<script data-pm-proxy="intercept"></script><?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Il diario di Silvia]]></title><description><![CDATA[Medica, sessuologa, psicoterapeuta in formazione. Scrivo di quello che vedo in studio: coppie che hanno smesso di toccarsi, persone che recitano una sessualità che non è la loro. Senza personaggi, senza modelli da seguire.]]></description><link>https://silviagioffreda.substack.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dm7f!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5a1f1b53-a2e2-4235-80d2-d5194cedc43d_1024x1024.png</url><title>Il diario di Silvia</title><link>https://silviagioffreda.substack.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Sat, 05 Sep 2026 08:42:33 GMT</lastBuildDate><atom:link href="/__u/silviagioffreda.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Silvia Gioffreda]]></copyright><language><![CDATA[it]]></language><webMaster><![CDATA[silviagioffreda@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[silviagioffreda@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Silvia Gioffreda]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Silvia Gioffreda]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[silviagioffreda@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[silviagioffreda@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Silvia Gioffreda]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[Tornare a desiderarsi]]></title><description><![CDATA[Erano mesi che la loro serata finiva sempre uguale.]]></description><link>https://silviagioffreda.substack.com/p/tornare-a-desiderarsi</link><guid isPermaLink="false">https://silviagioffreda.substack.com/p/tornare-a-desiderarsi</guid><dc:creator><![CDATA[Silvia Gioffreda]]></dc:creator><pubDate>Wed, 05 Aug 2026 14:57:57 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dm7f!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5a1f1b53-a2e2-4235-80d2-d5194cedc43d_1024x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Erano mesi che la loro serata finiva sempre uguale. Lui sul divano con la TV accesa, lei che arrivava tardi e appoggiava i piedi sulle sue cosce, e tutti e due che speravano in silenzio che l&#8217;altro non tirasse fuori il discorso. Non si toccavano pi&#249;. Non ne parlavano pi&#249;. Avevano fatto la pace pi&#249; comoda che ci sia: quella di due che smettono di provarci.</p><p>Nei pezzi precedenti li abbiamo lasciati l&#236;. Lei con un no che non riusciva a spiegare, lui con una paura che non riusciva a dire. Questo &#232; il pezzo in cui provano a uscirne. Ti avviso subito: non &#232; magico, ed &#232; pi&#249; lento di quanto vorresti. Ma si pu&#242;.</p><p>Partiamo da una cosa. Il sesso lo trattiamo come un bisogno fisiologico, e lo &#232;. Ma i bisogni fisiologici, sotto stress, si spengono. Ci sono persone che non sentono la fame per settimane quando si sentono sole, e ci sono io che mi divoro una barretta di cioccolato intera dopo una giornata storta. La fisiologia fa un po&#8217; come le pare, quando la testa non &#232; in pace. Solo che con il sesso &#232; ancora pi&#249; subdolo, perch&#233; non sei tu con la tua barretta. Sei tu con un&#8217;altra persona che ami.</p><p>Mentre scrivevo questi pezzi ho fatto qualche video su Instagram. La quantit&#224; di banalit&#224; nei commenti &#232; stata impressionante. <em>&#8220;Se siamo una coppia devi voler fare sesso con me.&#8221; &#8220;Se una donna non ti vuole &#232; perch&#233; ne ha un altro.&#8221; &#8220;&#200; colpa del femminismo.&#8221;</em> Vorrei dire che sono sorpresa. Non lo sono. &#200; molto pi&#249; facile accusare l&#8217;altr* che fermarsi un attimo a pensare che ogni relazione &#232; a s&#233;, e che <strong>il desiderio non funziona a comando.</strong></p><p>Perch&#233; &#232; questo il punto. In tante persone, soprattutto donne, il desiderio &#232; <strong>responsivo</strong>. Non ti viene voglia di saltare addosso al partner nel momento esatto in cui ti dice <em>&#8220;&#232; tanto che non lo facciamo&#8221;</em>. Esattamente come non ti viene sonno perch&#233; qualcuno ti ricorda che sono giorni che non dormi otto ore. Anzi, pi&#249; te lo dice, meno ti viene. Il colpevole, in tutti e due i casi, &#232; lo stesso: un <strong>sistema nervoso troppo attivato</strong> che spegne almeno uno dei tuoi bisogni. E se per di pi&#249; &#232; il partner a metterti pressione, allora il sesso con lui diventa esso stesso una fonte di stress. Il cane che si morde la coda.</p><p>Quindi da dove si comincia? Da una cosa che detta cos&#236; sembra un&#8217;assurdit&#224;: <strong>si toglie il sesso</strong>. Davvero, non per finta. Non &#8220;lo tolgo finch&#233; non torna la voglia&#8221;, con l&#8217;occhiolino, perch&#233; l&#8217;occhiolino il corpo lo sente e non si fida. Si toglie perch&#233; per un po&#8217; non serve. Serve altro.