<script data-pm-proxy="intercept"></script><?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/" xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom" version="2.0" xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd" xmlns:googleplay="http://www.google.com/schemas/play-podcasts/1.0"><channel><title><![CDATA[Valeria Fonte]]></title><description><![CDATA[Basta con le newsletter! INUTILI RIBELLI è il posto in cui persone ribelli si pongono domande inutili e viceversa. A cura di Valeria Fonte👩🏻‍💻]]></description><link>https://valeriafonte.substack.com</link><image><url>https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iRe0!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa0b0940e-6b64-4c14-8621-cc6e006dba3c_1282x1284.png</url><title>Valeria Fonte</title><link>https://valeriafonte.substack.com</link></image><generator>Substack</generator><lastBuildDate>Tue, 01 Sep 2026 17:52:11 GMT</lastBuildDate><atom:link href="/__u/valeriafonte.substack.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml"/><copyright><![CDATA[Valeria Fonte]]></copyright><language><![CDATA[en]]></language><webMaster><![CDATA[valeriafonte@substack.com]]></webMaster><itunes:owner><itunes:email><![CDATA[valeriafonte@substack.com]]></itunes:email><itunes:name><![CDATA[Valeria Fonte]]></itunes:name></itunes:owner><itunes:author><![CDATA[Valeria Fonte]]></itunes:author><googleplay:owner><![CDATA[valeriafonte@substack.com]]></googleplay:owner><googleplay:email><![CDATA[valeriafonte@substack.com]]></googleplay:email><googleplay:author><![CDATA[Valeria Fonte]]></googleplay:author><itunes:block><![CDATA[Yes]]></itunes:block><item><title><![CDATA[E se quando ti dicono “Facendo così rimarrai da sola” tu rispondessi “Ma magari”?]]></title><description><![CDATA[Sei sicura di voler invecchiare vicino a un uomo? Lascia che io ti mostri il futuro al quale puoi ancora scampare.]]></description><link>https://valeriafonte.substack.com/p/e-se-quando-ti-dicono-facendo-cosi</link><guid isPermaLink="false">https://valeriafonte.substack.com/p/e-se-quando-ti-dicono-facendo-cosi</guid><dc:creator><![CDATA[Valeria Fonte]]></dc:creator><pubDate>Fri, 31 Jul 2026 17:36:27 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iRe0!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa0b0940e-6b64-4c14-8621-cc6e006dba3c_1282x1284.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>15 minuti di lettura</span></p><ul><li><p><strong>Donne-yogurt con la data di scadenza</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;"><strong><span>Aiuto! Qualcuno mi salvi! Sono in pericolo! </span></strong><span>Cosa &#232; accaduto?</span><strong><span> </span></strong><span>Ho superato i 28 anni e non ho un uomo che condivida la medesima casa e il medesimo letto con me! Non solo, la mia condizione si aggrava notevolmente, considerando che non faccio assolutamente NIENTE per rimediare alla situazione. Lo so, lo so. State pensando che io stia facendo la spavalda e che, in realt&#224;, l&#8217;assenza di un uomo &#232; una cosa che, nella mia oscurissima anima di degenerata, mi fa intimamente soffrire. Lo pensano tutti, quando una donna dice che sta bene cos&#236;: da sola, con la sua routine e suoi personali interessi. Eppure, io ho il dono di aver visto il futuro. Come ho fatto? Ve lo svelo fra poco, abbiate pazienza.</span></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. To receive new posts and support my work, consider becoming a free or paid subscriber.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Type your email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Subscribe"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div><p style="text-align: justify;"><span>Prima, ci toccher&#224; partire dall&#8217;inizio.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>I social network, un selva oscura di natura dubbia, hanno (sfortunatamente) concesso ai maschi misogini che la abitano di parlare e di creare, addirittura, contenuti. Estremamente convinti delle loro posizioni, hanno iniziato a postare, a scrivere articoli e libri su un fenomeno che ha le sue radici nella loro fantasia: l&#8217;epidemia di solitudine femminile. Un tizio barbuto con la vena della fronte alla sua massima espansione estetica dice, in un reel sommerso di like: &#8220;</span><em><span>We are now in the </span><strong><span>Female Loneliness Epidemic Age</span></strong><span>, a lot of women live boring lives and are more lonely than you think</span></em><span>&#8221;. Le donne sarebbero, quindi, sole e annoiate, e la ragione di tale declino, manco a dirlo, sarebbe il femminismo. Povere cuccioline.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Chiaramente, l&#8217;idea dell&#8217;epidemia di solitudine femminile nasce come risposta al fenomeno di &#8220;epidemia di solitudine maschile&#8221; che descrive una condizione massiva (questa, al contrario, esiste) in cui gli uomini riversano: sono soli perch&#233; le donne non li vogliono pi&#249; o, perlomeno, non come loro sono adesso.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Ora, se le donne questi soggetti esaltati li allontanano in modo estremamente ponderato, come potrebbe essere considerata, questa, un&#8217;epidemia di solitudine e non una benedizione? C&#8217;&#232; una differenza dilaniante fra l&#8217;atto di subire la solitudine e la scelta di esercitarla. Ergo, se le donne sono le fautrici attente della loro stessa &#8220;</span><em><span>loneliness</span></em><span>&#8221;, io non vedo perch&#233; si debba pensare che la soffrano per forza. Si pu&#242; soffrire l&#8217;assenza dell&#8217;amore o dell&#8217;amicizia. Si pu&#242; soffrire l&#8217;assenza di aiuto domestico o di braccia nelle quali piangere e nelle quali dormire. Si pu&#242; soffrire l&#8217;assenza di persone con cui crescere ed evolversi. Ma non ditemi che questo vuoto lo possano colmare gli uomini e non, invece, le reti familiari e amicali. Diteci la verit&#224;, ovvero che, in un sistema patriarcale, i periodi della vita di una donna in cui lei &#232; o &#232; stata pi&#249; incredibilmente sola (e isolata) sono proprio quelli in cui faceva coppia con un uomo.</span></p><ul><li><p style="text-align: justify;"><strong>Senza gli uomini siamo davvero sole?</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;"><span>Facciamo un gioco. Provate a ripetere ad alta voce un solo motivo per cui le donne potrebbero sentirsi sole e ditemi in quanti di quegli esempi non compaia un uomo che le abbia fatte sentire tali. Comincio io? Una madre di due figli che ha reso la sua vita un parco giochi fra preparazione dei pasti giornalieri e lavatrici perch&#233; pu&#242; sentirsi sola, in un sistema come il nostro? Una ragazza di quindici anni che ha appena subito una violenza psicologica dal suo primo innamorato e non ha idea di come gestirla, perch&#233; pu&#242; sentirsi sola? Una moglie incastrata in un matrimonio in cui &#232; diventata la sguattera e ha smesso di essere un&#8217;amante, perch&#233; pu&#242; sentirsi sola? Una donna che cerca di spiegare continuamente al suo compagno come si comunica o come si pulisce un piatto doccia, perch&#233; pu&#242; sentirsi sola? Ho l&#8217;impressione che dietro al malcontento delle donne che iniziano a sentirsi stanche, escluse, sole e isolate, ci sia sempre un sistema maschile che prima le ha spinte a trovare un uomo &#8220;per non rimanere da sole&#8221; e poi ha dato a quel medesimo uomo il potere di farle sentire sempre pi&#249; tali.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>A me, questo ricatto emotivo secondo cui non sarei abbastanza affabile per tenermi vicino un uomo, mi pare prima di tutto un vanto. Per me &#232; un privilegio essere diventata quel tipo di donna che non vuole per forza piacere agli uomini e che non si modella in base alle loro esigenze per paura di &#8220;rimanere da sola&#8221;. Sapete perch&#233;? Perch&#233; quando ci dicono che &#8220;facendo cos&#236; rimarremo da sole&#8221; mettono in atto un gioco subdolo che, in retorica, si riconduce a un ribaltamento.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Ovvero, se le donne smettessero di modellarsi per trovare un compagno, chi rimarrebbe davvero da solo? Loro o quegli uomini? A chi &#232; che mancherebbe l&#8217;addetta alle pulizie, l&#8217;intrattenitrice di figli, la cuoca o la badante? Alle donne o agli uomini?</span></p><ul><li><p style="text-align: justify;"><strong>La retorica del &#8220;Facendo cos&#236; rimarrai da sola&#8221;</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;"><span>Sapete qual &#232; la cosa pi&#249; subdola del modo in cui gli esseri umani sono essere umani?</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Che, come esseri culturali e sociali, danno per vere delle credenze sulle quali non si sono mai posti/e un solo stupidissimo interrogativo. Vi posso chiedere, in tutta onest&#224;, che cazzo di senso ha la frase &#8220;facendo cos&#236; rimarrai da sola?&#8221;.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Fatemi fare il mio necessario sporco lavoro: bruciare la retorica che ci ha fatto corrodere l&#8217;autostima e pure le aspettative per il futuro.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Oh, mio dio, se oso avere un&#8217;opinione politica nessuno mi si piglier&#224;! Devo proprio stare calma e fare la bambolina. Perch&#233; devo sempre rovinare tutto facendo trasparire l&#8217;idea che io abbia, che ne so, un pensiero critico? BOOOOM. Pianti, lacerazioni degli organi interni per la gastrite e tragedie greche, con i visi affondati nei cuscini durante le ore notturne per sopire la frustrazione.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Questa che ci ha rovinato il fegato, per&#242;, mie care persone, non &#232; un&#8217;affermazione, &#232; un&#8217;operazione matematica. &#8220;Facendo cos&#236;&#8221; (nonch&#233; l&#8217;addizione di tutti i tuoi comportamenti) ti porter&#224; a un&#8217;unica soluzione: &#8220;rimanere da sola&#8221;.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Ora, in questo tipo di ricatto retorico che spinge le donne a sviluppare un profondo senso di colpa, c&#8217;&#232; una parola un pochino vuota. Non trovate? Che significa &#8220;cos&#236;&#8221;? A me sembra un cofanetto prezioso senza niente al suo interno: lo stiamo proteggendo in una cassaforte ma, di base, non vale un euro.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Eppure, ogni volta che a una donna si dice &#8220;facendo cos&#236; rimarrai da sola&#8221;, quella disgraziata sa esattamente come riempire quel &#8220;cos&#236;&#8221;, il quale, di conseguenza, assume un valore culturale elevatissimo: forse si &#232; lamentata, forse si &#232; arrabbiata, forse non ha abbassato i suoi standard, forse aveva qualche naturale pretesa o, forse, voleva solo avere una conversazione di base che andasse oltre la dimensione, seppur sfaccettata, dei grugniti. Comportarsi &#8220;male&#8221; (ovvero essere semplicemente se stesse, senza apparire delle leccatrici di piedi seriali che sappiano solo dire &#8220;s&#236;, caro, hai ragione tu&#8221;) ha una punizione inevitabile: smettere di essere desiderata dagli uomini.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Allora, permettetemi di tradurre la nostra insensatissima frase di riferimento: &#8220;Facendo cos&#236; rimarrai da sola&#8221; &#232;, in realt&#224;, uguale a &#8220;Se non modifichi il tuo comportamento per adattarti agli uomini, perderai la cosa pi&#249; importante: la loro presenza nella tua vita&#8221;.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Messa cos&#236;, mi sembra una gran bel problema, considerando che il metro di tolleranza dei comportamenti delle donne lo decidono gli uomini. Ma non &#232; finita qui. C&#8217;&#232; un ulteriore livello di atrocit&#224;: considerare che il futuro vicino agli uomini, per queste sfortunate, sia la migliore possibilit&#224; esistente.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Vogliamo scommettere sul contrario? Posso permettermi di distruggere questa credenza e lo far&#242;.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Ve l&#8217;ho detto, all&#8217;inizio, che ho il dono di vedere il futuro.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Lasciate che io, l&#8217;Oracolo di quartiere, vi parli.</span></p><ul><li><p style="text-align: justify;"><strong>Ti porto nel futuro che ti aspetta, goditelo!</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;"><span>Non sono una maga e neppure una veggente, per sfortuna. Sono stata, per&#242;, una commessa. Ho disgraziatamente lavorato per un noto marchio di vestiti da uomo. Mi correggo: non solo &#8220;da uomo&#8221;, ma &#8220;da uomo molto adulto&#8221;. Il mio compito era essere esteticamente carina e, per tutto il giorno, vendere vestiti a uomini dai cinquant&#8217;anni in su.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Prima di quel lavoro, avevo idealizzato incredibilmente il mio futuro vicino a un compagno. La storia del &#8220;invecchieremo insieme&#8221; e altre cose incredibilmente romantiche che, per carit&#224;, mi fanno sciogliere il cuore nonostante io sappia perfettamente che sono il frutto di una propaganda monogama di coppia patriarcale, non &#232; come ce la raccontano. La vita vera &#232; qualcos&#8217;altro.</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>L&#8217;amore costruisce molte cose, in effetti, ma il genere di appartenenza, quelle cose, le pu&#242; disfare.</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span>Sei davvero sicura di volerti mutilare, cambiare, modellare, per il sogno di stare con un uomo durante la tua vecchiaia? Vuoi davvero lottare con un coltello fra i denti per &#8220;aggiustare&#8221; il tuo carattere con l&#8217;obiettivo di raggiungere il futuro che ti sto per anticipare?</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Siete pronti/e?</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Divertiamoci.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>I peli che escono dal naso degli uomini adulti sono grossi e spessi. Qualche volta, sono sporchi di caccole. Io ho provato a guardare da un&#8217;altra parte, ma quando devi far cassa sei costretta a sorridere, nonostante ti venga da vomitare. Dalle orecchie, invece, non vengono fuori solo i peli, ma anche gli accumuli biancastri della forfora che, a catena, cade anche sui loro vestiti. Io, quei vestiti che hanno addosso, non avrei voluto toccarli mai ma, quando sei una commessa, devi: se un cliente di settant&#8217;anni ti chiede di vedere di che taglia &#232; la camicia che ha addosso, affinch&#233; possa acquistarne in negozio una della medesima taglia, tu sei costretta a toccare quella camicia, infilare una mano nel tessuto pregno del loro odore e srotolare l&#8217;etichetta interna.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Sono sudati (sudano davvero troppo) e quando provano le camicie e poi quelle non sono piaciute come avrebbero dovuto e le lasciano aggrovigliate in camerino, ci sono le linee biancastre del sudore che si &#232; asciugato sul tessuto e tu sei costretta a spruzzare tantissimo profumo su quel capo e a disinfettarti le mani un paio di volte, dopo, per il disgusto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Non conoscono il pudore. Anche senza entrare nei box dei camerini, qualche volta, si sfilano gli indumenti e rimangono svestiti, con queste canottiere intime, di fronte alla tua faccia, nel bel mezzo del negozio, mentre dalle loro braccia pende la pelle raggrinzita e grossi nei pelosi che sballonzolano.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Hanno aliti pesanti e sorrisi fastidiosi, pretendono di stringerti la mano quando si presentano, come se questo rientrasse obbligatoriamente nell&#8217;interazione con la commessa, e vogliono essere aiutati a tenere su le mutande quando si sfilano i pantaloni, affinch&#233;, per sbaglio, non rimangano con i genitali all&#8217;aria.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Quando con loro c&#8217;&#232; la moglie, e questo accade spesso, loro chiedono un servizio completo: scelta dei capi e scelta delle taglie. Si lamentano, poi, se quelle stesse mogli scelgono i capi e scelgono le taglie, perch&#233; non vogliono perdere tempo col provarli. Le mogli, quindi, devono investire le loro energie per offrire una prestazione che verr&#224; sminuita e guardata, comunque, con astio. Quando non ci sono le mogli, e tu sei la commessa, sfortunatamente lo chiedono a te. E io so che &#232; il mio lavoro, se sono una commessa, ma non te lo chiedono come se fosse la mansione per cui vieni pagata, te lo chiedono </span><strong><span>come se servirli fosse la naturale conseguenza del tuo genere</span></strong><span>.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Una commessa ha il privilegio di ricevere dei soldi, per tutto questo, seppur non adeguati allo sforzo, ma fra quarant&#8217;anni, se avr&#242; la sfortuna di aver fatto la brava e smetter&#242; di &#8220;fare cos&#236;&#8221;, questo sar&#224; semplicemente il mio destino, ventiquattro ore su ventiquattro, senza remunerazione.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Non dovr&#242; solo gettare in lavatrice la maglietta puzzolente di quell&#8217;uomo, ci dovr&#242; anche condividere un letto, lo stesso, tutte le notte.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Non facciamo le ipocrite. Trovare un uomo che abbia idea di cosa sia la suddivisione del carico di cura &#232; raro. Quindi, posso permettermi di dire che in una quantit&#224; spropositata di casi in cui una donna si sar&#224; modellata per un uomo, quella &#232; la vita che l&#8217;aspetta.</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>Ora, se questo &#232; quello a cui io dovr&#242; assistere quando sar&#242; vecchia, se questo &#232; quello per cui io dovrei lottare oggi, se questo &#232; quello che vi aspettate io voglia, mi dispiace, ma devo scappare.</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span>Non raccontate alle giovani donne che la cosa pi&#249; grave che possa accadere loro &#232; che a ottant&#8217;anni si ritrovino a morire in casa, da sole, con due gatti. Raccontate loro la verit&#224;, ovvero che pulire la merda dei gatti &#232; pi&#249; erotico di assistere a tutto questo.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Abbiate piet&#224; di me, non &#232; un discorso di ageismo o di soggettiva idea di &#8220;disgusto&#8221;. Non ce l&#8217;ho con la forfora, le pance o i nei. Non ce l&#8217;ho con i corpi vecchi, per dio. Ce l&#8217;ho con i corpi vecchi degli uomini che loro si sentono in diritto di mostrare con tutte le loro sfaccettature perch&#233; nessuno ha mai detto un cazzo in riferimento al fatto che fanno oggettivamente schifo in odori, scarsa igiene e pretenziosit&#224;. Pretendono di andarti bene cos&#236; e non si pongono neppure il dubbio se tu possa trovarli spiacevoli.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Il vero punto della questione &#232; che non so se li invidio o se li detesto. Non so se mi da fastidio che trascurino l&#8217;igiene di base o se vorrei poterla trascurare pure io senza che qualcuno me lo faccia notare.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Nel dubbio, io a una certezza ci sono comunque arrivata: quella non &#232; la mia massima aspirazione di vita e a nessuna donna dovrebbe essere raccontato che cos&#236; dovrebbe essere.</span></p><ul><li><p style="text-align: justify;"><em><strong>Boysober</strong></em><strong>: disintossicarsi si pu&#242;?</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;"><span>Qualche volta ci manca, come donne, la lucidit&#224; necessaria per comprendere che ci basterebbe un solo mese senza contatto alcuno con gli uomini per capire che di loro non ci manca niente di cos&#236; specifico, se non, probabilmente, il sesso. Per fare sesso con gli uomini e creare con loro un qualche tipo di scambio emotivo o intimo non &#232; necessario doversi mutilare, cercando di &#8220;smettere di fare cos&#236;&#8221;.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Ora, considerando che i quaranta gradi europei non sono esattamente un toccasana per fare l&#8217;amore, assicurati di avere chiaro cosa ti piace degli uomini dai quali cerchi disperatamente l&#8217;approvazione prendendoti un mese di pausa dalla loro presenza.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Diventa una </span><em><span>boysober</span></em><span>.</span></p><p style="text-align: justify;"><em><span>Boysober</span></em><span>, da &#8220;</span><em><span>boy</span></em><span>&#8221;, ragazzo, e &#8220;</span><em><span>sober</span></em><span>&#8221;, sobrio. Di cosa parlo? Di di una pratica emergente con cui giovani donne scelgono di astenersi temporaneamente da relazioni, dating e interazioni romantico-sessuali con uomini. Un vero e proprio </span><em><span>reset</span></em><span> che mira a interrompere la dipendenza simbolica dalla validazione maschile, a sottrarsi alla precariet&#224; emotiva tipica del dating contemporaneo e a riorientare tempo ed energie verso se stesse.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Non &#232; tanto la durata del periodo di riabilitazione, ma lo scopo.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Quand&#8217;&#232; l&#8217;ultima volta che avete avuto una conversazione con un&#8217;amica il cui tema non fossero i maschi? Di chi siamo innamorate, con chi siamo andate a letto, da chi veniamo ghostate, chi ci ha tradite. I dialoghi su cinema, libri o viaggi, scevri da una componente maschile, sono cos&#236; poco frequenti, mio dio. Ci credo che senza gli uomini vi sentite (ci sentiamo) completamente vuote, se non praticate assiduamente la vita anche senza di loro, scoprendo che non siete nate per servirli ma, prima di tutto, per servire voi stesse.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Non abbiate paura della solitudine.</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>Abbiate paura, mie care persone, di finire i vostri giorni incastrate in una relazione per cui vi hanno chiesto di ridimensionarvi e che, senza piet&#224;, vi ha dimostrato che il destino meno spaventoso che sarebbe potuto capitarvi era esattamente quello che, oggi, vi spingono a odiare.</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span>(Le domande che ogni mese ci porremo insieme saranno sempre gratuite, per scelta politica. Contribuire con un caff&#232;, significa permettermi di continuare a ripudiare i sistemi di potere mediatici di questo Paese, come giornalismo, tv e radio, facendo di testa mia. Questo &#232; INUTILI RIBELLI. Non una newsletter, ma il posto in cui soggetti ribelli si pongono domande inutili, e viceversa. Alla prossima, gente! </span><a href="https://ko-fi.com/valeriafonte"><span>https://ko-fi.com/valeriafonte</span></a><span> )</span></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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Te lo spiego io.]]></description><link>https://valeriafonte.substack.com/p/lalgoritmo-e-patriarcale</link><guid isPermaLink="false">https://valeriafonte.substack.com/p/lalgoritmo-e-patriarcale</guid><dc:creator><![CDATA[Valeria Fonte]]></dc:creator><pubDate>Tue, 30 Jun 2026 17:48:46 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iRe0!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa0b0940e-6b64-4c14-8621-cc6e006dba3c_1282x1284.