l&#8217;ingiustizia, diventa talvolta fanatismo, identit&#224; e obbedienza. Non apre verso il mondo: serve a sentirsi superiori a chi crede diversamente.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> In quel caso non riempie il vuoto. Lo difende.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> E gli fornisce anche una bandiera.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Forse una vita fondata soltanto sul proprio benessere &#232; destinata a rimanere vuota. Se ogni scelta deve farci stare bene e il dolore altrui resta sempre un problema altrui, non costruiamo una vita libera: costruiamo una vita senza legami.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Per&#242; estremamente facile da amministrare.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> Il sacrificio, allora, non &#232; il culto della sofferenza. &#200; accettare che l&#8217;esistenza degli altri ponga qualche limite al nostro diritto di stare bene.</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> Una conclusione impegnativa.</p><p><strong>Intervistatore:</strong> La disturba?</p><p><strong>Dottor Sistema:</strong> No. Confido nel fatto che, alla prossima notifica, quasi tutti avranno gi&#224; dimenticato lo schiaffo.</p><p><strong><a href="https://www.glistatigenerali.com/tag/societa-2/">#societ&#224;</a></strong></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Italia I migliori libri da leggere della settimana, tra “I conti senza l’oste”, “L’appuntamento”, “L’enigma degli arcani” e “Gimpel l’idiota”]]></title><description><![CDATA[Dario Vanacore|]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/italia-i-migliori-libri-da-leggere</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/italia-i-migliori-libri-da-leggere</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Mon, 17 Aug 2026 02:03:07 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!anu5!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7ef04f37-17fc-44ef-9e82-a944a37f63d6_144x144.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!ycs-!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F144104ef-ce93-40f8-a19c-007abbe0c787_60x60.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!ycs-!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F144104ef-ce93-40f8-a19c-007abbe0c787_60x60.jpeg 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!ycs-!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F144104ef-ce93-40f8-a19c-007abbe0c787_60x60.jpeg 848w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!ycs-!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_1272, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, 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/__u/robertobarzi1.substack.com/w_1456, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_auto, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F144104ef-ce93-40f8-a19c-007abbe0c787_60x60.jpeg 1456w" sizes="100vw" fetchpriority="high"></picture><div></div></div></a></figure></div><p><strong><a href="https://www.rtl.it/radio/speaker/dario-vanacore/"><span>Dario Vanacore</span></a></strong><span>|</span></p><p>02 ago 2026, 08:00<span>, agg. alle </span>17:10</p><p>Quattro nuovi titoli passano sotto la lente d&#8217;ingrandimento, tra misteri da risolvere, thriller dal passato, serie enigmatiche che continuano e grandi nomi della letteratura</p><p>Il caldo e il periodo di vacanze estive non ferma il nostro consueto giro tra gli scaffali delle librerie. Anche l&#8217;inizio del mese di agosto vede tornare il nostro appuntamento domenicale con i<strong> migliori libri da leggere</strong> del momento, la rubrica settimanale in cui facciamo il punto sulle novit&#224; editoriali pi&#249; interessanti uscite nell&#8217;ultimo periodo.</p><p>Una selezione di quattro titoli che si muove agilmente tra generi molto differenti tra loro. Come avvenuto, nelle ultime settimane, con titoli quali <strong><a href="https://www.rtl.it/notizie/italia/i-migliori-libri-da-leggere-della-settimana-tra-il-segreto-della-cameriera-una-questione-fin-troppo-familiare-camere-oscure-e-nulla-da-invidiare/">&#8220;Il segreto della cameriera&#8221;, &#8220;Una questione fin troppo familiare&#8221;, &#8220;Camere oscure&#8221; e &#8220;Nulla da invidiare&#8221;</a></strong>, o ancora <strong><a href="https://rtl.it/notizie/articoli/i-migliori-libri-da-leggere-della-settimana-tra-complicato-omicidio-a-tokyo-il-calamity-club-lucky-la-ladra-e-come-sorelle/">&#8220;Complicato omicidio a Tokyo&#8221;, &#8220;Il Calamity Club&#8221;, &#8220;Lucky, La ladra&#8221; e &#8220;Come sorelle&#8221;</a></strong>.</p><p>E ancora una volta &#232; un quartetto di titoli quello che troviamo ad attenderci per l&#8217;occasione. Tra questi figurano:</p><p>- &#8220;<strong>I conti senza l&#8217;oste</strong>&#8220; di Filippo Venturi (Mondadori)</p><p>- &#8220;<strong>L&#8217;appuntamento</strong>&#8220; di Piergiorgio Pulixi (SEM)</p><p>- &#8220;<strong>L&#8217;enigma degli arcani</strong>&#8220; di Sergio Fanucci (TimeCrime)</p><p>- &#8220;<strong>Gimpel l&#8217;idiota</strong>&#8220; di Isaac Bashevis Singer (Adelphi)</p><h2><strong>I CONTI SENZA L&#8217;OSTE, UN &#8220;GIALLO GASTRONOMICO&#8221; PER TUTTI I PALATI</strong></h2><p>La nostra rassegna settimanale dedicata ai <strong>migliori libri da leggere</strong> del momento parte con un titolo che si inserisce in un genere perfetto per quanto concerne le letture estive: il giallo. Fermo restando che ogni libro ha il suo specifico perch&#233;, &#232; innegabile che un buon giallo possa assumere un ruolo analogo a cruciverba, rebus e simili sotto l&#8217;ombrellone: sfidare il lettore nel cercare di giungere alla giusta conclusione prima che l&#8217;autore o l&#8217;autrice di turno mostri la propria mano alla fine della partita.</p><p>Una sfida, questa, che si rinnova ne &#8220;<strong>I conti senza l&#8217;oste</strong>&#8221;, il libro di <strong>Filippo Venturi</strong> che troviamo all&#8217;interno della collana &#8220;<strong>Il giallo Mondadori</strong>&#8221;. Il tutto in un racconto che ci mette a confronto da Emilio, un ristoratore emiliano che si trova una bella gatta da pelare tra le mani. Ma prima di concentrarci su questo, &#232; giusto fare un passo indietro e dare un po&#8217; di contesto. Con il suo ristorante, la &#8220;Vecchia Bologna&#8221;, Emilio ha deciso di partecipare alla sfida televisiva che chiama a competere tra loro diversi ristoranti.</p><p>Quando tutto &#232; pronto per cominciare, arriva la notizia (nonch&#233; la gatta da pelare, di cui sopra) dell&#8217;assassinio di Delfo, un altro ristoratore &#8211; nonch&#233; &#8220;vicino&#8221; della porta accanto del nostro protagonista &#8211; amato e benvoluto da tutti per la carriera cinquantennale brillantemente portata avanti. La scena del crimine non lascia spazio a dubbi, almeno a chi si ferma alle apparenze: il corpo di Delfo a terra, esanime, e vicino Amir, un ragazzo del Bangladesh, in stato confusionale con un portafogli tra le mani.</p><p>Possibile che sia tutto cos&#236; semplice, cristallino, lampante? Non per Emilio, che conosce la storia del rapporto tra il ragazzo e il collega e vicino Adelfo. Ma quello che lo aspetta sar&#224; un compito non facile, all&#8217;interno di un intrigo destinato a ingarbugliarsi un bel po&#8217; &#8211; e in direzioni insospettabili e inaspettate &#8211; prima che si possa giungere ai titoli di coda della vicenda.</p><h2><strong>L&#8217;APPUNTAMENTO, FACCIA A FACCIA &#8220;NOIR&#8221; AL RISTORANTE</strong></h2><p>Il nostro viaggio settimanale alla scoperta delle novit&#224; pi&#249; interessanti in materia di <strong>migliori libri da leggere</strong> ci porta, in alcuni casi, a ritrovare sotto la lente d&#8217;ingrandimento autori e autrici che potremmo quasi considerare degli &#8220;habitu&#233;&#8221;. Il merito va chiaramente alla loro grande prolificit&#224;, che gli consente di tornare sugli scaffali con titoli nuovi con una regolarit&#224; invidiabile. Non mancano poi casi eccezionali in cui in libreria tornano, in nuove edizioni, opere che recano la loro firma e che magari erano uscite dai radar e dai cataloghi da un po&#8217; di tempo.</p><p>Come nel caso de &#8220;<strong>L&#8217;appuntamento</strong>&#8220;, il libro di <strong>Piergiorgio Pulixi</strong> &#8211; uscito originariamente nel 2014 &#8211; e che ritrova il pubblico nell&#8217;edizione curata da <strong>SEM</strong>. Un gradito ritorno per i fan dello scrittore sardo, che di recente ha ripreso le fila dell&#8217;universo narrativo aperto con &#8220;La donna nel pozzo&#8221; (2024, Feltrinelli) con il nuovo &#8220;Il nido del corvo&#8221; (2026, Feltrinelli). E che, con il titolo in evidenza questa settimana, torna a muoversi nell&#8217;ambito narrativo che lo ha reso un punto di riferimento all&#8217;interno del panorama italiano e non solo: quello dei noir a sfondo psicologico.</p><p>Un racconto che parte da una premessa semplice, ben evidenziata dal titolo stesso dell&#8217;opera: un appuntamento tra due persone, una donna e un uomo. Un confronto che si gioca su pi&#249; piani, tra fisico e mentale, tangibile e intangibile. Ogni cosa, ogni movimento, ogni parola detta ma anche quelle non dette, sono l&#236; a scandire il ritmo di un t&#234;te-&#224;-t&#234;te come quanti ne potremmo avere regolarmente a portata d&#8217;occhio e d&#8217;orecchio quando andiamo al ristorante.</p><p>Una location invidiabile, quella che ospita la vicenda, un duello silenzioso ma al contempo senza esclusione di colpi. Un ottimo modo per recuperare un racconto &#8211; che ormai era custodito gelosamente solo dai fan dell&#8217;autore (o in vendita a prezzi proibitivi sul web) &#8211; che mira a rimarcare come l&#8217;eleganza apparente che copre di scintillii la realt&#224; che ci circonda possa spesso essere null&#8217;altro che un velo molto sottile e soprattutto ben poco resistente.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il messaggio congiunto “Noi, donne leader, diciamo basta all’immigrazione incontrollata”. Meloni e Frederiksen, alleanza italo-danese Politica - di Leo Malaspina - 10 Agosto 2026 alle 09:32]]></title><description><![CDATA[&#8220;Cari tutti, siamo consapevoli che molti potrebbero interrogarsi sulla nostra collaborazione.]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/il-messaggio-congiunto-noi-donne</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/il-messaggio-congiunto-noi-donne</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Tue, 11 Aug 2026 04:25:24 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!-7K4!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F836c6093-61a4-4b2d-9c65-56a6c85a4c98_860x358.