</p><p>Serve tornare a sentirsi visti, senza che sotto ci sia una richiesta. Un &#8220;<em>grazie per il caff&#232; anche stamattina</em>&#8221;, un <em>&#8220;grazie per la cena, so che la fai con amore anche quando sei stanca&#8221;</em>: piccole cose che da anni si danno per scontate, e che invece fanno sentire l&#8217;altro visto. Attenzione, per&#242;, che qui si sbaglia sempre: non lo fai per ottenere il sesso in cambio. Se il piano &#232; coccolare per incassare, sei di nuovo dentro la transazione, e non funziona niente. Lo fai perch&#233; un sistema nervoso che si sente al sicuro &#232; l&#8217;unico terreno su cui il desiderio, poi, pu&#242; ricrescere da solo.</p><p>E serve tornare a toccarsi senza che il tocco sia la promessa di qualcos&#8217;altro. Una mano &#232; una mano. Un abbraccio &#232; un abbraccio. Per un po&#8217; bastano cos&#236;, e imparare di nuovo a goderseli - non perch&#233; portano da qualche parte, ma perch&#233; &#232; bello e basta - &#232; met&#224; del lavoro.</p><p>E poi, solo dopo, si pu&#242; parlare. Non l&#8217;uno contro l&#8217;altra, ma <strong>da squadra</strong>, lasciando il rancore fuori dalla porta. &#200; l&#236; che si riscrive il copione, facendosi domande che non ci si &#232; mai fatti:</p><ul><li><p>Cos&#8217;&#232; il sesso, per te? Non per la gente. Per te.</p></li><li><p>Come vorresti che cominciasse?</p></li><li><p>C&#8217;&#232; qualcosa che posso fare per aiutare il tuo sistema nervoso a rilassarsi?</p></li></ul><p>Sembrano semplici. Non lo sono, e non si esauriscono in una sera. Le risposte cambiano nel tempo, ed &#232; la parte pi&#249; bella. Le altre domande, quelle che uso per accompagnare le coppie a riscrivere il copione da capo, le ho raccolte tutte qui. [<a href="https://ko-fi.com/s/613466c2f2">scarica il PDF per 4,90 &#8364;</a>]</p><p>E a chi, nei commenti, insisteva che &#8220;<em>senza sesso non &#232; una coppia</em>&#8221;, rispondo cos&#236;: nella mia esperienza, non &#232; vero. Ci sono coppie che stanno benissimo con poco sesso, o con nessuno. Prendi una coppia in cui lui il bisogno non lo sente, e lei s&#236;, ogni tanto. A lui del sesso non importa, ma adora farle sesso orale, solo perch&#233; a lei piace e lui la ama. La loro regola, trovata da soli: quando lei ne ha voglia, lui c&#8217;&#232;. Lei &#232; felice, lui &#232; felice. Hanno smesso di chiedersi come &#8220;<em>dovrebbe</em>&#8221; essere una coppia, e si sono inventati la loro.</p><p>Perch&#233; quando esci dalla definizione di sesso che ci hanno consegnato - dal quanto, dal come, dal quando &#8220;si dovrebbe&#8221; - le possibilit&#224; diventano infinite. Quello che funziona nella mia routine del sonno non &#232; detto che funzioni nella tua. Ed &#232; questa, in fondo, la cosa pi&#249; bella dell&#8217;essere umani.</p><p>Ci sono coppie che tutto questo riescono a farlo da sole. E altre no. Non perch&#233; siano pi&#249; rotte, ma perch&#233; in quella stanza il rancore &#232; troppo, e alla prima domanda vera partono i cocci. L&#236; serve qualcuno che regga il silenzio dopo la domanda, che tenga il rancore fuori dalla porta finch&#233; non imparano a farlo loro. &#200; esattamente questo che faccio, quando una coppia si siede qui davanti.</p><p>E dopo un po&#8217;  - settimane, mesi - una serata pu&#242; cominciare a somigliare a questa.</p><p>Tornava a casa dalla sua passeggiata e apriva la porta con il sorriso. Si sentiva leggera, ricaricata, da quando aveva preso l&#8217;abitudine di camminare un po&#8217; prima di cena. Dentro, la luce del tramonto e il profumo della pasta al sugo mentre si toglieva le scarpe. Lui le andava incontro e la baciava. Un bacio con la lingua, appassionato, ma senza secondi fini: solo perch&#233; era contento di vederla. E lei, per la prima volta da anni, non si irrigidiva. Lo ricambiava come quando erano ragazzini, un po&#8217; sul serio e un po&#8217; per gioco. Lo sapevano, tutti e due, che quel bacio non era il preludio di niente. Se lo davano perch&#233; era bello, e basta.</p><p>Il mercoled&#236; era la loro serata. Ce l&#8217;avevano entrambi in calendario. Lei usciva a camminare per ricaricarsi, lui si metteva ai fornelli per lo stesso motivo. All&#8217;inizio quell&#8217;appuntamento sembrava un po&#8217; forzato - lo facevano solo perch&#233; gliel&#8217;aveva detto la terapeuta. Poi avevano capito come renderlo loro. L&#8217;obiettivo era uno solo: stare insieme in modo intenzionale, come all&#8217;inizio. Niente TV, niente telefoni, niente lavoro, niente doveri. A cena parlavano di loro, ma davvero di loro: di quello che avevano apprezzato, di quello che gli era mancato, di quello che avrebbero voluto fare insieme, di quanto ancora si sentivano una squadra.</p><p>E poi decidevano la serata. Ognuno metteva sul tavolo i suoi desideri, e insieme trovavano qualcosa. A volte era solo una doccia insieme. A volte uno dei due aveva voglia di dare o ricevere sesso orale. A volte prendevano i violoncelli e suonavano. A volte un gioco in scatola, o la musica a tutto volume e loro due che ballavano in salotto. Qualsiasi cosa ricordasse a entrambi il desiderio di esserci, e di amarsi.