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p><span>18 minuti di lettura</span></p><p style="text-align: justify;"><span>(Le domande che ogni mese ci porremo insieme saranno sempre gratuite </span><strong><span>per scelta politica</span></strong><span>. Contribuire con un caff&#232; significa permettermi di continuare a ripudiare i sistemi di potere mediatici di questo Paese, come giornalismo, tv e radio, facendo di testa mia. Questo &#232; INUTILI RIBELLI. Non una newsletter, ma il posto in cui soggetti ribelli si pongono domande inutili, e viceversa! </span><a href="https://ko-fi.com/valeriafonte">https://ko-fi.com/valeriafonte</a><span> )</span></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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Come se questo non fosse gi&#224; abbastanza traumatico di suo, il destino ha deciso di infierire.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Vicino a me, un ragazzo di non pi&#249; di vent&#8217;anni metteva mi piace in modo compulsivo a tutti i contenuti di un certo guru della misoginia di cui non far&#242; il nome, perch&#233; anche solo scriverlo mi provocherebbe un ictus. Vi basti sapere che inizia quasi tutti i suoi contenuti facendo il verso della scimmia per richiamare a s&#233; il suo spirito virile primitivo. L&#8217;esemplare di </span><em><span>homo</span></em><span> (sfortunatamente) </span><em><span>erectus</span></em><span> prosegue, poi, con le sue tesi.</span></p><p style="text-align: justify;"><span data-color="#cc0000" style="color: rgb(204, 0, 0);">Le donne sono davvero pericolose. Vogliono castrare la nostra mascolinit&#224;. Stanno promuovendo un&#8217;idea di maschio debole ed effeminato. Stanno facendo cominciare una guerra fra uomini e donne. Finiranno per far estinguere la nostra specie per il loro egoismo.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Direte: che invadente, sbirci sui telefoni degli altri? Birichina.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Eh, no. Il volume dell&#8217;aggeggio digitale che il ragazzo teneva nella sua mano destra era praticamente al suo massimo; il mio unico sforzo &#232; stato scrutare quel pollice che faceva il suo rigoroso doppio tap per piazzare un like. Video. Doppio tap. Video. Doppio tap. Video. Ancora doppio tap.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Sapete? L&#8217;atto stesso di tenere il volume cos&#236; altro in un mezzo pubblico (gi&#224; infame di suo per la puzza di ascelle e di muffa) non &#232; una scelta casuale: significa, indirettamente, che ci&#242; che tu stai ascoltando devono sentirlo pure le altre persone e che lo spazio acustico che stai occupando tu lo ritieni legittimamente tuo.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Immaginatemi con gli occhi rivolti verso il cielo mentre mi tengo dentro le milioni di cose che vorrei dire, pur di salvaguardare la mia salute mentale e non far cominciare un conflitto pubblico dall&#8217;esito incerto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Come pensate che avrebbe reagito il ragazzo in questione se io avessi tenuto a tutto volume un discorso femminista anti-mascolinit&#224; tossica? Mi avrebbe, probabilmente, guardata molto male e, forse, avrebbe reagito dicendomi cose come &#8220;abbassa il volume&#8221; o &#8220;togli quella merda&#8221;. Lui sarebbe stato pi&#249; bravo di me a parlare, prima, e a chiedermi si abbassare, dopo. Perch&#233;, a parti inverse, risulterebbe davvero inaccettabile che una donna occupi lo spazio acustico di tutte le persone presenti con le due idee da femminista del cazzo e a guardarla male non sarebbe stato solo il ventenne misogino al suo fianco, ma pure tutti gli altri passeggeri.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Allo stesso modo, quando una donna occupa uno spazio </span><em><span>online</span></em><span>, i suoi vicini di vagone sentono il medesimo fastidio: come se quello spazio comune in cui queste utenti possono finalmente dire la loro senza che qualcuno le fermi a met&#224; frase, come in qualsiasi quotidiana conversazione, non fosse anche loro.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Di fatto, come comunit&#224; patriarcale, cos&#236; come nei vagoni della metro e cos&#236; online, siamo pi&#249; dispost* ad accettare in silenzio idee misogine a tutto volume, che idee femministe.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Questa non &#232; un&#8217;impressione, ma un fatto.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Tornata a casa, mossa da qualche senso di rivalsa, scandaglio l&#8217;Internet finch&#232;, dopo due ore, non trovo il soggetto urlante a cui il ventenne aveva piazzato una caterva di like.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Ho il pollice cos&#236; veloce, in quei momenti, che il processo dura tre secondi netti: seleziona, segnala, invia segnalazione. Se i criteri di Meta fossero stati criteri di civilt&#224; e decenza umana, basati sulla libera possibilit&#224; di esprimersi secondo una naturale salvaguardia dei diritti umani, io avrei letto: &#8220;amica nostra, abbiamo notizie sulla tua segnalazione, il contenuto &#232; stato rimosso&#8221; e non &#8220;</span><strong><span>abbiamo notizie sulla tua segnalazione, il contenuto non viola le nostre linee guida</span></strong><span>&#8221;.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Insomma, segnala &#8216;sto cazzo.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Mi sono detta: pazienza, evidentemente l&#8217;algoritmo non &#232; abbastanza allenato per capire che questi video sono un vero e proprio capolavoro di incitamento all&#8217;odio contro le donne. Ho dato pure la colpa, a un certo punto, ai contenuti linguisticamente sfumati: forse non c&#8217;erano parole o espressioni troppo platealmente problematiche ed &#232; per questo che l&#8217;algoritmo non li ha riconosciuti come problematici.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Poi, un giorno, mi imbatto nel contenuto pi&#249; esplicitamente misogino della storia. Quello che &#232; stato condiviso, pensato e divulgato nei secoli dei secoli, sempre con mezzi diversi ma sempre con la medesima intensit&#224;.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Al centro c&#8217;era l&#8217;immagine di un teschio e sopra la scritta: &#8220;Le donne migliori sono quelle morte&#8221;. Non c&#8217;era niente di equivocabile, questa volta.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Seleziona, segnala, invia segnalazione.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Due giorni dopo, il responso: &#8220;il contenuto non viola le nostre linee guida&#8221;. Se ne stava l&#236;, quel teschio. Vivo e vegeto, sicuramente pi&#249; di me. Al centro dell&#8217;attenzione, sommerso di like, commenti, repost, interazioni.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>&#200; l&#236; che per la prima volta mi sono chiesta: ma non &#232; che l&#8217;algoritmo &#232; patriarcale?</span></p><blockquote><ul><li><p><strong>L&#8217;algoritmo &#232; patriarcale?</strong></p></li></ul></blockquote><p style="text-align: justify;"><span>Ordunque, mie care persone. Lo so, lo so. Potrei andare dritta al punto e dirvi s&#236; oppure no, ma vi perdereste l&#8217;assurdit&#224; del percorso verso la mia risposta. Quindi, mi tocca farvi penare un altro po&#8217; e partire da una questione che &#232; all&#8217;origine dell&#8217;amministrazione degli algoritmi: il capitalismo.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>C&#8217;&#232; da sapere una cosa basilare sul capitalismo: non ha umanit&#224;, non ha etica e non ha ideologie. Ha solo obiettivi, i quali convergono tutti verso un grande, immenso, psichedelico, folle punto in comune: il guadagno.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>So che state pensando ai soldi. In effetti, i soldi sono ci&#242; che permettono al capitalismo di farci scannare l&#8217;un l&#8217;altr*, mentre lui mangia comunque la fetta pi&#249; spropositatamente grossa, a prescindere da chi scanna chi. &#200; come un uomo a cui piacciono i cocomeri e che nel frigorifero pi&#249; grande del mondo incastra non mille, non centomila, non un milione, ma ben un trilione di cocomeri. Per sopravvivere alla giornata gliene basterebbe mezzo, forse meno. Per sopravvivere al mese, una quindicina. Per sopravvivere all&#8217;anno, circa centottanta. Per sopravvivere a cento anni, circa diciottomiladuecentocinquanta. Per vivere bene, senza dover per forza &#8220;sopravvivere&#8221; col minimo indispensabile, magari ne consuma pure il doppio. Ma cristo santo, per consumare un trilione di cocomeri, non basterebbero 5,48 miliardi di anni. Per intenderci, &#232; pi&#249; dell&#8217;et&#224; del nostro pianeta.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Dei cocomeri ce ne frega qualcosa? No. Il punto &#232; l&#8217;ingordigia del capitale.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Il capitalismo vive come se fosse esistito da prima dell&#8217;alba dei tempi e prosegue come se dovesse vivere per sempre, mai abbastanza sazio dei suoi cocomeri, che accumuler&#224; senza guardare in faccia nessun*.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Perch&#233; ci serviva questa premessa? Perch&#233; l&#8217;algoritmo &#232;, di fatto, solo un frigorifero. Fa il suo dovere. Non ha umanit&#224;, non ha etica e non ha ideologie. &#200; il figlio prediletto del capitalismo perch&#233; raccoglie i guadagni dei super-ricchi all&#8217;interno delle sue grandi ante sotto forma di contenuti digitali. I contenuti che produciamo come </span><em><span>content creator</span></em><span> e quelli che consumiamo come </span><em><span>content consumer</span></em><span> sono lo specchio di ci&#242; che piace agli utenti e di ci&#242; che, di conseguenza, li potrebbe spingere a comprare una certa cosa, votare una certa persona, demonizzare una certa categoria o elevarne un&#8217;altra.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>L&#8217;algoritmo, dall&#8217;alba dei tempi, si &#232; allenato su ci&#242; che ai suoi creatori e ai suoi utenti conveniva di pi&#249; a livello di guadagno: odiare le donne.</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>L&#8217;algoritmo odia le donne perch&#233; l&#8217;odio verso le donne &#232; una macchina di soldi e di consenso politico</span></strong><span>. Non mi credete?</span></p><p style="text-align: justify;"><span>La studiosa Emma Jane, nel suo meraviglioso pezzo </span><em><span>Misogyny online</span></em><span>, lo dice chiaramente gi&#224; dieci anni fa: gli uomini si sono scagliati contro le donne </span><em><span>online</span></em><span> e l&#8217;algoritimo si &#232; semplicemente adattato all&#8217;andazzo perch&#233; ha calcolato che un solo contenuto antifemminista o, pi&#249; in generale, misogino generava affluenza di persone indignate e di persone che la pensavano esattamente allo stesso modo del contenuto in questione, anche se le seconde erano sempre numericamente pi&#249; delle prime.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Quello che avrebbe dovuto essere uno spazio per tutt*, una zona libera da odio di genere, razza e classe sociale, dove le donne avrebbero potuto parlare finalmente senza contraddittorio o senza subirsi otto fottute ore di mansplaining, sta invece trasmettendo alle utenti un messaggio brutale: GTFO. Significa, letteralmente, </span><em><span>Get The Fuck Out</span></em><span>, ovvero &#8220;levati dai coglioni&#8221; o &#8220;sparisci da qui&#8221;.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Questo &#232; ci&#242; che un numero crescente di donne si sente dire quando compare </span><em><span>online</span></em><span> ma, pi&#249; precisamente, quando PRENDE UNO SPAZIO </span><em><span>ONLINE</span></em><span>.</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>L&#8217;algoritmo non le protegge perch&#233; non &#232; economicamente conveniente.</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span>Perch&#233; cancellarlo o rimuoverlo, quel commento misogino, se sta dando alle piattaforme esattamente quello che le piattaforme vogliono? Occupare il tuo tempo ed educare i giovani uomini e le giovani donne a odiare le donne.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Forse, vi starete chiedendo perch&#233; mai l&#8217;algoritmo voglia una simile cosa. Perch&#233; chi lo ha comprato, quell&#8217;algoritmo, ha deciso cos&#236;: che essere uomini alpha al comando e sottomettere politicamente le donne &#232; ok.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>D&#8217;altronde, a chi appartengono queste piattaforme se non a uomini che leccano il culo a politici che, a loro volta, leccano il culo a capi di Stato che, a loro volta, sono il perfetto ritratto della misoginia e che, infine, possono permettersi di comprare e pilotare quell&#8217;algoritmo?</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Se l&#8217;algoritmo appartiene a un certo padrone, con certe idee e certe tendenze politiche, e penso al Presidente americano Donald Trump, che nel 2025 ha favorito un accordo perch&#233; TikTok, negli Stati Uniti, non fosse pi&#249; controllato principalmente dalla sua societ&#224; madre cinese, ma da investitori americani, come pu&#242; non essere costruito a sua immagine e somiglianza?</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Lo sforzo &#232; minimo: radicalizzare gli utenti e trasformarli in nuovi votanti arrabbiati e sessisti &#232; davvero semplice perch&#233; basta bombardarli con pensieri che loro hanno gi&#224; dentro di loro, intimamente, solo per il fatto di essere nati e cresciuti in una societ&#224; patriarcale, anzich&#233; con contenuti educativi che possano disinnescarli.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>L&#8217;algoritmo &#232;, quindi, patriarcale? Chi lo ha addestrato (l&#8217;utente digitale), lo &#232;; chi lo possiede (super-ricchi e capi di Stato), con quote e contratti accurati, lo &#232;. L&#8217;algoritmo ubbidisce e basta. Vuole l&#8217;engagement. Non la giustezza. </span><strong><span>E se per produrlo dovr&#224; accettare che agli utenti piaccia mettere like al fatto che le donne migliori sono quelle morte, che avrebbero bisogno di scopare pi&#249; forte in modo da sentirlo per bene dentro, come una scossa di terremoto, e assestarsi in silenzio, che sedersi su un coltello appuntito sarebbe l&#8217;unica punizione sensata per aver scopato con chi cazzo volevano, o che gli utenti godono quando scrivono &#8220;ammazzati brutta puttana anzich&#233; fare i tuoi video del cazzo&#8221; o &#8220;torna in cucina esaltata di merda&#8221;, allora lo accetter&#224; senza rimorsi, perch&#233; l&#8217;algoritmo non ha coscienza. Ha solo regole da rispettare affinch&#233; quell&#8217;attenzione si trasformi in guadagno e consenso politico: e quelle regole, state sicuri e sicure che le rispetter&#224;.</span></strong></p><blockquote><ul><li><p><strong><span>Uomini che consolano (e assolvono) gli altri uomini</span></strong></p></li></ul></blockquote><p style="text-align: justify;"><span>Che cosa cercano gli uomini nelle comunit&#224; di misogini che si scagliano contro le donne? Qual &#232; il motivo per cui Internet &#232; diventato il luogo ideale per la proliferazione dell&#8217;odio contro di loro? Perch&#233; offre alla misoginia tre cose che prima erano molto pi&#249; difficili da ottenere: visibilit&#224;, comunit&#224;, legittimazione. Tutte su scala globale.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>La peculiarit&#224; pi&#249; confortante della comunit&#224; online degli uomini &#232; che &#232; l&#236; pronta a consolare e ad assolvere gli sconfitti: uomini che si sentono sperduti perch&#233; il modo in cui gli &#232; stato insegnato ad essere uomini non &#232; pi&#249; appetibile per la stragrande maggioranza delle donne.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Ergo, sono in difficolt&#224;. Non ci provano pi&#249; con le donne e, quando ci provano, temono di essere giudicati come sbagliati o non all&#8217;altezza. &#200; cos&#236; che arrivano al bivio: cambiare tipo di mascolinit&#224; oppure lamentarsi perch&#233; le donne non apprezzano pi&#249; ci&#242; che loro hanno da offrire.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Le comunit&#224; digitali degli uomini ti spingeranno inevitabilmente verso la seconda opzione, perch&#233; l&#8217;alternativa all&#8217;odio contro le donne sarebbe il cambiamento, con il conseguente e legittimo odio verso la vecchia versione misogina di se stessi.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Perch&#233; questo scatto non avviene? Per due ragioni.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Prima di tutto, il cambiamento richiede un costo psicologico troppo elevato. Significa ammettere che alcune convinzioni, comportamenti o aspettative su cui si &#232; costruita la propria identit&#224; non funzionano pi&#249; o hanno causato ferite profondissime.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Le comunit&#224; online maschili che offrono spiegazioni semplici e un bersaglio esterno possono risultare, quindi, molto pi&#249; rassicuranti: trasformano un problema personale o sociale complesso in una narrazione semplificata e immediata, nella quale la responsabilit&#224; &#232; sempre delle donne troppo esigenti, stronze e pure cattive. In questo modo, proteggono l&#8217;autostima e incentivano il senso di appartenenza e la solidariet&#224; reciproca. La formula &#232; abbastanza semplice e ricorsiva: sei un giovane uomo confuso che affronta la precariet&#224; economica, l&#8217;isolamento sociale, le difficolt&#224; relazionali e l&#8217;incertezza identitaria? Non preoccuparti. Siamo in molti. Unisciti a noi. C&#8217;&#232; un nemico e ti aiuteremo a vedere qual &#232;.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Quel nemico sar&#224; forse il sistema patriarcale? Una classe politica che prosciuga le nostre risorse riducendo la nostra vota sociale all&#8217;osso? Politici che decidono che l&#8217;educazione sessuale e digitale sono superflue? Gli ultra-ricchi del pianeta? No, le donne. Quelle schifose puttane che abbiamo ammazzato per secoli e ora osano pure avere opinioni.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>&#8220;Vedrai la verit&#224;, mio caro, se prendi la pillola rossa, ovvero quella giusta&#8221;. Che peccato che l&#8217;atto di averla assunta non si trasformi in un semplice trip collettivo ma, piuttosto, nell&#8217;annientamento mediatico delle utenti.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Punto numero due: c&#8217;&#232; una questione molto pi&#249; intricata e meno prevedibile. Quale? La dopamina che l&#8217;odio contro le donne offre loro attraverso l&#8217;engagement digitale. Ogni volta che l&#8217;algoritmo spinge i contenuti di natura misogina che l&#8217;utente produce, quell&#8217;utente sviluppa una sensazione viscerale di &#8220;ne voglio ancora, e se per averne ancora mi devo spingere ancora pi&#249; oltre, lo far&#242;&#8221;. </span>Perch&#233; &#232; cos&#236; complesso uscirne? Facciamolo dire a studiosi e studiose come Lauren E. Sherman, Leanna M. Hernandez, Patricia M. Greenfield e Mirella Dapretto, che insieme hanno scritto un articolo incredibilmente interessante per la rivista scientifica Social Cognitive and Affective Neuroscience, publicata da Oxford University Press. Il titolo &#232; &#8220;<em>What the brain &#8216;Likes&#8217;: neural correlates of providing feedback on social media</em>&#8221;. Misurando l&#8217;attivit&#224; del cervello umano, hanno potuto affermare come il &#8220;like&#8221; attivi, di fatto, i circuiti cerebrali della ricompensa, in particolare lo striato ventrale e l&#8217;area tegmentale ventrale, regioni coinvolte nei meccanismi di rinforzo e nella dipendenza.</p><p style="text-align: justify;">Ergo, uscire dalla nuvola di piacere verso cui i like al tuo contenuto misogino ti elevano &#232; una lotta contro la stessa chimica del cervello. Allo stesso modo, per chi consuma passivamente quel tipo di contenuti, il piacere di sentire che qualcuno sta rimettendo le donne al loro posto anche per te viene alimentato da ben quattro elementi:</p><p style="text-align: justify;"><span>-una societ&#224; con strutture patriarcali;<br>-utenti che producono e consumano certi contenuti;<br>-creator che monetizzano quei contenuti;<br>-piattaforme che premiano l&#8217;engagement che ne deriva.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Di fatto, va evitato sia il determinismo tecnologico, &#8220;&#232; tutta colpa dell&#8217;algoritmo&#8221;, sia quello culturale &#8220;&#232; tutta colpa degli uomini&#8221;, perch&#233; i due livelli si alimentano reciprocamente.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Ordunque, l&#8217;unico modo per rompere lo schema &#232; che gli uomini si sveglino dal trip e che capiscano che il cambiamento non &#232; una resa di fronte alle donne, ma una possibilit&#224; di crescita e di costruzione di un&#8217;identit&#224; pi&#249; soddisfacente. Devono trovare il nemico giusto. Smettere di guardare dalla parte sbagliata. Massacrare chi li massacra: emotivamente ed economicamente, lucrando sulla solitudine maschile come principale strumento di radicalizzazione di massa.</span></p><blockquote><ul><li><p><strong>Zitta, oppure ti riempiamo di merda</strong></p></li></ul></blockquote><p style="text-align: justify;"><span>Le donne che usano gli spazi digitali lo sanno, ormai: sono addestrate al silenzio per non essere sommerse di merda; </span><em><span>online</span></em><span>, preferiscono non esserci, privandosi di uno degli strumenti pi&#249; potenti della storia e, se decidono di occupare il loro spazio, limano le loro parole e le loro idee affinch&#233; possano risultare pi&#249; affabili e, a tratti, pi&#249; democristiane. Il circo di schifo digitale le sta sfinendo. Questo meccanismo &#232; conosciuto come </span><em><span>silencing mechanism</span></em><span>; l&#8217;odio online contro le donne ha, quindi, un effetto irrimediabile: l&#8217;inibizione.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Quando cambier&#224; questa faccenda? Allo stato attuale, quasi nessuna di queste utenti &#232; in possesso di strategie mediatiche per vivere una vita digitale pi&#249; equilibrata.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>&#200; per questo che arrivo io e che arrivo adesso: per raccontare in che modo si esce dal silenziamento.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Uno: quello spazio &#232; tuo, prenditelo. Come le strade, come i treni, come i pub, come i cessi pubblici: niente &#232; mai stato davvero nostro, ma serve che qualcuna faccia come se fosse a casa sua, per cambiare l&#8217;assetto. Abbiamo vissuto i luoghi fisici del mondo come delle ospiti e in modo perfettamente identico abbiamo traslato questa nostra abitudine nel mondo digitale.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Due: ci&#242; che hai da dire &#232; importante. La tua esperienza &#232; importante. Le cose che leggi e quelle che hai studiato sono importanti. Non pensare che </span><em><span>online</span></em><span> ci siano gi&#224; abbastanza donne. Se tu non sei inclusa nel pacchetto allora no, non siamo ancora abbastanza.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Tre: l&#8217;odio che ti arriver&#224; addosso, perch&#233; arriver&#224;, &#232; l&#8217;inevitabile conseguenza di una struttura algoritmica che premia l&#8217;odio contro le donne. La cosa pi&#249; saggia che puoi fare &#232; depotenziare quell&#8217;odio e vederlo esattamente come te l&#8217;ho mostrato: un problema che il mondo ha con tutte noi, non solo con te. Per questo non devi pensare mai che quell&#8217;odio te lo meriti.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Non avresti dovuto &#8220;fare&#8221; di meno, &#8220;dire&#8221; di meno, &#8220;mostrare&#8221; di meno. Non hai sbagliato qualcosa e non avresti dovuto evitare qualcos&#8217;altro per scampare alla violenza che ti &#232; stata scagliata contro. Non mi credi?