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<em>Cari tutti, siamo consapevoli che molti potrebbero interrogarsi sulla nostra collaborazione. Proveniamo da posizioni politiche molto diverse e certamente non siamo d&#8217;accordo su tutto. Siamo le uniche due donne a capo di un governo nell&#8217;UE. Una di noi guida un grande Paese del Sud; l&#8217;altra, un piccolo Paese del Nord. Ma siamo unite dal nostro desiderio di difendere l&#8217;Europa&#8230;</em>&#8220;. Giorgia Meloni e Mette Frederiksen, <a href="https://www.facebook.com/giorgiameloni.paginaufficiale">insieme sui social,</a> mandano un &#8220;messaggio congiunto all&#8217;Europa&#8221; per dire no a &#8220;un&#8217;immigrazione incontrollata&#8221; che ha &#8220;impatti negativi&#8221; sulle societ&#224;. Le due premier, <strong>uniche donne in Europa alla guida dei loro Paesi, come rimarcano nel messaggio</strong>, dicono di voler &#8220;condividere alcune riflessioni sul futuro dell&#8217;Europa, sulla sicurezza dei suoi cittadini e sulla necessit&#224; di difendere i nostri valori e il nostro modo di vivere&#8221;, come scrive poi Meloni su <a href="https://www.facebook.com/giorgiameloni.paginaufficiale">Facebook</a>. &#8220;Siamo consapevoli che molti potrebbero interrogarsi sulla nostra collaborazione&#8221;, ammette la premier italiana riferendosi alla diversa estrazione politica della collega danese con cui &#8220;<strong>certamente non siamo d&#8217;accordo su tutto. Ma siamo unite dal nostro desiderio di difendere l&#8217;Europa&#8221;.</strong></p><h2>Migranti, il messaggio all&#8217;Europa di Meloni e Frederiksen</h2><p>Il messaggio prosegue cos&#236;: &#8220;E ora cosa possiamo fare di pi&#249;? Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, cos&#236; come altre soluzioni innovative al di fuori dell&#8217;Europa. Ci stiamo lavorando con impegno. Ma questo non basta. <strong>Il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ci&#242; vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa.</strong> Entrambe siamo orgogliose del patrimonio culturale cristiano dell&#8217;Europa e vogliamo proteggerlo. Ci aspettiamo che chi arriva nei nostri Paesi e sceglie di fare dell&#8217;Europa la propria casa, rispetti i nostri valori e non cerchi di imporci modelli di vita che non condividiamo. Riteniamo che questa sia la strada giusta per proteggere l&#8217;Europa e i nostri valori comuni. E crediamo che milioni di europei condividano questa convinzione.&#8221;</p><h2>Il messaggio a Spagna e Germania</h2><p>Parole che suonano anche di monito <a href="https://www.secoloditalia.it/2026/08/la-gaffe-della-germania-riprendevi-i-migranti-la-replica-sono-zero-voi-bloccate-le-ong-taxi-del-mare/">per Paesi come la Spagna </a>che credono di poter procedere da soli. &#8220;<strong>Non accettiamo un&#8217;immigrazione incontrollata verso l&#8217;Europa,</strong> e abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa. Nessuno pu&#242; negare gli impatti negativi dell&#8217;immigrazione illegale sulle nostre societ&#224;: aumento dei tassi di criminalit&#224;, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini&#8221;, affermano le due premier, sottolineando che &#8220;&#232; particolarmente grave quando migranti illegal<strong>i, privi del diritto di rimanere nelle nostre Nazioni, commettono crimini violenti, trafficano droga o si rendono responsabili di violenze sessuali</strong>&#8220;.</p><p>I cittadini europei, <strong>sostengono Meloni e Frederiksen</strong>, &#8220;si aspettano azioni concrete dai propri rappresentanti politici&#8221;. &#8220;Per troppo tempo, soprattutto le persone comuni hanno pagato un prezzo troppo alto a causa di un&#8217;immigrazione incontrollata. &#200; nostro dovere continuare a impegnarci con determinazione per offrire risposte concrete ai cittadini, specialmente i pi&#249; esposti, e garantire maggiore sicurezza e tutela per le nostre comunit&#224;&#8221;, rimarcano le due leader.</p><h2>Weber sposa la linea del rigore: &#8220;Subito hub in Africa&#8221;</h2><p>La dichiarazione congiunta di Meloni e Frederiksen &#232; stato letta da pi&#249; parti come un &#8220;messaggio politico importante all&#8217;Europa&#8221;, al quale in giornata se n&#8217;&#232; aggiunto un altro. Con un intervento a propria firma sulla <em>Frankfurter Allgemeine Zeitung,</em> il tedesco Manfred Weber, leader del Ppe, il gruppo pi&#249; numeroso del Parlamento europeo, ha avvertito che &#8220;i migranti senza diritto di soggiorno devono lasciare l&#8217;Europa, senza se e senza ma&#8221; e l&#8217;Ue &#8220;deve istituire rapidamente centri di rimpatrio in Africa&#8221; e mettere in campo un&#8217;azione unitaria di controllo delle frontiere esterne, rafforzando Frontex con 50mila nuovi agenti. Insomma, una presa di posizione che segue la direzione indicata da Meloni e Frederiksen, mettendo in guardia al contempo dalle conseguenze di &#8220;segnali politici&#8221; opposti come quelli inviati dal governo di Pedro Sanchez.</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!-7K4!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F836c6093-61a4-4b2d-9c65-56a6c85a4c98_860x358.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!-7K4!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F836c6093-61a4-4b2d-9c65-56a6c85a4c98_860x358.jpeg 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!-7K4!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F836c6093-61a4-4b2d-9c65-56a6c85a4c98_860x358.jpeg 848w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!-7K4!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_1272, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F836c6093-61a4-4b2d-9c65-56a6c85a4c98_860x358.jpeg 1272w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!-7K4!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_1456, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F836c6093-61a4-4b2d-9c65-56a6c85a4c98_860x358.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!-7K4!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F836c6093-61a4-4b2d-9c65-56a6c85a4c98_860x358.jpeg" width="860" height="358" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/836c6093-61a4-4b2d-9c65-56a6c85a4c98_860x358.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:358,&quot;width&quot;:860,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;&#8220;Noi, donne leader, diciamo basta all&#8217;immigrazione incontrollata&#8221;. 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Nato il 9 gennaio 1928 a Polignano a Mare, lasci&#242; un segno profondo nella cultura musicale del Novecento.</span></p><h2><strong>Vita e carriera</strong></h2><p>Domenico Modugno inizi&#242; la sua carriera tra teatro, radio e prime incisioni, costruendo uno stile riconoscibile per il timbro di voce e per la capacit&#224; di raccontare storie con <strong>sincerit&#224;</strong> e immediatezza. La sua interpretazione era caratterizzata da un&#8217;<strong>espressivit&#224; scenica</strong> che rivoluzion&#242; il modo di proporre il brano pop sul palco.</p><p>Il vero spartiacque fu il 1958, quando present&#242; al Festival di Sanremo il brano &#8216;Nel blu dipinto di blu&#8217;, passato alla storia come &#8220;Volare&#8221;. La canzone ottenne un successo planetario e divenne il simbolo della <strong>canzone italiana nel mondo</strong>, contribuendo a proiettare Modugno oltre i confini nazionali e a ridefinire l&#8217;immagine internazionale della musica italiana.</p><p>Nel corso della sua carriera Modugno si speriment&#242; anche come <strong>attore</strong> e come autore teatrale, cimentandosi in film e spettacoli che ampliarono il suo raggio d&#8217;azione artistico. La sua produzione musicale non si limit&#242; al grande successo internazionale: &#232; ricca di brani che alternano <strong>narrazione sociale</strong>, introspezione e melodie popolari, dimostrando una versatilit&#224; rara tra i cantautori del suo tempo.</p><h2><strong>Eredit&#224; e memoria</strong></h2><p>A 32 anni dalla sua scomparsa la figura di Modugno resta viva nel repertorio di decine di artisti che ne hanno reinterpretato i brani: cover, omaggi e riletture dimostrano come il suo <strong>linguaggio musicale</strong> continui a parlare a nuove generazioni. &#8220;Nel blu dipinto di blu&#8221; &#232; ancora uno dei brani italiani pi&#249; riconosciuti e reinterpretati nel mondo.</p><p>La <strong>memoria culturale</strong> nei confronti di Modugno si esprime anche attraverso rievocazioni, studi critici e iniziative locali che ne ricordano il rapporto con la terra d&#8217;origine e con il Mediterraneo. Il suo lascito comprende non solo un corpus di canzoni, ma anche un modello di artista che fonde popolarit&#224; e dignit&#224; creativa.</p><p>Il racconto della sua vita e della sua opera invita a riflettere sul ruolo della canzone come strumento di comunicazione sociale e culturale: Modugno seppe mettere la propria voce al servizio di <strong>emozioni collettive</strong>, trasformando esperienze personali in simboli condivisi.</p><p><span>A distanza di pi&#249; di tre decenni, la </span><strong>Morte di Domenico Modugno</strong><span> non ha cancellato la sua presenza nelle stagioni musicali italiane ed europee: il suo nome rimane synonimo di una svolta nella storia della musica leggera italiana, e la sua opera continua a essere studiata, ascoltata e amata.</span></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!C1cA!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcd601c71-15a3-43c2-8bc4-7309a1827d1b_1200x751.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!C1cA!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fcd601c71-15a3-43c2-8bc4-7309a1827d1b_1200x751.jpeg 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!C1cA!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, 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i suoi silenzi, le sue farse e le sue tragedie, indotto due personaggi cos&#236; diversi come il cantautore Francesco Guccini e lo scrittore Loriano Macchiavelli ad unire i loro intelletti per creare un romanzo, o ancor meglio un noir? Non certo per Macchiavelli la necessit&#224; di un coautore per questo particolare genere letterario, visto che lui, felsineo, &#232; l&#8217;ideatore del poliziotto bolognese rispondente al nome e grado del sergente Sarti Antonio - divenuto popolarissimo soprattutto a livello televisivo, grazie alla superba interpretazione di Gianni Cavina, un &#8220;pupillo&#8221; del regista Pupi Avati - e che quindi di polizieschi &#232; ben pi&#249; che esperto. Se invece ci fosse stato soltanto il desiderio di fare riemenrgere le tradizioni contadine, o per meglio dire montanare, delle valli tra Emilia e Toscana, Guccini ha gi&#224; dato pi&#249; di una prova del suo talento poetico.</p><p>E allora cosa li ha potuti accomunare? L&#8217;amore per la propria terra, ma non solo. Ci&#242; che li ha veramente indotti a scrivere a quattro mani il bellissimo romanzo noir <strong>&#8220;Macaron&#236;&#8221;</strong> deve essere stato il comune piacere di narrare le gesta quasi oniriche dei valligiani emiliani tramite il &#8220;sapore&#8221; del racconto orale e la loro devozione per lo spettacolo teatrale - di cui Loriano Macchiavelli &#232; stato in giovent&#249; autore - con i suoi dialoghi e le sue e i suoi silenzi, le sue farse e le sue tragedie, i suoi tempi e le sue lunghe pause.</p><p>Poich&#232; &#8220;Macaron&#236;&#8221; &#232; s&#236; un poliziesco a fosche tinte noir, ma con in pi&#249; il &#8220;gusto&#8221; delle saghe popolari. Soprattutto &#232; una lunga e poetica &#8220;ballata&#8221; della lontana, ed oramai quasi del tutto rimossa dalla memoria, epopea dell&#8217;emigrazione italiana al di l&#224; delle Alpi. Con tutta la tragicit&#224; di quando erano i nostri connazionali a venire considerati &#8220;diversi&#8221;, di quando venivano assaliti o derisi con epipeti, proprio come &#8220;macaron&#236;&#8221;, appunto, e poi &#8220;briseurs&#8221; e &#8220;ritals&#8221;. Di quando venivano additati di portar via posti di lavoro, di essere dei &#8220;crumiri&#8221; o, ancor peggio, poco pi&#249; che dei delinquenti.