</p><p>Da un po&#8217; avevano ricominciato a fare sesso. Non perch&#233; se lo fossero imposti, ma perch&#233; quella serata, piano piano, aveva ricostruito qualcosa. <strong>Non la passione di prima: una nuova. </strong>Non pi&#249; due ragazzini che si saltano addosso sull&#8217;uscio di casa, ma due adulti che si conoscono, e che hanno scoperto una cosa che nessuno gli aveva mai detto: che il desiderio lo si pu&#242; far crescere piano, dalla cura, dalle attenzioni, dall&#8217;amore.</p><p>Chi riceveva i no, un giorno, ha capito cosa significavano davvero. E chi diceva sempre di no ha capito a cosa stava dicendo no, e cosa, invece, aveva sempre voluto.</p>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[L'inganno che uccide il desiderio]]></title><description><![CDATA[Tornavano da una gig in un paesino sperduto dell&#8217;Umbria.]]></description><link>https://silviagioffreda.substack.com/p/linganno-che-uccide-il-desiderio</link><guid isPermaLink="false">https://silviagioffreda.substack.com/p/linganno-che-uccide-il-desiderio</guid><dc:creator><![CDATA[Silvia Gioffreda]]></dc:creator><pubDate>Thu, 30 Jul 2026 12:34:50 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dm7f!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5a1f1b53-a2e2-4235-80d2-d5194cedc43d_1024x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>Tornavano da una gig in un paesino sperduto dell&#8217;Umbria. Avevano preso il regionale delle 22.45 per Roma. Il vagone era vuoto, ma anche se fosse stato pieno non se ne sarebbero accorti. Le custodie dei violoncelli nel portapacchi in alto, loro seduti uno di fianco all&#8217;altra. Le braccia intrecciate due volte sul bracciolo che li separava: la prima dove il suo braccio passava sotto quello di lei, la seconda dove la mano tornava a chiudersi sul suo polso. Adorava quando lei si metteva quel vestito nero per suonare. Con l&#8217;altra mano lei gli accarezzava la sua, e le ginocchia si sfioravano. Rideva a ogni sua battuta, e anche se erano stanchissimi, tra una battuta e l&#8217;altra lo guardava con quello sguardo di chi ti desidera tantissimo. Era bellissimo sentirselo addosso, quello sguardo. Si mordeva il labbro e lui sapeva cosa gli voleva dire. Si sentiva un uomo fortunato, e la desiderava tantissimo, &#232; vero. Ma la cosa pi&#249; bella era proprio quella sensazione l&#236;. Sapere di essere voluto. Sapere di poterle dare piacere. Sentirsi intimi, uniti. Il sesso era divertente, ma ancora di pi&#249; lo era giocare con lei. Guardarsi, prendersi in giro. A volte lei si addormentava sulla sua spalla e lui si immaginava il loro futuro, come sarebbe stato il sesso da vecchi: pi&#249; morbido, pi&#249; dolce, pi&#249; confidenziale. Prima di conoscerla, il sesso aveva cominciato a farlo sentire vuoto. Con lei, finalmente, si sentiva pieno.</p><p>Ogni tanto si toccava ancora, pensando a quei ritorni. Agli spettacoli dell&#8217;estate, quando si fermavano sempre a bere un amaro dalla Rosy, il bar sotto il loro appartamento al Pigneto. Entravano in casa, un po&#8217; per l&#8217;alcol un po&#8217; per la stanchezza, lasciavano gli strumenti all&#8217;ingresso e si guardavano. Non c&#8217;era bisogno di dirsi altro: lei si avvicinava maliziosa e lui la baciava. Poi via i vestiti, le mani dappertutto. &#8220;Laviamoci almeno le mani&#8221;, diceva lei. &#8220;Perch&#233; non una doccia?&#8221;, diceva lui.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://silviagioffreda.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto Il diario di Silvia! 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Gli occhi spenti, i capelli raccolti in un mollettone, il telefono sul tavolo. &#8220;Bene, &#232; arrivata la bolletta della luce e mia sorella ha chiesto se il prossimo weekend teniamo noi i ragazzi.&#8221; Parlavano ancora tanto, ma quasi sempre la priorit&#224; ce l&#8217;avevano le cose organizzative, da adulti. Non parlavano pi&#249; di quello che gli accendeva gli occhi, non parlavano pi&#249; di loro, di quanto erano stati fortunati a trovarsi, di quanto si amavano. Ormai erano cose scontate.</p><p>Finita la cena lei lavava i piatti. Lui sistemava la cucina e la guardava. Il suo corpo era cambiato, e anche se era in tenuta da casa, coi capelli raccolti nel mollettone, lui la desiderava lo stesso. Cos&#236; le si avvicinava da dietro. &#8220;Lasciali stare i piatti, li faccio io domani. Perch&#233; non vieni di l&#224; un po&#8217; con me? &#200; tanto che non lo facciamo.&#8221; Lei si irrigidiva. &#8220;No, non voglio svegliarmi con il casino domattina.&#8221; Lui si innervosiva, ma non rispondeva: la vedeva stanca, e per non entrare in discussione andava dritto sul divano.</p><p><em>Perch&#233; sto con una persona che non vuole fare sesso con me?</em>, pensava mentre accendeva la TV. Non ricordava nemmeno pi&#249; l&#8217;ultima volta che aveva iniziato lei. Anzi, si chiedeva se fosse mai successo davvero. E le rare volte in cui lo facevano, non era neanche sicuro che a lei piacesse, o se lo facesse solo perch&#233; lui aveva degli impulsi da soddisfare. E questo lo faceva sentire ancora meno sicuro, ancora pi&#249; uno sfigato, per non essere pi&#249; desiderato dalla donna che amava. A volte insisteva lo stesso. Ma solo quando era pronto a incassare altri no. A volte si arrabbiava. Aveva provato a dirle quanto lo frustrava non avere pi&#249; momenti di intimit&#224;. Lei aveva chiesto scusa, e poi il problema era rimasto l&#236;. Semplicemente, per settimane, non ne avevano pi&#249; parlato.