</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Se parli da truccata, in video, ti diranno che sei truccata troppo e pure di merda. Se sei struccata e registri i tuoi contenuti con una faccia a tratti cadaverica, ti insulteranno perch&#233; sei sciatta. Se parli di moda, trucchi, cucina, macchine o politica, rimarrai pur sempre una donna e la sezione dei commenti sotto ai tuoi contenuti conter&#224;, sempre, almeno un uomo che dice che devi cambiare tono, parlare meno o, addirittura, non parlare proprio. Se pubblichi le tue foto in costume, potrebbero esserti rubate e condivise non consensualmente in gruppi online dove i maschi ti sessualizzano senza consenso. Se le pubblichi da vestita, potranno spogliarti con l&#8217;intelligenza artificiale e condividerti ugualmente sui medesimi gruppi.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Lo sai, chiunque tu sia, che non &#232; mai stato davvero un problema tuo. Lo sai che la violenza digitale misogina &#232; un problema che ti colpir&#224; solo per il fatto di essere donna, come il catcalling, come le molestie, come il sessismo, come lo stupro, come le botte. Non te la puoi cercare. &#200; un trattamento che, semplicemente, ti &#232; stato riservato da quando sei nata.</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>A me resta il compito di incentivare un mondo digitale in cui le donne si prendano il loro spazio e gli uomini sappiano quando fare un passo indietro per cederlo.</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span>Perch&#233;, diversamente dai diritti civili, di spazio digitale non ce n&#8217;&#232; per tutt* ed &#232;, per forza di cose, limitato. Spodestare chi domina l&#8217;algoritmo imponendo la nostra presenza acustica &#232; la priorit&#224; pi&#249; importante. La seconda? Allenare quell&#8217;algoritmo verso convinzioni e pensieri sociali di natura differente, trasparente nelle sue scelte e nelle sue linee guida, non su base economico-capitalista, ma su base etica.</span></p><blockquote><ul><li><p><strong>Finitela di fare le allarmiste del cazzo</strong></p></li></ul></blockquote><p style="text-align: justify;"><span>Non dovete preoccuparvi. Dovete stare tranquille. Quegli uomini stanno solo </span><em><span>trollando</span></em><span>, ovvero, scherzando. Vogliono solo farvi irritare un pochino e farvi sbraitare, per divertirsi. Non preoccupatevi se ricevono cos&#236; tanta approvazione mediatica, non preoccupatevi se spuntano gruppi fondati sull&#8217;odio verso le donne ogni cazzo di giorno. Non dovete allarmarvi se i reel che vi compaiono sul feed sono cos&#236; pieni di maschi giovani che raccontano di come le donne siano diventate il pi&#249; grande pericolo della storia contemporanea.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Sono solo like, sono solo commenti, sono solo repost.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Internet non &#232; reale.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Davvero?</span></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>Ogni volta che metti like a un post misogino, tu stai dicendo una cosa ben precisa all&#8217;algoritmo: questa cosa vale il mio tempo.</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><strong><span>Infatti, ogni singolo like comunica all&#8217;algoritmo che per quel contenuto tu daresti il tuo tempo di permanenza, le tue interazioni, la condivisione ed, eventualmente, i tuoi soldi.</span></strong></p><p style="text-align: justify;"><span>I like non sono solo like, sono gli allenatori dell&#8217;algoritmo, e la nostra presenza online porta con s&#233; una responsabilit&#224;. Non &#232; che se non la percepiamo come tale allora sparisce.</span></p><p style="text-align: justify;"><span>Forse, la domanda inutile e ribelle da porci quest&#8217;oggi non &#232; se l&#8217;algoritmo sia o meno patriarcale, ma: cosa succede quando tecnologie progettate per massimizzare attenzione e consenso incontrano una societ&#224; che offre attenzione e consenso alle cose sbagliate?</span></p><p style="text-align: justify;"><span>(Le domande che ogni mese ci porremo insieme saranno sempre gratuite per scelta politica. Contribuire con un caff&#232; significa permettermi di continuare a ripudiare i sistemi di potere mediatici di questo Paese, come giornalismo, tv e radio, facendo di testa mia. Questo &#232; INUTILI RIBELLI. Non una newsletter, ma il posto in cui soggetti ribelli si pongono domande inutili, e viceversa. Alla prossima, gente! </span><a href="https://ko-fi.com/valeriafonte">https://ko-fi.com/valeriafonte</a><span> )</span></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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Se dici questo a un bullo, lui capir&#224; che hai scoperto il meccanismo che lo gasa: vincere facile.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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Se cos&#236; non fosse, il bullo smetterebbe di essere un bullo, perch&#233; saremmo di fronte a uno scontro alla pari e il fatto di non poter vincere facile, probabilmente, lo bloccherebbe sul nascere o, perlomeno, lo farebbe sentire meno onnipotente.</p><p style="text-align: justify;">Ordunque, a me &#232; sorta un&#8217;inutile e ribelle domanda, quest&#8217;oggi: la repulsione per le donne &#8220;grosse&#8221; &#232; veramente un gusto personale?</p><ul><li><p style="text-align: justify;"><strong>Fesse piccoli e fesse pesanti</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;">Bene. C&#8217;&#232; un tempo giusto per litigare, cucciolo di topo. Ora non &#232; quel momento. Tieni in saccoccia le tue lamentele, di cui ne ho piene le scatole, e arriva alla fine del pezzo. Eventualmente, dopo, puoi esporre le tue perplessit&#224; a chi ti pare e io mi prender&#242; il tempo necessario per <em>evitare</em> di rassicurarti.</p><p style="text-align: justify;">Preparati al futuro! Le donne grosse, prima o poi, domineranno il mondo. Questo tu lo sai bene. E se non lo sai, comunque, il terrore che ci&#242; possa avverarsi ti mangia vivo.</p><p style="text-align: justify;">Primo: le donne stanno imparando che essere &#8220;piccoline&#8221; non rientra pi&#249; nelle loro priorit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Due: quando lo impareranno e avranno consolidato questa nuova intuizione, saranno esattamente in grado di togliere agli uomini l&#8217;unica cosa che li fa sentire invincibili, la grossezza.</p><p style="text-align: justify;">Cosa intendo per &#8220;donne grosse&#8221;, ti starai chiedendo.</p><p style="text-align: justify;">Sei grossa se sei troppo alta, sei grossa se sei troppo muscolosa, sei grossa se sei troppo grassa. Cosa hanno in comune tutte le donne grosse, oltre alle inevitabili fesse pesanti (fessa pesante &#232;, lo specifico, un concetto astratto che non vuole escludere alcun tipo di genitale)? Sono adulte, non sono maneggevoli, esistono nell&#8217;ambiente circostante, occupandolo, e offrono un&#8217;alternativa ingombrante alla donna minuta e salvaspazio.</p><p style="text-align: justify;">C&#8217;&#232; una gamma di uomini, quindi, che vede nelle donne piccoline l&#8217;acme della desiderabilit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">&#8220;A me le donne grasse non piacciono&#8221;, &#8220;a me quelle troppo alte sembrano delle giraffe&#8221; e &#8220;quelle muscolose mi sembrano poco femminili&#8221;. &#8220;A me piace la donna carina, proporzionata, che pesa il giusto, che &#232; un po&#8217; una tappetta, che si pu&#242; prendere in braccio&#8221;.</p><p style="text-align: justify;">BUGIA, GIANTOPINO.</p><p style="text-align: justify;">BUGIA.</p><p style="text-align: justify;">Non ti piace davvero la donna carina e proporzionata, con il culetto a mandolino e le cazzo di tette che entrano perfettamente in una coppa di champagne. Inoltre, se non sai prendere in braccio, che ne so, novanta chili di donna, il problema &#232; tuo, mica mio. Il fulcro del discorso &#232; che a te, prima ancora di un corpo, piace un concetto.</p><p style="text-align: justify;">C&#8217;&#232; un tipo di donna piccoletta che ti far&#224; sentire pi&#249; uomo, perch&#233; sarai pi&#249; alto di lei, pi&#249; pesante di lei, pi&#249; muscoloso di lei. Ti fa sentire forte. Ti fa sentire di aver adempiuto allo schema di mascolinit&#224; che ti &#232; stato imposto da quando hai zampettato fuori dall&#8217;utero. Questo ha, chiaramente, pure un risvolto opposto: cos&#236; come puoi prenderti cura della piccoletta, in un ipotetico scontro, puoi annientarla con una facilit&#224; fuori di testa.</p><p style="text-align: justify;">ATTENZIONE, non voglio dire che le donne minute siano deboli, perch&#233; la forza che possiedi non ha assolutamente alcun legame specifico con la tua forma corporea. Mica se sei pi&#249; grosso allora sei pi&#249; potente. Dico che se sei pi&#249; grosso risulti potenzialmente pi&#249; minaccioso e se sei minuto risulti potenzialmente inoffensivo.</p><p style="text-align: justify;">Mie care amiche minute, sappiate che vi amo profondamente &#232; che non &#232; la vostra estetica il mio problema, non il modo in cui siete nate, non quanto pesate e neppure quanto siete alte. Potrete anzi confermarmi che proprio per le misure del vostro copro, soprattutto altezza e chili, siete state infantilizzate continuamente, in un modo cos&#236; viscido e spudorato da voler crepare sotto a un tir, piuttosto che rivivere l&#8217;esperienza un&#8217;altra volta ancora.</p><p style="text-align: justify;">Infatti, appena questa gamma di Giantopini scopre che siete &#8220;grosse dentro&#8221;, con le vostre idee, la vostra indipendenza, i vostri limini, i vostri no, realizzando che in effetti non siete proprio per niente delle bambine, iniziano i problemi perch&#233; si sentono sfidati.</p><p style="text-align: justify;">Le donne grosse sono il pi&#249; grande cruccio del patriarcato, insieme alle troie. Minacciose, ti rubano ci&#242; che &#232; tuo, la grossezza, per l&#8217;appunto, mettendo in crisi l&#8217;unica cosa che ti identifica come uomo: la forza.</p><p style="text-align: justify;">Ricevere uno schiaffo potenziale da una donna che pesa cinquanta chili equivale a una carezza.</p><p style="text-align: justify;">Ricevere una manata potenziale da una donna che ne pesa il doppio capirai bene che ti stordisce e ti catapulta per terra per le successive due ore.</p><p style="text-align: justify;">Scegliere le donne minute come compagne non &#232; un gesto accudente, non &#232; gusto personale e manco biologia, &#232; la scelta comoda culturalmente appresa secondo cui se puoi prenderle in braccio allora puoi anche, all&#8217;occorrenza, menarle.</p><p style="text-align: justify;">Sei in una posizione di potere sicura. Non la temi perch&#233; non la percepisci come tua pari da un punto di vista di forza.</p><p style="text-align: justify;">E per quanto ci abbiano raccontato che questo sia romantico, il sottotesto &#232; quello che vi ho appena proposto: gli uomini non hanno mai alzato le mani sulle loro cuccioline di cinquanta chili, ma sono contenti di non doversi porre il problema di chi l&#8217;avrebbe vinta nel caso in cui questo dovesse essere necessario.</p><p style="text-align: justify;">State sicuri che si sentirebbero intimiditi da una gymsis con un bicipite del diametro dell&#8217;equatore o da una mano poderosa di una donna grassa, e che CATEGORICAMENTE le eviterebbero. Non perch&#233; non le trovano attraenti, ma perch&#233; indeboliscono la loro mascolinit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">&#8220;CHE QUA L&#8217;UOMO A CASA PUO&#8217; ESSERE SOLO UNO OH!!!&#8221;</p><p style="text-align: justify;">Giantopino, comunque, affermer&#224; che ama le donne minute per il loro &#8220;37 smalto bianco&#8221; o che cerca fidanzata dal peso medio di &#8220;cinquanta chili&#8221;, non valutando che cinquanta chili &#232; l&#8217;Indice di Massa Corporea (IMC) medio di una bambina di dodici anni alta un metro e mezzo.</p><p style="text-align: justify;">Okay, va bene, calmati, cucciolo. &#8220;Sono i tuoi gusti personali&#8221;, l&#8217;ho capito. L&#8217;ho sentito cos&#236; tante volte che potrei volermi asportare il cervello con un cacciavite. Ma ho da svelarti una cosa: nessun gusto personale &#232; autonomo e indipendente rispetto al contesto sociale nel quale &#232; calato. Fossi nato in un altro paese, ci&#242; che oggi reputi una donna &#8220;grossa&#8221; sarebbe rientrato perfettamente nei tuoi &#8220;gusti personali&#8221;.</p><p style="text-align: justify;">L&#8217;attrazione smisurata per le donne minute &#232; figlia di un bombardamento mediatico che ha visto nelle donne piccoline la pi&#249; alta forma di appetibilit&#224;: le puoi accudire, proteggere, prendere in braccio, lo abbiamo detto, no? Maneggevoli. Leggere. Come un oggetto... o come una bambina.</p><p style="text-align: justify;">&#200; strano pensare che ci&#242; che trovi attraente in una donna, amico mio, sia esattamente ci&#242; che attizza un pedofilo.</p><p style="text-align: justify;">La mia idea? &#200; che le donne adulte, nonch&#233; le vostre pari, vi facciano, oggettivamente, schifo.</p><p style="text-align: justify;">E se non &#232; il ribrezzo a dominare le interazioni che avete con loro, sar&#224; la feticizzazione. Perch&#233; o vi fanno venire da vomitare oppure le trasformate in un feticcio sessuale con cui scopare almeno una volta nella vita. Nessuno dei due casi rientra, comunque, nella neutralit&#224;.</p><ul><li><p style="text-align: justify;"><strong>Grassa, ovvero non in salute</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;">Grassa, ovvero colei a cui pur di non dirle che &#232; semplicemente un tipo di donna che intimorisce, viene detto che &#232; pigra, che non si ama abbastanza, che non &#232; in salute.</p><p style="text-align: justify;">Sarebbe cos&#236; semplice: &#8220;Amica, sei gigante, c&#8217;hai una fessa che pesa otto chili, mi spaventi un sacco&#8221;. Di base, le vorremmo piccole perch&#233; i corpi di donne che non possiamo gestire, ovvero quelli grossi, ci fanno sentire come se dovessimo guardarci le spalle, come se potessero essere contagiose, come se potessero dare il via a un&#8217;epidemia di donne giganti e quindi, per evitare il danno, vanno ridimensionate.</p><p style="text-align: justify;">Attraverso un esercizio di retorica chiamato &#8220;<em>body-policing</em>&#8221; che, attraverso l&#8217;appello alla norma sociale INVENTA i motivi per cui le donne dovrebbero essere piccoline, queste vengono emotivamente plasmate affinch&#233; rientrino nei canoni.</p><p style="text-align: justify;">Oh, come mi diverto quando mi trovo a dover confutare la retorica secondo cui le donne grasse vi fanno schifo perch&#233; non sono in salute. &#8220;Non voglio vicino a me una donna pigra che non tiene alla sua vita&#8221;, eccetera.</p><p style="text-align: justify;">IL BRO HA APPENA SMESSO DI FUMARE UNA SIGARETTA E BERE ALCOL MENTRE AFFERMA LE SUE STRONZATE. Quale migliore evidenza di questa per dimostrare che non &#232; una questione di salute, ma un bisogno viscerale che avete di volerle piccole?</p><p style="text-align: justify;">Se Giantopino avesse a cuore la salute di tutte le persone, direbbe al suo guru milionario che gli vende i corsi sul marketing di smettere di fumare e di bere alcolici. Direbbe la stessa cosa a ogni persona che fuma e a ogni persona che beve. Guarderebbe male ogni persona che fuma e ogni persona che beve, mentre passa per strada o mentre sta seduta al tavolino di un bar. Direbbe a quelle persone &#8220;state attente che potete morire, &#232; rischioso&#8221;. Allora, la salute non &#232; il punto, converrete con me, vero?</p><p style="text-align: justify;">E se la salute non &#232; il punto, qual &#232; in realt&#224;?</p><p style="text-align: justify;">Che le donne grasse, per il solo fatto di esistere, sono una minaccia al canone della donna piccolina.</p><ul><li><p style="text-align: justify;"><strong>Muscolosa, ovvero come un maschio</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;">Siccome essere grassofobici per voi non &#232; sufficiente, aggiungiamo alla pozione magica anche un pizzico di transfobia (aggiungere urlo di pavone, perch&#233; le imprecazioni le ho finite). Se alle donne grasse dite che dovrebbero dimagrire perch&#233; non sono in salute, cosa dite a quelle muscolose? Che dovrebbero darsi a sport meno tassanti perch&#233;, altrimenti, finiranno per essere troppo mascoline e col perdere la loro femminilit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Notate anche voi la transfobia implicita nel dire che i corpi delle donne sono solo corpi piccoli, minuti e rigorosamente femminili, nell&#8217;estetica, ma soprattutto nelle coordinate altezza-peso, vero?</p><p style="text-align: justify;">Ecco, appunto, mannaggia a voi.</p><p style="text-align: justify;">Ho dovuto dire di leggere un libro di anatomia di terza media a un uomo che, dopo aver visto un video di me che provavo a fare le trazioni e che avevo messo su una quantit&#224; di muscoli sovrumani, aumentando, chiaramente, il mio volume corporeo, mi fa: &#8220;Non sei molto coerente come femminista. I muscoli sono un retaggio maschilista e misogino&#8221;.</p><p style="text-align: justify;">AMORE. BAMBINO. CUCCIOLO. Ma cosa significa? I muscoli sono tessuti che hanno la capacit&#224; di contrarsi e rilassarsi per permettere il movimento e si trovano in, letteralmente, ogni singolo corpo umano. Allenarli e renderli forti come pu&#242; essere una cosa maschilista e misogina, invece che semplicemente neutra?</p><p style="text-align: justify;">Maschilista e misogina &#232; l&#8217;esclusivit&#224; maschile in cui si &#232; inserita la potenza fisica. Le donne hanno paura di mettere su troppi chili o troppi muscoli, non c&#8217;&#232; davvero scampo. Si oscilla fra questi due grandi terrori, per tutta la vita, ammalandosi, smettendo di mangiare e rischiando di morirci.</p><p style="text-align: justify;">Io vi vorrei chiedere, mie care amiche: riuscite a caricare una cassa d&#8217;acqua sulle spalle senza sentire che vi sta per venire un infarto? Non &#232; obbligatorio, ma io vi consiglio caldamente di imparare. Questo accrescer&#224; la vostra autostima e la vostra forza. Dovete muovervi, esistere negli spazi e vedere le cose folli che potete fare con i vostri corpi (rispettando i vostri tempi e le vostre possibilit&#224;, &#232; chiaro).</p><p style="text-align: justify;">In una societ&#224; in cui siamo state create per stare ferme, con le gambe aperte, &#232; importante che siate delle fottute trottole. Non in un senso capitalista, ma in un senso esperienziale. Mettete alla prova voi stesse e la vostra potenza, smettete di considerarvi piccole o deboli.</p><p style="text-align: justify;">Se mai doveste passare da una palestra, poi, io sar&#242; quella che fa le sue serie alla Lat Machine con le ascelle pelose e sudate. Non per fare l&#8217;alternativa, ma per creare rappresentazione. Mi fa sentire bene quando mi vedete e mi guardate, col dubbio se provare vergogna per me o invidia. Amo profondamente quando nessuna delle due emozioni ha la meglio e vince, invece, il senso di esserci sentite pi&#249; libere un po&#8217; tutte quando una di noi riesce a esibirsi come noi avremmo paura di fare.</p><p style="text-align: justify;">Esercitatevi a essere minacciose rompendo il topos della &#8220;piccolina&#8221;.</p><p style="text-align: justify;">Muovetevi non per essere belle, ma per essere forti: &#232; questo il concetto che vorrei imprimere nelle vostre menti. FESSE PESANTI OK, MA..... se un uomo provasse a prenderti per le braccia, ti si lussano o sei forte abbastanza per servigli una gomitata, amica mia? Riesci a dargli del filo da torcere? S&#236; o no?</p><p style="text-align: justify;">Gli uomini Giantopini ti vogliono piccola affinch&#233; la risposta a questa domanda sia sempre e per sempre un vigoroso no.</p><ul><li><p style="text-align: justify;"><strong>Celebrare l&#8217;enormit&#224;</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;">La grandezza &#232; tua amica. Celebra la tua enormit&#224;, condividila e vanne fiera. Guardala, inizia a rivalutarla. Non riservarle le peggiori parole che conosci. Non esisti per essere appetibile, non esisti per essere la moglie di un uomo, non esisti per dannarti la vita finch&#233; non entri nel pantaloncino di un&#8217;adolescente. Abbi rispetto per te stessa con un affetto genuino. Non voglio colpevolizzarti. Mentre ti dico queste cose, so che passer&#242; molti altri giorni della mia vita a preoccuparmi di essere &#8220;grossa&#8221;, &#8220;gonfia&#8221;, &#8220;acquosa&#8221;. Dentro di me esiste una bambina a cui non &#232; mai stato spiegato che il corpo &#232; importante per ci&#242; che ci permette di fare, non per ci&#242; che ci permette di attrarre. Per non demonizzare i corpi di tutte le donne che esercitano al loro grossezza bisogna iniziare a guardarsi allo specchio e dirsi &#8220;Sei gigante&#8221;, ma con tono di ammirazione. Okay, lo rifaccio, che non mi &#232; uscito abbastanza convincente. &#8220;SEI UNA DEA GIGANTE BABY&#8221;.</p><p style="text-align: justify;">Abbiamo bisogno di ego femminili spropositati.</p><p style="text-align: justify;">Il percorso &#232; colmo di insicurezze ma, nel frattempo, possiamo essere gentili con noi stesse oppure odiarci come delle cretine. Sul fatto che gli altri ci odieranno, anche solo per il fatto di essere donne, a prescindere dalla grossezza, non ci sono dubbi. Perlomeno, dovremmo avere la decenza di non rientrare in questo specifico gruppo di persone.</p><p style="text-align: justify;">Le donne grosse vi faranno il culo, mie care persone. Lo faranno a tutto il sistema mondiale criminale di uomini grossi a parole, nelle mani, nelle folli e sanguinarie ambizioni e negli abusi, ma cos&#236; piccoli nella decenza umana e, forse, data la crisi del loro stesso ego, pure nelle dimensioni.</p><p style="text-align: justify;">In un mondo di uomini che vi vogliono sottili, voi dovete celebrare la vostra enormit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Lo so, sembra incredibilmente romantico ma, per una volta, permettetemi di non buttarla in caciara: siate grosse, enormi, mastodontiche. Come vi pare. Ma siatelo.</p><p style="text-align: justify;">(Questo &#232; INUTILI RIBELLI. Non una newsletter, ma il posto in cui soggetti ribelli si pongono domande inutili, e viceversa. Le domande che ogni mese ci porremo insieme saranno sempre gratuite, per scelta politica. Contribuire con un caff&#232;, significa permettermi di continuare a ripudiare i sistemi di potere mediatici di questo Paese, come giornalismo, tv e radio, facendo di testa mia. Alla prossima, gente! <a href="https://ko-fi.com/valeriafonte">https://ko-fi.com/valeriafonte</a> )</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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La genesi. L&#8217;inizio dell&#8217;inizio. L&#8217;uscita dalla caverna<strong>: se fare sesso gratis con gli uomini diventasse illegale?</strong></p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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Il piacere non ha mai superato lo sbattimento di ovaie, in quel futuro l&#236;, cos&#236;, le donne hanno semplicemente iniziato a guadagnare da un lavoro che altrimenti sarebbe stato un grande spreco di tempo e di energie: procurare piacere ai maschi.</p><p style="text-align: justify;">Cuc&#249; brutte e belle stronze, &#232; sempre un piacere risvegliare la misandria che &#232; in voi!</p><p style="text-align: justify;">Cominciamo?</p><p style="text-align: justify;">Quante donne, prima di fare sesso con un uomo, danno inizio a un iter preparatorio che le fa entrare in un loop di ansia da prestazione?</p><p style="text-align: justify;">Ceretta.