</p><p>Proprio questo &#232; lo spunto del romanzo - che si dipana nei continui andirivieni spazio-temporali di due epoche bendistinte, di capitolo in capitolo -, una storia di emigranti un p&#242; specilali: ragazzini indotti con l&#8217;inganno a espatriare in Francia, alla fine dell&#8217;800, abbagliati sia dall&#8217;avventura in una terra straniera che dal miraggio, se non della ricchezza, almeno di una condizione di vita pi&#249; decente di quella lasciata alle loro spalle nelle poverissime valli dell&#8217;Apennino tosco-emiliano. Troveranno all&#8217;opposto la schiavit&#249;, la miseria morale, condizioni di vita da indigenti, lavoro rischiosi come vendere statuine agli angoli delle strade senza conoscere una sola parola di quella lingua &#8220;cos&#236; diversa dalla loro&#8221;, o cariche di reale pericolo in fonderie e miniere, ben pi&#249; che consapevoli dell&#8217;ostilit&#224; dei loro ospiti. Parallelamente alle svariate peripezie di uno di loro, un ragazzo soprannominato &#8220;Ciar&#232;in&#8221; per via del colore dei suoi occhi, si svolge un&#8217;altra storia, ambientata questa volta in un paese dell&#8217;Appennino vicino a Bologna, fra il 1938 e il 1940. In esso, immerso nella quiete delle montagne, si svolger&#224; una catena di atroci delitti che romperanno la placida monotonia della pur dura vita deisuoi abitanti.</p><p>Nell&#8217;atmosfera degli anni del fascismo sar&#224; un maresciallo della regia arma dei Carabinieri campano, coadiuvato dal suo appuntato, a dover lottare contro il muro eretto dagli abitanti per poter giungere alla soluzione di qugli orrendi assasinii. Apparentemente disponibili e gentili, i popolani si chiudono come ricci, quando si sentono toccati nelle loro intimit&#224; da un &#8220;forestiero&#8221;, oltrettutto dell&#8217;Arma. Si apriranno solo poco alla volta quando inizieranno ad apprezzare la sincera socievolezza del maresciallo, la sua innata ritrosia per il fascismo, e il coraggio dimostrato nelle indagini, dove non guarder&#224; in faccia nessuno, tantomeno i gerarchi locali.</p><p>Verr&#224; cos&#236; alla luce una vecchia storia oramai dimenticata, legata per&#242; a doppio filo al tempo in cui questi montanari erano costretti a emigrare in terra francese. Una vicenda che far&#224; da collante tra il tristissimo e lontano passato ed il buio presente dei crimini, che sconvolger&#224; le abitudini sedimentate nei secoli dagli abitanti di questa valle emiliana. L&#8217;unica consolazione una partita a carte e un buon bicchiere di vino nell&#8217;unica osteria del paese, punto d&#8217;incontro e di affabilit&#224; fra la popolazione e il povero maresciallo, ivi esiliato per il suo tiepido antifascismo, e sempre freddoloso anche quando &#232; seduto accanto alla vecchia stufa di ferro.</p><p>Solo alla fine - come nell migliore tradizione del poliziesco - il sottoufficiale riuscir&#224; finalmente a sciogliere l&#8217;enigma, ma lo far&#224; con la morte nel cuore poich&#232; anche dei brutali omicidi possono nascondere dolori e sofferenze inimmaginabili.</p><p>Un noir dallo stampo classico, un epopea avventurosa, ma su tutto un quadro di vita popolare e di disperazioni ancestrali.</p><p><strong>FRANCESCO GUCCINI e LORIANO MACCHIAVELLI</strong></p><p><strong>&#8220;MACARON&#236;&#8221;, Mondadori, 226 pagine, 29.000 lire</strong></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Addio a Francesco Guccini, poeta e cantautore nella storia della musica italiana ]]></title><description><![CDATA[di Redazione]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/addio-a-francesco-guccini-poeta-e</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/addio-a-francesco-guccini-poeta-e</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Thu, 06 Aug 2026 16:10:48 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!cEdU!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa822df6b-7375-4ff9-b22a-970a8ad67429_1536x864.webp" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p> di Redazione</p><p>A darne la notizia &#232; stata la famiglia. Non solo cantautore, ha scritto anche diversi libri, tra cui &#8220;Tralummescuro", con cui &#232; stato finalista al Campiello</p><p>&#200; morto Francesco Guccini, tra i pi&#249; importanti cantautori della storia della musica italiana. A darne la notizia &#232; stata la famiglia: &#171;Questa mattina, a Pavana, circondato dall'affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei familiari si &#232; spento, a 86 anni, Francesco Guccini. Nel rispetto delle sue volont&#224; - le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata. La famiglia, nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella pi&#249; stretta intimit&#224;, ringrazia anticipatamente tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verr&#224; organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre&#187;.</p><p>Guccini &#232; stato il cantastorie principe della canzone d&#8217;autore, saldamente ancorato alle proprie matrici culturali e con una vocazione da poeta, con brani entrati nella memoria collettiva che sono espressione di impegno politico e sociale oltre che artistico: Francesco Guccini, che ha reso immortali versi come &#171;Lunga e dritta correva la strada&#187; o &#171;Ma s&#8217;io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto&#187;. Il cantautore emiliano lascia un patrimonio di canzoni che ha trovato interlocutori in tutte le generazioni in quasi 60 anni: da <em>La locomotiva</em> a <em>Il vecchio e il bambino</em>, da <em>Vedi cara</em> a <em>Eskimo</em>, da <em>L&#8217;avvelenata</em> a <em>Canzone delle osterie di fuori porta</em>, passando per <em>Autogrill</em>, <em>Piccola citt&#224;</em>, <em>Auschwitz</em> e <em>Canzone per un&#8217;amica</em>, per citarne alcune. Per assistere a un concerto di Francesco Guccini accorrevano ogni volta in migliaia, uno spettacolo dove non esisteva alcun effetto scenico, dove l&#8217;unica cosa che contava era il rapporto che si stabiliva fra pubblico e l&#8217;interprete, accompagnato solo dalla sua chitarra.</p><p>Tuttavia Guccini non &#232; stato solo cantautore: &#171;Non scrivo pi&#249; canzoni, ora scrivo libri&#187;. Era il 2020 quando in occasione di Pordenonelegge pronunci&#242; questa frase. Paroliere lo &#232; sempre stato &#8211; e pezzi come <em>Canzone per Silvia</em> (brano di impegno civile dedicato all&#8217;attivista italiana Silvia Baraldini, condannata negli Stati Uniti a una lunghissima pena detentiva), o come <em>Vorrei</em>, <em>Canzone di notte,</em> <em>Don Chisciotte</em>, ne sono un esempio lampante per lessico e capacit&#224; narrativa &#8211; ma scrittore vero e proprio lo &#232; diventato nel 1989, esordendo con l&#8217;autobiografico <em>Cr&#242;niche epaf&#224;niche</em> (Feltrinelli), il suo primo romanzo sulle radici pavanesi. Da l&#236; in poi non ha mai pi&#249; fermato la sua penna, spaziando prolificamente anche tra generi diversi, dal fumetto al racconto.</p><p>Nel 2020 &#232; stato finalista al Premio Campiello, con <em>Tralummescuro &#8211; Ballata per un paese al tramonto</em> (Giunti), al centro del quale la parola chiave &#232; senza ombra di dubbio la gi&#224; citata &#8220;radici&#8221;, anche titolo di uno dei suoi primi album e rappresentativa delle sue storie, dei suoi paesaggi, dei contesti appenninici che ha saputo raccontare, evocandone tempi andati, sguardi di artigiani, frutti della terra, e una nostalgia di fondo per le piccole grandi cose umane.</p><p>Tra gli altri libri da ricordare, certamente vanno citati <em>Vacca d&#8217;un cane</em> (Feltrinelli) e <em>Icaro</em> (Mondadori), ma anche <em>Dizionario delle cose perdute</em> (Mondadori) e i libri di racconti, dove tornano temi cari a Guccini come le osterie, il dopoguerra, la montagna, il dialetto, con ricchezza di dettagli nelle descrizioni, una marcata e onnipresente ironia della lingua, un lessico variegato e puntuale, un ritmo lento, senza fretta, mai incalzante, capace di prendersi i suoi tempi tra digressioni e ricordi da &#8220;vecchio saggio&#8221;. Lo tratteggia bene Ligabue in questa figura, raccontandolo proprio come uno dei suoi stessi personaggi di provincia, quando lo mette dietro al bancone di <em>Radiofreccia, </em>a passare idealmente il testimone alla generazione delle radio libere, con quell&#8217;epica scena in cui alza il volume della radio del bar (peraltro non la sua unica apparizione in video per dei film).</p><p>L&#8217;arcivescovo di Bologna, il cardinale <strong>Matteo Zuppi, </strong>appena appresa la notizia della morte di Francesco Guccini, ha espresso &#171;a nome della Chiesa di Bologna vicinanza nella preghiera, cordoglio e partecipazione al dolore della famiglia&#187;. In questi anni, ricorda la diocesi, diversi sono stati i momenti di incontro con il cantautore, bolognese d&#8217;adozione, che per decenni con le sue canzoni, scritti e riflessioni ha raccontato e interpretato la societ&#224; italiana. <strong><a href="https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/guccini-con-il-vescovo-zuppi-ad-auschwitz_22971">Nel 2016 Guccini e Zuppi avevano accompagnato insieme, ad Auschwitz, un gruppo di studenti nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa &#8220;Un treno per la memoria&#8221; partendo dalle note e dalle parole della suo brano &#8220;Canzone del bambino nel vento (Auschwitz)</a></strong>&#8220;. L&#8217;anno successivo, il 21 aprile 2018, insieme a migliaia di bolognesi, Guccini aveva incontrato papa Francesco in piazza San Pietro a Roma all&#8217;udienza speciale al termine del pellegrinaggio di ringraziamento della Chiesa di Bologna, guidato dall&#8217;arcivescovo, per la visita pastorale del Papa sotto le Due torri dell&#8217;1 ottobre 2017. Nel luglio del 2023 Guccini aveva partecipato a una serata-evento, nel complesso della Basilica di Santo Stefano a Bologna, sul tema della memoria nell&#8217;ambito dell&#8217;iniziativa &#8220;Un alfabeto per l&#8217;umano&#8221;, dialogando con il cardinale Zuppi e don Luigi Verdi, fondatore della Comunit&#224; di Romena.</p><p>Guccini &#232; stato considerato a lungo il cantautore &#8220;politicizzato&#8221; per eccellenza, un giudizio a cui hanno contribuito le risonanze che si sono sempre colte fra le parole delle sue canzoni e le vicende e le occasioni storiche e politiche di decenni cruciali della vita civile e sociale. L&#8217;impegno politico di Guccini consisteva, in realt&#224;, a suo dire, nel suo modo di raccontare storie particolari elevandole a significati generali, per non dire universali. &#8220;Politico&#8221; &#232; stato Guccini anche nel suo perenne invito al dubbio, alla possibilit&#224; di osservare la realt&#224; e il mondo da un altro punto di vista, come rivela anche il ricorso frequente all&#8217;ironia e all&#8217;autoironia, che sono fra le caratteristiche pi&#249; costitutive e interessanti della sua fisionomia d&#8217;artista: il ma, il forse, l&#8217;oppure che attraversano molti dei suoi testi servono cos&#236; a mitigare, a togliere ogni enfasi alle sue affermazioni, proponendole, al contrario, come pensieri sempre suscettibili di nuove e diverse interpretazioni.