</p><p>Ogni volta che sentiva quel desiderio che non poteva essere soddisfatto, si sentiva come un bambino a cui hanno negato il gioco che aveva desiderato tanto, e che gli avevano promesso se si fosse comportato bene. Lui si era comportato bene. Era convinto di aver fatto tutto giusto. E il giocattolo comunque non lo poteva avere. Si sentiva ingannato, arrabbiato, tradito. <em>Perch&#233; le cose che funzionavano prima per farla accendere ora non funzionavano pi&#249;?</em></p><p>Lei arrivava, si sedeva sul divano, appoggiava i piedi sulle sue cosce. Vedeva benissimo la frustrazione sul suo viso, e sperava solo che non tirasse fuori il discorso. Le tornavano in mente le parole della sua amica: &#8220;<em>Gli uomini hanno bisogno di farlo almeno ogni due settimane, altrimenti se lo vanno a cercare altrove.</em>&#8221; Ma non voleva accettare anche questo dovere. Perch&#233; doveva assumersi un&#8217;altra responsabilit&#224;, quando lui non la portava fuori a cena da una vita?</p><p>Cos&#236; restavano sul divano, ognuno dal suo lato, senza capire come incontrarsi.</p><p>Una sera ci aveva provato. Aveva abbassato il volume della TV e le aveva chiesto &#8220;ma secondo te stiamo bene?&#8221;. Solo che non gli era uscito come lo pensava. Gli era uscito con quel tono l&#236;, quello di chi sta gi&#224; rinfacciando qualcosa. E lei l&#8217;aveva sentito subito, il rimprovero. &#8220;Che vuoi dire, che non stiamo bene?&#8221; E si era chiusa. Lui si era difeso, e aveva peggiorato la situazione: &#8220;Non &#232; normale che non facciamo sesso da settimane.&#8221; &#8220;Pensi sempre a quello&#8221;, aveva risposto lei. &#8220;Ma quanti anni hai? Non vedi che sono stanca, che abbiamo altre priorit&#224;?&#8221; Ci aveva messo tre secondi a rovinare una cosa che si portava dentro da settimane.</p><p>Passavano le settimane e i mesi, e lui continuava ad avere questo nodo in gola che non sapeva come tirare fuori senza far nascere una discussione. Non voleva tradirla, non voleva litigarci, non voleva farla sentire sotto pressione, ma comunque queste gli sembravano le uniche soluzioni plausibili. Perch&#233; tutte le volte che provava a parlarne, il nodo di paura e di rifiuto si ingrandiva, e non sapeva pi&#249; cosa dire o come dirlo.</p><p>Non si toccavano pi&#249;, non ne parlavano pi&#249;. Tutti e due si sentivano traditi. Lei da un uomo che non la corteggiava pi&#249;, che non la capiva pi&#249;. Lui da una donna che gli aveva fatto credere in una relazione che poi non era reale.</p><p>Hanno ragione tutti e due a sentirsi traditi. L&#8217;emozione &#232; legittima. Solo che stanno dando la colpa alla persona sbagliata.</p><p>Lei non &#232; mai stata un giocattolo. Ma a lui hanno fatto credere di s&#236;. La societ&#224; gli ha promesso che il sesso sarebbe stato l&#236;, garantito, come premio per aver fatto la sua parte. E la stessa societ&#224;, dall&#8217;altro lato del divano, sussurrava a lei la versione gemella di quella bugia, gliel&#8217;aveva appena ripetuta la sua amica. A lui: <em>ti spetta</em>. A lei: <em>devi dargliela, o lo perdi</em>. La stessa frase, detta a due persone diverse, con due compiti diversi. E nessuno dei due l&#8217;ha scritta.</p><p>Il fatto &#232; che quel contratto non &#232; mai esistito. All&#8217;inizio non lo firma nessuno. All&#8217;inizio ci sono momenti che sembrano scontati: lo sguardo sul treno, il vestito nero, le risate. Lui impara a leggerli come una garanzia. E se non viene rispettata, &#232; facile, per lui, pensare di essere stato ingannato. Ma il desiderio di lei, sul treno, era vero. Non lo stava manipolando. &#200; solo diventata una persona diversa, con appetiti diversi. E un momento non lo puoi tradire: se &#232; successo, &#232; stato vero. Una garanzia s&#236;.</p><p>Qualche anno fa andavo pazza per il gelato alla stracciatella. Era l&#8217;unico che prendevo. Il mio ragazzo di allora lo sapeva benissimo, e cercava le gelaterie con la stracciatella migliore. Se oggi mi portasse a prendere un gelato rimarrebbe deluso: ora voglio solo il pistacchio. Gli avevo mentito, allora, sulla stracciatella? No. Sono cambiata. E per fortuna: immagina che noia, la stessa stracciatella per tutta la vita.</p><p>Adesso le hai viste tutte e due, le versioni della stessa sera: <a href="/__u/silviagioffreda.substack.com/p/il-no-che-ha-ucciso-il-sesso">quella di lei</a> e quella di lui. Non sono due storie. &#200; una storia sola, raccontata da due lati dello stesso copione: lei che non riesce a dire il suo no per intero, lui che non riesce a dire di avere paura di non essere pi&#249; voluto. La stessa cosa impossibile da dire, con la maschera opposta.</p><p>Ed &#232; qui che di solito arriva la domanda. E allora cosa si fa? Pi&#249; sesso? Lei lo corteggia? Lui la porta a cena? Parlano di pi&#249;?