</p><p style="text-align: justify;">Mutande giuste.</p><p style="text-align: justify;">Odore giusto.</p><p style="text-align: justify;">Pelle incremata.</p><p style="text-align: justify;">Piega ai capelli.</p><p style="text-align: justify;">E trallalero trallal&#224;. Ma che sta succedendo, qui? Cos&#8217;&#232; sta roba? Quanti anni ho sprecato appresso a questo schifo? E soprattutto: ne valeva la pena? L&#8217;iper-controllo del mio corpo ha aumentato il mio godimento in sede di prestazione sessuale? So che conoscete la risposta, dai. Quindi, in cosa risiede l&#8217;utilit&#224; di questo rituale infinito? Il piacere, di certo. Ma non il nostro. Piuttosto, quello del partner sessuale uomo che, mentre ci scarta come fossimo una caramella, si aspetta l&#8217;estetica di una pornoattrice levigata da oli e luci. Amore bello, cucciolino, mi dispiace che la tua realt&#224; si sia modellata sull&#8217;idea di corpi di donne che esistono solo se artefatti, ma che ne dici se intanto fai i conti anche con i corpi cos&#236; come sono? Pelosi, mestruati, odorosi, forse ruvidi. Amiche mie, vi prego, smettete oggi stesso di stressarvi cos&#236; tanto. Soprattutto, se questo stress non porta a nessun traguardo significativo per i vostri orgasmi.</p><p style="text-align: justify;">Capite l&#8217;incredibile contraddizione? Lo vedete il lavoro gratuito? Qui non parliamo di altruismo. Sono altruista se so che ti piacciono le mutandine nere e indosser&#242; un paio di mutandine nere prima che tu me le tolga. Cambiare la stessa fisiologia del mio corpo per un uomo non rientra nell&#8217;altruismo. Rientra nella rottura di cazzo.</p><p style="text-align: justify;">Questo &#232; stress.</p><p style="text-align: justify;">Non amore.</p><p style="text-align: justify;">Non godimento.</p><p style="text-align: justify;">&#200; prendere il proprio tempo, farci le palline di carta e scaricarlo dentro a un cesso.</p><p style="text-align: justify;">Perdonatemi se non vi dir&#242; queste cose con la dolcezza e la pazienza che, quasi mai, mi caratterizzano. Mi serve che vi sentiate un po&#8217; percosse, in questo momento. Non perch&#233; io non sia stata per anni interminabili ci&#242; su cui sto sputando adesso, non perch&#233; non lo sar&#242; mai pi&#249;, ma perch&#233; ogni volta che lo stress dei riti preparatori sessuali busser&#224; alla mia porta, io voglio che una parte di me sia abbastanza lucida per guidarmi verso le scelte pi&#249; sane per me.</p><p style="text-align: justify;">Di certo, fra queste scelte, non rientra spalmarmi la crema al lampone vicino alle grandi labbra in modo che la mia fessa sappia di frutti rossi. (Inserire imprecazione).</p><ul><li><p><em><strong>Sexual self-monitoring</strong></em><strong>: perch&#233; non &#232; solo tempo perso, ma rinuncia al piacere</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;">Forse vi sembrer&#224; che prepararsi al sesso con un uomo non sia poi cos&#236; grave: tempo perso e stress, abbiamo detto. Ogni tanto possiamo accettarlo, no? E se non fosse cos&#236;? Se ci fosse un tacito patto con il <em><strong>sexual self-monitoring</strong></em> e con l&#8217;eventualit&#224; quasi certa di rinunciare al lasciarsi andare davvero?</p><p style="text-align: justify;">Ordunque, partiamo dallo spiegare cos&#8217;&#232;. Il <em>sexual self-monitoring</em> &#232;, pi&#249; semplicemente, la tendenza a prepararsi, osservarsi e poi valutarsi continuamente prima, durante e dopo un&#8217;interazione sessuale, come se avessimo una telecamera nella testa che punta esattamente sul nostro corpo e sui nostri gesti. I sottotitoli sono i seguenti: sembro abbastanza sexy? Sto muovendo bene le mie mani, la mia bocca, il mio corpo? Gli sto piacendo abbastanza? Sto performando bene? La nostra attenzione si divide su due fronti: l&#8217;esperienza interna, quindi il pensiero ossessivo che gira intorno alle nostre interminabili domande, e l&#8217;esperienza dell&#8217;osservazione esterna di s&#233;. Non stiamo davvero vivendo il qui e ora, stiamo guardando noi stesse vivere quell&#8217;esperienza. E la differenza &#232; chiara: non ci siamo davvero. Siamo frammentate e frastornate da troppe cose in contemporanea per rilassarci. A catena, ecco cosa accade: meno piacere, ansia prestazionale, difficolt&#224; a raggiungere eccitazione o orgasmi, dipendenza dal <em>feedback</em> dell&#8217;altro, sensazione di recitare invece di partecipare davvero. Lo so, mi direte che anche gli uomini vivono questo tipo di dinamica e che potrebbero uscirsene fuori col compulsivo &#8220;sei venuta&#8221;?</p><p style="text-align: justify;">E noi, zitte zitte, non sappiamo esattamente cosa dire, perch&#233; i tempi e la domanda sono sbagliati. Il momento per chiedere e coordinarsi con l&#8217;altro &#232; preferibilmente il durante, non il dopo. Ma, una volta che l&#8217;amplesso &#232; concluso e ti chiedono se sei venuta, qualche volta scegli di dire di s&#236; per finta, vero? Hai paura di rompere la vulnerabilit&#224; post-coitale di quell&#8217;uomo, ho ragione?</p><p style="text-align: justify;"><strong>Tuttavia, non &#232; esattamente sulla sua vulnerabilit&#224; che andremmo a infierire, quanto sulla convinzione che il piacere che noi diamo agli uomini sia lo stesso che gli uomini danno a noi.</strong></p><p style="text-align: justify;">Questo &#232;, infatti, falso. Io voglio che lo sappiano. Voglio che ne prendano atto. Che si sentano fortunati ogni volta che una donna vuole fare sesso insieme a loro. Che capiscano quanto sono privilegiati, baciati in fronte e graziati.</p><p style="text-align: justify;">Qual &#232; la morale? Ci preoccupiamo cos&#236; tanto di procurare piacere agli uomini che ci dimentichiamo di insegnare loro come procurare il nostro. Perch&#233; sicuramente loro non hanno idea di dove mettere le mani, ma noi non sappiamo proprio come prenderci lo spazio dell&#8217;affermazione di noi, di cosa ci piace, di come ci piace, di quali siano i punti giusti per venire e per sentirci viste e appagate. E se gli facessimo perdere troppo tempo? E se gli fa male la mascella? E se il mio sapore non &#232; buono? E se, se, se, SE. SE non ce ne fregasse assolutamente niente di queste domande? Se ci sforzassimo di boicottarle ogni volta che arrivano nella nostra testa? E se fossimo noi ad avere l&#8217;impressione di star perdendo del tempo? E se la mascella (o la gola) facesse male a noi? E se il suo sapore sapesse di piscio e carta igienica? Per favore, un pochino di verit&#224;. Ve ne prego. Prima di preoccuparvi dell&#8217;efficacia della crema intima al lampone, preoccupatevi se l&#8217;uomo con cui state andando a letto ha sacrificato anche solo cinque minuti, cinque, per pulirsi o rendersi presentabile, dopo che avete speso LE ORE e I SOLDI per risultare impeccabili.</p><p style="text-align: justify;">Non ne vale la pena.</p><p style="text-align: justify;">Gli uomini, in fin dei conti, non meritano le vostre prestazioni sessuali, la vostra bellezza, il vostro profumo, la vostra cura, il vostro personale-temporale-spaziale investimento di energie, e ve lo posso dimostrare.</p><ul><li><p><strong>Brave bambine: &#8220;</strong><em><strong>people-pleasing</strong></em><strong>&#8221; da camera da letto</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;">Good girl.</p><p style="text-align: justify;">Se senti ripetere queste parole ti senti male? Bene, ho un&#8217;incredibile notizia per te: puoi provare piacere genuino in riferimento alle cose.</p><p style="text-align: justify;">Che c&#8217;&#232;, vuoi essere tu a chiamarlo good boy? Bene uguale. Ulteriore ottima notizia per te: sei capace di formulare desideri. Puoi essere una good girl finendola di fare la good girl. Mettici di mezzo la finzione. Incarna un ruolo concordato insieme al tuo partner MA, TI PREGO, non essere davvero una brava bambina. Chi &#232; <em>people-pleaser</em>, infatti, tende a voler &#8220;piacere alle persone&#8221; o &#8220;compiacere le persone&#8221;, anche sacrificando le sue stesse volont&#224;. Il mio presupposto?</p><p style="text-align: justify;">Brucia la brava bambina.</p><p style="text-align: justify;">Cio&#232;, amica, che cazzo stai facendo? Non solo ti preoccupi di essere bella attraverso infiniti riti preparatori, ma ti vuoi anche condannare a essere brava se non, addirittura, &#8220;perfetta&#8221;? Cos&#236; come devi smettere di sacrificare la tua salute mentale per fare un <em>check</em> completo al tuo corpo, devi smettere di impegnarti per essere l&#8217;esperienza sessuale migliore del tuo prossimo partner sessuale. Lo so, essere incredibili aumenta la nostra autostima. Sentirsi dire: &#8220;questa roba non me l&#8217;aveva mai fatta nessuno&#8221; ci fa sentire delle regine. So anche che rendere l&#8217;altro estasiato fa parte della produzione del nostro personale piacere.</p><p style="text-align: justify;">Eppure. Dovremmo fare di questo il nostro principale tarlo?</p><p style="text-align: justify;">Ora, io non voglio autodeterminarti e dirti cosa &#232; giusto o cosa &#232; vagamente errato, ma posso assicurarti che preoccuparsi di essere bravissime a letto per dare piacere agli uomini &#232; un errore in ogni caso perch&#233;, in tutti i casi, comunque, quel ben di dio accompagnato da quella formidabile cura non li meriterebbero.</p><ul><li><p><strong>Tutti i casi in cui gli uomini non meritano la migliore versione sessuale di te</strong></p></li></ul><p>Caso uno: non lo conosci e lo incontri in una serata a cui nemmeno volevi andare. Pensi: perch&#233; no? &#200; cos&#236; attraente. Diamogliela. Vai baby, sono con te. Dalla! Ma... MA, non preoccuparti di doverla dare &#8220;bene&#8221;. Profumer&#242; abbastanza? Ho le giuste mutandine? Dovrei fargli una fellatio? Come posso rendermi indimenticabile nella sua memoria? Cosa posso fargli che mai nessuna prima gli avr&#224; fatto? Punta dritta della lingua sul lobo dell&#8217;orecchio sinistro? Soffio delicato sui genitali prima di diventare una macchina da orgasmi disumana? Boh, di skills incredibili ne esistono cos&#236; tante, provale, sperimentale, chi ti dice che non devi? &#200; un piacere fare esperienza sessuale. &#200; un piacere darla. &#200; un piacere iniziare a dare alla fessa meno peso di quello che, effettivamente, non ha mai avuto. Ma cos&#236; come le diamo meno peso a livello concettuale, deve esserle dato meno peso pure a livello prestazionale, quindi: <strong>dalla mediocremente</strong>.</p><p>Che vuol dire?</p><p>Se la dai facilmente, ma ti preoccupi troppo di avercela nella sua forma migliore e di usarla in modo impeccabile, cercando chiss&#224; quale incredibile approvazione del maschio di turno, il tuo destino &#232; segnato: infatti, pi&#249; la dai in questo modo, pi&#249; riti di preparazione dovrai compiere, pi&#249; sarai estenuata, pi&#249; diventer&#224; un vero e proprio lavoro, fatto di tempistiche, cicli preparatori, check finali. Dov&#8217;&#232; il godimento? Non dovrebbe bastare lavarsela? Non voglio dire che devi puzzare di morte. Ma se anche fosse? Se anche tu ti prendessi la libert&#224; di puzzare di morte, per una sola volta nella tua vita, senza pensare a odori-sapori-consistenze giuste? Che succede? Il tizio con i pezzi di carta igienica nelle mutande mezzo brillo si offende? Per cortesia. Ho visto (e odorato) cose che voi umani non potete nemmeno formulare con le idee, figuratevi con l&#8217;immaginazione.</p><p>Sollevati dall&#8217;obbligo di essere &#8220;perfetta&#8221; per questo sconosciuto, te ne prego. Chill. Respira. Goditela. Smettila di fare quella che &#232; brava e inizia a fare quella che vuole godere anche senza dare per forza indietro il piacere. Sei l&#236; per prendere, ragazza, prima ancora di dare. Questo &#232; il cambio di prospettiva che deve fare la tua testolina. <strong>Poni fine all&#8217;era della brava bambina procura-orgasmi e infilati a gamba tesa nell&#8217;era della dea che li pretende. D&#8217;altronde, &#232; facile essere preparate quando per tutta la vita ci hanno insegnato come fare godere i maschi. Puoi concederti di sfoderare il tuo minimo, senza stressarti, perch&#233; sar&#224; gi&#224; pi&#249; di qualsiasi &#8220;minimo prestazionale sessuale&#8221; che un uomo potr&#224; mai offrirti.</strong></p><p>Caso due: &#232; la tua situationship. Mi dirai: essere una buona scopata equivale a essere un bel ricordo, a creare un bel legame, una dolce intimit&#224; e, forse, si fa lo scatto decisivo verso l&#8217;amore, a &#8216;na certa. Il tuo uomo-situationship ti fa venire? Bene, in questo caso posso accettare uno sforzo equo per creare una dinamica di reciprocit&#224;, ma se non ti fa venire preoccupandosi in modo degno del tuo piacere, amica mia, dove stai andando di preciso se non verso un grande palo? <strong>Lavoro di cura gratuito</strong>, questa &#232; la nomenclatura esatta.</p><p>Caso tre: &#232; il tuo partner fisso. Ti chiede cosa ti piace? Indaga su quali movimenti preferisci? Fa domande sulle giuste inclinazioni, sui tempi, sulle pressioni delle dita o della lingua? Si interessa di cosa ti &#232; fastidioso e di cosa, invece, ti accende? Se s&#236;, goditela, sorella. Vai e gioisci. Se cos&#236; non &#232;, perch&#233; tu devi sforzarti di essere brava a letto, fantasiosa, liscia, profumata, divertente, appagante, sexy, provocante, misteriosa e pure abbastanza lubrificata? Conserva il tuo tempo per altre cose.</p><p><strong>Il sesso non fa le relazioni, siamo d&#8217;accordo.</strong></p><p><strong>Ma il modo in cui lo fai, dice esattamente tutto di come sei.</strong></p><p>Gli uomini scettici, mentre leggono, potrebbero tentare di dirmi che loro fanno gi&#224; tutto questo e che io sono la Salvini del femminismo, cit. Che alimento odio. Che faccio le mie battutone sparandola grossa per creare dibattito. Ma se, semplicemente, avessi ragione e trovassi nella via della sincerit&#224; un pochino di dignit&#224; umana, per me e per voi? Possiamo valutare l&#8217;idea che le donne siano brave praticamente a prescindere perch&#233; sono culturalmente forgiate per creare piacere ai maschi? Il bel casino &#232; che, nonostante questo, siamo comunque ossessionate dai perfezionamenti. Al contrario, nessun uomo subisce propaganda di massa vagino-centrica. Nessuno insegna davvero agli uomini che anatomia e piacere femminili sono una priorit&#224;. Quindi sono loro che devono studiare, chiedere, indagare, conversare, per raggiungere una soglia di &#8220;bravura&#8221; che le donne hanno a prescindere, viceversa, nei confronti dei peni.</p><p>Vorrei dire che &#232; solo un problema maschile. Ma la verit&#224; &#232; che questa societ&#224; non insegna a perseguire i propri orgasmi nemmeno alle stesse donne. Tutte le prime volte in cui ho avuto a che fare sessualmente con le mie simili ero cos&#236; impreparata, mi sentivo cos&#236; insicura e totalmente analfabeta, sessualmente parlando. Non avevo gli strumenti. Non sapevo, nonostante io avessi una fessa pesante come la loro esattamente sotto le mie mutande. Il punto, nonch&#233; la grande differenza? Io so chiedere, io so imparare, io so indagare. Come tutte le donne e come tutte le donne che fanno l&#8217;amore con le donne.</p><p>Quindi, cos&#236; pare: il grande scarto rimane la diffusa incapacit&#224; maschile di pensarsi, semplicemente, impreparati. Passano la vita intera a preoccuparsi delle dimensioni e della durata dei loro amplessi, ma non perch&#233; vorrebbero che le donne con cui vanno a letto godano. Vogliono fare bella figura ed essere ricordati come dei tori infoiati. Questo &#232; deludente, perch&#233; la loro reputazione &#232; il centro di tutto. Un uomo che vuole apparire bravo lo fa per dare dignit&#224; al suo ego, una donna che vuole apparire pi&#249; brava di quanto non lo sia gi&#224;, lo fa per offrire la migliore versione di s&#233; al topogigio di turno. Le due cose non sono identiche. Anzi, a dirla tutta, sono opposte. Mentre i primi cercano spasmodicamente un modo per rendere funzionale il loro fallo e mai la loro comunicazione sessuale, le seconde boicottano la comunicazione sessuale di cui sono capaci per scendere a patti con un linguaggio fisico ed estetico standard, dove non si parla, ma si trapana o si viene trapanate. Il nome tecnico &#232; &#8220;<em><strong>sexual script</strong></em>&#8221;: copione sessuale. Una serie di aspettative, gesti e finali gi&#224; prefigurati nella testa di chi li sta per compiere: la grande bravura, eccola qua. Risiede tutta nella recitazione e nell&#8217;inscenare ci&#242; che il copione prevede.</p><p>Mie care amiche, datemi la gioia di smettere oggi stesso.</p><p>Smettere di performare.</p><p>Smettete di voler essere brave, a letto.</p><p>Siate furbe: non fidatevi neppure degli uomini che vi dicono che farebbero di tutto per farvi venire. Dopo dieci minuti, se non cinque, cercheranno di penetrarvi perch&#233; si sono stancati di leccarvela. Volete giocare con me, bimbi? So come siete fatti. Che coraggio. Volete provare a vedere se la mascella vi fa male con diciotto centimetri di arnese nelle fauci? Privilegiati, pigri e anche ingiusti. Fare sesso con gli uomini, in fin dei conti, is a spectrum: pu&#242; capitarti un fulminato pericoloso come Donald Trump, per finire col maschio mezzo-performativo, irritante come il primo. In ogni caso, la fessa non la meritano. Ho ragione?</p><p style="text-align: justify;">(Le domande che ogni mese ci porremo insieme saranno sempre gratuite, per scelta politica. Contribuire con un caff&#232;, significa permettermi di continuare a ripudiare i sistemi di potere mediatici di questo Paese, come giornalismo, tv e radio, facendo di testa mia. Questo &#232; INUTILI RIBELLI. Non una newsletter, ma il posto in cui soggetti ribelli si pongono domande inutili, e viceversa. Alla prossima, gente! <a href="https://ko-fi.com/valeriafonte">https://ko-fi.com/valeriafonte</a> )</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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Tuttavia, non possiamo affermare con la medesima tranquillit&#224; che tutte le categorie soggette alle regole politiche, civili e sociali siano &#8220;evolute&#8221; allo stesso modo.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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L&#8217;usura delle capacit&#224; emotive e intellettive delle donne &#232;, a questo punto, l&#8217;inevitabile conseguenza, ma andiamo per gradi.</p><p style="text-align: justify;"><strong>POSA QUELLA PIETRA</strong>, MIO CARO. POSALA. NON OSARE LANCIARLA, non ho intenzione di morire lapidata a ventisette anni. Piuttosto, lasciami spiegare. Appena hai finito di indignarti perch&#233; secondo il tuo acuto punto di vista io sarei sessista al contrario, datti la possibilit&#224; di valutare che le mie tesi possano avere una loro dimostrabile fondatezza, oltre la pi&#249; superficiale ironia.</p><p style="text-align: justify;">Fatti &#8216;na risata, ma pure &#8216;na lettura, insomma.</p><ul><li><p style="text-align: justify;"><strong>Gli uomini non nascono stupidi, ma ci diventano</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;">Per carit&#224;, teniamo da parte la biologia. Il genere &#232; un costrutto culturale, cos&#236; come l&#8217;idea di &#8220;uomo&#8221;. Ora, non fatemi fare le cretine specifiche. NON TUTTI GLI UOMINI SONO STUPIDI, VALERIA FONTE, COME OSI DIRLO?</p><p style="text-align: justify;">Ok, mi fa piacere che tu abbia un&#8217;ottima propensione per le scienze, che tu sappia progettare la costruzione di un palazzo o che tu abbia conseguito venti lauree in matematica e altre venti in medicina, ma la cultura non fa l&#8217;intelligenza. Empatia batte laurea, nella convivenza con gli altri esseri umani, mio caro. E se tu fossi pure vagamente empatico? Se tu fossi un ottimo comunicatore? Se tu avessi, per caso, fatto terapia? Non so cosa dire se non una roba come: okay, tutte le donne che conosco ci sono comunque arrivate prima. Non ho mai flexato l&#8217;essere una persona empatica, una buona comunicatrice o l&#8217;aver fatto terapia e credo che l&#8217;assenza di tale esigenza, in me, mi renda semplicemente una persona che vede, in queste dinamiche, dei semplici processi naturali per la propria crescita umana personale e non un motivo di validazione esterna, per ricevere un qualche tipo di applauso.</p><p style="text-align: justify;">Giovanni, Pietro, Giuseppe o Simone, il tuo background familiare e scolastico non pu&#242; salvarti dal fatto che questo mondo ti abbia cresciuto stupido. Non che non lo abbia fatto con tutte le persone, in generale, ma con gli uomini ha scelto di acuire la dose di imbecillit&#224;. Quindi, non ti arrabbiare con me che te lo faccio notare. Arrabbiati con le dinamiche culturali che ti hanno indotto a questo stato.</p><p style="text-align: justify;">Ebbene, quando hai troppi privilegi e vivi nell&#8217;agio che quei privilegi ti danno, ti interroghi meno sul mondo. Se gran parte delle cose che leggi, che guardi, che abiti ti rappresenta, usandoti come metro di misura, il cervello non va sotto pressione, non si imbatte nei problemi della scomodit&#224; e non cerca le soluzioni a tali problemi, dato che questi ultimi non esistono.</p><p style="text-align: justify;">Un uomo povero svilupper&#224; coscienza di classe perch&#233; &#232; povero: succede automaticamente? No. Ma &#232; di certo pi&#249; probabile che accada a un uomo povero rispetto a uno ricco, siamo d&#8217;accordo?</p><p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, una donna svilupper&#224; coscienza di genere perch&#233; &#232; donna. Un uomo non pu&#242; svilupparla? Non con la medesima facilit&#224; e mai cos&#236; profondamente.</p><p style="text-align: justify;">Vivere senza certi privilegi non rende automaticamente pi&#249; intelligenti, ma costringe il cervello a sviluppare strategie cognitive diverse: adattamento, <em>problem solving</em>, lettura delle situazioni sociali e formulazione di strategie efficaci. In psicologia si parlerebbe di maggiore &#8220;flessibilit&#224; cognitiva&#8221; legata all&#8217;esperienza e alla necessit&#224; di gestire ostacoli.</p><p style="text-align: justify;">Al contrario, mie care persone, avere molti privilegi non rende una persona &#8220;pi&#249; stupida&#8221;, ma pu&#242; ridurre l&#8217;esposizione a certe difficolt&#224; che allenano le capacit&#224; appena citate. Non &#232; una questione di intelligenza innata. Gli uomini non nascono stupidi, ma ci diventano quando le loro esperienze edulcorate e avvantaggiate modellano il modo in cui il loro cervello affronta il mondo.</p><ul><li><p style="text-align: justify;"><em><strong>Self-handicapping</strong></em><strong> e l&#8217;umiliazione del dover essere accessibili</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;">Ora, capite bene che un genitore che spiega a un bambino come mangiare col cucchiaio la sua pastina sia una pratica perfettamente comprensibile, giusto? Il bambino va istruito, guidato, curato, perch&#233; il genitore &#232; in una posizione di potere per et&#224;, per status, per conoscenza del mondo.</p><p style="text-align: justify;">Mi spiego, quindi, che un genitore si trovi costretto, in una scala valoriale, ad abbassare le sue capacit&#224; comunicative e di interazione per essere recepito dall&#8217;infante, che probabilmente &#232; in fase di lallazione e se gli dici &#8220;egregio bambino, puoi usufruire della posata adagiando il cibo sulla parte concava e indirizzandolo verso la cavit&#224; orale&#8221; probabilmente ti sputa in faccia. E la colpa non sarebbe sua, sarebbe tua, perch&#233; hai utilizzato una comunicazione inefficace. Allo stesso modo, in una dinamica alunno-insegnante, se l&#8217;insegnante usa un linguaggio troppo complesso, a tratti accademico, con uno studente di quindici anni, lo studente non capir&#224; e si sentir&#224; stupido, sviluppando senso di colpa e una totale sottostima delle sue capacit&#224;. Converrete con me che l&#8217;unica persona ad aver provocato questo insuccesso &#232;, perci&#242;, proprio l&#8217;insegnante.