</p><p>Guccini nasce a Modena il 14 giugno 1940, ma a causa della guerra trascorre l&#8217;infanzia e parte dell&#8217;adolescenza nel paese dei nonni paterni, P&#224;vana, localit&#224; dell&#8217;Appennino pistoiese al confine con il territorio bolognese. Nel 1957 inizia a suonare la chitarra, sull&#8217;onda dell&#8217;avvento in Italia del rock&#8217;n&#8217;roll, e a scrivere le prime canzoni. Nel 1961, a Bologna, si unisce a un gruppo di musica da ballo (I Marinos diventati poi I Gatti); continua a suonare fino al 1962, quando &#232; costretto a partire per il servizio militare. Al ritorno, nell&#8217;ottobre del 1963, decide di tornare a studiare all&#8217;Universit&#224;, Facolt&#224; di Magistero con indirizzo in Materie Letterarie, rinunciando cos&#236; ad entrare a far parte dell&#8217;Equipe 84. Nel 1965 e fino al 1985 insegna lingua italiana nella sede bolognese dell&#8217;universit&#224; americana Dickinson College.</p><p>La carriera come cantautore avr&#224; per&#242; il sopravvento, portando Francesco Guccini alla realizzazione di <strong>18 album in pi&#249; di quarant&#8217;anni di attivit&#224;</strong>. Autore per l&#8217;Equipe 84 (<em>L&#8217;Antisociale</em>, <em>Auschwitz</em>, <em>&#200; dall&#8217;amore che nasce l&#8217;uomo</em>), per I Nomadi (<em>Noi non ci saremo</em>, <em>Dio &#232; morto</em>, <em>Per fare un uomo</em> e molti altri) e per Caterina Caselli, debutt&#242; in proprio nel 1967 con <em>Noi non ci saremo</em> e <em>Auschwitz</em> <em>(La canzone del bambino nel vento)</em>, con le quali entra nella storia della musica italiana dalla porta principale; altri pezzi degni di nota sono <em>Statale 17</em>, <em>Il Sociale e l&#8217;Antisociale</em> e <em>Canzone per un&#8217;amica (In morte di S.F.)</em>. Nel 1970 &#232; la volta di <em>Due anni dopo</em> e di <em>L&#8217;isola non trovata</em>. In questo album collaborano per la prima volta con lui il pianista <strong><a href="https://www.avvenire.it/agora/spettacoli/vince-tempera-noi-musici-sempre-al-fianco-di-guccini_45447">Vince Tempera</a></strong>, il batterista Ellade Bandini e il bassista Ares Tavolazzi. Il vero salto artistico e qualitativo arriva nel 1972 con <em>Radici</em>, in cui ci sono canzoni storiche come <em>Il vecchio e il bambino</em> e la mitica <em>Locomotiva</em>, il brano che per molti anni ha chiuso ogni suo concerto. Nel 1973 &#232; la volta di <em>Opera buffa</em>, live registrato all&#8217;Osteria delle Dame e denso di scherzi musicali. Francesco Guccini mostra qui per la prima volta un lato fortemente ironico della sua personalit&#224;, esibito soltanto al pubblico dei concerti dal vivo. <em>Stanze di vita quotidiana</em> (1974) torna a puntare l&#8217;attenzione sulla riflessione e sull&#8217;intimismo.</p><p>Il successo commerciale arriva nel 1976. &#200; l&#8217;anno di <em>Via Paolo Fabbri 43</em>, disco che entusiasma e commuove e che contiene brani come <em>L&#8217;avvelenata</em> e <em>Piccola storia ignobile.</em> L&#8217;album successivo, pubblicato nel 1978, &#232; <em>Amerigo</em>, a partire da questo disco che Guccini inaugura il rapporto professionale, e poi l&#8217;amicizia, con il chitarrista Juan Carlos &#8220;Flaco&#8221; Biondini. Nel 1979 esce <em>Album Concerto</em>, un live realizzato con I Nomadi. <em>Album Concerto</em> &#232; il primo disco a cui partecipa Renzo Fantini, colui che &#232; destinato a diventare il produttore storico di Guccini, nelle vesti di coordinatore artistico.</p><p>Guccini apre gli anni Ottanta con <em>Metropolis</em> (1981), album dedicato a citt&#224; ricche di storia e dalla forte valenza simbolica come Bisanzio, Venezia, Bologna, e Milano. Il disco successivo, <em>Guccini</em> (1983), riprende le stesse tematiche del precedente, soprattutto il tema del viaggio e del disagio metropolitano. Uno tra i brani pi&#249; conosciuti &#232; <em>Autogrill</em>, canzone sospesa tra irreale e verosimile, mistero e sogno, nel racconto di un amore solo sfiorato. Nel 1984 segue il live <em>Fra la via Emilia e il West</em>, fedele registrazione del trionfale concerto in Piazza Maggiore a Bologna. Il 1987 &#232; l&#8217;anno di <em>Signora Bovary</em>, un album di stampo intimista in cui le varie canzoni ritraggono o alludono a persone intensamente legate alla vita del cantautore. Gli anni Ottanta terminano con un altro disco dal vivo, <em>Quasi come Dumas</em> (1988), una raccolta di alcuni dei pezzi pi&#249; popolari. <em>Quello che non </em>(1990), il dodicesimo album di Francesco Guccini, tra i pi&#249; amati dall&#8217;artista (<em>Canzone per Anna</em>, <em>Le ragazze della notte</em>, <em>Cencio</em>) battezza il nuovo decennio.</p><p>Nel 1993 <em>Parnassius Guccinii</em> &#232; un grande successo: vi spiccano canzoni come <em>Samantha</em>, fotografia di un amore adolescenziale, <em>Nostra Signora dell&#8217;Ipocrisia</em>, atto d&#8217;accusa contro il medium televisivo manipolatore di coscienze e soprattutto <em>Farewell</em>, bellissima ballata dell&#8217;amor perduto. <em>D&#8217;amore di morte e di altre sciocchezze</em> esce nel 1996. L&#8217;amore inonda l&#8217;album in pezzi come <em>Vorrei</em> e <em>Cirano</em>. Il 1997 &#232; l&#8217;anno in cui inizia la collaborazione letteraria con Loriano Macchiavelli. Scriveranno, a quattro mani, ben otto romanzi. Con il disco <em>Guccini Live Collection </em>(1998), 27 successi dal vivo, si chiudono gli anni Novanta. Le canzoni presenti in questa raccolta sono state registrate in momenti assai diversi tra loro nell&#8217;arco di oltre dieci anni di ininterrotte tourn&#233;e.</p><p>Nel 2000 esce <em>Stagioni</em>, quelle stagioni di tempo che Guccini da sempre osserva e registra nel suo personale calendario emotivo e sentimentale. All&#8217;interno di questo album sono da ricordare il brano alla figura di Ernesto &#8220;Che&#8221; Guevara; <em>Addio</em>, critica esplicita alla societ&#224; contemporanea. Il brano <em>Ho ancora la forza</em> - scritto a quattro mani con Luciano Ligabue - vince la Targa Tenco.</p><p>L&#8217;album successivo, <em>Ritratti</em> (2004), &#232; caratterizzato da emozionanti quadri metaforici che ritraggono ed evocano uomini entrati nella grande storia per volont&#224; propria o loro malgrado: Ulisse, Cristoforo Colombo, Carlo Giuliani (<em>Piazza Alimonda</em>). Nel 2005 &#232; la volta di <em>Anfiteatro Live</em>, il concerto registrato l&#8217;anno precedente nell&#8217;anfiteatro di Cagliari. Nel 2006 vede la luce la raccolta celebrativa di 40 anni di carriera: <em>The Platinum Collection </em>contiene 47 grandi classici della discografia gucciniana. Nel 2010, <em>Storia di altre storie </em>raccoglie in un doppio album 30 tra i pi&#249; grandi successi di Francesco Guccini e l&#8217;inedito <em>Nella Giungla</em>. Nel 2012, a quasi nove anni di distanza dal precedente <em>Ritratti</em>, viene pubblicato l&#8217;album in studio di Francesco Guccini: <em>L&#8217;Ultima Thule</em>. Con queste canzoni (tra le altre, <em>Canzone di notte n.4</em>) incise a P&#224;vana nel Mulino dei nonni, dichiarando poi di volersi congedare dalla sua professione di cantautore. Nel marzo 2013 il dvd <em>La mia Thule</em> documenta in un film, attraverso immagini e interviste inedite a Guccini e alla band, il lavoro presso il Mulino di Chic&#242;n, a P&#224;vana, i momenti salienti che hanno caratterizzato le varie fasi della registrazione dell&#8217;ultimo disco.</p><p>Il 27 novembre 2015 esce una nuova raccolta di 10 cd (Studio, Live Acustico, Live, Collaborazioni e rarit&#224;) intitolata <em>Se io avessi previsto tutto questo</em>. <em>Gli amici, la strada, le canzoni</em>. Nel novembre del 2017 viene pubblicato <em>L&#8217;ostaria delle dame</em>, cofanetto contenente le registrazioni live di tre concerti del cantautore (23 gennaio 1982, 14 gennaio 1984, 19 gennaio 1985) presso la &#8220;mitica&#8221; Osteria delle Dame, storico locale di Bologna di cui Francesco fu co-fondatore, assieme al frate domenicano padre Michele Casali. Nello stesso periodo, Francesco Guccini affida alla voce di Enzo Iacchetti e alla musica di Juan Carlos Flaco Biondini un testo politicamente scomodo, <em>Migranti</em>.</p><p>Nell&#8217;estate del 2018, sollecitato dai colleghi incide, per Morgan, un paio di versi della canzone <em>Cantautore </em>e per Roberto Vecchioni una strofa della canzone <em>Ti insegner&#242; a volare</em>, brano dedicato all&#8217;ex campione di Formula 1 Alex Zanardi. Nell&#8217;agosto del 2020 Guccini partecipa, insieme ad altri artisti italiani, all&#8217;incisione di <em>Cr&#234;uza de m&#228; pe Z&#234;na</em>, una nuova versione del brano di Fabrizio De Andr&#233; registrata in occasione dell&#8217;inaugurazione del nuovo ponte di Genova, realizzato dopo il crollo e la demolizione del primo Viadotto Polcevera.</p><p><span>Il 18 novembre 2022 viene pubblicato il diciassettesimo album in studio </span><em>Canzoni da intorto</em><span>, disco di cover che segna il ritorno di Guccini dall'ultimo album </span><em>L'ultima Thule</em><span>. Nel 2023 partecipa, nella parte di se stesso, al docufilm dedicato al cantautore milanese Jannacci, </span><em>Enzo Jannacci - Vengo anch'io,</em><span> con la regia di Giorgio Verdelli. Nello stesso anno, il 10 novembre, pubblica il nuovo album </span><em>Canzoni da osteria</em><span>. Nel 2024 pubblica un 45 giri con due versioni di </span><em>Bella ciao</em><span>, una cantata da lui e una cantata insieme a Tosca, in italiano e in farsi.</span></p><p>Francesco Guccini durante la presentazione del suo 'Nuovo dizionario delle cose perdute', al Circolo Alfieri, Firenze, 24 marzo 2014. ANSA/ MAURIZIO DEGL'INNOCENTI</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!cEdU!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa822df6b-7375-4ff9-b22a-970a8ad67429_1536x864.webp" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!cEdU!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa822df6b-7375-4ff9-b22a-970a8ad67429_1536x864.webp 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!cEdU!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, 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Anche l&#8217;inizio del mese di agosto vede tornare il nostro appuntamento domenicale con i<strong> migliori libri da leggere</strong> del momento, la rubrica settimanale in cui facciamo il punto sulle novit&#224; editoriali pi&#249; interessanti uscite nell&#8217;ultimo periodo.</p><p>Una selezione di quattro titoli che si muove agilmente tra generi molto differenti tra loro. Come avvenuto, nelle ultime settimane, con titoli quali <strong><a href="https://www.rtl.it/notizie/italia/i-migliori-libri-da-leggere-della-settimana-tra-il-segreto-della-cameriera-una-questione-fin-troppo-familiare-camere-oscure-e-nulla-da-invidiare/">&#8220;Il segreto della cameriera&#8221;, &#8220;Una questione fin troppo familiare&#8221;, &#8220;Camere oscure&#8221; e &#8220;Nulla da invidiare&#8221;</a></strong>, o ancora <strong><a href="https://rtl.it/notizie/articoli/i-migliori-libri-da-leggere-della-settimana-tra-complicato-omicidio-a-tokyo-il-calamity-club-lucky-la-ladra-e-come-sorelle/">&#8220;Complicato omicidio a Tokyo&#8221;, &#8220;Il Calamity Club&#8221;, &#8220;Lucky, La ladra&#8221; e &#8220;Come sorelle&#8221;</a></strong>.