</p><p>No. O meglio: niente di tutto questo basta, e una parte di te lo sa gi&#224;, altrimenti l&#8217;avreste risolto da soli anni fa. Perch&#233; il problema non &#232; quanto sesso fate. &#200; che esiste una sola porta per sentirsi voluti, e ogni volta che si chiude sembra la fine del mondo. Per tutti e due. Finch&#233; quella resta l&#8217;unica porta, non c&#8217;&#232; corteggiamento che tenga, non c&#8217;&#232; &#8220;comunichiamo di pi&#249;&#8221; che regga.</p><p>Come si smette di far dipendere tutto da quell&#8217;unica porta? Come si torna a desiderarsi senza che ogni no diventi un verdetto su chi sei? &#200; la parte pi&#249; difficile di questa storia. Ed &#232; dove va a finire l&#8217;ultimo pezzo.</p><p>Esce la prossima settimana. </p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://silviagioffreda.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto Il diario di Silvia! 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L&#8217;ultimo no l&#8217;aveva offeso cos&#236; tanto che si era fatto una promessa: &#8220;</span><em><span>aspetter&#242; che sia lei a fare la prima mossa</span></em><span>&#8221;. E intanto cercava di comportarsi normalmente, ma il fastidio gli usciva da tutte le parti.</span></p><p><span>Lei lo sapeva che c&#8217;era qualcosa di strano.</span></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://silviagioffreda.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto Il diario di Silvia! Iscriviti gratuitamente per ricevere nuovi post e supportare il mio lavoro.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Digita la tua email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Iscriviti"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p><span>Da un lato la rincuorava. Non voleva ritrovarsi di nuovo l&#236;: a dire di no, a dare mille spiegazioni, a occuparsi della sua reazione. O peggio, a cedere e dire di s&#236; perch&#233; era pi&#249; semplice che continuare il dibattito.</span></p><p><span>Dall&#8217;altro si preoccupava. </span><em><span>E se non facessimo pi&#249; sesso? E se lui trovasse un&#8217;altra?</span></em></p><p><span>Le frullavano in testa queste domande mentre si metteva il pigiama e lui guardava fisso il cellulare.</span></p><p><span>Non voleva che la relazione finisse. Ma non sapeva nemmeno come si ritrova quella cosa che una volta avevano. Cosa era cambiato? Come erano cambiati? Forse aveva detto troppi no. Troppe volte &#8220;sono stanca&#8221;, &#8220;oggi non mi va&#8221;, &#8220;ho mal di testa&#8221;. O forse era lui che dava al sesso troppa importanza, quando avevano altro a cui pensare: la carriera, la casa, la famiglia, le tasse.</span></p><p><span>Erano anni che andava sempre allo stesso modo. Lui iniziava a baciarla sul divano, allungava la mano tra le sue gambe, e lei si irrigidiva. Perch&#233; sapeva benissimo che quel bacio non era solo un bacio.</span></p><p><span>&#8220;Sono stanca, guardiamo una puntata e andiamo a dormire.&#8221;</span></p><p><span>&#8220;Sei sempre stanca&#8221;, rispondeva lui, stizzito.</span></p><p><span>E quelle erano le serate fortunate. Perch&#233; altre volte quel rifiuto diventava un litigio, e poi guerra fredda in casa per due o tre giorni.</span></p><p><span>Cos&#236;, per evitare la tensione, di sesso non si &#232; pi&#249; parlato.</span></p><p><span>Lei, in modo molto astuto, ha smesso di creare qualsiasi situazione che potesse anche lontanamente portare l&#236;. Ha iniziato ad andare a letto prestissimo, o tardissimo &#8212; quando lui dormiva gi&#224;. Sono scomparsi i baci con la lingua. Sono scomparse le toccatine quando gli passava dietro in cucina.</span></p><p><span>E piano piano hanno smesso di toccarsi. Non con una lite. Con una tregua.</span></p><p><span>Lui era arrabbiato, rancoroso, con una fottuta paura di essere rifiutato per l&#8217;ennesima volta. Lei era stanca di sentirsi un distributore di sesso: un&#8217;altra voce nella to-do list, l&#8217;ennesima cosa in cui doveva sforzarsi.</span></p><p><strong><span>Di chi &#232; la colpa, quindi?</span></strong></p><p><span>Se lo chiedevano tutte e due, in silenzio, distesi uno accanto all&#8217;altra prima di addormentarsi. Senza toccarsi. A volte sentivano di essere loro. A volte sentivano che era l&#8217;altro. Ma nessuno dei due faceva mai niente.</span></p><p><span>La colpa non &#232; di nessuno. Ma la responsabilit&#224; &#232; di entrambi. Al cento per cento. Tutti e due.</span></p><h3><strong><span>Cosa succede quando ricevi un no</span></strong></h3><p><span>Chiedere di fare sesso a qualcuno ti rende vulnerabile. Anche dopo dieci anni. Anzi, soprattutto dopo dieci anni.</span></p><p><span>Sei l&#236;, senza armatura, con il cuore aperto, convinto che andr&#224; tutto bene. E invece: sbam.</span></p><p><span>Quel no arriva come una goccia di acido dritta dentro.</span></p><p><span>La prima volta &#232; solo una goccia. Brucia un pochino, ma passa. Poi per&#242;: tac. Tac. Tac. E ogni goccia cade nello stesso punto, finch&#233; non ci scava un buco. E a quel punto brucia tantissimo, e l&#8217;unica cosa che puoi fare &#232; contrattaccare, oppure chiuderti e aspettare che si cicatrizzi.