</p><p style="text-align: justify;">Ma che succederebbe se due persone di uguale rango sociale, con capacit&#224; cognitive e conoscenze culturali pressoch&#233; equiparabili vengono legate da un rapporto di esplicazione costante delle cose del mondo? Che succede se il gruppo delle donne, fra questa totale quantit&#224; di individui, vive la sua intera esistenza abbassando il proprio livello di competenza per risultare pi&#249; comprensibile? ORDUNQUE, succede che ti usuri.</p><p style="text-align: justify;"><strong>Questo fenomeno non si chiama &#8220;gentilezza&#8221;.</strong></p><p style="text-align: justify;"><strong>Non si chiama nemmeno &#8220;adattamento&#8221;.</strong></p><p style="text-align: justify;"><strong>E neppure &#8220;cordialit&#224;&#8221;.</strong></p><p style="text-align: justify;"><strong>Si chiama </strong><em><strong>self-handicapping</strong></em><strong>!</strong></p><p style="text-align: justify;">Di cosa parliamo? Di una strategia cognitiva usata da tutte le persone e che in italiano potremmo tradurre con auto-sabotaggio. Si indica, nel concreto, l&#8217;azione di &#8220;svantaggiarsi da soli/e&#8221; per avere un alibi in caso di fallimento o aumentare il merito in caso di successo Ora, nel caso delle donne, il self-handicapping assume una sfaccettatura tutta nuova di cui nessuno ha ancora parlato, ergo, tocca farlo alla sottoscritta.</p><p style="text-align: justify;">Quando una donna parla con un uomo parla in modo pi&#249; semplice, evita di correggere, minimizza i propri successi o le proprie competenze, usa l&#8217;autoironia per non sembrare arrogante, cerca di trovare giustificazioni alle mancanze conoscitive, dialogiche o empatiche dell&#8217;interlocutore uomo; per riassumere: si rende pi&#249; accessibile. Il che mi andrebbe incredibilmente a genio se dall&#8217;altra parte ci fosse un/a infante o un/a alunno/a ma, MIO DIO, se l&#8217;essere umano con cui sto interagendo &#232; un mio pari, capite bene che parlare la lingua della semplicit&#224; mi fa venire un esaurimento nervoso, s&#236;?</p><p style="text-align: justify;"><strong>Il fenomeno dell&#8217;accessibilit&#224; smisurata da parte delle donne nei confronti degli uomini &#232; un fenomeno che prende il nome di </strong><em><strong>dumbing down</strong></em><strong>, nonch&#233; &#8220;processo di abbassamento&#8221;.</strong></p><p style="text-align: justify;">Ora, immaginate una donna che per tutta la vita ha a che fare con un marito un poco misogino, che non si sforza di migliorare il migliorabile, a cui deve parlare come si parla a un bambino di sei anni. OGNI GIORNO. PER DECENNI. Volete dirmi che lei manterrebbe una lucidit&#224; tale da favorire il potenziamento della sua anima brillante? No. Decadimento cerebrale in vista, signori e signore.</p><p style="text-align: justify;">Sar&#224; pi&#249; cretina di come era dieci anni fa. E questo un poco lo dico io, un poco lo dicono certi studi. Non mi credete?</p><p style="text-align: justify;">Avete riposto le pietre, spero, perch&#233; a questo punto dovreste prendervela con il metodo scientifico e scagliarvi contro Galileo Galilei.</p><ul><li><p style="text-align: justify;"><em><strong>Mental load</strong></em><strong> e fatica cognitiva</strong></p></li></ul><p style="text-align: justify;">Nientedimeno che la sociologia ci spiega come, nell&#8217;interazione eterosessuale uomo-donna, la donna stia lavorando gratis (letteralmente, faticando) affinch&#233; possa auto-rimodellarsi e riproporsi al maschio nella sua versione non solo pi&#249; accessibile e pi&#249; comprensibile, come abbiamo gi&#224; esposto, ma anche pi&#249; disponibile. Il ruolo ancestrale di &#8220;fidanzata-moglie-mamma-nonna-zia-sorella maggiore-prof-tuttecose&#8221;, che fonda la sua pi&#249; incredibile originalit&#224; nel lavoro di cura nei confronti del prossimo, ha provocato uno stress acuto in donne che, per quanto lo combattano, sotto sotto, nel loro inconscio, nascondono gli strascichi della disponibilit&#224; al sacrificio!</p><p style="text-align: justify;">Non solo, la sfortunata deve pure dimostrarsi come vendibile. Come in un rapporto commerciale, c&#8217;&#232; chi vende e c&#8217;&#232; chi compra. Secoli di storia fottuto-patriarcale hanno raccontato gli uomini come gli acquirenti che scelgono e le donne come i prodotti che devono essere scelti; ebbene, come si &#232; tradotta questa dinamica nella nostra epoca contemporanea?</p><p style="text-align: justify;">Nella remissione ad accollarsi il lavoro mentale domestico, la pianificazione delle lavatrici, la pulizia dei pavimenti, la progettazione della spesa, il reminder del buttare la spazzatura, il dover strizzare per bene la spugnetta dopo aver lavato i piatti o il fare attenzione a non provocare un rave di formiche dimenticando molliche di cibo in giro per l&#8217;abitazione. Ma sapete qual &#232; la cosa pi&#249; incredibile? Che se lo chiedessimo a un uomo che vive esattamente nelle inadempienze appena sottolineate, lui sarebbe capace di dire che il lavoro di cura, in quella casa, &#232; equamente distribuito.</p><p style="text-align: justify;">Non lo farebbe per cattiveria.</p><p style="text-align: justify;">N&#233; perch&#233; &#232; stronzo.</p><p style="text-align: justify;">Ma perch&#233; <strong>ci&#242; che fa, nel concreto, &#232; gi&#224; pi&#249; di ci&#242; che la societ&#224;, negli anni, lo aveva abilitato a non fare.</strong> Si sente abbastanza perch&#233; fa pi&#249; del misero &#8220;niente&#8221;.</p><p style="text-align: justify;">E noi?</p><p style="text-align: justify;">Difficilmente riusciamo a comunicare questa totalizzante frustrazione, perch&#233; la socializzazione femminile premia la &#8220;piacevolezza&#8221;. Quindi, sii stupida, sorridi e dove non arriva lui, fallo tu!</p><ul><li><p style="text-align: justify;"><strong>Applaudire all&#8217;ovvio e </strong><em><strong>competence gap</strong></em></p></li></ul><p style="text-align: justify;">Gli uomini dicono di non sopportare n&#233; le puttanelle, n&#233; le galline, n&#233; le gatte morte, eccetera, eccetera. Loro vogliono le ragazze intelligenti. Uh, ok. Facciamo finta che abbiano ragione. Facciamo finta che esistano due gruppi: le gallinelle da una parte e le incredibili cime dall&#8217;altra.</p><p style="text-align: justify;">Fermo restando che le categorie di donne del primo gruppo sono semplificazioni misogine basate sulla paura della sessualit&#224; femminile e della sua sacrosanta frivolezza, di cui dovremmo riappropriarci prima di subito, mi tocca sottolineare un po&#8217; di fatti. I misogini e gli antifemministi le ripudiano, quelle donne l&#236;, fingendo di trovarle non all&#8217;altezza, e quando parlano con una donna del gruppo due, che li mette di fronte alla loro ignoranza, fanno i freschi e iniziano a volerla sfidare per dimostrare di essere superiori.</p><p style="text-align: justify;">LI STO COLPEVOLIZZANDO? Per dio, no. Non ce la faccio a reggermi un ulteriore &#8220;tu ci odi&#8221;. Li sto analizzando.</p><p style="text-align: justify;">Il gap di competenza che distingue le donne dagli uomini li fa sentire stupidi, seppur coperti dall&#8217;onnipotenza e, per la prima volta, li mette di fronte alla verit&#224;: se le donne avessero un briciolo di audacia maschile, il mondo sarebbe un parco con coniglietti e anatre felici, perch&#233; figlio delle aspettative di cervelli abituati a risolvere problemi complessi, disinnescando gli ostacoli di fronte al bene comune della quiete, e<strong> non il parco giochi di uomini che si tirano addosso le bombe come se stessero giocando con la cerbottana.</strong></p><p style="text-align: justify;">Non &#232; un segreto mistico che le donne si laureino pi&#249; degli uomini, che fatichino il triplo per raggiungere una posizione di valore garantita pi&#249; facilmente agli stessi. Non &#232; un segreto nemmeno che il dis-agio, per quanto questo sia ingiusto, crei menti abituate alle dinamiche complesse.</p><p style="text-align: justify;">La cosa amaramente divertente? Che la categoria &#8220;donne&#8221; &#232; ancora intrinsecamente convinta di poter avere una buona convivenza con gli uomini addomesticando se stessa.</p><p style="text-align: justify;">Sapete cosa &#232; successo quando tre individui, Leonardo Bursztyn, Thomas Fujiwara e Amanda Pallais hanno pensato &#8220;<strong>oh, ma ci proviamo a fare un esperimento per capire se le donne che devono interagire con uomini si dipingono come pi&#249; stupide?</strong>&#8221;</p><p style="text-align: justify;">COME MI DIVERTO, ci siamo, s&#236;? Ascoltate bene.</p><p style="text-align: justify;">Il pezzo che ne riporta le evidenze, intitolato <em>&#8220;Acting Wife: Marriage Market Incentives and Labor Market Investments&#8221;,</em>pubblicato nel 2017, dimostra che in un gruppo specifico di studenti e studentesse universitarie, di fronte a domande su salario desiderato, disponibilit&#224; a viaggiare e ore di lavoro considerate consone, si formulano risposte diverse a seconda che venga chiesto di firmarsi col proprio nome o in anonimo. Quando tutte le persone erano coperte da anonimato, le donne single riportavano una maggiore ambizione professionale rispetto a quando queste informazioni venivano associate ai loro nomi. Salari pi&#249; bassi e meno disponibilit&#224; a impegnarsi per la carriera erano alla base di tutte le testimonianze. In anonimato, invece, le loro risposte non differivano per niente da quelle degli uomini.</p><p style="text-align: justify;">Quando sapevano che sarebbero state guardate ed esposte al giudizio collettivo dei colleghi, hanno scelto la via della <strong>&#8220;STUPIDIFICAZIONE&#8221;</strong> totale: di s&#233; stesse, delle loro aspettative, del loro futuro. Le donne ambiziose non sono buone mogli e buone madri perch&#233; hanno a cuore il loro &#8220;io&#8221; prima del ruolo di genere, agli occhi di questa societ&#224; cos&#236; profondamente maschilista.</p><p style="text-align: justify;">Tutte, almeno una volta nella vita, abbiamo scelto di abbandonarci alle correnti e di applaudire all&#8217;ovvio: di sembrare pi&#249; stupide, battendo le mani mentre un uomo aveva espresso un concetto o un&#8217;idea a cui siamo arrivate tanto tempo fa. Il punto? Che a via di fare le prove, finiamo per diventare bravissime nel mantenere la menzogna, e la bugia si trasforma in verit&#224;, modulando il nostro cervello e rendendoci, semplicemente, pi&#249; idiote.</p><p style="text-align: justify;">Non siamo gentili se ci avviciniamo al livello percepito dell&#8217;interlocutore. O meglio, s&#236;, lo siamo. Ma solo verso di lui. Non verso di noi.</p><p style="text-align: justify;">E qua mi tocca fare una bella e gigante specifica: non datemi della classista.</p><p style="text-align: justify;">Non sto pensando alle donne come accademiche che non mettono al servizio degli uomini le loro conoscenze, figlie del privilegio, dei soldi o dello status sociale. Le donne non hanno strumenti in pi&#249; rispetto agli uomini che dovrebbero mettere al servizio della collettivit&#224;.</p><p style="text-align: justify;">Ne hanno, anzi, senza opportunit&#224; di asserire il contrario, di meno.</p><ul><li><p><strong>Stupida s&#236;, ma quando mi pare a me</strong></p></li></ul><p>Se la devo dire tutta, gradirei confessarmi.</p><p>Essere stupida mi piace da morire. Adoro fare la cretina, prendermi meno sul serio, ridere, giocare, correre, saltare sui cespugli. Praticamente, in me vive una creatura ibrida fra una cogliona e uno scoiattolo, non lo so.</p><p>Eppure, vorrei potermi dare la possibilit&#224; di essere stupida per scelta, non perch&#233; altrimenti la conversazione con &#8220;tizio X&#8221; non mi va avanti e non mi assume alcuna forma di interesse. Abbiamo oggettificato per tutto questo tempo le persone pi&#249; intelligenti sulla piazza, le abbiamo rese marionette del piacere di uomini misogini e antifemministi che si rivolgevano a loro come fosse un privilegio ricevere questa mega-alpha-giga attenzione maschile.</p><p>Parlavano con delle dee e le trattavano come suddite: sono fortunati che nessuna li abbia umiliati prima di questa epoca, perch&#233; tutto questo &#232; imbarazzante. Uno di loro ha osato dirmi, durante un date, che le donne si festeggiano tutti i giorni e che lui non crede alle ricorrenze nazionali, come quella dell&#8217;otto marzo. Nella mia testa &#232; sopraggiunto il seguente flusso di coscienza: il bro sta presupponendo che l&#8217;otto sia una festa, altrimenti, nella sua incredibile disamina del sistema, non avrebbe asserito che ci sono di mezzo i festeggiamenti; ergo, non conosce la natura dell&#8217;otto marzo e, ancora peggio, crea una discriminazione benevola secondo cui le donne dovrebbero essere &#8220;festeggiate&#8221; tutto l&#8217;anno come fossero delle partite di calcio, che ne so; ma soprattutto, pure fosse cos&#236;, pure tu c&#8217;avessi voglia di festeggiare le donne tutto l&#8217;anno, ma chi ci crede? Ma quando mai lo farai? Ma soprattutto: perch&#233; dovremmo voler essere festeggiate? Dateci i soldi, la stabilit&#224; economica, una vita bella e mai precaria, che i festeggiamenti ce li giostriamo noi ed eventualmente ci scegliamo anche la serata e la compagnia da portarci dietro. Eppure, il bro ha ricevuto da parte mia un semplice: ahahahahaha, dai, ci sta, &#232; un punto di vista.</p><p>Ho scelto di essere stupida e me ne sono pentita.</p><p>Eppure, anch&#8217;io penso che le ricorrenze nazionali siano, talvolta, una cagata. Il punto? Le mie motivazioni sono complementarmente diverse dalle sue. Mentre lui si innalza a paladino del sessismo benevolo, io mi innalzo a guerriera contro l&#8217;ipocrisia mondiale di un mondo che regala fiori alle donne mentre le massacra, per edulcorare la pugnalata.</p><p>Avrei dovuto comunicargli con tranquillit&#224; che cerco una preparazione al mondo differente e che per quanto certe cose vengano dette con nessuna esplicita intenzione cattiva, con nessun augurio di ferirmi, <strong>non posso farmi andare bene l&#8217;idea che tu, a certe ovviet&#224;, non ci sia ancora arrivato.</strong></p><p>La mia tristezza pi&#249; grande risiede proprio in questo: nella frustrazione di sapere che ci sono dei muri grossi, delle incomprensioni giganti, degli enormi vuoti, in cui se mi metto a faticare come una dannata per abbatterli, mi sentirei di essermi fatta una violenza.</p><p>Perch&#233; se vogliamo abbatterli, e dobbiamo, tocca che gli uomini inizino a sentire come le donne parlano fra loro: stupide perch&#233; lo scelgono, non perch&#233; devono. Skillate sotto moltissimi punti di vista, abituate a criticizzare tutte le attualit&#224; perch&#233;, per farti spazio in un ambiente, prima te lo devi inevitabilmente studiare, per capire dove sederti e, poi, per capire dove allargarti.</p><p><strong>Non &#232; che &#8220;siamo cresciute prima&#8221;, semplicemente siamo cresciute. </strong>Mi piacerebbe che ora lo facessero anche gli uomini a cui ho chiesto di riporre le pietre. Quelli che ci odiano, quelli che ci amano, quelli che ci vogliono, quelli che provano a capire.</p><p><strong>Affinch&#233; questo avvenga, abbiamo il dovere (e il piacere) di rinunciare all&#8217;accessibilit&#224;.</strong></p><p>Fate questo gioco, mie carissime e hot compagne: <strong>smettete di parlare agli uomini in modo pi&#249; semplice e iniziate a parlate loro come se steste parlando con una lesbica. </strong>Usate quell&#8217;intensit&#224; comunicativa e lasciate che, qualche volta, si sentano non all&#8217;altezza. Non sempre la comunicazione deve essere il fine ultimo. Qualche volta, vorrei che il fine ultimo fosse rendere quella comunicazione pi&#249; qualitativa, oltre che funzionale e, come quando vuoi far crescere i quadricipiti in palestra, devi alzare un poco il peso, altrimenti non succede.</p><p><strong>Perch&#233; dovremmo over-compromettere noi stesse al ribasso?</strong></p><p><strong>Perch&#233;, dall&#8217;altra parte, invece, non pu&#242; semplicemente esserci uno sforzo al rialzo?</strong></p><p>Quando, da persona non etero, parlo con donne che etero invece lo sono, mi dicono che si vergognano di provare attrazione per gli uomini (mentre lo affermano ridono, ma so che sotto sotto sono serie).</p><p>OVERCOMPROMESSI: li ho chiamati cos&#236;. In cosa si concretizzano? Nella vergogna di aver sacrificato dei pezzettini che ci mancano moltissimo.</p><p>Quando arriva qualcuno che ci piace, spesso, di fronte alle incompatibilit&#224;, negoziamo contro noi stesse e finiamo per adattarci. Non &#232; sbagliato trovare compromessi, ma il rischio, quando non ci si vuole abbastanza bene, &#232; di esagerare e iniziare a contrattare contro i propri bisogni profondi. Certo, noi possiamo pure aiutarli questi uomini a uscire dalla nube dell&#8217;ignoranza, se sono parte della nostra famiglia o se per loro proviamo una qualche forma di amore. Le persone migliorano. Il punto? Io non so se voglio pi&#249; essere l&#8217;educatrice delle persone di cui mi innamoro. Se mi &#232; concesso, vorrei essere solo una partner.</p><p>Ho per te, mia cara persona, una domanda inutile e ribelle che deve sostituire l&#8217;intramontabile &#8220;come posso aiutarlo a cambiare?&#8221;.</p><p><strong>&#8220;Se lui non cambiasse assolutamente nulla della sua struttura e fosse semplicemente ci&#242; che &#232; e non ci&#242; che io confido possa diventare, vorrei ancora starci insieme?&#8221;</strong></p><p style="text-align: justify;">(Le domande che ogni mese ci porremo insieme saranno sempre gratuite, per scelta politica. Contribuire con un caff&#232;, significa permettermi di continuare a ripudiare i sistemi di potere mediatici di questo Paese, come giornalismo, tv e radio, facendo di testa mia. Questo &#232; INUTILI RIBELLI. Non una newsletter, ma il posto in cui soggetti ribelli si pongono domande inutili, e viceversa. Alla prossima, gente! <a href="https://ko-fi.com/valeriafonte">https://ko-fi.com/valeriafonte</a> )</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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Brutta cosa (e lo diciamo mentre corriamo dietro all&#8217;impostazione relazionale che le produce).]]></description><link>https://valeriafonte.substack.com/p/per-disincentivare-la-violenza-di</link><guid isPermaLink="false">https://valeriafonte.substack.com/p/per-disincentivare-la-violenza-di</guid><dc:creator><![CDATA[Valeria Fonte]]></dc:creator><pubDate>Thu, 12 Feb 2026 15:13:05 GMT</pubDate><enclosure url="https://substackcdn.com/image/fetch/$s_!iRe0!,w_256,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2Fa0b0940e-6b64-4c14-8621-cc6e006dba3c_1282x1284.png" length="0" type="image/jpeg"/><content:encoded><![CDATA[<p>16 minuti di lettura</p><p>&#8220;Voglio un amore come quello delle favole&#8221;, okay, va bene. Ovvero un amore in cui lui...ti urla addosso? Ti bacia senza consenso? Ti rinchiude in una casa per badare al regno? Oh, dei dell&#8217;Olimpo, abbiate piet&#224; di me, che questo amore non mi trovi mai.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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Con la mia l&#8217;ho gi&#224; fatto e oggi, forse, romper&#242; pure la vostra.</p><p><strong>Bene, parto dal punto zero: la violenza di genere non piace a tutte le persone, ma in quel &#8220;tutte&#8221; sopravvivono due fazioni. Le persone a cui non piace davvero, e quelle che dicono di non gradirla ma la praticano chiamandola &#8220;sfogo di rabbia momentaneo&#8221;.</strong></p><p><strong>Ora, mentre il secondo gruppo sembrerebbe, apparentemente, quello pi&#249; incoerente, le cose non stanno propriamente cos&#236;.</strong></p><p>Infatti, questa seconda fazione pecca di un&#8217;incoerenza blanda: la violenza contro le donne mi fa cacare, ma ogni tanto un pugno in piena faccia mi scappa, che vuoi che sia?</p><p>La prima fazione, invece, vive nell&#8217;incoerenza pi&#249; totale, pi&#249; viscerale, pi&#249; radicata. Agisce ogni giorno contro quella violenza: la stigmatizza, la ripudia, la condanna. Indignazione, poi rabbia, poi attivit&#224; concreta di piazza o assembleare per dire quanto la violenza di genere faccia schifo. Tutto incredibilmente ragguardevole. Ma eccolo qua il <em>click </em>dell&#8217;incoerenza: mentre si agisce in questo modo, si ricerca, contemporaneamente, il vero amore, la met&#224;, il principe azzurro o la principessa da salvare, il &#8220;finch&#233; morte non ci separi&#8221;, la protezione, l&#8217;impostazione monogama; per riassumere: la persona giusta, quella per la vita.</p><p>Abbiate piet&#224; di me. Non voglio colpevolizzarvi, lo prometto. Voglio solo mettervi di fronte allo specchio come ho fatto con me stessa. Non &#232; stato sempre piacevole, per quanto mi riguarda, fare i conti con ci&#242; che sto per dire e per questo vi chiedo scusa: <strong>forse queste considerazioni vi rovineranno la giornata, ma vi salveranno la vita.</strong></p><ul><li><p><strong>Le farfalle nello stomaco sono, in realt&#224;, vermi affamati</strong></p></li></ul><p>Come inizia questo cammino verso il patibolo delle dinamiche relazionali abusanti? Con le farfalle nello stomaco. Ci hanno detto (film, libri, immaginari comuni) che il &#8220;vero&#8221; amore nasce cos&#236;: ti devi sentire un principio di vomito nella bocca e lo stomaco in subbuglio. Ora, per quanto l&#8217;adrenalina da innamoramento sia fisiologica, siamo sicuri/e che quelle &#8220;farfalle nello stomaco&#8221; che cos&#236; tanto ricerchiamo, non siano, in realt&#224;, le sensazioni disfunzionali di allarme che si attivano in noi quando qualcosa ci agita particolarmente? Crescendo in una societ&#224; che ha normalizzato &#8220;l&#8217;amore agitato&#8221;, ovvero quello che ti deve far &#8220;sentire sotto un treno&#8221;, quando non sentiamo quella fitta allo stomaco allora cataloghiamo quell&#8217;amore (in potenza) come &#8220;non abbastanza intenso&#8221;. Tranquillit&#224; e calma non sono auspicabili, perch&#233; semplicemente non rientrano nella convinzione comune che <strong>l&#8217;amore bello sia litigarello.</strong></p><p>Ma voglio aggiungere un altro tassello: quando sentiamo &#8220;le farfalle nello stomaco&#8221;, proviamo a farci una domanda. Ne basta davvero una. Chiediamoci se ci sentiremmo a nostro agio nel comunicare le nostre paure, le nostre ansie, le nostre belle e cattive sensazioni all&#8217;altra persona. Se la risposta &#232; negativa, non stiamo cercando amore, ma validazione, nonch&#233; sentire che qualcuno ci accarezza la testa e ci dice che siamo abbastanza: e <strong>da chi cerchiamo un tale trattamento se non proprio da chi non ce lo darebbe mai? Sentirsi validati/e, infatti, non &#232; altro che un sistema domanda-offerta dove continua a esistere solo la domanda</strong>. Si rimane incastrati/e in questo loop disfunzionale in cui non abbiamo il coraggio di dirci che l&#8217;offerta non arriver&#224; mai, non dalla persona a cui la stiamo chiedendo.</p><p>Quelle, quindi, mie persone, non sono farfalle. <strong>Sono vermi. Vermi affamati. </strong>Terreno fertile per impostazioni relazionali disfunzionali: <strong>&#232; qui che inizia la violenza di genere. Non nelle percosse, ma nella paura di rivelarsi all&#8217;altro, nel bisogno di dare a lui/lei la versione modellata di noi, con la speranza che cos&#236; potrebbe amarci un pochino di pi&#249;, inseguendo il mito &#8220;dell&#8217;amore litigarello&#8221; che nient&#8217;altro &#232; che incompatibilit&#224;.</strong></p><ul><li><p><strong>Monogamia: scelta o imposizione?