</p><p>E ancora una volta &#232; un quartetto di titoli quello che troviamo ad attenderci per l&#8217;occasione. Tra questi figurano:</p><p>- &#8220;<strong>I conti senza l&#8217;oste</strong>&#8220; di Filippo Venturi (Mondadori)</p><p>- &#8220;<strong>L&#8217;appuntamento</strong>&#8220; di Piergiorgio Pulixi (SEM)</p><p>- &#8220;<strong>L&#8217;enigma degli arcani</strong>&#8220; di Sergio Fanucci (TimeCrime)</p><p>- &#8220;<strong>Gimpel l&#8217;idiota</strong>&#8220; di Isaac Bashevis Singer (Adelphi)</p><h2><strong>I CONTI SENZA L&#8217;OSTE, UN &#8220;GIALLO GASTRONOMICO&#8221; PER TUTTI I PALATI</strong></h2><p>La nostra rassegna settimanale dedicata ai <strong>migliori libri da leggere</strong> del momento parte con un titolo che si inserisce in un genere perfetto per quanto concerne le letture estive: il giallo. Fermo restando che ogni libro ha il suo specifico perch&#233;, &#232; innegabile che un buon giallo possa assumere un ruolo analogo a cruciverba, rebus e simili sotto l&#8217;ombrellone: sfidare il lettore nel cercare di giungere alla giusta conclusione prima che l&#8217;autore o l&#8217;autrice di turno mostri la propria mano alla fine della partita.</p><p>Una sfida, questa, che si rinnova ne &#8220;<strong>I conti senza l&#8217;oste</strong>&#8221;, il libro di <strong>Filippo Venturi</strong> che troviamo all&#8217;interno della collana &#8220;<strong>Il giallo Mondadori</strong>&#8221;. Il tutto in un racconto che ci mette a confronto da Emilio, un ristoratore emiliano che si trova una bella gatta da pelare tra le mani. Ma prima di concentrarci su questo, &#232; giusto fare un passo indietro e dare un po&#8217; di contesto. Con il suo ristorante, la &#8220;Vecchia Bologna&#8221;, Emilio ha deciso di partecipare alla sfida televisiva che chiama a competere tra loro diversi ristoranti.</p><p>Quando tutto &#232; pronto per cominciare, arriva la notizia (nonch&#233; la gatta da pelare, di cui sopra) dell&#8217;assassinio di Delfo, un altro ristoratore &#8211; nonch&#233; &#8220;vicino&#8221; della porta accanto del nostro protagonista &#8211; amato e benvoluto da tutti per la carriera cinquantennale brillantemente portata avanti. La scena del crimine non lascia spazio a dubbi, almeno a chi si ferma alle apparenze: il corpo di Delfo a terra, esanime, e vicino Amir, un ragazzo del Bangladesh, in stato confusionale con un portafogli tra le mani.</p><p>Possibile che sia tutto cos&#236; semplice, cristallino, lampante? Non per Emilio, che conosce la storia del rapporto tra il ragazzo e il collega e vicino Adelfo. Ma quello che lo aspetta sar&#224; un compito non facile, all&#8217;interno di un intrigo destinato a ingarbugliarsi un bel po&#8217; &#8211; e in direzioni insospettabili e inaspettate &#8211; prima che si possa giungere ai titoli di coda della vicenda.</p><h2><strong>L&#8217;APPUNTAMENTO, FACCIA A FACCIA &#8220;NOIR&#8221; AL RISTORANTE</strong></h2><p>Il nostro viaggio settimanale alla scoperta delle novit&#224; pi&#249; interessanti in materia di <strong>migliori libri da leggere</strong> ci porta, in alcuni casi, a ritrovare sotto la lente d&#8217;ingrandimento autori e autrici che potremmo quasi considerare degli &#8220;habitu&#233;&#8221;. Il merito va chiaramente alla loro grande prolificit&#224;, che gli consente di tornare sugli scaffali con titoli nuovi con una regolarit&#224; invidiabile. Non mancano poi casi eccezionali in cui in libreria tornano, in nuove edizioni, opere che recano la loro firma e che magari erano uscite dai radar e dai cataloghi da un po&#8217; di tempo.</p><p>Come nel caso de &#8220;<strong>L&#8217;appuntamento</strong>&#8220;, il libro di <strong>Piergiorgio Pulixi</strong> &#8211; uscito originariamente nel 2014 &#8211; e che ritrova il pubblico nell&#8217;edizione curata da <strong>SEM</strong>. Un gradito ritorno per i fan dello scrittore sardo, che di recente ha ripreso le fila dell&#8217;universo narrativo aperto con &#8220;La donna nel pozzo&#8221; (2024, Feltrinelli) con il nuovo &#8220;Il nido del corvo&#8221; (2026, Feltrinelli). E che, con il titolo in evidenza questa settimana, torna a muoversi nell&#8217;ambito narrativo che lo ha reso un punto di riferimento all&#8217;interno del panorama italiano e non solo: quello dei noir a sfondo psicologico.</p><p>Un racconto che parte da una premessa semplice, ben evidenziata dal titolo stesso dell&#8217;opera: un appuntamento tra due persone, una donna e un uomo. Un confronto che si gioca su pi&#249; piani, tra fisico e mentale, tangibile e intangibile. Ogni cosa, ogni movimento, ogni parola detta ma anche quelle non dette, sono l&#236; a scandire il ritmo di un t&#234;te-&#224;-t&#234;te come quanti ne potremmo avere regolarmente a portata d&#8217;occhio e d&#8217;orecchio quando andiamo al ristorante.</p><p>Una location invidiabile, quella che ospita la vicenda, un duello silenzioso ma al contempo senza esclusione di colpi. Un ottimo modo per recuperare un racconto &#8211; che ormai era custodito gelosamente solo dai fan dell&#8217;autore (o in vendita a prezzi proibitivi sul web) &#8211; che mira a rimarcare come l&#8217;eleganza apparente che copre di scintillii la realt&#224; che ci circonda possa spesso essere null&#8217;altro che un velo molto sottile e soprattutto ben poco resistente.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Nascita di Marilyn Monroe: 100 anni dalla nascita di Norma Jeane, icona del cinema Nascita di Marilyn Monroe: centenario della nascita di Norma Jeane Mortenson, riflessione sul mito, ]]></title><description><![CDATA[Nascita di Marilyn Monroe: centenario della nascita di Norma Jeane Mortenson, riflessione sul mito, la carriera e l'eredit&#224; culturale.]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/nascita-di-marilyn-monroe-100-anni</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/nascita-di-marilyn-monroe-100-anni</guid><pubDate>Wed, 05 Aug 2026 15:12:00 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!HDUq!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F549fc0ef-c35d-45cd-8b2b-2acdd6e5cb84_1200x630.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Nascita di Marilyn Monroe: centenario della nascita di Norma Jeane Mortenson, riflessione sul mito, la carriera e l'eredit&#224; culturale.</p><p>A cura di</p><p><strong><a href="https://anni6070.it/author/redazione-almanacco">Redazione Almanacco</a></strong></p><p>01 giugno 2026 00:32</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!HDUq!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F549fc0ef-c35d-45cd-8b2b-2acdd6e5cb84_1200x630.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!HDUq!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F549fc0ef-c35d-45cd-8b2b-2acdd6e5cb84_1200x630.jpeg 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!HDUq!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F549fc0ef-c35d-45cd-8b2b-2acdd6e5cb84_1200x630.jpeg 848w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!HDUq!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_1272, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F549fc0ef-c35d-45cd-8b2b-2acdd6e5cb84_1200x630.jpeg 1272w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!HDUq!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_1456, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F549fc0ef-c35d-45cd-8b2b-2acdd6e5cb84_1200x630.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!HDUq!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F549fc0ef-c35d-45cd-8b2b-2acdd6e5cb84_1200x630.jpeg" width="1200" height="630" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/549fc0ef-c35d-45cd-8b2b-2acdd6e5cb84_1200x630.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:630,&quot;width&quot;:1200,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;Nascita di Marilyn Monroe: 100 anni dalla nascita di Norma Jeane, icona del cinema - 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A <strong>cento anni</strong> dalla sua venuta al mondo a Los Angeles, il suo nome rimane sinonimo di fascino, ambiguit&#224; e potere mediatico in grado di attraversare generazioni.</p><h2><strong>Infanzia e trasformazione</strong></h2><p>La <strong>formazione</strong> personale di Norma Jeane fu segnata da un&#8217;infanzia frammentata tra case famiglia e affidamenti, un elemento che ha influenzato la sua <strong>identit&#224;</strong> pubblica e privata. Dalla giovanissima attivit&#224; come <strong>modella</strong> emerse la figura di Marilyn, nome d&#8217;arte che avrebbe accompagnato la sua ascesa nel mondo del cinema.</p><h2><strong>Ascesa artistica e ruoli chiave</strong></h2><p>Negli <strong>anni &#8216;50</strong> Marilyn trov&#242; la propria cifra artistica in ruoli che miscelavano sensualit&#224; e ironia. Film come <strong>Gli uomini preferiscono le bionde</strong>, <strong>Quando la moglie &#232; in vacanza</strong> e <strong>A qualcuno piace caldo</strong> mostrarono la sua capacit&#224; di unire <strong>commedia</strong>, canto e presenza scenica, lavorando con registi di rilievo che valorizzarono il suo talento per la <strong>tempistica comica</strong> e la vulnerabilit&#224; espressiva.</p><h2><strong>Immagine pubblica e vita privata</strong></h2><p>La sua immagine pubblica, costruita tra ritratti e copertine, conviveva con una vita privata complessa. I <strong>matrimoni</strong> con Joe DiMaggio e Arthur Miller, cos&#236; come le difficolt&#224; personali e la lotta con problemi di salute, alimentarono l&#8217;interesse mediatico. L&#8217;antinomia tra la figura pubblica di <strong>diva</strong> e la persona privata resta uno degli aspetti pi&#249; studiati della sua vicenda.</p><h2><strong>Scomparsa e il perdurare del mistero</strong></h2><p>La <strong>scomparsa prematura</strong> di Marilyn il 5 agosto 1962 rimane un momento di forte impatto storico e culturale. La morte, avvenuta quando aveva soltanto 36 anni, ha dato luogo a numerose ipotesi e a un intenso dibattito pubblico che ha contribuito a consolidare il suo <strong>mito</strong>.</p><h2><strong>Eredit&#224; culturale a cento anni dalla nascita</strong></h2><p>A distanza di <strong>100 anni</strong> dalla sua nascita, l&#8217;eredit&#224; di Marilyn Monroe &#232; evidente nella moda, nel cinema e nelle arti visive: da riprese iconiche a reinterpretazioni di artisti come <strong>Andy Warhol</strong>, la sua immagine continua a essere fonte di ispirazione. Accademici e critici esplorano oggi anche le implicazioni del suo ruolo come simbolo di <strong>oggettificazione</strong>, emancipazione e celebrit&#224;.</p><p>Seppure avvolta dal fascino del mito, la storia di Marilyn invita a una lettura critica che sappia riconoscere tanto il valore artistico dei suoi <strong>contributi</strong> quanto le complesse dinamiche personali che ne hanno segnato la vita. Il centenario della sua nascita &#232; occasione per rinnovare l&#8217;attenzione su un&#8217;icona capace di parlare ancora al presente, tra memoria storica e nuove interpretazioni culturali.</p><p></p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Bacio Perugina, figlio di un "Cazzotto"]]></title><description><![CDATA[&#8220;L&#8217;Eco di Bergamo del 2 dicembre 1997]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/bacio-perugina-figlio-di-un-cazzotto</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/bacio-perugina-figlio-di-un-cazzotto</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Mon, 03 Aug 2026 14:10:37 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!anu5!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F7ef04f37-17fc-44ef-9e82-a944a37f63d6_144x144.