</span></p><p><span>Se sei stato cresciuto come un uomo, l&#8217;acido &#232; pi&#249; concentrato. Perch&#233; molto spesso il sesso &#232; l&#8217;unico posto in cui ti hanno permesso di entrare in intimit&#224;. &#200; il tuo modo di sentirti vicino, amato, accolto, accettato. Nessuno ti ha mai insegnato un altro modo.</span></p><p><span>Quindi quando lei dice no, tu non senti &#8220;non voglio fare sesso stasera&#8221;. Senti </span><em><span>non voglio te</span></em><span>.</span></p><p><span>E a quel punto ti concentri solo su quanto fa male a te. Ti sfugge la cosa pi&#249; importante: quel </span><em><span>no </span></em><span>non &#232; un&#8217;arma. Non &#232; stato costruito per ferirti.</span></p><p><span>&#200; un&#8217;informazione.</span></p><p><span>Solo che spesso non lo sa nemmeno lei.</span></p><h4><strong><span>E qui arriva la parte che nessuno vi ha detto</span></strong></h4><p><span>Nessuno &#232; mai tenuto a spiegare un proprio no. Su questo non transigo.</span></p><p><span>Ma quello che vedo, seduta di fronte a coppie che vogliono restare insieme trent&#8217;anni, &#232; che dentro una relazione lunga un no che non viene spiegato diventa un muro. E dietro un muro non ci si conosce pi&#249;.</span></p><p><span>Perch&#233; &#8220;</span><em><span>sono stanca</span></em><span>&#8221; vuol dire che &#232; stanca. Vero, legittimo, sacrosanto.</span></p><p><span>Ma spesso vuol dire anche un&#8217;altra cosa. Che vorrebbe essere abbracciata senza che quell&#8217;abbraccio prometta qualcosa. Che vorrebbe essere toccata senza dover decidere dove porta quel tocco. Che quella sera non vuole quel sesso l&#236;: quello che iniziate sempre allo stesso modo, sul divano, con la mano tra le gambe.</span></p><p><span>Ma questo non lo dice.</span></p><p><span>E non lo dice perch&#233; non gliel&#8217;ha mai insegnato nessuno. Perch&#233; la mano tra le gambe &#232; l&#8217;unico linguaggio che avete, e dire &#8220;non quello, ma questo&#8221; richiede parole che non vi siete mai dati.</span></p><p><strong><span>Il no &#232; sempre un&#8217;informazione</span></strong></p><p><span>Se ti offro una birra e tu dici no, non hai detto che non vuoi bere. Hai detto che non vuoi </span><em><span>quella</span></em><span> birra. Magari a un bicchiere d&#8217;acqua avresti detto di s&#236;.</span></p><p><span>Ma finch&#233; nessuno dei due lo chiede, il no resta un no. E la prossima volta non ti offrir&#242; pi&#249; niente.</span></p><p><span>Ora sostituisci la birra con il sesso e capisci perch&#233; in tante case, la sera, nessuno offre pi&#249; niente a nessuno.</span></p><h3><strong><span>Quello che chiedo alle coppie che si siedono qui davanti</span></strong></h3><p><span>Non &#8220;come facciamo a fare pi&#249; sesso&#8221;.</span></p><p><span>Ma: </span><strong><span>cosa stai cercando davvero, quando lo chiedi?</span></strong><span> Intimit&#224;? Contatto? Divertimento? La prova di essere ancora desiderato?</span></p><p><span>E a lei: </span><strong><span>cosa stai dicendo no, esattamente?</span></strong><span> Al sesso? A quel sesso l&#236;? A come viene chiesto? Al fatto che ormai &#232; diventato un esame che rischi di non superare?</span></p><p><span>Quasi nessuno sa rispondere subito. &#200; normale. Sono domande che non vi ha mai fatto nessuno, e non ve le siete mai fatte da sol*.</span></p><p><span>Ma &#232; l&#236; che si torna a toccarsi. Non ricominciando dal sesso - mi dispiace, non si ricomincia mai dal sesso.</span></p><p><span>Si ricomincia da un no che finalmente pu&#242; essere detto senza che qualcuno muoia.</span></p><p><span>Altrimenti si va avanti cos&#236;. Si diventa coinquilini. Ci si evita, si evitano le situazioni, si evita la tensione.</span></p><p><span>Non perch&#233; non ci si desideri pi&#249;.</span></p><p><span>Ma perch&#233; proteggersi da una conversazione scomoda &#232; diventato pi&#249; importante che desiderarsi.</span></p><p>_____________________________________________________________________<br>Questo pezzo non &#232; un esercizio da fare stasera. Sarebbe l&#8217;ennesimo compito, e i compiti in questa storia non hanno mai funzionato.</p><p>Quelle due domande ( cosa cerchi davvero quando lo chiedi, a cosa stai dicendo no ) quasi nessuno riesce a farsele da solo. Non perch&#233; siate incapaci: perch&#233; serve qualcuno che regga il silenzio che arriva dopo, senza che diventi l&#8217;ennesimo litigio.</p><p>&#200; esattamente quello che faccio nelle sessioni di coppia :)</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://silviagioffreda.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Iscriviti&quot;,&quot;language&quot;:&quot;it&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Grazie per aver letto Il diario di Silvia! 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Questa &#232; la storia di come mi ha salvata e del perch&#233; non mi serve pi&#249;.]]