</strong></p></li></ul><p>Se qualcuno dovesse chiedermelo, io direi che in un mondo ideale non esisterebbe la monogamia come patto esclusivo, ma come scelta potenziale.</p><p>Mi spiego meglio: la monogamia ha una peculiarit&#224; precisa, ovvero il patto esclusivo forzato. Se ti fidanzi, &#232; cos&#236;. Non ci sono altri modi. Tu NON PUOI andare a letto con altre persone. Tu NON PUOI sentire altre persone. Tu NON PUOI dormire con gli amici maschi. Tu NON PUOI atteggiarti nei tuoi video di Instagram come se cercassi attenzioni da altri uomini.</p><p>Ora, questa &#232; un&#8217;imposizione e una convenzione sociale che abbiamo accolto come indiscutibile, semplicemente perch&#233; &#8220;tutti fanno cos&#236;&#8221;. Ma se la monogamia diventasse una possibilit&#224; e non un obbligo, ripudiando le dinamiche di controllo sui corpi altrui?</p><p><strong>Lo so, sembra una cosa confusa. Ma te la faccio semplice: convieni con me che il tuo corpo &#232; tuo, s&#236;? E che puoi farci cosa ti pare, no? E se un politico non pu&#242; decidere sul tuo corpo, </strong><em><strong>my body my choice</strong></em><strong>... perch&#233; dovrebbe farlo un partner? Ripeti con me: &#8220;non hai potere sul corpo della persona che ami&#8221;.</strong></p><p><strong>Di nuovo: &#232; qui che nasce la violenza di genere. Dove decidi cosa l&#8217;altro fa col suo corpo, perch&#233; non dovresti anche decidere se questo corpo ha diritto o meno all&#8217;esistenza, decretandone addirittura la fine?</strong></p><p>In un mondo totalmente scevro da dinamiche di controllo, questo &#8220;NON PUOI&#8221; non esiste e la monogamia non &#232; sinonimo di decidere per l&#8217;altro, ma &#232; l&#8217;altro che sceglie come amministrare il suo corpo, senza seguire logiche culturali.</p><p>Io scelgo se mi va o meno di andare a letto con altre persone, e se non ne sento l&#8217;esigenza, muovendomi verso un&#8217;impostazione monogama, questa deve esistere solo perch&#233; io ho deciso che in quel momento della mia vita mi va bene cos&#236; e che non ho voglia di investire emotivamente o fisicamente in altre conoscenze o in altre sessuali vicinanze.</p><p>L&#8217;impostazione monogama che nasce e fiorisce come scelta priva di sacrifici sessuali e/o relazionali esiste? S&#236;, pu&#242; darsi. Pu&#242; essere che alcune persone siano semplicemente felici cos&#236;, &#232; chiaro. <strong>Ma capite bene che una gran quantit&#224; di casi, invece, fonda la monogamia nel rifiuto imposto delle esperienze nel mondo, a favore dell&#8217;isolamento di coppia?</strong> <strong>Perch&#233; &#232; laddove vieti all&#8217;altro di parlare, dormire, viaggiare, socializzare col sesso da cui &#232; attratto (o addirittura in solitaria), senza lasciare che l&#8217;altra persona scelga per s&#233;, che nasce la violenza di genere.</strong></p><ul><li><p><strong>&#8220;Sento di aver sprecato il mio tempo con questa persona&#8221;</strong></p></li></ul><p>Quante volte ho parlato con persone che, vive per miracolo, mi hanno detto <strong>&#8220;ho sprecato gli anni migliori della mia vita con questa persona</strong>&#8221;. <strong>Certo, quando l&#8217;altro, secondo il mito romantico, diventa il tuo tutto, e come nelle favole molli natura, mare, uccellini e casette nei boschi per vivere nel suo mondo, come potresti, alla fine dei giochi, non sentirti cos&#236;? Come se tolto quel tuo &#8220;tutto&#8221;, in fin dei conti, non ti sia rimasto davvero pi&#249; niente.</strong></p><p>A chi, invece, mi dice &#8220;ho paura di sprecare tempo con questa persona&#8221;, io rispondo con un banale &#8220;Ok, non farlo, no?&#8221;.</p><p>E come si evita di farlo?</p><p><strong>Rendendo quella persona non il tutto, ma parte di un tutto. Cos&#236;, se mai arriver&#224; la fine dei giochi, un giorno, sapremo di non aver &#8220;sprecato&#8221; un bel niente: abbiamo vissuto, viaggiato, annaffiato le relazioni familiari o amicali.</strong></p><p><strong>Se l&#8217;amore finisce, finisce. Non &#232; mai tempo buttato: &#232; la vita&#8230; inizi, svolgimenti ed epiloghi.</strong></p><p><strong>Ma se l&#8217;amore sfinisce, certo che ci sentiamo di aver investito tempo ed energie in qualcosa che non ci ha lasciato niente e ci ha tolto tutto.</strong></p><p>L&#8217;amore che &#232; amore, di fatto, non ti fa rimpiangere di aver sacrificato ogni cosa, perch&#233; non ti chieder&#224; mai di farlo: n&#233; gli anni, n&#233; la salute, n&#233; la vita.</p><p>L&#8217;amore non pu&#242; essere totalizzante: o con me o con nessuno, o cos&#236; o ti lascio, o fai cosa ti dico o te ne penti. Se lo &#232;, totalizzante, non &#232; amore, e porta ai femminicidi. <strong>&#200; l&#236;, ancora, che nasce la violenza di genere. Non dalla conseguenze, ma dalle cause.</strong></p><p>Inizia quando insegniamo alle persone la vergogna dell&#8217;apertura, dei desideri, delle esperienze, della pluralit&#224;, e normalizziamo il sacrificio verso il partner, che diventa la nostra unica ragione di vita. E se introiettiamo cos&#236; tanto l&#8217;idea che qualcuno sia il nostro tutto, senza quel qualcuno, effettivamente, &#8220;non siamo pi&#249; niente&#8221;. Cos&#236;, si finisce per acconsentire alle parole dell&#8217;altro quando ci dir&#224; questo per la prima volta, perch&#233; prima di tutto ci crediamo noi.</p><p><strong>Con questo non voglio dire matematicamente che &#8220;farfalle nello stomaco = monogamia = relazione controllante&#8221;. Se &#232; vero che questa equazione non porta sempre alla violenza di genere, &#232; vero anche che ogni volta che la violenza di genere si presenta c&#8217;&#232; questa equazione</strong>.</p><ul><li><p><strong>Grazie perch&#233; non mi hai uccisa</strong></p></li></ul><p>&#8220;In un mondo di uomini che uccidono la loro fidanzata, io ho il mio ragazzo che mi compra le rose&#8221;. All&#8217;alba del femminicidio di un&#8217;altra donna, &#232; sempre ciclico e ricorsivo questo trend. Sempre.</p><p>Abbiamo accettato cos&#236; tanto la tendenza maschile a farci fisicamente o emotivamente del male che, quando non veniamo ferite, siamo pronte a dire &#8220;grazie&#8221;.</p><p>Domanda numero uno: perch&#233; ringraziamo gli uomini che non sono visibilmente violenti? Per i motivi pi&#249; disparati: per non ucciderci, di certo, ma anche per essere dolci o gentili. Ci sorprendiamo, quando accade. Ci sentiamo benedette. Ma, in prospettiva, il motivo per cui accade &#232; che abbiamo la soglia della decenza umana maschile troppo bassa e ogni gesto giudicato incredibilmente tenero ed empatico lo celebriamo.</p><p>In un mondo di uomini che uccidono le loro compagne, quindi, noi ringraziamo gli uomini che non ci uccidono. Faremmo lo stesso con un&#8217;amica? Con una partner? La ringrazieremmo per essere decente?</p><p>A me fa onestamente paura che si debba dire grazie a un partener per non essere una persona feroce. Quanti, di questi uomini ringraziati, in realt&#224;, sono gelosi, manipolatori o anche solo lievemente controllanti? Quanti di loro hanno amici molto discutibili e, anzich&#233; prendere una posizione contro di loro, non intervengono? Questo &#232; IL punto.</p><p><strong>Di nuovo: &#232; qui che nasce la violenza di genere, nei grazie che diciamo a chi si comporta da persona civile, esibendola. Infatti, l&#8217;ostentazione dei partner che fanno il minimo, che scopo ha?</strong></p><p>Qualcuno potrebbe provare a smentirmi dicendo che &#232; solo la gioia di condividere le cose belle della nostra vita. Anche. Ma a me pare una lettura troppo superficiale. <strong>Virtualmente, non mostriamo solo chi siamo, ma anche i nostri trofei: relazionali, lavorativi o materiali. Cos&#236;, quando sfoggiamo i nostri partner gentili, vogliamo, in realt&#224;, sentirci migliori delle altre donne, sottendendo che noi siamo superiori perch&#233; abbiamo scelto meglio. Vogliamo produrre prima invidia e poi riverenza nei nostri riguardi: siamo finalmente donne che non sono pi&#249; le responsabili della loro stessa sofferenza.</strong></p><p>Infatti, mia cara stupida, se scegli bene, starai bene.</p><p>Se scegli male, starai male.</p><p>Tua responsabilit&#224;, tue conseguenze.</p><p><strong>Viene alimentata una convinzione sottilissima secondo cui un uomo gentile sia lo specchio di ci&#242; che noi stesse siamo: attrai ci&#242; che sei, si dice, no?</strong> Come se una quantit&#224; non numerabile di uomini all&#8217;inizio della relazione non fosse l&#8217;emblema della dolcezza, come se i cambi repentini e postumi non fossero quotidiani.</p><p>Mica siamo cos&#236; cretine.</p><p>Mica ci scegliamo l&#8217;uomo violento dal giorno uno.</p><p>Quando per&#242; vado a scavare nei meandri del digitale, dei trend del &#8220;grazie al mio uomo&#8221;, della percezione mediatica che si ha del mito romantico, <strong>mi rendo conto che ogni cosa porta qui: al </strong><em><strong>princess</strong></em><strong> </strong><em><strong>treatment</strong></em><strong>.</strong></p><ul><li><p><em><strong>Princess treatment</strong></em></p></li></ul><p>Cos&#8217;&#232;? L&#8217;espressione &#8220;trattamento da principessa&#8221; &#232; emersa nel linguaggio dei social network per indicare un insieme di attenzioni, cure e privilegi che una donna riceve in una relazione affettiva, spesso caratterizzati da gesti di &#8220;galanteria&#8221;, protezione e disponibilit&#224; emotiva o pecuniaria da parte del partner.</p><p>Idealizza un modello di coppia in cui la donna &#232; posta al centro dell&#8217;attenzione e delle risorse emotive dell&#8217;altro, in una posizione quasi ritualizzata di cura e venerazione. Pur presentandosi come forma di innalzamento della condizione delle donne, il <em>princess treatment</em> riproduce modelli tradizionali rendendoli neo-tradizionali: rafforza ruoli di genere gerarchici, associando la femmina all&#8217;idea di accudimento e il maschio a un ruolo di fornitura economica, protezione e gestione del potere decisionale. Eccolo qui il prodotto culturale che rielabora e rende instagrammabile il buon vecchio binarismo di genere.</p><p><strong>Ora, fatemi essere onesta: a chi non piace essere venerata? Sono la prima a esigere un trattamento da regina, non solo da principessa. &#8220;Crediamo nella stessa religione se entrambi crediamo che io sia una dea&#8221;, eccetera, eccetera.</strong></p><p><strong>Eppure, c&#8217;&#232; una differenza fra il </strong><em><strong>princess treatment</strong></em><strong> e la venerazione (sessuale o relazionale) della persona che ami.</strong></p><p><strong>Nel primo caso, quella donna ti &#232; subordinata: spesso per ragioni di natura economica.</strong></p><p><strong>Nel secondo caso, quella donna non ti &#232; subordinata affatto.</strong></p><p>Le donne che credono ancora, e mica per colpa loro, nel mito dell&#8217;amore romantico mi diranno: ma davvero vuoi lamentarti e creare un&#8217;arringa su come farsi pagare il conto da un uomo, o dal proprio compagno, sia un problema da debellare?</p><p>Intanto, io penso che la cena la debba pagare chi dei due ha pi&#249; soldi. Spesso, nella relazione, gli uomini ne possiedono di pi&#249; perch&#233; vengono da una storia secolare di retribuzione decente dove non sono mai stati svalutati per il loro genere. Ma magari no. Spesso mi &#232; capitato di uscire con uomini pi&#249; piccoli di me, che guadagnavano uno sputo di stipendio. Se avevo il privilegio di offrire trenta euro di aperitivo, lo facevo.</p><p><strong>Ma attenzione: il mito dell&#8217;amore romantico questo non lo permetterebbe. Vorrebbe che io non tirassi mai fuori un euro. Bello, vero? E secondo voi non avrei gi&#224; accettato il gioco se non ci fosse, a un certo punto, la fregatura?</strong></p><p>Non &#232; solo un problema del &#8220;qui e ora&#8221;. Il beneficio temporaneo (o prolungato nel tempo) di farsi pagare una cena, una borsa, delle scarpe, dall&#8217;uomo che frequenti (e non da un money-slave in una dinamica di gioco sessuale, &#232; chiaro) spesso, si traduce in una<strong> bolla di aspettative future e di ritorni fisici o emotivi non trascurabili</strong>: dargliela, pulire la casa, stare pi&#249; tempo con i bambini, non essere pesante, mantenere toni pacati anche quando sei arrabbiata. La riconoscenza nei confronti del partner ci porter&#224; a pensare che se lui si &#232; &#8220;sacrificato&#8221; pagando sempre per entrambi, noi dobbiamo ricambiare con gentilezza, disponibilit&#224; sessuale o lavoro di cura. <strong>Inoltre, atti di potere sporadici, come pagare il conto, producono nelle donne un perpetuo senso di servizievolezza, senza limiti di tempo e, potenzialmente, per tutta la durata della relazione.</strong></p><p><strong>Niente &#232; davvero gratis. </strong>Prima o poi dovremo ricambiare. Il punto non &#232; quando, ma come.</p><ul><li><p><strong>Finch&#233; morte non ci separi</strong></p></li></ul><blockquote></blockquote><p>Per quanto a voi possa sembrare romantico, <strong>questa convinzione secondo cui sia emozionante dire, durante la cerimonia di un matrimonio, che l&#8217;unico motivo per cui due persone possano separarsi sia la morte, mi sembra un preludio orrifico.</strong></p><p><em>Finch&#233; morte non ci separi</em>: proposizione subordinata temporale.</p><p>E mi direte: &#8220;Sono formule antiche che nascono quando il divorzio non era contemplato, non vederla come una brutta cosa, ma solo come una cosa vecchia&#8221;.</p><p>Ebbene, non &#232; che &#232; solo vecchia e brutta, &#232; proprio<strong> il modo in cui concepiamo la fine.</strong></p><p>C&#8217;&#232; un tempo prima della morte in cui siamo insieme e un tempo della morte in cui non lo saremo pi&#249;. <strong>Se solo la morte ci pu&#242; dividere, nel nostro ideale di mito romantico dell&#8217;amore, perch&#233; pretendete che gli uomini acconsentano al fatto che le loro compagne possano anticipare il tempo della separazione? O muori, oppure sei mia. Questo lo diciamo sorridenti e festosi, al culmine della &#8220;realizzazione dell&#8217;amore&#8221;.</strong></p><p>Non sono solo metafore, non siate ingenui/e. Sono i modi in cui abbiamo costruito l&#8217;amore: separatista. Se c&#8217;&#232; la morte, non ci siamo pi&#249; noi. Se ci siamo noi, non c&#8217;&#232; la morte.</p><p><strong>Questo va insegnato per ridurre i casi di femminicidio: che a separarci non deve essere la morte, ma la vita.</strong></p><p>Per quanto qualcuno, spesso un politico, vi dir&#224; che la violenza di genere &#232; un grave problema da debellare e che le pene vanno aumentate, non credetegli. Chiedetegli, invece, cosa ne pensa dei punti che ho appena citato. Se non vorr&#224; metterne in discussione nemmeno uno, non solo non vuole risolvere il problema della violenza di genere, ma non ha nemmeno gli strumenti culturali per poterlo fare. Parler&#224; di pene, perch&#233; non sa parlare di piani preventivi.</p><p>La domanda di oggi non &#232;, in fin dei conti, se vuoi debellare la violenza di genere.<br>La risposta sarebbe prevedibile e non mi divertirebbe.</p><p>La domanda di oggi &#232;, invece: sei disposto/a a rinunciare a tutto ci&#242; che ti hanno insegnato sul mito dell&#8217;amore romantico e smettere di credere alle favole?</p><p>(Lo sai che le domande che ogni mese ci porremo insieme saranno sempre gratuite, s&#236;? Contribuire con un caff&#232; significa permettermi di continuare a ripudiare i sistemi di potere mediatici di questo Paese, giornalismo, tv e radio, facendo di testa mia. Questo &#232; INUTILI RIBELLI. Non una newsletter, ma il posto in cui soggetti ribelli si pongono domande inutili, e viceversa. Alla prossima, gente! <a href="https://ko-fi.com/valeriafonte">https://ko-fi.com/valeriafonte</a> )</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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Seguimi.</p><p>Il volante &#232; mobilitato dalle volont&#224; della guidatrice e sembrerebbe che, ultimamente, le guidatrici virino sempre meno verso la strada &#8220;sesso patriarcale&#8221;. Ergo, se sei un uomo patriarcale, antifemminista, fragile, risentito (ma pure se non ti cambi le mutande una volta al giorno e ti puzzano i piedi), praticamente te ne devi fare una ragione: nessuna quota &#8220;fessa&#8221; &#232; prevista, per te.</p><blockquote><p>- <em><strong>Sex distribution system</strong></em></p></blockquote><p>&#8220;Le donne non me la danno&#8221;, gne gne gne.</p><p>Gli uomini non femministi sono convinti, infatti, che il sesso gli sia dovuto. Voi li conoscete come <em>incel,</em> nonch&#233; &#8220;involontariamente celibi&#8221;, ma questa definizione &#232; riduttiva e forse pure un tantino superata, considerando che non &#232; necessario essere involontariamente celibi per parlare come un involontariamente celibe. Verrebbe tagliata fuori la fetta di uomini che prima aveva accesso al sesso e poi non pi&#249;, secondo un naturale reindirizzamento delle esigenze delle donne.</p><p>Io preferisco definirli come coloro che hanno fondato il <em>sex distribution system</em>. Un sistema, ritenuto ideale, di distribuzione del sesso. A ogni singolo uomo deve corrispondere almeno una donna. Il sesso, da atto potenziale, diventa un atto dovuto. &#8220;Le donne me la devono dare&#8221; e non &#8220;le donne me la possono, o non possono, dare&#8221;. Quando questo non accade, infatti, si accende la lampadina della discriminazione: perch&#233; a me non corrisponde nessuna donna?</p><p>Conclusione: le donne sono delle tr*ie bastarde e la danno solo a quelli con i muscoli.</p><p>Sorvolando sull&#8217;AUDACIA di pretendere il sesso dalle stesse donne che definiscono &#8220;tr*ie bastarde&#8221;, vorrei pure dire: ok, e se anche fosse che ad alcune piacciono i muscoli? Non avete passato secoli a definire i corpi ideali delle donne che volevate, costringendoci a canoni di bellezza irrealistici? Tette perfette, culo sodo e peso intorno ai 50 kg (peso medio di una bambina di 13 anni, ricordiamolo).</p><p>Quale sarebbe il problema se per la prima volta nella storia le donne possono scegliere gli uomini che reputano attraenti e sessualizzarli?</p><p>A mio avviso, la parit&#224; passa pure per l&#8217;oggettificazione maschile.</p><p>Per secoli i maschi sono stati soprattutto quelli intelligenti nella stanza e le donne quelle carine.</p><p>Voglio dire: se &#232; arrivato il momento in cui venite oggettificati pure voi, subendo una pressione estetica verso cui noi ormai abbiamo fatto l&#8217;abitudine, non stiamo affievolendo forse le differenze fra generi? Ben venga la sessualizzazione e l&#8217;oggettificazione generale, gente, purch&#233;.</p><p>Esatto, esiste un purch&#233;.</p><p>Purch&#233; l&#8217;oggettificazione non sfoci in violenza.</p><p>L&#8217;oggettificazione maschile ha quasi sempre risvolti lampanti: molestie, aggressioni sessuali, stupri.</p><p>L&#8217;oggettificazione femminile &#232; solo una roba tipo: ok bro, che figo sei, daje cos&#236;.</p><p>Alla luce di questo, non vi &#232; finita male.</p><blockquote><p>- <strong>Non &#232; solo una questione estetica</strong></p></blockquote><p>Tuttavia, sarei riduttiva e inesatta nel dire che solo l&#8217;estetica pilota il volante della fessa. Vi faccio un esempio semplicissimo. Trovo un uomo attraente? Ottimo. Ma mi basta una domanda, una sola, per ricreare nelle mie mutande la distesa del Deserto del Sahara.</p><p>&#8220;Che ne pensi delle femministe?&#8221;</p><p>&#8220;Non sono femminista. Dipende da cosa intendi per femminismo. Non sono n&#233; femminista, n&#233; maschilista. Alcune femministe mi piacciono, ma quelle pi&#249; estremiste no. Il femminismo serio mi piace, quello pi&#249; superficiale penso che lo rovini. Che significa femminismo?&#8221;</p><p>Capite? Come non potrei seccarmi istantaneamente?</p><p>Cio&#232;, amico, no, me ne vado, ti prego, comprati una bambola gonfiabile. E se ti senti solo, probabilmente non lo sei abbastanza. Non funziona. Io voglio un uomo empatico e che difenderebbe politicamente il corpo che vuole portarsi a letto.</p><p>Non perch&#233; la mia fica sia preziosa. Ma la mia salute mentale s&#236;, lo &#232;.</p><p>Le donne non vogliono scopare con gli uomini? NO. Vogliono andarci a letto, eccome se vogliono. &#200; che insieme agli uomini farebbero volentieri a meno di portarsi a letto pure il patriarcato.</p><p>E siccome le due cose, nella maggior parte dei casi, coesistono, il risvolto &#232; inevitabile: basta sesso con gli uomini.</p><p>Basta con quelli che:</p><p>&#8220;Chiedere il consenso rovina il sesso&#8221;</p><p>&#8220;Il sesso deve essere un atto spontaneo&#8221;</p><p>&#8220;Se devo iniziare a chiedere cosa posso fare e cosa no, allora manco lo faccio pi&#249;&#8221;</p><p>E allora non farlo. Mi dispiace, ma io non posso tollerare questa deresponsabilizzazione. Se sei un uomo alle prime armi lo posso pure comprendere, siamo tutti/e passati da una totale ignoranza sessuo-affettiva e la colpa non &#232; tua n&#233; mia, ma dei politici che non lo hanno ritenuto necessario. Ma se fai sesso da molto tempo e scegli deliberatamente di prendere certe posizioni, nonostante molte donne ti dicano di agire diversamente, mi pare proprio malafede.</p><blockquote><p>- <strong>Desessualizzazione del malessere</strong></p></blockquote><p>L&#8217;ho chiamata &#8220;desessualizzazione del malessere&#8221; e da quando l&#8217;ho messa in atto spendo meno in terapia (e in pillola del giorno dopo, perch&#233; chiaramente IL PRESERVATIVO A QUELLI COS&#204; NON PIACE, percepitemi come se stessi urlando).</p><p>Come donne, pensiamo di meritarceli perch&#233; sono familiari: abusanti, controllanti, rigorosi. Casa, no? Il patriarcato &#232; stata proprio la nostra casa pi&#249; intima: tutti/e abbiamo imparato a fare sesso nella sua declinazione pi&#249; patriarcale perch&#233; era l&#8217;unica disponibile; quindi, &#232; chiaro che lo riconosciamo come noto. E ci&#242; che &#232; noto ci sembra, cerebralmente, pi&#249; sicuro. Come uomini, invece, si pensa di doverli incarnare o raggiungere, fisicamente ed emotivamente, come massima espressione di mascolinit&#224;, perch&#233; &#8220;tanto le donne vogliono gli stronzi e i criminali&#8221;.</p><p>No, le donne non stanno bene n&#233; con gli stronzi n&#233; con i criminali. I film, i media e le narrazioni tossiche su una certa monogamia le hanno convinte a sessualizzare il controllo e il conflitto. Ma a un certo punto ci svegliamo e, te lo assicuro, il &#8220;malessere&#8221; sar&#224; la fase che ognuna vorr&#224; cancellare dalla memoria.</p><p>Nessuna donna abiter&#224; nel controllo per tutta la vita: o ne esce rotta, o non ne esce viva. Come uomini, vedete di non essere la causa di nessuna delle due cose.</p><blockquote><p>- <strong>Si pu&#242; fare sesso con una categoria che ti opprime?</strong></p></blockquote><p>Risposta breve: s&#236;, se &#232; un <em>role play</em> s&#236;.</p><p>Risposta lunga: in tutti gli altri casi, non proprio. Non perch&#233; sia vietato, ma perch&#233; non &#232; proprio piacevole. Lo fai quando sei incastrata nella bolla del masochismo e ti vuoi male (s&#236;, &#232; successo a tutte e probabilmente ricapiter&#224;). Per&#242;, se non offriresti neppure un caff&#232; a uno che ti prende a calci, perch&#233; dovresti volergli procurare addirittura del piacere sessuale?</p><p>Ogni volta che mi &#232; successo mi ha traumatizzata. Dopo, mi sentivo una banana senza buccia. Nuda e molliccia. Ma non &#232; che ora, questa persona, oltre a contaminarmi con i suoi odori, mi ha pure contagiata con le sue idee contorte?</p><p>Mi leggevo venti pagine di Virginie Despentes, dopo, per assicurarmi di essere ancora intera.</p><p>Il modo in cui facciamo l&#8217;amore, se &#232; patriarcale, fa, semplicemente, schifo.</p><p>Ma mica solo per le donne.</p><p>Pure per gli uomini.</p><p>Lasciatemi spiegare.