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;L&#8217;Eco di Bergamo del 2 dicembre 1997</strong></p><p><strong>Di Roberto Barzi</strong></p><p>A volte pu&#242; capitare che una sincera e durevole amicizia nasca da uno scontro verbale, trasformatosi poi magari in un match puglistico, finito con la riconciliazione magari davanti ad un buon bicchiere. Ma che dire quando &#232; un bacio, anzi il &#8220;bacio&#8221; per eccellenza, a nascere da un &#8220;cazzotto&#8221;?<em> </em>Poich&#232; &#232; questa la vera origine dei tantissimi &#8220;baci&#8221; che milionidi coppie si scambiano ormai in tutto il mondo grazie alle praline della Perugina.</p><p>Una storia che nacque appunto da una collaudata amicizia traformatasi nel novembre 1907 in uno strtto rapporto di affari nella societ&#224; Perugina, nata per la fabbricazione di confetti. Quattro avventurosi compagni, Francesco Andreani, avvocato, possidente e uomo politico. Leone Ascoli, industriale tessile, Francesco Buitoni, della famiglia di pastai e Annibale Spagnoli, produttore di confetture a mano, partirono da un modesto capitale anche per  quei tempi: solo 1000.000 lire. Fu al tempo della marcia su Roma che inizi&#242; l&#8217;altrettanto dirompente storia del &#8220;Cazzotto&#8221; - un nome &#8220;maschio&#8221; degno dell&#8217;epoca-. Il prototipo del &#8220;Bacio&#8221; di Luisa Spagnoli, nuova socia aggiunta, la quale vide il deprecabile spreco di quintali di briciole di nocciole, scarto della lavorazione dolciaria dei confetti, e pens&#242; bene di sfruttare questi residui mescolabili in una fusione di cioccolato, con tanto di una nocciola intera in cima.</p><p>Il primo tentativo riusc&#236; per&#242; informee alquanto sgradevole alla vista, e forse f&#249; proprio questo a persuadere i soci a battezzarlo &#8220;Cazzotto&#8221;, un nome - e un prodotto -  che faceva a pugni con le delicatezze della ditta. Fu il giovanissimo Giovanni Buitoni ad invaghirsi invece di un&#8217;idea che alla fine sidimostr&#242; alquanto fondata: quella di migliorare la forma del cioccolatino, e soprattutto di cvambiare il nome in &#8220;Bacio&#8221;. E fu Il Cavaliere Benito Mussolini in persona a decretarne la fortuna quando pronuci&#242; Il fatidico: &#8220;Vi dico e  Vi autorizzo aripeterlo, che il Vostro cioccolato&#232; veramente squisito&#8221;. Un discorso che venne pubblicato sulle prime pagine dei principali quodidiani de Regno d&#8217;Italia.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Gino Paoli rilascia "Sapore di sale": l'estate italiana del 1963 che ancora parla al presente ]]></title><description><![CDATA[Gino Paoli rilascia &#8220;Sapore di sale&#8221; nel 1963: un brano estivo che ha segnato la cultura popolare italiana]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/gino-paoli-rilascia-sapore-di-sale</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/gino-paoli-rilascia-sapore-di-sale</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Mon, 03 Aug 2026 06:16:18 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!T8eD!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2cef1743-bb01-47c0-b347-befa8beff67b_1200x667.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Gino Paoli rilascia &#8220;Sapore di sale&#8221; nel 1963: un brano estivo che ha segnato la cultura popolare italiana</p><p>A cura di</p><p><strong><a href="https://anni6070.it/author/redazione-almanacco">Redazione Almanacco</a></strong></p><p>01 agosto 2026 00:30</p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!T8eD!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2cef1743-bb01-47c0-b347-befa8beff67b_1200x667.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!T8eD!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2cef1743-bb01-47c0-b347-befa8beff67b_1200x667.jpeg 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!T8eD!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2cef1743-bb01-47c0-b347-befa8beff67b_1200x667.jpeg 848w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!T8eD!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_1272, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2cef1743-bb01-47c0-b347-befa8beff67b_1200x667.jpeg 1272w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!T8eD!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_1456, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2cef1743-bb01-47c0-b347-befa8beff67b_1200x667.jpeg 1456w" sizes="100vw"><img src="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!T8eD!,w_1456,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F2cef1743-bb01-47c0-b347-befa8beff67b_1200x667.jpeg" width="1200" height="667" data-attrs="{&quot;src&quot;:&quot;https://substack-post-media.s3.amazonaws.com/public/images/2cef1743-bb01-47c0-b347-befa8beff67b_1200x667.jpeg&quot;,&quot;srcNoWatermark&quot;:null,&quot;fullscreen&quot;:null,&quot;imageSize&quot;:null,&quot;height&quot;:667,&quot;width&quot;:1200,&quot;resizeWidth&quot;:null,&quot;bytes&quot;:null,&quot;alt&quot;:&quot;Gino Paoli rilascia \&quot;Sapore di sale\&quot;: l'estate italiana del 1963 che ancora parla al presente - 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Sono passati <strong>63 anni</strong> dalla pubblicazione, ma la sua capacit&#224; di evocare immagini e sentimenti rimane intatta.</p><p>La canzone si distingue per una <strong>melodia elegante</strong> e un testo che mescola leggerezza e introspezione. Paoli, gi&#224; noto nel panorama musicale come raffinato <strong>cantautore</strong>, offre qui un affresco sentimentale in cui il sapore del mare diventa metafora di ricordi e addii. L&#8217;equilibrio tra parole semplici e immagini poetiche ha contribuito al successo immediato del brano.</p><p>Importante quanto la scrittura &#232; stato l&#8217;apporto sonoro: gli arrangiamenti di <strong>Ennio Morricone</strong> donano al pezzo una spazialit&#224; e un timbro inediti per la canzone popolare dell&#8217;epoca. La collaborazione tra Paoli e Morricone produce un mix di <strong>intensit&#224; orchestrale</strong> e discrezione strumentale che esalta la voce e il senso del testo, contribuendo a trasformare il brano in un classico.</p><p>Nel contesto culturale dei primi anni Sessanta, quando l&#8217;Italia viveva trasformazioni sociali, economiche e musicali, <strong>&#8220;Sapore di sale&#8221;</strong> ha incarnato un nuovo modello di canzone d&#8217;autore che parla di <strong><a href="https://anni6070.it/tag/vita-quotidiana">vita quotidiana</a></strong> e sentimenti privati. La diffusione radiofonica e le esibizioni dal vivo hanno reso il pezzo immediatamente riconoscibile, consolidando la figura di Paoli tra i protagonisti della canzone italiana.</p><p>L&#8217;accoglienza critica e popolare fu calorosa: il singolo scal&#242; le classifiche e divenne una <strong>colonna sonora delle estati</strong> per intere generazioni. Il brano fu reinterpretato da numerosi artisti e inserito in colonne sonore e raccolte, alimentando un processo di rinnovamento della tradizione canora italiana verso una maggiore attenzione al testo e agli arrangiamenti.</p><h2><strong>Impatto sulla cultura popolare</strong></h2><p>A livello culturale, <strong>&#8220;Sapore di sale&#8221;</strong> ha contribuito a definire l&#8217;archetipo della canzone estiva italiana: non una celebrazione sguaiata del divertimento ma una canzone capace di racchiudere <strong>nostalgia</strong>, desiderio e contemplazione. Il pezzo ha influenzato generazioni successive di autori che hanno visto nella canzone d&#8217;autore uno strumento per raccontare la modernit&#224; con delicatezza.</p><p>Nel corso dei decenni la canzone &#232; stata reinterpretata in contesti diversi &#8212; dal jazz al pop contemporaneo &#8212; dimostrando una <strong>resilienza artistica</strong> rara. Le versioni cover e gli omaggi nei festival di musica italiana testimoniano l&#8217;importanza della traccia per il patrimonio sonoro nazionale.</p><p>Dal punto di vista performativo, le esibizioni live di Paoli e le registrazioni in studio hanno sottolineato la centralit&#224; della <strong>voce narrativa</strong> nella canzone. Il timbro malinconico e il fraseggio misurato sono diventati segni distintivi, capaci di comunicare emozioni senza appesantire il testo.</p><p>Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, la canzone continua a emergere in playlist tematiche, trasmissioni radiofoniche e colonne sonore, testimoniando un&#8217;<strong>eredit&#224; culturale</strong> solida. L&#8217;attenzione accademica e critica verso i cantautori italiani ha poi rimesso in luce l&#8217;importanza di brani come questo per comprendere i mutamenti sociali e musicali del Paese.</p><p>La pubblicazione di <strong>&#8220;Sapore di sale&#8221;</strong> &#232; quindi pi&#249; di un episodio discografico: &#232; un momento in cui la canzone italiana ha consolidato un linguaggio nuovo, fatto di <strong>sincerit&#224; poetica</strong> e cura dell&#8217;arrangiamento. L&#8217;incontro tra Gino Paoli e Ennio Morricone rimane emblematico di come la collaborazione tra autori e arrangiatori possa produrre opere capaci di attraversare le generazioni.</p><p>La memoria collettiva mantiene viva la canzone non solo per la sua qualit&#224; estetica, ma perch&#233; incarna una stagione emotiva precisa: l&#8217;idea di un&#8217;estate che &#232; insieme <strong>fuga e ritorno</strong>, leggerezza e rimpianto. In questo senso, il brano continua a parlare alla societ&#224; italiana, rinnovando la sua rilevanza ogni volta che le nuove generazioni riscoprono il valore della parola musicale.</p><p>Il ricordo della pubblicazione del 1963 rimane dunque un capitolo fondamentale nella storia della musica italiana: <strong>Gino Paoli rilascia &#8220;Sapore di sale&#8221;</strong> non solo come successo commerciale, ma come pezzo di cultura che ha contribuito a definire il profilo emotivo di un&#8217;intera epoca.</p><p></p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[anatomia depistaggio di stato bologna strage Criminalità Strage di Bologna: anatomia di un depistaggio di Stato ]]></title><description><![CDATA[di Roberto Greco]]></description><link>https://robertobarzi1.substack.com/p/anatomia-depistaggio-di-stato-bologna</link><guid isPermaLink="false">https://robertobarzi1.substack.com/p/anatomia-depistaggio-di-stato-bologna</guid><dc:creator><![CDATA[Roberto Barzi]]></dc:creator><pubDate>Sun, 02 Aug 2026 17:38:49 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!1HGW!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F06b1bb64-08cd-46fb-bbd3-d3431b026ed9_1024x683.jpeg" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>di Roberto Greco </p><p><em>Tale disegno mirava a coprire la rete dei finanziatori e dei mandanti dell&#8217;eccidio, a preservare gli equilibri geopolitici nazionali nel quadro della Guerra Fredda e a impedire l&#8217;accertamento del nesso causale tra eversione neofascista e settori deviati degli apparati statali</em></p><p><span>2 Agosto 2026</span></p><p><span>Alle ore 10:25 del 2 agosto 1980, l&#8217;esplosione di un ordigno a tempo ad altissimo potenziale collocato nella sala d&#8217;aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna Centrale provocava la morte di 85 persone e il ferimento di oltre 200 cittadini. L&#8217;attentato, riconosciuto come il pi&#249; grave atto terroristico della storia dell&#8217;Italia repubblicana, ha dato il via a una vicenda giudiziaria e investigativa imponente, caratterizzata da una concatenazione sistematica di depistaggi coordinati. Fin dalle prime ore successive al massacro, le attivit&#224; d&#8217;indagine si sono scontrate con la presenza di una vera e propria macchina dell&#8217;intossicazione informativa, mossa da vertici deviati dei servizi segreti militari e di sicurezza democratica, esponenti della Loggia massonica P2, facilitatori eversivi ed elementi dell&#8217;estrema destra neofascista.