></description><link>https://silviagioffreda.substack.com/p/lascio-andare-lapopdoc</link><guid isPermaLink="false">https://silviagioffreda.substack.com/p/lascio-andare-lapopdoc</guid><dc:creator><![CDATA[Silvia Gioffreda]]></dc:creator><pubDate>Mon, 13 Jul 2026 13:55:25 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!dm7f!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F5a1f1b53-a2e2-4235-80d2-d5194cedc43d_1024x1024.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<div><hr></div><blockquote><p>Ricordo ancora l&#8217;eccitazione nel mio corpo, mentre entravano le ultime luci del giorno dalla grande finestra del monolocale dove vivevo. Mi ero trasferita l&#236; da qualche settimana con il mio compagno di allora. Odiavo la campagna fiorentina, mi sentivo cos&#236; isolata e sola, ma non potevamo pi&#249; permetterci l&#8217;appartamento in cui vivevamo in centro a Firenze, perch&#233; da mesi non ci pagavano lo stipendio nei ristoranti dove lavoravamo, a causa delle chiusure forzate del COVID. </p><p>Sentivo l&#8217;eccitazione e allo stesso tempo la paura per tutti i cambiamenti che stavano avvenendo. Avevo iniziato da poco a lavorare come medica, per la prima volta, nel mezzo di una pandemia, e non sapevo assolutamente cosa stavo facendo. Non sapevo chi ero, cosa volevo, cosa sarebbe stato di me dopo che ero arrivata alla fine della strada che percorrevo da tanti anni.</p><p>&#8220;Ma non so nemmeno come si usa IG&#8221;, rispondevo a Clelia, cercando qualsiasi scusa per evitare di buttarmi al di fuori della mia comfort zone.</p><p>&#8220;Non ti preoccupare&#8221;, mi rassicurava lei con la sua voce tranquilla e un sorriso sicuro dall&#8217;altra parte dello schermo. &#8220;Devi portare queste cose che sai sul sesso a un pubblico pi&#249; ampio. Aiuteresti tantissime persone. E io ti aiuto con la parte grafica, non ti preoccupare&#8221;.</p><p>Sentivo tutte le cellule del mio corpo vibrare e il mio cervello lavorare intensamente per trovare altre buone ragioni per non farlo. Ma guardavo Clelia dall&#8217;altra parte dello schermo e vedevo solo un&#8217;altra donna - che fino a pochissimo tempo prima era solo la mia compagna di classe con cui andare ai concerti di Avril Lavigne e parlare di ragazzi - che credeva in me pi&#249; di quanto potessi farlo io. E mi sono affidata.</p><p>Come sempre da quando la conosco, Clelia aveva ragione. In questi sei anni abbiamo veramente fatto la differenza per molte persone. Abbiamo creato LaPopDoc con un&#8217;idea ben precisa: rendere pop (popolare, semplice, divertente) quello che sui libri di medicina veniva spiegato in medichese, o non veniva spiegato proprio.</p><p>Ma aveva anche un obiettivo pi&#249; profondo. Era un personaggio, una supereroina creata per proteggermi. Il costume invisibile che trasformava in un attimo quella ragazza totalmente persa e impaurita in un monolocale in qualcuno con il coraggio di metterci la faccia. Qualcuno che senza paura parla di uno degli argomenti pi&#249; tab&#249;, su una piattaforma che pu&#242; veramente farti di tutto. E ci &#232; riuscita veramente. Mi ha dato la forza di fare cose che erano sogni cos&#236; profondi che avevo paura persino di dirli ad alta voce.</p><p>E nel frattempo la Silvia protetta da questa maschera aveva abbastanza spazio per creare s&#233; stessa.</p><p>La sfacciataggine di LaPopDoc mi ha permesso di non avere paura di abbandonare quella strada battuta e costruirmi la mia. Una supereroina cos&#236; forte da permettermi di uscire dagli schemi. Prima decidendo di non fare la scuola di specializzazione, di rinunciare a un posto fisso per scoprire il mondo. Poi facendole vedere che poteva vivere facendo esattamente quello che ama di pi&#249; fare: aiutare le altre persone a capire il sesso.<br>Ha avuto il coraggio di realizzare un sogno che aveva fin da bambina, scrivere un libro - e un altro che le &#232; venuto un po&#8217; dopo: salire sul palco del TEDx. Le ha fatto venire voglia di capire ancora di pi&#249; le persone e di iscriversi alla scuola di psicoterapia. E le ha dato il coraggio di mollare il suo lavoro ben pagato e ricco di riconoscimento sociale in ospedale per andare a vivere su un&#8217;isola deserta. <br>Vestita da Pop Doc ho fatto cose che non pensavo avrei mai potuto fare, e ho aiutato pi&#249; persone di quante me ne sarei mai immaginate. <br><br>Questi sei anni con lei sono stati bellissimi: le persone con cui ho scambiato anche un solo messaggio, i palchi, i sorrisi, le lacrime durante i ritiri, i pazienti e le pazienti che mi hanno scelto perch&#233; mi hanno conosciuto tramite lei. Tutte le cose che la Pop Doc ha creato sono state ricche e bellissime nella loro complessit&#224;.</p><p>Dietro questa maschera, per&#242;, anche la mia complessit&#224; si &#232; espansa. Dietro quel personaggio, Silvia cresceva. Ho affrontato sfide e momenti difficili, e ho imparato ad amare anche quelle parti che non erano cos&#236; pop e piacevoli ai pi&#249;.</p><p>Cos&#236; tanto che quella maschera scintillante non era nemmeno pi&#249; cos&#236; affascinante, interessante o forte.</p><p>Hai presente quando qualcosa si rompe? Semplicemente un chiodo decide che non ne pu&#242; pi&#249; di reggere un quadro, e lo lascia cadere.