</p><blockquote><p>- <strong>Fare sesso patriarcale &#232; come grugnire</strong></p></blockquote><p>Gli esseri umani hanno la facolt&#224; di parlare, ma cosa direbbero senza conoscere una lingua, le regole di quella lingua e i significati delle parole? Sarebbe tutto un insensato grugnire senza capo n&#233; coda. Con il sesso funziona allo stesso modo.</p><p>Il sesso patriarcale &#232; un grugnito.</p><p>Perch&#233; accontentarci di questa versione comunicativa quando possiamo parlare il linguaggio (sporco o pulito) della poesia?</p><p>Voglio analizzare sia la condizione femminile che maschile, secondo questo binarismo che mannaggia vorrei dargli fuoco, ma <em>here we are</em>.</p><p>Ho la netta sensazione che il patriarcato non mi abbia insegnato i confini personali (di fatto, se sono uno strumento dei maschi, a che mi dovevano servire?).</p><p>Ogni volta che un uomo entra in me, io non so pi&#249; dire no. &#200; solo un: ormai &#232; fatta, che faccia quello che vuole, come vuole, con i tempi che vuole. Perdo la resistenza, mi disfo, non contratto pi&#249;.</p><p>Quante di noi potrebbero raccontare una storia simile?</p><p>Quante avrebbero da raccontare di quella volta in cui dovevano essere solo due dita e, invece, alla fine, erano diciassette centimetri? Quante avrebbero da dire che doveva essere una concordata presa per il collo e si sono abbonati anche uno schiaffo e uno sputo in faccia?</p><p>E cos&#8217;&#232; questa cosa? Sesso consensuale? Sesso non consensuale? Sesso privo di comunicazione? Che nome ha, perch&#233; fa cos&#236; male e perch&#233; ti fa sentire come se avessi perso il gioco?</p><p>Daje cos&#236;.</p><p>Le donne che si stancano del sesso patriarcale si sono rotte non del sesso, ma degli individui con cui lo fanno. Prendo in esempio la classica situazione &#8220;coppia uomo-donna&#8221;.</p><p>Passato il brivido iniziale della relazione, c&#8217;&#232; questa intramontabile convinzione che le donne non vogliano pi&#249; fare sesso e inventino qualsiasi scusa per procrastinare. La pi&#249; gettonata sarebbe il mal di testa. Ma &#232; davvero cos&#236; o &#232; una convinzione terroristica che vuole far sentire in colpa le donne e spingerle ad avere rapporti sessuali perch&#233; legate ai loro partner da un vincolo di qualche tipo?</p><p>Se la tua fidanzata non vuole avere rapporti intimi con te &#232; perch&#233;, semplicemente, non ti sente pi&#249; intimo. Probabilmente, non si sente al sicuro e il rancore accumulato nel tempo ha spento il desiderio sessuale. Nel peggiore dei casi, pu&#242; pure sentirsi violata. O forse, semplicemente, ha un altro. E comunque, anche e soprattutto in quest&#8217;ultimo caso, tutte le cose appena affermate rimangono vere.</p><p>Non solo, il sesso patriarcale spiega subito alle donne che il loro piacere non &#232; centrale: quante volte una donna &#232; venuta facendo sesso con uomini che appena vengono non si preoccupano di ricambiare e arrivederci e grazie? Cio&#232;, ma che ci sto a fare io l&#236; con te? Qual &#232; il mio guadagno in termini di piacere? Devo fare beneficenza? E allora dillo. Prossima volta perlomeno concordiamo una cifra e ti faccio tutto quello che vuoi.</p><p>E gli uomini?</p><p>Considerato che le donne, in questa dinamica sessuale, temono di essere violate e loro, forse, di essere derisi, non mi pare che si trovino in enormi difficolt&#224;.</p><p>Tuttavia, vi prego, essere individui sessuali patriarcali &#232; masochismo.</p><p>Ve lo devo dire. Fate del male non solo alle donne che vi capitano, ma pure a voi stessi.</p><p>Perdete la priorit&#224; di provare piacere genuino e state in iper-focus solo sull&#8217;avere delle buone dimensioni e sull&#8217;essere duri, senza considerare che un sesso femminista ha come priorit&#224; annullare sia la convinzione che le dimensioni contino, sia che serva un pene duro per poter fare sesso.</p><p>SVEGLIA!</p><p>La priorit&#224; dell&#8217;uomo patriarcale, invece, nel sesso, &#232; fare bella figura per poterlo raccontare prima a s&#233; stesso e poi agli amici. Vive in un teatro dell&#8217;assurdo in cui sta ancora aspettando che qualcuno gli faccia un applauso.</p><p>Questo, giuro, non mi fa arrabbiare. Mi crea solo un immenso senso di tenerezza.</p><p>L&#8217;uomo patriarcale &#232; timido, quando scopa.</p><p>Non parla, non geme, forse, ogni tanto, manco respira.</p><p>Non voglio prenderlo in giro, sto cercando di liberarlo, spero che questo sia chiaro.</p><p>&#200; cos&#236; fragile che basterebbe una frase minuscola per farlo chiudere a riccio: anche dirgli di muoversi diversamente, lo fa sentire attaccato. &#200; questo il motivo per cui le donne, spesso, fingono. Sanno che hanno questo potere ma non vogliono usarlo. Gentilezza? Forse s&#236;. Ma, onestamente, hanno pure paura che il trauma di lui si trasformi in violenza, se devo dirla tutta.</p><p>Sapete quante volte mi &#232; capitato di dire a un uomo che preferivo movimenti differenti e un ritmo diverso e ha iniziato a martellare pi&#249; forte, a caso? Come se l&#8217;intensit&#224; di certe pratiche lo rendesse automaticamente pi&#249; bravo.</p><p>Tesoro, ti ho letteralmente spiegato cosa devi fare, ti prego, apriti all&#8217;eventualit&#224; di imparare, di non essere perfetto, di poter creare una connessione emotiva e sessuale che sia basata sul dialogo e sull&#8217;ascoltarsi davvero. La riprova che gli uomini patriarcali non sentono le donne e non vogliono prendere ordini da loro &#232; questa qua, giuro. Pure quando dici loro esattamente come devono muoversi, fanno tutto men che meno ci&#242; che gli dirai di fare. Sarebbe un&#8217;umiliazione.</p><p>Ma soprattutto: perch&#233; vi volete cos&#236; male da non provare pienamente l&#8217;esperienza di andare a letto con una donna che sa cosa vuole e come lo vuole? Sapete quanto potrebbe esservi utile nello sbloccare aree del vostro corpo che reprimete e ripudiate?</p><p>L&#8217;audacia di dire che il femminismo e le femministe avrebbero bisogno di qualche botta in pi&#249;, signori e signore, di fronte a queste evidenze, mi spezza ogni volta.</p><p>Pensa affermare che la nostra frustrazione sia derivata dal modo in cui facciamo sesso e non dal fatto che veniamo da una vita in cui lo abbiamo fatto solo con voi.</p><p>Prima avrei accettato qualsiasi compromesso, pur di piacervi. Volevo essere scelta.</p><p>Da quando ho iniziato a scegliere io, invece, le cose sono diverse. Scelgo di non andare pi&#249; a letto con uomini che non hanno intenzione di guardare AL MIO CORPO con almeno met&#224; dell&#8217;amore con cui lo amo io (s&#236;, pure per le sveltine, non serve amarsi romanticamente per dare amore al corpo degli altri). La domanda inutile che pongo oggi &#232;: che succederebbe se tutte le donne smettessero di andare a letto con uomini antifemministi?</p><p>Se le donne smettessero di andare a letto con gli uomini che le odiano e non le difenderebbero politicamente, le donne, semplicemente, smetterebbero di fare sesso con gli uomini.</p><p>&#200; un fatto.</p><p>Gli uomini, di conseguenza, sarebbero costretti a confrontarsi con s&#233; stessi, con il rispetto e l&#8217;empatia. Il sesso diventerebbe uno spazio di sicurezza, piacere reciproco e comunicazione.</p><p><strong>Questa non &#232; un&#8217;utopia, &#232; decenza umana, altrimenti, si chiamerebbe violenza.</strong></p><p>Non &#232; tanto che il patriarcato ha distrutto il sesso, quando il fatto che le donne femministe, nei loro microcosmi privati, hanno distrutto il patriarcato.</p><p><strong>Nietzsche affermava che Dio &#232; morto. Io dico che ad essere morto &#232; l&#8217;uomo antifemminista. E le due cose, coincidono.</strong></p><p><strong>Non c&#8217;&#232; futuro, per lui. Solo un evanescente presente.</strong></p><p>Il sesso femminista &#232; il nostro collettivo <em>glow up</em>, come societ&#224; e come individui. <strong>Perch&#233; il sesso femminista ha una caratteristica che il sesso patriarcale non avr&#224; mai: ti concede la libert&#224; e la sicurezza di poter dire di no senza aver paura delle conseguenze, perch&#233; &#232; l&#236; dove sai che puoi dire di no che i s&#236; sono pi&#249; belli.</strong></p><p>(Lo sai che le domande che ogni mese ci porremo insieme saranno sempre gratuite, s&#236;? Contribuire con un caff&#232; significa permettermi di continuare a ripudiare i sistemi di potere mediatici di questo Paese, giornalismo, tv e radio, facendo di testa mia. Questo &#232; INUTILI RIBELLI. Non una newsletter, ma il posto in cui soggetti ribelli si pongono domande inutili, e viceversa. Alla prossima, gente! <a href="https://ko-fi.com/valeriafonte">https://ko-fi.com/valeriafonte</a> )</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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Se pensi che abbia fatto schifo abbastanza, non ho niente da dirti. Probabilmente, hai solo ragione.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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I sogni, mie care persone, non sono per poveri. E mentre sul mio <em>feed</em> di Instagram vedo i regali costosi che la gente compra, i viaggi che organizza, le idee sui pranzi o sulle cene che prevedono ingredienti che una persona normale finir&#224; col sostituire chiedendo a ChatGPT una soluzione economica equivalente, mi accorgo che il mio bilancio di dicembre &#232; tragico: sono disoccupata, non ho una macchina, non ho una casa di propriet&#224;, e sono una delle Influattiviste che fa campare di views giornali, televisioni e gente che scrive e pubblica libri. Ah, gi&#224;. Forse mi &#232; anche tornata la candida. Esigo dei punti bonus, grazie! L&#8217;Italia &#232; il Paese dei Balocchi nella sua definizione pi&#249; letterale: invitante, eppure cos&#236; cretino e sollevato da ogni pi&#249; remota responsabilit&#224; governativa. Come ha potuto rendere tutte le persone povere e depresse senza conseguenze? Perch&#233; ci ha dato l&#8217;illusione del merito. Se ti impegni abbastanza, andr&#224; meglio. Mentre chi ti ha infilato in una pozzo pieno di letame se ne lava le mani, rimettendo tutto al tuo libero arbitrio. Siamo piccoli asinelli che seguono la carota: quel fottuto sogno italiano che per la gente normale, sogno rimarr&#224;.</p><p>Come ho seguito la mia carota?</p><p>Avevo diciannove anni. Stavo servendo al tavolo di un ristorante di lusso una coppia di persone evidentemente ricche, un uomo e una donna, marito e moglie. Lei aveva al dito un anello con un diamante al centro. Poi, bracciali e collana che, se me lo chiedete, non ho idea di che materiale fossero fatti, ma mi sembravano cos&#236; costosi, cristo dio. Per non parlare, pi&#249; semplicemente, dei soldi spesi per quella cena. Quasi quattrocento euro. Il prezzo del mio affitto, spese extra, come le bollette, escluse. Per poter racimolare quei soldi avrei dovuto lavorare quasi due settimane e loro, invece, potevano farmi questo screzio, sotto al naso. L&#236; &#232; stata la prima volta che ho odiato i bianchi borghesi, il lavoro e pure me stessa.</p><p>Perch&#233; me stessa? Perch&#233; ero cos&#236; piccola e ingenua da pensare che, se non avevo i loro soldi, non stavo lavorando abbastanza, cos&#236; ho aumentato i miei turni e iniziato un secondo lavoro, in nero, nelle discoteche. Pulivo i cessi, facevo la bartender e a tratti anche la cubista, quando qualcuna si ammalava e serviva una sostituta da sottopagare che non facesse troppi drammi di fronte alle molestie. Una tuttofare che al mese, finalmente, riusciva a tirare su quasi milleduecento euro. Ma a che prezzo? Al prezzo di arrivare in Universit&#224; alle nove del mattino con le occhiaie e con due caff&#232; in corpo per riuscire a essere prestante abbastanza. D&#8217;altronde, io studio Letteratura, Scrittura, Filologia, Retorica, mi ripetevo. Non posso prendere meno di trenta agli esami. Sono cose facili, no? Lo pensano tutti. Devo farcela. Cos&#236;, ho rifiutato il trenta al mio primo esame solo perch&#233; volevo la lode. L&#236; ho odiato il capitalismo, l&#8217;Universit&#224; e le aspettative sociali. Perch&#233; all&#8217;appello successivo venivo da una notte di lavoro troppo stancante, avevo pulito vomito fino alle cinque mentre piangevo, e quel trenta non l&#8217;ho mai pi&#249; rivisto, altro che lode.</p><p>La mia carota era svanita.<br>Niente pi&#249; sogni, solo crude realt&#224;.<br>La realizzazione nuda che questo paese ha reso la dignit&#224; un privilegio.</p><p>Il punto &#232; che quando smetti di sognare e di vedere in te la causa dei tuoi mali, di fronte a inevitabili ragioni di natura sociale, ti arrabbi come una iena. Ma se ci arrabbiamo per il precariato, il Paese dei Balocchi ci dice di fare tre cose.</p><p>Uno: lavorare di pi&#249;, perch&#233; se sei precario non stai facendo abbastanza ore di straordinari. D&#8217;altronde, se vuoi puoi, no? Segui su Instagram i fuffa<em>guru</em>, i <em>cryptobro</em> e le coach del <em>manifesting</em>, magari le cose andranno meglio.</p><p>Due: smetterla di frignare. Che palle. Non &#232; esteticamente appetibile questo vittimismo.</p><p>Tre: sorridere! Sei in Italia, cazzo! Che ti lamenti a fare? Odi cos&#236; tanto la tua nazione? L&#8217;odio &#232; un brutto sentimento. Smettila e sii grato/a al tuo Occidente.</p><p>Ma se non fosse cos&#236;? Se detestare l&#8217;amministrazione del proprio Paese e la propria condizione fosse l&#8217;unico modo per innescare il malcontento fatto di azioni e di cambiamenti? D&#8217;altronde, l&#8217;unica via per guarire &#232; riconoscere che c&#8217;&#232; un&#8217;infezione.<br>Il nostro virus? La paura.<br>Forgia persone impaurite e avrai individui bisognosi di un nemico da combattere.<br>Fai in modo di trovare il nemico giusto e il gioco &#232; fatto.</p><ul><li><p><strong>Il Paese del </strong><em><strong>rage content</strong></em></p></li></ul><p>L&#8217;odio non &#232; un brutto sentimento, a prescindere; &#232;, invece, un sentimento necessario, nella piramide delle emozioni che innescano una rivolta, quando proviene dalle persone comode da schiacciare.</p><p>Prima c&#8217;&#232; il fastidio.<br>Poi il disgusto.<br>A seguire la rabbia.<br>E, alla fine, l&#8217;odio.</p><p>Come si pu&#242; notare, l&#8217;odio &#232; l&#8217;ultimo stadio, preceduto dal penultimo, che &#232; la rabbia. Il gradino della rabbia &#232; uno di quei momenti, di fatto, quasi del tutto improduttivi. Si tratta di un sentimento caotico, che prevede la rottura delle cose, o delle facce delle persone, al massimo, ma &#232; troppo infervorato per essere davvero strategico e pericoloso. Non &#232; razionale. L&#8217;odio, diversamente, &#232; un sentimento pi&#249; radicato e drastico, e ha il potere di mutare davvero le condizioni del presente. Ha superato la turbolenza rabbiosa e ha messo in fila le fasi di un piano.</p><p>L&#8217;odio cattivo, quello che si muove dall&#8217;alto verso il basso, uccide. Un uomo arrabbiato spacca gli zigomi e ti prende a calci sulle costole, un uomo che odia, ti ammazza.</p><p>L&#8217;odio buono, che si muove dal basso verso l&#8217;alto, d&#224; la vita. Un manifestante arrabbiato pu&#242; fare un bellissimo <em>speech</em> in una pizza piena, ma un manifestante che odia ti mette sottosopra uno Stato e ti costruisce una vita pi&#249; dignitosa.</p><p>L&#8217;Italia dei fascisti al governo lo ha capito e ha deciso di bloccarci tutti/e allo stadio della rabbia: &#232; meglio avere persone infervorate che persone organizzate.</p><p>Viviamo, cos&#236;, nell&#8217;era del <em>rage content</em>: quella in cui il <em>content</em> progettato per provocare rabbia &#232; diventato il modo pi&#249; gettonato per creare <em>engagement</em>. E non mi riferisco solo ai contenuti digitali nel senso pi&#249; ampio, ma ai modi in cui il digitale, che &#232; il pi&#249; sofisticato dei media, lo stesso che soppianter&#224; totalmente giornali e televisioni nel giro di qualche anno, venga usato dai <em>creator</em>-politici per infettare di rabbia le persone. Penso ad Antonio Tajani, s&#236;, quello del &#8220;il Diritto Internazionale vale fino a un certo punto&#8221; che pubblica sul suo profilo digitale, con tanto di logo col suo nome, il video di alcune persone palestinesi che sventolavano la bandiera italiana, una stretta di mano virtuale con tutte le persone che hanno riempito le piazze per la Palestina. Se ne &#232; impossessato e lo ha venduto come un &#8220;grazie&#8221; all&#8217;attivit&#224; di &#8220;pace&#8221; del governo. Pensate davvero che il <em>social media manager</em> di Tajani sia cos&#236; stupido da fare un errore simile? C&#8217;&#232; stato un intento voluto di schiaffeggiare centinaia di migliaia di manifestanti, ristabilendo il potere di chi pensa di comandare davvero, innescando in noi una rabbia cieca. Cos&#236;, abbiamo imparato ad arrabbiarci per tutto, perch&#233; &#232; comodo, perch&#233; &#232; facile, faticando ad arrivare all&#8217;ultimo gradino della piramide: l&#8217;odio. Quello che cambia lo stato delle cose. Come l&#8217;amore.</p><p>Non vi fidate di chi vi dice che amore e odio convivono, nelle relazioni umane. Vi sta dicendo una bugia e poi finirete per pensare che se il partner vi sbraita in faccia per un <em>reel</em> in cui fate un balletto su TikTok, in realt&#224;, vi ami. Ma fidatevi, invece, di chi vi dice che l&#8217;odio politico &#232; amore. Odiare l&#8217;oppressore &#232; amare il futuro, &#232; amare la vita, &#232; volere esistenze felici.</p><p>Odiateli tutti.<br>Per amarci meglio noi.</p><ul><li><p><strong>Il Paese che ha creato adolescenti innocui</strong></p></li></ul><p>Ogni tanto viene fuori la notizia (ciclica) che qualche politico vorrebbe reintrodurre al leva militare. Alcuni uomini si sono incazzati non poco e hanno affermato che non vogliono essere carne da macello. Ho pensato: che ingenui. Perch&#233;? Perch&#233; il reclutamento &#232; gi&#224; iniziato.</p><p>Il secondo principio da mettere in atto, infatti, dopo quello della rabbia generalizzata senza meta, &#232; la simpatia per il patriottismo. Persone che sono riverenti nei confronti della patria, darebbero tutto per la patria.</p><p>Sono sicura che a tutti/e sar&#224; capitato di ritrovarsi sul feed di Instagram i reel dei Carabinieri o dei Poliziotti. Bellissimi, vero? Geneticamente perfetti. La giusta ripresa, la giusta musica, la giusta didascalia. Auto che corrono come se fosse una gara clandestina, un carabiniere che accende e spegne i fari a tempo, la sessualizzazione delle pistole e degli <em>outfit</em>.</p><p>Chiunque ha riso, vero? Pure io.</p><p>Poi, per&#242; mi sono chiesta perch&#233; questo Paese ha scelto di vendere col digitale un&#8217;idea appetibile dell&#8217;Arma, e mi sono data una risposta: &#232; il reclutamento dei nuovi adolescenti, della generazione nativa digitale, che trovando appetibile l&#8217;Arma, si arruola. O semplicemente, se non si arruola, la inizia a guardare come una realt&#224; verso la quale nutrire profondo rispetto.</p><p>La leva militare al tempo dei <em>social network</em>, signori e signore, eccola qui.</p><p>Meno pugno di ferro, pi&#249; viralit&#224;.</p><p>Crescere adolescenti innocui significa formare una nuova generazione di adulti che manterr&#224; le cose esattamente come devono stare, incrementando un servilismo cieco verso uno Stato di Polizia.</p><p>Ha fatto incredibilmente discutere la notizia della &#8220;Lista Stupri&#8221; all&#8217;interno di un liceo italiano. Il <em>rage</em> <em>content</em> ha vinto. Ci siamo arrabbiati/e coi ragazzini. Abbiamo sfornato una quantit&#224; disumana di contenuti che puntavano il dito contro dei quindicenni.</p><p>Nessuno ha fatto un <em>mea culpa</em>, nessuno si &#232; passato una mano sulla coscienza dicendo: &#232; l&#8217;inevitabile prodotto di un Paese che forgia uomini impauriti e violenti, che pensano allo stupro come un gioco omosociale. Abbiamo tramandato il trauma generazionale della cultura dello stupro ai nuovi maschi. L&#8217;Italia bella e cretina li ha resi arrabbiati, ma politicamente disarmati.</p><p>Abbiamo forgiato adolescenti ignoranti, che si affacciano a un nuovo <em>boom</em> di malattie sessualmente trasmissibili, come dichiarano le statistiche, divisi in un nuovo binarismo di genere, uguale al vecchio, solo pi&#249; luccicante e spendibile, fra ragazzini che vengono risucchiati dalla radicalizzazione <em>redpill</em> e <em>blackpill</em> digitale, e ragazzine che sognano di andare dal chirurgo estetico per dirgli: FAMMI COS&#204;. Mostrando una foto di loro stesse con un filtro sulla faccia.</p><p>Benedico solennemente chi imbratter&#224; la vetrina di una banca. Benedico quelli che occuperanno le loro scuole e le loro universit&#224;. Benedico chi attacca le sedi dei giornali nei modi pi&#249; sovversivi. Benedico i vandali.</p><p>Perch&#233; questo vuol dire che c&#8217;&#232; speranza, che non abbiamo ancora reso tutti i cervelli fritti. Che ci sono giovani persone che hanno imparato quanto il valore di alcune cose sia inferiore al valore di alcune persone, e che se bisogner&#224; sacrificare una cosa per salvare una persona, non ci sar&#224; dubbio su quale sia la scelta giusta da compiere.</p><p>Forgiare nuovi adolescenti e nuove adolescenti impegnati/e a fare i conti con la rabbia generalizzata, contagiata dall&#8217;impotenza, facendoli fare continuamente a pugni con le loro stesse identit&#224;, disincentiva la creativit&#224;.</p><p>E la creativit&#224; &#232; il diritto di fare andare il pensiero altrove, verso i sogni, gli stessi che hanno tolto a noi, gli stessi che toglieranno a loro.</p><ul><li><p><strong>Il valore dell&#8217;impazienza</strong></p></li></ul><p>Qualche giorno fa un giornalista di una testata nazionale mi ha posto una non-domanda. Con le donne succede. Non ci sono veri quesiti. Ci sono punti fermi a cui ti devi adeguare. Mi dice: &#8220;Lei di fatto &#232; una persona impaziente. Non ha fiducia nei cambiamenti lenti e ragionati, vuole tutto e subito&#8221;.</p><p>&#200; curioso che abbia detto questo a una scrittrice, che fonda il suo intero lavoro su pensieri lenti e ragionati. Non c&#8217;&#232; niente di pi&#249; lento e ragionato della scrittura. Per&#242;, forse, non aveva tutti i torti. Ci ho pensato la sera, dopo aver fatto una doccia ed essermi seduta sul bordo del letto con i piedi di fronte allo scaldino, mentre ho iniziato a fissare un punto vuoto sul muro.</p><p>Posso essere una scrittrice, fare quindi un lavoro lento e riflessivo, ed essere contemporaneamente impaziente? Lui non lo sa. Pensava di farmi un torto, ma mi ha svoltato la vita.</p><p>Sono una scrittrice impaziente. Una militante impaziente. Un&#8217;attivista impaziente.</p><p>Voglio tutto e subito.<br>E questo &#232; vero.<br>Punto.</p><p>Non &#232; forse questa la scoperta pi&#249; importante? Possiamo metterci una vita per risparmiare dei soldi, arrovellarci ore sulle cose da dire o da scrivere sulle nostre chat, metterci dei mesi a parlare con un parente con cui vorremmo ritornare a condividere del tempo, possiamo procrastinare sempre come nuovo e appurato stile di vita, ma possiamo anche nutrire il sentimento dell&#8217;impazienza, per farlo esplodere tutte le volte che serve. &#200; cos&#236; che abbiamo avuto accesso a tutti i nostri diritti fondamentali. Esplosioni di impazienze collettive che hanno riempito piazze, coscienze, idee.</p><p>Nel mio bilancio di dicembre, l&#8217;Italia &#232; bella, cretina, ma pure lenta. Sembra stupido da dire, in un contesto culturale tardocapitalista dove corriamo tutti/e verso qualcosa: la laurea, la casa di propriet&#224;, la macchina, il matrimonio, i figli. Eppure, non siamo mai stati/e cos&#236; lenti/e. Giriamo in tondo, senza cambiare niente.