</span></p><p><span>L&#8217;inquinamento delle prove non si &#232; configurato come una serie di isolate iniziative di protezione individuale, bens&#236; come una strategia strutturata e protratta nel tempo. Tale disegno mirava a coprire la rete dei finanziatori e dei mandanti dell&#8217;eccidio, a preservare gli equilibri geopolitici nazionali nel quadro della Guerra Fredda e a impedire l&#8217;accertamento del nesso causale tra eversione neofascista e settori deviati degli apparati statali. L&#8217;esame dell&#8217;iter processuale, sviluppatosi lungo quarantacinque anni fino alle sentenze definitive della Corte di Cassazione emesse nel 2025, consente di ricostruire dettagliatamente la natura, la cronologia e i responsabili di ciascun tentativo di sviamento della verit&#224;.</span></p><h2><strong><span>La cronologia sistematica dei tentativi di sviamento</span></strong></h2><h3><strong><span>La pista libanese e la prima intossicazione informativa</span></strong></h3><p><span>I primi tentativi di deviazione delle indagini prendono forma ad appena un mese di distanza dall&#8217;attentato. All&#8217;inizio di settembre del 1980, Licio Gelli, Maestro Venerabile della Loggia massonica P2, indica a Elio Cioppa, ufficiale del Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica (SISDE) e anch&#8217;egli affiliato alla P2, la necessit&#224; prioritaria di orientare l&#8217;attenzione investigativa verso una presunta matrice internazionale. Questa indicazione si concretizza nell&#8217;elaborazione della cosiddetta &#171;pista libanese&#187;, un impianto accusatorio fittizio che ipotizzava la responsabilit&#224; diretta della Falange libanese in combinazione con settori del terrorismo di destra europeo.</span></p><p><span>Il meccanismo operativo dello sviamento si bas&#242; sulla fabbricazione e veicolazione di un&#8217;intervista rilasciata da un leader palestinese a una giornalista collegata agli ambienti del Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Militare (SISMI). Il contenuto dell&#8217;intervista venne prontamente recepito dalla Procura della Repubblica di Bologna, inducendo gli inquirenti a disporre complessi e dispendiosi accertamenti all&#8217;estero. L&#8217;effetto primario di questa prima manovra fu quello di rallentare le verifiche immediate sui gruppi dell&#8217;eversione nera romana e nordeuropea, spostando il baricentro dell&#8217;attenzione mediatica e giudiziaria sullo scacchiere mediorientale.</span></p><h3><strong><span>L&#8217;operazione &#171;Terrore sui treni&#187; e la valigia di Taranto</span></strong></h3><p><span>Il depistaggio pi&#249; clamoroso ed emblematico della storia giudiziaria italiana viene attuato nel gennaio del 1981 attraverso l&#8217;operazione denominata &#171;Terrore sui treni&#187;, ideata dai vertici del SISMI e della Loggia P2. Sul treno espresso Taranto-Milano viene fatto ritrovare un ombrellone e una valigia contenente esplosivo dello stesso tipo di quello impiegato nella sala d&#8217;aspetto di Bologna, unitamente ad armi da guerra tra cui un mitra modificato, riviste in lingua tedesca e vari oggetti di copertura stranieri. L&#8217;operazione fu concepita direttamente da Licio Gelli ed eseguita da figure chiave del servizio segreto militare, tra cui il generale Pietro Musumeci, il colonnello Giuseppe Belmonte e il faccendiere Francesco Pazienza, collaboratore del SISMI.</span></p><p><span>L&#8217;obiettivo dell&#8217;operazione era simulare la preparazione di un imminente attentato da parte di formazioni del terrorismo internazionale tedesco o mediorientale, accreditando la tesi che la strage di Bologna fosse opera di una rete eversiva transnazionale. Le indagini successive accertarono che l&#8217;esplosivo e le armi provengono da depositi nella disponibilit&#224; degli stessi apparati riservati e di ambienti criminali romani. Negli anni novanta, l&#8217;istruttoria condotta dall&#8217;Ufficio Istruzione di Bologna ha coinvolto per questo episodio anche il colonnello Federigo Mannucci Benincasa, capo del centro di controspionaggio SISMI di Firenze, e Massimo Carminati, esponente dei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR) e della Banda della Magliana, dal cui deposito d&#8217;armi provvisorio risultava provenire il mitra truccato presente nella valigia. Nonostante Carminati e Mannucci Benincasa siano stati assolti in appello nel 2001 e in Cassazione nel 2003 per l&#8217;imputazione di calunnia, l&#8217;architettura complessiva del depistaggio &#232; stata perseguita con fermezza. Il 23 novembre 1995, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha condannato in via definitiva a dieci anni di reclusione per calunnia pluriaggravata Licio Gelli, Francesco Pazienza, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, confermando la natura di depistaggio di Stato dell&#8217;operazione.</span></p><h3><strong><span>Le fabulazioni di Elio Ciolini e la &#171;Loggia di Montecarlo&#187;</span></strong></h3><p><span>Il 26 novembre 1981 si apre un ulteriore e articolato capitolo d&#8217;intossicazione, promosso da Elio Braccioni Ciolini, un faccendiere affetto da numerosi precedenti per truffa e falsificazione, detenuto presso il carcere svizzero di Champ-Dollon a Ginevra. Ciolini comincia a rendere complesse deposizioni ai magistrati bolognesi, presentandosi come un sedicente agente d&#8217;intelligence legato ai servizi segreti italiani e francesi. Nelle sue dichiarazioni, Ciolini attribuisce la pianificazione della strage a un&#8217;organizzazione segreta verticistica denominata &#171;Loggia di Montecarlo&#187; o &#171;Loggia Riservata&#187;, descritta come un&#8217;articolazione della Trilateral Commission e contenitore dei vertici della P2, tra i quali citava Licio Gelli, Umberto Ortolani, Angelo Rizzoli e figure politiche di primo piano come Giulio Andreotti.</span></p><p><span>Secondo il racconto di Ciolini, l&#8217;attentato del 2 agosto serviva a distogliere l&#8217;attenzione delle autorit&#224; italiane da un&#8217;imponente operazione speculativa finanziaria legata all&#8217;acquisto di azioni ENI nel contesto dello scandalo ENI-Petromin. La fase esecutiva veniva invece attribuita al leader latitante di Avanguardia Nazionale Stefano Delle Chiaie, indicando presunti vertici logistici avvenuti a Buenos Aires. L&#8217;abilit&#224; di Ciolini consistette nel miscelare elementi veritieri, come la latitanza sudamericana di Delle Chiaie e la realt&#224; degli scandali finanziari dell&#8217;epoca, con strutture e riunioni del tutto inventate. Tale manovra paralizz&#242; il lavoro degli inquirenti per diversi mesi, costringendo la magistratura a dispendiose rogatorie internazionali prima di accertare la totale falsit&#224; delle affermazioni. Ciolini fu infine processato e condannato in via definitiva a nove anni di carcere per calunnia pluriaggravata.</span></p><h3><strong><span>La pista libica e le interconnessioni con la strage di Ustica</span></strong></h3><p><span>Nel corso del 1982 prende corpo un ulteriore filone sviante, noto come &#171;pista libica&#187;. Questa tesi mirava a sovrapporre l&#8217;inchiesta sull&#8217;esplosione della stazione di Bologna con quella relativa al disastro aereo di Ustica, avvenuto il 27 giugno 1980. Secondo gli elementi informativi inseriti nel circuito d&#8217;indagine da canali riservati, l&#8217;ordigno alla stazione avrebbe rappresentato una ritorsione diretta del regime libico guidato dal colonnello Mu&#8217;ammar Gheddafi nei confronti dello Stato italiano.</span></p><p><span>La ritorsione sarebbe stata motivata dal presunto coinvolgimento italiano nell&#8217;incidente aereo di Ustica o dal mancato rispetto di accordi internazionali di natura energetica e militare. Nonostante la suggestione del quadro geopolitico evocato, gli accertamenti della magistratura dimostrarono l&#8217;assoluta assenza di riscontri probatori a supporto di questa ipotesi. La pista libica si rivel&#242; un ennesimo tentativo di spostare la responsabilit&#224; dell&#8217;eccidio verso un attore statale estero, nell&#8217;intento di sottrarre da ogni ipotetica responsabilit&#224; le reti neofasciste interne e i loro protettori istituzionali.</span></p><h3><strong><span>La costruzione della pista palestinese e il mito del Lodo Moro</span></strong></h3><p><span>Tra il 2000 e il 2015 &#232; stata promossa un&#8217;intensa campagna giudiziaria e mediatica volta ad accreditare la cosiddetta &#171;pista palestinese&#187;. Questa linea interpretativa ipotizzava la responsabilit&#224; del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e della rete del terrorista venezuelano Ilich Ram&#237;rez S&#225;nchez, detto &#171;Carlos il Sciacallo&#187;, in cooperazione con il militante tedesco Thomas Kram, appartenente al gruppo eversivo </span><em><span>Revolution&#228;re Zellen</span></em><span>. La tesi sostenuta sosteneva che la bomba del 2 agosto fosse esplosa accidentalmente durante il trasporto di materiale bellico da parte di terroristi internazionali presenti a Bologna.</span></p><p><span>L&#8217;esplosione accidentale sarebbe stata la conseguenza dell&#8217;improvvisa rottura del &#171;Lodo Moro&#187;, l&#8217;accordo segreto stretto dalle autorit&#224; italiane con la resistenza palestinese per garantire l&#8217;immunit&#224; del territorio nazionale da attentati in cambio del libero transito di armi ed esplosivi. La presenza documentata di Thomas Kram in Italia e a Bologna la mattina del 2 agosto 1980 venne usata per sollecitare la riapertura delle indagini e mettere in dubbio le sentenze passate in giudicato contro i NAR. La Procura della Repubblica di Bologna ha condotto un&#8217;estesa istruttoria, culminata con l&#8217;ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari del 9 febbraio 2015 che ha disposto l&#8217;archiviazione definitiva del procedimento a carico di Kram e dei vertici del FPLP, bollando la pista palestinese come del tutto inconsistente e priva di fondamento fattuale.</span></p><h3><strong><span>I depistaggi degli apparati periferici, il nodo di Via Gradoli e le subornazioni</span></strong></h3><p><span>Gli sviluppi giudiziari pi&#249; recenti, legati al cosiddetto &#171;Processo ai mandanti&#187; e al procedimento contro Gilberto Cavallini, hanno svelato una rete di condotte depistanti e reticenti operative all&#8217;interno delle forze dell&#8217;ordine e nella gestione di coperture logistiche e testimoniali. Tra le figure centrali figura l&#8217;ex capitano dei Carabinieri Piergiorgio Segatel, incriminato per il reato di depistaggio per aver fornito informazioni false ed evitato di riferire tempestivamente alla magistratura notizie rilevanti sul coinvolgimento nella strage dell&#8217;estremista Paolo Bellini, esponente di Avanguardia Nazionale.