</p><p>A ottobre Clelia ha deciso di dedicarsi ad altri progetti, e ho sentito una parte di quel personaggio cadere. Pensavo comunque che quello che rimaneva potesse proteggermi, continuare a darmi un posto sicuro dove nascondermi quando avevo bisogno di sentirmi ok, di piacere a qualcuno.</p><p>E ho cercato di farla funzionare, come si fa con quelle relazioni dove ormai l&#8217;amore non c&#8217;&#232; pi&#249;, ma non sei pronta a lasciare andare.</p><p>Poi, qualche settimana fa, una mia paziente mi ha detto: &#8220;&#200; difficile mostrarti le mie insicurezze, perch&#233; vedo su Instagram quanto tu ti butti nel fare le cose, senza avere paura di niente. E io invece non mi sento cos&#236; forte&#8221;.</p><p>&#200; l&#236; che ho capito che LaPopDoc non stava pi&#249; aiutando nessuno come volevo. N&#232; me, n&#232; voi. <br>Chi fa veramente la differenza &#232; Silvia, in tutta la sua complessit&#224;. Silvia con le sue paure. Silvia che studia e cerca di capire. Silvia che fallisce. Silvia che piange perch&#233; tutto sembra troppo difficile. Silvia che ha trovato soluzioni creative in momenti bruttissimi. Silvia che si libera dagli schemi per costruire la vita che vuole, sapendo che sbaglier&#224; e che si sentir&#224; persa, ma che ha anche gli strumenti per cavarsela in qualche modo.</p><p>Per quanto LaPopDoc possa essere fantastica e scintillante, non potr&#224; mai avere tutta questa bellezza data dalle ombre, dai momenti bui, dalle cose che nessuno pu&#242; vedere.</p><p>Per&#242; sono queste le cose che ogni giorno mi aiutano ad aiutarvi. Non &#232; pi&#249; quel personaggio: &#232; essere autenticamente me. Anche se non piacer&#242; a tutte queste 35 mila persone. Anzi, soprattutto perch&#233; non piacer&#242; a tutte queste 35 mila persone.</p><p>E cosa c&#8217;&#232; di pi&#249; bello di non piacere a tutti?</p><p>Un mio paziente una volta mi ha detto: &#8220;Ti sei mai sentita un gelato al tartufo? Sai, quel gusto che nessuno veramente prende in gelateria&#8221;. Io ho sgranato gli occhi di fronte a questa domanda. &#8220;Certo&#8221;: mi sembrava ovvia la risposta. E sono grata di essere un gelato al tartufo. Non voglio di sicuro essere un banalissimo gelato alla vaniglia.</p><p>LaPopDoc &#232; stata un personaggio bellissimo in questa storia, ma non mi rappresenta pi&#249;. E dopo aver passato la vita a crearmi strade alternative, a cercare di non seguire gli schemi, mi sono ingabbiata nel mio stesso schema.</p><p>Io, che vi dico continuamente di creare il sesso, le relazioni, la vita che volete per voi, fuori da qualsiasi schema, non volevo lasciare andare il mio, di schema.</p><p>Mostrare su Instagram LaPopDoc non funziona pi&#249; per me. Sono pronta a lasciarla andare e ad avere il coraggio di essere Silvia. Tutta Silvia.</p><p>Perch&#233; &#232; con Silvia che vado nel mondo adesso. &#200; Silvia che crea relazioni autentiche. &#200; Silvia che fa avvenire la magia. Qualsiasi cosa significhi.</p><p>Instagram pu&#242; essere un posto bello per me solo se &#232; un posto dove ci posso stare con tutta me stessa: non solo con la dottoressa Pop, ma con la donna che prova a essere autentica e non ha pi&#249; bisogno di piacere a nessuno, se non a una persona sola. La Silvia bambina. Quella bambina che osservava il mondo e cercava di comprenderlo nel suo diario.</p><p>E voglio essere portatrice di questo messaggio: che nessun personaggio sar&#224; mai in grado di contenerci del tutto, e che la bellezza sta proprio nelle contraddizioni.</p><p>Mentre scrivo, il sole sta calando di fronte a me. Gli ultimi raggi arrivano giusto a scaldare la mia pelle nuda dietro al computer. Guardo la mia gatta che gode del sole a bordo piscina, e di nuovo sento tutte le cellule del mio corpo vibrare di eccitazione o di paura- dipende dai punti di vista. Questa volta, per&#242;, lo faccio da una casa che amo e non ho bisogno di nascondermi dietro nessun personaggio. Questa volta so che posso provarci. Nonostante la paura. Anzi, proprio perch&#233; mi fa paura.</p><div><hr></div><p><em>Questo &#232; il primo di quello che scriver&#242; qui.</em><br><em>Da adesso in poi non parler&#242; pi&#249; di me: parler&#242; di quello che vedo in studio ogni settimana. Coppie che hanno smesso di toccarsi. Persone che stanno recitando una sessualit&#224; che non &#232; la loro.</em><br><em>Se ti riguarda, sei nel posto giusto.</em></p></blockquote><p class="button-wrapper" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://silviagioffreda.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe now&quot;,&quot;action&quot;:null,&quot;class&quot;:null}" data-component-name="ButtonCreateButton"><a class="button primary" href="/__u/silviagioffreda.substack.com/subscribe"><span>Subscribe now</span></a></p><h2></h2><div><hr></div><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://silviagioffreda.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Thanks for reading Il diario di Silvia! 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