</p><p>L&#8217;impazienza, per definizione, &#232; qualcosa che desidera tutto subito. Quindi, per logica, dovrebbe essere un concetto veloce e velocizzato, figlio del pi&#249; banale capitalismo. Ma se invece fosse il suo opposto? Se fosse l&#8217;interruzione sulla strada e il cambio di direzione che ci fa smettere di competere per una gara a cui non abbiamo scelto di partecipare?</p><p>Volere tutto e subito, quando parliamo di dignit&#224; sociale, economica, mentale, &#232; quanto di pi&#249; anticapitalista ci possa essere. I cambiamenti saranno pure lenti. La storia sar&#224; pure ciclica. Gli anni forse passeranno, ma tu puoi essere una persona impaziente e affamata di cambiamento oggi.</p><p>Puoi smetterla di comprare cose inutili, smetterla di frequentare persone con pensieri fascisti, puoi redarguire un amico che <em>flexa</em> la donna con cui &#232; stato la notte precedente, puoi usare il tuo privilegio bianco, se lo hai, per metterti in mezzo di fronte anche solo a una microaggressione razzista, puoi usare la tua identit&#224; digitale per produrre contenuti che bilancino l&#8217;affollamento sionista.<br>Se non cambia la societ&#224;, cambia tu.<br>Fanculo le <em>vision board</em> di fine anno.<br>Io voglio arrivare a domani gi&#224; cambiata.<br>Perch&#233; posso e voglio fare la mia parte.<br>Perch&#233; la mia impazienza &#232; il mio valore pi&#249; caro.<br>Perch&#233; la domanda di oggi non &#232;: come si soppianta questo Paese dei Balocchi?<br>La domanda di oggi &#232;: a chi sta bene un nuovo Paese dei Balocchi dove non prendiamo i<em> pop corn</em> di fronte a un genocidio in diretta, dove non facciamo minuti di silenzio per donne che piangiamo, ma solo temporaneamente e scegliendo le pi&#249; instagrammabili, per sentirci meglio con le nostre coscienze, dove non subiamo a testa china le vessazioni di politici e ministri che non ci ascoltano e ci chiamano comunisti, pensando di offenderci e non di lusingarci, dove non si fa la fame, dove non ci si preoccupa per i soldi e le macchine lavorano al posto nostro, mentre ci godiamo l&#8217;ozio e la ciclicit&#224; degli anni con entusiasmo?<br>Solo inutili, ribelli, domande.<br>O forse no.</p><p>(Postilla: le domande che ogni mese ci porremo insieme saranno sempre gratuite. Se vuoi/puoi contribuire con un caff&#232; al mio lavoro indipendente, chiaramente ne sar&#242; felice! Ti dico grazie nel modo pi&#249; umile e genuino che posso. Scrivere in Italia senza fare patti con i grossi nomi del giornalismo, dei programmi tv o della radio, non ha mai giocato a mio favore. Questo &#232; INUTILI RIBELLI. Non una newsletter, ma il posto in cui soggetti ribelli si pongono domande inutili, e viceversa. Alla prossima! <a href="https://ko-fi.com/valeriafonte">https://ko-fi.com/valeriafonte</a> )</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">This Substack is reader-supported. 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Con l&#8217;inizio dell&#8217;era digitale, ci troviamo, invece, in uno stato psichedelico dove fatichiamo a capire cosa sia reale e cosa non lo sia. Siamo tutte e tutti allucinati.</p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Thanks for reading! 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Chi possiede un profilo digitale, in qualsiasi veste e per qualsiasi motivo, vive -volente o nolente- una vita tutta nuova: l&#8217;<em>onlife</em>.</p><p><strong>L&#8217;</strong><em><strong>onlife</strong></em><strong> &#232; una vita ibrida, il risultato di una vita </strong><em><strong>offline</strong></em><strong> e </strong><em><strong>online</strong></em><strong> che sfumano l&#8217;una nell&#8217;altra, e ha una peculiarit&#224; particolare: non &#232; solo ci&#242; che tu decidi di essere. &#200; anche ci&#242; che gli altri decidono che tu sia</strong>, in un modo irrimediabile e pervasivo, ricorsivo e, talvolta, virale. Non che non fosse cos&#236; anche per la vita <em>offline</em>, ma adesso l&#8217;idea che gli altri hanno di te pilota ogni cosa: la tua ascesa, la tua caduta.</p><p>E se questo non ci piacesse? Possiamo ancora scegliere di creare una separazione forzata fra le due vite? Forse. Possiamo scegliere di non postare, di disinstallare le app dei social network, possiamo scegliere di non interagire con i reel o i post. Ma anche in quel caso, siamo sicuri/e che il digitale non busser&#224; ancora alla nostra porta? Che non ci condizioner&#224;? Anche riducendo il numero di ore che investiamo sui social e anche non postando, laddove c&#8217;&#232; una connessione internet, allora c&#8217;&#232; digitale, allora c&#8217;&#232; influenza, allora si viene pilotati, a seconda dei nostri gusti, su inserzioni create per noi. Ed ecco fatto: ci&#242; che rimane un bisogno inespresso nella nostra testa, come cercare su Google un nuovo paio di scarpe, diventa un bisogno espresso e digitalizzato che l&#8217;algoritmo ha provveduto a memorizzare. Sei gi&#224; <em>on</em>. Sei gi&#224; entrato nel radar di cento brand di scarpe.</p><ul><li><p><strong>Spugne poltiche</strong></p></li></ul><p>Secondo questo criterio, avere un profilo su qualsiasi socialnetwork e avere idee politiche di un certo tipo (qualsiasi sia il tipo) ti pilota verso un numero non quantificabile di profili simili che, attraverso un rinforzo emotivo, ti aiutano a consolidare e a radicalizzare il tuo modo di vedere il mondo.</p><p>Ho provato per due giorni a salvare solo i post di associazioni di ultradestra, <em>reel</em> di natura misogina e materiale informativo sui diritti degli uomini. Il risultato? Una ricorsivit&#224; ideologica continua, fino ad arrivare al post di uno psicologo che mi spiegava perch&#233;, scientificamente, le donne siano cerebralmente meno adatte a fare le leader rispetto agli uomini e, invece, siano pi&#249; portate a procreare e a occuparsi dell&#8217;educazione dei figli. E se lo dice uno psicologo con una laurea e decenni di studi alle spalle, io perch&#233; non dovrei crederci? I social network sono colmi di autorit&#224; (guru, giornalisti/e, medici/he o politici/he) che ci diranno cose che ci piace sentire: basta cercarle.</p><p>Chiunque di noi ha delle idee sul mondo, c&#8217;&#232; chi le assorbe e basta, c&#8217;&#232; chi le scrive e le divulga. Chiunque divulghi, ha per&#242; prima assorbito a sua volta. Tutti/e siamo stati/e spugne politiche: societ&#224;, scuola, famiglia e digitale ci hanno rese/i ci&#242; che siamo.</p><p>Divulgare un parere politico sull&#8217;aborto, sulla legge di bilancio o sugli investimenti in armi dirette verso Israele, fa di te un attivista? E se i tuoi pensieri vengono condivisi da pi&#249; persone, sei pi&#249; attivista di come lo eri prima? Ma soprattutto: chi decide se tu puoi considerarti un attivista? Te stesso/a? Gli altri? Il numero di like che il tuo pensiero politico riceve?</p><p>Di fronte a una individuale <em>onlife</em> continuamente interconnessa con l&#8217;<em>onlife</em> degli altri, chi usa lo spazio digitale per fare, come pu&#242;, politica, &#232; irrimediabilmente un influattivista? Sta cercando di guadagnare dei soldi? Vuole uno status di autorit&#224;? E se le persone definite &#8220;attiviste <em>online</em>&#8221; o &#8220;influattiviste&#8221; fossero solo persone che fanno attivit&#224; politica nell&#8217;era del digitale e che, inevitabilmente, oltre che nelle piazze, si troveranno a vedere un&#8217;occasione utile nel loro profilo social privato come vedrebbero un&#8217;occasione utile in un&#8217;assemblea pubblica?</p><ul><li><p><strong>L&#8217;influattivismo &#232; come la teoria gender?</strong></p></li></ul><p>C&#8217;&#232; stato un momento in cui abbiamo rischiato che venisse approvato un disegno di legge che avrebbe tutelato una caterva di gente massacrata, fisicamente, politicamente, concettualmente (e parlo del DDL Zan, nato per contrastare discriminazioni e violenze basate su orientamento sessuale, identit&#224; di genere e disabilit&#224;, per niente perfetto, ma perlomeno un inizio).</p><p>In quel periodo &#232; stata creata a tavolino una paura irrimediabile verso questa &#8220;teoria gender&#8221;; nelle scuole e nel digitale si diceva che avrebbe intaccato i bambini facendoli diventare tutti gay o lesbiche o, non sia mai, transgender.</p><p>Una quantit&#224; di gente indicibile ha creduto che la teoria gender esistesse come fenomeno culturale capace di influenzare i confusi, come se i bambini non nascessero gi&#224; con il loro individuale orientamento sessuale e identitario (s&#236;, non si sceglie, esatto, nel caso in cui servisse ripetere l&#8217;ovvio).</p><p>Da un punto di vista riabilitativo: se volessimo far esistere la teoria gender come fenomeno, non sarebbe una minaccia per i bambini, piuttosto una teoria fondata su studi e ricerche che quei bambini li libererebbe.</p><p>Allo stesso modo, di fronte a un digitale saturo di persone che esprimono pareri politici, si &#232; inventato il fenomeno dell&#8217;influattivismo, classificandolo come un attivismo che vuole mangiare sui temi cari al femminismo per fare, di base, molti soldi.</p><p>Esistono brand e persone che agiscono creando una patina brillante di luccicanti stronzate? Ma certo che s&#236;. Pubblicit&#224; con le banche. Adv con brand che solo a novembre, in concomitanza col 25, si svegliano dal torpore. Slogan che fondano le loro pi&#249; profonde riflessioni sul <em>girl power</em>. Aziende che puntano sul rosa, giocando al gioco del<em> pink-whasing</em>, mentre alimentano la <em>pink-tax</em>. Magliette. Vasi. Tazze. Certe cose, gente, sono lampanti.</p><p><strong>Eppure, non &#232; il prodotto che decide chi mangia soldi sul femminismo, senza alimentarlo mai con qualcosa di socialmente utile. &#200; il background.</strong> Se io sto comprando una tazza su Amazon con scritto sopra &#8220;girl power&#8221;, oppure compro una tazza da un brand locale la cui fondatrice viene da una storia di violenza e ha voglia di raccontarsi con l&#8217;artigianato, sto finanziando la stessa cosa?</p><p>C&#8217;&#232; chi spinge anche sul &#8220;problema&#8221; dei podcast e dei libri. Perch&#233; un libro scritto dall&#8217;europarlamentare Ilaria Salis ci piace di pi&#249; rispetto a un libro potenzialmente prodotto e scritto dall&#8217;ormai defunta pagina di Freeda? Perch&#233; c&#8217;&#232; una storia completamente diversa alle spalle delle due realt&#224;. &#200;, di nuovo, il background. La domanda da porci &#232; sempre la stessa: chi sto finanziando?</p><p>La cosa che mi lascia perplessa, tuttavia, &#232; che in questa confusione &#232; un tutti contro tutti, e il background finisce per sfumare completamente, pilotando la sfiducia in un individuo solo per il suo potere mediatico, cos&#236;, basta avere un seguito pi&#249; o meno cospicuo, che finiranno nel mirino dell&#8217;influattivismo sia il brand non etico, sia l&#8217;artigiana di quartiere, perch&#233; &#8220;producono&#8221; qualcosa che si vende.</p><p>Tornando al punto di partenza, infatti, ho l&#8217;impressione che si siano messi sotto l&#8217;ombrello dell&#8217;influattivismo imprenditori/trici, opinionisti/e, proprietari/e di aziende o realt&#224; milionarie che lucrano sui temi caldi e persone venute dal basso che uniscono le loro competenze alle loro esperienze di vita.</p><p>Nel mio caso, io ho studiato Lettere all&#8217;Universit&#224; di Bologna, in triennale, e, in magistrale, Filologia. Ho studiato per scrivere e scrivo da molto prima di sbarcare <em>online</em>. Eppure, da quando ho iniziato a raccontare la violenza di genere che ha toccato me con l&#8217;unico strumento che conosco, le parole, sono finita anch&#8217;io sotto l&#8217;ombrello dell&#8217;influattivismo. Perch&#233;? Perch&#233; scrivo libri. E chi mi appella in questo modo scrive a sua volta libri e produce a sua volta podcast, in modo molto pi&#249; massiccio di me.</p><p>Allora, non sar&#224; che il problema non sono i libri, ma delegittimare qualcuno come &#8220;influattivista&#8221; per affossare il suo lavoro e scalare la piramide del potere economico e sociale?</p><p><strong>Abbiamo cos&#236; tanta avversione per questo termine che quando qualcuno ci accosta a questa parola pensiamo di aver fallito su tutta la linea.</strong> Ma se seguendo un processo di riabilitazione vedessimo all&#8217;influattivismo come una nuova teoria gender? Basata su studi e ricerche che influenzano l&#8217;attivit&#224; politica del nostro paese? I libri, a mio avviso, hanno un valore completamente diverso da qualsiasi altro prodotto. Sono figli di background, prima, e di ricerche dopo. &#200; un lavoro inestimabile che cambia vite, nel migliore dei casi. Nel peggiore, ti ha lasciato qualche risposta e poche domande.</p><p>Ma i libri creati dall&#8217;attivismo e per l&#8217;attivismo, con un backgroud povero e disinteressato, raramente sono solo giochi di lustro. L&#8217;editoria, infatti, in Italia, non paga. Una scrittrice media guadagna meno di un operario (lo dico per esperienza). Se si vuole diventare una ricca liberale del cazzo, scrivere libri non &#232; la strada giusta. Farsi gli amici giusti in editoria, giocare a coprire le magnane del settore, infilarsi in radio di destra, tv di destra, grandi festival letterari senza mai volerli davvero cambiare dall&#8217;interno, quello s&#236;, quello paga.</p><p><strong>E qualcuno potrebbe ribattere: &#8220;eh, ma anche se guadagni poco in soldi, ci guadagni in </strong><em><strong>status&#8221;</strong></em><strong>. Ok, e quindi? Il punto &#232;: che ci faccio col mio status?</strong> Che ci faccio col mio privilegio? A chi presto il braccio? In un sistema capitalista gerarchizzante, dove siamo impregnati/e dei valori piramidali, in cui esistono muse e idoli, quando si arriva allo <em>status</em> di muse o idoli anche e soprattutto per induzione o contro la propria volont&#224;, facciamo salire sul carro tutte e tutti gli altri o viaggiamo da sole verso il soffitto di cristallo? <strong>Questo &#232; il </strong><em><strong>personal branding</strong></em><strong>, quello che una volta raggiunto lo </strong><em><strong>status </strong></em><strong>desiderato non va pi&#249; in piazza, si chiude in una torre d&#8217;avorio, non rischia pi&#249;, non si mette pi&#249; contro la polizia, non si mette pi&#249; contro i giornalisti, non si siede pi&#249; sullo sgabello scomodo da cui si dovrebbe aiutare una persona a rischio con minor potere mediatico, non si espone pi&#249; cos&#236; tanto per non ricevere denunce. Perch&#233; l&#236; s&#236; che hai qualcosa da perdere, diversamente da prima.</strong></p><ul><li><p><strong>Perch&#233; sono influattiviste solo le donne?</strong></p></li></ul><p>Che vuol dire, letteralmente, influattivismo? &#200; davvero vendita di tazze da parte di aziende molto ricche con la scritta &#8220;girl power&#8221;? No, gente. Quello NON &#232; attivismo, &#232; marketing: lo abbiamo detto, basta studiare il background.</p><p>L&#8217;influattivismo, invece, &#232; un&#8217;altra cosa. &#200; un attivismo che influenza, che pilota, che contagia, usando il digitale come canale. <strong>Ho notato che nessun giornalista viene definito, </strong>come qualcuno mi ha scritto <em>online</em>, <strong>un influgiornalista. Ho potuto notare anche che nessun politico viene definito un influpolitico.</strong> Eppure, sia i giornalisti che i politici scrivono libri e dicono cose attraverso i propri profili social. Non solo, &#232; chiaro anche il fatto che a nessun attivista uomo che parli di genere, razza o classe venga imputato di essere un influattivista. Questo termine viene quasi sempre preceduto da un articolo al femminile. LE influattiviste. Di fatto, non ha niente di diverso da uno slur misogino qualsiasi, come tr*ia, perch&#233; vuole emarginare e squalificare. <strong>Il potere mediatico &#232; visto con avversione, non come una risorsa, ma solo quando ad avercelo sono le femmine.</strong></p><ul><li><p><strong>L&#8217;attivismo di strada &#232; classista?</strong></p></li></ul><p>Ho letto un post che recitava &#8220;scendiamo in piazza, incontriamoci e distruggiamo il femminismo performativo e neoliberale dei social&#8221;.</p><p><strong>Il vero femminismo &#232; un femminismo di strada</strong>, dicono. Per me, che da quando ho diciassette anni abito le piazze, non c&#8217;era considerazione pi&#249; vera. Ogni volta che venivo appellata come influattivista, me ne vergognavo. Mi ripetevo che avevo fallito. Che non ero stata abbastanza attivista di strada. Cos&#236; ho iniziato a fare anche pi&#249; di quello che la mia salute mentale, qualche volta, mi permetteva. Creare gruppi di supporto, con caramelle e tappi per le orecchie per persone neurodivergenti come me, comprare cerotti o garze per ogni <strong>&#8220;evenienza da manganello&#8221;</strong>, contattare dei medici e delle mediche di strada che potessero fornire un aiuto concreto alla piazza, fare da ponte per supporto legale o psicologico gratuito dopo un pestaggio da parte della polizia. Ho agito performando, come se dovessi dimostrare che ero degna di quelle piazze, nonostante io ci abbia mosso i primi passi da minorenne e non le abbia pi&#249; lasciate. Una manciata di anni della mia vita <strong>ANCHE</strong> <em>online</em>, parallelamente, e tutto era svanito. Perch&#233;? Perch&#233; dal momento in cui ho iniziato a fare i primi post sulle retoriche (quotidiane e/o digitali) misogine, per cui ho studiato, per cui mi sono formata e continuo a formarmi, avevo assunto un potere mediatico.</p><p><strong>Tutti parlano dell&#8217;attivismo performativo digitale, ma nessuno parla dell&#8217;attivismo performativo di piazza.</strong> Della pressione di sembrare abbastanza, della paura del rifiuto perch&#233; hai saltato un&#8217;assemblea e hai sostituito quel momento con lo scrivere un articolo per qualche migliaia di persone, fino alle gerarchie fra chi organizza, chi pu&#242; parlare, chi pu&#242; essere accolto e integrato. Io in piazza mi sento felice, ma con una spina in gola. Felice, ma in ansia perch&#233; forse non sono il prototipo di militante che qualcuno vorrebbe che io fossi. Solo botte sulla testa o attivit&#224; nel quartiere, e mai storie su Instagram, mentre io, invece, li avevo sul curriculum entrambi.</p><p>Cos&#236;, mi sono resa conto che forse mi accusavano di qualcosa che io non volevo pi&#249; sentire come negativa. <strong>Perch&#233; mi devo vergognare se con un post divulgativo arrivo fuori-bolla e aggancio persone che hanno bisogno di trovare la loro rete? Perch&#233; questo, a me, crea vergogna? E perch&#233; a un uomo non la crea? Perch&#233;, un uomo, semplicemente non si pone il problema?</strong></p><p>Io stessa mi sono agganciata cos&#236; alle attiviste che oggi sono le mie amiche: trovandole online. Grazie a loro ho potuto denunciare nel modo pi&#249; <em>safe</em> per me la condivisione non consensuale di materiale intimo: scoprendo che potevo farlo e in che termini.</p><p>Da troppo poco ho riabilitato nella mia testa il termine influattivista, capendo che non &#232; niente di brutto, come non &#232; niente di brutto queer, tr*ia o t*rrona, tutti termini che mi sono rivendicata.</p><p>Ogni volta che leggo un articolo su come l&#8217;attivismo di strada sia migliore del digitale, che l&#8217;attivismo vero si fa per strada, non posso non pensare quanto sia un pensiero profondamente classista e cieco. Anche perch&#233;, secondo questa logica, dove dovremmo parlare di politica? Dove dovremmo organizzarci? Solo nelle assemblee? Solo nelle aule universitarie? Solo nei caff&#232; letterari o nei circoli di quartiere? Perch&#233; non possiamo, semplicemente, integrare? Perch&#233; non possiamo unire tutte le cose insieme senza che nessun mezzo venga delegittimato? Perch&#233; si spinge affinch&#233; una cosa escluda l&#8217;altra? Le piazze sono sempre state il luogo di svolta, e continueranno a esserlo, ma quanto possono crescere a dismisura con l&#8217;apporto del digitale? Pensiamo davvero che senza digitale saremmo riusciti/e a creare una mobilitazione mondiale coordinata per la Palestina? Il digitale &#232; stato pilotato da associazioni, collettivi e influattiviste. Abbiamo rotto l&#8217;algoritmo e lo abbiamo ridirezionato. L&#8217;influenza collettiva, nonch&#233; il contagio politico, che l&#8217;algoritmo ha generato &#232; stato di una portata folle. Ogni giorno sapevamo come scioperare o a quale corteo essere. Grazie a cosa? Non ai volantini, non ai comunicati dei sindacati, non grazie a qualche utopico annuncio sui TG nazionali, ma grazie ai post su Instagram, incredibilmente veloci e con una portata mediatica potenzialmente infinita.</p><ul><li><p><strong>La destra lo sa</strong></p></li></ul><p>Mentre ci interroghiamo sull&#8217;utilit&#224; dell&#8217;attivismo che influenza, che pilota, che vende non tazze, ma idee, affossando persone che con quel potere mediatico vengono stigmatizzate, la destra mondiale dei <em>broligarchi</em> investe gi&#224; da molto tempo su influencer creati con intelligenza artificiale, fuffaguru, gymbro (chiamati da Trump &#8220;Trumpbro&#8221;), foodblogger della carne e mammine pancine legate alla cura della casa, le tradwifes. <strong>Infatti, si &#232; capito ben presto che il digitale non &#232; solo il presente, ma il futuro, e che per poter (ri)vincere le elezioni fra dieci anni, hanno bisogno che i minorenni di oggi arrivino alla maggiore et&#224; gi&#224; cotti a puntino.</strong></p><p>Pronti/e a fare la scelta giusta, dopo anni di algoritmi che hanno trovato, per loro, le giuste autorit&#224;. Magari si imbatteranno proprio nello psicologo in cui mi sono imbattuta io, che descrive le donne come incapaci di farsi valere. Buone solo a farsi dare una botta.</p><p>O forse no. Forse troveranno me, o te.</p><p>D&#8217;altronde, lo so, sarebbe meglio che la cultura rimanesse impolverata, un gioco estetico, mai funzionale. Bisognerebbe lasciare la politica ai circoletti privati, tornare a fare le nostre cose sommessamente, senza pensare e senza pensar<strong>ci</strong> in grande, capaci di informare e liberare intere generazioni. Perch&#233; dovremmo, quando abbiamo la possibilit&#224; di estirpare la parte politica che abita in noi e fare le pick-me girl con i nostri oufit of the day? META ha gi&#224; dato l&#8217;opportunit&#224; di occultare i contenuti politici, lo sappiamo, vero?<br>La domanda non &#232;: cosa ci resta delle piazze se le contaminiamo con il digitale?<br>La domanda di oggi &#232;: se togliamo la politica al digitale, cosa ci resta?</p><p>(Postilla: le domande che ogni mese ci porremo insieme saranno sempre gratuite. Se vuoi/puoi contribuire con un caff&#232; al mio lavoro indipendente, chiaramente ne sar&#242; felice! Ti dico grazie nel modo pi&#249; umile e genuino che posso. Scrivere in Italia senza fare patti con i grossi nomi del giornalismo, dei programmi tv o della radio, non ha mai giocato a mio favore. Questo &#232; INUTILI RIBELLI. Non una newsletter, ma il posto in cui soggetti ribelli si pongono domande inutili, e viceversa. Alla prossima! <a href="https://ko-fi.com/valeriafonte">https://ko-fi.com/valeriafonte</a> ) </p><div class="subscription-widget-wrap-editor" data-attrs="{&quot;url&quot;:&quot;https://valeriafonte.substack.com/subscribe?&quot;,&quot;text&quot;:&quot;Subscribe&quot;,&quot;language&quot;:&quot;en&quot;}" data-component-name="SubscribeWidgetToDOM"><div class="subscription-widget show-subscribe"><div class="preamble"><p class="cta-caption">Thanks for reading! Subscribe for free to receive new posts and support my work.</p></div><form class="subscription-widget-subscribe"><input type="email" class="email-input" name="email" placeholder="Type your email&#8230;" tabindex="-1"><input type="submit" class="button primary" value="Subscribe"><div class="fake-input-wrapper"><div class="fake-input"></div><div class="fake-button"></div></div></form></div></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>