</span></p><p><span>Parallelamente, Domenico Catracchia, ex amministratore degli immobili di via Gradoli a Roma, stabili storicamente legati ad apparati d&#8217;intelligence e gi&#224; emersi durante il sequestro Moro, &#232; stato rinviato a giudizio con l&#8217;accusa di aver reso false informazioni al Pubblico Ministero per sviare le indagini. Catracchia ha mantenuto un atteggiamento reticente in merito alla reale disponibilit&#224; e alla concessione in uso di appartamenti romani adibiti a covo da parte dei militanti dei NAR e di altre figure dell&#8217;eversione neofascista durante la loro latitanza. A questa rete di omissioni si sono affiancati provati tentativi di subornazione e condizionamento dei testimoni chiave, tra cui le pressioni esercitate su Nara Lazzerini, segretaria di Licio Gelli, e le continue intimidazioni rivolte a Massimo Sparti per spingerlo a ritrattare le dichiarazioni accusatorie rese contro Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. L&#8217;intero quadro di condotte svianti si &#232; chiuso sul piano giudiziario il 1&#176; luglio 2025, quando la Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi e reso definitive le condanne all&#8217;ergastolo per Paolo Bellini per concorso in strage, a sei anni di reclusione per Piergiorgio Segatel per depistaggio e a quattro anni per Domenico Catracchia per false informazioni al P.M..</span></p><h2><strong><span>I flussi finanziari della P2 e la regia unificata dei mandanti</span></strong></h2><p><span>L&#8217;inchiesta condotta dalla Procura Generale di Bologna tra il 2017 e il 2022 ha permesso di ricomporre il quadro d&#8217;insieme dell&#8217;attentato e della sua immensa attivit&#224; di copertura, individuando la regia economica coordinata che alimentava sia la fase esecutiva sia quella d&#8217;inquinamento probatorio. Il pilastro documentale dell&#8217;istruttoria &#232; rappresentato dal &#171;Documento Bologna&#187;, un appunto contabile autografo di Licio Gelli ricollegato al conto corrente svizzero denominato 525779. Le analisi sui flussi finanziari internazionali hanno dimostrato che tra il febbraio 1979 e i mesi successivi all&#8217;agosto 1980 una somma totale superiore a cinque milioni di dollari venne movimentata dai conti di Gelli per retribuire gli esecutori neofascisti e finanziare la rete dei depistatori.</span></p><p><span>Nello specifico, le verifiche contabili della Procura Generale hanno accertato che un milione di dollari in contanti fu versato da Gelli o da suoi emissari diretti ad alcuni membri dei NAR pochi giorni prima del 2 agosto 1980 quale compenso per l&#8217;esecuzione della strage. Una quota di circa 850.000 dollari venne invece destinata a Federico Umberto D&#8217;Amato, gi&#224; direttore dell&#8217;Ufficio Affari Riservati del Ministero dell&#8217;Interno e tramite fondamentale tra la P2 e i gruppi eversivi di Avanguardia Nazionale gestiti da Stefano Delle Chiaie. Infine, ulteriori somme ingenti vennero erogate per finanziare la disinformazione a mezzo stampa, con pagamenti indirizzati a Mario Tedeschi, senatore del MSI, iscritto alla P2 e direttore del periodico </span><em><span>Il Borghese</span></em><span>, con l&#8217;incarico di orientare l&#8217;opinione pubblica verso false piste ideologiche e internazionali. Sulla base di questi riscontri, la magistratura ha identificato formalmente in Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D&#8217;Amato e Mario Tedeschi, tutti deceduti nelle more dei procedimenti, i mandanti, i finanziatori e gli organizzatori della strage e dei relativi depistaggi.</span></p><h2><strong><span>L&#8217;approdo giudiziario e la ricomposizione della verit&#224; processuale</span></strong></h2><p><span>L&#8217;imponente attivit&#224; di depistaggio sviluppata dal 1980 ad oggi &#232; stata progressivamente smantellata attraverso un corpus di pronunce giudiziarie irrevocabili che hanno definito le responsabilit&#224; a tutti i livelli. Per quanto riguarda gli esecutori materiali dell&#8217;attentato appartenenti ai NAR, le condanne definitive all&#8217;ergastolo per Valerio Fioravanti e Francesca Mambro sono state pronunciate nel 1995, seguite dalla condanna definitiva per Luigi Ciavardini nel 2007. A queste si sono aggiunte le condanne per concorso nella strage a carico di Gilberto Cavallini, confermata in via definitiva dalla Corte di Cassazione il 15 gennaio 2025, e di Paolo Bellini, la cui condanna all&#8217;ergastolo &#232; diventata definitiva il 1&#176; luglio 2025.</span></p><p><span>Sul versante delle attivit&#224; di deviazione e inquinamento probatorio, la sentenza della Cassazione a Sezioni Unite del 23 novembre 1995 ha condannato irrevocabilmente Licio Gelli, Francesco Pazienza, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte per calunnia pluriaggravata. Le pronunce definitive emesse il 1&#176; luglio 2025 nei confronti di Piergiorgio Segatel per depistaggio e di Domenico Catracchia per false informazioni al Pubblico Ministero hanno completato il quadro delle responsabilit&#224; istituzionali e logistiche periferiche. La ricostruzione processuale complessiva stabilisce dunque in modo inoppugnabile che i depistaggi non costituirono tentativi accessori di copertura, ma rappresentarono una componente strutturale dell&#8217;azione stragista, progettata dal vertice della P2 e dagli apparati deviati per proteggere i mandanti reali e garantire la continuit&#224; politica delle strutture eversive interne allo Stato.</span></p><p><strong><a href="https://www.glistatigenerali.com/tag/bologna/">bologna</a><a href="https://www.glistatigenerali.com/tag/criminalita/">criminalit&#224;</a><a href="https://www.glistatigenerali.com/tag/neofascismo/">neofascismo</a><a href="https://www.glistatigenerali.com/tag/strage/">strage</a></strong></p><div class="captioned-image-container"><figure><a class="image-link image2 is-viewable-img" target="_blank" href="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!1HGW!,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F06b1bb64-08cd-46fb-bbd3-d3431b026ed9_1024x683.jpeg" data-component-name="Image2ToDOM"><div class="image2-inset"><picture><source type="image/webp" srcset="/__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!1HGW!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_424, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, /__u/robertobarzi1.substack.com/fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F06b1bb64-08cd-46fb-bbd3-d3431b026ed9_1024x683.jpeg 424w, /__u/substackcdn.com/image/fetch/$s_!1HGW!, /__u/robertobarzi1.substack.com/w_848, /__u/robertobarzi1.substack.com/c_limit, /__u/robertobarzi1.substack.com/f_webp, /__u/robertobarzi1.substack.com/q_auto:good, 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Questi, uscendo, s&#8217;imbatte nella zingara, innamorata dell&#8217;artista, che gli domanda sue notizie proprio sotto un cartellone del film. La ballerina riprodotta li guarda e tende le orecchie interessata. La cameriera del pittore va in farmacia, ma lungo la strada le si rompe il pacchetto dei medicinali. Le incarta allora in un manifesto raccolto da terra. Quando l&#8217;artista apre l&#8217;involucro si accorge dell&#8217;immagine. Allontana tutti e dispiega il foglio sul comodino. La ballerina si anima  e lui, felice, guarisce come per magia. Nel momento in cui la danzatrice prende vita, ella scompare da tutti quanti i cartelloni, i volantini, le locandine e persino dalla pellicola. All&#8217;agenzia cinematografica corre il panico, l&#8217;uomo distint&#242; si arrabbia.</p><p>Nel frattempo il pittore invita la ballerina nella dacia di campagna e lei voluttuosamente accetta. Adagiatala sul divano la riarrotola nel manifesto, e trattandolo con estremo riguardo sale in auto con esso. Alla villa subentra presto nella femmina nostalgia per lo schermo e supplica il pittore di procurargliene uno. Egli, in piena notte, entra furtivamente in un cinema e ne stacca il telone. Nel frattempo la zingara gelosa trova la danzatrice che passeggia nel giardino della dacia, l&#8217;affronta e la colpisce con una lama. Sull&#8217;albero al quale lei era appoggiata resta soltanto un mnifesto trafitto dal coltello. Terrorizzata la zingara rintraccia l&#8217;uomo distinto, che giunge sul luogo del misfatto con tutti gli interpreti del film. Qui rintracciano la ballerina che vaga annoiata per la casa. Felice di rivederli, si lascia riavvolgere nella pellicola.</p><p>L&#8217;artista torna a casa con lo schermo e vi trova la zingara che gli confessa tutto. Respitala di nuovo, si getta disperatamente sul manifesto per cercarvi qualche indizio. Vi scopre in caratteri impercettibili il nome di una contrada cinematografica. Egli parte allora in treno alla sua ricerca.</p><p>Confrontando ora le due trame pensate che vi siano punti in comune? Se foste per il s&#236; vi meritereste la qualifica di critici cinematografici ad honorem. Perch&#232;? Perch&#232; gli addetti ai lavori ci anno messo ben otto anni per giungere alle vostre eventuali conclusioni e per rilevare nei due soggetti parecchie similitudini. Ad esempio il fatto che entrambi i protagonisti dei due film escano come se niente fosse, dalla finzione dello schermo e si materializzino - anzi si trasmutino - nella realt&#242; quotidiana. Che, ancora, in ambedue le pellicole questi facciano invaghire donne in carne e ossa, ambedue annoiate dalla loro routine quotidiana. Ed ancora di come degli individui di celluloide dettino sia il destino dei loro &#8220;colleghi&#8221; che delle loro innamorate. </p><p>Non ultima in ordine di importanza un&#8217;ennesima, curiosa coincidenza: che Woody Allen abbia affidato la parte di Cecilia a Mia Farrow &#232; cosa pi&#249; che ridsaputa. Ma che dire del fatto che accanto a Majakovskij - che interpretava il pittore - abbia recitato la sua amata Lillj Brik nel ruolo della ballerina? Solo molto recentemente, scrivevamo, gli &#8220;esperti&#8221; sono giunti ad individuare tutto ci&#242;. Pi&#249; precisamente nel corso delle celebrazioni per il centenario di Vadimir Majakvskij. Grazie a tale evento alcuni storici e criici cinematografici, scrivendo di come il poeta russo si fosse pi&#249; che interessato alla cinematografia - giungendo a scrivere per essa ben una dozzina di sceneggiature - si sono ricordati della pellicola qui menzionata e della sua epopea avventurosa.</p><p>Nel 1918 Majakovskij la trama del film <em>&#8220;Incatenata alla pellicola&#8221;, </em>che fu prodotto nel maggio dello stesso anno dalla &#8220;Neptun&#8221;. Il geniale letteratofu invitato a recitarvi assieme a Lillj Brik edegli entusiasticamente accett&#242; disegnandone persino il cartellone. Il film in seguito and&#242; distrutto in un incendio divampato nei magazzini della casa di produzione. Miracolosamente Lillj Brik riusc&#236; nell&#8217;impresa di recuperare alcuni scarti della pellicola che poi regal&#242; allitaliano Gianni Toti.</p><p>Egli ora ha curato un piccolo saggio intitolato <em>&#8220;La leggenda di Cinelandia&#8221; ,</em> edito da Fahrenheit 451, in cui pubblica i fotogrammi ricevuti in dono. In questo libretto, molto spiritosamente, dopo aver elogiato la critica nostrana per la tempistivit&#224; con cui si sarebbe accorta dei parallellismi fra l&#8217;opera del geniale russo e di quella del, a sua volta genietto statunitense, accusa esplicitamente Woody Allen di plaigio. E con sofisticatissime ragioni, sembrerebbe, dato che propprio Gianni Toti nel 1984 presento negli USA un proprio montaggio dei pochi resti del film di Majakovskij.</p><p>Fu solamente una dele svariate coincidenze, si chiede, se poi solamente l&#8217;anno sucessivo il celebre regista americano scrisse e diresse <em>&#8220;La rosa purpurea del Cairo&#8221;</em>? Beh, lui pensa di no. Ma voi?</p>]]></content:encoded></item></channel></rss>